In una intervista all'Huffington Post la fidanzata di Berlusconi dice di simpatizzare per il movimento di piazza. L'unico rischio? «Finire come il M5s».
Mentre Silvio Berlusconi con gli alleati di centrodestra Matteo Salvini e Giorgia Meloni cerca la quadra sui candidati alle prossime Regionali in Emilia-Romagna e Calabria, Francesca Pascale guarda da tutt’altra parte. E sorride alle Sardine. Perché, ha detto la fidanzata del Cav in una intervista all’Huffington Post, nel movimento ritrova «quella libertà» che fu propria «della rivoluzione liberale» di Berlusconi. Per questo motivo non ha escluso di partecipare alla manifestazione ittica del 14 dicembre a Roma.
«LE SARDINE PESCANO ANCHE TRA CHI NON HA MAI VOTATO A SINISTRA»
Le Sardine, continua Pascale, sono un «fenomeno spontaneo, dilagante, animato da giovani, quindi va guardato con rispetto, interesse e soprattutto non va sottovalutato. Un errore che a suo tempo è stato commesso con i 5 stelle ed il risultato è quello che è oggi sotto gli occhi di tutti». La loro rivolta pacifica contro un «linguaggio pericoloso» e «in grado di innescare odio» fa sì, spiega la first lady di Arcore, che le Sardine «peschino anche tra coloro che non hanno mai votato e che mai voteranno a sinistra, incarnano l’esigenza di un cambiamento».
Il rischio è che questo movimento di piazza e spontaneo subisca la stessa metamorfosi toccata al Movimento 5 stelle, «prima anti-sistema, oggi in giacca e cravatta attaccati alla poltrona». Il consiglio? «Restate indipendenti, restate liberi, siate l’anima rivoluzionaria che alberga in tutti i partiti e che pertanto non ha bisogno di etichette».
SANTORI: «DIAMO IL BENVENUTO A CHIUNQUE SI DISCOSTI DAL SOVRANISMO»
E la risposta delle Sardine non si è fatta attendere. «La Pascale tra noi?», ha detto all’Adnkronos uno dei leader del movimento Mattia Santori. «Diamo il benvenuto a chiunque si discosti dal sovranismo. Non abbiamo bandiere proprio perché accettiamo chiunque voglia prendere posizione contro la retorica sovranista divisiva professata da una parte della destra». Poi ha sottolineato: «Rimane il fatto che in Emilia-Romagna e non solo Forza Italia è alleata proprio con i principali artefici di questa retorica. Ma se viene con una sardina bella colorata, chiuderemo un occhio».
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L'ex presidente del Consiglio spende parole di elogio per il neonato movimento: «Chiedono toni civili, la gente è stufa delle tensioni».
Dopo l’ennesimo successo di piazza per le Sardine arriva anche un “endorsement” di peso, quello dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. «La gente è perplessa sulle tensioni che si hanno: d’altra parte non avevo mai visto in vita mia una grande manifestazione che inneggia alla civiltà dei toni», ha detto Prodi parlando dei pienoni fatti registrare dalle Sardine. «Questo quindi vuol dire che la durezza del dibattito, indipendentemente dai contenuto del dibattito, comincia a stancare», ha aggiunto l’ex premier a margine di un convegno a Firenze su Carlo Azeglio Ciampi.
SANTORI: «UNA FAKE NEWS I MIEI LEGAMI CON PRODI»
Intanto, l’ideatore del movimento, Mattia Santori, ha respinto le illazioni sulla sua presunta vicinanza proprio a Prodi. «I miei legami con Prodi? Una fake news montata ad arte», ha detto Santori a PoliticaPresse, il forum di LaPresse. «Un giornale è andato a spulciare il mio profilo Facebook in cui dicevo che, per lavoro, lo avevo intervistato. Sotto quell’articolo è arrivata una serie di insulti semplicemente perché si parlava di Prodi».
QUELLE SARDINE CHE APRIRONO LA STRADA ALL’EX PREMIER
Ironia della sorte, ad aprire la strada di Palazzo Chigi all’ex presidente del Consiglio furono proprio delle sardine. Il cosiddetto “patto delle sardine” fu infatti l’accordo col quale il 22 dicembre 1994 Umberto Bossi, Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione si accordarono per far cadere il primo governo Berlusconi. Come ricordato dallo stesso Bossi, i tre “cospiratori” si erano trovati nella casa del leader leghista alla periferia di Roma: «A un certo punto chiesi: avete fame?» La risposta fu un sì piuttosto timido: avevano capito che in quella casa non c’era da aspettarsi una gran cena. Oltretutto non si vedeva l’ombra di una colf, o di un cuoco. Andai in cucina, aprii il frigorifero e ci trovai una confezione di pancarrè, alcune scatole di sardine e tre o quattro lattine di birra e Coca Cola. Piazzai tutto sul tavolo, aprii lo scatolame e cominciai a mettere insieme qualcosa di simile a dei tramezzini». I tre politici firmarono così il “patto delle sardine”, sancendo la fine dell’esperienza a palazzo Chigi del Cav e l’arrivo del tecnico Lamberto Dini, a sua volta precursore del governo Prodi.
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L'ex presidente del Consiglio spende parole di elogio per il neonato movimento: «Chiedono toni civili, la gente è stufa delle tensioni».
Dopo l’ennesimo successo di piazza per le Sardine arriva anche un “endorsement” di peso, quello dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. «La gente è perplessa sulle tensioni che si hanno: d’altra parte non avevo mai visto in vita mia una grande manifestazione che inneggia alla civiltà dei toni», ha detto Prodi parlando dei pienoni fatti registrare dalle Sardine. «Questo quindi vuol dire che la durezza del dibattito, indipendentemente dai contenuto del dibattito, comincia a stancare», ha aggiunto l’ex premier a margine di un convegno a Firenze su Carlo Azeglio Ciampi.
SANTORI: «UNA FAKE NEWS I MIEI LEGAMI CON PRODI»
Intanto, l’ideatore del movimento, Mattia Santori, ha respinto le illazioni sulla sua presunta vicinanza proprio a Prodi. «I miei legami con Prodi? Una fake news montata ad arte», ha detto Santori a PoliticaPresse, il forum di LaPresse. «Un giornale è andato a spulciare il mio profilo Facebook in cui dicevo che, per lavoro, lo avevo intervistato. Sotto quell’articolo è arrivata una serie di insulti semplicemente perché si parlava di Prodi».
QUELLE SARDINE CHE APRIRONO LA STRADA ALL’EX PREMIER
Ironia della sorte, ad aprire la strada di Palazzo Chigi all’ex presidente del Consiglio furono proprio delle sardine. Il cosiddetto “patto delle sardine” fu infatti l’accordo col quale il 22 dicembre 1994 Umberto Bossi, Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione si accordarono per far cadere il primo governo Berlusconi. Come ricordato dallo stesso Bossi, i tre “cospiratori” si erano trovati nella casa del leader leghista alla periferia di Roma: «A un certo punto chiesi: avete fame?» La risposta fu un sì piuttosto timido: avevano capito che in quella casa non c’era da aspettarsi una gran cena. Oltretutto non si vedeva l’ombra di una colf, o di un cuoco. Andai in cucina, aprii il frigorifero e ci trovai una confezione di pancarrè, alcune scatole di sardine e tre o quattro lattine di birra e Coca Cola. Piazzai tutto sul tavolo, aprii lo scatolame e cominciai a mettere insieme qualcosa di simile a dei tramezzini». I tre politici firmarono così il “patto delle sardine”, sancendo la fine dell’esperienza a palazzo Chigi del Cav e l’arrivo del tecnico Lamberto Dini, a sua volta precursore del governo Prodi.
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La manifestazione si è spostata da Piazza dei Mercanti per la folla troppo numerosa. Tra gli ospiti Saviano.
La pioggia non ferma le Sardine a Milano: Piazza del Duomo è gremita di manifestanti che hanno deciso di prendere parte alla manifestazione lanciata dal movimento delle Sardine per la prima volta anche nel capoluogo lombardo. Sul palco si sono alternati momenti di musica e altri in cui attori hanno recitato alcuni articoli della Costituzione. Nel frattempo la folla cantava ‘Bella Ciao’ o scandiva ‘Milano non si Lega’, o ancora ‘Ora e sempre Resistenza’.
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Giovani e giovanissimi da una parte e over 50 competenti, proprio come l'ex presidente della Bce, dall'altra. Solo dal loro dialogo il Paese potrebbe ripartire. Dopo il fallimento della generazione mediana, lasciata sola a gestire il sogno edonista (e irrealizzabile).
Fantascenario che certo è una battuta, ma anche un auspicio e la rappresentazione ideale di una società italiana completamente rifondata. Che vuole lasciarsi alle spalle 20 anni e più di cattiva politica, di protagonismi maleducati e incompetenze esibite.
Draghi e Sardine. Per dire della necessità urgente di un reset del Sistema. Che tuttavia della mobilitazione di piazza anti-leghista accoglie soprattutto la richiesta di “buona politica”, depurata da un leaderismo sguaiato e demagogico. E coglie, credo, il dato più interessante e utile in prospettiva nell’inedita convergenza di generazioni che sono anagraficamente distanti, quasi remote fra loro.
L’ETÀ DI MEZZO VITTIMA DEL DISINCANTO
Le Sardine infatti nella loro attuale composizione sono perlopiù giovani e giovanissimi con presenza significativa di 50/60enni e oltre. Piuttosto che di 40enni, intesi come generazione di mezzo, fascia d’età che si allunga di cinque-10 anni sia in basso che in alto, comprendendo 30enni maturi e 50enni “suonati”. Ovvero quell’Italia di mezzo, che essendo cresciuta e formatasi in una società sempre più spoliticizzata, è culturalmente, anche per effetto di lunga esposizione alla tivù commerciale, ovvero a una “programmazione populista”, attratta dalle sirene leghiste e sovraniste. Ma riferendomi ai 35-50enni devo aggiungere che questi non hanno vissuto la stagione delle grandi lotte politiche di piazza, ma quella del disincanto. Quindi sono fisiologicamente refrattari alla partecipazione politica e alla militanza partitica. Ma sono anche poco digitali: usano perlopiù solo i social, perché non richiedono competenze specifiche e abilitanti. Ciò spiega anche perché questa classe d’età sia la più sensibile alla propaganda, alla comunicazione emozionale.
IN PIAZZA C’È LA CONVERGENZA DI GENERAZIONE Z E I BABY BOOMER
Le piazze che si stanno riempiendo di Sardine vedono la convergenza di generazione Z e della parte più giovane dei millenial, con la fascia di baby boomer più colta e benestante. In questo senso si può convenire con chi parla di piazze sardiniste caratterizzate e fisicamente occupate dal ceto medio urbano. E nel segnalare come questa convergenza sia in linea col fenomeno, definito da The Economist “Socialismo dei millenial”, che è nato e si sta sviluppando in Inghilterra e Usa. E che vede un numero crescente di giovani e giovanissimi sostenere e votare Bernie Sanders e Jeremy Corbyn (che conta appunto molto sui nuovi elettori per le prossime elezioni del 12 dicembre). E che ha la sua icona nella più giovane congresswomen della storia parlamentare statunitense:Alexandria Ocasio-Cortez.
MANCA OGNI RIFERIMENTO AI LEADER DEGLI ULTIMI 20 ANNI
I due estremi generazionali che vengono colmati e pareggiati da una richiesta di “buona politica” trovano una spiegazione convincente in un comune rimpianto: per i primi esprime desiderio di provare quel che è stato loro raccontato e che ormai è storia, mentre per i secondi è voglia di ritrovare gli ideali e le pratiche della giovinezza. Non casualmente manca del tutto qualsiasi riferimento alla sinistra di governo, ai leader democratici di quest’ultimo ventennio. Non rivoluzionari veri né riformisti convinti, ma aggiustatori mediocri di un sistema che ha penalizzato soprattutto i giovani. Sono infatti Enrico Berlinguer e la “meglio gioventù” i più citati ed evocati dalle Sardine. Ovviamente con tutte le retoriche e le amnesie che ogni riscoperta si porta appresso.
UNA GENERAZIONE SCHIACCIATA
Disintermediazione è la parola chiave di questi anni e prevedibilmente, con più forza distruttiva, dei prossimi. Ma curiosamente o paradossalmente questo processo si manifesta anche sulle età della vita e sulle dinamiche generazionali e intergenerazionali. Non sono solo i corpi sociali e i quadri produttivi intermedi, le mezze stagioni e le mezze porzioni a essere disintermediati. Ma anche le classi d’età di mezzo, quelle situabili fra i 35 e i 50 anni che scontano oggi, come non era mai accaduto prima, il fatto di non essere più anelli di congiunzione fra giovinezza e maturità, ma invece delle interruzioni, se non delle fratture, generazionali. Oggi, infatti, le classi d’età di mezzo sono compresse, schiacciate, non potendo competere con i nativi digitali, sul piano delle abilità e competenze tecnologiche, ma nemmeno con i 60/70enni sul piano dell’esperienza.
Anche perché sono entrati nel mercato del lavoro tardi, così come tardi si sono sposati e non hanno fatto figli. Non sono svelti e intuivi come i 20enni, ma nemmeno riflessivi e con la cultura del lavoro dei più anziani. Sono quelli che pur essendo ancora giovani anagraficamente, hanno meno futuro degli altri. Sono furbi, però con bassa propensione etica, perché hanno coltivato grandi attese e sogni di gloria, essendosi formati nei decenni 80 e metà 90, quelli dell’edonismo reaganiano, della glorificazione del successo e dei soldi. Ma proprio per questo anche il molto che materialmente hanno sembra a loro poco. Quasi niente. Per questo sono eversivi, ma non rivoluzionari. Prova è che i Gilet gialli francesi sono 50enni, così come il grosso dell’elettorato leghista e sovranista in Italia.
L’ITALIA RINCORRE ANCORA IL TRENO DELL’INNOVAZIONE
In tale contesto e considerato che la classe politica e di governo attuale, più che mai sgangherata, è nelle mani di leader (Matteo Salvini, Matteo Renzi, Luigi Di Maio, Giorgia Meloni e mettiamoci anche Giuseppe Conte e Carlo Calenda) che anagraficamente stanno, appunto, nell’età di mezzo, si comprende perché abbiamo perso, come Paese, lo spirito imprenditoriale, la creatività e la voglia di lavorare che hanno fatto grande l’Italia nei due decenni postbellici. Nel contempo non siamo riusciti ad agganciarci al treno dell’innovazione, non solo tecnologica, che ormai è in piena corsa in numerosi altri Paesi e che di questo passo rischiamo di perdere definitivamente.
Le Sardine a Bologna.
I GIOVANI HANNO BISOGNO DI GUIDE RICONOSCIUTE
Non ci resta che confidare nella discesa in piazza di giovani e giovanissimi, in grado, vista la velocità con la quale si sono materializzati dal nulla, di dare vita a qualcosa di radicalmente nuovo. Una politica più gentile e capace di tradurre, in forme più avanzate di partecipazione e rappresentanza, le enormi possibilità offerte dall’economia digitale. Visto che sin qui, come scrive il sociologo svedese Adam Ardvisson (Changemakers: The Industrious Future of the Digital Economy ), «l’uso migliore che abbiamo saputo trovare per l’intelligenza artificiale e l’analisi dei big data è la pubblicità mirata su Facebook per uno shampoo o un app per ordinare la pizza senza dover alzare il telefono». Mentre invece serve urgentemente regolare la sharing economy e avere idee concrete su cosa farsene del blockchain.
E qui, certo, sono zeter e millenial che devono immaginare il mondo e la società che verranno. Naturalmente migliori di quelli attuali. Ma potranno realizzarli solo accantonando idee di rottamazione e di scontro generazionale, del quale, peraltro, Quota 100 è un bell’incentivo, il cui solo aspetto positivo è rendere evidente quanto la politica e i politici che l’hanno voluto sono obsoleti. Nonostante siano anagraficamente giovani. E di contro quanto giovani e giovanissimi abbiano bisogno non di vecchi narcisi (giornalisti soprattutto) che fanno ironie su gretini e Sardine, bensì di vecchi sapienti e competenti. Capaci di indicare futuri possibili e auspicabili. In forza di leadership riconosciute e ispirate. Come Mario Draghi, appunto.
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Appuntamento in oltre 100 città italiane a una settimana dalla Cop25 di Madrid: «Vogliamo vivere in un mondo libero dalla minaccia del cambiamento climatico».
Studenti in piazza per il quarto sciopero globale per il clima, in programma venerdì 29 novembre in oltre 100 città italiane. Per la prima volta a far compagnia ai ragazzi ci sarà anche il neonato movimento delle Sardine. “Tutti insieme famo paura” e “salva la Terra, cambia il sistema” sono solo alcuni tra i primi slogan e striscioni apparsi in piazza della Repubblica a Roma. Da lì il corteo proseguirà su via Vittorio Emanuele Orlando, largo di Santa Susanna, via Barberini, piazza Barberini, via Sistina, piazza della Trinità dei Monti, viale della Trinità dei Monti, viale Gabriele d’Annunzio per finire in piazza del Popolo.
IN PIAZZA A UNA SETTIMANA DALLA COP25
La data del 29 novembre è stata scelta perché cade a una settimana dalla Cop25, la conferenza Onu sui cambiamenti climatici in programma dal 2 al 13 dicembre a Madrid. Obiettivo dichiarato degli attivisti del movimento Fridays for Future Italia «è far sì che i leader politici dei vari Paesi prendano misure immediate ed efficaci per contrastare la crisi climatica». A tal proposito, Giacomo Cossu, coordinatore nazionale di Rete della Conoscenza, ha spiegato: «Torniamo in piazza con Fridays for Future perché vogliamo un altro mondo in cui vivere, libero dalla minaccia del cambiamento climatico. Il Black Friday è il momento perfetto per denunciare un sistema economico fondato sullo sfruttamento sconsiderato dell’ambiente e dei lavoratori per produrre merci inutili a prezzi bassi. Vogliamo un cambiamento radicale del sistema economico, perciò dalle piazze di domani lanceremo un messaggio ai potenti del mondo che si riuniranno dal 2 al 13 dicembre alla Cop25 di Madrid: basta propaganda, non c’è più tempo. I cambiamenti climatici hanno già effetti devastanti, come abbiamo visto con l’acqua alta straordinaria che ha sommerso Venezia. Vanno azzerate le emissioni entro il 2025, mentre il governo italiano nella legge di Stabilità prevede la conferma di circa 19 miliardi annui di sussidi ambientalmente dannosi fino al 2040, inclusi gli inutili incentivi alle auto aziendali inquinanti. Il governo non ha presentato un Green New Deal, piuttosto vediamo un Green New Fake. Saremo in piazza anche il 6 dicembre alla grande manifestazione dei giovani a Madrid, contro l’irresponsabilità dei potenti del mondo».
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Della Torre dell'Azienda lombarda edilizia residenziale: «Quello degli imbecilli è un gene». Di Marco, consigliere regionale M5s: «Becero e vergognoso, riveste ruoli di vertice nell'amministrazione dei beni pubblici».
Ormai sono un marchio registrato, hanno più o meno un leadere un manifesto, invadono le piazzee collezionano nuovi fan. Ma anche tanti nemici. Sono le sardine, il movimento nato dal basso per contrastare l’avanzata populista e sovranista di Matteo Salvini. A qualcuno però la cosa non va giù. Prima c’è stato il professore emiliano che ha minacciato i suoi studenti nel caso fossero andati a manifestare, ora è spuntato Corrado Della Torre, direttore generale di Aler, l’Azienda lombarda edilizia residenziale di Brescia-Mantova-Cremona in quota Lega. Che ha scatenato un altro caso politico.
IL M5S: «PARLA COME UN ODIATORE QUALSIASI»
In un post su Facebook ha scritto: «Le sardine infilatevele nel c…, evidentemente quello degli imbecilli è un gene». Nicola Di Marco, consigliere regionale del Movimento 5 stelle Lombardia, ha commentato così: «Sono dichiarazioni becere e vergognose, Della Torre ogni volta che parla rappresenta un ente regionale di primo piano, non può parlare come un odiatore qualsiasi». Poi ha aggiunto: «Il movimento delle sardine, al di là di quello che esprime, va rispettato soprattutto da chi riveste ruoli di vertice nell’amministrazione di beni pubblici».
MA A FERRARA C’È UN LEGHISTA CHE VUOLE INCONTRARLE
Non tutti i leghisti però dialogano a suon di insulti. Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri, in vista della manifestazione prevista per sabato 30 novembre, ha detto: «Per le sardine la porta del Comune è sempre aperta, sono disponibile a incontrare gli organizzatori e ad ascoltare idee e proposte». Fabbri, ospite di Omnibus, ha aggiunto: «L’occasione è ottima per uscire dagli schemi della contrapposizione, la nostra amministrazione si è insediata da poco, stiamo costruendo le basi per il futuro della città e siamo aperti al dialogo con chiunque abbia qualcosa da dire e voglia contribuire al bene comune, superando le logiche della strumentalizzazione politica».
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La politica da sempre usa metafore animali. Dai falchi alle colombe, dai cianghialoni ai Trota siamo arrivati ai pesci che riempiono le piazze. Ora aspettiamo i seguaci del biscotto del momento contro i più reazionari Baiocchini.
A 160 anni esatti dalla pubblicazione de L’origine della specie di Charles Darwin (pubblicato nel novembre 1859), sembra doveroso fare il punto sul bestiario a cui è ridotta la politica italiana, attualmente suddivisa tra Sardine e gattini, o Sardine e pinguini (intesi, gattini e pinguini, essenzialmente come mangiatori di sardine).
Se qualcosa Darwin ci ha insegnato, è che gli animali sono nostri fratelli, ancorché enigmatici e senza verbo, ma ben prima di lui, dalle origini dei tempi, gli esseri umani li hanno raffigurati, temuti o adorati, popolando di bestiari i loro disegni, miti e racconti.
GLI ANIMALI DELLA POLITICA
La politica non poteva certo restare immune da metafore animali, a cominciare dalla categoria falchi e colombe che connota da sempre la contrapposizione tra cinici e buonisti. Negli Anni 70, negli Stati Uniti, furono le Pantere Nere (Black Panther) a guidare il movimento di liberazione dei neri, mentre a da noi, stessa epoca, andava di moda l’espressione cani sciolti, per dire quelli che non avevano guinzaglio, cioè padrone, cioè partito, randagi della politica, insomma, inquieti e senza una cuccia in cui riscaldarsi. Gli animali schifosi hanno avuto largo impiego nella propaganda. Gli ebrei perseguitati dai nazisti erano definiti “zecche”, ma oggi a Hong Kong, 80 anni dopo, i manifestanti sono chiamati scarafaggi, e il parallelo fa parecchia impressione. Senza dimenticare l’avversione salviniana per le zecche in questo caso rosse. Con Matteo Renzi è stata invece la volta dei gufi, coloro che a suo avviso “remavano contro”. «Alla faccia dei gufi, io dico che il Pd sarà il primo partito e il primo gruppo parlamentare: la gente quando vede gli estremisti sceglie il buonsenso», assicurava l’ex premier a febbraio 2018. E la storia non gli ha dato ragione.
UN MONDO POPOLATO DI SCIACALLI, SQUALI E IENE
Altri emblemi di negatività sono gli sciacalli che approfittano delle disgrazie altrui, così come i pescecani o squali, che popolano soprattutto il mondo della finanza. Anche le iene hanno avuto il loro momento di gloria, dal film di Tarantino alla trasmissione omonima che da anni imperversa con le sue inchieste «che non fanno sconti a nessuno». Il tapiro è diventato un premio al contrario, che punisce anziché onorare, mentre resistono come premi veri il Leone e l’Orso d’oro dei festival del cinema di Venezia e Berlino. Ciccini e rassicuranti i lupetti e le coccinelle del mondo dei boy scout, così come pure le formiche, che «nel loro piccolo si incazzano», ma non fanno male a nessuno, e anzi hanno procurato successo e denaro a chi se le è inventate.
DAL CINGHIALONE CRAXI AL TROTA BOSSI JR
Tornando alla politica, abbiamo avuto il cinghialoneCraxi e più di recente il Trota, il figlio di Bossi con la laurea comprata in Albania. Adesso, sono arrivate le Sardine, emerse dalle profondità marine, dove stavano rintanate, per riversarsi sulle piazze, come grandi padelle in cui sprigionare… che cosa? Ancora non si è capito, ma è comunque energia positiva che sguazza e smuove un contesto politico opaco, incartato su se stesso, spesso desolante. Prima delle Sardine, avevamo visto le Madamine torinesi, un fenomeno locale molto bon ton, che pure aveva portato in piazza migliaia di cittadini.
E sempre dal Piemonte potrebbero scatenarsi i Nutellini, seguaci della nuova religione biscottiera che sta invadendo l’Italia (grazie a un’operazione di marketing di proporzioni epocali). Si attende la risposta di Barilla, con i suoi Baiocchini, fazione tradizionalista e conservatrice, affezionata a biscotti molto simili a quelli sgranocchiati fin dall’infanzia. Tornando agli animali, e potendo scegliere, l’unica specie della quale, personalmente, avrei voluto far parte, sarebbe stata quella delle conigliette di Playboy. Ma la specie, purtroppo, si è estinta.
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Il Paese sta crollando. Eppure nessuno ha la voglia, la forza morale e il coraggio di sporcarsi le mani e raccogliere l'appello che arriva dalle Sardine mettendo da parte i miserabili affari di partito.
Mi auguro che le Sardineriempiano tutte le piazze d’Italia e continuino a nuotare nelle acque limacciose di questo Paese.
Me lo auguro perché per la prima volta siamo di fronte a un movimento apartitico ma anche apolitico, nel senso che adopera parole d’ordine e fa riferimento a principi morali e sociali che solo la cattiva coscienza della destra individua come ostili a sé.
L’ITALIA STA ANDANDO A PEZZI
Riflettiamo per un momento. L’Italia sta andando dolorosamente a pezzi. Una grande città come Genovaè isolata e il presidente della Liguria lo scopre oggi fra una dichiarazione pro-Salvini, una lite finta con Mara Carfagna e quattro sciocchezze dette in tivù. Piogge previste stanno colpendo Nord e Sud e crollano Nord e Sud. Il Paese è stato unificato dal malgoverno e dal malaffare. Ci sono sindaci che resistono, politici nei territori che meritano il nostro plauso, ma generalmente siamo circondati da chiacchieroni afflitti da “convegnite”, il grande male italiano.
LE SARDINE CI INVITANO AD AVERE CURA DI NOI
Di fronte a questo spettacolo, a questa tragedia, le Sardine dicono che dobbiamo avere cura di noi, che vanno bandite le parole che preparano la guerra civile. Frasi troppo ardite e minacciose per le orecchie di Vittorio Feltri, Franco Bechis, Mario Giordano e comprimari. Ci sono anche alcuni politici, ieri sera l’ha fatto Antonio Bassolino nella trasmissione di Barbara Palombelli (ma che ci sei andato a fare Antonio? Questa tivù la vedono in pochi), che chiamano a uno sforzo nazionale comune.
UNA CLASSE DIRIGENTE ALLA DERIVA
Nessuno però sembra avere voglia né la forza morale per raccogliere questo appello. Sembra quasi che tutti si augurino che vada peggio perché il peggio affossa l’avversario e fa crescere i voi dell’oppositore di turno. Non era questa l’Italia nostra. Eravamo un Paese con una classe politica di livello che sapeva combattersi ma anche unirsi. E se non ci riusciva, o non voleva, c’era Sandro Pertini a dare frustate ed Enrico Berlinguer a organizzare l’esercito dei buoni. Oggi non è più possibile e nessuno ci prova. Figuriamoci se Matteo Salvini mette da parte i suoi veleni sugli immigrati per proporre al governo cosa concrete da fare assieme. Figuriamoci se chi è al governo ha voglia di sporcarsi le mani facendo una proposta a Salvini. Per l’Italia repubblicana scoprire di essere governata da una banda di cialtroni egoisti è una tragica scoperta.
COSÌ SI IGNORANO LE VERE PRIORITÀ
Ancora più tragica perché sforzando la memoria e compulsando interviste e programmi, quasi tutte le forze politiche hanno indicato in un piano eccezionale di lavori pubblici per mettere in salvezza il Paese, una delle chiavi per combattere la disgregazione e il degrado e per dare buona occupazione. Lo dicono quasi tutti. È del tutto evidente che questa dovrebbe essere la vera priorità, garantita da un sistema non burocratico di controllo per impedire che si infiltrino imprese mafiose. Invece no, chi è al governo annaspa, chi è all’opposizione fa tweet contro le Sardine.
Il problema-Italia è gigantesco e richiede una classe dirigente dalle spalle forti e dotata di una cultura di governo. Non siete voi
Questo spettacolo sta avvenendo sotto gli occhi di tutti. Le Sardine nascono da questo ignobile spettacolo e nascono come movimento di persone beneducate. Quando la situazione diverrà veramente insopportabile, verranno i movimenti degli “squaletti”, giovani beneducati anch’essi che si mangeranno i politici attuali, quasi tutti, e rinnoveranno l’Italia. L’illusione scema della destra è che se vincerà le prossime elezioni, avrà risolto i suoi problemi. È un dato di fatto che il problema-Italia è gigantesco e richiede una classe dirigente dalle spalle forti e dotata di una cultura di governo. Non siete voi. Non lo sono neppure quegli altri che vi si opporranno. A meno che… a meno che non abbiate alle spalle uno o due anni in cui, trascurati i miserabili affari di partito, troviate un modus vivendi per salvare l’Italia. Ma non sarete capaci di farlo.
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Il 25 novembre il movimento si riunisce a Parma, l'ex Stalingrado M5s. Incassando il sostegno del sindaco leader di Italia in Comune. Che agli organizzatori liceali dà un consiglio: «Dopo la mobilitazione per cambiare le cose è necessario entrare nelle istituzioni e mettersi in gioco».
Bologna e l’Emilia-Romagna si confermano laboratori politici. Lo dimostra il neo-nato movimento delle Sardine che proprio da Piazza Maggiore ha lanciato la sua sfida a Matteo Salvini in occasione delle Regionali del 26 gennaio.
Lunedì 25 novembre l’appuntamento è a Parma, l’ex Stalingrado grillina, dal 2012 governata da Federico Pizzarotti, ex M5s e ora leader di Italia in Comune.
GLI ORGANIZZATORI PIÙ GIOVANI D’ITALIA
Se i sondaggi danno in vantaggio il governatore uscente dem Stefano Bonaccinisulla sfidante leghista Lucia Borgonzoni (40% contro il 29,2% secondo i sondaggi Ixè del 20 novembre), bisogna pur tener conto che il Carroccio alle ultime Europee è stato il partito più votato in provincia (38,3%) e in città (31,6%). Detto questo, l’evento delle Sardine dovrebbe bissare il successo di Bologna e Modena: quasi 4 mila le adesioni su Facebook e oltre 10 mila le dimostrazioni di interesse.
Anche se gli organizzatori, la 18enne Joy Temiloluwa Olayanju e i 17enni Martino Bernuzzi e Francesco Martino, preferiscono essere cauti. «La risposta per ora sembra molto positiva ma basandosi solo su un clic è impossibile dire come andrà davvero», dicono a Lettera43.it. Il giorno scelto per la “chiamata del banco” è il 25 novembre e non è un caso visto che coincide con la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. «Volendo mandare un messaggio chiaro contro ogni tipo di odio crediamo che questa data possa dare un valore aggiunto alla nostra iniziativa», spiegano i tre organizzatori, i più giovani d’Italia.
Il fatto che lunedì non sia previsto alcun intervento di Matteo Salvini a Parma non affievolisce la voglia di «contrapporsi al populismo e reagire a una campagna fondata sull’odio, sulla violenza perpetuata con ogni forma e sulla discriminazione», affermano con decisione le Sardine parmigiane. L’evento, ribadiscono i tre, non deve essere divisivo. Come a Bologna, non ci saranno bandiere di partito. «Siamo ancora molto giovani e non abbiamo rapporti diretti con i partiti», spiegano, «ma alle prossime elezioni regionali voteremo tutti (Martino e Francesco compiranno 18 anni a gennaio, ndr) e la politica ci interessa».
PIZZAROTTI SUPPORTER DELLE SARDINE
Un interesse reciproco visto che le Sardine non potevano non attirare l’attenzione della politica, a partire dal Pd (con il segretario dem Nicola Zingaretti e lo stesso Bonaccini) per arrivare al Movimento 5 stelle. Tra i loro supporter c’è anche il sindaco di Parma Pizzarotti, che lunedì a causa di un impegno all’estero sarà in piazza solo idealmente. «Ho incontrato i ragazzi e mi piace molto quello che stanno facendo», ha detto a Lettera43.it. «Il movimento che hanno fondato sta dando diversi insegnamenti alla politica, primo tra tutti che le mobilitazioni di massa per funzionare debbano essere eventi spontanei ai quali le persone sentano di voler aderire liberamente per manifestare a favore o contro un’idea», continua il primo cittadino.
Ma il sindaco mette in guardia i ragazzi. «Una mobilitazione di piazza senza un successivo sfogo nella politica concreta rischi di limitarsi solo a slogan sterili privi di futuro, come avvenuto in passato con altri movimenti simili», dice. «Il consiglio che do ai ragazzi, quindi, è quello di mantenere la propria identità ma allo stesso tempo pensare, magari in futuro, a un dialogo con la politica. Riuscire a portare in piazza le persone è un ottimo punto di partenza ma non significa conquistare un vero e duraturo consenso. Dopo la mobilitazione è necessario capire che per cambiare davvero le cose è essenziale avere la voglia di entrare nelle istituzioni è mettersi in gioco a livello pratico».
I RISCHIO DI STRUMENTALIZZAZIONE
Il rischio di strumentalizzazione, però, è dietro l’angolo. «La possibilità di essere usati c’è sempre», ammettono dal canto loro i tre organizzatori, «soprattutto in questi casi e vista la nostra età. Però vogliamo sperare e credere che questo non accada». Dubbi più che leciti soprattutto in un terreno fluido come la Rete. Un esempio? Tre esponenti pugliesi di Italia in Comune (Michele Abbaticchio, vice coordinatore nazionale; Grazia Desario, segretaria di Barletta e Davide Carlucci, presidente provinciale) hanno aperto (insieme con altri) la pagina Facebook L’Arcipelago delle Sardine, generando entusiasmo ma anche parecchia confusione, tanto che è stato necessario spiegare che il gruppo non è una «alternativa della pagina ufficiale delle 6000 Sardine, bensì un gruppo di promozione e condivisione di idee antifasciste e contro il becero populismo» che dialoga con la pagina ufficiale.
Dell’iniziativa Pizzarotti, presidente del partito, non sapeva nulla. «L’ho appreso anch’io dalla Rete ma si tratta solo di un tentativo di coinvolgere anche il Sud Italia, in questo caso la Puglia, in un’iniziativa nata al Nord», chiarisce. «Non c’è la minima volontà di mettere il cappello su un successo i cui meriti non sono di alcun partito, tanto meno il nostro. Nessuna manovra dall’alto anzi, va riconosciuta la bravura di un gruppo di studenti capaci che stanno organizzando un grande evento che spero abbia il successo che merita».
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