Mojtaba Hosseini Khamenei è la nuova guida suprema dell’Iran, secondo quanto riferito da Iran International. Figlio di Ali Khamenei, ucciso durante un attacco degli Stati Uniti e di Israele sabato 28 febbraio 2026, era considerato tra i favoriti per diventare il suo successore. La sua nomina non è ancora stata ufficializzata, ma è la più papabile secondo i media locali.
Dal servizio nella guerra con l’Iraq al sostegno ad Ahmadinejad
Politico e religioso con ottime relazioni con i pasdaran, è nato a Mashhad nel 1969 e ha prestato servizio durante l’ultimo periodo della guerra Iran-Iraq dal 1980 al 1988. L’anno successivo, suo padre fu nominato leader supremo, in sostituzione del defunto ayatollah Ruhollah Khomeini. Ha sostenuto l’ex presidente iraniano Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e, secondo i media, potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell’orchestrarne la vittoria elettorale. Assegnare a Mojtaba quello che un tempo era il ruolo di suo padre potrebbe far arrabbiare gli iraniani che negli ultimi mesi sono scesi in piazza, trasformando le proteste in un referendum sul regime. Ma questa scelta invierebbe il messaggio, secondo alcuni analisti, che gli estremisti legati alle Guardie rivoluzionarie rimarrebbero al potere, suggerendo che poco cambierà. La moglie di Mojtaba, sua madre e suo figlio sono stati uccisi insieme al padre durante gli attacchi.
È già nel mirino di Israele
Intanto il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha avvertito che anche Mojtaba è un bersaglio da eliminare. «Qualsiasi leader nominato dal regime terroristico iraniano per continuare a guidare il piano per distruggere Israele, minacciare gli Stati Uniti, il mondo libero e i paesi della regione e opprimere il popolo iraniano, sarà un bersaglio inequivocabile da eliminare», ha affermato in una nota.
Nei giorni scorsi Lettera43ha posto una serie di domande sul viaggio negli Emirati Arabi Uniti del ministro della Difesa Guido Crosetto. Le spiegazioni fornite nelle ultime ore hanno chiarito alcuni passaggi, ma ne hanno aperti altri: soprattutto sul piano dei protocolli istituzionali, del coordinamento tra apparati dello Stato e della natura reale della trasferta.
«Come ministro forse avrò sbagliato»: un’ammissione che pesa
La vicenda di Dubai non è una polemica finita male. Non è un errore di comunicazione. Non è nemmeno soltanto un problema di opportunità politica. È un cortocircuito istituzionale che tocca il cuore della catena di comando della Difesa italiana. Guido Crosetto davanti alle Commissioni riunite ha pronunciato una frase che merita di essere presa sul serio: «Come ministro forse avrò sbagliato». È un’ammissione che pesa più di molte polemiche. Perché se l’errore è stato «da ministro», allora il viaggio non era un fatto privato. Le due dimensioni non sono intercambiabili a seconda della convenienza narrativa.
Guido Crosetto alla Camera (Imagoeconomica).
Chi ha fatto la valutazione del rischio?
Le versioni che si sono succedute nell’arco di 48 ore raccontano una storia che si fatica a tenere insieme. Prima il viaggio esclusivamente privato per riportare in Italia la famiglia. Poi l’emergere di un incontro istituzionale ad Abu Dhabi. Poi la valutazione del rischio «non fatta da solo». Poi l’attacco «non prevedibile». Ogni passaggio apre un nodo ulteriore. Se era solo un viaggio familiare, perché c’era un incontro ufficiale? Se c’era un incontro ufficiale, perché non attivare una missione istituzionale formale, con i protocolli previsti per un ministro della Difesa in un’area sensibile? Se l’attacco non era prevedibile, perché nei giorni precedenti risultavano NOTAM, avvisi e tensioni che perfino il mercato assicurativo aveva già trasformato in premi maggiorati e procedure di cancellazione? E soprattutto: se la valutazione è stata fatta «non da solo», con chi è stata fatta? Con l’AISE, che raccoglie informazioni all’estero? Con il DIS, che coordina e analizza? Con il sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha la delega ai Servizi? In ogni caso, la responsabilità politica resta in capo al ministro. E lasciare intendere che l’eventuale sottovalutazione non fosse sua significa, implicitamente, spostare il peso sugli apparati che non possono replicare pubblicamente.
Alfredo Mantovano con Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
L’incontro con Al Mazrouei, ma l’omologo di Crosetto è Al Martoum
C’è poi il capitolo Abu Dhabi. Il ministero della Difesa degli Emirati ha comunicato l’incontro con Mohammed bin Mubarak bin Fadhel Al Mazrouei che ricopre il ruolo di ministro di Stato per gli Affari della Difesa. Negli Emirati Arabi Uniti il ministro della Difesa è una figura distinta e gerarchicamente superiore (dal 2024 è lo sceicco Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum).
عُقد يوم السبت الموافق 28 فبراير اجتماع بين معالي محمد بن مبارك بن فاضل المزروعي، وزير الدولة لشؤون الدفاع، ومعالي غويدو كروسيتو، وزير الدفاع في الجمهورية الإيطالية.
وجرى خلال الاجتماع الحديث عن الاعتداءات الإيرانية على الدولة بالإضافة إلى بحث سبل تعزيز التعاون العسكري الثنائي…
Il ministro di Stato per gli Affari della Difesa è membro del governo con delega specifica, ma non coincide con il titolare pieno del dicastero: si tratta di una figura assimilabile, per ordinamento comparato, a un ministro senza portafoglio con delega settoriale o a un sottosegretario di rango elevato. Non esercita la funzione di vertice politico-militare nel senso proprio del termine. Assimilarlo all’“omologo” del ministro della Difesa italiano non è tecnicamente corretto. Un ministro della Difesa di un Paese G7 e NATO rappresenta il vertice politico-militare. La simmetria istituzionale negli incontri non è un dettaglio.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, con il suo omologo emiratino, lo sceicco Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum, a bordo dell’Amerigo Vespucci, ormeggiato al porto di Abu Dhabi, il 30 dicembre 2024 (Ansa).
L’incontro (privato?) con l’ambasciatore Fanara
Anche il fatto che la comunicazione dell’incontro sia arrivata dal lato emiratino, con un certo ritardo e non con una nota tempestiva del ministero italiano, contribuisce ad alimentare interrogativi sul perimetro reale dell’impegno. Il nodo più delicato, però, riguarda l’ambasciatore italiano ad Abu Dhabi, Lorenzo Fanara. È stato riferito che Crosetto avrebbe cenato con lui venerdì sera. Se questo è avvenuto, la questione non è conviviale ma istituzionale. Un ambasciatore non è un amico che si incontra a titolo personale. È il rappresentante dello Stato italiano nel Paese ospitante. Se incontra il ministro della Difesa, quell’incontro non può essere considerato irrilevante. A questo punto le possibilità sono due. O la Farnesina e gli apparati competenti erano informati della presenza del ministro e quindi il viaggio non era affatto «invisibile», oppure non lo erano, e allora occorre chiedersi come sia possibile che un ambasciatore riceva o frequenti il titolare della Difesa senza informare la propria amministrazione e i vertici politici.
Lorenzo Fanara (Imagoeconomica).
Una questione di fiducia e di responsabilità politica
Esiste una terza ipotesi, ancora più problematica: che vi sia stata una richiesta di mantenere l’incontro fuori dai circuiti informativi ordinari. In ogni caso, la questione non è secondaria. Perché ad Abu Dhabi è presente anche un rappresentante dell’AISE. Se i Servizi sostengono di non essere stati informati, e l’ambasciatore era a conoscenza della presenza del ministro, si crea una frattura difficilmente spiegabile nella catena istituzionale. Il tema, allora, non è solo Dubai. È il principio di comando. Il ministro della Difesa coordina le Forze armate, interagisce con NATO e alleati, riceve analisi di intelligence, prende decisioni in un quadro internazionale che oggi è tra i più instabili degli ultimi decenni. In questo contesto, evocare “deviazioni” dello Stato, suggerire che le valutazioni non fossero proprie, creare un cortocircuito tra Farnesina, Servizi e Palazzo Chigi è un problema strutturale di fiducia. Se un ministro non si fida degli apparati che deve dirigere, o lascia intendere che quegli apparati abbiano sbagliato senza assumersene la responsabilità politica, si pone una questione di coerenza istituzionale. È una richiesta di chiarezza.
GUIDO CROSETTO, MINISTRO DELLA DIFESA
La guida della Difesa nazionale non può poggiare su versioni sovrapposte, gerarchie improprie e responsabilità che si spostano di volta in volta. In un momento di tensione globale, la credibilità del vertice politico-militare è parte integrante della sicurezza del Paese. La responsabilità non si diluisce. Si assume. E se si ammette di aver «forse sbagliato come ministro», allora occorre spiegare fino in fondo dove è stato l’errore, chi ne ha condiviso le valutazioni e quale sia oggi il rapporto di fiducia tra il ministro e gli apparati che coordina. Uno Stato serio non vive di narrazioni. Vive di catene di comando chiare e di responsabilità politiche nette. Quando queste si incrinano, il problema non è mediatico. È istituzionale. Le domande restano quindi sul tavolo. Alcune hanno ricevuto risposte, altre no. Ma soprattutto le spiegazioni finora fornite non hanno chiuso la vicenda: hanno semmai reso più evidente la necessità di chiarire, fino in fondo, la catena delle decisioni e delle responsabilità istituzionali.
AGI - Ha aggredito a morsi un vigile urbano di Riesi. Con questa accusa i carabinieri hanno arrestato un 35enne per resistenza e violenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate.
L'episodio si è verificato nei pressi degli uffici della Polizia municipale, dove un ispettore superiore era impegnato in un servizio di controllo del territorio. Secondo quanto ricostruito, l'uomo - sopraggiunto a bordo della propria auto - avrebbe assunto un atteggiamento intimidatorio e offensivo nei confronti dell'agente. Invitato a chiarire la propria posizione negli uffici della Polizia municipale vicina, l'indagato avrebbe improvvisamente aggredito fisicamente il pubblico ufficiale, colpendolo ripetutamente al volto e alla mano e mordendolo a un dito. Il gesto appare verosimilmente riconducibile a un precedente risentimento dell'uomo nei confronti dei vigili urbani.
L'intervento e le conseguenze per l'agente
L'intervento di altri operatori presenti e dei carabinieri ha permesso di immobilizzare l'uomo, evitando ulteriori conseguenze. L'agente aggredito ha riportato lesioni giudicate guaribili in 30 giorni.
Il possesso di un coltello e le misure cautelari
L'indagato è stato inoltre trovato in possesso di un coltello a serramanico, successivamente sequestrato. Il 35enne è stato arrestato e, su disposizione del pm di Caltanissetta, posto ai domiciliari. Il gip ha convalidato l'arresto e disposto la misura dell'obbligo di dimora nel Comune di residenza, con permanenza domiciliare nelle ore notturne.
AGI - È di magnitudo 4.5 la scossa diterremoto registrata a 3 km nord ovest di Ragalna (Catania), stamane alle 7:05. Il sisma è stato localizzato a una profondità di 4 km dalla sala operativa dell'Osservatorio etneo.
La forte scossa ha svegliato Catania e molti comuni della provincia. Il sisma è stato avvertito anche a Messina, nella zona Sud della città. La prima stima provvisoria è stata pubblicata sui canali social dell'Ingv, l'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
Sospensione delle attività didattiche e monitoraggio
A seguito della scossa di terremoto avvertita anche a Catania, con una magnitudo di 4.5 ed epicentro Ragalna, il sindaco del capoluogo etneo Enrico Trantino ha disposto la sospensione delle attività didattiche delle scuole cittadine per motivi precauzionali disponendo verifiche nei plessi scolastici. Pertanto oggi non si svolgeranno lezioni. Lo rende noto il Comune. "Capisco che a quest'ora provocherà tantissimi problemi a molti genitori e sono dispiacutissimo, ma spero comprenderanno che la sicurezza è al primo posto", afferma il primo cittadino. Il dirigente generale della Protezione civile regionale Salvo Cocina ha disposto l'attivazione immediata di un monitoraggio telefonico attraverso il servizio emergenza, al fine di verificare eventuali criticità presso tutti i Comuni nei quali la scossa è stata avvertita.
Crolli a Ragalna, epicentro sisma nel Catanese
Danni nella sede del municipio e crolli parziali in alcuni edifici privati si sono registrati a Ragalna, nel Catanese, cittadina epicentro del terremoto di magnitudo 4.5 che questa mattina ha svegliato la provincia di Catania. Il Comune ha attivato il Coc, il centro di coordinamento comunale presieduto dalla Protezione civile e dal sindaco Nino Caruso. I tecnici comunali hanno predisposto i primi sopralluoghi per verificare l'entità dei danni e la staticità degli edifici.
AGI - Il confisca di un patrimonio del valore superiore ai 205 milioni di euro rappresenta l'ultimo atto di una complessa vicenda giudiziaria che coinvolge i fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra attivi nel comparto dello smaltimento e riciclaggio dei rifiuti. Il provvedimento di confisca, emesso dal Tribunale di Napoli ed eseguito dai militari del Gico della Guardia di Finanza, colpisce una struttura economica ramificata tra diverse regioni italiane, includendo 8 società, 224 immobili, 75 terreni, 72 veicoli, due elicotteri e tre imbarcazioni.
L'ordinanza depositata il 19 febbraio 2026 giunge dopo un percorso processuale iniziato nel 2017. All'epoca, le indagini avevano evidenziato una sproporzione tra i redditi dichiarati dai tre imprenditori e l'effettivo tenore di vita, portando al primo sequestro di prevenzione. La base dell'accusa poggia sulla condanna definitiva per disastro doloso continuato inflitta ai Pellini, ritenuti responsabili di traffici illeciti di rifiuti industriali e urbani nel territorio campano.
L'annullamento della Cassazione e la nuova indagine
Nonostante una prima conferma della confisca in appello nel 2023, la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento nell'aprile 2024 a causa di vizi formali, disponendo la temporanea restituzione dei beni. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha tuttavia mantenuto attiva la sorveglianza sul patrimonio, disponendo una nuova ricognizione tecnica volta a dimostrare la persistenza della pericolosità sociale e l'assenza di giustificazioni lecite per l'accumulo di tale ricchezza.
Confermata la natura illecita dei capitali
L'istruttoria camerale conclusasi in questi giorni ha confermato la validità della tesi investigativa. Secondo i magistrati della Sezione Misure di Prevenzione, le memorie difensive prodotte dai legali dei Pellini non sono state in grado di fornire prove documentali plausibili circa la provenienza del capitale utilizzato per l'acquisto di immobili tra Napoli, Salerno, Caserta, Latina e Frosinone. Il tribunale ha dunque ribadito la natura illecita delle risorse impiegate, collegandole direttamente alla gestione del ciclo dei rifiuti nella piana acerrana.
I beni passano sotto il controllo dello Stato
L'operazione odierna chiude il cerchio su una flotta di mezzi e una rete di investimenti finanziari che, secondo la Guardia di Finanza, costituivano il frutto di anni di violazioni ambientali sistematiche. I beni, che includono anche 70 rapporti finanziari, passano ora sotto il controllo dello Stato, segnando uno dei più significativi recuperi patrimoniali nel settore dei reati contro l'ambiente e la salute pubblica in Italia.