È morto Chuck Norris

Chuck Norris, tra i più famosi attori di film d’azione di Hollywood e star della serie Waker Texas Ranger, è morto a 86 anni dopo un ricovero d’urgenza alle Hawaii, avvenuto il 19 marzo.

È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris

La carriera di Chuck Norris

La sua carriera cinematografica aveva spiccato il volo dopo L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente del 1972, in cui combatteva contro Bruce Lee al Colosseo.

Negli Anni 80 aveva recitato in diverse pellicole di successo come Una magnum per McQuade, Rombo di tuono, Il codice del silenzio e Delta Force. Dopo un calo di popolarità, nel 1993 la rinascita professionale con Walker Texas Ranger, serie dal successo clamoroso.
Noto soprattutto per il ruolo di Cordell Walker, ex marine campione di arti marziali, Norris era davvero cintura nera di Tang Soo Do, Taekwondo, Karate, Hapkido e Jiu-Jitsu brasiliano, discipline nelle quali aveva conquistato diversi titoli sportivi. E ne aveva creata anche una, basata su altre forme di combattimento, che ha preso il nome di Chun Kuk Do.

È morto Chuck Norris
Chuck Norris spegne 85 candeline

Negli ultimi anni era anche divenuto molto popolare sul web grazie alla diffusione di notizie inventate e inverosimili su di lui (tipo esempio: “Chuck Norris non ha incubi, gli incubi hanno lui”), fenomeno denominato Chuck Norris Facts. Per la sua apparizione ne I mercenari 2 fece ricorso a uno dei meme sul suo conto. All’entrata in scena, il suo personaggio risponde a quello interpretato da Sylvester Stallone, che gli ricorda come fosse stato morso da un cobra reale: «Sì, è vero. E dopo cinque giorni di agonia, il cobra è morto».

L’attacco di Trump alla Nato: «Codardi, senza gli Usa siete una tigre di carta»

Donald Trump all’attacco della Nato. «Senza gli Usa l’Alleanza è una tigre di carta», ha scritto in un post su Truth. «Non volevano unirsi alla battaglia per fermare un Iran con il nucleare. Ora che la battaglia è vinta dal punto di vista militare, con ben pochi pericoli per loro, si lamentano degli alti prezzi del petrolio che devono pagare, ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz. Una semplice manovra militare che è l’unica ragione degli alti prezzi del petrolio. Così facile da fare per loro, con così pochi rischi. Codardi, ce ne ricorderemo».

Sei Paesi pronti a inviare navi nello Stretto ma solo se cessano le ostilità

Da giorni il presidente americano incalza gli Alleati affinché flotte europee vengano mandate nelle acque di Hormuz. Proprio il giorno prima, su iniziativa del premier britannico Keir Starmer, sei Paesi (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Olanda e Giappone) avevano aderito all’ipotesi di inviare una missione navale per garantire la navigazione nello Stretto. Ma a patto che cessino le ostilità. Un po’ tutti, in realtà, «auspicano» l’intervento dell’Onu (anche se questa parola non compare mai nel testo), ma il Consiglio di Sicurezza, ovvero la cabina di comando dell’organizzazione, può autorizzare una missione solo se nessuno dei cinque membri permanenti oppone il veto. Occorrerebbe dunque il via libera non solo di Stati Uniti, Francia e Regno Unito, ma anche di Russia e Cina. Ed è difficile ipotizzare che Pechino e Mosca possano assecondare una spedizione armata contro l’Iran.

Trump avrà la sua moneta d’oro: verrà coniata per il 250esimo anniversario della nascita degli Usa

Negli Stati Uniti verrà coniata una moneta d’oro commemorativa (non corrente) con l’immagine di Donald Trump, in deroga al regolamento generale che vieta ai presidenti in carica e comunque viventi di comparire su monete e banconote. Ad approvare il conio è stata la Commissione federale per le belle arti, i cui membri (manco a dirlo) sono stati scelti tutti dallo stesso tycoon dopo aver licenziato i precedenti. La moneta Liberty verrà coniata in occasione del 250esimo anniversario della nascita degli Usa, il 4 luglio, e sarà emessa a discrezione del segretario del Tesoro Scott Bessent (che ha discrezionalità in materia di conio). «Propongo di approvarla così come presentata, e con il forte incoraggiamento a renderla il più grande possibile, fino a tre pollici (circa 7,62 cm) di diametro», ha detto il vicepresidente della Commissione James McCrery, Per fare un confronto, una moneta da un quarto di dollaro statunitense ha un diametro inferiore a un pollice (circa 2,54 cm). Sarà comunque la zecca federale a stabilire le dimensioni della moneta.

La missione Nato si ritira temporaneamente dall’Iraq

La missione Nato in Iraq si è temporaneamente ritirata dal Paese. LO hanno riferito all’Afp due funzionari della sicurezza di Baghdad, spiegando che alla base della decisione c’è l’impatto della guerra in Medio Oriente e che «non ci sono disaccordi» tra l’Allenza atlantica e il governo iracheno. Successivamente è arrivata la dichiarazione di Alisson Hart, portavoce della Nato: «Possiamo confermare che stiamo rimodellando il nostro dispiegamento nell’ambito della missione in Iraq. La sicurezza del nostro personale è di primaria importanza». Resterà nel Paese solo una piccola parte del personale: la missione dell’Alleanza ha il suo quartier generale in una base militare irachena nella Green Zone di Baghdad, vicino all’ambasciata statunitense, che è stata bersaglio di diversi attacchi iraniani dall’inizio della guerra.

La missione Nato si ritira temporaneamente dall’Iraq
L’ambasciata Usa a Baghdad (Ansa).

La missione, avviata nel 2016, è stata ampliata cinque anni dopo

Come si legge anche sul sito del ministero delle Difesa italiano, quella nel Paese mediorientale «è una missione – non combattente – di assistenza e addestramento che mira a sostenere l’Iraq nel rafforzamento delle sue istituzioni e forze di sicurezza, in modo che esse stesse siano in grado stabilizzare il loro Paese, combattere il terrorismo e impedire il ritorno di Daesh». La missione è stata avviata durante il Nato Summit del 2016 su richiesta di Baghdad, ed è stata poi ampliata nel 2021.

Due anarchici morti nell’esplosione di un casolare a Roma. Forse stavano maneggiando un ordigno

AGI - I vigili del fuoco del Comando di Roma sono intervenuti nel Parco degli Acquedotti, zona Capannelle, per il crollo di un casolare abbandonato, utilizzato a volte come riparo da senza fissa dimora: rinvenuti i corpi privi di vita di due persone, un uomo e una donna. Sono in corso operazioni per escludere l'eventuale presenza di ulteriori persone coinvolte, anche con unità cinofile e Usar per la ricerca e soccorso tra le macerie. 

Le due vittime sono Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, entrambi legati al 'gruppo Cospito'. Non si esclude che le vittime del crollo stessero maneggiando un ordigno. Questa è una delle ipotesi al vaglio della polizia coordinata dalla procura di Roma.

Non è neanche escluso che tra gli obiettivi potessero esserci la ferrovia, poco distante dal 'Casale del Sellaretto', dove si è verificata l'esplosione, e qualche sede del gruppo Leonardo. E ancora: altre ipotesi legano l'episodio a un possibile rilancio della campagna a sostegno dell'anarchico Alfredo Cospito, che a maggio terminerà il regime di detenzione al 41 bis, e alla grande manifestazione pro-Pal prevista nel prossimo fine settimana. La procura, al momento, ha aperto un fascicolo senza indagati. 

Dopo l'esplosione nel parco degli Acquedotti di Roma sabato 21 marzo, alle ore 12 al Viminale è stato convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (C.a.s.a). Il Comitato è presieduto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. 

Tajani, clima di tensione

"C'è un clima di tensione che anarchici e militanti di estrema sinistra vogliono mantenere" ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al Tg4 commentando quanto accaduto oggi a Roma. "Tutto lascia pensare alla preparazione di un attentato. Di che tipo ancora non si sa, dobbiamo restare con la guardia alta ed insistere sulla prevenzione". 

Erdogan: «Israele pagherà il prezzo, possa Dio distruggerlo»

Duro attacco da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Israele, da lui accusato di avere ucciso migliaia di persone durante una cerimonia per la conclusione del Ramadan, dopo la preghiera in una moschea di Rize, sulla costa del Mar Nero, di cui la sua famiglia è originaria. «Non ho dubbi che ne pagherà il prezzo, il Medio Oriente è incandescente in questo momento», ha aggiunto prima di alzare i toni:«Possa Al-Kahrar (ndr uno dei nomi usati nell’Islam per descrivere Dio) schiacciare e distruggere Israele. Che Dio ci protegga e ci preservi al più presto dalla calamità dei sionisti».

“L’autista del tram deragliato a Milano era al telefono poco prima dello schianto”

AGI - L'autista alla guida del tram 9 deragliato a Milano il 27 febbraio scorso sarebbe stato al telefono fino a dodici secondi prima che il mezzo andasse a schiantarsi contro un palazzo. La conversazione con un collega sarebbe durata 3 minuti e 40 secondi.

E' quanto emerge, secondo quanto anticipato da alcuni quotidiani, dalle indagini svolte dalla Polizia Locale nell'ambito dell'inchiesta della Procura. Più certezze si avranno quando sarà aperta la scatola nera.

I legali dell'autista del tram: "Non era al telefono" 

Secondo gli avvocati Mirko Mazzali e Benedetto Tusa la telefonata si sarebbe interrotta almeno un minuto e mezzo prima dello schianto. "La notizia non c'è - commenta all'AGI Mazzali -. Dodici secondi, e a noi in realtà risulta che sono di più, rappresentano un tempo lungo e comunque nel momento dell'incidente non era al telefono".

Le accuse per l'autista del tram 

Il macchinista è indagato per omicidio e lesioni colpose e ha sostenuto di avere perso il controllo del tram a causa di un malore. Nell'incidente persero la vita Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky e rimasero ferite una cinquantina di persone.

La Procura: "il deragliamento causato dalla velocità elevata" 

Secondo la procura, l'autista procedeva a "velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l'edificio posto all'angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, cagionando un disastro ferroviario".

Il capo di imputazione per l'autista del tram

Nel capo d'imputazione si legge che l'autista del tram "ometteva di regolare adeguatamente la velocità del mezzo condotto mentre si trovava in prossimità di una fermata e dell'intersezione stradale fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto" e con "negligenzaimprudenza e imperizia non si avvedeva che lo scambio ferroviario presente appena prima dell'intersezione citata era azionato in direzione 'sinistra' e ometteva di azionare il citato scambio in direzione 'diritto' e svoltava a sinistra a velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l'edificio posto all'angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, cagionando un disastro ferroviario".

 

Delmastro, Crosetto evoca il complotto: «Interesse dei magistrati sul governo»

Il ministro della Difesa Guido Crosetto evoca il complotto sul caso Delmastro, finito sotto i riflettori per la sua partnership commerciale con Miriam Caroccia, figlia del prestanome del clan Senese Mauro Caroccia. L’esponente di Fdi ha spiegato di non essere a conoscenza di questo dettaglio e di aver venduto le sue quote (relative alla gestione di un ristorante) non appena l’ha scoperto. Ospite a Omnibus, su La7, Crosetto ha commentato: «Possono dirmi di tutto ma che sia una persona che possa avere volontariamente e consapevolmente rapporti con dei camorristi è una cosa talmente lontana dalla realtà. Gli unici rapporti con i delinquenti che può aver avuto Delmastro nella sua vita sono nella sua attività di avvocato. Essendo sottosegretario alla Giustizia e conoscendo l’interesse che c’è da parte dei magistrati verso qualunque esponente di governo, non penso abbia fatto nulla di male o almeno nulla che consapevolmente potesse arrecargli danno. Penso saprà difendersi tranquillamente da solo».

Delmastro, Crosetto evoca il complotto: «Interesse dei magistrati sul governo»
Andrea Delmastro (Ansa).

Meloni: «Doveva stare più attento ma non deve dimettersi»

Sul caso è intervenuta anche la premier Meloni, dopo che le opposizioni hanno chiesto le dimissioni di Delmastro: «Leggo che la segretaria Schlein sa dalla stampa che io sapevo questa cosa da un mese, il che mi diverte moltissimo, perché io scopro la vicenda dalla stampa. Non so che cosa abbia letto Elly Schlein, ma sicuramente ha letto una fake news. Il sottosegretario Delmastro forse avrebbe dovuto essere più accorto, ma lui, che è un signore che sta sotto scorta per il suo lavoro contro la criminalità organizzata, non può essere messo sullo stesso piano degli ambienti criminali, quindi manterrà il suo posto».

Dopo lo Stretto di Hormuz ora è a rischio chiusura anche quello di Bab el-Mandeb

Dopo lo Stretto di Hormuz, l’Iran (coordinandosi con gli Houthi yemeniti) potrebbe bloccare anche quello di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano. Punto di collegamento tra l’Africa e la penisola arabica, Bab el-Mandeb rappresenta un altro nodo strategico del commercio mondiale di petrolio e una sua chiusura potrebbe causare uno dei peggiori shock di approvvigionamento degli ultimi decenni.

Dopo lo Stretto di Hormuz ora è a rischio chiusura anche quello di Bab el-Mandeb
La posizione dello stretto di Bab el-Mandeb.

La posizione strategica di Bab el-Mandeb

Lo stretto di Bab el-Mandeb, largo quasi 40 chilometri e lungo 130, separa il Corno d’Africa dalla punta meridionale della Penisola arabica. Sul lato ovest di questa piccola strozzatura geografica nel Mar Rosso si affacciano Eritrea, Gibuti e Somalia, mentre lungo il suo lato orientale si trova lo Yemen. L’isola Perim blocca parzialmente la parte più stretta sul lato yemenita, mentre poco più a sud, al largo di Gibuti, ci sono le Isole dei Sette Fratelli. Insomma, in realtà il passaggio è ancora più angusto. Il nome dello Stretto, inserito fin dall’antichità nelle rotte commerciali, è traducibile come “Porta delle Lacrime“: un’allusione alle minacce da sempre connesse al passaggio attraverso le sue acque, tra correnti trasversali, forti venti, scogli e secche. Senza dimenticare i pirati.

Dopo lo Stretto di Hormuz ora è a rischio chiusura anche quello di Bab el-Mandeb
La stretto di Bab el-Mandeb con le isole dello Yemen e di Gibuti.

Le conseguenze in caso di blocco dello stretto

Qualsiasi nave in movimento tra l’Asia e Europa attraverso il Mar Rosso è destinata a passare per Bab el-Mandeb, che funge da ingresso meridionale al Canale di Suez: da qui, ogni anno, transita circa il 12 per cento del commercio mondiale di petrolio via mare. Qualora il passaggio venisse limitato o bloccato, le navi sarebbero costrette a circumnavigare l’estremità meridionale dell’Africa, con enormi ripercussioni sul prezzo del petrolio.

Rogo della Torre del Moro, condannate 9 persone

AGI - Il Tribunale di Milano ha condannato nove imputati a pene tra gli otto mesi e i tre anni nel processo per disastro colposo relativo al rogo della Torre del Moro, il grattacielo di 18 piani che il 29 agosto 2021 prese fuoco. Non ci furono nè vittime nè feriti.

Quattro imputati sono stati assolti per non avere commesso il fatto. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto condanne ben più severe alla giudice Amelia Managò fino a otto anni di reclusione. "Quello che conta è l'affermazione della responsabilità, l'entità della pena è importante ma secondaria" ha detto la rappresentante dell'accusa dopo la lettura del verdetto.

 

 

L'incendio non causò vittime anche perchè, molti residenti erano fuori città per le vacanze estive. Al centro dell'accusa c'era il rivestimento esterno 'a vela'. Le fiamme si sarebbero propagate in modo rapidissimo a causa dell'impiego di pannelli ritenuti "altamente infiammabili". 

Nel dettaglio delle condanne, la giudice ha inflitto 3 anni a Teodoro Martinez Lopez, legale rappresentante di Alucoil, che produsse i pannelli del rivestimento 'a vela della Torre, e a Francisco Churruca Ybbarra, export manager della società spagnola. Condannato a 2 anni e 6 mesi a Ettore Zambonini, legale rappresentante dell'omonima azienda, che si occupò dei lavori della facciata della Torre. Stessa pena a 2 anni e 6 mesi per Giordano Cantori, l'imprenditore che si occupava della commercializzazione dei pannelli in Italia. Gli assolti sono Alberto Moro della Moro Costruzioni, general contractor dell'opera, e 3 dipendenti della Zambonini spa.