Liliana e Nilde, vittime del maschilismo impotente

C'è una banda di sovranisti, ieri berlusconiani oggi salviniani, che se la prendono con due grandi donne. Ma più che giornalisti sono conformisti del pensiero unico cattivista impegnati nell'impresa titanica di far sembrare il leader della Lega una persona intelligente. Ridateci una destra vera.

Ciò che mi colpisce nel giornalismo di destra conformista è la viltà. Oggi per esempio Pietro Senaldi replica a Filippo Facci difendendo la storia di Liliana Segre per attaccare coloro che Liliana Segre hanno difeso dagli energumeni di destra che la insultano. Lo fa anche citando quell’antisemitismo di sinistra che alligna nelle file dei sostenitori della causa palestinese. Ormai stiamo arrivando al punto che gli arnesi più di destra e che hanno alle spalle, nella loro storia, l’ignominia della Shoah, salgono in cattedra per quattro scalmanati idioti che difendono i palestinesi aggredendo la Brigata ebraica e insultando gli ebrei e Israele.

L’IGNORANZA DILAGA E COLPISCE ANCHE PARISI

L’ignoranza dilaga se persino Stefano Parisi, che è uomo di qualità, ha scritto un post in cui pretende che si canti l’inno americano per celebrare la liberazione dai lager dimenticando che i maggiori campi di concentramento furono espugnati dall’Armata rossa. I tempi sono questi e il conformismo sovranista porta all’analfabetismo di ritorno anche brave persone.

Stessa sorte è toccata alla cara Nilde Iotti, probabilmente il miglior presidente della Camera che abbiamo avuto. La Nilde è stata una giovane dirigente partigiana, seria, competente, combattiva, che conobbe Palmiro Togliatti quando si era già aperta una strada nella politica di allora, politica durissima dove la selezione era feroce, e se ne innamorò riamata per tutta la vita.

NILDE, PREPARATISSIMA E INTEGERRIMA

Il partito, per regole di cui ci si deve tuttora vergognare, costrinse i due innamorati a una lunga vita clandestina, fino a che il rapporto non venne portato alla luce e il capo del partito e la deputata preparatissima e integerrima poterono mostrare il loro amore e l’amore per la bambina adottata, sorella di una vittima di una violenza poliziesca.

nilde iotti
Palmiro Togliatti e Nilde Iotti. (Ansa)

CHE MISERABILE COMMENTO SULLE EMILIANE-ROMAGNOLE

Ora questa banda di conformisti sovranisti, ieri berlusconiani oggi salviniani domani chissà, ha avuto la genialità, di fronte a uno sceneggiato televisivo, di vantare le qualità “di letto” della Nilde e allorché la reazione delle donne si è rivelata vigorosa, vilmente hanno degradato la loro osservazione allargando queste qualità al tipico femminino emiliano-romagnolo. Miserabili. Anche perché non per caso se la prendono con due donne, Liliana e Nilde, nel loro maschilismo da impotenti.

MOSTRUOSITÀ QUOTIDIANE A COLPI DI FAKE NEWS

Come al solito scagliano la pietra e nascondono la mano. Questo gruppo di facinorosi di destra, a cui si è aggiunto anche Alessandro Sallusti dopo anni di sofferente solitudine nel periodo anti-salviniano di Silvio Berlusconi, ha occupato un paio di reti televisive, produce mostruosità quotidiane con fake news e insulti a tutto spiano, cerea allarme e timori. Non hanno neppure quella qualità professionale che ebbe negli anni difficili del Dopoguerra quella stampa di destra che radunò brillantissime teste di corsivisti e scrittori e di inviate coraggiose come Gianna Preda (Maria Giovanna Pazzagli era il suo vero nome), eroina giornalistica dell’anticomunismo.

Un drappello di giornalisti che, col culo al caldo, è impegnato nell’impresa titanica di far sembrare Salvini una persona intelligente

Oggi abbiamo un drappello – e dal punto di vita militare si dice “drappello” perché è guidato da militari di grado inferiore – che, col culo al caldo e senza i rischi che correva la Preda, è impegnato nell’impresa titanica di far sembrare Salvini una persona intelligente.

VOLTAGABBANA PRIMA GIUSTIZIALISTI E POI GARANTISTI

Io ho coltivato amicizie a destra, ho frequentato e frequento intellettuali di destra, leggo i libri che loro leggono. Ma non riesco ad appassionarmi alla propaganda di questi quattro voltagabbana giustizialisti e poi garantisti, craxiani e poi berlusconiani, salviniani e conformisti del pensiero unico cattivista.

GIORDANO NON È FUNARI, MA SOLO UNA MACCHIETTA

Ormai sono all’ultimo giro di ballo. Mario Giordano non è Gianfranco Funari. Fra qualche anno neppure Blob si occuperà di un vecchio giornalista de il Giornale autore di severi editoriali liberisti trasformatosi oggi in una macchietta televisiva sguaiata e priva di ingegno. Voglio una destra vera, anche con quelli cattivi e cattive, non personaggetti coltivati negli studi televisivi compulsando gli ascolti.

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Renzi si rassegni: neanche la Bestia lo salverà

Come Salvini, l'ex premier ha sguinzagliato un gruppo di comunicatori che hanno il solo scopo di attaccare gli avversari. Ma sostituire le idee con insulti e intimidazioni porta dritti al fallimento.

Dai quotidiani leggiamo che anche Matteo Renzi ha la sua Bestia, cioè quel gruppo di comunicatori, simile a quello di Matteo Salvini, che attacca brutalmente gli avversari, sparge fake news, avvelena il clima politico mobilitando sui social i peggiori militanti della propria parte. La convinzione che probabilmente muove Renzi è che il segreto di Matteo, l’altro, sia la sua comunicazione. C’è del vero, ma come al solito l’ignoranza del fenomeno prevale. La comunicazione priva di un contenuto va da nessuna parte. Voglio dire che la Bestia salviniana ha il suo miserabile successo perché comunica pensieri cattivi su temi che agitano il mondo di destra: la guerra agli immigrati e l’odio verso i comunisti, categoria nella quale vengono collocati tutti quelli che amano la Repubblica e la Costituzione.

IL MORSO DELLA BESTIA A FORMIGLI

La Bestia di Renzi quali contenuti deve propagandare? Può solo mettere in campo, come del resto ha iniziato a fare, diffamazioni e servizi miserabili contro avversari politici. È toccato a Corrado Formigli il morso della Bestia renziana. Il bravo conduttore tivù insultato ferocemente sui social da una banda di renzisti ha visto pubblicati il suo indirizzo e le foto della propria casa. È accaduto lo stesso con Renzi, dicono i renziani e quelli che, pagati da un imprenditore napoletano, lo difendono. C’è una differenza che a coloro che si occupano di informazione, quindi anche ai portavoce di imprenditori napoletani, dovrebbe risultare chiaro: la foto della casa di Renzi è stata in parte pubblicata perché c’era la notizia attorno al modo con cui l’immobile era stato acquistato, con i soldi o i prestiti di chi…

Non è previsto che un politico indaghi su chi indaga su di lui a meno che non abbia notizie di reato

C’è poi un dato banale di democrazia: l’uomo politico non deve avere scheletri nell’armadio, di lui si deve sapere tutto, sui suoi beni, sulla sua vita privata in modo che la pubblica opinione che gli affida compiti importanti sappia se il personaggio è affidabile e soprattutto libero. In Italia non sempre ciò è accaduto e, se talvolta l’informazione scava, fa una cosa giusta. Non è previsto, invece, che un politico indaghi su chi indaga su di lui a meno che non abbia notizie di reato. Risulta alla Bestia renziana qualcosa di irregolare nell’acquisto della casa di Formigli? È da escludere, quindi quella Bestia di Renzi ha un comportamento squadrista come molti hanno giustamente detto.

RENZI È POLITICAMENTE UN FALLITO

La tendenza di Renzi e della sua Bestia di demonizzare gli avversari è uno dei tanti punti di contatto con Salvini associato a un noioso vittimismo. Superior stabat lupus… Attaccano, vilipendono, ma si presentano come vittime. Salvini lentamente comincia a vedere i propri voti scendere, ma ne ha talmente tanti che solo un crollo verticale può creare la novità politica. Renzi è politicamente un fallito. Non ha voti, non riporterà parlamentari nelle assemblee. Questo perché non ha idee e non saranno quattro facinorosi assoldati nei social a sostituire le idee con insulti e intimidazioni.

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Sull’intelligenza artificiale Violante è prigioniero del passato

Il suo approccio pedagogico è anti-moderno. Figlio di una vecchia cultura organicistica che non fa i conti col presente né tantomeno col futuro.

Può capitare di non condividere le idee di persone con le quali lavori ovvero che vivono nel tuo stesso luogo di lavoro. Il 9 dicembre mi sono imbattuto in una auto-intervista dell’onorevole Luciano Violante, presidente della Fondazione Leonardo (che è altra cosa dalla rivista “Civiltà delle Macchine” che gode di una sua autonomia tutelata dalle leggi sulla stampa e dalla lungimiranza del vertice dell’azienda Leonardo) in cui si riproponevano i temi del convegno svoltosi recentemente alla Camera e promosso da Violante sull’intelligenza artificiale. La materia va molti di moda. Ci sono convegni bisettimanali. La novità e persino l’oscurità della prospettiva sollecitano pareri informati e un nugolo di pensieri approssimativi.

NON È UNA GARA A CHI COSTRUISCE LA GABBIA MIGLIORE

Il tema che si pone Violante, e che si pongono altri, è se mettere un limite all’invadenza dell’intelligenza artificiale e se, e come, va difeso l’umanesimo, chiamato anch’esso digitale, in questa fase storica. Il tema vede molteplici aspetti soprattutto se chiamiamo in campo scienziati che già vivono nel “dopodomani”. Spesso noi, invece, viviamo ancora all’interno di “ieri”, alla storia dei dati privati di cui si impadroniscono aziende e Stati. È un problema serio ma temo che il suggerimento di Violante «pedagogia per arrivare a regole» sia quanto di più anti-moderno si possa proporre ed è prigioniero di una vecchia cultura organicistica. Il tema vero è un altro: è quello di accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in tutti i campi per verificare come e dove nascono, se nascono, i problemi di un nuovo umanesimo. È una sfida di intelligenze e di sapere, non una gara a chi costruisce la gabbia migliore.

PEDAGOGHI E GIURISTI NON SERVONO

Ogni rivoluzione tecnologica ha posto problemi di compatibilità con la natura, con l’umanesimo e con l’antropologia. Non si possono tuttavia stabilire regole e pedagogia, tantomeno regole pedagogiche. Si tratta viceversa di mettere a disposizione di grandi masse umane le risorse che il nuovo mondo ipertecnologico, che viaggia nella Rete e nello Spazio, può suggerire. Non ci servono pedagoghi e giuristi. È del tutto evidente che il tema vero è che gli Stati saranno lentamente logorati dallo sviluppo della conoscenza a disposizione dei singoli. Ci porremo il problema dell’umanesimo quando arriveremo su Marte? No, valuteremo ciò che avremo trovato e come combinare quello che sappiamo con quello che apprendiamo immergendoci nel domani e se quello che sappiamo è in grado di farci apprendere nuove cose e far fare un salto alla nostra umanità.

LE SARDINE E QUEL POPOLO DI INFORMATI CONSAPEVOLI

Il ruolo delle grandi aziende è fondamentale in questa rottura culturale che tende a ricomporre un più alto compromesso. Si parla di imprese che vivono nella società, che di questa si occupano, che danno vita a esperienze, anche attraverso fondazioni e giornali, non al servizio dell’accademia e della casta, ma di quel popolo che oggi si fa chiamare “delle sardine“, domani in altro modo, ma è il mondo degli informati consapevoli che non sanno che farsene di pedagogia e regole. E di giuristi.

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Salvini e il fallimento del maschilismo nordista

Il leader della Lega cala nei sondaggi. Mentre Meloni guadagna terreno. Un trend figlio della superficialità dell'uomo politico. Vanesio e incontinente come un altro Matteo a cui gli italiani hanno già preso le misure.

Pur senza moijto Matteo Salvini ricomincia a scendere nei sondaggi e a perdere terreno rispetto a Giorgia Meloni che ha saltato la barriera del 10%. Sembrerebbe una strana combinazione quella che vede non solo la competizione fra i due “destri” ma soprattutto il tentativo della Meloni di acchiappare Salvini. La leader di Fratelli d’Italia si avvantaggia di due cose. La prima è che ha un elettorato di tradizione che forse ha ripreso fiducia e sta tornando a casa. La seconda è che pur essendo con tutta evidenza, come tanti anche dello schieramento opposto, una politica “imparaticcia”, cioè che dice cose che non conosce perfettamente, dà l’idea di impegnarsi, di metterci un po’ di anima, di cercare di andare al sodo.

Ma Salvini deve questo riavvicinamento, ancora con numeri che possono tranquillizzarlo, molto a se stesso, alla propria immagine di uomo superficiale. Fino a che si era trattato di dare voce a un popolo di destra che chiedeva di legittimare tutti i pensieri più cattivi e scorretti, l’energumeno Salvini aveva un ruolo. Dopo, questo ruolo è andato scemando. Diciamolo per intero: anche antropologicamente Salvini non restituisce l’immagine del Nord lavoratore e serio, semmai quella del Nord chiacchierone da birreria. Attorno a lui i soloni del giornalismo di destra, già ultrà berlusconiani, hanno costruito una cintura di protezione descrivendolo come vittima di complotti perché uomo forte per un Paese debole. Viceversa quello che, avendolo sotto gli occhi h24 su tutte le tivù, appare chiaro è che la destra ha scelto come uomo simbolo una persona totalmente priva di intelligenza politica e totalmente sguarnita culturalmente.

IL MERITO STORICO DELLE SARDINE

Il merito storico delle sardine, che quelli molto di sinistra non capiscono (ovviamente), è che hanno dato voce, e l’hanno data in piazza, a questo bisogno di una politica di conciliazione, quella che un tempo si autodefiniva la “bella politica”. Questo movimento ha dimostrato che la piazza non è di destra ma ci sono tante piazze, e molti saputelli di sinistra convertiti al salvinismo dovrebbero riflettere, e che l’ascesa del leader della Lega era ed è resistibile. Oggi la minaccia più forte a Salvini viene dalla destra e da una donna di destra. Sfuggo alla tentazione di dire che cosa sia meglio per il Paese, se il leghista un po’ testone o la ragazza di destra politicamente inquietante. Sottolineo solo che, anche da questa gara, si capisce come stia diventando possibile che finisca l’epoca dei maschietti tromboni. La catastrofe del maschilismo politico con Matteo Renzi e Salvini ha raggiunto l’apice.

Alla fine l’inconsistenza si vede: Renzi non sale nei sondaggi, Salvini scende

Non siamo stati mesi di fronte a modelli antichi di virilità, non è rimasta nelle nostre menti l’immagine dell’uomo forte che avrebbe potuto suggestionare l’opinione pubblica. Sono emerse, invece, due figure maschili che abbiamo sempre incontrato nelle scuole e nella vita, cioè il maschio vanesio, finto assatanato sessuale, superficialissimo, incontinente. Negli anni miei giovanili, quando nei licei compariva un tipo così diventava subito oggetto di scherzi feroci. Nell’Italia di oggi invece sono questi personaggetti ad aver fatto lo scherzetto al Paese. Tuttavia alla fine l’inconsistenza si vede: Renzi non sale nei sondaggi, Salvini scende. So che si tratta di persone diverse, ma il tipo umano è identico. E credo che gli italiani, che hanno già preso le misure del “Superbone” toscano, adesso stanno cominciando a capire che nel laborioso Nord c’è tanta roba per accontentarsi di uno che dice cazzate davanti a un bicchiere di birra o a un barattolo di Nutella.

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Viva le Sardine ma anche i ragazzi del Virgilio

A Roma nessuno sembra pensare al destino dell'edificio scolastico che non si può e non si deve regalare alla speculazione. Solo i liceali se ne interessano nell’omertà di forze politiche e di intellettuali che discettano di occupazione si-occupazione no.

Il “caso” del Liceo Virgilio di Roma merita una tribuna nazionale. La ebbe lo scorso anno e quello precedente perché, durante una occupazione, scrisse un cronista fantasioso di un giornale locale, si erano girati filmini porno che la polizia non ha mai trovato e venne vandalizzato l’istituto con danni stimanti in cifre immensamente inferiori a quelle accertate dagli agenti.

Si discusse anche sulla legittimità delle occupazione e alcuni autorevoli esponenti del centro-sinistra, fra questi credo Francesco Rutelli, sostennero che il liceo Virgilio era una scuola soffocata dal sinistrismo dei suoi studenti al punto che conveniva ritirare i propri figli.

Sul Corriere della sera apparvero due interviste contrapposte, una mia, a viso aperto, a difesa dei ragazzi e delle ragazze e una di una genitrice che mantenne il segreto sul proprio nome, come una pentita di Cosa Nostra. Oggi e forse per un giorno ancora quel liceo è occupato. Ed è cominciato l’ambaradan mediatico guidato dal Messaggero e da un suo cronista col manganello.

ESISTONO MODALITÀ DI LOTTA CAPACI DI CREARE CONSENSO

Non sono un tifoso delle occupazioni scolastiche perché negano diritti a chi a scuola vuole andare. In situazioni eccezionali le forme di lotta possono essere anche molto dure, ma in tempi normali ricorrere alla forma di lotta più dura è un errore. D’altra parte i movimenti moderni, fino alle Sardine, alla coraggiosissime donne cilene e al movimento contro il femminicidio, hanno inventato modalità di lotta assai più efficaci verso la pubblica opinione, in grado di allargare il consenso e non di restringerlo. È per questo che se fossi stato studente avrei detto no all’occupazione. La stessa occupazione si sta svolgendo però con ospiti preziosi, da Michela Murgia a Marco Damilano, che arricchiscono culturalmente ragazzi e ragazze.

GLI STUDENTI DEL VIRGILIO CONTRO GLI SPECULATORI

Il tema che ai più sfugge è che a differenza di tutte le altre lotte studentesche, quella del Virgilio è una lotta per la difesa della città. Chi non è di Roma deve sapere che questo liceo affaccia su un lato sulla bellissima via Giulia e dall’altro sul Lungotevere. È una posizione che attira le voglie di speculatori che preferirebbero che la scuola chiudesse e che quell’edificio diventasse un albergo di lusso.

Difendere quell’edificio scolastico è una straordinaria battaglia cittadina che fanno solo gli studenti

Roma non è priva di palazzinari, alcuni di questi sono proprietari di giornali che non hanno mai scoperto uno scandalo cittadino salvo chiedere alla polizia di manganellare adolescenti per mostrare l’ingovernabilità di quella scuola, spingere alla non iscrizione e via via costringere ad abbandonarla così che possa cadere nelle mani di speculatori. Difendere quell’edificio scolastico è una straordinaria battaglia cittadina che fanno solo – ripeto – solo gli studenti nell’omertà di forze politiche e di intellettuali che discettano di occupazione si-occupazione no.

Il liceo Virgilio di Roma durante l’occupazione (foto Cecilia Fabiano-LaPresse).

SE SONO GLI ADOLESCENT GLI UNICI CON UN SENSO CIVICO

Per fortuna il commissariato di zona ha dimostrato in questi anni di avere i nervi saldi e di saper decidere fuori dal circo mediatico giudiziario. Tuttavia è normale che il direttore e il cronista del Messaggero incitino all’assalto poliziesco contro minorenni? È normale che in città nessuno voglia occuparsi di garantire la destinazione pubblica di un edificio che non si può e non si deve regalare alla speculazione? Io scrivo queste cose in evidente conflitto di interesse perché mio figlio è lì. Lui sa come la penso sulle occupazioni. Ma sa che lui e le sue compagne e i suoi compagni avranno, anche nel dissenso sulle forme di lotta, sempre la mia ammirazione per come difendono questa città che altri lasciano andare verso l’ingordigia di speculatori e le trombette di giornalisti privi di senso civico.

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Da questo Pd immobile si attende un gesto di orgoglio

I dem non possono stare fermi, aspettare il giorno per giorno, l' opinione pubblica si è stufata dell’attendismo e di prendere schiaffi. Serve una controffensiva contro i bugiardi di Bibbiano: Di Maio, Salvini, Meloni.

Immagino che nel Pd si confrontino due linee (magari di più, ma sto all’essenziale). Quella che pensa che sia più giusto tirare avanti con il governo facendo ogni tanto la voce grossa (non proprio grossa, un po’ alterata) perché conviene prendere tempo e non dare subito il Paese in mano ai bugiardi di Bibbiano, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Poi c’è sempre la speranza che qualcosa accada, che Salvini faccia la sua cazzata eccetera eccetera.

L’altra linea dice che non se ne può più, che questo tira e molla con i cinque stelle ha superato ogni decenza, che Luigi Di Maio è totalmente inaffidabile e il povero Beppe Grillo non lo controlla e che quindi il Pd non può consegnare al Paese l’immagine di sé come forza irresoluta, che sta al governo per disperazione, che teme il voto.

In tutto questo c’è anche la partita con Matteo Renzi, visibilmente nei guai giudiziari che ogni tanto (ormai sempre meno) alza la voce, ma ha una paura matta del voto che lascerebbe a casa quasi tutti i suoi parlamentari.

IL PD TRAVOLTO DAL TROPPO ATTENDISMO

Lo scontro fra queste due linee ha anche una base di contrasto culturale. La prima linea, quella dell’attendere, fa capo all’idea che bisogna farsi carico dei problemi del Paese fino al proprio sacrificio, che bisogna difendere l’Europa dai barbari, che l’opinione pubblica alla fine capirà la generosità di una linea responsabile.

Resto dell’avviso che i bugiardi di Bibbiano reggeranno al governo pochi mesi

La seconda linea, invece, crede che sia irresponsabile affidare l’Italia per tanti mesi alle scorrerie dei bugiardi di Bibbiano, che l’Europa si salva da sé e che di fronte alle intimidazioni di Di Maio, Salvini, Alberto Bagnai e Claudio Borghi scoppiano risate continentali. Infine che la funzione di un partito è salvaguardare il proprio blocco elettorale per la vittoria o, di fronte alla minaccia della sconfitta, per costruire la rivincita. Io, lo ripeto, resto dell’avviso che i bugiardi di Bibbiano reggeranno al governo pochi mesi e fra qualche giorno cercherò di spiegare perché ne sono convinto.

IL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SARÀ DI DESTRA

Il Pd dunque deve scegliere fra il suicidio o il combattimento che potrà finire con mille ferite ma che lo lascerà sul campo di battaglia pronto per la prossima guerra. Nicola Zingaretti non dovrebbe avere dubbi al proposito. Votare subito significa dare al centrodestra la possibilità di eleggere il nuovo capo dello Stato? Sia se vince la prima linea sia se vincesse la seconda, il prossimo presidente della Repubblica sarà di destra. Vorrei dire ai candidati di sinistra di rassegnarsi. Semmai accetterei il consiglio di Enrico Mentana di cercare fra la gente di destra uno/a adatta a salire al Colle. Ce n’è. Per il resto si inizi la guerra totale contro i bugiardi di Bibbiano e contro Di Maio nella speranza che nel M5s emerga una leadership dignitosa, almeno dignitosa.

TRA I DEM SERVE UN GESTO DI ORGOGLIO

Mi immagino un Natale con il Pd lancia in resta sul fronte salva-Stati, che faccia casino sull’Ilva, che sbugiardi i due imbroglioni di Bibbiano su tutte le fake news che propalano con l’aiuto di giornalisti arruffapopoli. Il Pd non può stare fermo, aspettare il giorno per giorno, la sua opinione pubblica si è stufata dell’attendismo e di prendere schiaffi. Si risale con un gesto di orgoglio, con una controffensiva mediatica, con mille piazze, milioni di messaggi sui social, in cui si mette l’Italia di fronte alla cialtronaggine della destra che vuole portare il Paese fuori dall’Europa per consegnarlo a Vladimir Putin. Se dovesse accadere togliete i monumenti a Garibaldi, traditori che non siete altro.

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E ora serve un bel “vaffa” di Zingaretti a Di Maio

Farsi imbottigliare dalle stupidaggini del M5s, che continua a guardare verso destra, è un errore fatale. Meglio mandarli al diavolo domani, anzi ieri.

La cronaca politica propone due domande: ma che cosa vogliono Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista? Ovvero vogliono qualcosa? L’unica cosa chiara è che i due baciati in fronte da Beppe Grillo hanno il terrore di finire male.

Per loro finire male significa uscire dall’orbita reale, per l’uno, potenziale per l’altro, del governo. E oggi l’orbita del governo ruota attorno a Salvini-Meloni.

L’altra paura è che hanno la matematica certezza che se non fanno ammuina il loro movimento arriva alle elezioni “sminchiato”, quindi con pochi voti e probabilmente senza quelli che potrebbero eleggere l’uno e l’altro o l’uno o l’altro.

DI MAIO E DI BATTISTA CONTINUANO A GUARDARE A DESTRA

Era sembrato, nelle scorse settimane, che Beppe Grillo riuscisse a portare i pentastellati fuori dall’attrazione pericolosa della destra. Grillo aveva addirittura immaginato di progettare cose in comune con il Pd. Di Maio e Di Battista, e forse Casaleggio, hanno detto di “sì”, ma si sono mossi lungo la strada opposta. Nessuno di noi sa se Matteo Salvini e soprattutto la sua temibile competitrice Giorgia Meloni vorranno aggregare questi due giovani cadaveri della politica nel governo che faranno dopo le elezioni, tuttavia Di Maio e Di Battista, fedeli figli di cotanti padri di destra, cercano da quelle parti la soluzione che li porti ad una più che dignitosa sopravvivenza economica.

Quando cadrà il governo Conte sarà chiaro che la coppia destrorsa del M5s sarà davanti all’uscio di Salvini a chiedere un posto

Il dramma dei cinque stelle, nati sulla base di una cultura che definimmo populista, di decrescita felice, di guerra alla democrazia rappresentativa, è che oggi sono il nulla assoluto. Da quelle parti ci sono solo “no”, sulle cose che capiscono, e ancora “no” su quelle che non capiscono. E tutto ciò accade mentre gran parte del loro elettorato è scappato e altro andrà via quando cadrà il governo Conte e sarà chiaro che la coppia destrorsa del M5s sarà davanti all’uscio di Salvini a chiedere un posto, una sistemazione, una cosa per campare. Sta arrivando il momento in cui la voracità della destra riuscirà a cancellare l’episodio grillino.

LA SINISTRA DEVE MOLLARE IL M5S PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Chi di noi analizzò il fenomeno dei cinque stelle non in base alla composizione sociale ma in relazione alla cultura che esprimevano e alla direzione di marcia che avevano preso, non sono sorpresi né dalla svolta a destra né dalla loro prossima fine. Questo non vorrà dire che il sistema politico si sistemerà. La pattuglia grillina nel prossimo parlamento, a meno che non vengano fatti fuori Di Maio e i suoi e che Di Battista vaghi a fare niente per il mondo, sarà il più massiccio episodio di ascarismo parlamentare. «Accattataville».

Manifestazione delle Sardine in Piazza Duomo a Milano.

Salvini dovrà far digerire ai suoi il ritorno dei traditori, per giunta statalisti. La Meloni non li ha mai sopportati. Resta la sinistra che tarda a comprendere che farsi imbottigliare dalle stupidaggini di Di Maio e Salvini su un fondo salva Stati che quei due conoscevano e che, lo vogliano o no, ci sarà, è un errore, meglio mandarli al diavolo domani, anzi ieri. Perché l’unica campagna elettorale che si può fare richiede di rubare alle sardine il tema della civiltà politica e alla destra “sovranista e antitaliana” la questione dell’onore della patria che la destra attuale vorrebbe nuovamente serva di una potenza straniera.

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Perché le bugie di Salvini e Meloni porteranno l’Italia alla rovina

La guerra al Mes ripete un copione già visto che ci isolerà in Europa e causerà divisioni interne. Davanti a questa minaccia, la sinistra dovrebbe avere l'umiltà di unirsi per costruire un muro di resistenza civile.

Matteo Salvini dichiara di saper nulla del Salva Stati di cui ieri si è discusso in parlamento.

Le notizie su quell’accordo inter-Stati, come è stato ben detto durante la trasmissione Tagadà, erano invece sui maggiori giornali quando Salvini era ministro degli Interni con Giuseppe Conte.

Forse in quei giorni aveva già bevuto troppi moijto per sfogliare il Corriere della Sera, che va letto da sobri.

IL POTENZIALE ELETTORATO CREDE ALLE SCIOCCHEZZE DELLA DESTRA

Il guaio è che una gran parte dell’elettorato potenziale crede alle  sciocchezze di Salvini e di Giorgia Meloni dimenticando come i due abbiano nel proprio passato, o comunque in quello dei loro partiti, uno degli episodi più vergognosi e menzogneri della Storia d’Italia. Furono loro che stabilirono (cioè costrinsero il parlamento a votare) che la ragazza di Silvio Berlusconi era la nipote di Mubarak. Anche la battagliera Meloni, fustigatrice di presunte bugie di altri e dimentica delle proprie.

UN COPIONE GIÀ VISTO

Quello che viene fuori in questi giorni dalla destra è una sorta di ripetizione del copione che l’ha portata sulla cresta dell’onda. Si intimoriscono i risparmiatori, si favoleggia contro l’Europa (poi, come fa Salvini, si tratta sottobanco per entrare nel Partito popolare europeo) e quando si sarà fatta strada negli italiani di esser alla rovina si ritornerà sui migranti. La paura della miseria, l’odio verso la casta europea precedono sempre la xenofobia.

LEGGI ANCHE: La svolta moderata di Salvini è una barzelletta

È il copione della destra degli Anni 20 e 30. Ma non faccio paragoni con Mussolini e Hitler. Salvini e Meloni sono su un livello molto più modesto e saranno d’ora in poi impegnati in una battaglia fratricida per la leadership

PER IL PAESE SI AVVICINA UN’ALBA TERRIBILE

Perché è importante sottolineare che Salvini e Meloni sono due politici che dicono cose non vere, che agitano temi in cui non credono, e che addirittura attaccano posizioni da loro difese precedentemente? Per una ragione assai semplice. Perché, con buona pace di Alessandro Campi, politologo raffinatissimo e critico intelligente della sinistra, con questi due imbroglioni l’alba che si avvicina sarà terribile e porterà al governo, ancora una volta, la peggiore classe dirigente del Paese. Forse è bene che noi italiani si beva l’amaro calice fino in fondo. Forse è necessario immaginare scelte politiche, come quella delle Sardine, che sappiano smontare la catena di odio che viene fuori dagli interventi di Meloni e Salvini. Questa Italia che potrebbe uscire dalle prossime elezioni non sarà più un Paese europeo. Forse non sarà più un Paese. Non sarà un Paese europeo perché chi mai potrà fidarsi di questa classe dirigente di incendiari senza progetto? Non sarà un Paese perché la tentazione del potere assoluto tornerà a farsi viva e troverà una riposta adeguata che dividerà gli italiani.

È NECESSARIO COSTRUIRE UN MURO DI RESISTENZA CIVILE

Non capirò mai perché di fronte a questi due incompetenti che rischiano di prendersi l’Italia non si trovi l’umiltà di unirsi a sinistra. Dai giovani, dai movimenti delle donne questa richiesta viene. È un delitto non capirlo: chi vorrà sottrarsi a questo compito di creare un muro di resistenza civile contro la coppia dei facinorosi porterà grandi responsabilità. Loro non ci porteranno al fascismo. Non non ne sono capaci e noi li fermeremo prima. Ma percorreranno fino in fondo la strada dell’isolamento dell’Italia dall’Europa e della divisione degli italiani. Insisto: i pensosi intellettuali di destra sono soddisfatti? Avete un problema.

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Cari ex compagni, è il momento di riabilitare Craxi

Il leader socialista era figlio del riformismo italiano e interprete della sua idea più aggressiva con una visione che tuttora è legittimo non condividere. Ma sarebbe un gesto esemplare chiedere rispetto per la sua figura. E se Davigo non è d’accordo, pazienza.

Fra qualche settimana, comunque all’inizio del nuovo anno, vedremo nelle sale il film di Gianni Amelio dedicato a Bettino Craxi.

Chi l’ha visto ne parla molto bene ed elogia l’interpretazione di Pierfrancesco Favino, già straordinario interprete di tanti film, fra cui Il Traditore di Marco Bellocchio che racconta la storia di Masino Buscetta.

Fra qualche mese è anche l‘anniversario, 20 anni, della morte di Craxi quindi è normale e positivo che alcuni organi di stampa, in primo luogo il Corriere della Sera se ne occupino, diffusamente. Il Corriere lo ha fatto ieri con un articolo di Pigi Battista e un dibattito fra storici, Giovanni Scirocco, Silvio PonsRoberto Chiarini. Chi ha letto questi testi ha trovato sicuramente riflessioni di grande interesse.

IL DIBATTITO PIENO DI LUOGHI COMUNI SU CRAXI

C’è un doppio tema che accende la discussione sulla figura di Craxi ed è da un lato la sua demonizzazione criminale e dall’altro, non slegato da esso, il riproporsi delle ragioni della contrapposizione fra Craxi e il Pci e ancora oggi fra il socialismo che si richiama al suo leader e i post comunisti.

La riforma radicale di politica e istituzioni è l’unica salvezza contro la destra che dilaga sia nelle forme del sovranismo leghista sia nelle idee della destra tradizionale di Giorgia Meloni

È una discussione difficile, ancora piena di acrimonie, di luoghi comuni, di incapacità di guardare lontano, sia all’indietro, sia, soprattutto, davanti. Ovviamente non è possibile un giudizio definitivo che metta pace fra i contraddittori. Per tanti Craxi resta un innovatore vittima del giustizialismo, per altri il simbolo della corruzione della politica. Né è facile rasserenare gli animi fra la componente comunista e quella socialista che negli anni di Craxi e Berlinguer si divisero in modo irrevocabile.

PER LA SINISTRA LA SOCIALDEMOCRAZIA ERA L’UNICA PROSPETTIVA

La beffa della storia è che oggi molte di quelle ragioni di divisione sono irrilevanti. La socialdemocrazia, ancorché cadente, era l’unica prospettiva  per la sinistra di fronte a un comunismo fallimentare  e persino di fronte all’italo-comunismo. È chiaro a tutti che dopo il 2008 si è fatta strada l’idea socialista che non c’è salvezza fuori da una logica che porti la sinistra a fare a cazzotti con il capitalismo (idea di Lombardi) senza aspirare alla fuoriuscita.

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È chiaro davanti a noi che la riforma radicale di politica e istituzioni è l’unica salvezza contro la destra che dilaga sia nelle forme del sovranismo leghista sia nelle idee della destra tradizionale di Giorgia Meloni che sembra destinata a grandi successi elettorali. Infine, come dato saliente e clamoroso, appare sempre più chiaro che nella lettura ex post delle vicende che portarono l’Italia al fascismo una  responsabilità cade sulla testa dei comunisti che si scissero dal Psi. Quella scissione è storicamente spiegabile ma oggi nessuno che si dica comunista la farebbe.

CRAXI NON È UNA PAGINA DI STORIA CRIMINALE

Craxi in questo contesto che cosa è stato? Non è stato il malandrino politico che ha preso il potere. Prima e dopo di lui altre figure meritano questa definizione, soprattutto in questi anni recenti. Craxi è stato un grande leader della sinistra che ha intuito come pochi la crisi della politica e delle istituzioni, che ha capito il grado di sofferenza del sistema economico, che ha colto come il movimento sindacale dovesse rinnovarsi anche a prezzo di durissime lacerazioni. È stato un leader socialdemocratico occidentale, più encomiabile per aver accettato dal cancelliere Helmut Schmidt la proposta di mettere i missili di quando venne elogiato per aver consentito a Sigonella di impedire l’arresto di terroristi palestinesi. Comunque ognuno la pensi come vuole.

Craxi è stato un grande leader della sinistra che ha intuito la crisi della politica e delle istituzioni, che ha capito il grado di sofferenza del sistema economico, che ha colto come il movimento sindacale dovesse rinnovarsi anche a prezzo di durissime lacerazioni

Il tema di oggi non è la classifica dei meriti e dei demeriti. Il tema di oggi è che dobbiamo farla finita con questa discussione primordiale e primitiva. Craxi non è un pezzo di storia criminale. Questo giudizio non riguarda solo lui, riguarda l’intera Prima Repubblica. La vittoria del “mostri” che da anni invadono le stanze del potere nasce dall’aver accettato questa lettura della storia italiana.

IL GIUSTIZIALISMO NON HA GRANDI PADRI

I magistrati sono diventati storici, maestri di morale, leader di massa. Prevalentemente sono gli stessi che hanno tradito Giovanni Falcone quando aspirava a diventare, legittimamente, capo della Procura antimafia. Il giustizialismo non ha grandi padri. Non lo era Falcone, basta leggere tutti i suoi scritti, non lo era neppure Paolo Borsellino, uomo d’ordine ma non uomo da guerra civile strisciante.

LE DUE IDEE SBAGLIATE DEGLI EX COMUNISTI

Gli ex comunisti hanno pensato due idee sbagliate. Ne hanno, ne abbiamo avute tante, ma le prime due sono queste: l’idea che la fine del comunismo fosse anche merito nostro e fosse una gioia e che la fine di Craxi liberasse il campo dal nemico interno. Il comunismo è caduto malgrado i comunisti italiani, che erano cosa diversa ma che non avevano mai intaccato quel sistema.

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Craxi era figlio del riformismo italiano e interprete della sua idea più aggressiva, con una visione che è legittimo tuttora non condividere. È per questo che io penso che che un gesto esemplare che riguardi la “riabilitazione” sia Craxi sia necessario. Immagino che alcuni dirigenti ex Pci scrivano un breve documento e dicano che Craxi era un nostro compagno da cui abbiamo dissentito ma che chiediamo a tutti di rispettare e ammirare per le sue idee. Se Davigo non è d’accordo, chissenefrega.

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Di Maio e Di Battista non vanno a destra, sono di destra

Per Repubblica i due leader pentastellati stanno riportando il Movimento vicino ai sovranisti. La verità è che sono politici senza arte né parte in cerca di sopravvivenza.

Repubblica annuncia che Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista «riportano a destra il M5s». Ohibò! Siamo di fronte a un evento epocale e inaspettato! Vediamo come possiamo reggere l’effetto d’annuncio di questa rivelazione. Possiamo sopportare il peso e il dolore di questa notizia solo facendo solo affidamento su alcuni dati della realtà.

Il primo è che Di Maio e Di Battista “sono” di destra. Lo sono per tradizione familiare. Di Battista ha il papà più fascista che ci sia in giro, non è una colpa, semmai è divertente leggere le sue dichiarazioni che fanno apparire Alessandra Mussolini una radical chic. Il secondo è che Di Maio e Di Battista senza Matteo Salvini non sarebbero diventati l’uno vice-primo ministro, l’altro l’eterna promessa dei pentastellati con viaggi pagati per scrivere reportage fra i più buffi dell’editoria mondiale.

Terzo perché il mare di cazzate che i due riescono a dire nel corso di una stessa giornata si regge solo se è diretto verso una base talmente arrabbiata e di destra da non badare a quello che i capi dicono, facendosi bastare i loro improperi. Quarto perché i due ragazzi hanno famiglia, Di Battista ha addirittura un figlio, e pensano all’avvenire e come tanti, pure i giornalisti clintoniani, hanno in mente che, per sopravvivere, bisogna patteggiare anzitempo con il vincitore annunciato, cioè quel genio di Matteo Salvini (prosit).

L’ELETTORATO DI DESTRA DEL M5S È GIÀ PASSATO ALLA LEGA

Vanno a destra? Sono di destra. Il loro problema è la somma di più inciampi che troveranno sulla strada. Il primo è che l’elettorato di destra del M5s se ne è già andato. Se non ci fosse Beppe Grillo a salvarlo, Di Maio starebbe già per strada con una busta di plastica in attesa del ritorno dall’Iran di Di Battista.

Salvini ha una politica di accoglienza dei rottami dell’establishment che è l’opposto di quella che usa verso i poveri migranti

Il secondo è che Salvini ha una politica di accoglienza dei rottami dell’establishment che è l’opposto di quella che usa verso i poveri migranti: cioè prende tutto, non bada alla loro storia, alla fedina penale, alla caratura elettorale. Però persino per il leader della Lega è difficile imbarcare questi due personaggi che nel momento cruciale della sua vita politica, approfittando di una sua sbornia estiva, l’hanno scaricato come una escort.

Il contratto di governo tra M5s e Lega che diede vita al governo Conte 1 (foto Claudio Furlan/LaPresse).

Il terzo è che l’elettorato leghista profondo non va molto per il sottile e si becca tutto in vista della vittoria che porterà alla famosa presa del potere, ma Di Maio e Di Battista sono i rappresentanti di quello Stato spendaccione e anti-industriale che ai padroncini del Veneto e della Lombardia fanno venire il sangue alla testa.

DI MAIO E DI BATTISTA DIVENTERANNO PERSONAGGI DA ROTOCALCO

La conclusione di queste considerazioni è che la notizia non c’è, ma ha fatto bene l’erede di Ezio Mauro (quanto ci manchi!) a darla. Per una ragione. La sinistra deve cercare, visto che si è imbarcata nell’avventura del Conte 2, di trarre più sangue dalle rape di questo governo, ma deve soprattutto armarsi per il futuro, per rendere onorevole la sconfitta e prepararsi, nei mesi successivi a un governo di destra che Salvini porterà rapidamente al crollo, a ereditare il consenso di delusi e di chi con i nuovi movimenti sposterà la pubblica opinione civile italiana.

Senza Grillo Di Maio e Di Battista sono due poveri disgraziati in cerca di sopravvivenza.

Di Maio e Di Battista sono stati inventati da Grillo. Senza Grillo sono due poveri disgraziati in cerca di sopravvivenza. Già li vedo gli articoli dei rotocalchi su di loro, fra qualche anno, quando con foto e pezzi di colore racconteranno le miserie di due che erano arrivati al successo e l’hanno sprecato.

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