È Gaetano Manfredi il nuovo punto di riferimento del campo largo?

C’è un episodio rivelatore che fa ben capire di che pasta è fatto il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. Era il luglio 2023 e alla sede Rai della città si presentavano i palinsesti della tv pubblica. Sul palco salirono in due, il primo cittadino e l’allora governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Mentre il secondo punse i dirigenti Rai andando in cerca della battuta facile e della risata del pubblico («che guaio per voi aver perso Bianca Berlinguer, e ora come farete, soprattutto senza i duetti con quel capraio afghano», il riferimento era a Mauro Corona), il primo fece un discorso serio, dritto, istituzionalmente corretto e denso di significati politici. Lì molti capirono la statura dell’uomo che un paio di anni dopo è stato il regista del campo largo, il vero artefice della vittoria alle Regionali di Roberto Fico.

È Gaetano Manfredi il nuovo punto di riferimento del campo largo?
Gaetano Manfredi con Roberto Fico (Imagoeconomica).

Manfredi ha favorito il dialogo tra Schlein e Conte

Manfredi, infatti, è stato il collante della coalizione, quello che telefonava a Elly Schlein nei momenti di sconforto della segretaria e parlava con Giuseppe Conte quando quest’ultimo manifestava le sue solite ritrosie al dialogo con gli alleati. E soprattutto non ha fatto toccare palla a De Luca che, nonostante l’accordo con Schlein e l’incarico di capo del Pd locale al figlio Piero, non ha mosso un dito per aiutare il candidato pentastellato e spesso non è riuscito a trattenere battute sarcastiche. Del resto, Manfredi è stato ministro dell’Università nell’esecutivo giallorosso guidato da Conte e da allora con il leader cinquestelle ha stabilito un legame di rispetto e fiducia reciproca. Con Schlein è stato un po’ più complicato, ma a un certo punto la segretaria dem ha capito che in Campania poteva fare affidamento sul sindaco di Napoli. Il quale, ricordiamolo, non ha la tessera del Pd e resta un indipendente. E in tal guisa si muove, tessendo la sua rete, ma sempre alla luce del sole.

È Gaetano Manfredi il nuovo punto di riferimento del campo largo?
Gaetano Manfredi con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Primarie di coalizione? No, grazie

Questo fine settimana sarà a Montepulciano come presidente dell’Anci a osservare da vicino la nascita del correntone pro-Elly. Ma a ottobre lo si era visto in prima fila, molto applaudito, all’evento civico organizzato da Alessandro Onorato a Roma, un primo passo per costruire la gamba centrista del campo largo, sotto la benedizione di Goffredo Bettini. E dopo la vittoria di Fico, il sindaco ha rilasciato un’intervista al Mattino con toni da leader nazionale, anche se giura che lui alle primarie di coalizione non si candiderà. «In Campania ha vinto un’idea politica, qui è nato il seme della nuova alleanza, abbiamo costruito un riformismo radicale che deve essere la base della proposta politica del centrosinistra, anche a livello nazionale. Per le Politiche bisogna organizzarsi, il tempo stringe. Il messaggio che arriva dalla Campania è che, quando c’è unità, siamo credibili e competitivi», ha spiegato il primo cittadino partenopeo. Sottolineando però che lui non pensa proprio a candidarsi alle eventuali primarie e che saranno gli elettori a scegliere chi farà il leader della coalizione tra Schlein e Conte. Primarie che «non è detto che si facciano, dipenderà anche dalla legge elettorale e allora il candidato lo fa il leader del partito con più voti». Senza dimenticare di rifilare un calcio negli stinchi a De Luca: «Nella sua gestione ci sono luci e ombre». «Ma quali ombre!», ha subito reagito l’ex governatore prima di rintanarsi nella “sua” Salerno.

È Gaetano Manfredi il nuovo punto di riferimento del campo largo?
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Vincenzo De Luca e Gaetano Manfredi (Imagoeconomica).

Un sostegno per Fico e un punto di riferimento per i riformisti dem

Insomma, Fico sa che potrà contare sull’appoggio e sull’esperienza amministrativa del sindaco di Napoli, ma pure a Roma sanno bene che Manfredi c’è. Il primo cittadino può vantare anche un ottimo rapporto col Quirinale, costruito un mattoncino dopo l’altro nel corso di diversi incontri istituzionali. Si mormora che se Manfredi chiama il Colle, il presidente gli viene passato subito. A Manfredi poi, suo malgrado, guardano diversi esponenti dem insoddisfatti di Schlein. I riformisti e i moderati che vedrebbero il sindaco di Napoli come possibile federatore del campo largo, una sorta di nuovo Prodi, un candidato premier senza tessere di partito ma che potrebbe andar bene a tutti. Lui intanto di schermisce, dice che pensa solo a Napoli, a continuare bene il suo mandato e, anzi, ne vorrebbe fare un secondo. Perché «in città abbiamo realizzato molte cose, ma tante sono ancora da fare». E la rinascita napoletana, dal punto di vista imprenditoriale e turistico, si deve soprattutto a lui. Che intanto, anche come presidente dell’Anci, continua a tessera la sua tela, tra i sindaci e pure a Roma. Stimato addirittura pure a Palazzo Chigi, dove viene considerato un interlocutore affidabile.