Nascerà dunque in Forza Italia la “corrente Marina”? La primogenita del Cavaliere si muove con incontri a pranzo nella sua prestigiosa casa milanese in corso Venezia. Ha visto Antonio Tajani, col quale è andato in scena un «franco scambio di opinioni», quindi se ne sono dette un po’. Ha ricevuto i vicesegretari, il governatore della Calabria Roberto Occhiuto e quello del Piemonte Alberto Cirio. Ma pure il ministro della Pa, Paolo Zangrillo. In realtà, però, raccontano che Marina riceva molti più parlamentari, che però non vanno in giro a raccontarlo, un po’ perché sotto sotto si diverte e un po’ perché la tampinano per essere ricevuti. E così ecco creata la favola della “corrente Marina”. Molti ci sperano ma per il momento rimane un sogno. Intanto a nascere per davvero sarà la corrente del vicesegretario e governatore della Calabria Roberto Occhiuto che il 17 dicembre a Palazzo Grazioli (non a caso l’ex residenza romana del Cav) organizza il convegno In Libertà, che servirà soprattutto a contare le sue truppe.

Tajani resta, nonostante tutto, al comando
Non sarà la corrente di Marina, che non ha dato la sua benedizione ufficiale, però lascia fare. Perché questo movimentismo in fondo le piace. Non è un mistero che la presidente di Fininvest e Mondadori vorrebbe un partito più liberale e aperto sui diritti civili, e su questo fronte è tornata a chiedere maggior impegno su leggi come Ius Scholae e il Fine Vita. È altresì vero che considera il vertice azzurro troppo romanocentrico e che vorrebbe pure più volti nuovi in Parlamento e da lanciare nei talk, per svecchiare il partito. Ma, a quanto si apprende, sono tutte questioni che passano ancora da Antonio Tajani. Il quale, con tutti i suoi difetti e criticità, gode ancora della fiducia della famiglia. Anche semplicemente per mancanza di alternative credibili. Un episodio recente lo conferma: da Arcore si spingeva per sostituire il capogruppo alla Camera Paolo Barelli con Deborah Bergamini, mentre in Senato si vorrebbe un’alternativa a Maurizio Gasparri. Ebbene: in un’informale conta interna a Montecitorio solo otto deputati su 53 erano pronti a votare Bergamini. Un flop. Risultato: è rimasto Barelli.

I malpancisti azzurri restano divisi
L’unica figura che avrebbe il curriculum per sostituire Tajani sarebbe ancora Letizia Moratti, ma lei, anche per questioni di età, non ci pensa proprio. Restano però i malpancisti, in cerca di un tetto sopra la testa: Licia Ronzulli, Alessandro Cattaneo, Giorgio Mulè, la stessa Bergamini, Fabrizio Sala, Stefania Craxi, Occhiuto. Il problema è che sono molto diversi tra loro. C’è chi è davvero ispirato da principi liberali, come Mulè e Cattaneo, e chi fino a ieri era considerato vicino a Matteo Salvini, quindi ultra-sovranista, come Licia Ronzulli. Insomma, è difficile che tutte queste figure si ritrovino a marciare insieme in un’unica corrente, perché in realtà vanno in direzioni diverse. L’unico elemento che le accomuna è essere anti-Tajani. Per motivi politici, per beghe locali e regionali, ma anche per recriminazioni personali. Così si spiegano le fibrillazioni e i sommovimenti che a Marina Berlusconi, una che odia le cose ingessate, non dispiacciono. La vera prova del nove sarà l’inizio dei congressi locali a gennaio, dove si potranno misurare le forze sul territorio, un percorso che si concluderà col congresso nazionale tra 13 mesi, quasi a ridosso delle elezioni. Tajani si ricandiderà come segretario. Bisogna vedere chi lo sfiderà. Conoscendo i meccanismi che governano da sempre Fi, difficilmente ci sarà un candidato alternativo, salvo che non sia lo stesso Tajani a volersi fare da parte. Eventualità non contemplata, al momento.

Il sogno di un Berlusconi alla guida di FI
Tutto questo movimentismo ha però il merito di aver portato un po’ di vitalità nel partito. Che però – e Marina B. lo ha fatto notare a Tajani – nonostante qualche buon risultato alle Regionali, a livello nazionale non riesce a schiodarsi dall’8/9 per cento. Il sondaggio secondo cui con un Berlusconi, Marina o Pier Silvio, Forza Italia crescerebbe di almeno 8 punti, è realistico. Ma per il momento resta un’ipotesi di scuola, perché Marina in politica non vuole scendere (preferisce manovrare dietro le quinte) anche se qualcuno le avrebbe chiesto, visto che il centrodestra brancola ancora nel buio, di candidarsi almeno a sindaca di Milano. Mentre Pier Silvio (forse per noia) sarebbe anche tentato ma ancora non si decide a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Vero è che il secondogenito si farà vedere più spesso a Roma, dove nella sede di Mediaset al largo del Nazareno sono in corso lavori per accoglierlo come si conviene, con la supervisione di Gianni Letta, che gli farà da anfitrione nei palazzi del potere. Nel frattempo, ci si concentra sulla giustizia, con la campagna referendaria per il Sì che per Fi sarà guidata da Mulè. Un ‘contentino’ di Tajani agli avversari interni. La questione è che Forza Italia per è diventato un partito vero, quindi scalabile. E questo ha anche aumentato gli scontri locali. Che vengono riportati per filo e per segno al leader, ma pure a Marina, nei suoi light lunch in corso Venezia.

