«L’oracolo è tornato», hanno sussurrato a Mediaset vedendo che nella scaletta del programma di Rete 4 Realpolitik c’era un collegamento con l’ex presidente della Rai, e ora eurodeputata del Partito democratico, Lucia Annunziata. Ai tempi di Viale Mazzini, la giornalista cresciuta nella redazione de il manifesto si era guadagnata tra i corridoi del settimo piano un soprannome curioso sulle sue presunte doti “divinatorie”, diciamo così, anche se forse lei non se n’è mai accorta. Fatto sta che il conduttore Tommaso Labate ha fatto parlare a lungo “donna Lucia”, sull’universo mondo, permettendole di lanciare un duro affondo sul caso che riguarda la grazia a Nicole Minetti. Mentre Labate ripeteva all’infinito le lodi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiamato nel 2022 da tutte le forze politiche, tranne Fratelli d’Italia, a restare al Quirinale per un secondo mandato, Annunziata ha scagliato un sasso gigantesco nello stagno di Realpolitik. L’eurodeputata ha sostenuto che «la macchina del Quirinale» dopo tanti anni va «ritarata», perché c’è gente che sta lì da tanti anni e forse non è più attenta come fino a poco tempo fa. Insomma, c’è un senso di stanchezza che andrebbe rimosso, cambiando qualche casella.
Un affondo che salva, ovviamente, il capo dello Stato, ma mette nel mirino qualcuno che lavora al fianco di Mattarella. Tanto che nei palazzi della politica, il giorno dopo, le domande si accavallano: «Ma Lucia Annunziata ce l’aveva con il potentissimo Ugo Zampetti, segretario generale della presidenza della Repubblica? O nel suo mirino ci sono altri personaggi che ormai da 11 anni lavorano al Colle nello staff presidenziale?». A proposito, vi ricordate il caso Garofani, il consigliere ex Pd pizzicato in una chiacchierata in cui sembrava tramare contro Giorgia Meloni? Anche in quella circostanza i fedelissimi di Mattarella finirono nel mirino e si parlò di teste che rischiavano di rotolare…
Mattarella alla Piaggio prova a dimenticare le polemiche
Anticipando la festa dei lavoratori in programma il primo maggio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha in agenda, giovedì 30 aprile, una visita a Pontedera, allo stabilimento della Piaggio. In particolare, il viaggio riguarda il reparto principale dedicato all’assemblaggio finale degli scooter, quella Vespa che nel 2026 compie 80 anni. E la catena di montaggio è un reparto con un «alto coinvolgimento della manodopera», sottolineano dall’azienda, in stretto collegamento con i reparti verniciatura e assemblaggio. In programma c’è anche la visita al Museo Piaggio, il più grande a tema motociclistico d’Italia: nell’auditorium avrà inizio la cerimonia, con il presidente dell’Unione Industriale Pisana, Andrea Madonna, e poi il “padrone di casa” Matteo Colaninno, presidente esecutivo di Piaggio, assieme a Pamela Vanni in rappresentanza dei lavoratori Piaggio, e a Marina Elvira Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali. Poi l’intervento del capo dello Stato.
Il presidente Sergio Mattarella saluta le operaie e gli operai della Piaggio, a Pontedera.
Donnet a Roma parlerà del risiko bancario?
Al Senato il 30 aprile è atteso un personaggio centrale nel mondo dell’economia e della finanza: la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo ha in programma l’audizione di Philippe Donnet, amministratore delegato di Assicurazioni Generali. A Palazzo Madama la curiosità è notevole, anche perché si attendono domande sulla scalata bancaria, fallita, di Francesco Gaetano Caltagirone: per ora è prevista la registrazione integrale della seduta, a meno che qualche componente non si metta a chiedere di “secretare” certi momenti dell’audizione, per non rendere pubbliche informazioni che possono terremotare il mercato borsistico…
Piccoli ma ingombranti traslochi alla Camera. Da circa un mese i tre deputati di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci a cui hanno aderito gli ex leghisti Edoardo Ziello, Rossano Sasso e il “pistolero” Emanuele Pozzolo, ex meloniano famoso per essere stato coinvolto nel caso dello sparo di Capodanno, per cui è stato espulso da Fratelli d’Italia e poi anche condannato, avevano chiesto di essere spostati. Da quando sono diventati parte del gruppo Misto si trovavano dalla parte dell’emiciclo a sinistra della presidenza, dove siedono le opposizioni, e volevano trasferirsi nella “fetta” di Aula a destra, in cui è sistemata la maggioranza (anche se poi, come nel caso del decreto bollette, non disdegnano di votare contro il governo). A ogni modo, detto fatto: sono stati sistemati sopra i vecchi amici della Lega, al fianco di… Noi moderati. Anche se i vannacciani proprio moderati non sono. E infatti il trasloco non è stato particolarmente gradito alla segretaria di Noi moderati Mara Carfagna, che nella seduta del 29 aprile ha addirittura cambiato posto. Mara non vuole apparire nelle immagini vicino a loro, è il gossip che circola in Transatlantico…
Viavai nella Fondazione Agnelli: i casi Gavosto e Corgnati…
Gente che va, gente che viene: alla Fondazione Agnelli è stato fatto un ricambio dei consiglieri. Fuori Marta Cartabia: l’ex numero uno della Corte Costituzionale, già ministra della Giustizia, ha lasciato il posto. Pure Renzo Piano, l’architetto genovese di fama internazionale, ha terminato la sua esperienza nella fondazione. Dentro Fabiola Gianotti, fisica ed ex direttrice generale del Cern di Ginevra. Altri nuovi componenti sono Manuela Battezzato, responsabile dei progetti di filantropia globale di Stellantis, Andrea Camerana, nipote ed erede di Giorgio Armani, Stefano Corgnati, rettore del Politecnico di Torino, Andrea Gavosto che dal 2008 è il direttore della Fondazione Agnelli. Curiosità: Gavosto è stato nominato un anno fa consigliere d’amministrazione del Politecnico di Torino dal Senato accademico tra gli “esterni”, ma è la stessa università dove rettore è Corgnati, che ora entra nel cda della Fondazione Agnelli. Tanto che qualcuno, in città, parla di «nomine incrociate». Intanto se ne sono andati, oltre a Cartabia e Piano, pure Simone Avogadro di Collobiano, Daniele Chiari e Gianluca Ferrero.
Nordio al rapporto del Censis sull’avvocatura
L’appuntamento è fissato da tempo: nel pomeriggio di mercoledì 29 aprile, nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati, è in programma la presentazione della decima edizione del rapporto sull’avvocatura realizzato dal Censis. Dove è atteso il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Che dopo tutto quello che è successo, ultimo il caso della grazia a Nicole Minetti, chissà se avrà la voglia di andarci, a un incontro come questo. Comunque, dopo i saluti istituzionali di Maria Annunziata, presidente della Cassa Forense, sono attesi Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, Maurizio Leo, viceministro all’Economia, Giorgio De Rita, segretario generale Censis, e molti altri.
Carlo Nordio (Imagoeconomica).
Cosa hanno in comune Cipriani, Nicole Minetti e Tinto Brass?
Che collegamento c’è fra Tinto Brass e la famiglia Cipriani? Giuseppe Cipriani, l’imprenditore che da anni è diventato il compagno di vita di Nicole Minetti, è il nipote di Carla (sorella del padre Arrigo, morta nel 2006). Carla aveva sposato proprio il maestro del cinema erotico, oggi 93enne: un amore totale in cui lei era la sua “complice perfetta” nei film più scatenati del regista, tanto che era stata soprannominata «la Tinta»: presente quando dovevano essere scelte le attrici delle pellicole, non mancava mai durante le riprese, fornendo anche consigli preziosi per ottenere scene di grande effetto. Figlia del fondatore dell’Harry’s Bar, il capostipite Giuseppe, Carla è stata sceneggiatrice e segretaria di edizione delle produzioni di Tinto, e lo stesso Brass ha più volte dichiarato che «la vera mente e fonte d’ispirazione di tutti i suoi film» è stata proprio «la Tinta». Il soggetto di Miranda, per esempio, porta la sua firma, così come le sceneggiature di Monella, Tra(sgre)dire, Fallo! e Monamour.
Gasparri e il piano Mattei, con buona pace degli eredi
Gli eredi Matteinon ne possono più di vedere accostato il nome di Enrico Mattei al governo di Giorgia Meloni? Ed ecco che Maurizio Gasparri nella giornata di mercoledì 29 aprile diventa il protagonista di un convegno intitolato “Enrico Mattei a 120 anni dalla nascita: l’energia, il coraggio, la visione”, organizzato dalla Fondazione Alleanza Nazionale, e da Il Secolo d’Italia. Oltre a Gasparri, è annunciata la presenza, tra gli altri, dell’ambasciatore Francesco Talò e del direttore scientifico della Fondazione An, il prezzemolino Francesco Giubilei. Chissà come saranno contenti gli eredi Mattei…
Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).
Manfredi e la Guardia di Finanza festeggiano
A Napoli saranno presenti il comandante interregionale dell’Italia Meridionale della Guardia di Finanza, generale di Corpo d’Armata Francesco Greco, il comandante regionale Campania del Corpo, generale di Divisione Alessandro Barbera e il direttore regionale della Campania dell’Agenzia del Demanio, Cristian Torretta, oltre al prefetto Michele di Bari e al sindaco Gaetano Manfredi: tutti pronti a festeggiare la consegna dell’ex Pretura di Napoli in piazza Giovanni Leone, a ridosso di Porta Capuana, al Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli. Una nuova sede che però avrà bisogno di un importante intervento di ristrutturazione, prima di essere utilizzata.
Venezia non dà pace alla destra. Tra il caso Venezi, che pare tutt’altro che chiuso, la bufera alla Biennale e i presunti rapporti di amicizia tra Carlo Nordio e la famiglia Cipriani, il cui erede Giuseppe è il compagno di Nicole Minetti, l’epiteto Serenissima fa quasi sorridere.
La risposta di Venezi e l’ombra delle Comunali
Partiamo dalla Fenice. Dopo l’annullamento da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi di tutte le collaborazioni future con la cosiddetta “Bacchetta nera”, la direttrice – pardon, direttore – d’orchestra 34enne si è tolta qualche sassolino dalla scarpa. «Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente Nicola Colabianchi e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno», ha scritto Beatrice Venezi in una nota, lasciando intendere un possibile ricorso alle vie legali.
Le dichiarazioni rese a La Nación, ufficialmente alla base del “siluramento”, «avrebbero dovuto essere lette nel contesto dell’intervista e non distorte e strumentalizzate». Di più: non solo Venezi assicura di non aver mai mancato di rispetto ai lavoratori, ma sarebbe lei stessa vittima delle maestranze del teatro veneziano che in otto mesi «mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, sui social, giornali, tv, in Italia e in tutto il mondo, con l’intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera». Insomma «in Italia essere giovane è un handicap e poi donna una aggravante», prosegue la nota. «Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta». L’underdog della classica però non ha convinto il melonianissimo presidente della commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, che a La Stampa ha ammesso che Venezi, a cui ha confermato la sua stima, «è andata troppo oltre». Anche se resta convinto che l’orchestra «sia stata strumentalizzata dalla sinistra». Nonostante il governo abbia prontamente negato di aver avuto un ruolo nell’affaire Fenice, c’è chi sostiene che dietro lo scaricamento della direttrice ci siano calcoli poco lirici e molto politici. Come scrive Il Fatto Quotidiano, infatti, alle Comunali del 25 e il 26 maggio dopo il decennio di Luigi Brugnaro, strenuo difensore di Venezi, il centrodestra che schiera l’assessore uscente Simone Venturini rischia di perdere. Stando a rilevazioni riservate e visionate da Fratelli d’Italia, il caso Venezi poteva costare 4-5 punti percentuali. Un lusso che non ci si poteva permettere. E poi, come ha ricordato Mollicone, «alcuni referenti dell’orchestra, non è certo un segreto, hanno legami con chi si candiderà alle prossime elezioni comunali di Venezia. Sono vicini a liste e comitati di centrosinistra»…
Luigi Brugnaro (Ansa).
Cipriani, i presunti legami con Nordio e l’affaire Minetti
Se Pietrangelo Buttafuoco inaugurerà la Biennale senza il ministro Alessandro Giuli dopo la rottura sul padiglione della Russia, Venezia resta al centro della cronaca, sebbene in modo indiretto, anche per l’ultima grana del governo Meloni: il caso della grazia concessa a Nicole Minetti. Dopo la richiesta da parte del Quirinale di ulteriori verifiche al ministero della Giustizia e alla Procura di Milano, dalle parti di Via Arenula c’è chi punta il dito contro Giusi Bartolozzi, l’ex zarina “dimissionata”, che avrebbe gestito il dossier. Ma c’è anche chi ricorda i (presunti) rapporti di amicizia tra il Guardasigilli Carlo Nordio, che in Laguna fu procuratore aggiunto, e la famiglia Cipriani, legata al celebre Harry’s Bar aperto nel 1931 da Giuseppe Cipriani a due passi da Piazza San Marco. Erede della dinastia è un altro Giuseppe Cipriani, 60 anni, compagno dell’ex igienista dentale del Cav ed ex consigliera regionale in Lombardia…
Carlo Nordio e dietro Giusi Bartolozzi (Imagoeconomica).
Festa all’Ucid con Abodi
Il cardinale Giovanni Battista Re, classe 1934, alla fine non ha partecipato alla cena sociale dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid) Lazio, organizzata da Riccardo Pedrizzi, preferendo una cena casalinga. Grande protagonista dell’evento è stato il ministro dello Sport, Andrea Abodi, tempestato di domande su chi governerà il calcio italiano, ben sapendo che Giancarlo Abete è sempre stato ai vertici proprio dell’Ucid, il gotha del potere (quasi totalmente romano) legato al Vaticano e ai suoi molteplici interessi. Abete è il “concorrente” di Giovanni Malagò nella corsa alla conquista della poltrona che è stata di Gabriele Gravina. Tra l’altro, e pochi lo ricordano, Abodi è stato presidente della Lega Nazionale Professionisti Serie B. Comunque, se non c’è stato Re, era presente l’avvocato Giorgio Assumma, anche lui classe 1934, «che senz’altro è più potente del nostro amico cardinale», spifferavano i maligni nella sala dell’Eur.
Andrea Abodi (Imagoeconomica).
Giavazzi torna a Roma. E Tremonti parla con Fratoianni
Francesco Giavazzi torna a farsi vedere a Roma. Tanto che davanti a Palazzo Chigi si sente dire che «appena un governo scricchiola, subito arrivano nella Capitale i cosiddetti tecnici». Pronti a rientrare nell’edificio simbolo del potere (o di quel che ne rimane): Giavazzi, ai tempi di Mario Draghi “regnante”, entrava e usciva dalla Presidenza del Consiglio a velocità supersonica, impegnatissimo con i dossier delle nomine delle società statali. Nella mattina di martedì, al Senato, nella sala Nassiryia, si tiene l’incontro intitolato “Tornare a crescere. Oltre l’Italia dello zero virgola”, con il docente milanese Marco Leonardi autore del volume Il prezzo nascosto, Giavazzi, i parlamentari del Partito Democratico Lia Quartapelle e Giorgio Gori. Poi, nel pomeriggio, altro evento imperdibile: in piazza della Minerva, alla Biblioteca del Senato dedicata a Giovanni Spadolini, nella sala degli Atti Parlamentari, va in scena la presentazione del libro Libercomunismo di Emiliano Brancaccio, con Peppe De Cristofaro capogruppo al Senato di Avs, Giulio Tremonti, presidente commissione Esteri della Camera e Nicola Fratoianni. Davvero curioso, come incontro per parlare di economia. Tanto che qualcuno si domanda: «Non è che pure Giulio Tremonti sta facendo un pensierino per un mandato presidenziale, un domani, sul Colle?».
L’economista Francesco Giavazzi (foto Imagoeconomica).
A Di Foggia è andata male. In passato, invece…
«A Giuseppina Di Foggia con Terna è andata male, la buonuscita da 7,3 milioni di euro è svanita… In passato invece c’è chi si ha incassato», sibila un vecchio agente di Borsa davanti a un gin tonic. E continua: «Senza bisogno di andare troppo in là con gli anni, per esempio con il caso di Biagio Agnes alla Stet, pensionato a 55 anni, tra i tanti che mi vengono in mente, nel settembre 2022 ci fu un caso che andò liscio come l’olio, altro che Di Foggia». Qual era? «Mentre i giornali erano concentrati sulla vittoria di Giorgia Meloni, Giuseppe Gola lasciava l’incarico di ad di Acea per fare spazio a Fabrizio Palermo. La nota ufficiale parlava di uno “scioglimento consensuale” del rapporto di lavoro “in essere con l’ingegner Gola”, riconoscendogli oltre al Tfr un importo lordo di 2,46 milioni di euro “a titolo di incentivazione all’esodo e di transazione generale e novativa”. Senza dimenticare l’importo relativo al Mbo 2022 pari a 172.500 euro e quelli di Lti 2021 e 2022, pari alla somma lorda di 153.333 euro. Che da maggio 2020 a settembre 2022 pare davvero un ottimo affare. E a naso possiamo dire che Terna vale tre volte tanto, e a Di Foggia quindi è andata davvero male». Che poi Gola ovviamente ha conquistato un’altra splendida poltrona, quella di ad di Open Fiber. Qual è la morale della storia? Che un manager che vuole incassare cifre cospicue deve puntare a uno “scioglimento consensuale” senza attendere la fine del mandato e poi aspettare qualche mese in pieno relax prima di tornare a lavorare. Si sa, la fretta genera errori…
Antonio Tajani si mette di traverso, quando c’è il nome di Federico Freni per la presidenza della Consob. Perché mai? Le voci romane evocano un legame tra Freni e Gianni Letta, bypassando Tajani: tutta colpa della passione di Freni per il bel canto, che lo ha spinto a frequentare l’Opera e i teatri, condividendo così con Letta serate e incontri fuori dai riflettori. Ma per Forza Italia, a Roma, c’è anche un altro problema: Freni è stato eletto nella Capitale, in un collegio uninominale, quello di Monte Mario, Aurelia e dintorni, e se diventasse numero uno della Consob toccherebbe tornare a votare, visto che la carica è incompatibile con quella di membro del parlamento. Dunque dimissioni ed elezioni suppletive per riassegnare il suo seggio. Che, con il clima che c’è, secondo i sondaggisti finirebbe alla sinistra. Togliendo così un deputato alla maggioranza di governo. Tanto che pure Giorgia Meloni e quello che sarebbe il capo politico di Freni, cioè il leghista Matteo Salvini, a questo punto stanno iniziando a pensare a un’altra soluzione. Magari interna alla Consob, come quella che corrisponde al nome di Federico Cornelli. Tra l’altro ci sarebbe, secondo Repubblica, pure un documento interno alla Consob che boccia la candidatura di Freni per «profili di illegittimità» legati all’eventuale nomina di un soggetto di provenienza politica: Freni è sottosegretario al ministero dell’Economia, con compiti e deleghe incidenti nel settore oggetto dell’attività di regolamentazione e vigilanza della Consob…
Cena cristiana per Tajani, Casellati e Abodi
Serata con cena e benedizione, lunedì 27 aprile, con il gruppo Ucid Lazio, l’associazione che riunisce imprenditori e dirigenti di ispirazione cristiana, che vede come presidente Giuseppe Pedrizzi. A Roma, nello Spazio Novecento, hanno confermato la loro presenza il cardinale Giovanni Battista Re, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati, il ministro dello Sport Andrea Abodi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ex leader della Cisl (sindacato cattolico che sembra essere in rotta col governo…) Luigi Sbarra, la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, il presidente della Commissione Esteri e Difesa Maurizio Gasparri, il presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato Massimo Garavaglia, il presidente della Commissione Finanze della Camera Marco Osnato, l’amministratore delegato di Invitalia Bernardo Mattarella, il presidente di Febaf Fabio Cerchiai, la presidente emerita di Ania Maria Bianca Farina, il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Roberto Alesse e il presidente dell’Ocf, Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei Consulenti Finanziari, Mauro Maria Marino. Una folla. Sottolineando sempre che «la missione dell’Ucid è promuovere un’economia incentrata sulla dignità della persona, sulla solidarietà e sul bene comune, attraverso la diffusione dell’insegnamento sociale della Chiesa». Amen.
Laika è arrivata alla Garbatella, dalla Meloni
In occasione della Festa della Liberazione dal nazifascismo, la street artist Laika ha firmato una nuova opera apparsa nella notte tra il 24 e il 25 aprile nel quartiere della Garbatella, a Roma, luogo simbolo della Resistenza capitolina. Il lavoro, realizzato in collaborazione con i collettivi Join the Resistance e Artivismo, si intitola “Senza memoria non c’è futuro” e ritrae un nonno partigiano che regala un fiore rosso alla sua nipotina. Già nel mese di luglio del 2025, in occasione della commemorazione di Awdah Hathaleen, attivista palestinese conosciuto per aver lavorato al documentario vincitore del premio Oscar No Other Land, ucciso nel villaggio di Masafer Yatta da un colono israeliano, la street artist italiana aveva affisso un poster dal titolo “Awdah”. L’opera, affissa a Piazza Sauli, nel quartiere Garbatella a Roma, raffigurava il volto dell’attivista.
Su Rete4 stanno proponendo Il camorrista, una prima visione, al termine della programmazione della prima serata, una versione in cinque puntate del primo film di Giuseppe Tornatore. La pellicola ha visto il suo primo passaggio televisivo nazionale, sempre su Rete4, il 20 marzo 1994, in prima serata. Nel 1985, in netto anticipo sui tempi, la serie venne girata contestualmente al film: Tornatore era sul set di Cento giorni a Palermo, nel 1984 come regista di seconda unità, e qui conobbe Giuseppe Marrazzo, che gli propose la lettura del manoscritto Il camorrista, un romanzo sotto forma di autobiografia fittizia del boss Raffaele Cutolo. Appena uscita, la pellicola fu oggetto di tre querele. Nonostante fosse sparita dai circuiti ufficiali, l’opera ha conosciuto il successo grazie alle tivù locali, soprattutto campane, che l’hanno trasmessa con cadenza quasi settimanale, facendone un cult. Poi Tornatore, dopo i successi, ha firmato il film dedicato alla vita di Brunello Cucinelli, e con Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, ha presentato a New York, nel corso del prestigioso gala annuale del Niaf – National Italian American Foundation, il progetto del suo prossimo film, The First Dollar, per evocare la figura di Amadeo Peter Giannini, fondatore della Bank of Italy, poi divenuta Bank of America.
Il regista Giuseppe Tornatore (Imagoeconomica).
Dai depositi dei musei agli alberghi, con Mollicone
La testa di Afrodite Cnidia, copia romana del II secolo d.C. ispirata al celebre modello greco di Prassitele, è una delle protagoniste di “Arte fuori dal museo”, progetto promosso nell’ambito del protocollo d’intesa siglato dalla Direzione generale Musei del ministero della cultura con la non-profit LoveItaly Ets cara a Tracy Roberts, e Federalberghi. Il 22 aprile l’opera è stata presentata nell’Albergo del Senato, di proprietà di Paolo Pelosi, alla presenza di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati. L’opera è concessa in prestito temporaneo all’Albergo del Senato, che si trova in compagnia, tra l’altro, dell’hotel Mediterraneo del gruppo Bettoja Hotels al quale è stata consegnata una statua di marmo di archeologia romana del II secolo d.C. raffigurante la Dea Roma o Virtus proveniente dai depositi del Museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano. L’inaugurazione si avvicina per i prossimi alberghi: Hotel Locarno, con vasi etruschi e maschere; Hotel Bernini Bristol, dove il patron è Bernabò Bocca, con un Timpano Curvilineo di marmo; Hotel Canada, con statuette di Afrodite e Artemide; Hotel Nord Nuova Roma del gruppo Bettoja con la statua di Venere e la mela di Thorvaldsen, dell’Accademia Nazionale di San Luca.
Ormai c’è la fila: gli eredi dei grandi del passato chiamati per “valorizzare” le politiche del governo di Giorgia Meloni e delle Regioni guidate dal destra-centro continuano a dire no. Una contestazione cominciata con la famiglia di Enrico Matteiche non vuole vedere il cognome del patron dell’Eni accostato al progetto per l’Africa della premier. Adesso anche gli eredi di Gio Ponti puntano i piedi: il nipote del grande architetto Salvatore Licitra, curatore dei Gio Ponti Archives, e Paolo Rosselli, altro nipote che cura l’archivio epistolare, hanno inviato una diffida formale a Regione Lombardia e all’Adi (Associazione design industriale, di cui Ponti fu tra i fondatori) perché affermano di non essere stati consultati in merito alla convenzione siglata tra Regione e Adi per creare uno spazio espositivo Gio Ponti all’interno dell’Adi Museum, ricordando che ogni uso del nome e delle opere di Ponti deve avere il loro benestare.
Federica Caruso tra Ignazio La Russa e Gianmarco Mazzi alla Scala (Imagoeconomica).
L’accordo è stato celebrato da Francesca Caruso, assessora regionale alla Cultura di fede larussiana, e dal presidente della commissione Cultura della Camera, il melonianissimo Federico Mollicone. L’Adi contesta questa ricostruzione e assicura che il progetto è stato approvato dagli eredi. Mentre gli interessati, come scrive Repubblica, non vogliono che il nome del grande designer sia associato alla destra, magari con la scusa della sua fervente fede cattolica e della sua attività durante il Ventennio. Comunque, alcune straordinarie opere di Ponti sono state acquisite, nel corso dei decenni, da un “collezionista finissimo” come Marcello Dell’Utri…
Federico Mollicone (Imagoeconomica).
Ndo sta Veltroni?
Venerdì mattina nella nuova sede Rai di via Alessandro Severo i giornalisti lo aspettavano. Ma nulla, Walter Veltroni alla conferenza stampa di presentazione della fiction Buonvino. Misteri a Villa Borgheseispirata ai suoi romanzi gialli che sarà trasmessa su Rai 1 il 7 e il 14 maggio, non si è fatto vedere. Del resto, nel comunicato Raiche annunciava l’evento il nome dell’ex sindaco di Roma non compariva. Una dimenticanza assai strana, anche alla luce dei comunicati diffusi per altre serie come Imma Tataranni, l’avvocato Guerrieri, Màkari e Rocco Schiavone in cui sono sempre stati citati gli autori dei romanzi ispiratori: Mariolina Venezia, Gianrico Carofiglio, Gaetano Savatteri e Antonio Manzini. Visto lo sgarbo, o presunto tale, perché Veltroni avrebbe dovuto partecipare? Se non altro perché nell’invito diffuso dalla casa di produzione della fiction, la Palomar, il suo nome compariva come consulente editoriale…
Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).
Biennale, niente premi a Russia e Israele
«Xe pèso el tacòn del buso», hanno sibilato a Venezia dopo la decisione della “giuria” della Biennale di escludere dai premi Russia e Israele in quanto «i leader dei due Paesi sono accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale». Un po’ come giocare un Mondiale, vincere le partite e non poter sollevare la coppa. La decisione, ovviamente, è un maldestro tentativo di togliere le castagne dal fuoco a Pietrangelo Buttafuoco, lasciato solo a inaugurare l’edizione 2026 della Biennale. Fatto sta che il risultato, a sentire i veneziani, appare ridicolo…
Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).
Tajani mostra i muscoli con la festa del Ppe
Una folla per Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia mostra i muscoli (o quantomeno ci prova) per far vedere a Marina Berlusconi quanto ancora conta. In Europa, innanzitutto. Venerdì pomeriggio si tiene la kermesse 50 PPE, liberi forti, popolari al Salone delle Fontane, all’Eur, il quartiere «più facile da raggiungere per chi sbarca in aereo a Fiumicino», per celebrare il mezzo secolo dei Popolari europei.
Chi ci sarà alla giornata organizzata da Forza Italia? Aprono i lavori, Fulvio Martusciello, capodelegazione dei forzisti al Parlamento Europeo, Enrico Costa, nuovo capogruppo alla Camera, Roberta Metsola presidente del Parlamento Ue e il nuovo primo ministro ungherese Péter Magyar. A seguire, sono previsti interventi di Deborah Bergamini, Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa, Antonio De Poli, Dieter Steger presidente del Südtiroler Volkspartei, Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare, Giuseppe De Mita, segretario di Base Popolare, Damijan Terpin, presidente di Slovenska Skupnost, Raffaele Lombardo, fondatore del Movimento per le Autonomie Sicilia. E, ancora, di Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl – sindacato ora in rotta con Giorgia Meloni – e di Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti dato tra i favoriti per il dopo-Fontana in Lombardia.
Daniela Fumarola (Imagoeconomica).
Tra i relatori figurano anche Maurizio Gasparri e Stefania Craxi dopo lo scambio di poltrone (il primo è stato costretto a lasciare quella di capogruppo a Palazzo Madama alla seconda sostituendola alla presidenza della commissione Esteri e Difesa del Senato); Simone Leoni segretario dei Giovani azzurri; l’eurodeputata Letizia Moratti, Barbara Cimmino vicepresidente di Confindustria, l’ex numero 1 degli Industriali Antonio D’Amato ora presidente di Seda International Packaging Group. Chiudono i lavori Dolors Montserrat, segretario generale del Partito Popolare Europeo,il presidente Manfred Weber, e ovviamente Tajani. Con buona pace di Marina…
Antonio Tajani e Manfred Weber (Imagoeconomica).
Chi si rivede? Maria Teresa Armosino
Chi si ricorda di Maria Teresa Armosino? La Fondazione Cassa di Risparmio di Asti ha ufficializzato i propri rappresentanti nel cda della Banca di Asti. Nella lista appare il nome di Armosino, classe 1955, già presidente della Provincia dal 2008 al 2012, e prima ancora sottosegretaria all’Economia e Finanze quando al governo c’era Silvio Berlusconi, dal 2001 al 2006. Uscita ufficialmente dalla politica per tornare alla professione legale, aveva tentato di diventare presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti con l’aiuto degli industriali.
Maria Teresa Armosino in uno scatto del 2008 (Imagoeconomica).
Un Caravaggio per la signora Previti
Giovedì pomeriggio culturale a Roma con la presentazione, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, del nuovo libro di Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, dedicato a Caravaggio e pubblicato da Mondadori. A dialogare con l’autrice, la firma di Repubblica Dario Pappalardo. Chissà se si è accorto che ad ascoltare la presentazione, tra il pubblico, c’era la moglie di Cesare Previti, Silvana.
Cesare Previti e la moglie Silvana (Imagoeconomica).
Con la Biennale di Venezia targata Pietrangelo Buttafuoco le polemiche non finiscono mai. Ed è sempre per colpa della partecipazione degli artisti cari a Vladimir Putin. Nei palazzi del potere romano si narra di scontri epici tra l’intellettuale siciliano e Giorgia Meloni, per non parlare di un presunto colloquio a tu per tu con Giovanbattista Fazzolari: «Roba da far tremare i muri». Fatto sta che rimarrà lui, Buttafuoco, da solo, a inaugurare la Biennale: l’assenza governativa rappresenta «una cosa mai vista» nella storia dell’istituzione veneziana. Addirittura, anche il Padiglione Italia verrà aperto senza la presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che diserterà completamente la manifestazione. Uno strappo fortissimo, senza dimenticare che Buttafuoco e Giuli un tempo erano amici: il legame si è però bruscamente interrotto, con la decisione del primo di avere il padiglione della Russia a Venezia. A oggi, chi sarà fisicamente nella laguna risponde al nome di Angelo Piero Cappello, il numero uno, al ministero, della creatività contemporanea. E basta.
Una ricompensa per Merlino
Restando in tema Mic: il su citato Cappello a breve dovrebbe lasciare il posto di Direttore generale della Creatività Contemporanea a Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del ministero e vicinissimo a Fazzolari. Una sorta di contentino per il figlio del noto esponente di Avanguardia nazionale scomparso lo scorso febbraio. Merlino era infatti tra i favoriti a occupare la poltrona di sottosegretario lasciata libera da Gianmarco Mazzi,volato (si fa per dire) al Turismo, su cui però alla fine si è accomodato il vicesindaco di Palermo Giampiero Cannella. I maligni sussurrano che l’annuncio della nomina di Merlino avverrà dopo il 25 aprile, giusto per non appiccare nuove polemiche.
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).l
Petruccioli, Mieli e le spie
«Vado nella sede di Confagricoltura alla presentazione di un libro», si sente dire sempre più spesso a Roma. Possibile? Sì, e giovedì 23 aprile, nel Palazzo Della Valle, sarà la volta di Spie vere & carte false, scritto dall’85enne Claudio Petruccioli, già presidente della Rai ed esponente per tanti anni del Pci e delle sue successive declinazioni. Dopo l’introduzione del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, via alla discussione con Paolo Mieli, Marcello Sorgi e Alessandra Libutti. Di cosa si parlerà? Del caso Cirillo, di cui Petruccioli si era molto occupato ai tempi del rapimento, e di tanto altro ancora. Nel suo libro Menù e dossier, Federico Umberto D’Amato scrisse che «la lunga prigionia dell’assessore democristiano Cirillo si risolse addirittura in un festival gastronomico, tanto che egli si convinse di essere tenuto prigioniero nel retrobottega di un ristorante di lusso. Invece, si occupava di lui la dottoressa Rosaria Perna (che poi passò fra i pentiti) e che cucinava secondo la buona tradizione partenopea. Fra i piatti che Cirillo non dimenticherà vi fu una fumante spaghettata ai frutti di mare arricchita sulla sommità da aragostine». Lo spettacolo è assicurato.
Claudio Petruccioli (foto Imagoeconomica).
Rimini, il sesso e… D’Annunzio
A Rimini il sesso non manca mai, non solo d’estate. A primavera, come da tradizione, ci si prepara alla stagione “calda”, e così ecco il congresso nazionale della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), in programma dal 21 al 24 aprile al Palacongressi di Rimini. I presidenti del congresso sono Maria Concetta Fargnoli, professoressa ordinaria di Dermatologia e Venereologia e direttrice scientifica dell’Istituto dermatologico San Gallicano Irccs di Roma, e Paolo Amerio, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia e direttore della Clinica dermatologica dell’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Chissà cosa ne penserebbe il Vate…
Le voci a Segrate circolano con sempre più insistenza: a Mondadori starebbero pensando a una (per molti versi clamorosa) chiusura di Chi, il settimanale di gossip fondato nel 1995 e che negli ultimi mesi è finito nel tritacarne del caso Corona–Signorini, costringendo gli eredi di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, a una dura prova nella gestione del loro impero editoriale. Alfonso Signorini, già direttore responsabile dal 2006 al 2023, ha già annunciato che lascerà il suo attuale incarico di direttore editoriale, anche se le accuse dell’ex re dei paparazzi «non hanno minimamente influenzato una decisione maturata da anni», ha assicurato. Così come non c’entrano con l’ipotesi di un eventuale stop alle pubblicazioni: una scelta drastica che andrebbe a confermare il processo di graduale ridimensionamento di tutto il comparto dei periodici da parte di Mondadori, confermando il requiem per i “femminili”, cioè l’ampia crisi dei settimanali di moda e gossip. A Segrate stanno facendo i conti con un quadro di contrazione degli investimenti pubblicitari e di calo delle copie vendute, e anche durante l’ultima assemblea della casa editrice Marina Berlusconi ha ribadito che l’intenzione è quella di puntare sempre di più sul settore libri, che oggi rappresenta la fetta maggiore di ricavi e margini complessivi del Gruppo, mentre i ricavi derivanti dalle attività digitali dell’area Media hanno superato quelli della carta stampata. La fine di Chi, anche se di ufficiale non c’è ancora nulla e restiamo nel campo degli scenari, potrebbe davvero essere l’ultimo eclatante sviluppo di questo trend?
Calenda in tour, prima con Nordio e poi con Buccini
Irrefrenabile Carlo Calenda: non solo deve presentare il suo libro, ma si preoccupa anche di andare a parlare di quelli degli altri. Il leader di Azione nella giornata di mercoledì 22 aprile è impegnato in un tour romano sfiancante: prima al cinema Trevi, in vicolo del Puttarello, per la presentazione del volume di Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, intitolato Liberale è. Predicare inutilmente, dove sono attesi il ministro della Giustizia Carlo Nordio (che dopo la batosta referendaria è sparito dalla circolazione) e l’economista Carlo Cottarelli. Ha solo un’ora di tempo, Calenda, perché poi deve correre al Maxxi, dove è in programma un dibattito dedicato al libro Tyrannis. Il secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica, del giornalista del CorriereGoffredo Buccini: lì troverà Antonio Tajani, ministro degli Esteri, oltre all’ex direttore di Rai 3 e Rai News Antonio Di Bella e ad Alessia Melcangi, storica del Medio Oriente.
Riecco la famiglia nel bosco: va a Montecitorio
Il primo ad accogliere la famiglia nel bosco era stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, come tutti ben si ricordano. Mercoledì 22 aprile tocca a Montecitorio aprire le porte agli stranieri che cercavano una vita bucolica in Italia, con un incontro pubblico “sull’allontanamento giudiziale dei minori dai nuclei familiari”. Protagonisti, su iniziativa dell’attivista ambientalista e animalista nonché ex deputata e sottosegretaria Michela Vittoria Brambilla, proprio loro, i coniugi Nathan e Catherine Trevallion, assieme al loro avvocato Marco Femminella e a tre esperti psicoterapeuti: il consulente di parte Tonino Cantelmi della Pontificia Università Gregoriana di Roma, Massimo Ammaniti dell’Università La Sapienza e Daniela Pia Rosaria Chieffo, responsabile dell’Unità operativa semplice Psicologia Clinica del Policlinico Agostino Gemelli e docente di Psicologia generale all’Università Cattolica di Roma. Più tanti fotografi. Anche se, adesso che non servono più per attaccare quei cattivoni dei giudici in ottica propagandistica per il referendum, i membri della famiglia hanno perso un po’ di appeal…
La riunione della Lega si fa al Maxxi
Al Maxxi, il museo statale che ha Maria Emanuela Bruni come presidente della fondazione, la Lega presenta nella serata di mercoledì la sfida per il Campidoglio, avviando il percorso verso le elezioni amministrative del 2027. Nella caffetteria Palombini, dopo la candidatura del professor Antonio Maria Rinaldi, «il partito intende costruire una proposta concreta e credibile per la Capitale, capace di intercettare i bisogni reali dei cittadini e di restituire a Roma una prospettiva di sviluppo, efficienza e buon governo». L’iniziativa si chiama “Parliamo di Roma” e prevede la partecipazione di Alessandro Morelli, Claudio Durigon, Antonio Angelucci, Simona Baldassarre, Davide Bordoni e molti altri.
Antonio Maria Rinaldi e, dietro di lui, una bandiera con la faccia di Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).
L’idea era geniale: avere come “guest star” alla cerimonia aziendale di Unipol il nuovo numero uno della Consob. E così, agenda alla mano, era stata scelta la data del 21 aprile, avendo come location il romano Palazzo della Cancelleria, per di più vaticanissimo dato che è di proprietà della Santa Sede, alla presenza di Carlo Cimbri e del vertice del colosso assicurativo: quasi una benedizione, per Federico Freni. Peccato però che il calcolo fosse sbagliato. Contro Freni si sono messi tutti: prima Antonio Tajani, poi Giorgia Meloni che formalmente nutrirebbe dubbi sul passaggio dal governo alla Consob senza un periodo sabbatico, quindi le varie autorità più o meno indipendenti che vagliano il curriculum del pretendente e fanno scivolare giudizi anonimi che però rischiano di essere letali per il candidato (come è già capitato con le banche, con fucilate dirette a chi vuole diventare amministratore delegato). I forzisti puntano su un altro Federico, Cornelli: sarebbe una promozione interna. Fatto sta che l’evento romano non ha permesso di festeggiare Freni. Non gli resta che andare al prossimo appuntamento al Teatro dell’Opera, nell’attesa.
Giovanna Melandri torna in un museo, il Palaexpo romano
«Come si fa a lasciare Giovanna Melandri senza un incarico?», si sente dire da tempo nei salotti romani, quelli del centro storico e dei Parioli, la ben nota “Ztl del Pd capitolino”. Già, la Melandri: senza il Maxxi, dove ha esercitato il suo potere per tanti anni, ora è pronta una nuova poltrona, stavolta per decisione del Campidoglio che ha il controllo dell’Azienda Speciale Palaexpo, quella che ha in pancia il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale. Dopo Marco Delogu, tutte le voci indicano Giovanna Melandri come nuova presidente: intanto lei visita mostre, studi di artisti, va in giro per musei. Si è fatta vedere con Manfredi Catella, il numero uno di Coima, proprio al Maxxi, guardando dall’altra parte della strada, verso via Guido Reni, dove c’è il cantiere caro all’immobiliarista. «L’amica Melandri», ha sempre detto Catella. Che poi la ex presidente della Fondazione Maxxi ha la sua Human Foundation e, particolare da non dimenticare, è cugina di Giovanni Minoli…
Giovanna Melandri (foto Imagoeconomica).
Corriere, le due condirettrici pronte a duellare?
Cambiano gli equilibri al Corriere della sera. E il futuro post Luciano Fontana (che ha 67 anni ed è alla direzione dal 2015, ma è stato confermato almeno fino al 2028) sembra essere donna, visto che le due contendenti pronte a scannarsi per la poltrona più prestigiosa del quotidiano sono state designate. Barbara Stefanelli (classe 1965) assume l’incarico di condirettrice a Milano, affiancata da Fiorenza Sarzanini, 60 anni, che ricoprirà lo stesso ruolo nella sede di Roma. La rivoluzione – o presunta tale – è pronta a iniziare a metà maggio. Lo scopo? Nelle intenzioni, rafforzare la prima linea e attrezzare il gruppo dirigente per la gestione dei progetti legati all’intelligenza artificiale e alla completa trasformazione digitale, in un passaggio definito delicato quanto quello del 2016. Ma non tutti la pensano così. E specialmente Stefanelli sarebbe mal sopportata da un gruppo di uomini della redazione. Novità anche per Venanzio Postiglione: il 59enne vicedirettore viene promosso (siamo proprio sicuri sia una promozione?) alla direzione del settimanale 7. Postiglione manterrà comunque il ruolo di editorialista e la guida delle attività per le celebrazioni dei 150 anni del quotidiano. Sono mosse che rappresentano solo il primo tassello di una riorganizzazione più ampia che coinvolgerà l’intero gruppo dirigente e i progetti editoriali. Nelle prossime settimane è previsto il confronto con il Cdr per definire i dettagli di una fase che si preannuncia di rottura con il passato recente.
Papa Francesco oscura il Natale di Roma
C’era una volta il Natale di Roma, festeggiato il 21 aprile. Il Campidoglio si riempiva di personaggi arrivati da ogni parte del mondo, il Comune organizzava eventi con gli scienziati dell’Unione Sovietica e dei Paesi oltre la “cortina di ferro”, si parlava del legame tra Roma e Mosca. Fino a tempi recenti, con iniziative di ogni tipo. Ora, invece, dato che papa Francesco è morto il 21 aprile 2025, a Roma le cerimonie sono tutte in suo onore. La basilica di Santa Maria Maggiore ha in cantiere un omaggio nella cappella Paolina, tante volte visitata dal papa argentino, con la preghiera del Rosario. Quindi verrà svelata una lapide commemorativa dello speciale legame tra papa Francesco e l’icona della Salus Populi Romani. Si potrà leggere, in latino: «Francesco Sommo Pontefice che sostò 126 volte in devota preghiera ai piedi della Salus Populi Romani per sua volontà riposa in questa Basilica Papale, 21 aprile 2026, Primo anniversario della morte». Dopo il rosario, la Messa, durante la quale sarà letto il messaggio di Leone XIV, fisicamente assente da Roma, impegnato nel viaggio apostolico in Africa. La celebrazione sarà trasmessa su un maxischermo presente sul fronte della basilica, in piazza di Santa Maria Maggiore. Quella che era la “laicità” di Roma, celebrata il 21 aprile, resterà solo un ricordo. A dirla tutta, è una situazione che piace al sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, che sta lavorando per candidarsi al secondo mandato di primo cittadino: anche perché, come ha sperimentato Donald Trump, a mettersi contro il papa e il Vaticano si rischia brutto…
Papa Francesco con Roberto Gualtieri nel 2024 (foto Imagoeconomica).
Nelle grandi stanze di via Goito, a Roma, nella sede di Cassa depositi e prestiti, non hanno preso affatto bene la decisione del tribunale di Amsterdam, dove la giudice Willemien de Vries ha dato ragione a Euronext nella contesa sulle nomine. Uno scontro che riguarda gli accordi di governance per il rinnovo dei vertici. I francesi, che nel 2021 hanno acquisito Borsa Italiana, si erano infatti impuntati sulla conferma di Fabrizio Testa come amministratore delegato a Piazza Affari e di Angelo Proni alla guida di MTS, piattaforma leader nel trading elettronico di titoli a reddito fisso e parte di Euronext. Ma come, in Cdp hanno quindi promosso un’azione legale per contestare una decisione che premia i due manager italiani? In realtà non è proprio così: la Cassa, azionista di peso del gruppo Euronext, ha portato avanti la causa per tutelare il suo diritto di nomina degli ad, che le spetta per contratto, e che invece a Parigi hanno bellamente disatteso. Per Roma insomma Piazza Affari non può essere considerata una semplice filiale di un network europeo. La vicenda è tutt’altro che finita. Con l’ente guidato da Dario Scannapieco che si prepara a presentare appello…
Che cena elegante, Renzi
Vestito a festa, con addirittura un farfallone nero che ricordava quello esibito da Fiorello quando imita, alla grande, il vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci: Matteo Renzi si è presentato così, in collegamento da Firenze, su La7, per parlare con Marianna Aprile e Luca Telese che avevano in studio il gran capo della Cgil Maurizio Landini, uno che ha abbandonato le camicie con canottiera a vista, quelle che arrivano fino al collo, per indossare panni borghesissimi giacca e cravatta. Era senz’altro una “cena elegante”, quella dove era atteso, e la scritta alla sua sinistra recitava “Maggio Musicale Fiorentino”. Ora lì il sovrintendente è Carlo Fuortes, e in passato c’è stato Salvo Nastasi, sempre accompagnato da Gianni Letta, un fedelissimo delle serate a Firenze. Fatto sta che al festival era in programma la prima di The death of Klinghoffer, regia e scenografia di Luca Guadagnino, per l’opera del musicista americano John Adams che prende spunto dal dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte dei terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina nell’ottobre 1985, conclusosi con l’assassinio di Leonard Klinghoffer, cittadino americano di religione ebraica. Per la cronaca, oltre a Renzi erano presenti Jovanotti, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Firenze Sara Funaro, l’ex primo cittadino e attuale eurodeputato Dario Nardella, Simona Bonafè, Maria Elena Boschi, Daniela Ballard, console generale Usa, Guillaume Rousson, console generale di Francia, Huang Xinhua e Guan Zhongqi in rappresentanza della Cina. Immancabili le contestazioni, sintetizzate nel testo del volantino dal gruppo “Firenze per la Palestina”, dove si sottolinea che «l’opera inizia con i due cori, quello degli esuli palestinesi e quello degli ebrei e quindi ci porta istintivamente a pensare che il contrasto sia tra i palestinesi e gli ebrei, mentre il contrasto è tra i palestinesi e gli israeliani che hanno occupato la Palestina, quindi non è una lotta tra due civiltà, tra due religioni, è una lotta tra un occupante e un occupato».
Matteo Renzi.
Opus dem
Ma era proprio la piddina Marianna Madia la devota fedele cattolica, in jeans, che domenica sera, dopo le 19, è entrata in quella che viene definita come “la chiesa dell’Opus Dei”, ossia la basilica dedicata a Sant’Eugenio, in via delle Belle Arti, e che ha acceso vari lumini e pregato davanti a diverse immagini sacre? Ah, saperlo…
Marianna Madia con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).
Grande attesa tra i telespettatori italiani: tutti si chiedono, col fiato sospeso, se nelle serate del 17 e del 24 aprile, su Rai 3, durante le quattro puntate di Vespucci, il viaggio più lungo, il diario visivo di bordo dell’itinerario che ha portato la “nave scuola” della Marina militare in giro per 50 porti in cinque continenti, ci sarà anche Claudia Conte, la “madrina” dell’evento. Ci aspettano due venerdì di fuoco, per vedere la presenza, o certificare l’assenza, della Conte nella lunga narrazione televisiva. Anche perché la donna che ha rivelato una relazione col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi continua ad apparire in video sui canali Rai, come ha notato Dagospia riportando ciò che è successo il 16 aprile su RaiNews col documentario Benedetto Padre d’Europa. Lei, dopo essere stata brevemente “intercettata” in strada dalla giornalista Sara Giudice per la trasmissione È sempre Cartabianca, non ha più rilasciato dichiarazioni sulla liaison e tutto ciò che ha provocato. Mentre girano voci su un possibile libro che potrebbe uscire con “le sue verità”. Staremo a vedere. Uno che non ci pensa minimamente a parlare, manco a dirlo, è Piantedosi. A meno di nuovi clamorosi dettagli che circolano nei corridoi senza mai trasformarsi in vere notizie, e che lo possano costringere a chiarire (o addirittura al passo indietro). Nel frattempo a tenere banco, con tanto di intervento del governo, sono i titoli di studio di Claudia Conte, in particolare la sua laurea (telematica).
Tornando alla Amerigo Vespucci, vanno segnalate le musiche originali firmate addirittura da Nicola Piovani, la voce narrante di Luca Ward, la regia di Flavio Maspes. Non resta che attendere la fatidica messa in onda delle quattro puntate, con il tour della nave. Per la cronaca, Claudia Conte, come ha scritto il quotidiano La Stampa, «ha partecipato al progetto “Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia” sull’Amerigo Vespucci, lo storico veliero della Marina militare italiana, partito il primo luglio 2023 da Genova per raggiungere cinque continenti, trentatré Paesi, cinquantatré porti. La prima tappa è stata Los Angeles a luglio 2024, dove è stato allestito anche il primo Villaggio Italia. Centinaia i professionisti invitati e Conte ha preso parte a quattro eventi, tre a L.A. e uno a Doha. Qualcuno è andato a titolo gratuito, altri no. E la presentatrice ha ricevuto un contributo forfettario lordo di 4.160 euro per gli otto giorni negli States (mentre ha sostenuto direttamente le spese di viaggio e alloggio). Conte ha poi partecipato alla pre-tappa di Buenos Aires nel marzo 2024, senza incassare un cachet (a differenza di alcune presentazioni a peso d’oro di libri, ndr). A sceglierla, e a emettere la fattura, è stata la società privata di marketing Ninetynine, che ha condotto le attività gestionali, amministrative e contabili del progetto nell’ambito di un partenariato pubblico-privato con Difesa servizi, società in-house del ministero della Difesa». Non inserirla nelle puntate da mandare in onda su Rai 3 sarebbe un’omissione…
Gianmarco Mazzi, neo ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè, ha problemi con gli aerei: lo avete letto su Lettera43 a proposito di un incontro a Cipro, per un vertice con i “colleghi” europei, un summit disertato fisicamente da Mazzi a favore di un più comodo collegamento da remoto. Ma l’idiosincrasia con i mezzi che si alzano dal suolo non è certo una rarità tra i governanti di ieri e di oggi, anche perché nessuno è obbligato a fare il piccione viaggiatore: si ricordano i casi di Rocco Buttiglione, destinato alla Difesa e poi dirottato ai Beni Culturali per la netta contrarietà ai viaggi aerei, per non parlare di Sandro Bondi e Domenico Fisichella, che preferiva le passeggiate con la moglie nel centro storico romano alle trasferte transcontinentali. A parte il merito di non inquinare, a tutto beneficio dell’impronta carbonica personale, e considerando l’inutilità e lo spreco di tanti viaggi cosiddetti istituzionali nei quali non si risolve nulla, è da ricordare l’esperienza lavorativa di Mazzi nel ruolo di autista di AdrianoCelentano, agli inizi della carriera. Per una meravigliosa coincidenza (o magari no) pure il Molleggiato ha sempre evitato gli aerei, tanto da rifiutare contratti faraonici per cantare negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, guadagnandosi il titolo di “aerofobo”. Anche Mina e Alex Britti non sopportano le trasferte in aereo.
Ferilli torna su Rai 1, stavolta con le Lucciole…
Riecco Sabrina Ferilli in Rai, dopo la fiction Gloria: stavolta il titolo della serie attesa per il 2026 su Rai 1 è Lucciole per lanterne, ma l’Enel non c’entra nulla. La protagonista ammazza il marito e quando esce di carcere, una volta scontata la pena, diventa fioraia. La Ferilli sembra l’unica a voler continuare a lavorare per il servizio pubblico: Vanessa Scalera ha detto no quando le hanno chiesto di continuare Imma Tatarianni, arrivata a cinque stagioni quando all’inizio dovevano essere solamente due; e anche Serena Rossi lascia Mina Settembre, dopo la quarta stagione. Tutta colpa di personaggi molto caratterizzanti, senza contare che nel piccolo schermo l’identificazione è più forte rispetto a quella cinematografica.
Schifani e Musumeci “franano”. Ma per Ciciliano…
Renato Schifani e Nello Musumeci “franano” con Niscemi: tra i tanti indagati per quanto accaduto in Sicilia, ci sono anche loro. Fatto sta che per Fabio Ciciliano, numero uno della Protezione civile che ha citato un dato Ispra, «il 94,5 per cento dei comuni è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe». E le frane censite nell’inventario dei fenomeni franosi in Italia sono 650 mila. Il rischio idrogeologico incombe: governare i territori, le Regioni e i Comuni sarà sempre più difficile.