Nella notte Israele ha condotto un raid aereo su Teheran con l’obiettivo di eliminare il ministro dell’Intelligence iraniano Esmaeil Khatib, che nominato nel 2021 ha ricoperto l’incarico sia nel governo di Ebrahim Raisi che in quello di Masoud Pezeshkian. E l’attacco è andato a buon fine (dalla prospettiva di Tel Aviv): Israel Katz, ministro della Difesa, ha infatti affermato che Khatib «è stato eliminato». Del suo decesso si era parlato già dopo un raid del 28 febbraio, ma la notizia era poi risultata infondata. Al momento non risultano conferme ufficiali da parte delle autorità iraniane.
Il profilo di Esmaeil Khatib, fedelissimo di Khamenei
Religioso sciita nato nel 1961 nella regione di Qaen, Khatib si è formato a Qom, epicentro ideologico della teocrazia iraniana. Funzionario di lungo corso, prima di arrivare al vertice dell’intelligence è cresciuto all’interno del sistema che fonde apparato statale e legittimazione clericale, con legami documentati con i Pasdaran. Considerato inoltre un fedelissimo dell’ayatollah Ali Khamenei, di recente ha sostenuto la candidatura del figlio Mojtaba come nuova Guida Suprema. A novembre, prima dello scoppio delle proteste di massa nella Repubblica Islamica, aveva messo in guardia contro le «condizioni per l’emergere del malcontento pubblico». Il suo ministero, cruciale nella guerra a Israele, si occupa anche della sicurezza interna ed è stato più volte accusato da organizzazioni internazionali di essere coinvolto nella brutale repressione del dissenso e nel controllo degli oppositori, pure all’estero.
