Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga

Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga
Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga
Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga

Dopo le comunicazioni della premier Meloni sul conflitto in Medio Oriente, i senatori del M5s hanno protestato in Aula contro la guerra, mostrando dei cappellini rossi come quelli utilizzati da Trump ma con la scritta “No alla guerra” al posto di Make America Great Again (Maga).

Il capogruppo Pirondini: «Meloni ha sempre fatto gli interessi degli Usa»

«Ogni volta che ha incontrato il presidente Trump», ha detto il capogruppo M5s Luca Pirondini rivolgendosi a Meloni, «idealmente si è messa il cappellino Maga e ha fatto sempre gli interessi degli Usa. Oggi le facciamo un regalo, un bel cappello Maga ma con scritto “No alla guerra». E ancora: «Dica a Trump che gli italiani non sono più disponibili a essere complici di Trump e Netanyahu, hanno la schiena dritta, che l’articolo 11 della Costituzione italiana dice che l’Italia ripudia la guerra. Non mettiamo in discussione l’alleanza con gli Usa ma la postura. Lei dovrebbe dire ogni tanto qualche no a Trump. Ha detto sì quando ha chiesto di acquistare le armi americane, il gas americano. E non sarà in grado di dire no a Trump quando le chiederà le basi militari. È vero ci sono accordi con gli Usa ma valgono solo nel rispetto del diritto internazionale, diversamente deve dire che le basi in Italia non le concede».

Iran, la protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga
La protesta del M5s con i cappellini rossi in stile Maga (Ansa).

Università di Brescia, il caso della ricercatrice ostacolata per ragioni politiche

Ufficialmente, i fondi erano esauriti. Ufficiosamente, non hanno voluto assegnarglieli. Dietro al bla bla burocratico sulla mancanza di risorse, al Dicatam dell’Università di Brescia, cioè il Dipartimento di Ingegneria civile, Architettura, Territorio, Ambiente e Matematica, si è consumato un altro – l’ennesimo – capitolo di una gestione dipartimentale che si potrebbe definire (quantomeno) creativa. Dopo i guai con la facoltà di Medicina, ora è scoppiato il caso di una ricercatrice di Ingegneria.

Quel ritardo che oggi appare tutt’altro che casuale

I fatti in sintesi. A dicembre 2024, mentre il rettore annunciava 12 progressioni di carriera finanziate dal Piano straordinario ministeriale e i direttori degli altri dipartimenti si affrettavano a interpellare i propri ricercatori abilitati, al Dicatam c’era il silenzio stampa. Come ha scritto nelle sue riflessioni inoltrate ai colleghi, la professoressa, unica candidata del suo settore, non è mai stata contattata ufficialmente dal direttore. È venuta a conoscenza della possibilità di ottenere il posto ad aprile 2025, dopo qualche telefonata con i colleghi. Un ritardo che oggi, a conti fatti, appare tutt’altro che casuale.

Ma come, il settore di Geotecnica non era «in sofferenza»?

Alla fine il direttore ha decretato che il settore di Geotecnica non avesse bisogno di un nuovo professore associato perché le ore di didattica erano già coperte. Peccato che al Dicatam questa “contabilità” sembri variare a seconda dell’obiettivo. Solo due anni fa, il Dipartimento chiedeva con urgenza un nuovo ricercatore proprio perché il settore era «in sofferenza».

Una scelta che sembra politica, non economica

Oggi, per negare la promozione alla ricercatrice, quella stessa sofferenza è però magicamente sparita. Per ottenere nuovi posti nel 2023, la Geologia applicata veniva conteggiata nelle necessità del settore. Per ostacolare la carriera alla prof nel 2025, due anni dopo, la Geologia è diventata un corpo estraneo da non conteggiare. Eppure promuovere la ricercatrice sarebbe costato appena 0,2 punti organico – cioè l’unità di misura utilizzata dal ministero per definire il budget assunzionale annuale delle università, basata sul costo del personale -, meno di quanto già si spende per il suo stipendio. Ma il Dipartimento ha preferito rincorrere soluzioni esterne e bandi precari. Una scelta politica, non economica.

Le risorse pubbliche non servirebbero per «sistemare situazioni personali»

La verità è emersa nelle stanze chiuse del Consiglio di luglio 2025. Nonostante i professori ordinari avessero inizialmente dato parere favorevole all’unanimità, il direttore ha scelto unilateralmente di non mettere la proposta al voto. Le parole usate, riferite e citate nelle memorie, sono all’incirca queste: le risorse pubbliche non servirebbero per «sistemare situazioni personali». I fondi sono stati dichiarati esauriti il 21 luglio, ma per la ricercatrice la porta era stata sbarrata molto prima. Tra le pieghe di un’inerzia amministrativa che ha tutto il sapore di una ritorsione professionale.

Iran, Trump: «Non è rimasto più niente da colpire, la guerra finirà presto»

La guerra in Iran «finirà presto», ha detto il presidente americano Donald Trump, perché «non è praticamente rimasto niente da colpire». In un’intervista telefonica ad Axios, il tycoon ha spiegato che c’è ancora «qualche piccola cosa qua e là» e che «la guerra finirà quando deciderò che deve finire». Il capo della Casa Bianca ha ribadito che il conflitto «sta andando alla grande». «Siamo molto in anticipo rispetto al programma. Abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile, anche nel periodo iniziale di sei settimane», ha affermato.

Teheran: «Preparatevi al petrolio a 200 dollari al barile»

Intanto l’Iran ha messo in guardia su un’impennata del prezzo del petrolio, con lo stretto di Hormuz controllato dai pasdaran. «Preparatevi un petrolio a 200 dollari al barile», ha detto il portavoce del comando unificato Khatam al Anbiya, Ebrahim Zolfaqari. Il prezzo del greggio, ha sottolineato secondo quanto riportano i media iraniani, «è legato alla sicurezza della regione che voi avete destabilizzato».

Polemiche su Gratteri per la minaccia al Foglio: «Dopo il referendum con voi faremo i conti»

Non si placano le polemiche intorno al referendum sulla giustizia. Al centro della scena c’è di nuovo il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, questa volta per l’avvertimento da lui lanciato al quotidiano Il Foglio. Interpellato dal giornale circa le sue dichiarazioni su Sal Da Vinci in una trasmissione di La7, in cui il magistrato aveva affermato che il cantante del “Per sempre sì” avrebbe in realtà votato no al referendum (falso), ha dichiarato: «Era tutto uno scherzo, ridevo con il presentatore». Incalzato dalla giornalista sul fatto che il vincitore di Sanremo ha dovuto smentire, Gratteri è arrivato alle minacce: «Senta, con voi del Foglio… Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Fatelo. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti, nel senso che tireremo una rete». Di fronte a queste parole, il quotidiano diretto da Claudio Cerasa chiederà l’intervento di Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana) e Odg (Ordine dei giornalisti) in nome dell’articolo 21 della Costituzione che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e stabilisce che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Presidente Fnsi: «Gratteri smentisca o si scusi»

Il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani, interpellato dall’Adnkronos, ha dichiarato che le affermazioni del procuratore di Napoli «non fanno onore alla sua storia, alla storia di chi ha pagato e paga in prima persona la lotta contro ogni forma di illegalità e minacce». Quindi, ha continuato, «Gratteri smentisca o si scusi per le sue parole rivolte al Foglio. Alludere a conti da fare e a non meglio precisate reti è incompatibile con la difesa della libertà di stampa. Il suo dovere di magistrato è tutelarla, non intimidirla». E ancora: «Gratteri farebbe bene a rendersi conto che queste uscite sono anche i migliori assist offerti a chi vuole delegittimare la magistratura in vista del referendum. E invece la Costituzione si difende sempre. E tutta. Tanto l’indipendenza della magistratura quanto la libertà di stampa sancita dall’articolo 21».

Segretaria generale Fnsi: «Minacce gravi che violano la Costituzione»

Gli ha fatto eco Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione: «Ho letto le parole di Gratteri al Foglio e contro il Foglio e mi hanno colpito. Non si possono accettare violazioni all’articolo 21 della Costituzione neppure dai magistrati, neppure da un professionista come Gratteri che con le sue inchieste ha alzato il velo su molte operazioni della ‘ndrangheta. È grave la minaccia. In Italia c’è una legge sulla diffamazione chiara, se uno si ritiene diffamato querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l’articolo 21 della Costituzione».

Tajani (Fi): «Atto gravissimo, inaccettabile da un magistrato»

Sul caso si è espressa anche la politica, con un coro unanime di solidarietà nei confronti del quotidiano. Così Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia: «Voglio esprimere solidarietà al quotidiano Il Foglio per le gravi minacce subite dal procuratore Gratteri. Un atto gravissimo che lede la libertà di stampa. È inaccettabile che un magistrato cerchi di censurare l’informazione, che rivolga intimidazioni, paventando ritorsioni, nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro. Un cattivo esempio, in contrasto anche con l’appello del presidente della Repubblica al rispetto dei toni e del libero pensiero».

Paita (Iv): «Parole non tollerabili e indegne di un dibattito democratico»

Anche da Italia viva è arrivata vicinanza al giornale, con la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato, che ha affermato: «Esprimo solidarietà alla redazione del Foglio. Le parole del procuratore Gratteri, denunciate dal direttore Cerasa, non sono tollerabili. “Tanto dopo il referendum con voi faremo i conti” non è una frase degna del dibattito democratico. La libera stampa è un valore da difendere».

Filini (Fdi): «Dichiarazioni imbarazzanti, preoccupati per la libertà di stampa»

Per Fratelli d’Italia si è espresso il deputato Francesco Filini, responsabile nazionale del programma: «Minacciare un giornalista soltanto perché fa il proprio lavoro è sempre grave, ma se queste minacce giungono da un magistrato di primo piano come è Nicola Gratteri la circostanza è ancora più preoccupante. Purtroppo Gratteri non è nuovo, da quando ha deciso di sostenere il No al referendum, a dichiarazioni a dir poco imbarazzanti. Non vorremmo utilizzare il frasario di chi oggi a sinistra sta con il No al referendum, ma dinanzi a questi atteggiamenti non possiamo non dirci preoccupati per la libertà di stampa».

Calenda (Az): «Gratteri fuori controllo, va sospeso»

Critiche al magistrato anche da parte del segretario di Azione Carlo Calenda: «Gratteri è chiaramente fuori controllo. Oggi minaccia Il Foglio apertamente. Un magistrato che minaccia un giornale è da sospensione immediata. Esattamente quanto un capo di gabinetto del ministero della Giustizia che insulta i magistrati. Fateci una cortesia, mettetevi da parte entrambi. E torniamo a parlare di contenuti. Bartolozzi e Gratteri». Il riferimento è alle dichiarazioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Guardasigilli, che ha invitato a votare sì al referendum per «toglierci di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione».

Picierno (Pd): «Ironia tossica e aggressiva che non fa onore alla magistratura italiana»

Questo, infine, il commento di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo del Partito democratico: «Le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri rivolte al Foglio sono gravi. Intimidire un giornale, lasciar presagire un possibile regolamento di conti giudiziario dopo il voto e ricorrere a un’ironia tossica e aggressiva non fa onore alla magistratura italiana. In una fase così delicata dovremmo invece recuperare una dimensione di confronto alta e costituente, degna della Carta costituzionale che abbiamo. Solidarietà al direttore Claudio Cerasa e tutta la redazione».

Gratteri contrattacca: «So cosa significa essere un bersaglio, sto valutando la querela»

Dopo le condanne bipartisan, Gratteri è passato al contrattacco. Raggiunto dall’Ansa ha infatti detto: «Appena avrò un po’ di tempo valuterò se agire nei confronti di quei giornali che ritengo abbiano leso la mia immagine, con querela o con citazione civile». E poi: «Se l’espressione da me utilizzata in una forma concisa (con Il Foglio, ndr) non andava bene mi dispiace. Gradirei non essere strumentalizzato ancora una volta. Perché io, tutti i giorni, da mesi, vengo minacciato di denunce, procedimenti disciplinari. Posso ipotizzare di farmi risarcire? O secondo una parte politica le regole valgono per tutti e non per me?».

Il Lazio approva all’unanimità la legge sulle agevolazioni fiscali per la cultura

AGI - Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all'unanimità la proposta di legge n. 228 del 15 ottobre 2025, che prevede agevolazioni fiscali per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico. Primo firmatario del provvedimento è Marco Bertucci, consigliere di Fratelli d'Italia e presidente della Commissione Bilancio.

Nel suo intervento in aula, Bertucci ha definito la norma "una legge dal forte valore simbolico", sottolineando l'obiettivo di tutelare paesaggiobeni culturali e ambiente, offrendo al tempo stesso ai piccoli Comuni e ai borghi strumenti concreti per attrarre contributi privati. Il consigliere ha ringraziato maggioranza e opposizione per il sostegno unanime, oltre all'assessore Righini e agli uffici regionali per il lavoro svolto.

La legge introduce un credito d'imposta Irap fino a 20mila euro per i soggetti che effettuano erogazioni liberali destinate alla promozione e valorizzazione dei beni culturali del Lazio, integrando e potenziando l'Art Bonus previsto dal DL 83/2014.

Finanziamenti e beneficiari

Per finanziare la misura sono stati stanziati 534mila euro per ciascuna annualità 2027 e 2028, oltre a 80mila euro nel 2026 per la realizzazione di una piattaforma informatica dedicata. Il beneficio è rivolto all'intero tessuto produttivo regionalesocietà di capitalicooperativesocietà di personeprofessionisti e fondazioni con sede legale o stabile organizzazione nel Lazio.

Gli interventi potranno essere promossi da enti pubblicirealtà senza scopo di lucrocooperative culturali ed enti ecclesiastici riconosciuti, valorizzando il ruolo delle comunità locali nella tutela del patrimonio diffuso.

Modalità di accesso e piattaforma digitale

La norma prevede inoltre una convenzione con l'Agenzia delle Entrate per definire modalità e procedure di accesso alle agevolazioni, e un regolamento attuativo della Giunta che disciplinerà anche la piattaforma digitale per la presentazione dei progetti e la gestione delle erogazioni.

"Obiettivo è quello di tutelare il nostro paesaggio, i nostri beni culturali, il nostro ambiente, e dare allo stesso tempo modo e maniera anche ai Comuni più piccoli, ai nostri borghi, l'attenzione di chi vuole contribuire in maniera fattiva al suo territorio. Ringrazio i colleghi consiglieri che hanno sottoscritto la proposta di legge, l'opposizione per aver compreso la valenza di questa iniziativa ed il lavoro dell'Assessore Righini e dei suoi uffici, che hanno reperito le risorse necessarie con tempestività", ha dichiarato Marco Bertucci.

Beneficiari e impatto della norma

"Abbiamo incluso tra i beneficiari l'intero tessuto produttivo regionalesocietà di capitali e cooperativesocietà di persone, società semplici e professionisti e fondazioni, tutti con sede legale o stabile organizzazione nel Lazio. Dall'altro lato, gli interventi possono essere promossi da enti pubblici e privati senza scopo di lucrocooperative culturalienti ecclesiastici riconosciuti, valorizzando in questo modo il ruolo delle realtà territoriali, spesso custodi di beni culturali diffusi e di prossimità - prosegue il consigliere regionale di Fratelli d'Italia - ritengo questa legge simbolo dell'attenzione di questa amministrazione regionale verso i suoi territori: superiamo la logica dei contributi a bando ed introduciamo un incentivo automatico, basato su criteri oggettivi e su un sistema di prenotazione digitale, mobilitiamo capitali privati per la cultura riducendo così la dipendenza dai soli fondi pubblici, rafforziamo la collaborazione pubblico-privato, contribuiamo alla rigenerazione urbana, alla tutela del paesaggio e allo sviluppo turistico e valorizziamo il ruolo delle comunità locali e degli enti culturali. La sua approvazione unanime conferma la bontà del lavoro che siamo riusciti a portare avanti".

La Russa senza freni in Senato tra insulti e commenti sprezzanti: cosa è successo

Nel giorno delle comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue, il presidente del Senato Ignazio La Russa si è reso protagonista di alcuni commenti decisamente inappropriati nei confronti di due parlamentari. «Come si chiama quel coglione che continua a urlare?», ha chiesto a microfono aperto durante l’intervento di Antonio Nicita del Partito democratico. Per poi ironizzare: «Abbiamo apprezzato il suo commento». In precedenza, dopo che aveva finito di parlare senatore Ettore Licheri, esponente del Movimento 5 stelle, La Russa aveva già commentato, prendendolo di fatto in giro: «Interventone…». E non è finita qui: poco prima della replica di Meloni, mentre parlava Raffaele Speranzon (come lui di Fratelli d’Italia), sempre a microfono aperto si è lasciato sfuggire un «porca puttana». Non esattamente parole che ci si aspetterebbe dalla seconda carica della Stato, soprattutto nell’Aula del Senato.

L’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti

Il ministro dello Sport di Teheran ha annunciato che l’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio in programma in estate negli Stati Uniti. «Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali», ha affermato Ahmad Donjamali in tv, sottolineando le «misure malvagie intraprese contro l’Iran». «Ci sono state imposte due guerre in otto o nove mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi. Non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare», ha evidenziato. Donald Trump aveva detto al presidente della Fifa Gianni Infantino che la nazionale iraniana era benvenuta a partecipare al torneo. L’Iran è inserito nel girone G che comprende anche Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, come stabilito dal sorteggio del 5 dicembre a Washington.

“Per sempre sì” ai comizi di FdI: arriva la smentita di Sal Da Vinci

A margine del conferimento della medaglia della città di Napoli al Maschio Angioino, Sal Da Vinci ha confermato di aver ricevuto una chiamata da Giorgia Meloni, smentendo però di aver parlato con la premier del possibile utilizzo di Per sempre sì, brano vincitore al Festival di Sanremo, come colonna sonora dei comizi finali di Fratelli d’Italia in vista del referendum del 22 e 23 marzo.

“Per sempre sì” ai comizi di FdI: arriva la smentita di Sal Da Vinci
Giorgia Meloni (Ansa).

Da Vinci: «Mi ha fatto i complimenti ed è finita lì»

«Mi ha chiamato per farmi i complimenti, ed è finita lì», ha detto Da Vinci. «Ho letto tante fake news, la telefonata è durata 30 secondi, aveva altre due milioni di cose più importanti da fare», ha aggiunto, parlando di «parole che volano nel web e che diventano gigantesche». E poi: «Se un giorno uno, chiunque esso sia, vuol ascoltare la mia canzone pubblicamente, lo può fare perché è stata pubblicata sulle piattaforme digitali. È un bene comune, tutti la possono condividere».

“Per sempre sì” ai comizi di FdI: arriva la smentita di Sal Da Vinci
Sal Da Vinci premiato dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi (Ansa).

LEGGI ANCHE: Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum

Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno

Ora è ufficiale: Mariarosaria Rossi, ex figura chiave del cerchio magico berlusconiano passata al partito centrista nel 2022 dopo una parentesi in Coraggio Italia di Toti e Brugnaro, torna in campo alle prossime Amministrative con Noi Moderati di Maurizio Lupi. Sarà candidata a sindaco di Santa Marinella e Santa Severa, vicino Roma. La conferma è arrivata direttamente dal leader Lupi e dai referenti regionali e provinciali Marco Di Stefano e Paolo Toppi. «Con questa scelta emerge con chiarezza la volontà di costruire una proposta politica solida e credibile per la città, capace di interpretare le aspettative dei cittadini e di offrire una guida autorevole dopo la conclusione anticipata dell’esperienza amministrativa del centrosinistra guidato da Pietro Tidei», recita il comunicato. «La candidatura di Mariarosaria Rossi rappresenta la sintesi tra esperienza politica, capacità amministrativa e profonda conoscenza delle dinamiche istituzionali: qualità ritenute fondamentali per affrontare le sfide che attendono Santa Marinella e Santa Severa nei prossimi anni». Non solo: «Santa Marinella è una città dalle grandi potenzialità e merita una guida di alto profilo. Siamo convinti che Mariarosaria Rossi possa rappresentare il punto di riferimento per riportare una guida di centrodestra alla città, restituendo stabilità, visione e concretezza all’azione amministrativa».

Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Maurizio Lupi (Imagoeconomica).

La mossa di Lupi, però, non è andata a genio a tutti gli alleati, soprattutto all’interno di Fratelli d’Italia. Il senatore Marco Silvestroni aveva infatti bocciato il metodo scelto da Noi Moderati e sui «presunti appoggi e sostegni di candidature a sindaco»: «Le fughe in avanti non aiutano il centrodestra e fanno un danno al territorio», aveva sottolineato il meloniano. «Ribadisco che il tavolo provinciale dei partiti del centrodestra, convocato per venerdì prossimo è l’unico che conta per trovare l’unità e la possibile vittoria del centrodestra a Santa Marinella». Subito dopo però è arrivato l’ok a Rossi del coordinatore territoriale Giampiero Rossanese che ha salutato l’ufficializzazione della candidatura come «un’ottima notizia per la coalizione di centrodestra, una garanzia di riscatto per i nostri cittadini».

Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno

La Giostra della Quintana alla Camera

Roma, Camera dei Deputati, sala della Regina: alla presenza degli onorevoli umbri Virginio Caparvi, Walter Verini, Emma Pavanelli e Elisabetta Piccolotti, il 10 marzo è stato presentato l’ottantennale della Giostra della Quintana di Foligno. Non sono mancati all’incontro alcuni partecipanti in costumi storici. La Quintana, ha detto la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, è «un punto di riferimento. Il coinvolgimento dei giovani è il valore più alto delle nostre feste di identità collettiva, che tramanda valori e identità e svolge anche un vero servizio sociale, portando i ragazzi a confrontarsi nella ricostruzione storica, nella competizione e nella valorizzazione del rapporto con il cavallo, che resta un grande elemento identitario per una terra come l’Umbria». A fare gli onori di casa è stato il forzista umbro Raffaele Nevi che aveva fatti inserire nella manovra uno stanziamento straordinario di 100 mila euro per la manifestazione di Foligno. Tre gli appuntamenti: la “Quintana dell’Ottantennale” il 30 maggio, la “Giostra della Sfida” in calendario il 13 giugno e la “Rivincita” il 13 settembre. Senza dimenticare i concerti con le bande musicali della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e della Marina Militare.

Il ritorno di Mariarosaria Rossi con Lupi e le altre pillole del giorno
Raffaele Nevi (Imagoeconomica).

Venezi direttrice musicale della Fenice, si dimette il consigliere del MiC Tortato

Alessandro Tortato, consigliere d’indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice nominato dal ministero della Cultura a gennaio del 2025, si è dimesso all’indomani del voto consultivo con cui è stata confermata la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale. «A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado», ha annunciato sui social.

Le critiche al sovrintendente Colabianchi

In un lungo post, Tortato ha ripercorso i vari capitoli di «questo vero e proprio feuilleton tutto italiano», criticando innanzitutto l’operato del Nicola Colabianchi. La nomina di Venezi, ha specificato, è del tutto legittima: «Si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo, cosa mai avvenuta».

Il dito puntato contro i sindacati

Tortato ha puntato poi il dito contro i sindacati, che lo hanno duramente criticato durante il braccio di ferro sul welfare: «Visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell’erogazione liberale (da 850 mila euro, ndr) sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa».

Venezi direttrice musicale della Fenice, si dimette il consigliere del MiC Tortato
Beatrice Venezi (Imagoeconomica).

L’attacco a Venezi, non per il suo curriculum

Poi il duro attacco a Venezi: «Se la nomina è stata assolutamente lecita, non è lecito da parte sua – o per lo meno non è da me accettabile – parlare pubblicamente della Fenice come di un “teatro con gestione anarchica”». Inoltre, scrive Tortato, è «inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del “suo” teatro sono “pippe il cui massimo titolo è il battesimo”». In questo caso il riferimento è al giornalista Andrea Ruggieri. E poi: «Altrettanto fuori luogo sono le dichiarazioni sul pubblico veneziano composto da ottantenni. Davanti a tutto questo, mi immaginavo almeno una presa di posizione da parte della governance del Teatro a cui appartengo. Al contrario, ieri, ancora in barba allo Statuto, si è voluto far pronunciare nuovamente il Consiglio di indirizzo sulla nomina di Venezi a direttore musicale del Teatro».