Intelligence, rischio terrorismo più alto nell’Ue e in Italia. L’Aise sul conflitto in Ira…

AGI - Con l'ampliamento del conflitto mediorientale, soprattutto verso l'Iran, "non può escludersi un innalzamento - anche in Europa e in Italia - del rischio terrorismo, soprattutto rispetto a target israeliani o statunitensi". È quanto emerge dalla Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza, secondo cui "la propaganda jihadista potrebbe, in modo opportunistico, strumentalizzare" il conflitto che coinvolge Teheran, "invocando un 'jihad globale' contro il 'comune nemico' occidentale". "In prospettiva futura - avvertono gli analisti - è probabile che le principali sigle del terrorismo internazionale affineranno sempre di più la capacità di 'capitalizzare' le crisi in atto, alimentando ulteriormente un trend che, ad oggi, le vede declinare i propri messaggi istigatori in modo strumentale rispetto alle loro agende. L'interconnessione tra i diversi quadranti di crisi rischia di amplificare la proiezione esterna della minaccia, incluso verso l'Europa e l'Italia".

"La propaganda terroristica nel 2025 ha registrato un aumento rispetto all'anno precedente quanto alla diffusione di contenuti jihadisti" e "continua a dimostrarsi efficace nello sfruttare il protrarsi delle tensioni connesse ai teatri di crisi e nell'intercettare le vulnerabilità". Lo rileva l'Intelligence nella Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza, sottolineando come "la crisi di Gaza, l'instabilità del contesto iraniano, le fragilità del teatro siriano, l'espansione di gruppi terroristici sia nel continente africano sia nel quadrante afghano" abbiano "già avuto, ciascuna con diversi livelli d'intensità, un impatto sul livello della minaccia".

Le minacce specifiche e i focolai di crisi

Con riferimento alla crisi di Gaza, "sono stati numerosi gli appelli veicolati a condurre attacchi in Europa specialmente contro quartieri ebraici e ambasciate 'ebraiche e crociate'". E "sono aumentati i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici". Anche la 'crisi sistemica' del continente africano "costituisce ancora un terreno fertile per l'espansione delle articolazioni territoriali di Daesh e al-Qaida, ed espone gli assetti europei e nazionali presenti nell'area a possibili azioni ostili. La propaganda di Daesh ha recentemente iniziato a concentrarsi maggiormente anche sulla Libia, considerata 'porta d'accesso' per raggiungere l'Europa meridionale e intraprendere il jihad contro i 'vicini interessi crociati'". Mentre lo stesso quadrante afghano "continua a rappresentare il principale safe haven per numerosi gruppi jihadisti nazionali e transnazionali".

La sfida della minaccia ibrida

Nell'attuale panorama internazionale la minaccia ibrida rappresenta una sfida significativa per la sicurezza globale, tanto che la Nato l'ha identificata come una delle priorità strategiche più importanti del ventunesimo secolo. Essa, infatti, sfoca il confine tra conflitto e competizione strategica, richiedendo risposte che integrino strumenti di difesa civile e militare, oltre che un forte coordinamento tra gli Stati destinatari delle attività ostili". A sottolinearlo è l'Intelligence nella Relazione al Parlamento sulla politica dell'informazione per la sicurezza.

Radicalizzazione giovanile e minorenni

"Dalle indagini condotte sul territorio nazionale nei confronti degli ambienti accelerazionisti, ma anche di quelli contigui all'estremismo di matrice jihadista, emerge una chiara tendenza all'abbassamento dell'età dei soggetti coinvolti. La quota dei minorenni è in costante crescita, così come è in aumento il numero di soggetti infra-quattordicenni che si posizionano anche in stadi avanzati di radicalizzazione". È uno dei rischi più inquietanti segnalati dalla Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza presentata oggi.

Tecnologia e processi di radicalizzazione

"La tecnologia gioca un ruolo determinante nei processi di radicalizzazione giovanile - spiega l'Intelligence -. Questi ultimi, infatti, presentano, con frequenza crescente, una fase iniziale caratterizzata non dall'adesione a un'ideologia estremista, bensì dalla fascinazione per la violenza, alimentata da una progressiva desensibilizzazione rispetto ai contenuti violenti reperibili online, fruibili su piattaforme social mainstream anche in contesti non necessariamente estremisti. Nei casi in cui emergono forme di adesione a un'ideologia, queste in realtà non appaiono particolarmente strutturate, ma strumentali a giustificare, e per certi versi legittimare, il ricorso alla violenza". Ed anche "in considerazione dell'impatto che le piattaforme social possono avere sulla psicologia degli utenti più giovani, è plausibile attendersi una maggior rilevanza di quei processi di radicalizzazione in cui la ricerca di un senso di appartenenza, nonché di gratificazione e di riconoscimento da parte del gruppo, giocano un ruolo determinante. In questo quadro, è plausibile un rafforzamento della prospettiva nichilista, capace di conferire al compimento di atti violenti un'elevata intensità emotiva. Non è da escludere, quindi, la possibile attivazione - anche violenta - di soggetti radicalizzatisi in ambienti virtuali accelerazionisti, o caratterizzati da commistioni ideologiche, riconducibili a circuiti transnazionali."

L'intelligence italiana e l'attacco in Iran

L'intelligence italiana sapeva dell'attacco in Iran "già a partire dal mese di gennaio": lo ha riferito il direttore dell'AiseGiovanni Caravelli, rispondendo a una domanda sugli attacchi di Usa e Israele contro l'Iran, a margine della presentazione della Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza.

Collaborazione internazionale dell'intelligence

"Chiaramente non avevamo i dettagli dell'operazione", ha aggiunto il numero uno del Servizio segreto italiano per l'estero, "posso dire senza entrare nel merito, che era chiaro quale fosse l'obiettivo dell'operazione militare, anche perché il dispositivo era abbastanza evidente. Abbiamo rapporti ottimi e solidi con l'intelligence Usa e quella israeliana, che sono i due principali attori della situazione. Degli obiettivi poi dichiarati dal presidente degli Stati Uniti e dal premier israeliano chiaramente noi abbiamo avuto condivisione".

Scenario migratorio 2026

Lo scenario più probabile per il 2026 è quello di flussi stabili ma di discreta consistenza: un sistema migratorio che tenderà alla normalizzazione di lungo periodo. Non si prevede né un collasso né un'esplosione improvvisa, piuttosto un consolidamento dei livelli attuali, con una pressione costante destinata a mantenersi negli anni". Lo rileva l'Intelligence nella Relazione annuale al Parlamento sulla politica dell'informazione per la sicurezza.

 

Patto sulla migrazione e l'asilo e Piano Mattei

Quello in corso "sarà un anno di prova cruciale per la sostenibilità del modello europeo di esternalizzazione. Se il nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo dell'Unione europea - la cui entrata in vigore è prevista per giugno - andrà rapidamente a regime in modo armonico nei diversi Stati membri, nei primi mesi di attuazione gli arrivi potrebbero ridursi del 4-5% del flusso totale annuale. Al contrario, qualora si presentassero crisi geopolitiche inattese (escalation Sudan, crescente instabilità in Libia), i volumi potrebbero aumentare del 10%-15%". Ecco perché "nel lungo periodo resta vitale continuare con piani strutturali di investimento - come il Piano Mattei - nei Paesi esposti maggiormente al fenomeno della migrazione economica; e, nel medio periodo, proseguire politiche volte a favorire i canali di immigrazione legale".

 

Ferrero cambia i vertici: Alessandro Nervegna nuovo ceo

Il gruppo Ferrero ha annunciato due cambi di leadership a partire dal 1 settembre 2026, con riporto diretto a Giovanni Ferrero, presidente di Ferrero International (holding del gruppo). In dettaglio, Alessandro Nervegna, attualmente chief Strategy & Innovation officer, assumerà il ruolo di ceo di Ferrero Core, con la responsabilità delle categorie core del gruppo, tra cui Confectionery, Biscotti e Prodotti da Forno, e il segmento Better-For-You. Lapo Civiletti, attuale ceo del gruppo, continuerà a ricoprire la carica di vicepresidente di Ferrero International, e assumerà il nuovo ruolo di presidente di Ferrero Ice Cream e Wk Kellogg.

Capitale del Mare 2026, vince Ravenna

AGI - È Ravenna la Capitale del mare 2026: a proclamare la città romagnola è stato il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci nella Sala monumentale della presidenza del Consiglio dei ministri. Al comune vincitore sarà assegnato un contributo di 1 milione di euro per finanziare le attività di promozione della cultura marittima. Tra le città candidate c'erano Ancona, Gaeta, Riccione, Brindisi, Taranto, Santa Cesarea Terme e Policoro.

"Questa iniziativa è nata per rendere competitivo il valore di una comunità nel suo rapporto con il mare", ha ricordato Musumeci, "il governo ha posto al centro del suo programma la valorizzazione del mare, questo significa avviare una interlocuzione seria, concreta, diretta con le comunità che vivono il mare". "Abbiamo 8 mila km di coste lungo le quali ci sono città di mare e città con il mare, credo sia necessario superare questo divario attraverso un approccio diverso alla cultura del mare, del mare non possiamo occuparci solo da maggio a settembre".

 

 

Il titolo "Capitale italiana del mare"

Il titolo "Capitale italiana del mare" è istituito per promuovere progetti, iniziative e attività dedicate alla valorizzazione e alla piena fruizione della cultura marittima italiana. L'iniziativa favorisce il confronto e la competizione positiva tra le diverse realtà territoriali costiere, coinvolgendo tutti i Comuni italiani affacciati sul mare. Sono considerate tutte le componenti dell'economia marittima, con particolare attenzione alla diffusione della conoscenza del mare, alla tutela della biodiversità e all'uso sostenibile delle risorse marine.

Le motivazioni della giuria

"La proposta progettuale del Comune di Ravenna si è distinta per la coerenza agli obiettivi del bando, per il programma di dettaglio che valorizza la candidatura, nonché per lo strumento di governance e gli indicatori di performance definiti, che rendono i risultati attesi estremamente credibili e gli indicatori economici compatibili con il successo del progetto nell’arco dell’anno di riferimento - si legge - Per questi motivi, in conformità alle finalità del bando ministeriale e ai relativi chiarimenti interpretativi, esaminate tutte le proposte pervenute, la Giuria, all’unanimità, ha designato la città di Ravenna quale Capitale del Mare 2026. La Giuria, infine, vuole esprimere il proprio sentito apprezzamento per l’iniziativa del Ministero che ha consentito ad oltre cinquanta comunità italiane di presentare progetti attendibili di valorizzazione del territorio nel pieno rispetto della cultura del mare".

Finanziamento per il comune vincitore

Il Comune costiero riceverà un finanziamento di un milione di euro per realizzare il programma di attività presentato nella candidatura. Sono state 54 le domande vagliate dalla giuria.

 

Kyiv colpisce ancora nel Mediterraneo: affondata una metaniera russa tra Libia e Malta

La metaniera russa Arctic Metagaz, che stava trasportando gas naturale liquefatto, è affondata nel Mar Mediterraneo tra la Libia e Malta. Le autorità di Tripoli parlano di «improvvise esplosioni di origine sconosciuta», ma il ministero dei Trasporti riferisce che si è trattato di un attacco condotto da droni navali ucraini, partiti dalla Libia. Salvi i 30 membri dell’equipaggio.

La nave era stata sanzionata da Usa e Regno Unito

La Arctic Metagaz, varata nel 2003, era soggetta dal 2024 a sanzioni da parte di Stati Uniti e Regno Unito. Secondo i dati di tracciamento delle navi sulla piattaforma MarineTraffic, la nave era salpata il 24 febbraio dal porto russo di Murmansk, dopo aver caricato merci presso un’unità di stoccaggio galleggiante, ed era diretta verso il Canale di Suez. Poi era transitata attorno al Regno Unito e poi alla Spagna, prima di entrare nel Mediterraneo, segnalando la sua posizione al largo delle coste di Malta il 2 marzo. Poi l’attacco nella notte tra il 3 e il 4 marzo. Secondo le autorità libiche il relitto si trova a circa 130 miglia nautiche a nord del porto di Sirte: scattato l’allarme per possibili rischi ambientali legati alla potenziale fuoriuscita di gas naturale liquefatto o carburanti.

A dicembre l’attacco a una petroliera tra Creta e Malta

L’Ucraina aveva già dimostrato di essere in grado di colpire le risorse navali e logistiche russe ben oltre il Mar Nero. A dicembre infatti ha attaccato con droni tra Creta e Malta la petroliera Qendil, nave battente bandiera dell’Oman ma facente parte (come la Arctic Metagaz) della “flotta ombra” di Mosca. L’operazione aveva causato danni strutturali tali da rendere la nave inutilizzabile, ma senza sversamenti di greggio in quanto la petroliera era vuota al momento dell’attacco.

Gedi ha venduto La Stampa a Sae

Gedi ha annunciato di aver sottoscritto con il Gruppo Sae un contratto preliminare per la cessione del quotidiano La Stampa: l’operazione, spiega una nota congiunta, «riguarda anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale dedicata alla raccolta pubblicitaria locale, oltre alle strutture di staff e ai servizi di supporto alla redazione». Il passaggio verrà formalizzato entro il primo semestre del 2026, dopo l’espletamento delle procedure sindacali e burocratiche.

Gedi ha venduto La Stampa a Sae
Protesta dei giornalisti de La Stampa contro la cessione del quotidiano (Imagoeconomica).

Previsto l’ingresso di investitori legati al Nord Ovest

Il quotidiano torinese si separa dunque dalla famiglia Agnelli e da Repubblica, che finirà nelle mani dei greci di Antenna. L’acquisizione avverrà attraverso un veicolo di nuova costituzione controllato dal Gruppo Sae di Alberto Leonardis, che è già editore de Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Provincia Pavese, La Nuova Ferrara, La Gazzetta di Reggio e la Nuova Sardegna. Previsto anche l’ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest: possibili gli ingressi di Fondazione Crt di Torino, Fondazione Cassa di risparmio di Biella e Fondazione Banca popolare di Novara.

Lacrime e applausi a Nola per l’addio a Domenico. La madre: “paghi solo chi ha sbagliato” …

AGI - Folla al Duomo di Santa Maria Assunta di Nola, dove è arrivato da Napoli il feretro di Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di un cuore danneggiato. Tanti mazzi di fiori sono stati sistemati davanti all’ingresso della chiesa, mentre alcune persone indossano una maglia bianca con il volto di Domenico e la scritta ‘Il nostro guerriero’. Il rito funebre sarà celebrato alle 15 di questo pomeriggio dal vescovo di Nola, Francesco Marino

Oltre 170 le testate giornalistiche accreditate, tra cui anche la Bild e l’agenzia di stampa turca Anadolu. Lungo l'applauso che ha salutato l'arrivo della bara. Ai funerali partecipa anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

L'applausi all'arrivo del feretro in Chiesa a Nola 

Il feretro bianco è stato sistemato davanti all’altare. Sopra la bara è stata poggiata la foto di Domenico, ritratto con il suo orsacchiotto di peluche preferito, la stessa immagine utilizzata nei manifesti funebri che tappezzano la città. Davanti, un mazzo di fiori bianchi donati dalla nonna.

Una lunga fila per l'ultimo saluto a Domenico 

Subito dopo l’ingresso in Duomo a Nola del feretro, si è creata una lunga fila di persone che si stanno avvicinando all’altare per dare l’ultimo saluto a Domenico e per abbracciare la madre, Patrizia Mercolino, e il padre Antonio.    

Altre corone di fiori sono state lasciate all’esterno della chiesa dai compagni di scuola dei due fratelli di Domenico, dalle maestre e dai gruppi organizzati del Nola Calcio.    

Arrivato in Cattedrale anche il sindaco di Napoli e della Città Metropolitana, Gaetano Manfredi, che ha raggiunto subito l’altare per portare le condoglianze alla famiglia.

Tra le autorità è previsto anche l’arrivo del presidente della Regione Campania Roberto Fico, del presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, del vicesindaco della Città metropolitana Giuseppe Cirillo. Attesa anche la premier Giorgia Meloni

Manifesti e fiori bianchi lungo le strade. Le serrande abbassate dei negozi. E tante mamme in piazza con i loro piccoli. Oggi per Nola è lutto cittadino

La mamma di Domenico, "paghi solo chi ha sbagliato" 

Un lungo abbraccio tra la direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, e Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico morto all’ospedale Monaldi di Napoli, che dell'azienda ospedaliera fa parte.     
Iervolino è arrivata nel Duomo di Nola, dove è allestita la camera ardente per il piccolo Domenico Caliendo, ha raggiunto i primi banchi, dove sono seduti i genitori del piccolo. Le due donne si sono subito abbracciate e sono scoppiate in lacrime.   

“Nessuno lo dimenticherà – ha ripetuto più volte Iervolino - abbiamo sperato tutti con voi. Nessuno lo dimenticherà, lo stiamo dimostrando con i fatti”.     La madre di Domenico, tra le lacrime, ha risposto: “Devono pagare solo quelli che hanno sbagliato, non tutti i medici del Monaldi”.

ll legale della famiglia, fare chiarezza su lesioni al cuore per congelamento

“Siamo contenti che nel corso dell’autopsia non sia stata riscontrata una lesione in fase di espianto, perché sarebbe stato un ulteriore scempio al corpo di Domenico e poi erano un po’ ambigue le dichiarazioni rese dall’equipe medica austriaca in merito”. Lo dice Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia di Domenico. 

“Quello che ora dovrà essere valutato a livello macroscopico – aggiunge il legale all’esterno del Duomo di Nola, dove alle 15 sono in programma i funerali del bambino – sono le lesioni da congelamento ed eventuali lesioni riportate dall’organo in seguito alla congestione che ha avuto durante la fase dell’espianto, il famoso ingrossamento del cuore che avrebbe potuto ledere le camere interne”.

Questo aspetto, sottolinea Petruzzi, sarà chiarito dal lavoro che sarà svolto dagli anatomopatologi, che “con tanta forza la difesa ieri ha cercato e ottenuto di far nominare all’interno del collegio di parte. Gli esami degli anatomopatologi saranno fondamentali all’interno di questo incidente probatorio, perché loro vanno a studiare al microscopio le lesioni sui tessuti dovute ai traumi”.

La corona di fiori inviata dalla premier Giorgia Meloni 

Una corona di fiori inviata dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stata appena sistemata sull’altare del Duomo di Nola.     Sulla corona, composta da anthurium rossi e bianchi, è presente un nastro tricolore e la scritta in oro ‘Il Presidente del Consiglio dei Ministri’.
 

Santa messa all'ospedale Monaldi

In contemporanea con i funerali del piccolo Domenico sarà celebrata una Santa Messa anche all’ospedale di Napoli Monaldi, dove è stato operato il piccolo il 23 dicembre dello scorso anno e dove è morto il 21 febbraio.

"Con questo momento di raccoglimento e preghiera", spiega l'ospedale, "l’intera comunità dell’Azienda Ospedaliera dei Colli desidera stringersi con rispetto e partecipazione al dolore della famiglia, condividendo un lutto che ha profondamente colpito operatori sanitari, professionisti e personale tutto".

"La scelta di celebrare la funzione nello stesso orario delle esequie nasce dalla volontà di essere vicini alla famiglia nella preghiera. L’iniziativa vuole anche lanciare un segnale di unità e responsabilità: nel rispetto del dolore dei familiari e della comunità, l’Azienda rinnova la fiducia nel lavoro degli organi competenti e ribadisce l’auspicio che si possa fare piena e tempestiva chiarezza su quanto accaduto".

Le parole del vescovo

"In questa chiesa cattedrale e casa comune - ha detto il vescovo di Nola, Francesco Marino, nell'omelia - sentiamo anche noi il vostro immane dolore. Il vostro bambino Domenico in queste atroci e lunghe settimane è diventato un figlio di tutti noi e, se è vero che i figli so piezz' 'e core, anche quello di ciascuno di noi, come quello vostro di mamma e papà, si è spezzato nel dolore di questa insensata tragedia". 

"I sentimenti umani che si agitano in questo momento - ha ricordato il vescovo - sono di rabbia, di delusione, di atroce spasimo. Ci chiediamo 'perchè?', vorremmo dei responsabili con cui prendercela, vorremmo che chi ha sbagliato soffrisse come ha sofferto Domenico. Ma, proprio mentre ci assalgono questi desideri cattivi, finiamo per sentirci ancora più male, più in colpa, perchè ascoltando veramente la voce della nostra coscienza, sappiamo bene che la sofferenza non si cura mai con il risentimento, il male non si vince con altro male, il lutto non si può elaborare con il desiderio di vendetta". 

"La caccia ai colpevoli - ha aggiunto - per un momento appaga, ma non può mai ripagare una perdita così grande. Una cosa è riconoscere giustamente le responsabilità penali, che chi di dovere dovrà esaminare e sanzionare, altra cosa è presumere che la giustizia dei tribunali o, ancor peggio, il giustizialismo privato lenisca il dolore che nessuno, se non il Signore Gesù, può consolare con il balsamo dello Spirito d'amore".

"E' per questo che - ha proseguito Francesco Marino - come vescovo e testimone del Vangelo della morte e resurrezione di Gesù, sento dal cuore il bisogno e il desiderio di indicarvi quell'altro corteo che vediamo nell'annuncio che abbiamo ascoltato: il corteo della Pasqua con a capo il Figlio di Dio, il Giovane di Nazareth con i suoi discepoli che si avvicinano al ragazzo di Nain. Vi chiedo, con delicatezza e paternità, il coraggio della scelta: vogliamo continuare a tormentarci nel corteo della morte o vogliamo trovare ora la forza di metterci dietro il nostro Maestro che accosta questa piccola bara bianca da un'altra prospettiva, quella della vita?".

"Mi pare che Domenico ci parli ancora, continuando a incoraggiarci sul delicato tema della donazione degli organi. La sua storia ci racconta la generosità di genitori che hanno donato un cuore e di altri che ne hanno sperato da tempo la compatibilità. Incoraggiamo la donazione degli organi come gesto di grande amore e generosità. Continuiamo a credere nella buona medicina nella formazione scientifica ed etica e non permettiamo agli errori umani, che pur ci sono stati, di spezzare quell'alleanza fiduciaria tra medico e paziente che è un valore necessario e che, come sappiamo, si rivela occasione di salvezza per tantissimi ammalati nei nostri ospedali, i quali sono delle eccellenze sanitarie".

Il vescovo ha ricordato che "i miracoli li fa solo il Signore", mentre "noi siamo fragili e quando ci sentiamo troppo sicuri di noi stessi diventiamo fallaci. Se tutti possiamo sbagliare, questa dolorosa vicenda deve insegnarci l'umiltà di non sentirci mai onnipotenti, anche quando siamo molto competenti". 

Il messaggio ai genitori di Domenico

"Carissimi Antonio e Patrizia, ci avete ricordato che il dolore ha bisogno di essere condiviso, perchè da soli non si può portare un peso così grande. Domenico, poi, ci ha ricordato la fragilità del cuore umano. Bisogna aver cura di ogni cuore, accostare la vita degli altri con delicatezza e sensibilità. Dobbiamo riscoprire la responsabilità di farci carico del cuore degli altri e dobbiamo sapere che quando si mette mano ai sentimenti altrui, si sta toccando un 'organo' delicatissimo, per il quale ci vuole competenza, prudenza e amore". 

 

Sánchez risponde a Trump: «Non saremo complici della guerra in Iran»

Il premier spagnolo Pedro Sánchez risponde a Donald Trump dopo le minacce di quest’ultimo di interrompere le relazioni commerciali con la Spagna. «Non saremo complici di qualcosa di pessimo per il mondo semplicemente per paura delle rappresaglie di qualcuno. Non possiamo giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone. Ripudiamo il regime degli ayatollah, ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. È ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. La Spagna esige la fine delle ostilità», ha detto. E ancora: «Chiediamo che Stati Uniti, Israele e Iran cessino le ostilità e risolvano diplomaticamente questa guerra. Dobbiamo esigere che si fermino prima che sia troppo tardi. A un atto illegale non si può rispondere con un altro, è così che iniziano i grandi disastri dell’umanità».

Sánchez risponde a Trump: «Non saremo complici della guerra in Iran»
Pedro Sánchez (Ansa).

Le minacce di Trump dopo il rifiuto di Madrid all’uso delle basi americane in Spagna

Pur senza citare direttamente Trump, Sánchez ha quindi fatto riferimento alla possibile “rappresaglia” degli Stati Uniti per la sua posizione anti bellica e per il rifiuto di Madrid all’uso delle basi americane nel territorio spagnolo per le operazioni militari in Medio Oriente. «La Spagna è un pessimo alleato. Infatti ho detto a Scott (Bessent, segretario al Tesoro, ndr) che stiamo tagliando tutti i legami con loro. Hanno detto che non possiamo usare le loro basi. Possiamo usare qualsiasi base che ci interessi. Possiamo semplicemente volare lì e usarle. Decideremo cosa non usare», aveva detto il presidente americano.

Sánchez risponde a Trump: «Non saremo complici della guerra in Iran»
Donald Trump (Ansa).

In dettaglio, il governo spagnolo ha vietato l’uso delle basi militari statunitensi di Rota e Morón, con gli Usa che ora stanno cercando alternative per i loro aerei come la Germania. Madrid ha invocato l’articolo dell’accordo bilaterale di difesa con Washington che consente alla parte spagnola di chiudere entrambe le basi militari in caso di dispiegamento aereo in una situazione di guerra. «Le basi utilizzate congiuntamente con gli Stati Uniti sono basi sotto la sovranità spagnola, soggette a un trattato con gli Stati Uniti e rientrano in questo quadro. La nostra sovranità e il trattato stabiliscono come possono essere utilizzate», ha spiegato il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares.

Anziani morti in ambulanza: il numero dei casi sospetti sale a otto

AGI - Potrebbe allargarsi l'inchiesta nel Forlivese sui decessi di pazienti trasportati in ambulanza, che finora ha visto coinvolti cinque anziani: secondo quanto emerge, i magistrati starebbero valutando nuovi accertamenti su altri tre casi sospettiLuca Spada, 27enne autista della Croce Rossa, accusato di omicidio continuato aggravato dalla premeditazione e dall'uso di sostanze venefiche continua però a dichiararsi innocente e, per bocca del suo legale, Gloria Parigi, si dice pronto a non temere alcunché se la Procura dovesse chiedere la riesumazione dei corpi.

Il procuratore Enrico Cieri e il pm Andrea Marchini stanno considerando infatti di disporre analisi sulle salme di quattro anziani deceduti tra febbraio e ottobre scorsi (il 24 febbraio, l'8 luglio, il 12 settembre e il 13 ottobre). Finora, un'autopsia è stata eseguita solo sulla donna di 85 anni morta il 25 novembre, i cui familiari, assistiti dagli avvocati Max Starni e Antonio Mambelli, hanno chiesto di fare piena luce sui fatti. "Mi definisco pienamente innocente. Quando, a novembre, ho ricevuto l'avviso di garanzia mi è cascato il mondo addosso. Fin dal primo momento ho portato la documentazione", ha detto oggi Spada a Ore14 su Raidue.

Le accuse all'autista e la sua difesa

L'indagine contesta all'autista di aver somministrato una sostanza letale, forse aria in vena, ai pazienti trasportati, deceduti durante il tragitto o successivamente in ospedale. "Dopo tanti anni, tanti interventi, stiamo parlando di cinque persone su 200 in un anno, i numeri sono questi. Spero che la Procura faccia luce", ha aggiunto l'indagato. Alla domanda se fosse preoccupato, Spada ha risposto: "No, male non fare, paura non avere".

Le indagini e le prove

La Procura di Forlì mantiene il massimo riserbo. Le indagini, condotte dai carabinieri del reparto operativo e del Nas, proseguono con l'analisi del materiale sequestrato. Tra le prove già disponibili ci sono le registrazioni delle telecamere installate sull'ambulanza, che avrebbero evidenziato comportamenti sospetti dell'autista, sospeso cautelativamente dalla Croce Rossa.

 "Ci si attende uno sviluppo significativo delle indagini, anche perché la Procura di Forlì dispone di strumenti e competenze adeguate. I magistrati che stanno seguendo il caso sono molto preparati e sono certo che analizzeranno ogni aspetto della vicenda, coinvolgendoci sia sul piano personale sia su quello professionale". Lo ha dichiarato l’avvocato Max Starni, legale di una delle famiglie delle persone decedute nel Forlivese durante un trasporto di routine verso una struttura ospedaliera.

 

 

Sottomarino attacca e affonda una nave iraniana al largo dello Sri Lanka: cosa sappiamo

L’esercito dello Sri Lanka ha tratto in salvo 78 persone che erano a bordo della nave da guerra iraniana IRIS Dena, che stava affondando appena al di fuori delle acque territoriali dello Stato insulare asiatico. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Vijitha Herath, durante un intervento in parlamento a Colombo. Sarebbero almeno 101 i dispersi. Almeno 30 i feriti ricoverati in ospedale.

La IRIS Dena potrebbe essere stata attaccata da un sottomarino

Ignote per ora le cause dell’affondamento. C’è però l’ipotesi che l’IRIS Dena, fregata in servizio nella Flotta Meridionale della Marina di Teheran, possa essere stata attaccata da un sottomarino. L’imbarcazione a febbraio aveva preso parte alla “MILAN 2026″, una delle più grandi esercitazioni navali multilaterali dell’Indo-Pacifico, che si è svolta nelle acque del Golfo del Bengala con la partecipazione di India, Sudafrica e, appunto, Iran.

James Talarico ha vinto le primarie dem per il Senato in Texas

Il 36enne James Talarico ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Texas. «Stasera la gente di questo Stato ha dato al nostro Paese un pochino di speranza. La nostra campagna ha scioccato la nazione». Con lui i dem sperano di vincere alle elezioni di mid-term del prossimo novembre, quando Talarico dovrà sfidare il vincitore delle primarie repubblicane che vedono contrapposti il senatore John Cornyn e il procuratore generale Ken Paxton. Un’eventuale vittoria del democratico potrebbe aiutare il partito a riprendersi il Senato (l’ultima volta che i dem hanno vinto in Texas è stato nel 1988). «Non stiamo cercando di vincere un’elezione, stiamo cercando di cambiare la nostra politica in modo fondamentale», ha comunque detto.

James Talarico ha vinto le primarie dem per il Senato in Texas
James Talarico a un comizio (Facebook).

Ha sconfitto Crockett con oltre 7,5 punti di vantaggio

Talarico ha vinto con un vantaggio di 7,7 punti sulla rivale Jasmine Crockett. All’85 per cento dei voti scrutinati ha infatti ottenuto il 53,2 per cento dei consensi contro il 45,5 della sfidante. Politico dalla voce pacata, ha un passato progressista ma ha condotto una campagna elettorale come costruttore di ponti verso gli elettori repubblicani indipendenti e delusi. Ha ottenuto un vantaggio nelle contee a forte presenza latina del Texas meridionale e di El Paso, ottenendo anche una grande vittoria nell’area di Austin. La sua avversaria Crockett, invece, ha ottenuto i risultati migliori nelle contee con un’ampia popolazione nera e in aree urbane come la contea di Harris, che è il fulcro dell’area di Houston.