Era stata salutata come un’epocale unione d’intenti. Maggioranza e opposizione d’accordo, all’unanimità, con tanto di post di Schlein che stringe la mano a Meloni a suggellare l’intesa. A distanza di poco più di una settimana però, il disegno di legge sulla violenza sessuale, si è fermato al Senato. La Lega ha chiesto ulteriori approfondimenti sulla parte relativa al consenso, richiesta alla quale si sono allineati anche Fratelli d’Italia e Forza Italia, sollecitando l’avvio di audizioni. La reazione delle opposizioni è stata immediata: i gruppi parlamentari hanno lasciato la commissione Giustizia in segno di protesta. La retromarcia appare ancora più significativa perché le opposizioni avevano domandato che il testo arrivasse direttamente in Aula, anche per legarne il voto alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, richiesta alla quale il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva dato il proprio assenso.
Pd: «Gravissimo voltafaccia, a farne le spese saranno ancora le donne»
Dal fronte progressista sono arrivate accuse durissime. La deputata dem Michela Di Biase, relatrice del provvedimento, ha definito la scelta della maggioranza un «inspiegabile e gravissimo voltafaccia della destra sulla legge sul consenso e, a farne le spese, saranno ancora una volta le donne». A sua volta, il senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto ha affermato che «stringersi la mano con questa destra non vale niente». Secondo la dem Valeria Valente, dietro lo stop non ci sarebbe una reale questione di merito, ma una richiesta «pretestuosa». Sul fronte della maggioranza, la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno ha chiarito che «sia chiaro, personalmente ma parlo anche per l’intera commissione, si vuole andare avanti con questo disegno di legge» e ha annunciato «un ciclo di audizioni che sia mirato e breve su alcuni aspetti tecnici segnalati e poi si proseguirà».
