L’Ufficio centrale per il referendum, che opera presso la Corte suprema di Cassazione, ha dichiarato ammissibili le quattro iniziative referendarie sulla riforma della giustizia presentate dal governo. Il quesito che gli elettori troveranno sulla scheda è stato confermato dalla Cassazione: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?». Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto l’obbligo di quorum: il risultato dipenderà quindi dalla maggioranza dei voti validi, indipendentemente dall’affluenza. La consultazione dovrebbe tenersi tra metà marzo e aprile 2026.
Cosa contiene il referendum sulla riforma della giustizia
Il referendum contiene quattro quesiti. Il primo riguarda la legge Severino: il governo punta a eliminare le disposizioni che prevedono la sospensione o l’incandidabilità automatica degli amministratori locali e dei parlamentari condannati in via definitiva per determinati reati. Il secondo interviene sul sistema delle misure cautelari, chiedendo di limitare l’utilizzo della custodia in carcere o ai domiciliari ai soli casi di concreto rischio di fuga o di grave pericolo per la collettività, escludendo il motivo del “pericolo di reiterazione del reato”. Il terzo quesito riguarda la separazione delle carriere. Il quarto punta invece a cancellare le liste di presentatori per l’elezione dei togati nel Consiglio superiore della magistratura, così da modificare il sistema con cui i candidati vengono ammessi alla competizione per il Csm.

Le posizioni dei partiti
Nel centrodestra la linea è compatta per il Sì: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati hanno annunciato il sostegno alla consultazione, con FI che aveva già preannunciato l’intenzione di «promuoverla». Favorevole anche Azione. Nel campo largo prevale invece il No. Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi e sinistra puntano a fermare la riforma, mentre Italia Viva lascerà libertà di voto. Critica anche l’Associazione nazionale magistrati. A promuovere la mobilitazione per il ‘No’ è il Comitato a difesa della Costituzione.
