Lunedì 3 novembre si terrà a Istanbul un vertice di ministri degli Esteri di alcuni Paesi musulmani: sul tavolo la situazione nella Striscia di Gaza. Lo ha reso noto il capo della diplomazia turca Hakan Fidan, spiegando che l’incontro servirà per «valutare i progressi e discutere di ciò che sarà possibile ottenere insieme nella prossima fase». L’annuncio è arrivato ad Ankara nel corso di una conferenza stampa congiunta con l’omologo lettone, Margus Tsahkna. Il vertice si terrà dopo l’incontro che i ministri degli Esteri dei Paesi musulmani hanno avuto con Donald Trump a New York. Sono attesi in Turchia i rappresentanti di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania, Pakistan, Indonesia, Egitto e Arabia Saudita.
Israele, nuovi raid nel sud di Gaza
Al Jazeera ha riportato di nuovi attacchi aerei da parte di Israele a sud di Gaza. I jet israeliani hanno colpito le città di Abasan al-Kabira e Bani Suheila, a Est di Khan Yunis, nella Striscia meridionale. Gli attacchi sono arrivati 24 ore dopo il raid a Beit Lahiya, città che invece si trova a nord e definita un «sito terroristico» dal governo di Israele. Nelle ore precedenti ai nuovi attacchi, Hamas ha consegnato i corpi di altri due ostaggi israeliani. Intanto l’emittente Kan ha riferito che il processo agli autori dell’eccidio del 7 ottobre 2023 potrebbe aprirsi presto. Le indagini sui presunti terroristi sarebbero alle fasi finali e la procura deciderà sulle incriminazioni entro pochi giorni.
Hamas ha consegnato i corpi di altri due ostaggi israeliani
L’esercito israeliano ha reso noto di essere stato informato dalla Croce Rossa della consegna, da parte di Hamas, di due bare contenenti i corpi di altrettanti ostaggi, recuperati nella zona centrale della Striscia di Gaza. I resti verranno trasferiti alle truppe dell’Idf all’interno dell’enclave palestinese, dove si terrà una piccola cerimonia presieduta da un rabbino militare. Previste anche procedure di identificazione: lunedì 27 ottobre Hamas aveva consegnato una bara contiene i resti di un ostaggio il cui corpo era già stato riportato in Israele per la sepoltura alla fine del 2023. Il giorno successivo il gruppo islamista aveva poi rilasciato «il corpo di un prigioniero israeliano recentemente trovato in uno dei tunnel della Striscia di Gaza». Con la restituzione di oggi, i corpi rientrati in Israele salgono a 18 sui 28 richiesti nell’ambito dell’intesa sul cessate il fuoco.
Gaza, Usa pronti a presentare il piano per la forza internazionale di stabilizzazione
Tre fonti hanno riferito ad Axios che funzionari statunitensi hanno avuto colloqui con colleghi di diversi Paesi in merito alla creazione di una forza internazionale da dispiegare a Gaza, aggiungendo che Washington intende presentare un piano nelle prossime settimane. Se ne sta occupando il Comando Centrale degli Usa: come ha spiegato una delle fonti, prevede la formazione di una nuova forza di polizia palestinese, che sarà addestrata e valutata da Stati Uniti, Egitto e Giordania, e il coinvolgimento di truppe provenienti da Paesi arabi e musulmani. Tra quelli che si sono mostrati disponibili a inviare militari ci sono Indonesia, Azerbaigian, Egitto e Turchia, hanno affermato le fonti di Axios. Altri hanno invece espresso preoccupazione, data la caotica situazione nella Striscia, dove ci sono state violente interruzioni del cessate il fuoco, con attacchi di Israele e numerose vittime palestinesi. La creazione dell’Isf (International stabilization force) è il nodo cruciale a cui è appeso l’avvio della seconda fase del piano di Donald Trump: senza sarà impossibile avviare il disarmo di Hamas, trasferire i poteri a una nuova amministrazione palestinese e accompagnare il ritiro dell’Idf.
Netanyahu convoca una riunione urgente dopo l’ultima violazione di Hamas
Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione di gabinetto urgente in risposta all’ultima violazione commessa da Hamas nella restituzione dei corpi degli ostaggi. Come riportano i media israeliani, la bara consegnata il 27 ottobre dal gruppo palestinese conterrebbe resti di un prigioniero il cui corpo era già stato riportato in Israele per la sepoltura. Secondo Ynet, Tel Aviv starebbe valutando diverse possibili risposte a queste violazioni, tra cui l’estensione della linea gialla sotto il controllo dell’Idf.

Hamas avrebbe inscenato il ritrovamento del cadavere
La valutazione è stata effettuata a seguito del completamento delle operazioni di identificazione presso l’istituto forense Abu Kabir di Tel Aviv. Secondo alcuni riservisti di stanza nella parte orientale di Gaza City, testimoni oculari, Hamas avrebbe inscenato il ritrovamento del corpo, posizionando resti di cui era già in possesso in una buca, per poi chiamare la Croce Rossa ad assistere al finto scavo. Secondo la radio militare dell’Idf, quanto accaduto è stato anche filmato da un drone.
La Knesset voterà sulla pena di morte per i terroristi
La Commissione per la sicurezza nazionale della Knesset, il parlamento israeliano, ha calendarizzato per la prossima settimana la discussione di un disegno di legge che introdurrebbe la pena di morte per chi è ritenuto responsabile di terrorismo. Al termine del dibattito si terrà la votazione sul disegno di legge, che era la conditio sine qua non posta da Itamar Ben Gvir, ministro per la Sicurezza nazionale, per continuare ad appoggiare il governo di Benjamin Netanyahu. Cresce dunque il timore per le sorti dei detenuti palestinesi in Israele: circa un quarto dei 6 mila arrestati a Gaza è stato identificato dalle autorità di Tel Aviv come combattente. E dunque pericolosamente assimilabile a ‘terrorista’. La notizia arriva nel giorno in cui, per la prima volta dall’attacco del 7 ottobre 2023, il ministero della Difesa di Tel Aviv ha deciso di revocare la situazione di emergenza dichiarata nel sud di Israele.
Hamas pronta a consegnare le armi se l’occupazione finirà
Le armi di Hamas sono legate all’esistenza dell’occupazione e dell’aggressione israeliana e, se queste dovessero finire, le armi verrebbero consegnate allo Stato. Lo ha detto, in un’intervista esclusiva con Al Jazeera, il leader dell’organizzazione terroristica Khalil al-Hayya. Il futuro degli armamenti, ha spiegato, è ancora in fase di discussione con le altre fazioni e i mediatori.
Netanyahu ha rimosso un consigliere per la Sicurezza nazionale
Benjamin Netanyahu ha rimosso dall’incarico il consigliere per la Sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi. La decisione del primo ministro israeliano è stata ufficializzata dallo stesso ex consigliere, che ha anche chiesto «un’indagine approfondita sul fallimento del 7 ottobre, di cui sono stato complice». Ha spiegato che Netanyahu «mi ha informato oggi della sua intenzione di nominare un nuovo capo del Consiglio per la Sicurezza nazionale. Alla luce di ciò, il mio mandato terminerà oggi. Naturalmente sarò a disposizione del mio successore, se necessario». Il premier ha poi ringraziato Hanegbi «per il servizio come consigliere per la Sicurezza nazionale» augurandogli «tanto successo per il futuro e una salute robusta». Al suo posto ha nominato Gil Reich, numero due dell’NSC, come direttore ad interim.
Hamas: «A noi il controllo ad interim di Gaza e per ora niente disarmo»
Hamas intende mantenere ad interim il controllo della sicurezza nella Striscia di Gaza e per il momento non può impegnarsi al disarmo. Lo ha detto alla Reuters Mohammed Nazzal, membro del politburo dell’organizzazione islamista. «Non posso rispondere con un sì o un no. Francamente, dipende dalla natura del progetto», ha dichirato riferendosi alla consegna delle armi.
Nazzal: «Ai palestinesi deve essere data la speranza della creazione di uno Stato»
Si tratta di posizioni che, come sottolinea l’agenzia, «riflettono le difficoltà che gli Stati Uniti devono affrontare per porre fine alla guerra» e mostrano «i principali nodi che ostacolano gli sforzi per consolidare la fine definitiva». Nazzal, che come gli altri dirigenti di Hamas vive a Doha, in Qatar, ha affermato che il gruppo è pronto a un cessate il fuoco fino a cinque anni per ricostruire Gaza, con garanzie per ciò che accadrà in seguito: ai palestinesi, ha precisato, devono essere dati «orizzonti e speranza» per la creazione di uno Stato.
Israele: «Il valico di Rafah sarà aperto domenica 19 ottobre»
Il valico di Rafah «probabilmente sarà aperto questa domenica». Lo ha detto il ministro degli Esteri di Israele Gideon Sa’ar, in un incontro con la stampa ai Med Dialogues a Napoli, aggiungendo che Tel Aviv «sta predisponendo tutti i preparativi necessari», nella speranza «che venga fatto tutto il possibile» per la riapertura, che continua a slittare. Quest’ultima affermazione suona come un avvertimento ad Hamas, che sta ritardando la consegna degli ultimi 19 ostaggi morti. «Devono farlo ora. Non entro settimane o mesi, ma immediatamente», ha affermato Sa’ar, parlando di «violazione fondamentale dell’accordo».
