Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, al pari di altri politici di Fratelli d’Italia tra cui la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino, era socio di un ristorante romano assieme a un’esponente della famiglia di Mauro Carroccia, che in base a una sentenza definitiva è legato alla famiglia camorristica di Michele Senese. Lo ha rivelato Il Fatto Quotidiano. Una vicenda molto imbarazzante per il partito di Giorgia Meloni, subito attaccata dalle opposizioni.
Il ristorante e la società Le 5 Forchette
Il ristorante in questione, Bisteccherie d’Italia, si trova in via Tuscolana. E la società a cui fa capo, Le 5 Forchette, fino a meno di un mese fa aveva come soci Delmastro, Chiorino, Cristiano Franceschini, segretario provinciale di FdI e assessore in Comune a Biella, e Davide Eugenio Zappalà, consigliere FdI in Regione Piemonte. Il “problema” risiede nell’identità dell’amministratrice unica: Miriam Caroccia, appena 18enne al momento della nomina, figlia del “ras” della ristorazione Mauro, in carcere con una condanna definitiva a 4 anni per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa, per aver ripulito i soldi dei Senese con i suoi locali.

La cessione delle quote della società
Le 5 Forchette, società con un capitale di 10 mila euro e la sede nel centro di Biella, è stata costituita lì il 16 dicembre 2024. Miriam Caroccia ne deteneva il 50 per cento. Delmastro aveva il 25 per cento. L’impiegata Donatella Pelle il 10 per cento, poi Chiorino, Franceschini e Zappalà col 5 per cento. Delmastro aveva già ceduto a novembre 2025 metà delle sue quote a una società di cui lui stesso è l’unico proprietario, la G&G. La sentenza nei confronti di Mauro Caroccia è diventata definitiva il 18 febbraio scorso: nove giorni dopo il sottosegretario ha passato il 25 per cento a Pelle. Il 5 marzo tutti i soci si sono poi liberati insieme delle loro quote a favore di Miriam Caroccia, diventata unica proprietaria.
Opposizioni all’attacco: «Meloni che dice?»
«Era opportuno che Delmastro, già condannato in primo grado a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, avesse certe frequentazioni considerato il ruolo ricoperto?», domanda Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del Pd. I parlamentari del Movimento 5 stelle in commissione Antimafia hanno anticipato la presentazione di una richiesta «affinché la commissione d’inchiesta chieda tutti gli atti e faccia ogni approfondimento necessario». Così Marco Grimaldi di Avs: «Siamo rispettosi del lavoro che sta svolgendo la magistratura, quella a cui FdI cerca di spuntare le armi, perché se i fatti fossero confermati, sarebbero di una gravità inaudita. Nel mentre, la Presidente del Consiglio non ha nulla da dire?».

La difesa di Delmastro e degli altri meloniani
«La mia storia antimafia è chiara ed evidente, le mie battaglie contro la mafia sono chiare ed evidenti. Il mio II livello di scorta certamente non nasce per altri motivi se non per la battaglia contro la mafia che stiamo facendo: questo parla per me». Così Delmastro, a margine della cerimonia di celebrazione del 209esimo annuale di fondazione del corpo di polizia penitenziaria che si è svolta a Napoli. Il sottosegretario ha evidenziato poi di essere entrato in società «con una ragazza non imputata, non indagata, che poi si scopre essere la figlia di». E di essersi poi tolto da Le 5 Forchette «per il rigore etico e morale» che lo contraddistingue nella battaglia contro la mafia. Sulla stessa linea i compagni di partito Chiorino, Franceschini e Zappalá: «Abbiamo scelto, come già evidenziato dal sottosegretario Delmastro, di uscire immediatamente dalla società costituita un anno fa nel momento stesso in cui siamo venuti a conoscenza della posizione relativa al padre della giovane ex socia, che risulta tutt’ora incensurata. Una decisione non formalmente dovuta, ma netta, che nasce da un principio non negoziabile: il rispetto della legalità».
