Nella Lega post Vannacci ormai è guerra totale. Nei corridoi dei palazzi romani a incrociare le armi non sarebbero più solo le varie fazioni: salviniani del Sud contro nordisti, lombardi fedeli al segretario contro dirigenti vicini al ‘partito dei governatori’, pasionarie anti-Islam contro ex vannacciani, veneti zaiani contro veneti del nuovo corso. Dai gruppi parlamentari la balcanizzazione pare essersi trasferita anche sui collaboratori. Ed è così che l’ufficio stampa della Lega, dal Mit al gruppo alla Camera e al Senato, è da tempo uno dei luoghi più infuocati della Roma leghista. L’arrivo dell’ex direttore del Tempo di Antonio Angelucci, Davide Vecchi, avrebbe aumentato le tensioni.
Le accuse della vecchia guardia all’ex direttore del Tempo
Ritenuto vicino alla fidanzata di Matteo Salvini, Francesca Verdini, Vecchi sarebbe accusato dalla vecchia guardia dell’ufficio stampa di aizzare i parlamentari l’uno contro l’altro, favorire i pasdaran come Domenico Furgiuele e Claudio Borghi e cercare di danneggiare i capigruppo di Camera a Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Le accuse sarebbero pesanti e il clima incandescente, tanto che si parla di minacce di rese dei conti ‘fisiche’ tra una fazione e l’altra dell’ufficio stampa. A Montecitorio si attendono il redde rationem per la prossima settimana, quando finalmente il capo tornerà da Milano-Cortina e trascorrerà qualche giorno a Roma prima di tornare fisso sulle piste fino alla conclusione delle Paralimpiadi.
Alla fine, nel gioco delle tre carte della Rai, sono arrivate le attese dimissioni di Paolo Petrecca da Rai Sport: una decisione che da giorni sembrava inevitabile, dopo la fallimentare telecronaca durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. «Roba da far accapponare la pelle», come dicono i “vecchi” del servizio pubblico radiotelevisivo. Un caso che era diventato ben presto politico, con tanto di fragorosa protesta dei giornalisti. E la figuraccia aveva superato i confini italiani, trasformandosi in spernacchiata internazionale. Non è bastato togliergli il commento della serata di chiusura: è stata decisa proprio la defenestrazione, prevista per la fine dei Giochi (inizialmente sembrava che la questione sarebbe stata affrontata dopo Sanremo). L’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi avrebbe fatto volentieri a meno di tutto questo caos, e ha dovuto rimuoverlo obtorto collo, anzi obtorto Lollo, visto che al posto di Petrecca arriva il 54enne Marco Lollobrigida come f.f. ossia facente funzione. “Lollo”, come lo chiamano tutti, «fa parte del giro di Arianna Meloni», e infatti è anche «amico delle sue amiche», con una forte predilezione per la gastronomia (come l’altro Lollo, il ministro dell’Agricoltura, nonché ex di Arianna). La sua era una classica carriera da vice, senza mai esporsi troppo (è in azienda dal 2001): ora però è arrivato in cima, al vertice di Rai Sport, per harakiri altrui.
Gianni Letta abbandona il premio Carli/Liuzzo
Il mondo si evolve, progredisce, migliora, dicono gli ottimisti: e infatti Gianni Letta non è più il presidente onorario del premio Guido Carli, quello curato da Romana Liuzzo. Il nome dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio non appare più nel sito del premio: un abbandono di peso, per il premio. Il “garante” non c’è, e per tanti investitori ha un significato importante, questa scelta di andarsene. Alla pagina web ora ci sono solamente la presidente (Liuzzo) e il vicepresidente (Guido Massimo Dell’Omo, figlio della presidente): sparito Letta. Come sede appare ancora la Luiss (sulla questione c’era stata aria di tempesta), nella Capitale, anche se in viale Romania 32, non certo nella villa, sempre dell’ateneo confindustriale, che era stata scelta anche come set per i servizi fotografici e televisivi. A proposito, sulle reti Mediaset sono ricominciati gli spot con la presidente protagonista assoluta, pubblicità di cui però nello stesso gruppo berlusconiano nessuno riesce a capire il contenuto e la finalità, tranne che a promuovere la stessa Liuzzo appena uscita dal “trucco e parrucco”, in stile star di Hollywood. E, soprattutto, se vengono diffusi gratuitamente, tipo “pubblicità progresso”, come accadeva una volta nel servizio pubblico radiotelevisivo: anche perché i bilanci della fondazione appartengono al mondo dei misteri, dato che sono totalmente sconosciuti e non sono mai apparsi, nonostante le normative sul tema e le minime, elementari, regole di trasparenza, nemmeno sul sito internet. In qualche salotto capitolino dicono che Liuzzo potrebbe essere candidata alle elezioni politiche 2027 nelle liste di Forza Italia. Ma senza Gianni Letta al suo fianco, nelle vesti di “garante”, come si fa…
Amato superstar con Cartabia
Pomeriggio di incontri al vertice, a Roma, per parlare di norme e magistrati, nel Centro Studi Americani: mercoledì 18 febbraio, proprio nel giorno della visita molto simbolica del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Csm, in via Caetani l’ex ministro della Giustizia Maria Cartabia ha presentato il suo libro Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico. Sul palco c’erano Giuliano Amato, presidente emerito della Corte costituzionale, vera star dell’incontro, Francesco Clementi, professore ordinario di Diritto pubblico comparato alla Sapienza Università di Roma, Luca Antonini, vicepresidente della Corte costituzionale, oltre all’autrice. In sala, ad assistere all’evento, Giovanni Amoroso, presidente della Corte costituzionale, assieme a giudici costituzionali e magistrati. E l’immancabile Gianni Letta. Chi conduceva? «La fedelissima di Marta Cartabia», ossia la giornalista Donatella Stasio.
Altro che «sistema para-mafioso del Csm», come detto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che non si è nemmeno preso la responsabilità della dichiarazione, scaricando il barile su una citazione passata del magistrato antimafia Nino Di Matteo. Per il Quirinale era arrivato il momento di fissare un punto, dopo che l’asticella delle sparate sul referendum si stava spostando sempre più in là. E così è sceso in campo il Sergio Mattarella, fisicamente, aprendo il plenum del Consiglio superiore della magistratura, quello che verrebbe “splittato” in due in caso di vittoria dei Sì. «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in 11 anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm». Una stilettata per il Guardasigilli e tutto il governo Meloni, impegnati sempre di più nell’opera di delegittimazione dei giudici in vista dell’appuntamento referendario del 22-23 marzo.
Sergio Mattarella presiede l’assemblea del Csm (foto Imagoeconomica).
In una breve dichiarazione, Mattarella ha espresso «la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione». Quindi ha aggiunto: «Il Csm non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario». Il Csm dovrebbe rimanere fuori dallo scontro: «In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, più che nella funzione di presidente di questo Consiglio come presidente della Repubblica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica». Formalmente la presidenza del Csm spetta al capo dello Stato secondo l’articolo 104 della Costituzione, ma di solito non viene esercitata per rispettare la separazione dei poteri. Questa volta Mattarella ha voluto far sentire la sua presenza. Nordio avrà recepito il messaggio?
C’è il pienone dal numero uno della Fabi
“Homo Fabi”. “Un uomo solo al comando”. “Il sinbancalista”. Sono solo tre dei numerosi soprannomi che vengono affibbiati a Lando Maria Sileoni, il numero uno di Fabi, il sindacato dei bancari. Sileoni ci sa fare: dal 3 al 5 marzo, a Milano, negli East End Studios, mette in scena l’evento “Next generation bank. Come eravamo, come siamo, come saremo”, una gigantesca kermesse che servirà a far capire, ancora una volta, quanto conta il suo sindacato. È il consiglio nazionale numero 130, per Fabi: l’elenco dei giornalisti chiamati a moderare tavole rotonde è lunghissimo e copre (quasi) ogni parte del mondo dell’editoria tradizionale, tra tivù e giornali (manca giusto Il Fatto Quotidiano). Per il mondo del credito e dell’economia, ecco Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, Matteo Spanò, vicepresidente di Federcasse, le testimonianze di Corrado Passera, Alessandro Profumo, Piero Luigi Montani e Fabrizio Viola per ripercorrere «la banca di ieri, fondata su sportelli, territorio e relazioni personali, per metterla a confronto con la banca di oggi e con quella che verrà». Attesi Ilaria Dalla Riva, Roberto Cascella (Intesa Sanpaolo), Fiorella Ferri (Mps), Roberto Speziotto (Banco Bpm), Andrea Merenda (Bper), Geraldine Conti (Bnl Bnp Paribas) e Matteo Bianchi (Crédit Agricole Italia), insieme con l’ex presidente del Casl, Francesco Micheli, e Donato Masciandaro che analizzerà gli scenari della politica economica internazionale, Alberto Brambilla che «si soffermerà sull’importanza del welfare e delle tutele sociali in una fase di profondi cambiamenti economici e demografici». E poi, pranzi, cene, gadget…
Lando Maria Sileoni della Fabi (foto Imagoeconomica).
Scholz alla Link (e c’è pure Boccia)
Il 19 febbraio l’Università degli Studi Link di Roma conferirà il premio “Economia, Salute e Società” a Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli Ets, che svolgerà una lectio magistralis dal titolo “La libertà è il bene”. La lezione sarà preceduta dagli interventi del magnifico rettore della Link, Carlo Alberto Giusti, del presidente del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, e Incoronata Boccia, capa dell’ufficio stampa Rai data tra i nomi papabili per la direzione del Tg1, nonostante (o forse proprio per quello) vecchie sparate su aborto e Gaza. In occasione della prima edizione, il premio è stato assegnato ad Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana. A Scholz sono stati riconosciuti «grandi meriti nelle attività per il sociale svolte nei diversi contesti in cui ha operato, in particolare alla guida della Scuola di Impresa Sociale della Fondazione per la Sussidiarietà, della Compagnia delle Opere e della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli».
Bernhard Scholz (foto Imagoeconomica).
Napoli a fuoco, le canzoni alla Camera
Il teatro Sannazaro è andato a fuoco, e mercoledì il ministro della Cultura Alessandro Giuli effettua un sopralluogo per constatare i danni. Per una singolare coincidenza, nello stesso momento, la Commissione Cultura della Camera svolge le «audizioni nell’ambito della discussione della risoluzione sulla valorizzazione della canzone napoletana classica».
Un Doge per Venezia? L’ipotesi di una candidatura di Luca Zaia a sindaco alle elezioni della prossima primavera è suggestiva, ma sempre meno realistica. Vero, l’ex governatore non ha mai chiuso del tutto la porta. E considerando le 7 mila preferenze raccolte in città alle Regionali 2025, la sua corsa sarebbe in discesa. Non solo: Fratelli d’Italia a livello nazionale ha già garantito al leghista «il massimo appoggio», segno del rapporto stretto da Zaia con Giorgia Meloni (e anche a Matteo Salvini non dispiacerebbe sistemarlo a Venezia togliendosi così un potenziale disturbatore). Il fatto è che l’ex governatore pare avere obiettivi diversi. Nel 2027 sono in programma le Politiche e potrebbe aprirsi per lui la possibilità di tornare al governo da ministro o essere eletto presidente della Camera, poltrona su cui ora siede il collega leghista Lorenzo Fontana. Oppure l’ex governatore potrebbe ambire a un ruolo di primo piano nella Lega. Difficile che Salvini lo nomini vicesegretario (una poltrona che a Zaia comunque andrebbe stretta), ma, visto il ciclone Vannacci, potrebbe riprendere piede il progetto di Lega del Nord sul modello Cdu-Csu, finora scartato dal leader. Su ogni piano aleggia poi l’incognita referendum. Il fronte del no tallona quello del sì e un eventuale sorpasso rischia di avere effetti anche sui voti locali. Pure a Venezia. Meglio dunque non rischiare. Resta il fatto che, a pochi mesi dall’appuntamento con le urne, il centrodestra non ha ancora un candidato ufficiale per la città, a differenza del fronte progressista che ha schierato per tempo Andrea Martella, segretario regionale dem. La coalizione potrebbe allora puntare su Simone Venturini, attuale assessore al Turismo. Un segno di continuità con Luigi Brugnaro e la giunta uscente.
Luca Zaia, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).
Il party per i 50 anni della top manager
Serata molto allegra per festeggiare il compleanno di Rosalba Benedetto (siciliana, 50 anni dichiarati anche sulla torta), vicepresidente di Banca Ifis. Ad accogliere gli ospiti nella Residenza Vignale, location di charme nel centro di Milano, un carrettino siciliano con limoni e arance, come siciliana è stata tutta la cena, composta da arancini, sarde a beccafico e grande torta di cassata. Tra gli ospiti Francesco Specchia, portavoce e capo ufficio stampa del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Osvaldo De Paolini, condirettore del Giornale, il giornalista Claudio Antonelli, Patrizia Rutigliano, Gianluca Comin, Fabiana Giacomotti, Giovanni Bernabei, Monica Provini, Elena Di Giovanni, l’amministratore delegato di Prelios Luigi Aiello, Marco Forlani e Roberto Papetti, direttore de Il Gazzettino. E naturalmente Ernesto Fürstenberg Fassio, proprietario di Ifis, assieme al team della banca. Prezzario dei regali, visto il parterre, in sintonia con le lussuose tasche.
La longevità di Daniele Franco
«Mai come oggi il tema della longevità ha occupato il dibattito pubblico e suscitato tanto interesse. La consapevolezza odierna che non solo singoli individui ma intere società stanno invecchiando e che la durata e la qualità della vita degli anziani stanno via via migliorando, assieme all’incertezza su quale sia il limite ultimo alla durata della vita, inducono a riflettere sulle implicazioni di questo processo. È un tema che va affrontato da molteplici prospettive scientifiche, economiche e politiche; ma anche filosofiche e culturali e quindi artistiche, storiche, spirituali»: lo ha detto Daniele Franco, classe 1953, ex ragioniere generale dello Stato dal 2013 al 2019, quindi direttore generale della Banca d’Italia e poi nominato ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo di Mario Draghi, ora direttore scientifico della Fondazione Giorgio Cini, a Venezia. E proprio “l’aspirazione umana alla longevità” è il cantiere tematico della fondazione per il 2026, con workshop, conferenze, giornate di studio e un simposio internazionale. Tutto, dopo una lunga serie di iniziative che hanno avuto al centro dell’attenzione Giacomo Casanova e la sua vita. Chissà cosa combinerà durante il martedì grasso, a Venezia.
Sanremo non è ancora cominciato, ma Carlo Conti pensa già al dopo. Prima dei bilanci, dei confronti, degli share mattutini, delle inevitabili polemiche, il direttore artistico della kermesse ha annunciato che con il 2026 si chiude un ciclo. Questo sarà il suo ultimo Festival, buona la quinta (edizione) dunque. La domanda allora è: chi sarà il suo successore? A radio Subasio, Conti non aveva dato alcuna indicazione ovviamente: «C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma al di là del conduttore o della conduttrice, la figura centrale resta quella del direttore artistico». Un professionista con l’esperienza necessaria per riuscire a guidare e a gestire «una macchina del genere».
Carlo Conti sul palco di Sanremo 2025 (Ansa).
De Martino sogna l’Ariston
Se è ancora nebbia fitta sul prossimo direttore artistico, sul possibile frontman invece le voci girano e da tempo. Il più quotato, e non da oggi, è il re dei pacchi, Stefano De Martino. I faretti sullo showman campano si erano riaccesi a gennaio quando lo stesso Conti, ospite del podcast Pezzi – Dentro la musica, sul futuro del Festival aveva detto: «Intanto facciamo questo, ma spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio». Un identikit che corrisponde perfettamente a quello dell’ex ballerino di Amici, oggi 36enne.
Stefano De Martino (Ansa).
Savino scalda i motori ma c’è l’incognita Fiorello
Il team #DeMartino e il diretto interessato, però, non hanno considerato i superpoteri di Conti che avrebbe già in testa il suo successore, per lo meno sul palco dell’Ariston. Un personaggio che è già suo ‘vice’ visto che condurrà per la quarta edizione consecutiva il Dopofestival: Nicola Savino (reduce dalla conduzione di quattro puntate di Tali e Quali, a proposito di eredità). In Rai qualcuno ne è più che certo: «Conti e Savino solo alleati contro De Martino. Ne dovrà mangiare di polvere, il povero Stefano, prima di mettere le mani sul Festival». Savino – quello che «da vecchio sarà come Massimo D’Alema, e tra poco come Tommaso Labate», scherza la fonte – sarebbe già pronto a incassare. C’è solo un big che potrebbe rovinargli la festa ed è Fiorello.
Nicola Savino (Ansa).
Le baruffe alla Pennicanza
Tra l’altro lo showman siciliano recentemente ha scazzottato amabilmente proprio con Conti, buttando una bombetta a La Pennicanza sulla possibile partecipazione al Festival Adriano Celentano. Conti non ha né confermato né smentito il presunto spoiler. È stato il prezzo per aver ‘mentito’ a Fiorello sulla partecipazione di Eros Ramazzotti. «Quando io l’ho chiamato qua gli ho chiesto “Senti ma c’è Ramazzotti?”, lui mi ha risposto “non mi risulta”…bugiardo sei!!!». L’uomo è avvisato.
Ha ragione Luca Bizzarri quando dice che i campioni della campagna referendaria «si stanno sbattendo tantissimo»: «Gratteri per il Sì, e Nordio per il No». Uno scambio di campo per destabilizzare l’avversario e confondere un elettorato già abbastanza confuso di suo sulla separazione della carriere? Ci piace pensare che sia così, che si tratti di una strategia raffinata. Anche perché l’alternativa getterebbe nello sconforto. L’ultimo colpo del procuratore capo di Napoli – «Voteranno per il No le persone perbene. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente» – ha appiccato l’incendio.
“Voteranno per il No le persone perbene. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Le incredibili parole di Nicola Gratteri, procuratore di Napoli pic.twitter.com/3bPN8wrJNG
L’intero centrodestra è insorto, a partire dal ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Mi chiedo se l’esame psico-attitudinale che abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera», ha commentato l’ex procuratore di Venezia, rispolverando un vecchio adagio di Berlusconi. Il quale, meglio ricordarlo, nel 2003 in un’intervista al britannico The Spectator fu al suo solito ben più tranchant: «Questi giudici sono doppiamente matti!», disse. «Per prima cosa perché lo sono politicamente; secondo, sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dalla razza umana». Gratteri dal canto suo ha cercato di ridimensionare le sue dichiarazioni parlando di «strumentalizzazione», ma ormai la frittata era bella che fatta.
Nicola Gratteri (Imagoeconomica).
Non che Nordio sia da meno, intendiamoci. È da mesi che il ministro offre (involontariamente) assist allo schieramento opposto. Solo qualche giorno fa, per esempio, ha assicurato che con la riforma si eviterebbero casi «come quello di Garlasco». Sabbia negli occhi e nelle orecchie degli indecisi. Ma è andato anche oltre. Con una spontaneità disarmante ha “svelato” il vero obiettivo della riforma: introdurre un controllo della magistratura. Peccato che l’articolo 104 della Costituzione dica qualcosa di diverso: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere».
Non si tratta di uno scivolone isolato. Perché il Guardasigilli, dietro lo scudo di Giuliano Vassalli (che cita a ripetizione a garanzia di ciò che dice), lo sosteneva già lo scorso novembre: la riforma serve a far «recuperare alla politica il suo primato costituzionale», disse al Corriere. «Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo». Vai tu poi a smontare le tesi di Alessandro Barbero o a spiegare, come fa Antonio Di Pietro, che «la separazione renderà la magistratura più indipendente e autonoma, non solo dalla politica ma anche dalle correnti interne»…
Carlo Nordio (Imagoeconomica).
Guidoni lascia Fondazione Ania per Cassa Forense?
In Ania ha collezionato poltrone: è segretario generale della Fondazione, co-direttore generale (responsabile dei servizi Auto e Card, Antifrode, Distribuzione, Danni non auto, Consumatori, Innovazione, Vita e Welfare), e vicepresidente del forum Consumatori. Eppure c’è chi vede il futuro di Umberto Guidoni lontano dal mondo delle assicurazioni, prevedendone un trasloco in Cassa Forense, l’ente che gestisce la previdenza e l’assistenza degli avvocati italiani. Vedremo…
Umberto Guidoni (Imagoeconomica).
Covip, c’è un medico
Quando alla guida della Covip, la strategica commissione di vigilanza sui fondi pensione, nel febbraio 2025 venne nominato l’ex forzista Mario Pepe – grazie si disse ai buoni uffici del deputato leghista, editore e re della sanità privata Antonio Angelucci e del vicesegretario salviniano Claudio Durigon – molti avevano storto il naso perché medico e non economista, come l’altro candidato, il leghista Antonio Maria Rinaldi (lo stesso che la Lega ha candidato a sindaco di Roma). Evidentemente in pochi erano al corrente di cosa stava accadendo: l’ultima versione del decreto Semplificazione e Pnrr affida infatti alla Covip la vigilanza sui fondi sanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale. Il cv di Pepe ora calza a pennello.
Mario Pepe (Imagoeconomica).
Tutti a ricordare Andrea Barbato. E Agnes
Nonostante una pioggia torrenziale, a Roma, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani molti sono accorsi per ricordare Andrea Barbato, giornalista di lungo corso e pure parlamentare. Presenti tra gli altri, Romano Prodi, Gianni Letta e Simona Agnes – destinata ormai a dimenticare la presidenza Rai dopo l’ennesima fumata nera in Vigilanza – che ne approfittato per parlare di tv pubblica. «Ancora oggi, e questa è sì continuità con quelle radici, la Rai è una colonna portante per il mercato dell’audiovisivo italiano e primeggia tra i Servizi pubblici europei», ha detto Agnes. «Vanta, unica in Europa per capillarità e lavoro di inchiesta, la Testata Giornalistica Regionale, a me particolarmente cara perché legata alla storia di mio padre, oltre a una rete autorevole e competente di corrispondenti esteri che raccontano conflitti e crisi geopolitiche». «Ma l’incontro non era per ricordare Biagio Agnes…», ha bofonchiato malignamente qualcuno in sala.
C’è pure l’italico prodiano Sandro Gozi tra i francesi che vogliono dare il benservito a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi. Gozi, eurodeputato italiano eletto in Francia e segretario generale del Partito democratico europeo, è uno dei firmatari del documento che ha messo nel mirino l’intervento tenuto il 7 febbraio a Doha, in un forum organizzato da Al Jazeera, nel corso del quale Albanese ha parlato di un «nemico comune dell’umanità», che secondo i suoi detrattori era un riferimento a Israele, che però in quella frase non era stato citato. Albanese ha poi cercato di spiegare che «il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile». Sta di fatto che Gozi ha seguito le direttive del ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, che è intervenuto all’Assemblea nazionale di Parigi annunciando che la Francia chiederà le dimissioni di Albanese il 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. E Gozi, come da tradizione, si pone sulla scia del suo mentore, Romano Prodi, che aveva già “scaricato” Albanese da tempo, opponendosi alla cittadinanza onoraria da parte del Comune di Bologna.
Anche il giovane leghista ha la sua Giorgia
Sorriso smagliante, faccia rassicurante da bravo ragazzo, il classico volto su cui puntare per un ricambio generazionale nel partito. Il 33enne leghista Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto da novembre del 2025, ora prova a dare un’ulteriore rinfrescata alla sua immagine presentando ufficialmente a Novella 2000 la sua nuova fidanzata, come raccontato molto dalla stampa veneta, in particolare da Il Giornale di Vicenza e Il Mattino di Padova. Lei si chiama Giorgia Tavella, ha 26 anni, ed è di Sarcedo, Comune della provincia di Vicenza. «È laureata in psicologia e ora sta facendo un master in psicologia forense. Ci conosciamo da un anno e non è sempre facile conciliare gli impegni istituzionali con la vita privata. Però cerchiamo sempre di fare il possibile per stare insieme», ha detto Stefani, raccontando poi il loro primo incontro avvenuto attraverso amici comuni, seguito da un invito a cena «molto classico». «In un mondo di ostentazione, la semplicità è rivoluzionaria», ha commentato il più giovane governatore d’Italia con una frase che sembra uscita dai Baci Perugina. Chissà se andrà d’accordo con Giorgia più di quanto il “Capitano” Matteo Salvini ci riesca con l’altra Giorgia, quella di governo…
Arriva la Ferrari “Luce”. Ma a Roma la chiamano “Luca”…
La nuova Ferrari totalmente elettrica ha un nome: “Luce”. Pomposa la spiegazione annunciata da San Francisco, con Luce che «inaugura una nuova strategia di denominazione, simbolo dell’ampliamento della gamma e dell’evoluzione del brand verso nuovi territori», e via con il bla bla bla. Fatto sta che a Roma, dove non mancano gli amici di Luca Cordero di Montezemolo, questa Ferrari tutti la chiamano Luca, e non Luce…
I cinquant’anni della banchiera
La sua carriera è stata spumeggiante, fin dall’inizio della sua storia professionale: e allora la banchiera ha deciso di festeggiare “alla grande” il suo mezzo secolo di vita. Inviti a vip e sodali dell’ultima ora per un evento che tutti preannunciano come «assolutamente indimenticabile». Fatto sta che alcuni vecchi amici non hanno ricevuto l’invito, e questa dimenticanza non è piaciuta: solo una gaffe dettata dall’entusiasmo per il momento felice che sta vivendo da cinquantenne, oppure si è trattato di un calcolo cinico? Ah, saperlo…
Il 32esimo congresso annuale Assiom Forex – l’Associazione degli operatori dei mercati finanziari – sta per aprire i battenti. Il 20 e il 21 febbraio, in tempo di quaresima, il mondo finanziario si riunirà al Palazzo del Casinò del Lido di Venezia. Main sponsor dell’evento è Banca Ifis. Non a caso il presidente, Ernesto Fürstenberg Fassio porgerà i saluti di benvenuto dopo il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il governatore veneto Alberto Stefani e appena prima di Massimo Mocio, numero uno di Assiom Forex. Immaginiamo che non mancheranno visite riservatissime nella vicina Mestre, a villa Fürstenberg, dimora del Cinquecento con di 22 ettari di giardini che ospita il parco internazionale di scultura.
Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis (Imagoeconomica).
Attesa anche per l’intervento del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, sabato 21 febbraio, dopo il quale si terrà la tavola rotonda dedicata a “Innovazione tecnologica, produzione di energia e mercati finanziari” in cui si discuterà di Intelligenza artificiale, espansione dei digital asset e tokenizzazione degli strumenti finanziari.
Fabio Panetta, n.1 di Bankitalia (Imagoeconomica).
Tra gli ospiti anche Marina Brogi, che oltre a insegnare Economia degli intermediari finanziari all’università Bicocca, è nel cda di Generali in quota Caltagirone. Non solo: è stata amministratrice indipendente di diverse società quotate tra cui Luxottica (cioè i Del Vecchio), Mediaset e Salini Impregilo. Non solo: la professoressa è nella rosa dei candidati alla presidenza della Consob, e il suo nome sarebbe gradito sia a FdI sia a Forza Italia, partito che aveva bloccato in corner la nomina del leghista Federico Freni. Insomma, considerati gli strascichi del risiko bancario, è meglio che Panetta al Forex «stia attento alle cosiddette ‘foto inopportunity’», si scherza nei corridoi di Palazzo Koch.
Marina Brogi (Imagoeconomica).
Crosetto non va alla festa di Sant’Egidio
La sera dell’11 febbraio si terrà il tradizionale incontro annuale della Comunità di Sant’Egidio, nella basilica capitolina di San Paolo fuori le Mura, con una celebrazione presieduta da monsignor Vincenzo Paglia. Al presidente della comunità, Marco Impagliazzo, intanto è arrivata una lettera di saluti del ministro della Difesa Guido Crosetto che «per impegni istituzionali già assunti» non parteciperà alla cerimonia.
Guido Crosetto (Imagoeconomica).
Roma, il risorgimento dell’ex assessore Gotor
La Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali organizza un ciclo di conferenze dal titolo “Risorgimento a Roma”, in occasione degli «eventi commemorativi dedicati alla costituzione della Repubblica Romana e nell’ambito di un più vasto progetto di studi e di riletture interpretative sullo sviluppo del Risorgimento nella città di Roma». L’iniziativa da chi è curata? Da Miguel Gotor, docente dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, e già assessore alla Cultura. In Campidoglio si parla già di “Risorgimento di Gotor”.
Miguel Gotor (Imagoeconomica).
Damilano piace a Tajani, ma è il barolo…
Il vicepremier Antonio Tajani ha donato al vicepresidente degli Stati Uniti J.D Vance e al segretario di Stato Marco Rubio, in visita a Milano per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, alcune bottiglie di Barolo Cannubi “1752” di Damilano. «È questo l’unico Damilano che gli piace, non certo il giornalista… », sghignazzano alla Farnesina.
Giorgia Meloni con Antonio Tajani e J.D. Vance (Ansa).
Le medaglie di Mollicone
Continua la distribuzione di medaglie della Camera dei Deputati. Mercoledì 11 febbraio, all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, c’è un appuntamento da non perdere: sul palcoscenico della sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, è in programma il recital del soprano lituano Asmik Grigorian con il pianista Lukas Geniušas. Al termine, il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone, alla presenza del Sovrintendente di Santa Cecilia Massimo Biscardi, consegnerà la Medaglia Ufficiale della Camera dei Deputati all’artista e all’ambasciatrice lituana Dalia Kreivienė. «L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per l’Anno Culturale Lituania-Italia 2026», comunica l’istituzione culturale, e il meloniano Mollicone «conferirà l’onorificenza quale tributo all’eccellenza artistica della Grigorian e al ruolo cruciale della diplomazia culturale nel consolidare lo storico legame tra Roma e Vilnius».
L’episodio misura il tasso di nervosismo dentro la Lega. Dopo l‘adesione a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci insieme con il collega Edoardo Ziello, Rossano Sasso ha perso la poltrona di capogruppo in commissione Cultura. Lo ha comunicato martedì il partito di Matteo Salvini, provvedendo a sostituirlo con la deputata pontina Giovanna Miele. Scelta che può essere letta come tentativo di arginare nuove fuoriuscite promuovendo rappresentanti del Centro-Sud, area più sensibile alle sirene vannacciane.
Giovanna Miele (Imagoeconomica).
Anche inviare un messaggio in chat diventa pericoloso
Il fatto è che dopo il “congedo” di Sasso, una delle deputate che siede in commissione ha scritto un messaggio nella chat comune, un saluto affettuoso per ringraziarlo dell’ottimo lavoro svolto come capogruppo. Un semplice segno di cordialità tra ex colleghi, si dirà. Ma qualcuno non ha proprio gradito la gentilezza. Il messaggio infatti è stato immediatamente screenshottato e inviato a un vicesegretario di ‘peso’ della Lega. La deputata in questione è stata subito rimproverata per l’affetto mostrato verso Sasso «il traditore». «Mi hanno chiamata urlandomi: “Ma come ti permetti di scrivere un messaggio così?”. Non dirò più niente», si è sfogata la leghista coi colleghi. «Non si finisce mai di imparare».
Ai toscani piace l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, detta IILA. Carissima all’aretino Amintore Fanfani, che da ministro degli Esteri la istituì nel 1966, ora è nelle mani di Giorgio Silli, fiorentino, che per guidarla ha lasciato l’incarico di sottosegretario agli Esteri. Per la cronaca, lo scorso ottobre Silli aveva anche cambiato casacca, passando da Noi Moderati a Forza Italia. Certo, negli anni l’importanza dell’IILA è diminuita: la prima sede, ai tempi di Fanfani, era in un gigantesco palazzo dell’Eur, a pochi passi da quella della Democrazia Cristiana. Poi alla fine degli Anni 90 venne trasferita in piazza Cairoli, vicino al ministero della Giustizia, mentre ora l’IILA ha sede in uno stabile ai Parioli. Chissà se con Silli l’Organizzazione tornerà ai vecchi fasti. La domanda è lecita, visto che il Sud America interessa molto al ministro Antonio Tajani, che in qualità di vicepremier vuole fare sentire il suo peso e quello di quel continente, dicono, per contrapporlo al Piano Mattei di Giorgia Meloni. Vedremo…
Giorgio Silli (Imagoeconomica).
Silenzio, parla Cipollone
Banchieri e politici hanno in agenda un appuntamento importante, a Roma, il 12 febbraio: all’Accademia Nazionale dei Lincei si terrà una conferenza con protagonista assoluto Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce. Il tema? “Europa e sovranità monetaria”. La platea sarà affollata di personalità, a cominciare dai vertici di Bankitalia. Chissà, potrebbe arrivare anche il governatore Fabio Panetta.
Piero Cipollone (Imagoeconomica).
Zuppi star delle Notti di Nicodemo
Tra i cardinali pronti a intrattenere le platee non c’è solo Gianfranco Ravasi. A scendere in pista ora c’è il numero uno della Conferenza episcopale italiana. Il dialogo tra il cardinale Matteo Maria Zuppi, il poeta Andrew Faber e la psicologa Laura Pirotta aprirà infatti gli appuntamenti de Le notti di Nicodemo, il ciclo proposto dalla Chiesa di Bologna e animato dall’equipe dell’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria. Il primo incontro, dal titolo La Parola si fa incontro interpersonale, si terrà nella cattedrale di San Pietro mercoledì 11 febbraio, la stessa giornata in cui nel 1929 vennero siglati i Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa. Già in calendario anche un secondo appuntamento – La Parola si fa incontro internazionale – che si svolgerà mercoledì 25 febbraio, con Zuppi in dialogo con Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista di geopolitica Limes.
Matteo Zuppi, presidente della Cei (Getty Images).
Da Caprarica c’è anche Veltroni
Appuntamento imperdibile nel pomeriggio di mercoledì 11 febbraio a Roma, a largo Argentina: non alla storica libreria Feltrinelli, ma presso la Fondazione Marco Besso. Qui, nell’appartamento di uno dei protagonisti dello sviluppo delle Assicurazioni Generali nella seconda metà dell’Ottocento, quel Besso che fu iscritto alla massoneria, verrà presentato il libro di Antonio Caprarica intitolato Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente. E chi ci sarà con l’autore che all’inizio della carriera scrisse per l’Unità, e per anni è stato corrispondente Rai prima da Mosca (è sposato con una pianista russa) e poi da Londra? Walter Veltroni, ex direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e la «mezzabusta» (a Mediaset la chiamano così) Cesara Buonamici, direttrice “ad personam” del Tg5. All’ambasciata degli Stati Uniti dicono, scherzando, che «Trump già trema»…