Nello stesso giorno in cui Maria Rosaria Boccia è stata rinviata a giudizio per stalking e lesioni ai danni dell’ex ministro Sangiuliano, Massimo Giletti ha mostrato in tv, nel suo programma su Rai 3, alcune chat tra l’imprenditrice e il giornalista Sigfrido Ranucci «che offendono me e altri». I messaggi, seguiti a un incontro avvenuto il 17 settembre 2024, parlano di una «lobby gay di destra». Alle 21.29 Boccia scrive a Ranucci: «Ho visto Cerno (il giornalista Tommaso Cerno, ndr) all’Aria che tira… è davvero scandaloso». Il conduttore di Report risponde: «Quello è un altro del giro… giro gay, pericolosissimo». E ancora: «Amico di Marco Mancini, giro gay», facendo riferimento all’ex dirigente dei servizi segreti. E Boccia: «Come Signorini». «Sì», risponde Ranucci. «E il signor B.», aggiunge la donna in linguaggio criptico. Ranucci: «E Giletti».
Giletti: «Delusione umana profonda»
Giletti si è quindi rivolto direttamente a Ranucci: «Parliamo di libertà di informazione, fondamentale. Anche se sei lontano mille miglia da me, io ti difenderò sempre e tu hai sempre fatto così. E allora mi devi spiegare perché scrivi messaggi come questi. Sono perplesso perché siamo giornalisti della stessa azienda, finire a parlare di questa roba è triste. Ma proprio perché so chi sei, perché conosco la tua storia, io non riconosco questa libertà di informazione in quello che hai scritto. Perché la libertà di informazione non è un venticello, non è una battuta, è qualcosa di molto più serio. Non è un gossip, ma è coraggio, è andare contro chi non vuole la trasparenza, è andare contro i palazzi anche se te la fanno pagare. Questa è la libertà di informazione, batterti per chi non ce l’ha e la pensa lontano da te. E tu lo sai caro Sigfrido, sei il primo e io te l’ho sempre riconosciuto. Ecco perché faccio fatica a non essere deluso da quello che leggo, ecco perché faccio fatica anche a pensare che mi hai mandato un messaggio dicendo che non è vero nulla. Io capisco, uno fa una telefonata e si dicono tante fesserie magari per convincere l’altra parte, io a questo ci sto. Però qui non è una questione di sostantivi, lobby non lobby, gay non gay. È questione di sostanza e io qui la sostanza non la vedo, non vedo la sostanza di un combattente come ti definisci tu. Ora non sei solo tu l’unico giusto nel mondo, così come non lo sono io. Abbiamo entrambi tanti difetti, però dividersi in un momento così difficile per il giornalismo perché avere la schiena dritta non è semplice e tu lo sai benissimo quanto sia difficile, permettimi che per me è una delusione umana profonda. Non mi interessa del gay, dell’omosessuale, siamo nel 2026 e se c’è ancora qualcuno che si offende quando si usa la parola omosessuale… Ma la lobby no per esempio, perché lobby vuol dire potere e io quel potere l’ho sempre contrastato».
Dalle 17 di lunedì 9 febbraio 2026, i giornalisti di RaiSport ritireranno le firme da tutti i servizi e le telecronache delle gare delle Olimpiadi che la Rai trasmette in esclusiva. E, conclusi i Giochi, proclameranno uno sciopero per protestare contro il direttore Paolo Petrecca. L’ha deciso il cdr dell’emittente dopo la figura fatta dallo stesso Petrecca durante la telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, colma di gaffe ed errori. Di seguito la nota integrale del comitato di redazione.
Il comunicato del cdr di RaiSport
«Care colleghe, cari colleghi, da tre giorni siamo tutti in imbarazzo, nessuno escluso e non per colpa nostra. È tempo di far sentire la nostra voce perché siamo di fronte alla figura peggiore di sempre di RaiSport all’interno di uno degli eventi più attesi di sempre, l’Olimpiade invernale di Milano-Cortina. Da oggi alle ore 17 e fino alla fine dei giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato, nell’ordine, ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento. Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far chiedere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico. Da oggi alle 17 abbiamo chiesto la lettura di un comunicato sindacale in tutti i tg olimpici e nelle trasmissioni Mattina olimpica e Notti olimpiche. Al termine dei Giochi attueremo il mandato di tre giorni di sciopero che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore».
Il pm di Milano Paolo Storari ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per caporalato per Foodinho, società di delivery del colosso spagnolo Glovo: secondo gli accertamenti avrebbe corrisposto ai rider (40 mila in tutta Italia) paghe «sotto la soglia di povertà» e ci sarebbe dunque uno sfruttamento del lavoro. In particolare, la retribuzione sarebbe risultata «inferiore fino al 76,95 per cento» rispetto a tale soglia e «fino all’81,62 per cento rispetto ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva». L’accusa di caporalato riguarda sia Foodinho che l’amministratore unico della società, Pierre Miquel Oscar. Il controllo giudiziario non comporterà la sospensione dell’attività aziendale. L’indagine su Foodinho si inserisce in un filone di interventi della magistratura sul lavoro nelle piattaforme digitali. Il caso più rilevante è stato in passato quello di Uber, che fu accusata di caporalato e chiamata ad assumere i lavoratori: il contenzioso si era concluso con l’uscita di Uber Eats dal mercato italiano. Nell’estate del 2025 il tribunale di Milano aveva obbligato Foodinho alla trattativa coi rider sui rischi per il caldo.
Le sue gaffe durante la telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2026 stanno facendo il giro del web e non solo, e gli sono costate lo stop alla conduzione della cerimonia di chiusura oltre a polemiche e critiche. Paolo Petrecca, giornalista, autore televisivo, conduttore e dirigente, dal 2025 dirige RaiSport e in passato ha diretto Rai News 24, Televideo e Rainews.it. Romano classe 1964, lavora nella tv di Stato dal 2001.
Da Rtl alla Rai
Dopo aver iniziato la carriera come insegnante, nel 1990 ha cominciato a lavorare in televisione presso alcune emittenti locali laziali, occupandosi prevalentemente di sport, cronaca e politica. Nel 1999 è entrato nella redazione romana di Rtl 102.5, divenendo conduttore, coordinatore di corrispondenti e speaker dei notiziari. Due anni dopo è approdato in Rai come redattore presso il Tg2. Nel 2007 si è trasferito a Rai News 24, dove nel 2012 ha assunto il ruolo di capo servizio nella redazione Coordinamento delle edizioni. Quasi 10 anni dopo, nel 2021, ne è diventato direttore, dirigendo al contempo Televideo e Rainews.it. Dal 12 ottobre 2024 fino al 15 maggio 2025 ha condotto Filo diretto – Il Sabato di Rainews, per poi diventare direttore di RaiSport e della divisione Sport dell’azienda.
È morto a 96 anni il fisico e divulgatore scientifico Antonino Zichichi. Specializzato nel campo della fisica delle particelle elementari, a cui ha dato preziosi contributi, era stato l’ideatore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, costruiti a partire dal 1980. Si deve inoltre a lui la scoperta dell’antideutone, osservato per la prima volta nel 1965.
Antonino Zichichi (Imagoeconomica).
Aveva lavorato presso il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra
Nato a Trapani nel 1929, Zichichi nel corso della carriera ha lavorato presso il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra. Ha anche guidato il gruppo dell’Università di Bologna (dove era professore emerito) durante i primi esperimenti sulle collisioni tra materia e antimateria presso i Laboratori Nazionali di Frascati. Dal 1977 al 1982 è stato presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Nel 1978 era stato eletto presidente della Società Europea di Fisica. Negli stessi anni, come detto, aveva promosso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi tra i importanti centri di ricerca del mondo. Dal 1986 è stato a capo del World Lab, un’associazione che sostiene i progetti scientifici in paesi del terzo mondo, fondata assieme al collega statunitense Isidor Isaac Rabi. Nel suo curriculum anche una breve esperienza politica: tra novembre 2012 e marzo 2013, con Rosario Crocetta governatore, era stato Assessore ai beni culturali della Regione Sicilia.
Antonino Zichichi (Ansa).
Le critiche all’evoluzionismo e la battaglia contro le superstizioni
Zichichi, va detto, era però una figura controversa all’interno della comunità scientifica: fortemente cattolico, aveva messo in dubbio la teoria darwiniana dell’evoluzionismo, a suo modo di vedere non supportata dalla matematica. E si era anche detto scettico riguardo al riscaldamento globale. Al tempo stesso, Zichichi viene ricordato anche per il suo impegno contro l’astrologia e, più in generale, contro le superstizioni. Diventato volto noto per le sue frequenti apparizioni televisive, il fisico era stato anche imitato con successo sul piccolo schermo: prima da Ezio Greggio, che aveva proposto all’interno di Drive In il personaggio di Zichichirichì, e poi da Maurizio Crozza.
Dopo l’imbarazzante telecronaca della cerimonia di apertura, infarcita di gaffe di ogni genere, il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca non sarà la voce di quella di chiusura. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha convocato Petrecca a Roma, per un faccia a faccia: la decisione è però già stata presa dai vertici di Viale Mazzini. Anche se qualcuno in Rai gli aveva consigliato diversamente, Petrecca aveva deciso personalmente di sostituire il suo vice Auro Bulbarelli, atteso al microfono ma saltato per aver svelato che lo spettacolo avrebbe coinvolto pure Sergio Mattarella.
È scomparsa a 85 anni Patrizia de Blanck. Lo ha reso noto su Instagram la figlia Giada. «Mia madre è stata una figura iconica, che ha segnato un’epoca di eleganza, romanticismo e autenticità», ha ricordato nel lungo post. «Con lei si chiude un capitolo insostituibile della mia vita e di un’intera epoca. Il suo coraggio, la sua forza e la sua luce vivranno per sempre in me. Ringrazio chi l’ha amata. Riposa in pace, mamma, per sempre nel mio cuore».
Nota al grande pubblico per aver partecipato come ospite a numerosi programmi tv nei primi Anni 2000, in realtà aveva debuttato nel piccolo schermo nel 1958 come valletta del Musichiere di Mario Riva. Dopo 40 anni fuori dai riflettori, nel 2002, venne “riscoperta” da Piero Chiambretti che la volle come ospite nella trasmissione Chiambretti c’è. L’anno successivo fu presenza fissa de L’Isola dei famosi, edizione a cui partecipava come concorrente la figlia Giada. Nel 2008, invece, fu lei a partire per l’Honduras e nel 2020 entrò nella casa del Grande Fratello VIP. Partecipò in seguito come opinionista ai programmi di Barbara D’Urso su Canale 5.
Le origini e la vita privata
Patrizia e il fratello Dario De Blanck erano figli di Lloyd Dario, ultima discendente della famiglia veneziana un tempo proprietaria del palazzo Ca’ Dario, e dell’ambasciatore di Cuba S.E. Guillermo De Blanck y Menocal, nipote di Mario García Menocal (terzo presidente di Cuba) e segretario di Stato durante la sua presidenza. Quando i rivoluzionari comunisti, guidati da Fidel Castro, andarono al potere, nazionalizzarono tutto il patrimonio della sua famiglia, incluse le ville e le piantagioni di canna da zucchero e tabacco. Tutta la sua famiglia fu esiliata da Cuba. Durante la sua permanenza al Grande Fratello Vip si insinuò che non fosse realmente contessa di sangue, con il giornalista Giangavino Sulas che affermò che nel 2005 la stessa De Blanck aveva rilasciato un’intervista in cui lei stessa dichiarò che in realtà non fosse figlia biologica del conte De Blanck, da cui fu adottato, ma della contessa Dario e del gerarca fascista Asvero Gravelli, figlio segreto di Benito Mussolini. Lei ha sempre smentito tali accuse.
Già si parla di «figuraccia olimpica». Il commento della cerimonia delle Olimpiadi Milano Cortina affidato al direttore di RaiSport – ipermeloniano – Paolo Petrecca sta diventando un caso politico. Nonostante il successo di pubblico: hanno seguito la diretta 9 milioni e 272 mila spettatori, per uno share del 46,2 per cento pari.
Vigilanza Rai: l’attacco dei cinquestelle
Le gaffe, le battute fuori luogo e le “censure” – leggi Ghali – non sono sfuggite al pubblico dei social. Ma nemmeno agli esponenti del M5s in commissione di Vigilanza Rai. «Se la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina è stata spettacolare», sottolineano i cinque stelle, «la telecronaca Rai è sembrata la parodia dell’evento che avrebbe dovuto raccontare. Alla guida del racconto il direttore di RaiSport Paolo Petrecca, protagonista di una sequenza di errori e gaffe culminate con lo scambio tra lo Stadio Olimpico e San Siro, tra Matilda De Angelis e Mariah Carey e quello tra la presidente del Cio e la figlia di Mattarella, momento che riassume perfettamente il livello di preparazione mostrato in diretta». Insomma, per i cinque stelle la prima medaglia d’oro di questi giochi diffusi va proprio a Petrecca. Specialità? «Sciatteria televisiva». «Come tutti sanno in azienda, sarebbe bastato non prepensionare Franco Bragagna per avere un commento all’altezza dello spettacolo», continuano i 5s. «In un’Olimpiade organizzata in casa, il servizio pubblico riesce nell’impresa di essere l’anello più debole dello spettacolo. D’altronde Petrecca non è nuovo alle polemiche ed è stato destinatario di proteste prima dalla relazione di RaiNews e poi proprio da quella di RaiSport. In un Paese normale si sarebbe già dimesso, purtroppo invece Giampaolo Rossi continuerà a difendere Petrecca demolendo la reputazione della Rai. Quand’è che questo amministratore delegato deciderà di assumersi la responsabilità dei suoi errori? L’amichettismo è lo strumento per dimostrare che il privato sia meglio del pubblico. Noi la pensiamo diversamente, che il servizio pubblico, la principale azienda culturale del Paese, vada affidato ai migliori».
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).
Usigrai: «Petrecca ci metta la faccia fino in fondo»
Un’indignazione condivisa da Usigrai. «L’importante è partecipare, ma fino a un certo punto. Petrecca e vertici aziendali sono responsabili della figuraccia Rai alla cerimonia di apertura dei Giochi», commentano il sindacato, il CdR e il fiduciario di Milano di RaiSport. «Ai vertici dell’azienda non sarà sfuggita l’impressione generale offerta dalla telecronaca della cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina. Autoassegnarsi un incarico e poi rivelarsi completamente inadatti a portarlo a termine è solo l’ultima fallimentare iniziativa di un Direttore sfiduciato dalla sua precedente testata e, nonostante questo, premiato dalla Rai in vista dell’importantissimo appuntamento olimpico affidandogli la guida di RaiSport, dove è stato sfiduciato altre due volte» si legge nella nota. Insomma il motto “l’importante è partecipare”, secondo l’Usigrai, non può valere per chi «invece di premiare il merito, con la sua iniziativa ha causato una bruciante sconfitta per l’immagine del Servizio Pubblico e di chi ci lavora. I vertici aziendali, che da tempo continuano a difenderlo nonostante le ripetute mobilitazioni delle redazioni, sono consapevoli dei danni causati alla reputazione della Rai da questa iniziativa? Alla vigilia della cerimonia di apertura dei Giochi, a fronte dei dubbi del Cdr per la sua auto assegnazione dell’incarico di telecronista, Petrecca ha risposto ‘io ci metto sempre la faccia’. Sarebbe ora di farlo fino in fondo».
«Abbiamo riconosciuto Paola Egonu»: le gaffe di Petrecca
Ma vediamo l’elenco parziale degli strafalcioni inanellati da Petrecca & Co durante la cerimonia di apertura.
Calma olimpica. «Buonasera dallo Stadio Olimpico». Tecnicamente anche la pagina ufficiale dei Giochi definisce il Meazza «San Siro Olympic Stadium», ma detta così pareva l’Olimpico di Roma. Per dovere di cronaca, “Stadio Olimpico” era già stato usato dalla TgR nell’edizione delle 19 e 30.
dal profilo Instagram Milano Cortina.
Scambi di persona. «Ecco Mariah Carey», mentre la telecamera inquadra Matilda De Angelis. «Inquadrati ora Sergio Mattarella con la figlia», ma l’obiettivo è su Kirsty Conventry, presidente del Cio.
Indovina il tedoforo. Uno degli ultimi passaggi della fiaccola olimpica a San Siro è stato affidato ai campioni del volley tra cui la capitana della nazionale femminile Anna Danesi e il capitano della maschile Simone Giannelli. Entrambi campioni del mondo in carica. Ma l’unica a essere riconosciuta (e a malapena: «Abbiamo riconosciuto …») è Paola Egonu mentre Danesi e Giannelli sono liquidati con «alcuni tedofori».
Il passaggio della fiaccola a Simone Giannelli.
Sul palco anche i non citati Carlotta Cambi, Simone Anzani e Luca Porro. E per fortuna che Petrecca dirige RaiSport. Giannelli ha reagito con ironia: «Grazie ai telecronisti, solo Paola Egonu è famosa. Ma non prendiamocela… è stato bello lo stesso», ha commentato sotto un post Instagram. Non per essere esterofili a tutti i costi ma la telecronaca della Bbc ha nominato correttamente tutti e sei i nostri campioni.
Il commento di Simone Giannelli.
Figli delle stelle. Toccante l’omaggio durante la cerimonia a Margherita Hack con Samantha Cristoforetti. L’astrofisica «ci sta guardando», il commento. Una cosa è certa: la signora delle stelle si è sempre dichiarata atea e non le avrebbe fatto piacere essere evocata sotto forma di spirito immortale o angelo. Forse invece le avrebbe strappato una risata la somiglianza che molti commentatori hanno con il “mascherone’ di Gioacchino Rossini. Del resto Puccini pareva Massimo D’Alema e Verdi Beppe Vessicchio.
Battute cringe. Restando ai su citati mascheroni, non è sfuggita la freddura cringe: «Se Puccini si fosse chiamato Bianchini avremmo avuto Rossini, Bianchini e Verdi a rappresentare i colori della nostra bandiera». Nemmeno all’asilo.
Ghali e dispari. Qui non si tratta di gaffe o di errore, ma di una scelta editoriale. Durante la performance di Ghali su Promemoria di Gianni Rodari, il rapper (che aveva animato le polemiche della vigilia), non solo non è stato citato ma nemmeno inquadrato a dovere (a differenza di Sabrina Impacciatore, incensata come star internazionale ma a detta di molti assolutamente fuori luogo nel musical revival dei Giochi che furono).
La performance di Ghali (Ansa).
Logorrea: Petrecca ha ben pensato di parlare pure sopra l’esibizione di Andrea Bocelli. Mentre Fabio Genovesi, suo compagno di sventura, raccontava dei suoi problemi cervicali. Lo stesso è accaduto per il delizioso momento di Brenda Lodigiani. Un bel tacer…
Bloccato sui social a seguito dopo la causa intentata da Mediaset e impossibilitato a fare ospitate nei locali visti i problemi legati a cui andrebbero incontro i gestori, Fabrizio Corona tenta ora la strada del palcoscenico: su Ticketone sono infatti partite le prevendite di Falsissimo a Teatro (sottotitolo “Scacco matto al potere dei media”). Cinque le date di maggio già messe in cartellone: Milano il 7 maggio (all’Eco Teatro), Catania il 14, Napoli il 21, Roma il 22 e Padova il 23, con biglietti che vanno da 30 a 45 euro. «Nel 2026 Falsissimo sale sul palco. Fabrizio Corona porterà in scena un racconto senza filtri. Potere mediatico, informazione, gossip, intoccabili. Falsissimo espone ciò che resta nascosto. Disturba. Divide. Ma rimane. La libertà di parola non si chiede. Si esercita», si legge nella descrizione dell’evento.
Il 3 febbraio gli account ufficiali di Corona su Instagram, Facebook e YouTube sono stati rimossi dopo una serie di diffide dell’ufficio legale di Mediaset, che ha segnalato violazioni riguardanti il copyright, contenuti diffamatori e messaggi di odio diffusi tramite il format Falsissimo. Sui social sono poi ricomparsi nuovi profili riconducibili a Corona, poi chiusi di nuovo a seguito di altre segnalazioni. Per quanto riguarda le ospitate nei locali, Mediaset ha invitato i gestori «a presidiare adeguatamente i contenuti contumeliosi oggetto di diffusione da parte degli ospiti, diretti nei confronti delle Società, dei loro manager, dei soci e dei volti più rappresentativi, proprio al fine di evitare di concorrere nelle predette condotte quali organizzatori e promotori dei citati eventi». Insomma, a vietare qualsiasi critica a Mediaset, ai suoi manager e ai suoi programmi durante gli eventi con Corona.
Acceso botta e risposta tra Matteo Salvini e Lilli Gruber a Otto e mezzo. Durante la puntata del 5 febbraio 2026, i due si sono scontrati sulla puntualità dei treni, con il ministro dei Trasporti che ha sciorinato l’indice di puntualità del 2024-2025, intorno al 90 per cento, e la giornalista che gli ha fatto notare come, nella quotidianità, gli italiani debbano fare i conti con «ritardi spaventosi». «Sarà sfortunata, mi spiace per lei» la chiosa del leader leghista. Ma vediamo le tappe dello scontro.
Gruber a Salvini: «Chieda scusa agli italiani che hanno ritardi spaventosi»
«Lei ha trovato uno più a destra e filo-russo di lei ed è Vannacci», ha esordito Gruber. «Io non sono filo-russo, sono filo-pace», ha risposto Salvini. «Senta, filo-pace, lei quindi vuole tornare al ministero degli Interni?». «No, io sto benissimo a occuparmi di casa perché stiamo per sistemare 60 mila case popolari». La giornalista insorge: «Ma lei deve occuparsi di treni, ministro». La replica: «Al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ci occupiamo anche di casa». Salvini ha quindi mostrato l’indice di puntualità dei treni regionali nel 2024/2025, al 90 per cento. A sua volta, Gruber ha sventolato un foglio con i dati di Trenitalia evidenziati in giallo: «Sì, vada a spiegarlo agli italiani che viaggiano sui treni. Guardi qua che bei dati ho io. Ha un’occasione straordinaria. Vuole chiedere scusa ai tanti italiani che viaggiano su questi treni, che hanno ritardi spaventosi? Sarebbe carino se lei chiedesse scusa, perché quando succede l’apocalisse, lei si occupa di altro».
Matteo Salvini: "Io sto benissimo ad occuparmi di casa, perché stiamo per sistemare 60mila case popolari"
Lilli Gruber: "Non di casa, Lei deve occuparsi di treni, Ministro. I treni e il ritardo dei treni, non di casa" #ottoemezzopic.twitter.com/t8NNFeYNtZ
Salvini insiste: «È il mio lavoro, saprò quello di cui sto parlando?»
Il vicepremier ha risposto snocciolando numeri: «Ci sono 1.300 cantieri aperti sulla rete ferroviaria italiana perché chi c’era prima di me non ce l’aveva come priorità. C’è il massimo dei treni circolanti, 10 mila al giorno, c’è il massimo dei passeggeri circolanti, la puntualità sta crescendo tanto che l’anno scorso è arrivata al 90 per cento. C’è il 10 per cento di treni in ritardo? Sì, me ne dolgo e me ne pento». «Tutti noi prendiamo i treni e tutti noi ogni volta abbiamo ritardi, 9 volte e mezzo su 10», ha risposto Gruber. «Sarà sfortunata lei», ha detto Salvini, «però da un giornalista mi aspetto precisione e numeri, non 9 volte e mezzo in ritardo su 10. Mi faccia vedere i suoi dati. È il mio lavoro, saprò di quello che sto parlando? Il tasso di puntualità dei treni nel 2025 è 90,1 per cento. Mi smentisce?». Quando Gruber ha provato a riportare il confronto sul caso Vannacci, il ministro ha commentato: «Ma io stavo bene sui treni». «Meglio che vada via dai treni», ha ribattuto lei. «Un milione e mezzo di persone al giorno prende il treno. Lei sarà sfortunata, mi spiace per lei», ha insistito Salvini. «Evidentemente ci saranno ritardi dei treni solo per quelli di sinistra».