La Sapienza al primo posto nel mondo per Lettere classiche

AGI - L'Università La Sapienza di Roma mantiene il primo posto mondiale in Lettere classiche e Storia antica per il sesto anno consecutivo. È quanto emerge dalla sedicesima edizione annuale della classifica QS World University Rankings by Subject, pubblicata oggi da QS Quacquarelli Symonds, società di analisi globale della formazione universitaria globale.

La classifica analizza in modo indipendente oltre 21.000 programmi accademici in più di 1.900 università in oltre 100 paesi, coprendo 55 discipline e cinque grandi aree di studio (Arti e scienze umane, Ingegneria e tecnologie, Scienze della vita e medicina, Scienze naturali, Scienze sociali, economiche e manageriali).

Un totale di 60 atenei italiani (rispetto ai 56 del 2025) compaiono 769 volte nella classifica di quest'anno di cui 671 voci nelle singole discipline e 98 nelle cinque grandi aree di studi. L'Italia è il settimo paese più rappresentato per numero di università classificate. Di tutte le voci cumulative, il 28% ha registrato un miglioramento, il 35% è rimasto invariato e il 24% ha subito un calo, mentre 97 sono nuove voci, con un miglioramento netto del 4% rispetto all'anno precedente.

Le università italiane nelle classifiche mondiali

Le università italiane si sono aggiudicate 163 posizioni nella top 100 mondiale nelle 55 classifiche per disciplina e nelle cinque grandi aree di studio. L'Italia si colloca al terzo posto tra i paesi dell'Ue per numero di università classificate, dietro alla Francia (93) e alla Germania (72), ma al secondo posto per numero totale di voci, superata solo dalla Germania. Inoltre, è uno dei tre paesi dell'Ue a vantare una voce classificata al primo posto mondiale, insieme alla Svezia e ai Paesi Bassi, che guidano la classifica con due voci; e poi si colloca al secondo posto tra i paesi dell'Ue sia per le voci nella top 10 che nella top 20, superata solo dai Paesi Bassi. Il nostro Paese registra il terzo miglioramento su base annua più elevato (7%) tra i paesi dell'Ue con almeno 50 voci, a pari merito con la Repubblica Ceca. Solo il Portogallo (14%) e la Polonia (11%) mostrano un miglioramento netto più marcato. I risultati del 2026, viene sottolineato, confermano la solidità del posizionamento internazionale dell'università italiana, mettendo in evidenza un sistema capace di coniugare ampiezza della presenza disciplinare e risultati di eccellenza ai massimi livelli globali. Ne emerge il profilo di un ecosistema accademico articolato, competitivo e riconoscibile, nel quale la forza complessiva del Paese si misura tanto nella diffusione della sua presenza quanto nella qualità dei suoi vertici. Sul piano istituzionale, l'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna si colloca al primo posto in Italia per numero complessivo di posizionamenti, con 50 presenze, il dato più elevato a livello nazionale. L'Università La Sapienza di Roma consegue invece il risultato individuale di maggior rilievo, assicurando all'Italia l'unico primo posto mondiale in Lettere classiche e Storia antica, confermato per il sesto anno consecutivo.

Le università italiane più rappresentate

La visibilità internazionale dell'Italia nelle diverse discipline è sostenuta in misura prevalente dai grandi atenei pubblici generalisti, che continuano a rappresentare l'ossatura del sistema universitario nazionale. Bologna guida il Paese con 50 voci, seguita da Sapienza con 46 e dall'Università di Padova con 40. Seguono l'Università degli Studi di Milano con 38, l'Università degli Studi di Firenze con 34, l'Università degli Studi di Napoli Federico II con 31, l'Università degli Studi di Pisa con 30 e l'Università degli Studi di Torino con 29. Il Politecnico di Milano, pur caratterizzato da un orientamento più marcatamente specialistico, registra 26 presenze, confermandosi tra i principali contributori italiani.

La proiezione internazionale dell'Italia

Questo quadro restituisce con chiarezza la cifra distintiva della proiezione internazionale dell'Italia: non un sistema fondato esclusivamente su poche eccellenze isolate, ma una presenza ampia, distribuita e strutturalmente radicata in una pluralità di ambiti disciplinari.

Eccellenze disciplinari e atenei di punta

La medicina è l'area disciplinare più rappresentata, con 38 atenei italiani classificati, in aumento rispetto ai 33 del 2025. Seguono scienze biologiche (31), fisica e astronomia (27), informatica e sistemi informativi (26). Nelle discipline umanistiche, le lettere classiche e la storia antica e l'archeologia due delle materie di punta dell'Italia a livello globale contano 16 atenei ciascuna, guidate in entrambi i casi dalla Sapienza. L'Architettura/Ambiente Costruito è guidata dal Politecnico di Milano al 6° posto a livello globale, il miglior piazzamento individuale nel Paese per l'architettura. L'Università Bocconi continua a guidare l'Italia nelle discipline economiche, classificandosi al 9° posto in Marketing e al 10° in Economia e Management. L'Università Luiss è al primo posto in Italia in Scienze Politiche e Studi Internazionali, al 23° posto. L'Istituto Universitario Europeo contribuisce con cinque voci nella top 100 nelle materie di scienze sociali, riflettendo il suo profilo internazionale e di specializzazione. Nel campo emergente della scienza dei dati e dell'intelligenza artificiale, l'Italia è passata da tre atenei classificate nel 2025 a sette nel 2026, con il Politecnico di Milano in testa a livello nazionale al 32° posto.

Direttore d’orchestra citato negli Epstein Files: il Teatro Massimo di Palermo gli toglie l’Aida

Il Teatro Massimo di Palermo ha deciso di interrompere la collaborazione con il direttore d’orchestra francese Frédéric Chaslin, che avrebbe dovuto dirigere l’Aida a maggio. Il motivo? La presenza del suo nome negli Epstein Files. Com’è emerso dai documenti relativi alle indagini sul finanziere, nel 2013 Chaslin suggerì a Epstein la conoscente Frederika Finkelstein come traduttrice per visitare l’Opera di Parigi e la Reggia di Versailles. L’incaricò poi non si concretizzò. Ma tanto è bastato per generare malumori all’interno del Teatro Massimo, fino a rendere impossibile la collaborazione.

La notizia del contatto con Epstein ha cambiato il clima

La notizia del contatto Chaslin-Epstein, che ha cambiato il clima all’interno dell’orchestra, è arrivata a febbraio: poco prima del ritorno a Palermo del maestro francese, chiamato a dirigere un concerto su Beethoven. Ritorno, già, perché Chaslin già nel 2025 sempre al Massimo aveva diretto un Faust, facendosi apprezzare a tal punto che l’orchestra lo aveva indicato come un candidato al ruolo – tuttora vacante – di direttore musicale del teatro.

La decisione di interrompere la collaborazione con Chaslin

Percependo un clima teso, Chaslin aveva provato ad affrontare apertamente la questione durante le prove dello spettacolo su Beethoven, chiedendo all’orchestra se avesse qualche domanda da fargli. Che non era arrivata. Il disagio, emerso nelle chat sindacali ed espresso soprattutto dalle musiciste, era però rimasto. E successivamente è stato portato all’attenzione del direttore artistico Alvise Casellati, al quale gli orchestrali hanno spiegato di avere difficoltà nel portare avanti un’opera complessa come Aida in un contesto poco sereno. Da qui la decisione, senza un contratto già formalizzato, di interrompere la collaborazione con Chaslin.

Le email scambiate da Chaslin col sovrintendente Betta

Chaslin, che ha diffuso il contento di alcune email scambiate col sovrintendente Marco Betta, attraverso il suo legale ha sottolineato di non essere mai stato oggetto di indagini o denunce, spiegando che il rapporto con Epstein, nato nell’ambito del Santa Fe Opera e datato 2012, era limitato a un’ipotesi di mecenatismo, senza alcun compenso. Il maestro francese ha inoltre lamentato un danno economico: fidandosi della parola data, ha infatti anticipato di tasca propria 4.200 euro per l’alloggio a Palermo e 1.000 euro per i voli. «Ho sempre sentito dire che l’onore è un valore fondamentale in Sicilia. Confido dunque che esso possa guidare ancora le decisioni presenti», ha scritto Chaslin a Betta. Ma il passo indietro sembra davvero improbabile.

Droni russi negli spazi aerei di Lettonia ed Estonia: colpita una centrale elettrica

Un drone proveniente da territorio russo è entrato nello spazio aereo della Lettonia. A individuarlo è stata l’aeronautica militare. Un altro drone, sempre proveniente dalla Russia, è entrato in Estonia, colpendo una ciminiera della centrale elettrica di Auvere a Ida-Viru. Il governo estone ha annunciato una riunione straordinaria per discutere della sicurezza nazionale. L’azienda elettrica Enefit Power ha affermato che la centrale non ha subito danni e che l’incidente non avrà un impatto significativo sul sistema elettrico estone. «Questi sono gli effetti della guerra di aggressione su vasta scala condotta dalla Russia. Possiamo presumere che assisteremo ad altri incidenti di questo tipo», ha affermato Margo Palloson, direttore generale dell’Iss, il servizio di Sicurezza Interna dell’Estonia.

Studente di 13 anni accoltella un’insegnante mentre è in diretta su Telegram

AGI - Chiara Mocchi, docente di francese di 57 anni, è ricoverata in gravi condizioni presso l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dopo essere stata aggredita e colpita con un grosso coltello al collo e all'addome, intorno alle 7:45, davanti all'Istituto comprensivo 'Leonardo da Vinci' di via Damiano Chiesa a Trescore Balneario, nel Bergamasco.

Secondo le prime ricostruzioni, l'autore del ferimento è uno studente di 13 anni della scuola. Il ragazzino indossava una maglietta con la scritta 'Vendetta' e pantaloni militari quando è stato bloccato dai carabinieri. L'aggressione si è consumata nell'orario di ingresso, nei corridoi dell'istituto, sotto gli occhi di studenti e personale scolastico. Ed è stato un insegnante a immobilizzare, assieme a due collaboratori scolastici, il giovane aggressore. 

Data la gravità delle lesioni riportate, i sanitari del 118 hanno disposto il trasferimento d'urgenza della vittima tramite l'intervento dell'elisoccorso. Mocchi è stata sottoposta a un intervento chirurgico. Ora si trova in terapia intensiva. La prognosi è riservata.

Le indagini

Sul luogo dell'evento sono intervenuti tempestivamente i carabinieri, che hanno isolato l'area per effettuare i rilievi scientifici necessari. Le lezioni al momento sono sospese. Gli inquirenti sono attualmente al lavoro per ricostruire l'esatta dinamica del ferimento e accertare le motivazioni del gesto. Al momento, l'indiziato è a disposizione della procura per i minorenni di Brescia per gli accertamenti di rito.

Stando a quanto emerge dalle prime indagini, il 13enne aveva avviato una diretta su Telegram al momento di aggredire la professoressa. Gli investigatori hanno eseguito delle perquisizioni nelle abitazioni dei genitori del giovane, che sono separati. In una di queste sarebbero stati trovati prodotti chimici in modalità sospette. L'ipotesi è che il ragazzino avrebbe potuto fabbricare dei piccoli ordigni esplosivi. 

Valditara: "La docente non è in pericolo di vita"

"Ho parlato con l'ospedale di Bergamo: l'insegnante non è fortunatamente in pericolo di vita". Lo dichiara il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in una nota.

Salvini, "il prima possibile la norma che vieta il porto di coltelli"

"L'accoltellatore ha 13 anni. La professoressa è in codice rosso. Preghiamo perchè questa vicenda finisca in modo meno drammatico di come e' cominciata. E spero che la norma che vieta il porto del coltello per tutti venga approvata prima possibile", ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. "Se accade questo, evidentemente sei già uscito con il coltello da casa e ci hai pensato la notte", ha aggiunto.
 

L’Iran prende in giro Trump: «Gli Usa stanno negoziando con se stessi»

«Gli Stati Uniti stanno negoziando con se stessi». Così un portavoce militare iraniano, citato dai media statali, ha commentato le parole di Donald Trump secondo cui Teheran vorrebbe raggiungere un’intesa per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Di fatto, sono stati derisi i tentativi della Casa Bianca di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco: l’Amministrazione Trump ha appena inviato all’Iran, tramite il Pakistan, un piano in 15 punti. Secondo il tycoon l’intesa sarebbe stata trovata. Ma, appunto, l’Iran smentisce.

L’Iran prende in giro Trump: «Gli Usa stanno negoziando con se stessi»
Donald Trump (Ansa).

Il messaggio del portavoce militare iraniano

«Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo», ha dichiarato il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari in un video preregistrato trasmesso dalla televisione di Stato: «I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi? La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai».

Braccio di ferro Meloni-Santanchè: pressing della premier per le dimissioni della ministra

È un pressing sempre più serrato quello che si registra ai piani alti di Palazzo Chigi su Daniela Santanchè. Dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi – rispettivamente sottosegretario e capo di gabinetto del ministero della Giustizia – per cui la premier Meloni ha espresso apprezzamento, ora gli occhi sono puntati sulla ministra del Turismo, a cui la presidente del Consiglio ha espressamente e pubblicamente chiesto di fare un analogo passo indietro in una nota. L’obiettivo di Meloni è quello di chiudere i dossier interni che riguardano esponenti coinvolti in vicende giudiziarie.

La richiesta di dimissioni respinta dalla ministra

Secondo quanto filtra, prima della nota di Palazzo Chigi sarebbe stato recapitato un messaggio a Santanché sulla necessità di un suo passo indietro (non è chiaro se direttamente dalla premier o dai suoi emissari). Ma la risposta sarebbe stata negativa. Di qui la decisione di diffondere un comunicato di fuoco per chiedere pubblicamente di farsi da parte. Una mossa giudicata “insolita” negli stessi ambienti parlamentari.

Italia Viva presenterà una mozione di sfiducia

Qualora la ministra non si dimetterà, Italia viva presenterà una mozione di sfiducia. L’ha annunciato la presidente dei deputati del partito Maria Elena Boschi: «Daniela Santanchè ha perso la fiducia della premier. Ci pare evidente che debba dimettersi». Gli ha fatto eco il vicepresidente di Iv Enrico Borghi: Siamo davanti a un fatto politico di evidente rilevanza. La presidente del Consiglio intende disfarsi della sua ministra del Turismo, che resiste e rimanda al mittente la richiesta. Al punto tale che Meloni è costretta a chiederglielo via comunicato ufficiale. A questo punto delle due l’una: o Santanchè si dimette nelle prossime ore, o Giorgia Meloni è costretta a ricorrere alla mozione di sfiducia individuale. In ogni caso, dopo questa giornata il governo è a pezzi».

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo

Mentre i resti del governo cercano ancora di capire cosa sia successo con l’ultimo referendum, nel quartier generale del campo largo l’aria è diventata improvvisamente frizzantina, per alcuni addirittura irrespirabile. Non è solo il profumo della vittoria, ma quello, ben più pungente, della competizione interna.

Il leader M5s cavalca i sondaggi e lancia la sfida ai dem

Giuseppe Conte, l’uomo che un tempo guardava alle primarie del Pd come a un reperto archeologico della Prima Repubblica, ha deciso di rispolverare il gazebo e ha deciso di farlo non appena si sono chiuse le urne. L’ex avvocato del Popolo, forte della vittoria del No che ha prontamente rivendicato, ha spiazzato tutti. Dopo anni passati a spiegare che il Movimento 5 stelle non è un partito tradizionale e che le primarie sono roba da apparati polverosi, Conte ha improvvisamente trovato una passione travolgente per la consultazione popolare. Il motivo? Semplice: i sondaggi gli sorridono e l’idea di strappare la leadership a Elly Schlein sotto il naso dei suoi stessi elettori è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Conte ha posto però le sue condizioni: niente «primarie di apparato», ma consultazioni aperte e trasparenti.

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Un’idea che piace anche a Matteo Renzi. «L’opposizione deve fare le primarie, non ci sono alternative», ha detto il leader di Iv al Foglio. «Siamo stati i primi a proporle. Le primarie sono un elemento identificativo della storia del centrosinistra, sono una grande scommessa culturale. Conte fa bene a rilanciarle e crederci, come pure Elly Schlein. Noi iniziamo con le primarie delle idee, insieme a un gruppo di amministratori e professori, di volontari e giovani. La priorità, oggi, è confrontarci sulle proposte a fronte di un governo che in quattro anni ha brillato per immobilismo».

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

L’apertura di Conte agita il Nazareno

Al Nazareno, la notizia è stata accolta con l’entusiasmo che si riserva a un parente molesto che si autoinvita a Natale. Elly Schlein, testardamente unitaria e maestra nell’arte della resistenza sorridente, si trova davanti a un bel rebus. «Discuteremo di tutto: modalità, tempi», ha sottolineato la segretaria dem, «ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile». Il rischio però è di trovarsi Conte che le spiega come si fa opposizione direttamente dal suo ufficio. O da ogni salotto televisivo. Le reazioni interne al Pd sono un mix di panico e rassegnazione e i mal di pancia non si contano. Primi fra tutti i riformisti che non si arrendono all’idea di un’alleanza con l’ex premier, percepito come un nemico.

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Per Salis le primarie «fanno male alla coalizione»

Nel Pd sono in molti a non trattenere l’irritazione della fuga in avanti di Conte dopo l’annuncio e la tradizionale foto di gruppo durante la manifestazione post referendum. Il timore è che – dicono fonti interne – le primarie si trasformino in una resa dei conti a cui pochi dicono di essere pronti. E poi c’è la sindaca di Genova Silvia Salis che le ha bocciate senza appello. «Sono sbagliate e fanno male alla coalizione» ha sentenziato, perché «costringono a contrapporre due o più soggetti politici che in realtà fanno parte della stessa alleanza, creando un periodo in cui fai campagna elettorale contro chi poi dovrebbe sostenere il tuo governo». Intanto il primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi, dato tra i possibili federatori del centrosinistra, si è già sfilato: «Non ci penso assolutamente a candidarmi. Posso dare il mio contributo al progetto, questo sì, ma senza candidarmi alle primarie».

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Fratoianni e Bonelli spiazzati

Spiazzati anche gli altri alleati del campo largo, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Per loro, le primarie non sono esattamente in cima alla lista dei desideri, preferiscono parlare di salario minimo e clima. «Alle ragazze e ai ragazzi che hanno votato al referendum», ha detto Fratoianni, «non interessano le primarie. Mi pare che questi ragazzi e queste ragazze ci chiedano: “Ma voi che proposte avete per cambiare la nostra vita?”». Tuttavia, sanno bene che quando i due “pesi massimi” iniziano a litigare, ai piccoli alleati tocca fare da arbitri o, peggio, da spettatori.

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Elly Schlein e Roberto Gualtieri festeggiano la vittoria del No (Imagoeconomica).

La grande scommessa del campo largo

In attesa di capire se queste primarie si faranno davvero o se finiranno nel dimenticatoio delle grandi intuizioni politiche mai realizzate, una cosa è certa: Conte ha dimostrato ancora una volta di saper manovrare il timone con la destrezza di un capitano di lungo corso. Resta da vedere se il campo largo riuscirà a diventare una vera coalizione e a catalizzare quei 15 milioni di elettori che hanno detto No al governo Meloni prima che alla riforma della giustizia, o se rimarrà un set cinematografico dove ognuno cerca di rubare l’inquadratura all’altro.

Madri per la pace a Roma: israeliane e palestinesi insieme

AGI - Dall'Ara Pacis al Pincio: madri palestinesi e israeliane hanno camminato unite, alcune a piedi scalzi, per chiedere la pace. Madri che uniscono le loro voci nella Barefoot Walk: Mothers' Call for Peace, iniziativa che si concretizza in appelli per chiedere la fine della violenza e la tutela dei bambini colpiti dal conflitto. Sotto il cielo di Roma, con qualche goccia di pioggia, Reem Al Hajajreh e Yael Admi, candidate al Nobel per la pace, hanno attraversato questo tratto di città a piedi nudi guidando un corteo, nel segno di un gesto potente per sensibilizzare l'opinione pubblicaDialogo e speranza sono i due elementi guida dell'iniziativa perché queste madri vogliono lanciare un messaggio forte e chiaro: i bambini hanno diritto a futuro, alla sicurezza, alla dignità, alla pace. E le madri, ma più in generale, le donne, devono essere incluse nei processi decisionali per la pace.

Barefoot Walk: Mothers' Call for Peace, è un'iniziativa che supera le frontiere fisiche per promuovere un'azione globale mirata a sollecitare i leader mondiali a porre fine al conflitto israelo-palestinese e ad ammettere le donne al tavolo dei negoziati per la pace. Il movimento, che riunisce decine di migliaia di donne e madri dei due paesi, è guidato dalla palestinese Reem Al-Hajajreh di Women of the Sun e dall'israeliana Yael Admi di Women Wage Peace.

L'appello delle madri per la pace

"Per generazioni - hanno spiegato - le nostre comunità sono state lacerate da violenza e paura. Mentre le guerre continuano, le voci di chi paga il prezzo più alto - madri e donne - vengono sistematicamente ignorate ed escluse dalle stanze dove si decide anche il loro futuro e quello dei loro figli. Oggi diciamo basta, tutto questo deve finire. I nostri figli meritano scelte migliori che uccidere o essere uccisi. Da anni, e non senza rischi, siamo impegnate a costruire legami tra i nostri popoli perché il dialogo è l'unico modo per costruire una pace giusta e duratura. Questo obiettivo non è solo possibile: è essenziale per la sopravvivenza delle nostre comunità".

Azioni e richieste del movimento

La camminata a Roma segna l'inizio di una serie di azioni di solidarietà e incontriMothers' Call chiede la fine immediata e definitiva della violenza e l'inclusione delle donne nei negoziati per la pace, nel rispetto della Risoluzione 1325 (nota come 'Agenda Donne, Pace e Sicurezza) approvata 25 anni fa dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. A concludere la marcia, un'esecuzione a cappella della nota cantautrice e attivista Milck, che, con un suo brano originale, ha dato voce al desiderio universale di tutte madri che i loro figli possano crescere al sicuro, sentendosi supportati e liberi dalla paura. "Ho scritto una canzone apposita - ha detto l'artista all'AGI - Qui verrà lanciato un appello, un invito alla pace. Credo che per costruire la pace si debbano costruire ponti. E che le donne sono le prime in grado di farlo e quindi bisogna mettere insieme tutte le donne, le madri, le famiglie. D loro può partire la costruzione di ponti di pace".

Il sostegno di Vital Voices e le future iniziative

L'iniziativa è supportata da Vital Voices, organizzazione internazionale non governativa che da oltre trent'anni promuove la leadership femminile a livello globale. Alyse Nelson, Presidente e CEO di Vital Voices, ha detto che: "Vital Voices è orgogliosa di sostenere l'iniziativa Barefoot Walk: Mothers' Call for Peace, un movimento che abbatte confini e divisioni per unirsi di fronte al dolore provocato da conflitti e violenza e che coraggiosamente invoca nuove strade per garantire una pace vera e duratura". Nei prossimi mesi, numerose Barefoot Walk si svolgeranno in città di tutto il mondo e il movimento Mothers' Call invita tutte le donne a partecipare. Organizzate strategicamente in concomitanza con i principali vertici internazionali, tra cui il G7 in Francia a giugno, queste iniziative porteranno un messaggio diretto ai leader mondiali: i negoziati di pace devono proseguire e devono includere le donne.

Mense da incubo in Campania. Blitz dei Nas in ospedali e rsa

AGI - Le mense sanitarie in Campania coperte di muffe, sporche e inadeguate. Non tutte, ma quasi tra quelle finite nel mirino dei Na. È un quadro di diffuse criticità igienico-sanitarie quello emerso dall'ultima operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Salerno. Tra i mesi di febbraio e marzo, i militari hanno setacciato le mense di ospedali pubblici, case di cura private e Residenze Sanitarie Assistite (RSA) nelle province di Salerno, Avellino e Benevento. I numeri delineano un’emergenza strutturale: su 22 strutture ispezionate, ben 18 sono risultate non conformi, con un tasso di irregolarità che sfiora l'82%.

Il bilancio complessivo dell'operazione ha portato all'elevazione di sanzioni amministrative per un importo di circa 26.000 euro. Le violazioni spaziano dalla totale assenza di autorizzazioni a gravi carenze nella conservazione e somministrazione dei pasti per i degenti.

Focus sulla provincia di Salerno: cariche batteriche e muffe

Nel Salernitano si registrano le situazioni più eterogenee. Nell'Agro Nocerino-Sarnese, i rilievi tecnici hanno confermato rischi concreti per la salute: le analisi di laboratorio hanno rivelato una "carica batterica non soddisfacente sui vassoi", criticità che ha imposto l’immediata revisione dei protocolli di sanificazione.

Nella Piana del Sele, le sanzioni hanno raggiunto i 3.000 euro a causa di carenze igieniche reiterate, irregolarità nel trasporto dei pasti e omesso monitoraggio delle temperature. Spostandosi nel Cilento, i militari hanno riscontrato la presenza di muffe nei locali cucina e il malfunzionamento dei sistemi di aspirazione dei fumi.

Avellino: strutture prive di autorizzazioni

In Irpinia, il caso più grave riguarda una casa di cura della Valle del Sabato, risultata completamente "priva di Scia e delle autorizzazioni sanitarie per la produzione pasti". L'ispezione ha portato alla luce un contesto di gravi carenze strutturali. In altre realtà della provincia sono state contestate l'omissione delle procedure di autocontrollo (Haccp) e la presenza di materiale non pertinente allo stoccaggio alimentare in prossimità delle cucine.

Benevento: sporco incrostato e guasti tecnici

Non meno critico lo scenario nel Sannio. In un presidio ospedaliero della Valle Caudina, sono state comminate sanzioni per 4.000 euro dovute alla presenza di lavastoviglie guaste e all'assenza di spogliatoi per il personale. Nel capoluogo beneventano, i carabinieri hanno documentato situazioni di degrado visivo e strutturale, con il rinvenimento di "sporco incrostato, ragnatele e accumuli oleosi" nelle zone di confezionamento dei pasti.

Le autorità hanno confermato che molte delle non conformità meno gravi sono state risolte tempestivamente dai responsabili delle strutture a seguito delle prescrizioni impartite dai militari durante il servizio.

Delmastro, i guai con la carne e il manifesto gastro-patriottico dei serial griller di Meloni

Addio cozze pelose, ostriche e aragoste, tradizionali correlativi gastronomici del successo politico. La destra al potere detesta i molluschi in tutti i sensi, a cominciare da quello letterale. Scacciati dalla tavola i flaccidi e financo femminei frutti di mare, mandati al confino nelle cenette galeotte a lume di candela, nel piatto del sovranista italico torna trionfalmente la carne bovina, il cibo che in Occidente è più tradizionalmente connesso alla forza maschile, dai buoi sacri indebitamente macellati dai compagni di Ulisse alla tartare degli Unni, dal manzo alla Wellington (Napoleone preferiva pollo o carne ovina: poteva finire diversamente, a Waterloo?) alla bistecca alta tre dita prediletta da Tex Willer.

Delmastro, i guai con la carne e il manifesto gastro-patriottico dei serial griller di Meloni
L’ormai ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (foto Ansa).

Quel pedigree camorristico della sua socia Miriam Caroccia

È stato probabilmente l’entusiasmo nel mettere in pratica il verbo neo-carnivoro a spingere il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che alla fine si è dimesso (e con lui la capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, quella che aveva definito i giudici «plotoni di esecuzione»), a non guardare tanto per il sottile il pedigree camorristico della sua socia Miriam Caroccia, pur di aprire un ristorante che già dal nome, Bisteccheria d’Italia, è un manifesto gastro-patriottico.

Delmastro, i guai con la carne e il manifesto gastro-patriottico dei serial griller di Meloni
Foto pubblicata su TikTok da bisteccheriadabaffo con Andrea Delmastro insieme a Mauro Caroccia (foto Ansa).

Anche il braccio destro di Cirielli fa affari con una braceria

L’uomo che gode quando i detenuti soffocano non è l’unico in Fratelli d’Italia a declinare la fiamma del simbolo nel modo più sensato, e alla fin fine innocuo, e cioè per arrostire la carne. Come rivela Domani, a mettere in pratica il motto “è la costata che traccia il solco, ma è il barbecue che lo difende” è anche il neo ambasciatore in Moldavia Adamo Guarino, braccio destro del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, nonché fiero comproprietario della braceria Don Rafè, in quel di Frattamaggiore, frequentata dallo stato maggiore italofraterno nelle trasferte campane.

Delmastro, i guai con la carne e il manifesto gastro-patriottico dei serial griller di Meloni
Una card elettorale di Adamo Guarino.

Confidiamo che, con un supplemento d’indagine, la mappa dei serial griller prestati al melonismo potrebbe ampliarsi a tutta la penisola, fornendo ai buongustai filogovernativi, in vista delle vacanze di Pasqua, spunti per un itinerario in cui la passione politica si sposa a quella per le bistecche al sangue – e chi si preoccupa del colesterolo è una zecca woke.

Delmastro, i guai con la carne e il manifesto gastro-patriottico dei serial griller di Meloni
Carlo Nordio con Andrea Delmastro (foto Imagoeconomica).

FdI potrebbe ribattezzarsi con orgoglio Partito della bistecca

Se FdI volesse rilanciare la solidarietà con Delmastro e con i cultori della chianina potrebbe addirittura scegliere di ribattezzarsi con orgoglio Partito della bistecca. Ma non sarebbe il primo. Il nome è già stato usato nel 1951 da un partitino fondato a Firenze (e dove, se no?) da Corrado Tedeschi, editore della rivista Nuova Enigmistica Tascabile. Nato come Partito Nettista (da NET, le iniziali del periodico di Tedeschi), venne rinominato Partito della bistecca perché il primo punto del suo programma era fornire a ogni italiano una bistecca di 450 grammi. «Se pesa un chilo, tanto meglio», precisava Tedeschi, nell’Italia del Dopoguerra che la carne bovina la vedeva ancora col cannocchiale, «ma non meno di 450 grammi, perché altrimenti sarebbe una cotoletta, e quindi il mio partito non sarebbe più quello della bistecca».

Delmastro, i guai con la carne e il manifesto gastro-patriottico dei serial griller di Meloni
Carlo Calenda (foto Imagoeconomica).

Il resto dello strabiliante programma del Partito Nettista italiano (motto, “meglio una bistecca oggi che un impero domani”, inno a base di muggiti bovini) lo trovate su Wikipedia, ma uno spoiler è doveroso: alle elezioni del 1953 conquistò più voti di Azione di Carlo Calenda.

Per la serie “dimmi che sei trumpiano senza dirlo”

Il Partito della bistecca delmastriancirielliano non è una parodia del qualunquismo, come quello di Tedeschi, anzi. È piuttosto una risposta alla sfida “dimmi che sei trumpiano senza dirlo”. È negli States che nascono le “steakhouses”, le bisteccherie, i templi del prime rib, la costata di manzo al sangue, l’alimento più costoso e con l’impronta ecologica più pesante dell’universo. Magnificare (e magnare) bistecche come se non ci fosse un domani è una dichiarazione d’intenti: «Siamo maschi, ricchi e ce ne fottiamo della crisi climatica». Roba da laurea ad honorem all’Università di Mar-a-Lago. Curiosamente, in inglese red meat (carne rossa) significa anche “argomento succulento per polemiche e dibattiti”. Sarà questa la vera specialità della Bisteccheria (di Fratelli) d’Italia?

Delmastro, i guai con la carne e il manifesto gastro-patriottico dei serial griller di Meloni
Siamo trumpiani, evviva la carne (foto Ansa).