La redazione dell’ufficio stampa Rai ha chiesto, al termine dell’assemblea che si è tenuta nella mattinata del 21 ottobre, un confronto «serio e costruttivo» all’azienda. I giornalisti si sono rivolti anche a Fabrizio Casinelli e Incoronata Boccia, rispettivamente direttore della Comunicazione e direttrice dell’Ufficio stampa Rai, chiedendo loro di «portare all’Ad Rai le istanze dell’intera redazione». Ma qual è il tema? Il trasferimento della sede in via Severo, su cui l’azienda ha già dimostrato «chiusura totale». E i giornalisti hanno sottolineato di essere pronti allo stato di agitazione.
I giornalisti contro il trasferimento della sede
La redazione ha spiegato che «appare quantomeno strano che non si comprenda quanto la vicinanza al CdA (che resterà a via Asiago), e alle redazioni e alle direzioni di genere, palinsesti, alle strutture produttive, sia essenziale per garantire la tempestività e l’efficacia del lavoro e delle relazioni quotidiane dell’Ufficio Stampa. Ci aspettiamo un cambio di passo nella gestione di questa vicenda che porti ad un’apertura alle legittime richieste dell’Ufficio Stampa Rai, pronto a proclamare lo stato di agitazione».
I primi temi tra sala conferenze e spazi di lavoro
E contro il trasferimento la redazione ha portato quattro temi diversi con altrettante criticità. Il primo è legato alla sala conferenze: «Il vano dello stabile di via Severo presentato enfaticamente come “sala per le conferenze stampa” risulta assolutamente non idoneo ad ospitare tali eventi». Il secondo, invece, agli spazi di lavoro. Per i giornalisti la struttura «è stata realizzata tenendo presente un’idea di lavoro non confacente alle esigenze dell’Ufficio Stampa Rai». Un organismo in cui «25 lavoratori svolgono professioni, compiti e lavori, che hanno ritmi e necessità, esigenze di privacy e riservatezza totalmente diversi da tutti gli altri lavoratori presenti a via Severo».
La redazione: «In via Severo lavoro impiegatizio»
Poi il terzo punto: «Il lavoro dell’Ufficio Stampa Rai ha una sua specificità. In tutta la struttura di via Severo, solo l’Ufficio Stampa Rai farà lavoro giornalistico. Un lavoro che prevede i primi accessi della giornata entro le 5.30 del mattino, per realizzare la rassegna stampa aziendale e che si protrae quotidianamente fino a tarda sera, ma che ha la necessità di seguire eventi, emergenze e situazioni varie anche nelle ore notturne. È un lavoro che si svolge 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno, compresi i giorni festivi e le domeniche. In un palazzo strutturato per ospitare lavoro impiegatizio».
I flussi di lavoro divisi «in due macroaree»
E infine, i flussi di lavoro. I giornalisti hanno spiegato: «Il lavoro dell’Ufficio Stampa Rai è diviso in due macroaree. Una corporate che evidentemente segue principalmente la comunicazione aziendale tout court, il Consiglio di amministrazione Rai, i vertici, eccetera. E una parte editoriale che riguarda day time, prime time, radiofonia, approfondimento, produzioni, trasmissioni speciali, messe in onda, palinsesti, social, eccetera, oltre alle conferenze stampa di cui sopra. Tutto questo si svolge principalmente in zona Prati, tra via Asiago, via Teulada e dintorni. Inoltre, va tenuto presente che le conferenze stampa Rai continueranno ad essere svolte in ambienti adeguati e idonei, come possono essere la Sala A di via Asiago, la Sala Blu di via Teulada oppure le sale concordate con il Maxxi».
