Il conflitto d’interessi di Parenzo sulle case e altre pillole del giorno

«Emergenza casa: mancano alloggi popolari»: venerdì puntata della trasmissione L’aria che tira, in onda su La7 e condotta da David Parenzo, con un tema caldissimo in scaletta. Ma al giornalista il programma è un po’ scappato di mano, perché con Gianni Barbacetto, Pietro Senaldi e altri invitati non si è parlato solo di Milano, ma anche di Roma. E quale sarebbe il problema? Una sorta di conflitto di interessi: l’assessore alle Politiche abitative della giunta guidata da Roberto Gualtieri si chiama Tobia Zevi, cioè il 42enne cognato di Parenzo…

Il conflitto d’interessi di Parenzo sulle case e altre pillole del giorno
Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative del Comune di Roma (foto Imagoeconomica).

Mattarella e il governo ai funerali di Annibale Marini

L’agenda di venerdì 7 novembre del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è affollatissima: mentre erano fissati da tempo gli appuntamenti della mattina con la sessione di apertura della “Conferenza nazionale sulle dipendenze” all’Eur, all’Auditorium della Tecnica, poi il passaggio al Quirinale con il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas, e nel pomeriggio il trasferimento alla cerimonia inaugurale del congresso nazionale dell’Associazione italiana oncologia medica al Marriott Park Hotel, è arrivato all’improvviso un funerale al quale il capo dello Stato non può proprio mancare. Sì, perché quando scompare un ex presidente della Corte costituzionale, la più alta carica pubblica deve essere presente: così, quando è giunta la notizia della morte di Annibale Marini, le agende sono state consultate con frenesia, per inserire l’ultimo saluto nella “tabella di marcia”. Quindi, alle 16 nella chiesa di Sant’Eugenio alle Belle Arti (quella dell’Opus Dei), ecco i funerali di Stato del presidente emerito della Consulta. Che aveva il cuore “a destra”, ed è stato ricordato con tanto di necrologi dalla Fondazione Alleanza nazionale. Tanti ministri hanno dovuto sconvolgere l’agenda: Adolfo Urso ha anticipato il ritorno dalla Puglia, per «sopraggiunti impegni istituzionali»…

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Annibale Marini (foto Imagoeconomica).

Crosetto e Cingolani da Belpietro

Il mondo della produzione bellica a rapporto, con l’evento del quotidiano La Verità diretto da Maurizio Belpietro in programma venerdì pomeriggio a Roma nella sede dell’Associazione Civita. All’ordine del giorno: la sicurezza nazionale, la difesa e le infrastrutture intelligenti con il ministro Guido Crosetto, l’amministratore delegato e direttore generale di Leonardo Roberto Cingolani, l’ad di Aeroporti di Roma Marco Troncone, il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo, Nunzia Ciardi per l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, il direttore Italia di Enel Nicola Lanzetta e molti altri ancora.

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Il ministro alla Difesa Guido Crosetto con l’ex ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Roberto Cingolani (foto Ansa).

Rampelli tra musica sacra e Petrolini

L’attivismo di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati, non conosce confini. L’esponente di Fratelli d’Italia nel pomeriggio di venerdì, nella Sala della Regina di Montecitorio, saluterà il concerto inaugurale della nuova edizione del “Festival internazionale di musica e arte sacra”, promosso dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra. Poi, lunedì, il “gabbiano” Rampelli sarà il protagonista della cerimonia di consegna del Premio Petrolini 2025 a Massimo Venturiello. E martedì 11 novembre, nell’Aula dei gruppi parlamentari, c’è il convegno “Parità e welfare in Italia, tra norme e opportunità”, con la vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna, la ministra delle Pari opportunità e della Famiglia Eugenia Roccella, la deputata europea Lia Quartapelle, il presidente di Federmanager Roma Antonio Amato. Ma è solo una piccola parte dell’agenda di Rampelli…

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Fabio Rampelli (Imagoeconomica).

Chi arriva a Palazzo Grazioli? Luciano Violante

Giornate piene di incontri per Luciano Violante. L’ex magistrato ed ex presidente della Camera giovedì mattina era a Roma nell’Auditorium Parco della Musica alla cerimonia di apertura del nuovo anno accademico di Universitas Mercatorum, dove è stata conferita la laurea magistrale honoris causa in Comunicazione digitale e Marketing ad Alberta Ferretti, Cavaliere del Lavoro e imprenditrice della moda. A salutare la festeggiata, il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni. Poi Violante, a bordo di una Mercedes munita di autista, è scappato per presentarsi a Palazzo Grazioli, in via del Plebiscito. Sì, proprio dove una volta c’era il quartier generale di Silvio Berlusconi.

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Luciano Violante (Imagoeconomica).

Mulè si occupa di cinematografia sociale

Non ditelo al sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni, che ha la delega “totale” sul cinema, ma lunedì 10 novembre alla Camera, nella sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, è in programma la presentazione dei regolamenti per candidare le opere di registi e produzioni per il “Festival internazionale della cinematografia sociale”. Chi sarà presente? Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè.

Il conflitto d’interessi di Parenzo sulle case e altre pillole del giorno
Giorgio Mulè (Imagoeconomica).

De Rita e la (quasi) centenaria Lungarotti

Addio a Maria Grazia Marchetti (97 anni), vedova Severini, vedova Lungarotti (sposato in seconde nozze), “Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana, Benemerita della Cultura e dell’Arte”. Per il mondo vinicolo, per l’Umbria, e non solo, scompare un simbolo che ha segnato un intero secolo. Giuseppe De Rita, il fondatore del Censis, la ricorda «trattenendo per sé la memoria del suo sguardo nei sorrisi come nei silenzi». Funerali a Perugia, nella basilica di San Pietro.

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Maria Grazia Lungarotti nel 2010 (foto Imagoeconomica).

Gualtieri attende Cartier

Una mostra dedicata al lusso, con “cene eleganti” annesse: Roma attende la prossima rassegna dei Musei Capitolini, quando sarà ospitata la Maison Cartier, tra le sculture antiche della collezione di Palazzo Nuovo. Il sindaco Roberto Gualtieri attende con ansia questa esposizione, tra le statue di Afrodite e Dioniso, Apollo ed Eracle, Zeus e Demetra. Da Parigi trapela che una sezione sarà dedicata alle tecniche e ai processi di lavorazione dei gioielli, con riferimenti all’età romana, senza dimenticare le installazioni olfattive create dalla profumiera della Maison Cartier, Mathilde Laurent. A metà novembre arriveranno a Roma gli invitati della maison, da tutto il mondo. Ma via dei Fori Imperiali, a due passi dal Campidoglio, rischia di essere ancora chiusa dopo il dramma del cedimento della Torre dei Conti.

In casa Angelucci riparte la giostra dei direttori: le pillole del giorno

Editoria è in subbuglio: Antonio Angelucci, il patron di Libero, Il Tempo e il Giornale è tornato a Roma dopo un viaggio a Cuba. Ricomincia così la giostra dei direttori delle testate del gruppo che ha come business principale la sanità, con l’atteso spostamento a Milano di Tommaso Cerno, attualmente alla guida delTempo, e l’arrivo a piazza Colonna di Daniele Capezzone, ora direttore editoriale di Libero. E intanto Rocco Casalino ha annunciato che dirigerà un giornale online e ispirandosi, udite udite, proprio a Cerno come modello di commentatore polemista televisivo…

In casa Angelucci riparte la giostra dei direttori: le pillole del giorno
Antonio Angelucci (Imagoeconomica).

Folgiero va per mostre

Emilio Isgrò è uno scrittore, un poeta ma soprattutto un artista molto apprezzato anche al Quirinale. Le sue “cancellature” sono state recentemente celebrate al Maxxi, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

In casa Angelucci riparte la giostra dei direttori: le pillole del giorno
Sergio Mattarella con Emilio Isgrò nel 2023 (Ansa).

Nella serata di mercoledì a Roma è stata inaugurata una mostra dedicata alle opere dell’artista siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto, negli spazi della Galleria Tornabuoni in via Bocca di Leone. Dopo la visita all’esposizione, un “talk” nel vicinissimo Palazzo Torlonia con un “elegante buffet” a seguire. E chi c’era nelle sale dello storico edificio romano? Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri.

In casa Angelucci riparte la giostra dei direttori: le pillole del giorno
Pierroberto Folgiero, ad di Fincantieri (Imagoeconomica).

Un giorno a Roma per Bob De Niro

A Roma torna, per un giorno, la Dolce Vita a via Veneto, grazie alla presenza di Robert De Niro. Al civico 155 il 7 novembre riapre l’hotel Nobu, una passionaccia dell’attore americano di origine italiana. Interni firmati da Rockwell Group, 117 tra camere e suite, un rooftop, una spa avveniristica e un ristorante dove trionfa il sushi. L’investimento supera i 135 milioni di euro. Il gruppo formato da De Niro, lo schef Nobu Matsuhisa e l’imprenditore Meir Teper conta già 57 ristoranti, uno dei quali a Milano, 46 hotel e 20 residenze di lusso in tutto il mondo. La cerimonia giapponese beneaugurante è chiamata Kagami Biraki, ovvero apertura dello specchio, e prevede la rottura di una vecchia botte di sakè per un brindisi. Il piatto iconico? il Black Cod Miso, il merluzzo nero in salsa di miso. Giovedì nel primo pomeriggio la star farà un salto in Campidoglio per ritirare dalle mani del sindaco di Roma Roberto Gualtieri la Lupa Capitolina. La cerimonia sarà in forma privata in segno di rispetto per la tragica morte di Octav Stroici nel crollo della Torre dei Conti.

In casa Angelucci riparte la giostra dei direttori: le pillole del giorno
Robert De Niro (Ansa).

Gualtieri tra il futuro di Roma e quello della Torre dei Conti

Avrebbe voluto spostare l’appuntamento, dopo il disastro della Torre dei Conti. Ma alla fine il sindaco Roberto Gualtieri non ha rinviato l’incontro per la presentazione del Rapporto sulla Città, previsto nella giornata di venerdì all’Auditorium Parco della Musica. Intanto ai Fori Imperiali la situazione è preoccupante: la linea che sta prevalendo, anche tra i tecnici, è quella di abbattere la torre, per i troppi pericoli che corrono i palazzi circostanti, dove c’è anche l’Hotel Forum dove Beppe Grillo soggiorna durante le sue trasferte nella Capitale. Nonostante la Sovrintendenza del Parco Archeologico del Colosseo e quella Capitolina propendano per l’ipotesi conservativa, secondo alcuni ingegneri, ricostruire la torre tale e quale secondo le norme antisisimiche costrebbe almeno la metà dei 6,9 milioni stanziati dal Pnrr per il restauro conservativo. Intervento che rischia di non eliminare i rischi di eventuali nuovi crolli.

In casa Angelucci riparte la giostra dei direttori: le pillole del giorno
Roberto Gualtieri (Imagoeconomica).

Anche Schlein e Boschi alla festa di Domani

Due giornate di festa a Roma per il quotidiano Domani, caro all’ingegner Carlo Dei Benedetti che a settembre ha annunciato il passaggio di proprietà a una Fondazione. Alla Camera di Commercio, in piazza di Pietra, arriveranno tra giovedì e venerdì Elly Schlein, Serena Dandini, Valeria Golino, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Nadia Urbinati, Rosy Bindi, Giorgia Serughetti, Paola Severino, Monir Ghassem, Luciana Castellina, Mara Carfagna, Maria Elena Boschi. Ci sarà anche qualche uomo, comunque: ovviamente il direttore Emiliano Fittipaldi, il “padrone di casa” Lorenzo Tagliavanti presidente della Camera di Commercio di Roma, e Antonio Campo Dall’Orto presidente di Editoriale Domani Spa.

In casa Angelucci riparte la giostra dei direttori: le pillole del giorno
Maria Elena Boschi con Elly Schlein (Imagoeconomica).

L’Abi, Salvini e il “rottweiler” Rottigni: le pillole del giorno

«Meglio non far parlare più Antonio Patuelli per difendere le banche, altrimenti Matteo Salvini ogni volta che lo sente aumenta di un miliardo le tasse sugli istituti di credito», sussurrano i “grandi della finanza”. E allora che si fa? Semplice, si manda avanti il direttore generale, ovvero “rottweiler” Rottigni. Già, Marco Elio Rottigni con il soprannome che si ritrova (e che ignora gli abbiano affibbiato) ora deve spendersi in prima persona per parlare a nome dell’Abi, anche nelle audizioni parlamentari. I maligni poi sostengono che Salvini non abbia mai amato Patuelli, l’ex parlamentare del Partito Liberale che dalla sua “banca fortezza” di Ravenna ha scalato i vertici dell’associazione con sede nel romano Palazzo Altieri. E poi Patuelli ha quella “erre moscia” che è sempre stata detestata dal Capitano…

L’Abi, Salvini e il “rottweiler” Rottigni: le pillole del giorno
Marco Rottigni e Antonio Patuelli (Imagoeconomica).

La Russa e il fascio folk

L’ha detta grossa, Ignazio La Russa, tanto da meritare il titolo dell’intervista concessa alla Repubblica: i cori fascisti che sono folk vale la paginata. E se sono folcloristici, come sottolinea il presidente del Senato, avranno anche bisogno di una tutela ministeriale come beni culturali immateriali, e magari protetti dall’Unesco…

L’Abi, Salvini e il “rottweiler” Rottigni: le pillole del giorno
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

Lollobrigida inaugura Da Vittorio Café

Poteva Francesco Lollobrigida mancare all’inaugurazione del nuovo Da Vittorio Café, in Piazza della Minerva, a pochi passi dal Pantheon? All’appuntamento, il ministro della Sovranità alimentare si è presentato con il suo braccio destro, il fidatissimo Marco Bruschini, direttore dell’Ufficio Affari Generali e Bilancio (Agebil) per la promozione, comunicazione e valorizzazione al ministero. Però a Giorgia Meloni non dite che Lollo è andato tra i cornetti e le dolcezze della famiglia Cerea, visto che il presidente del Consiglio fa il tifo per Iginio Massari.

L’Abi, Salvini e il “rottweiler” Rottigni: le pillole del giorno
Francesco Lollobrigida all’inaugurazione di Da Vittorio Café con i Cerea (da Instagram).

Cdp sulle spine per Francesco Saverio Romano

Per l’ennesima volta Totò Cuffaro finisce nell’occhio del ciclone. Quello giudiziario. «Un altro faro su Cuffaro», mormorano in Sicilia, dove l’attività dell’ex governatore regionale non si è mai fermata. La richiesta di arresto della procura di Palermo che lo vede protagonista riguarda anche un altro democristiano di lunghissimo corso, Francesco Saverio Romano, come deuteragonista. E il tema è quello degli appalti. Tanto che a Roma, in via Goito, nel palazzone di Cdp, monta la preoccupazione proprio per colpa dell’ex ministro dell’Agricoltura finito nella bufera. Sì, perché Romano fa parte della Commissione parlamentare di vigilanza su Cassa Depositi e Prestiti, che “sorveglia” sull’operato di Cdp. Un ruolo delicatissimo e di estrema importanza. Dicono che qualcuno, dato che la partecipata guidata da Dario Scannapieco è stata appena elogiata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione delle celebrazioni per il risparmio postale, chiederà gentilmente a Romano di lasciare quell’incarico «per il quieto vivere».

Cdp sulle spine per Francesco Saverio Romano
Dario Scannapieco (Imagoeconomica).

Romano intanto definisce la vicenda «surreale»

Intanto lui, che è il coordinatore politico di Noi Moderati, dopo aver definito la vicenda «surreale», comunica in un videomessaggio che il giudice per le indagini preliminari di Palermo lo «ha invitato a comparire per il 14 novembre alle 9.30 per rendere interrogatorio così come prevede la legge». Cosa succederà? Intanto Romano dice che «il danno è fatto». E aggiunge: «Non so a cosa porterà questa inchiesta. È una inchiesta che vede 18 indagati per i quali hanno chiesto gli arresti domiciliari, tra cui il sottoscritto. Ma ormai il danno è fatto perché non ho ancora ricevuto assolutamente alcun avviso. Anzi, sono venuto in caserma, a San Lorenzo in Lucina, per chiedere la notifica di atti. Non so assolutamente nulla. Mi sembra una cosa abnorme, sono lontano da queste pratiche. Non so assolutamente come avrei potuto inserirmi in un meccanismo di turbativa o appalti truccati». E a Cdp, intanto, stanno sulle spine.

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Disastro alla Torre dei Conti: che farà Gualtieri? Le pillole del giorno

Alla fine, purtroppo, il morto c’è stato. Octav Stroici, estratto vivo dalle macerie della Torre dei Conti, è deceduto dopo l’arrivo al Policlinico Umberto I. E ora che si fa? I pm indagano anche sulle possibili violazioni delle norme antinfortunistiche. L’intervento era stato affidato a due aziende note nel settore, Edilerica srl e Picalarga, ma spesso entrano in gioco subappalti. Una circostanza che andrà verificata. Dal canto suo la Sovrintendenza capitolina ha chiarito che «erano state effettuate indagini strutturali, prove di carico e carotaggi per verificare l’idoneità statica della struttura, che avevano attestato le condizioni di sicurezza necessarie per procedere agli interventi». Il cerino è nelle mani del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, perché l’edificio storico è del Campidoglio.

Disastro alla Torre dei Conti: che farà Gualtieri? Le pillole del giorno
Crollo della Torre dei Conti (Ansa).

Come spiega in una nota sempre la Sovrintendenza, la torre era chiusa dal 2007 e per il suo recupero è stato stanziato uno dei finanziamenti più consistenti del Pnrr “Caput Mundi”. L’intervento in corso, denominato “ID 26 – Tor de’ Conti – Restauro e allestimento dell’edificio”, ha un importo complessivo di 6.900.000 euro e prevede opere di consolidamento statico, restauro conservativo, installazione di impianti elettrici, illuminotecnici, di sollevamento e idrici, abbattimento delle barriere architettoniche, allestimento museale dedicato alle fasi più recenti dei Fori Imperiali, realizzazione di un Centro Servizi per l’Area Archeologica Centrale, di una sala conferenze e di spazi espositivi, oltre a un percorso di visita alla Torre e alla parte ipogea». Fatto sta che la situazione, per Gualtieri, è davvero complicata: martedì la Difesa non ha fatto sorvolare via dei Fori Imperiali dalle Frecce Tricolori per la giornata delle Forze Armate, per non creare altro caos nella zona ed evitare altri danni da «repentini spostamenti d’aria», a quanto afferma un alto ufficiale. Intanto la strada che porta al Colosseo è chiusa, i bus deviati compiono un giro lunghissimo, appesantendo il traffico del centro storico. Mentre per il 5 novembre il sindaco ha proclamato una giornata di lutto cittadino. La torre verrà abbattuta? La scelta non è facile, ma i crolli potrebbero continuare. Si attende una decisione.

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Tajani in festa, Segre jr entra in Forza Italia

Antonio Tajani sprizza gioia da tutti i pori. La ‘sua’ Forza Italia continua ad attirare transfughi e mettere a segno ingressi ‘eccellenti’. A Milano, per esempio, fa rumore il tesseramento di Alberto Belli Paci, figlio di Liliana Segre, che qualche settimana fa al Giornale aveva accusato la sinistra di antisemitismo. Uno storico esponente della destra riflette: «A Roma sono tanti quelli che da anni, nella comunità ebraica, militano nel partito di Giorgia Meloni e della sorella Arianna. A Nord il passo sembra più difficile, e la prima sponda è Forza Italia. Belli Paci non sarà l’unico a dichiarare il passaggio nel partito ‘meno di destra’ della maggioranza di governo». Vedremo…

Disastro alla Torre dei Conti: che farà Gualtieri? Le pillole del giorno
Alberto Belli Paci (Imagoeconomica).

Avvisate Eleonora Daniele, sta salendo Eva Crosetta

Una volta c’era la trasmissione Droga, che fare?, ora la Presidenza del Consiglio dei ministri organizza la “Conferenza nazionale sulle dipendenze”, che si terrà il 7 e l’8 novembre il 7 e l’8 novembre al centro congressi Auditorium della Tecnica, in casa di Confindustria. La due giorni prevede sessioni plenarie e parallele, con rappresentanti istituzionali, esperti del settore, operatori dei servizi pubblici e privati, ricercatori e organizzazioni della società civile, con la presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, e poi Ignazio La Russa, Lorenzo Fontana, Giorgia Meloni. E, ancora Antonio Tajani, Alfredo Mantovano, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio, Marina Elvira Calderone, Anna Maria Bernini, Giuseppe Valditara, Andrea Abodi, Eugenia Roccella, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (chissà perché, sarà assente il ministro Orazio Schillaci), Roberto Gualtieri, l’ad della Rai Giampaolo Rossi, per Mediaset Gina Nieri, il conduttore (e sportivo) Vittorio Brumotti. Chi sarà a moderare le due giornate? Eva Crosetta. Le sue quotazioni stanno crescendo moltissimo. Avvisate Eleonora Daniele, che al Teatro dell’Opera di Roma, alla prima di Tosca, era seduta accanto a Bruno Vespa.

Disastro alla Torre dei Conti: che farà Gualtieri? Le pillole del giorno
La conduttrice Eva Crosetta (Ansa).

Morti sulla strada, il pentastellato Turco contro Salvini

«Non è sufficiente dare due pennellate di bianco per disegnare una zona neutrale e riempire la strada di autovelox: la messa in sicurezza di un’infrastruttura è altra cosa. Sarebbe opportuno che il governo intervenisse celermente per la sicurezza di diverse ‘strade della morte’ insistenti in Italia, partendo proprio dalla Taranto-Bari, e che il ministro Salvini smettesse di privilegiare progetti infrastrutturali altamente speculativi come il Ponte sullo Stretto di recente bocciato dalla Corte dei Conti». Parole del senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 stelle, componente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Sistema Bancario, Finanziario e Assicurativo, dopo l’ennesimo incidente mortale sulla SS 100.

Report, il caso Ghiglia e la destra in subbuglio: le pillole del giorno

Il caso Agostino Ghiglia non è ancora finito, e nella maggioranza di governo cominciano a serpeggiare malumori e imbarazzi. «Crede di essere Gianni Letta», è uno dei commenti meno negativi che circolano nei confronti del componente del Garante della protezione dei dati personali, uno che ha tanti amici a destra, dove è nato politicamente. La puntata di domenica 2 novembre di Report – dopo la legnata della sanzione emessa contro Sigfrido Ranucci, che era stato oggetto di un attentato solo pochi giorni prima – ha fatto il botto di ascolti, con 1 milione e 700 mila telespettatori e il 9,7 per cento di share: è andata in onda nonostante i tentativi di bloccarla proprio da parte di Ghiglia, che aveva chiesto di non divulgare «conversazioni acquisite illecitamente» visto che riguardavano la sua «corrispondenza riservata». Ranucci però ha mostrato ugualmente un messaggio della chat dell’ufficio di Ghiglia in cui si parlava della sua contestata visita a via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, proprio il giorno prima della multa da 150 mila euro per il caso Sangiuliano, in cui si legge: «Vado da Arianna (Meloni, ndr)». Ghiglia però si era giustificato dicendo di essere andato lì per parlare col direttore del Secolo d’Italia Italo Bocchino.

Le opposizioni intanto che fanno? Provano ad alzare i toni dello scontro. Il Partito democratico, con una nota dei suoi componenti nella commissione di Vigilanza Rai, ha chiesto «un passo indietro, chiaro e netto, da parte di chi oggi riveste ruoli di responsabilità all’interno dell’Autorità», visto che «è venuta meno, se mai è davvero esistita, la credibilità e l’autonomia dell’attuale governance». Il Movimento 5 stelle si è accodato, dicendo che «dopo quanto ulteriormente emerso dalla puntata di Report sul conflitto di interessi che coinvolge Agostino Ghiglia, ribadiamo con forza la richiesta che si dimetta. Ma l’inchiesta ha rivelato fatti gravissimi che gettano un’ombra sull’imparzialità e la credibilità dell’intera Autorità: contatti politici, rapporti ambigui e un comportamento che appare tutt’altro che indipendente. Chiediamo l’azzeramento dell’intero collegio del Garante della privacy, affinché si possa ricostruire da zero un’istituzione che sia davvero indipendente, autorevole e al servizio dei cittadini». Dai pentastellati anche un messaggio alla sorella della premier, Arianna Meloni: «Come fa a continuare a stare zitta? Anche oggi parlerà domani? Non sente il dovere di spiegare nel dettaglio cosa si è detto nel suo incontro con Ghiglia?».

Report, il caso Ghiglia e la destra in subbuglio: le pillole del giorno
Report, il caso Ghiglia e la destra in subbuglio: le pillole del giorno
Report, il caso Ghiglia e la destra in subbuglio: le pillole del giorno
Report, il caso Ghiglia e la destra in subbuglio: le pillole del giorno
Report, il caso Ghiglia e la destra in subbuglio: le pillole del giorno

A proposito di dem, Report tra l’altro ha messo in luce anche la straordinaria rete di relazioni a destra del presidente dell’Authority Pasquale Stanzione: eppure la sua nomina era stata caldeggiata dal Pd, tanto che in molti parlano, citando il romanzo di Carlo Emilio Gadda, del «pasticciaccio brutto del Garante della Privacy». Che poi: nel Garante non sono obbligati a tenere un registro degli incontri con qualsiasi persona, in particolare con i politici, e renderli pubblici? Nel centrodestra c’è molta preoccupazione: «Chi ci ha dato un problema una volta, tornerà a farlo anche per una seconda volta, e sarà peggio della precedente», sussurra qualcuno…

Report, il caso Ghiglia e la destra in subbuglio: le pillole del giorno
Pasquale Stanzione (foto Imagoeconomica).

I meloniani vogliono una nuova authority

Dopo il caos sul Garante della privacy, ecco da Fratelli d’Italia la proposta che nessuno si aspettava: creare una nuova authority, come se non ce ne fossero già abbastanza, diventate ormai cimiteri di politici riciclati. Ma a cosa servirebbe? A velocizzare le procedure di sfratto di abitazioni, in affitto a inquilini morosi da almeno due mesi consecutivi. La proposta di legge è stata presentata al Senato da Paolo Marcheschi di FdI, e prevede appunto la nascita di una Autorità per l’esecuzione degli sfratti, collegata al ministero della Giustizia. La proposta prevede che, dopo il mancato pagamento di due mensilità consecutive e la segnalazione del proprietario dell’immobile, l’inquilino ha 15 giorni per pagare. Se non lo fa, ecco l’intervento all’Authority per l’esecuzione degli sfratti che, valutati i documenti, dispone il rilascio dell’immobile entro sette giorni dal ricevimento dell’istanza. Sfratto eseguito entro 30 giorni da quando è stato emesso, prorogabili al massimo in 90 giorni. C’è già chi la chiama “legge anti-Salis”…

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Paolo Marcheschi, senatore di Fratelli d’Italia (foto Imagoeconomica).

Metsola va per Formiche e scommesse

Due giornate romane, lunedì 3 e martedì 4 novembre, per Roberta Metsola, presidente del parlamento europeo. Nella sua agenda c’è una lunga serie di visite istituzionali, compreso un incontro con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, senza dimenticare di vertici con il capo di Coldiretti, Ettore Prandini, e il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. Il board con Coldiretti è in programma nel pomeriggio di lunedì, e al termine Metsola sarà presente assieme al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani nella Galleria del Cardinale, a Palazzo Colonna, alla cena-evento organizzata da Formiche. Qui, nel think-tank di Paolo Messa, parteciperanno i presidenti e gli amministratori delegati di numerosi gruppi pubblici e privati: tavoli acquistati da sponsor e mecenati per un totale di 200 persone. Metsola e Tajani saranno insieme anche alla Fiera di Roma, all’evento “Sigma Central Europe Summit 2025”, la kermesse del settore del gioco e delle scommesse. Ma questo non ditelo a Giuseppe Conte e ai pentastellati, che contro quel comparto hanno sempre lottato, specie quando c’era Luigi Di Maio

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Roberta Metsola, presidente del parlamento europeo (foto Imagoeconomica).

Mediobanca, la scomparsa di Bruna Cingano e gli intrecci con Giavazzi: le pillole del giorno

Adesso Mediobanca è tutta romana: se n’è andata anche la vedova Cingano. Il commento che serpeggia intorno a Piazzetta Cuccia si riferisce alla scomparsa di Bruna Cingano Carisi, che «il 28 ottobre, dopo una vita lunga e intensa, è serenamente mancata», come si legge nel primo necrologio apparso sul Corriere della Sera. Ma chi era Bruna Carisi? La vedova di Francesco Cingano (1922-2003), storico numero uno della Comit e poi presidente di Mediobanca dopo Antonio Maccanico. Tre i figli, Ettore, Andrea e Giovanella. Quest’ultima ha sposato l’economista (ed ex “senior advisor” chiamato al governo da Mario Draghi) Francesco Giavazzi, che verosimilmente aveva dunque ben chiare le dinamiche dell’istituto bancario. Qui un testo poco conosciuto dove Giavazzi parla della consorte Giovanella e dell’avvicinamento al buddismo. E qui, su Voci di Cortina, Giovannella confessa la sua passione ampezzana, scrivendo che «da 85 anni la mia famiglia va a Cortina, io da 70».

Mediobanca, la scomparsa di Bruna Cingano e gli intrecci con Giavazzi: le pillole del giorno
Mediobanca, la scomparsa di Bruna Cingano e gli intrecci con Giavazzi: le pillole del giorno

Nordio, festeggiamenti continui

Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio è tempo di celebrare il via libera definitivo del Senato alla riforma della Giustizia sulla separazione delle carriere dei magistrati (in attesa del referendum). In realtà i festeggiamenti del Guardasigilli sono cominciati da una settimana, grazie a un party con prodotti gastronomici pugliesi. Ed eccolo come da tradizione con il bicchiere in mano, tra burrate e prelibatezze tipiche appule. Ma non ditelo al leader pentastellato, il foggiano Giuseppe Conte.

Mediobanca, la scomparsa di Bruna Cingano e gli intrecci con Giavazzi: le pillole del giorno
Carlo Nordio, al centro, con un bel bicchiere di vino (foto da Instagram).

Chi si rivede a destra? Gramazio. Con Fini e Terzi, più Velardi

Ai tempi del suo massimo splendore elettorale, Domenico Gramazio era soprannominato “er pinguino”. A Roma erano famosissimi, lui e Teodoro Buontempo, detto “er pecora”, emblemi della destra di popolo. Buontempo è morto da anni, nel 2013, e Gramazio – dopo essere finito sotto la lente d’ingrandimento della magistratura – è tornato, a 78 anni, a fare politica. Nella serata di lunedì 3 novembre a Roma, al “Montarozzo” di via Appia Antica, va in scena l’incontro “La rivoluzione dimenticata. 1956: l’occupazione sovietica di Budapest”, con Gramazio presente in qualità di direttore di Realtà Nuova, assieme a Claudio Velardi, direttore del Riformista, e agli ex ministri degli Affari Esteri Gianfranco Fini e Giulio Terzi di Sant’Agata. Imperdibile.

Mediobanca, la scomparsa di Bruna Cingano e gli intrecci con Giavazzi: le pillole del giorno
Domenico Gramazio alla commemorazione della strage di Acca Larentia (foto Imagoeconomica).

La pazza idea al femminile per l’Eni: gli spifferi del giorno

Girano i nomi dei “generaloni” anche per il prossimo turno di presidenza dell’Eni. Dopo Giuseppe Zafarana, l’ex comandante generale della Guardia di finanza arrivato al grattacielo dell’Eur a maggio 2023 e già sul punto di essere “archiviato” da tutti, per la successione si parla di Andrea De Gennaro, attuale numero uno delle Fiamme gialle. Il mandato dura tre esercizi, ma la battaglia per conquistare l’ambitissima poltrona è già cominciata. Va detto che nelle segrete stanze del potere, quando arriva un ex militare o un ex esponente di altissimo livello delle forze dell’ordine alla guida di una grande società legata al mondo statale, anche se quotata in Borsa, si parla del classico giro di giostra, che somiglia più a una buonuscita, molto ben pagata, per il lavoro svolto quando non si era ancora in pensione. Può apparire come una cinica malignità, ma è sempre stato il ragionamento fatto dai politici, sia nella Prima Repubblica sia nella Seconda e pure nella Terza, se esiste. Anche perché con la durata di un mandato pieno da presidente si può mettere in cascina più o meno 1 milione di euro, che è sempre un bel tesoretto per la terza età. Ma potrebbe esserci una sorpresa, in Eni. Che al momento è top secret. Già, perché con la riconferma, scontatissima, di Claudio Descalzi come amministratore delegato, un super esperto del settore che non ha eguali – roba che pure i sauditi ce lo invidiano – spunta l’esigenza della parità di genere, e quindi di piazzare alla presidenza una donna. Tema importante, anche in termini di immagine. Visto che non ci sono generali di sesso femminile in uscita per andare in pensione, che si fa? Ecco così la pazza idea, che pare inverosimile ma è senz’altro considerata suggestiva da molti, fa spuntare per la presidenza di Eni il nome di Augusta Iannini. Che poi è la moglie di Bruno Vespa. Attenzione, perché ha un curriculum inattaccabile: “Tina”, come la chiamano le amiche e gli amici di lungo corso, dopo una vita passata nella magistratura attualmente è consigliere d’amministrazione, indipendente, di Snam. Quindi è già nel settore energetico. E come si legge nel suo cv, che sta girando “dove si decide”, è stata vicepresidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (ossia la Privacy) dal 2012 al 2020, è presidente degli organismi di vigilanza di Esselunga e delle consociate Atlantic ed Esserebella, ha un posto nel cda di Lottomatica Group e dell’Ospedale San Raffaele. Sarebbe una candidatura di tutto rispetto, quella di Iannini. E consoliderebbe ancora di più il legame tra Bruno Vespa e Giorgia Meloni, si sente dire nei corridoi di Palazzo Chigi.

La pazza idea al femminile per l’Eni: gli spifferi del giorno
La pazza idea al femminile per l’Eni: gli spifferi del giorno
La pazza idea al femminile per l’Eni: gli spifferi del giorno
La pazza idea al femminile per l’Eni: gli spifferi del giorno
La pazza idea al femminile per l’Eni: gli spifferi del giorno
La pazza idea al femminile per l’Eni: gli spifferi del giorno

Piano Mattei, tornano le navi tra Italia e Libia

In fondo è anche questo il Piano Mattei, quello che piace tanto a Giorgia Meloni: far tornare a viaggiare le navi tra Italia e Libia: così da Vado Ligure ecco che la compagnia Blue Lines, napoletana ma degli imprenditori libici Rodwan El Magrebi e Mohamed Ghola Aimen, collegherà il nostro Paese con il porto di Misurata. Tre le navi mercantili in mare: Marin, Lider Trabzon e Lider Haluk, lunghe fino a 150 metri, capaci di trasportare dalla frutta alle automobili, fino ai cosiddetti “fuori sagoma”, i contenitori che non richiedono temperatura controllata e i rotabili, come sottolineano dal porto della Liguria. La banchina vanta un’area dedicata ai libici in grado di far sostare nel piazzale 800 vetture in attesa del viaggio, previsto nello scalo ogni 20 giorni.

Ma Tajani aveva letto la manovra?

Si agitano, contestano la manovra elaborata da Daria Perrotta, la ragioniera generale dello Stato e “protetta” del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ma gli alleati di Meloni avevano letto le cifre che erano state inserite? Un esempio è utile: il vicepremier e ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, dalle colonne del quotidiano Milano Finanza aveva detto «molto bene» il 18 ottobre, iniziando il commento alla manovra, per continuare affermando che «è parte di una strategia complessiva che comprende i cinque anni della legislatura. La nostra visione è chiara: ridurre la pressione fiscale, aiutare il ceto medio, far crescere i salari poveri, aiutare le imprese e continuare a batterci per la sanità». Poi però il testo è stato letto a Cologno Monzese, e allora il giudizio ufficiale di Forza Italia è cambiato. Facendo venire il dubbio che il povero Tajani, di quel testo, forse aveva letto solo i titoli e non era entrato nei dettagli, come invece viene sempre fatto dalla famiglia Berlusconi quando si parla di soldi e si tocca quella che l’indimenticato Cavalier Silvio definiva la “carne viva” delle attività imprenditoriali del gruppo…

La pazza idea al femminile per l’Eni: gli spifferi del giorno
Antonio Tajani (foto Ansa).

Ferragamo piace in America, però al Borro chi ci va?

Nel Nord America le vendite di Ferragamo crescono del 15,6 per cento secondo i dati del terzo trimestre diffusi dal gruppo della moda, e non solo. Per la verità il fatturato cala, in milioni di euro, da 744 a 695. Comunque il brand Salvatore Ferragamo sta attuando una nuova strategia aziendale: certo che alla tenuta Il Borro, in Toscana, quella che una volta era del duca Amedeo d’Aosta prima di passare alla famiglia di origine avellinese che ha avuto successo nella moda, e in particolare grazie alle calzature, nessuno vuole andare a lavorare nel settore della comunicazione. Sarà perché il contratto offerto è solo della durata di un anno, e soprattutto che occorre trasferirsi per l’intero periodo nella tenuta, e quindi lontano dai centri dove i gruppi editoriali “producono” le notizie, fatto sta che nel borgo aretino ancora manca il classico ufficio stampa dedicato. Chissà se un giorno lo troveranno.

Al funerale di Ghigliani, ad di La7

Che fosse amato e apprezzato dai colleghi era cosa nota, ma a giudicare dall’afflusso di partecipanti al suo funerale era stimato anche nel mondo economico e politico. A Roma, a piazza del Popolo, si sono presentati in tanti per l’ultimo saluto a Marco Ghigliani, l’amministratore delegato di La7 morto all’età di 60 anni. Tra la folla c’era ovviamente l’editore Urbano Cairo e il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. Sul lato sinistro fuori dalla chiesa però due persone si sono messe a parlare tra loro, lontano da orecchi indiscreti. Chi erano? Il comunicatore di Sergio Mattarella, Giovanni Grasso, e la vicedirettrice del Corriere, Fiorenza Sarzanini. «La prossima direttrice di via Solferino», sussurrava qualcuno…

Solaria ridimensiona la presenza in Italia: meno investimenti e progetti sospesi


Il proclama è in bella evidenza sull’home page del sito istituzionale: «Solaria batte tutti i record nel primo semestre, avanza verso il 10 per cento di azioni proprie e accelera il suo impegno a favore dei data center sostenibili». La multinazionale spagnola Solaria Energia, nata nel 2002 dall’iniziativa della famiglia Diaz-Tejeiro, è tra i principali operatori europei nel settore del fotovoltaico. Una capacità operativa e in costruzione a fine 2023 di 3,2 Gw (obiettivo da raggiungere come potenza installata alla fine di quest’anno), una pipeline di oltre 14.200 Mw nel Sud Europa, il target di 18 Gw al 2030 e conti di tutto rispetto. Ben 240 milioni di euro di fatturato, 201 milioni di ebitda e 89 milioni di utile netto nel 2024, con un traguardo ebitda per il 2025 di 245-255 milioni, oltre alla quotazione in Borsa sul mercato iberico già dal 2007 e nel 2020 l’ingresso nell’Ibex 35, il club dei titoli a maggiore capitalizzazione. In effetti, anche il 2025 promette bene per Solaria, visto che nel primo semestre i ricavi crescono del 59 per cento (155 milioni) e l’utile netto addirittura del 97 (82 milioni).

La presenza di Solaria in Italia

Tuttavia l’azienda, dopo aver pianificato e sbandierato ai quattro venti investimenti e progetti di grande impatto pure in Italia, adesso starebbe rallentando. Lettera43 è in grado di raccontare per la prima volta quello che potrebbe assumere i contorni di un rovinoso dietrofront rispetto alle ambizioni degli spagnoli nella Penisola. Solaria è sbarcata da noi nel 2010 e nel 2022 ha festeggiato l’apertura della sede romana di via Sardegna, a due passi da Via Veneto e dal ministero dell’Economia, con una decina di dipendenti e la promessa di allargare a stretto giro il team. A oggi vanta tre impianti fotovoltaici in Sardegna e uno nelle Marche per un totale installato di circa 17 Mw. Ma la multinazionale stava sviluppando diversi progetti di grande impatto tra Lazio, Puglia, Sicilia e Basilicata, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere prima i 3 Gw e poi addirittura i 5 Gw in Italia nel 2030, seguendo la strada tracciata dal Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima).

Solaria ridimensiona la presenza in Italia: meno investimenti e progetti sospesi
Il logo di Solaria.

I tagli al personale e il ridimensionamento

Anni di annunci, programmi di espansione, velleità di aprire ad altri soci, abboccamenti con gli stakeholder, tavoli ai ministeri, nelle Regioni e negli uffici degli interlocutori istituzionali d’ogni livello territoriale, persino accordi quadro con la Bei per farsi finanziare gli interventi: eppure negli ultimi mesi lo scenario è cambiato. Da settembre Solaria ha iniziato a tagliare il personale e a ridimensionare la struttura operativa in Italia, con un calo sensibile dei profili impiegati e numerosi addii tra dipendenti e collaboratori. «Ormai a Roma lavorano meno di 10 persone e altre andranno via», rivela a L43 una fonte molto vicina al dossier.

L’ennesima ritirata silenziosa di una multinazionale?

Parallelamente, alcune attività di sviluppo sarebbero state sospese, rimodulate e trasferite in Spagna, mentre i nuovi investimenti appaiono perlomeno incagliati. A incidere sulla contrazione non sarebbero soltanto fattori di mercato, ma pure «scelte strategiche non del tutto efficaci nell’adattare il modello operativo spagnolo al contesto italiano», spiega la fonte. «Siamo davanti a un segnale che fa pensare all’ennesima ritirata silenziosa di una multinazionale che, in questo caso, aveva assicurato di sostenere la transizione energetica del Paese». Dunque l’Italia, che rappresentava fino a poco tempo fa uno dei mercati più promettenti per Solaria, adesso pare scivolare nella scala delle priorità non soltanto dietro a Spagna e Portogallo, ma addirittura alle spalle della piccola Grecia. 

Salvini e Borgonzoni vittime dei tagli di Giorgetti: le pillole del giorno

Una manovra pericolosa che ha fatto sbandare il Carroccio. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, leghista, con la sua finanziaria ha colpito due esponenti del suo stesso partito, Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni. D’altronde si parla di 7,5 miliardi di tagli ai ministeri: i più colpiti sono Trasporti, Ambiente, Istruzione e Imprese. Salvini dovrà fare a meno di 524,9 milioni di euro, e ovviamente si lamenta. Borgonzoni invece denuncia la scure che si è abbattuta sul cinema: ha a cuore il tema anche per la delega “totale” che ha avuto dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, e così ha chiesto addirittura aiuto alle opposizioni per salvare i fondi destinati al grande schermo, cercando anche la sponda di Forza Italia, “titillando” gli interessi di Mediaset nel settore dell’audiovisivo. La sforbiciata in questo caso è stata ridimensionata, ma resta netta: «Rispetto alla bozza originale siamo passati da 190 a 150 milioni, ma troveremo quei 150 milioni», ha promesso Borgonzoni in un’intervista al Corriere della sera. Smentendo l’ipotesi di paralisi paventata dal mondo dell’audiovisivo: «Dei 700 milioni circa ne rimangono 550. Ma non sono tutti per il tax credit. Anche per le sale, il Festival di Venezia, il progetto per le scuole, il centro sperimentale di cinematografia. Quindi non è stato tagliato della metà, però la riduzione c’è stata. E, secondo me, va recuperata». Ma non ci sarà niente da fare, molto probabilmente, anche perché la ragioniera generale dello Stato, Daria Perrotta, è protettissima da Giorgetti, e al massimo darà qualche spicciolo a Salvini e Borgonzoni. Così lo scontento rimarrà.

Salvini e Borgonzoni vittime dei tagli di Giorgetti: le pillole del giorno
Matteo Salvini con Lucia Borgonzoni (foto Imagoeconomica).

Ruffini all’Istituto Sturzo con Tabacci e Follini

Sabato 25 ottobre sarà il giorno della rinascita del partito dei cattolici, ma non chiamatelo con il suo storico nome, quello della Democrazia cristiana. In ore che saranno dominate da Maurizio Landini e dalla sua Cgil, grazie alla manifestazione indetta a Roma con tanto di corteo da piazza della Repubblica fino alla basilica di San Giovanni, l’ex numero uno dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, andrà all’Istituto Sturzo per presentare il suo libro Più uno. La politica dell’uguaglianza. Per sancire l’incontro, presenti Bruno Tabacci, Marco Follini, Flavia Piccoli Nardelli (figlia di Flaminio Piccoli) e anche Elio Vito. È attesa anche una delegazione dai “sacri palazzi”, almeno dagli italiani che ancora sono presenti in Vaticano, nonostante papa Leone XIV

Salvini e Borgonzoni vittime dei tagli di Giorgetti: le pillole del giorno
Ernesto Maria Ruffini (foto Imagoeconomica).

Torna Arturo Parisi e tifa per Gentiloni

È tornato Arturo Parisi, classe 1940, quello che l’indimenticato presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamava simpaticamente “Artullo”. E da ex ministro della Difesa ha pensato bene di “bombardare” Elly Schlein, aggiungendosi a una nutrita lista di esponenti del Partito democratico. A La Stampa, parlando con Fabio Martini, ha detto a chiare lettere che il partito è vittima di «una deriva estremista» e rischia di ritrovarsi a guidare «un’alleanza-contro, una riedizione senile dei Fronti popolari». E chi può salvare il Pd? Ovviamente Paolo Gentiloni, e Parisi tifa per lui: «Contano i volti, i nomi, e l’esperienza. E Gentiloni gode di certo, tra quelli in campo, capacità comparabili solo col suo eccezionale curriculum. Ma non ci può essere soluzione a un problema che non si riconosce. Solo una corretta diagnosi del male può aiutarci a cercare la medicina. Il problema del Pd si chiama estremismo, per dirla una volta tanto con Lenin, una tipica malattia infantile, in questo caso sommata alla sua forma senile. In questo Nuovo Pd è in atto una deriva in gran parte congenita, alimentata dalla competizione col Movimento 5 stelle. Fino a quando il Pd sarà il primo partito, la sua deriva estremista non può che segnare e coinvolgere l’intera coalizione. Nell’aspra gara al “più uno” con i cinque stelle, non c’è “meno uno” che basti».

Salvini e Borgonzoni vittime dei tagli di Giorgetti: le pillole del giorno
Arturo Parisi (foto Imagoeconomica).

Parisi, cresciuto a Sassari, grazie alla tradizione sarda gode di lunga memoria e picchia duro anche su Enrico Letta, ex presidente del Consiglio, rendendo (indirettamente) felice Matteo Renzi: «Letta nel disinteresse dei più si inventò un Nuovo Pd, per sancire il ricongiungimento con gli scissionisti di Articolo Uno». Ma i coltelli da lanciare non erano finiti: per Parisi «dalla metafora del “campo largo” siamo passati al “campo allargato”, e, investendo sulla moltiplicazione di “tende” e tendine, siamo finiti all’accampamento. Non è di improvvisati accampamenti elettorali che c’è bisogno ma di una coalizione politica unita attorno ad un progetto che nel presente apra un futuro all’Italia». Ed è un grave «errore scambiare le primarie per la guida del partito con quelle per la guida della coalizione e quindi del governo». E mentre l’ex presidente della Regione Lazio e attuale eurodeputato Pd Nicola Zingaretti si spende in un’intervista per spiegare che è in corso una «sottovalutazione della fase della storia che stiamo attraversando» vincendo così l’ambitissimo (nel Pd) “premio supercazzola della giornata”, nella serata di venerdì “spalti gremiti al limite della capienza” nella romana Fondazione Besso per assistere al dialogo della inedita coppia formata da Elly Schlein e Mara Carfagna.

L’addio a Reviglio

«Sono Veviglio»: i più anziani giornalisti di economia ricordano ancora le telefonate dell’indimenticato ministro delle Finanze Franco Reviglio della Veneria, morto il 23 ottobre all’età di 90 anni. Quella “erre” che diventava una “evve” moscia era il terrore degli inviati delle tivù, che cercavano di fargli pronunciare parole semplici per non scatenare le ire dei «telespettatori plebei tassati da un nobile», come diceva un caporedattore di quella che una volta si chiamava “redazione economico-sindacale”. Lui non lo sapeva, ma Reviglio negli anni era stato anche definito come “conte Serbelloni Mazzanti Viendalmare”. Funerali sabato, nella sua amata Torino.

Salvini e Borgonzoni vittime dei tagli di Giorgetti: le pillole del giorno
Franco Reviglio (foto Imagoeconomica).