Ucraina, perché l’incontro tra Putin e la delegazione Usa si è risolto in un nulla di fatto

Dopo l’incontro al Cremlino tra Vladimir Putin e l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e il genero di Donald Trump Jared Kushner, la pace in Ucraina non è più vicina ma nemmeno più lontana. Parola di Yuri Ushakov, uno dei negoziatori russi e fedelissimo del presidente. «C’è molto lavoro da fare», ha tagliato corto. È un po’ come il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, dipende dalla prospettiva. Sicuramente è da considerarsi un segnale positivo che sul vertice sia stata concordata la riservatezza, in un contesto definito «utile e costruttivo». Lo è meno il fatto che il previsto incontro a Bruxelles degli inviati di Washington con Volodymyr Zelensky sia saltato. Come da copione, a Mosca sono state discusse diverse opzioni per un piano di risoluzione del conflitto, sulla base delle proposte occidentali, una sintesi tra quelle di Washington e i desiderata di Kyiv e dei volenterosi che continuano a ragionare come se l’Ucraina fosse a un passo dalla vittoria sul campo.

Ucraina, perché l’incontro tra Putin e la delegazione Usa si è risolto in un nulla di fatto
Steve Witkoff e Kirill Dmitriev (Ansa).

Mosca non è disposta a spostarsi di un millimetro

La realtà è però diversa ed è per questo che da una parte la Russia non si è mossa di un millimetro dalle sue richieste, le stesse formulate all’inizio della guerra, e dall’altra gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione di Volodymyr Zelensky, in grossi guai a causa dello sfaldarsi del suo cerchio magico sotto i colpi della giustizia selettiva. Il capo di Stato ucraino si è comunque mostrato negli ultimi giorni possibilista sulla soluzione a breve termine, visto anche il quadro sul terreno e le difficoltà sempre maggiori per le forze di Kyiv: anche se il collasso nel Donbass non è imminente, le prospettive di una controffensiva e del recupero dei territori perduti sono al momento nulle. 

Ucraina, perché l’incontro tra Putin e la delegazione Usa si è risolto in un nulla di fatto
Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Le minacce del Cremlino all’Europa

Per Putin il maggior ostacolo sulla via della pacificazione sono proprio le cancellerie continentali che ha sfidato apertamente accusandole di sabotare la pace in Ucraina: «Non abbiamo intenzione di combattere contro l’Europa, l’ho già detto centinaia di volte. Ma se l’Europa vuole combattere e inizia a farlo, noi siamo pronti a rispondere immediatamente», ha minacciato il presidente, rispondendo indirettamente alle parole dell’ammiraglio della Nato Giuseppe Cavo Dragone che ha auspicato una postura occidentale più aggressiva agli attacchi ibridi di Mosca ed evocato azioni preventive.

Per Putin la via diplomatica è secondaria

Per adesso nessuno, né gli Usa né l’Unione Europea, ha intenzione di alzare il livello militare dello scontro e testare il Cremlino, per cui la vittoria in Ucraina è esistenziale. Putin è convinto di poter raggiungere sul campo gli obiettivi che si è prefissato e la strada della diplomazia è considerata secondaria, anche se potrebbe essere più facile e meno dispendiosa. La questione dei territori è da questo punto di vista importante nelle trattative e, in assenza di sorprese, come il ritorno massiccio degli Usa a fianco dell’Ucraina, la Russia al ritmo attuale potrà conquistare tutto il Donbass e il resto delle regioni adesso parzialmente occupate nel giro di uno o due anni. Ciò significa che l’Ucraina è destinata a perdere ancora terreno e per evitare una sconfitta maggiore dovrebbe cedere al compromesso al ribasso. Almeno in teoria.

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Vladimir Putin all’incontro con la delegazione Usa a Mosca (Ansa).

Il vero nodo da sciogliere riguarda l’architettura di sicurezza

Per il Cremlino la definizione dei confini, km più o km meno, considerata anche quell’ampia striscia che costituirebbe terra di nessuno, passa in secondo piano rispetto ai punti centrali come lo status dell’Ucraina fuori dalla Nato e la presenza di truppe occidentali nell’ex repubblica sovietica. I veri nodi da sciogliere riguardano appunto l’architettura di sicurezza in Europa: se alla fine della Seconda Guerra Mondiale sono state le potenze vincitrici a dettare le condizioni e i nuovi equilibri, come per altro in tutti i conflitti, è evidente che anche in questo caso accadrà lo stesso, prima o poi. Il presidente ucraino Zelensky ha ribadito che non si possono stringere accordi alle spalle dell’Ucraina e si è detto disponibile a un altro incontro con Trump, ma solo a condizione che si giunga a una completa cessazione dei combattimenti. Putin da parte sua non ha fretta, proprio perché il piano offerto alla Russia con il sostegno dell’Ue e dei volenterosi appare ancora irrealistico. I negoziati quindi proseguiranno. Così come la guerra.