Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di distruggere l’enorme giacimento di gas iraniano di South Pars se Teheran dovesse attaccare nuovamente l’importante impianto di produzione di gas naturale liquefatto (gnl) di Ras Laffan in Qatar. L’Iran ha infatti preso di mira quest’ultimo sito provocando un incendio dopo che Israele aveva attaccato i propri impianti. Trump ha riferito che gli Usa «non sapevano nulla» dei piani dello Stato ebraico per colpire South Pars e che «non ci saranno più attacchi da Israele a quell’importante e prezioso giacimento di gas (ndr il più grande del mondo), a meno che l’Iran non decida di attaccare il Qatar». Di qui la minaccia: «In caso contrario, gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto e il consenso di Israele, faranno esplodere l’intero giacimento di gas di South Pars con una forza che l’Iran non ha mai visto prima».
Il tycoon valuta l’invio di soldati americani in Medio Oriente
Intanto, secondo quanto riportato dalla Reuters, l’amministrazione Trump starebbe valutando l’invio di migliaia di soldati americani in Medio Oriente. Una delle opzioni discusse è l’invio di forze di terra sull’isola di Kharg. Un’altra alternativa è il dispiegamento di truppe lungo le coste dell’Iran per assicurare il passaggio sicuro dello Stretto di Hormuz. L’amministrazione sta anche valutando la possibilità di dispiegare forze per mettere al sicuro l’uranio arricchito iraniano.
Circola in questi giorni sui tavoli del Monte dei Paschi e nelle redazioni di qualche giornale amico una lettera di due pagine che ha tutto il sapore dell’autoagiografia: si intitola “Motivazioni a essere inserito nella lista del cda” e porta la firma di Luigi Lovaglio, preparata per il Comitato nomine e per il consiglio di amministrazione chiamati a selezionare i candidati per il nuovo cda del Monte che sarà eletto nella prossima assemblea. Una lettera di presentazione, insomma. Solo che di solito le lettere di presentazione le scrivono i candidati junior in cerca del primo impiego, non i banchieri che guidano la banca più antica del mondo.
Luigi Lovaglio (Ansa).
All’improvviso quel sussulto narcisista…
Il testo si apre con la premessa che «la motivazione fondamentale è garantire la continuità e il completamento del progetto industriale». Un’operazione «sistemica», da concludersi entro fine anno, che richiede «stabilità, continuità e supervisione costante». Fin qui, niente di scandaloso. Poi, all’improvviso, arriva il sussulto narcisista: «Nessuno nel sistema bancario italiano e europeo possiede, al mio livello, l’insieme combinato di competenze, esperienze e track record». E, nel caso qualcuno non avesse capito, Lovaglio precisa: «Non esiste un altro banchiere che abbia guidato per 20 anni tre istituzioni in tre Paesi diversi». Tre Paesi. Vent’anni. Un solo uomo al comando. Tanta professione di autostima ha fatto sobbalzare più di un consigliere. Non per il contenuto, che pure si presterebbe alla discussione, ma per il tono. Perché esiste una certa differenza tra presentare le proprie credenziali e dichiarare una cosmica indispensabilità. Lovaglio ha scelto la seconda strada con una sicurezza di sé che ha lasciato qualcuno interdetto e qualcun altro divertito.
Uno stralcio della lettera inviata a Mps da Luigi Lovaglio (L43).
L’auto incoronazione finale all’insegna dell’hybris
Il documento prosegue con una raffica di affermazioni apodittiche. Sotto il capitolo “Caratteristiche e valore aggiunto di chi ritiene di apportare”, titolo già in sé memorabile, si legge che Mps «non ha bisogno solo di competenza: ha bisogno di una guida che garantisca continuità industriale, credibilità istituzionale e affidabilità regolatoria». Qualità che evidentemente Lovaglio ritiene di possedere in esclusiva. «Sono l’unico banchiere oggi candidato con oltre 20 anni di esperienza da capo azienda in tre diversi Paesi». E in chiusura, assertivo come un verdetto, l’autoincoronazione finale. «Mi considero l’unico in grado di garantire stabilità, velocità e coerenza fino al completamento dell’integrazione». Sul perché Lovaglio abbia deciso di lanciarsi in questa autocelebrazione ci sono varie scuole di pensiero. La principale rimanda agli antichi greci e al loro concetto di hybris, ossia quell’eccesso di orgoglio che spinge l’eroe a sfidare gli dei, convinto di non aver bisogno di nessuno. Nella mitologia finisce sempre male, nella finanza spesso altrettanto.
Uno stralcio della lettera di Luigi Lovaglio a Mps (L43).
Una presunzione che non ha stupito chi negli anni ha lavorato con Lovaglio
Chi ha lavorato con Lovaglio in questi anni non è rimasto sorpreso. La nota ha solo messo nero su bianco ciò che molti avevano già intuito nel corso di riunioni, decisioni, silenzi, lamentando in privato la presenza di una presunzione “strutturale” propria del banchiere. Il cda ha condiviso quelle intuizioni e ha tratto le proprie conclusioni: Lovaglio non verrà candidato. Al suo posto, tre nomi alternativi per la poltrona di amministratore delegato: Fabrizio Palermo, Carlo Vivaldi e Corrado Passera. Tre banchieri che, è lecito immaginare, hanno letto la nota di Lovaglio. E che, altrettanto lecito immaginare, si sono fatti la loro opinione.
AGI - Papà che si prendono cura dei propri figli e figlie e lo fanno fin dai primi momenti dalla nascita, in maniera concreta ed empatica: sono i cardini del progetto europeo 4E-PARENT, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.
Un coinvolgimento dei padri nella genitorialità, sottolineano gli esperti e le esperte, ha esiti positivi per lo sviluppo cognitivo, sociale e affettivo dei bambini e delle bambine, crea fin dall’inizio un forte legame affettivo, migliora la salute psico-fisica di figli e figlie e della madre, contribuisce alla parità fra uomini e donne e al contrasto alla violenza domestica. Inoltre, per una donna avere accanto un compagno più informato, consapevole e partecipe (senza essere intrusivo o controllante) è un grande beneficio: per condividere responsabilità e lavoro di cura e domestico, per conciliare lavoro, famiglia e tempo libero con minore stress, per relazioni familiari più equilibrate e più ricche.
Otto consigli per i papà
Inizia subito, fin dalla gravidanza
Il tuo ruolo non comincia al parto. Vieni alle visite, partecipa agli incontri di accompagnamento alla nascita nel tuo consultorio familiare di zona. Il legame si costruisce già prima che il bambino o la bambina nasca.
Tieni in braccio e in contatto pelle-a-pelle
Il contatto fisico precoce non è solo tenero: cambia il tuo cervello. La relazione si costruisce con il tempo trascorso insieme, la presenza e il contatto.
Coinvolgimento pratico nella cura
Cambia i pannolini, fai il bagnetto, leggi ad alta voce, recita filastrocche, canta. E cucina per tutta la famiglia. Il coinvolgimento pratico fin dall'inizio migliora lo sviluppo cognitivo, sociale e affettivo di tuo figlio o tua figlia e contribuisce alla relazione di co-genitorialità.
Sostieni l'allattamento
Allattare è impegnativo. Stai vicino, incoraggia, occupati del resto della casa. Il tuo supporto è importante e fa la differenza.
Prenditi i 10 giorni di congedo
Sì, sono pochi ma sono un tuo diritto. Non rinunciarci per nessun motivo. Quei 10 giorni valgono per te, per il tuo bambino o la tua bambina, e per la tua compagna.
Chiedi il congedo parentale
Oltre ai 10 giorni obbligatori, esiste il congedo parentale, facoltativo e retribuito. Informati. Usarlo non è un lusso, è un tuo diritto e contribuisce al benessere di tutta la famiglia.
Parla di come stai
Il periodo dopo il parto può essere difficile anche per i papà. Anche tu puoi sentirti in difficoltà. Chiedi aiuto se ne hai bisogno, i consultori familiari, i servizi per la famiglia e le associazioni del territorio offrono sostegno alle mamme e ai papà. Non sei solo.
Essere un papà presente fa bene anche a te
Più ti prendi cura dei tuoi figli e figlie, più stai bene. Il coinvolgimento nella cura produce cambiamenti positivi anche nel tuo corpo e nella tua mente. La scienza lo dice, tanti papà lo confermano.
Dopo il caso del padiglione della Russia alla Biennale e lo scontro tra il presidente Buttafuoco e il ministro della Cultura Giuli, c’è un’altra questione che riguarda la 61esima edizione dell’Esposizione internazionale d’arte che sarà inaugurata il 9 maggio 2026. Quasi 200 artisti, curatori e operatori culturali coinvolti nell’evento veneziano hanno firmato una lettera in cui chiedono di impedire la partecipazione di Israele. Tra i firmatari, 182 in totale, figurano i curatori Gabe Beckhurst Feijoo e Rasha Salti, membri del team incaricato di realizzare la visione della curatrice Koyo Kouoh, oltre che artisti legati ai padiglioni di Belgio, Brasile, Bulgaria, Francia, Perù, Polonia, Spagna, Svizzera e altri Paesi. 12 firmatari hanno scelto di rimanere anonimi per timore di «possibili danni fisici, politici o legali derivanti da una firma pubblica»
«Israele vuole apparire come creatore anziché come distruttore di vite e cultura»
«Noi sottoscritti ci uniamo nel rifiuto collettivo di permettere che lo Stato di Israele trovi una piattaforma mentre commette genocidio», si legge nel documento. «Lo facciamo a sostegno dei nostri colleghi artisti e operatori culturali in Palestina, in solidarietà con il popolo palestinese, nella speranza profonda di porre fine al genocidio sionista e all’apartheid in corso e di vedere rinascere una Palestina libera». E ancora: «A due anni e mezzo di genocidio aperto contro la Palestina e a 77 anni dalla Nakba, lo Stato di Israele cerca nuovamente la legittimazione della Biennale per apparire come creatore anziché come distruttore di vite e cultura». La partecipazione di Israele non avverrà nel padiglione dei Giardini, indicato come in ristrutturazione, ma all’Arsenale, l’altro principale spazio espositivo della Biennale. L’artista basata ad Haifa, Belu-Simion Fainaru, che rappresenterà lo Stato ebraico, ha dichiarato ad ArtNews di vedere positivamente il nuovo allestimento, sottolineando la possibilità di esporre accanto a paesi come Emirati Arabi Uniti, Turchia e Arabia Saudita.
Lui è stato già ribattezzato Emilio Fedez, lei, Melonia Trump: i social non perdonano ma, purtroppo o per fortuna, non se ne può fare a meno. Giorgia Meloni lo ha compreso ed essere andata ospite al Pulp Podcast del rapper e di Mr. Marra è la mossa astuta di chi ha capito dove tira il vento. Uno a zero contro Elly Schlein che, invitata anche lei, pare non abbia nemmeno risposto. Le reti tivù e i quotidiani blasonati si sono risentiti, è normale, ma occorre rendersi conto che la comunicazione immediata, che raggiunge milioni di persone, è ormai quella veicolata per via digitale e rilanciata su TikTok, Instagram, Facebook, YouTube e su tutte le altre piattaforme, garantendo una penetrazione tra le masse che i media tradizionali non hanno mai avuto e non avranno mai.
I social sono impietosi e ti ricordano tutte le giravolte
Il problema che Meloni non ha ancora messo a fuoco è che, se vai sui social, non puoi sostenere una cosa e poi un’altra, non puoi un giorno dire bianco e il giorno dopo nero, perché quei canali sono impietosi: ora, per esempio, riproducono, con alti picchi di visualizzazioni, lo spezzone del comizio della premier “di guerra” in cui dice che se al referendum sulla giustizia vince il sì si tornerà a combattere la microcriminalità, stupratori e pedofili saranno finalmente perseguiti, le famiglie nei boschi non si vedranno più sottrarre i figli, i processi dureranno molto meno, spariranno gli errori giudiziari e ci si potrà rifare sul giudice che ha sbagliato la sentenza.
Purtroppo per lei lo associano a quell’altro filmato, in cui una Meloni “di pace” dice, con tono sommesso, che bisogna «entrare nel merito» della riforma, studiarla, e votare non per mandare a casa il governo – perché lei non si dimetterà, se vincesse il No – ma per modernizzare la giustizia in Italia.
Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra: puntata in onda giovedì 19 marzo alle 13 (foto Ansa).
«Un ignorante può pensare una cosa del genere»
Un altro suo video la vede affermare convinta: «È una riforma che rende la giustizia più veloce ed efficiente», accostato a quello dell’avvocata e senatrice leghista Giulia Bongiorno che dice: «Chi ha mai detto che questa riforma inciderà sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Un ignorante può pensare una cosa del genere».
Questo atteggiamento ondivago della destra, che non sa decidersi a cosa serve una riforma che lei stessa ha fortemente voluto, è una manna per la coerenza cementata di tutta la sinistra, che ha affermato due cose molto semplici, durante la campagna elettorale, senza mai deragliare: «Questa riforma cambia la Costituzione quindi bisogna votare no perché la Costituzione si cambia tutti insieme, non la cambiano il ministro Carlo Nordio e la Meloni» e «votiamo no, diamo un messaggio di non gradimento a questo governo inconcludente».
Perché Meloni stravolge la comunicazione a cui ci aveva abituato
Giorgia Meloni sta dando l’impressione di giocare il tutto per tutto: atteggiamento molto negativo per chi la osserva. Sembra infatti che, avendo dato un’occhiata ai sondaggi riservati, sia convinta che il “no” prevarrà e si stia buttando nella mischia mettendoci la faccia, cosa che inizialmente non aveva intenzione di fare. In questo modo stravolge la comunicazione a cui ci aveva abituato: centellinata con parsimonia, una sola conferenza stampa all’anno, interviste soltanto alle tivù amiche.
I follower non perdonano: Giorgia ha dato il via all’affaire Ferragni
Il modello Draghi cui sembrava volersi ispirare è andato definitivamente a farsi benedire con la comparsata da Fedez: Mario Draghi non ci sarebbe mai andato, nemmeno morto. Ma la modernità del gesto di Giorgia, encomiabile, è stata vanificata da ciò che i suoi follower non dimenticano: Giorgia ha dato il via all’affaire Ferragni, con quel video in cui puntava il dito contro la bionda influencer e contro Roberto Saviano, una accusata di lucrare sui bambini truffando gli italiani col Pandoro, l’altro di comprarsi l’attico a New York e pubblicando libri che screditano l’Italia.
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, e Chiara Ferragni, influencer (foto Ansa).
Ferragni era ai tempi ancora moglie di Fedez: è iniziata da lì la parabola discendente della coppia. Vedere ora Meloni pappa e ciccia nel podcast del rapper indispone i follower di tutti e due: sembra la solita pastetta tra Vip, le cortesie per gli ospiti dopo essersi lanciati veleni. Troppi palcoscenici per Giorgia, e tutti che si contraddicono: il palco del Teatro Franco Parenti proprio quando arriva il gentile invito del ministro Alessandro Giuli ad Andrée Ruth Shammah, che gestisce il teatro, di presiedere la Triennale, è sembrato uno scambio di favori fuori luogo; infine il podcast di Fedez, della serie “non ho più niente da perdere”.
Fedez al congresso dei giovani di Forza Italia (foto Imagoeconomica).
Il costo politico in caso di sconfitta non sarà solo simbolico
Meloni dice che anche se vince il No non si dimette: certo è che, dopo essersi spesa in prima linea per la vittoria del sì, se questa non dovesse arrivare, il costo politico per lei non sarà solo simbolico. Aver messo la faccia all’ultimo minuto su una riforma divisiva, dopo mesi di silenzio calcolato, trasformerebbe la sconfitta referendaria in una bruciante débâcle personale. Sui social – quelli che Giorgia sembra avere appena scoperto – non si fanno sconti.
Un Consiglio dei ministri è previsto nella serata del 18 marzo. Sul tavolo possibili provvedimenti su carburanti e rincaro dei prezzi dell’energia dovuti al conflitto in Iran: si va verso il varo di un decreto legge ad hoc.
Palazzo Chigi (Imagoeconomica).
Meloni ha visto Giorgetti e Pichetto Fratin a Palazzo Chigi
In mattinata la premier Giorgia Meloni ha visto a Palazzo Chigi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto PichettoFratin: sul tavolo il dossier carburanti, con un focus sulle misure per contrastare le possibili speculazioni. Da giorni imprese e associazioni dei consumatori chiedono al governo un intervento per mitigare il rialzo del prezzo dell’energia e quello dei carburanti.
Salvini: «Stanno prendendo corpo le proposte della Lega»
«C’è un Cdm questa sera e le proposte che stiamo avanzando come Lega da giorni, quindi un tetto al prezzo, un intervento sulle accise, anche una discussione a Bruxelles su altre forme di tasse come gli Ets che in questo momento non hanno senso, il Green Deal che è veramente un suicidio, stanno prendendo corpo», ha detto Matteo Salvini. A chi gli chiedeva di quantificare il tetto massimo al distributore, il ministro dei Trasporti ha risposto: «Assolutamente sotto i 2 euro. Una riduzione di 5-10 centesimi non sarebbe sicuramente sufficiente, l’obiettivo è scendere sotto l’1,90 per il diesel». Servirebbe dunque un taglio «da almeno 20-25 centesimi al litro», ha spiegato Salvini.
Un progetto artistico che parla di inclusione e resilienza, speranze e potenziale, che nasce non come gesto individuale, ma come esperienza condivisa. Si tratta di We rise by lifting others, la nuova mostra di Marinella Senatore realizzata per la Casa di The human safety net a Venezia, in dialogo con la mostra interattiva permanente A world of potential al terzo piano delle Procuratie di piazza San Marco, hub di cultura e inclusione sociale. L’esposizione aprirà al pubblico dal 7 maggio 2026 – fino al 22 marzo 2027 – in concomitanza con la vernice della 61esima Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia.
Un movimento attivo in 25 Paesi al fianco di quasi 100 ong
The human safety net è un movimento di persone che aiutano persone, fondato da Generali, la cui missione è liberare il potenziale di coloro che vivono in condizioni di vulnerabilità, affinché possano migliorare le condizioni di vita delle loro famiglie e comunità. È attivo al fianco di 98 ong, in 25 Paesi, attraverso due programmi – uno per famiglie vulnerabili con bambini 0-6 e uno per l’integrazione dei rifugiati attraverso il lavoro e l’imprenditorialità. Marinella Senatore è un’artista multidisciplinare la cui pratica è caratterizzata da una forte dimensione collettiva e partecipativa sia nella metodologia che nei contenuti delle sue opere. Nel suo lavoro la ricerca estetica è al servizio del potere trasformativo dell’impegno sociale.
La creazione come processo partecipativo e trasformativo
La mostra We rise by lifting others nasce da un processo partecipativo che ha coinvolto famiglie a rischio di esclusione sociale accompagnate da The human safety net e da alcune delle sue ong partner a Varsavia, Mestre e Palermo. Concepita prima di tutto come un’esperienza collettiva, l’esposizione si articola in una monumentale luminaria e in una serie di arazzi che intrecciano immagini e testi nati dall’esperienza dei laboratori con le famiglie, segnando insieme una nuova fase nella ricerca dell’artista e ampliandone il vocabolario formale nel dialogo tra luce, parola e tessile. Attraverso momenti di scrittura, racconto e movimento del corpo, Salvatore ha creato spazi di condivisione per immaginare nuove forme di relazione in piena libertà. I laboratori hanno offerto ai genitori un’esperienza profondamente trasformativa, nel segno dell’inclusione e dell’ascolto reciproco. Nel corso degli incontri, l’artista ha attivato il potenziale creativo dei partecipanti attraverso un percorso in cui l’arte diventa un dispositivo relazionale capace di attivare processi di autoconsapevolezza e far emergere risorse individuali e collettive. I laboratori hanno creato uno spazio di ascolto e di relazione in cui i genitori hanno potuto riflettere sulla propria esperienza e immaginare nuove forme di connessione con i figli. Le parole, i pensieri e le narrazioni emersi sono diventati la base creativa del progetto, dando forma ai testi e alle immagini che compongono le opere presentate in mostra.
Una mostra in dialogo con l’esposizione permanente A world of potential
Come accennato sopra, We rise by lifting others dialoga naturalmente con la mostra interattiva permanenteA world of potential, curata da Orna Cohen e progettata dallo Studio Migliore+Servetto, che offre ai visitatori della Casa di The human safety net un viaggio di scoperta del proprio potenziale attraverso 16 installazioni multimediali che incarnano i valori della Fondazione e li connettono alla sua missione attraverso i racconti dei suoi protagonisti. La Casa di The human safety net è aperta tutti i giorni tranne il martedì dalle 10 alle 18 (orario invernale) e dalle 10 alle 19 (orario estivo). L’ingresso è libero.
Nel tentativo di arginare l’aumento del prezzo del petrolio causato dalla guerra contro l’Iran, l’Amministrazione Trump ha sospeso per 60 giorni il Merchant Marine Act (noto anche come Jones Act), legge marittima in vigore dal 1920 che impone diversi paletti al trasporto di merci negli Stati Uniti.
President Trump’s decision to issue a 60-day Jones Act waiver is just another step to mitigate the short-term disruptions to the oil market as the U.S. military continues meeting the objectives of Operation Epic Fury.
La deroga è stata definita dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt «un altro passo per mitigare le perturbazioni a breve termine del mercato petrolifero mentre l’esercito americano continua a raggiungere gli obiettivi dell’operazione Epic Fury».
Una petroliera statunitense (Ansa).
Cosa prevede il Jones Act
In base al Jones Act, che non riguarda esclusivamente il petrolio, qualsiasi merce trasportata tra due porti degli Stati Uniti deve viaggiare su navi costruite negli Usa, di proprietà americana, battenti bandiera a stelle e strisce e con equipaggio prevalentemente statunitense.
Donald Trump (Ansa).
I pro e i contro della legge
La legge, pilastro della politica commerciale americana per oltre un secolo, è stata introdotta dopo la Prima guerra mondiale per rafforzare l’industria marittima Usa, tutelando l’occupazione nel settore e la sicurezza del Paese. Il numero di petroliere conformi ai requisiti del Jones Act è però ridotto: ciò riduce la flessibilità del sistema logistico. Inoltre i costi di costruzione e gestione negli Usa sono molto più elevati rispetto a quelli sostenuti dalle compagnie straniere. Tutte dinamiche che incidono sul prezzo finale dei carburanti, soprattutto nelle aree più isolate. Di fatto, è spesso più conveniente (anche per le tasche dei comuni cittadini) importare petrolio dall’estero, piuttosto che trasportarlo da una località all’altra degli Stati Uniti. In virtù della sospensione del Jones Act, le petroliere straniere potranno rifornire le raffinerie della East Coast con carburante proveniente dalla costa del Golfo e da altre zone del Paese.
AGI - La sicurezza dei bambini sulle strade italiane non è ancora garantita. È l'allarme lanciato dall'Asaps con il suo primo Rapporto sugli incidenti stradali con minori di 14 anni (1991-2024) e con il nuovo report "Incidenti ai bambini 2025". L'analisi storica elaborata dall'Ufficio Studi dell'Associazione sostenitori e amici della polizia stradale mostra un dato impressionante: dal 1991 al 2024 hanno perso la vita sulle strade italiane 3.560 bambini, "un numero pari alla popolazione di un intero paese abitato solo da minori". Gli anni più tragici - 1991 (237 vittime), 1994 (208) e 1992 (193) - raccontano un'Italia che allora non aveva ancora imboccato la strada della prevenzione. Il 2021, complice la pandemia, resta l'anno con meno vittime (28), "ma il calo complessivo degli ultimi anni è ancora troppo lento". Nel 2024, secondo i dati Istat, erano morti 29 bambini e 9.799 erano rimasti feriti. Nel 2025, l'Osservatorio Asaps registra nuovamente 29 vittime, cinque in meno rispetto alle 34 rilevate dall'Osservatorio l'anno precedente.
Le vittime per fascia di età
La fascia d'età 0-5 anni continua a essere la più vulnerabile: nel 2025 si contano 13 vittime, quasi la metà del totale. Ancora più drammatico è il dato relativo ai bambini trasportati in auto: 18 dei 29 decessi del 2025 riguardano piccoli passeggeri. In diversi casi si è verificata l'espulsione dall'abitacolo, segnale inequivocabile del mancato uso dei sistemi di ritenuta. L'anno passato 17 decessi sono avvenuti su strade extraurbane, 8 in ambito urbano, 3 in autostrada e uno in aree agricole o cortili. Preoccupano anche gli incidenti nel tragitto casa-scuola-casa (69 nel 2025) e gli incidenti che hanno coinvolto scuolabus, più che raddoppiati rispetto all'anno precedente (16 contro 7).
L'osservatorio Asaps e la cultura della prevenzione
Asaps, insieme con Assogiocattoli, ha deciso di attivare un Osservatorio permanente dedicato alla sicurezza dei più piccoli, con l'obiettivo di "monitorare i dati, analizzare le criticità e promuovere una cultura della prevenzione che coinvolga famiglie, istituzioni e forze dell'ordine". "Ogni volta che un bambino perde la vita sulla strada, il responsabile è un adulto - spiega Giordano Biserni, presidente Asaps - Dietro ogni numero c'è una tragedia evitabile. La collaborazione con Assogiocattoli ci permette di unire competenze e forze per diffondere una vera educazione alla sicurezza, ricordando che la tutela dei più indifesi inizia dal preciso istante in cui salgono in auto".
Pier Silvio Berlusconi a tutto campo su referendum, Corona e Signorini. In un incontro con la stampa a Cologno Monzese, il group chairman e ceo di Media for Europe ha affrontato i temi più caldi del momento, dalla politica alla televisione.
«Questo voto è un passaggio importante per un Paese democratico, civile e moderno»
«Parlo da editore, non voglio eccedere nell’esprimere la mia opinione. E da editore diamo voce a entrambi gli schieramenti», ha detto inizialmente sul voto del 22 e 23 marzo. Su questo punto, va sottolineato che i parlamentari Pd in Commissione di Vigilanza Rai hanno chiesto un intervento dell’Agcom denunciando una mancata par condicio dopo la trasmissione, in prima serata su Rete 4, di un’intervista alla premier Melonirelegando i sostenitori del No in orario notturno. «Ma siccome sono anche un cittadino», ha continuato Berlusconi jr, «vi dico senza problemi che votare in questo caso è davvero importante, perché parliamo di una questione fondamentale per il futuro del nostro Paese, e che io voterò convintissimamente Sí». «Non per motivi politici», ha spiegato, «ma per motivi di civiltà e modernità, considero il voto un passaggio importante per essere al passo con i tempi, per un Paese democratico, civile e moderno».
«Signorini? Non lo sento da tempo. Da Corona menzogne e odio gratuito»
Pier Silvio ha poi affrontato il tema Alfonso Signorini, affermando che «ultimamente non l’ho sentito, ma non lo sento da molto prima che partissero le questioni che riguardano anche la magistratura». Il riferimento è alla querelle nata tra il giornalista e Fabrizio Corona. «Per quanto riguarda il suo futuro», ha aggiunto, «ritengo doveroso non dare risposte, perché c’è un procedimento in corso e aspettiamo. Abbiamo apprezzato il suo gesto di auto sospendersi». Dopo le uscite dell’ex re dei paparazzi su un presunto “sistema Signorini”, con persone costrette a subire le avances del conduttore per un posto al Grande fratello, quest’ultimo aveva infatti deciso di auto sospendersi da Mediaset. A tal proposito, Berlusconi ha anche specificato che «sul Gf abbiamo fatto tutti i controlli, noi ed Endemol, ma non c’è niente. Vedremo dove porteranno poi le indagini della magistratura». Quanto a Corona, «non abbiamo perso tempo e non vogliamo perderlo oggi». «Di fronte a menzogne, insulti e odio gratuito», ha sottolineato, «l’azienda si è dovuta difendere e di questo si parla».