Costituzione di una società entro 48 ore con un costo massimo di 100 euro, procedure completamente digitali e un piano europeo di azionariato per i dipendenti che consentirà alle imprese di offrire stock option con un unico schema valido in tutta l’Ue. Sono i pilastri della Eu Inc, il nuovo quadro societario che la Commissione europea si appresta a svelare il 18 marzo con la proposta sul 28esimo regime. Secondo una bozza visionata dall’Ansa, lo schema sarà opzionale e prevede una società europea a responsabilità limitata con regole armonizzate per semplificare la nascita e la gestione delle aziende in Europa e rafforzarne la competitività nei confronti di Stati Uniti e Cina.
Finanziamenti, azionariato, meno burocrazia
Tutte le fasi della vita della società, dalla registrazione alla gestione fino alla liquidazione, saranno gestite con procedure completamente digitali. La proposta introduce anche regole più flessibili per il finanziamento delle imprese. Le Eu Inc. potranno emettere azioni senza valore nominale e raccogliere capitali con strumenti tipici del venture capital, facilitando l’ingresso di investitori europei e internazionali e la crescita delle startup nel mercato unico. Tra le novità più attese c’è il piano europeo di azionariato per i dipendenti (Eu-Esop). Le imprese potranno emettere warrant, diritti convertibili in azioni dopo un periodo di maturazione. Il reddito derivante da queste stock option verrebbe tassato una sola volta, al momento della vendita delle azioni, superando le differenze fiscali che oggi rendono complesso l’uso di questi strumenti nei diversi Paesi Ue. Il regolamento mira inoltre a ridurre la burocrazia. I dati forniti al momento della registrazione della società saranno trasmessi automaticamente alle autorità competenti, evitando duplicazioni amministrative. Secondo le stime preliminari di Bruxelles, la riforma potrebbe generare risparmi fino a 440 milioni di euro in 10 anni per le aziende europee.
Lo United States Central Command ha confermato la morte di tutti e sei i membri dell’equipaggio del Boeing KC-135 Stratotanker precipitato nell’Iraq occidentale. «Le circostanze dell’incidente sono oggetto di indagine», si legge in una nota nel Centcom. Inizialmente le vittime accertate erano quattro, poi il bilancio dei morti è salito.
All Crew Members of U.S. KC-135 Loss in Iraq Confirmed Deceased
TAMPA, Fla. – All six crew members aboard a U.S. KC-135 refueling aircraft that went down in western Iraq are now confirmed deceased. The aircraft was lost while flying over friendly airspace March 12 during…
L’incidente, ha fatto sapere il United States Central Command «non è stato causato da fuoco ostile o fuoco amico». E, secondo quanto emerso, ha coinvolto anche un secondo aereo cisterna, che è atterrato in sicurezza senza vittime né feriti: l’incidente, avvenuto vicino a Turaibil, al confine tra Iraq e Giordania, potrebbe essere stato innescato da una collisione in volo con un altro KC-135
AGI - "Noi andremo là, il 18 marzo, chiedendo di non procedere con l'archiviazione dell'inchiesta sulla strage di Ustica, perché crediamo che ci siano ancora indagini da fare e indicheremo quali: ci sono notizie dalla Nato, comprese in queste 450 pagine depositate, che ci sembrano non esaustive e importanti rilievi che possono essere approfonditi, come la presenza della Foch (portaerei, ndr.) nel Mediterraneo, sempre negata dai francesi". Lo dice Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime del disastro aereo del 27 giugno 1980. Il 18 marzo si terrà l'udienza davanti al gip per l'archiviazione richiesta dalla Procura della Repubblica di Roma.
"Vogliamo ancora pensare - aggiunge - che si arrivi a scrivere anche l'ultimo pezzo di verità, perché è riprovevole che in un Paese civile si debba accettare di non conoscere gli autori materiali dell'abbattimento di un aereo civile in tempo di pace". All'appuntamento erano presenti anche i vertici nazionali e regionali dell'Ordine dei giornalisti e Vittorio Di Trapani, presidente Fnsi.
Le 450 pagine e la tesi del giudice Priore
"Il 18 marzo - rimarca Bonfietti - ci sarà questa udienza dinanzi al gip, che ha letto le 450 pagine depositate, che confermano la tesi sostenuta già negli anni dal giudice Priore della caduta, all'interno di un episodio di guerra aerea, del nostro DC-9 Itavia e aggiungono elementi importantissimi". "Ancora, però - spiega -, non sono riusciti a determinare gli autori materiali dell'abbattimento: gli stati amici e alleati non hanno collaborato e hanno raccontato menzogne, cose inutili. Per questo, i magistrati chiedono l'archiviazione".
L'appello dei parlamentari e delle associazioni
"Ustica non si può archiviare" è l'appello lanciato anche un gruppo di parlamentari del centrosinistra che si sono ritrovati oggi al museo per la Memoria di Ustica insieme a Daria Bonfietti: Walter Verini e Andrea De Maria (Pd), Marco Pellegrini (M5s), Marco Lombardo (Azione), Ivan Scalfarotto (Iv) e Ilaria Cucchi (Avs) che è intervenuta in video. Con loro anche Giuseppe Giulietti, coordinatore dell'associazione Articolo 21, Carlo Bartoli e Silvestro Ramunno, presidenti nazionale e dell'Emilia-Romagna dell'Ordine dei giornalisti e Vittorio Di Trapani, presidente Fnsi.
Nuovi elementi e la portaerei Foch
Lo scopo - spiegano - "è continuare ad affermare che, proprio dalle indagini della stessa Procura, sono stati evidenziati nuovi elementi di estremo interesse che meritano di essere approfonditi, a cominciare dalla presenza, sempre ufficialmente negata dalle autorità francesi, della portaerei Foch nel mare di Napoli e dall'individuazione, nel cielo di Ustica, di un'azione militare di aerei francesi e americani di base a Grazzanise, ben seguita dai centri radar e dal comando Nato in Belgio".
Il ruolo della mafia e la conferma di Priore
"Nelle 450 pagine dell'indagine - spiegano - è emerso che ambienti mafiosi palermitani, sin dall'avvenuto abbattimento del Dc9 Itavia con 81 persone a bordo, erano a conoscenza delle tragiche dinamiche della strage. Infine, vi è la completa e totale conferma delle conclusioni della sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore".
Richiesta di verità e giustizia
"Questi sono elementi che meritano di essere ulteriormente indagati, superando, finalmente, quel velo di indifferenza e omertà che fino a ora ha caratterizzato la collaborazione di Stati alleati direttamente coinvolti nella tragica vicenda - concludono -. È necessario che le indagini proseguano e che il governo italiano, in difesa della dignità nazionale, solleciti maggiormente la piena e completa collaborazione dei 'Paesi amici' per raggiungere verità e giustizia sulla strage di Ustica".
Matteo Salvini ha un tweet fissato sul suo account. È del 7 marzo e serve a ricordare che il 18 aprile a Milano in piazza Duomo ci sarà il «grande evento dei @PatriotsEU». «Per difendere i valori dell’Occidente, la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri confini. SENZA PAURA. In Europa, padroni a casa nostra!».
PADRONI A CASA NOSTRA!
Sabato 18 aprile alle 15, tutti in Piazza Duomo a Milano per il grande evento dei @PatriotsEU, con i nostri alleati e tanti leader da tutta Europa.
Per difendere i valori dell’Occidente, la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri confini.
Le distrazioni social di Salvini: dal referendum all’Iran
Curiosamente, non è un tweet sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, anche se per il fine settimana sono annunciati 1.200 gazebo leghisti in tutta Italia per il Sì. Curiosamente, non è un tweet sull’Iran. Né per sostenere la popolazione iraniana né per dire che Donald Trump, stavolta, poteva risparmiarsela. Non un tweet sulle bollette o sulle accise, visto che ad aumentarle sul diesel è stato il governo di cui il segretario della Lega è vicepresidente del Consiglio nonché ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Sarà che in casi del genere dovrebbe ammettere che il presidente degli Stati Uniti non è un sincero pacifista come la Lega pensa di essere quando c’è di mezzo la madre Russia, che certe felpe e certi cappellini sono da riporre accuratamente nell’armadio. Sarà che la Difesa e gli Esteri sono problemi di Fratelli d’Italia e Forza Italia, e la Lega può continuare a occuparsi di far arrivare i treni in ritardo.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Per il Sì quasi esclusivamente dichiarazioni di rimbalzo
Salvini si è politicamente volatilizzato in queste settimane, proprio lui che è così abile nell’occupare il centro della scena con i social. Quando vuole, come sappiamo, Salvini può diventare assai pressante. Come quando era ministro dell’Interno e c’era un’emergenza migranti al giorno su tutti i telegiornali. Ora invece le dichiarazioni sono di rimbalzo, di risposta a cose dette da altri, sono quasi garbate. Quasi. L’Ansa riporta una dichiarazione di giovedì a Dritto e rovescio: «Ci sono procuratori capo che dicono che per il Sì voteranno i mafiosi. Io dico sciacquatevi la bocca. Migliaia di italiani ogni giorno si confrontano con la lentezza della giustizia, votare Sì significa togliere le incrostazioni delle correnti e della politica dai tribunali». Altro lancio, 2 marzo: «Avrei piacere che i sostenitori del No – che vedo molto nervosi, molto arroganti, molto violenti – parlassero del merito delle cose». Altro lancio, 28 febbraio, video collegamento alla direzione regionale della Lega Puglia: è «fondamentale» l’appuntamento con il referendum del 22 e 23 marzo, da «vincere con il Sì, perché anche i giudici, come tutti gli altri lavoratori, se sbagliano devono essere sanzionati. Perché se metti in galera la persona sbagliata, e anche in Puglia è successo a tante famiglie normali, non puoi rimanere impunito o essere promosso».
Matteo Salvini a un gazebo per il Sì con Silvia Sardone e Samuele Piscina (Imagoeconomica).
Il vecchio Capitano tornerà, ma solo dopo il 23 marzo
E vabbè, Salvini, tutto qua? C’è Meloni che duella con i giudici, tu pensi alla famiglia nel bosco. Non che Meloni non ci pensi, beninteso, ma quantomeno sembra avere una curiosità variegata; un giorno si occupa di Sal Da Vinci, un altro giorno di Crosetto in vacanza a Dubai. La Lega stessa, a dire il vero, è fuori dal dibattito pubblico dopo averlo occupato per settimane con la fiammata di Roberto Vannacci, sovranista identitario col botto eletto all’Europarlamento con i voti leghisti e poi passato al bosco con libro e moschetto, insieme a un paio di pasdaran o giù di lì, per dichiarare fallita l’Europa, fallita la destra troppo moscia (lui è per il celodurismo parà) e fallita la sua esperienza nel partito di Salvini. Luca Zaia e soci non lo rimpiangono, ma pure loro sanno che i problemi della Lega non finiscono con l’addio di Vannacci. Ma forse persino tutto questo dire, non dire, di Salvini, descrive l’attesa della liberazione; dopo il referendum, la Lega potrà tornare a essere sé stessa, soprattutto il leader leghista avrà meno condizionamenti politici, quantomeno nessuno gli potrà più dire di darsi una regolata per non far perdere il referendum al fronte del Sì. Il vecchio Salvini tornerà, insomma, ma solo dopo il 23 marzo, quando si potrà ricominciare a chiedere il posto di Matteo Piantedosi.
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).
AGI - "Ho incontrato i bambini Trevallion. Stanno fisicamente bene ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei, rivela un disagio evidente che non sorprende visti i ripetuti traumi a cui sono stati sottoposti, ultimo l'improvvisa separazione dalla madre che ha vissuto con loro questi quasi quattro mesi nella casa-famiglia di Vasto". A parlare è Marina Terragni, Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza all'indomani della visita compiuta nella casa-famiglia che ospita i bambini della famiglia nel bosco.
"Avevo richiesto di essere accompagnata nella visita da un consulente medico esperto indipendente - prosegue - ma il Tribunale non lo ha consentito dati 'gli effetti che ulteriori invadenze potrebbero avere sull'equilibrio emotivo dei minori'. Affermazione sorprendente, viste anche le modalità di allontanamento della madre dalla struttura che di questo equilibrio emotivo non sembrano avere tenuto gran conto".
Nuovo trasferimeno sarebbe ulteriore trauma
"Inutile dire che il loro trasferimento in un'altra struttura, così come disposto dalla recente ordinanza del Tribunale, costituirebbe un ulteriore trauma ad aggravare una situazione psicologica già evidentemente problematica: bene, dunque, che tutrice e curatrice presentino, come annunciatomi, un'istanza per sospendere il provvedimento e consentire la permanenza dei minori nella casa-famiglia di Vasto".
Critiche ai servizi sociali e formazione inadeguata
"Resto dell'opinione - continua Terragni - che vi sia un'evidente sproporzione tra le problematiche riscontrate nella famiglia Trevallion e la decisione di sradicare i bambini dalla loro casa, dai loro affetti e dalle loro abitudini di vita. E che la radice di questa sproporzione sia nel sostanziale fallimento del progetto elaborato dai servizi sociali. Alle iniziali difficoltà di relazione con il nucleo - difficoltà che probabilmente, sia pure in gradi diversi, si presentano ogni volta che una famiglia viene attenzionata - non si è saputo rispondere con adeguata professionalità. Il che torna a porre il tema, già da tempo alla nostra attenzione, di un'inadeguata formazione degli operatori dei servizi che intervengono nella delicatissima trama delle relazioni e dei legami familiari. Sarebbe stato importante un confronto con l'assistente sociale impegnata nel caso, confronto al quale purtroppo l'operatrice non si è resa disponibile".
Il bene dei bambini e i tempi della giustizia
"Non resta che auspicare una rapida risoluzione della vicenda per il bene dei bambini e per la salvaguardia del loro futuro, intraprendendo ogni possibile mediazione e tenendo conto che la misura del tempo nell'età evolutiva non è paragonabile a quella degli adulti, e in particolare ai tempi dei procedimenti giudiziari. E che la famiglia è e deve restare un'isola, come ha affermato il giurista Arturo Carlo Jemolo, 'che il mare del diritto deve solo lambire'. A meno di non volerla ridurre a definitiva insignificanza rispetto a uno stato che intenda surrogarla con altre istituzioni".
La demonizzazione della madre
"Un aspetto non trascurabile della vicenda - conclude la Garante - è la demonizzazione misogina della madre signora Catherine Birmingham, stigmatizzata come ostativa e oppositiva - negli ultimi tempi i tribunali sono sempre più popolati di madri ostative, malevole e simbiotiche - Definitive al riguardo le parole di Giuliano Ferrara: 'Una madre comprensibilmente nervosa, inquieta, stranita dal balletto di funzionari, psicologi e magistrati che improvvisamente hanno sostituito le abitudini di famiglia, bollata come una strega maternale da quasi quattro mesi, espropriata della potestà genitoriale, che non è padronanza di anime e corpi ma una condizione naturale, una responsabilità e un potere, non una facoltà dipendente dalla legge e dello Stato, un potere d'amore da correggere con cura solo in certi casi e a certe condizioni'".
Il Gran Premio del Bahrein e quello dell’Arabia Saudita verranno cancellati dal calendario del Campionato mondiale di Formula 1 a causa della guerra, che dall’Iran si è ormai allargata a buona parte del Medio Oriente. Manca solo l’annuncio ufficiale, che probabilmente arriverà nel fine settimana in Cina, dove è in programma il GP di Shanghai.
I due GP sono tra i più redditizi della F1
I due gran premi sono tra i più redditizi per la F1: quello del Bahrein vale 45 milioni di euro e quello dell’Arabia Saudita addirittura 70. Come priorità ha però prevalso la sicurezza del Circus. La Bild riporta che Riad avrebbe tentato fino all’ultimo di evitare la cancellazione del GP, offrendo voli charter per tutti i soggetti che sarebbero stati coinvolti. Tuttavia, senza la gara in Bahrein sarebbe stato praticamente impossibile spedire in tempo l’attrezzatura in Arabia Saudita.
Un momento dell’ultimo GP di Abu Dhabi (Ansa).
Pausa di quattro settimane tra il Giappone e Miami
Il Gran Premio del Bahrein era in programma il 12 aprile e quello dell’Arabia Saudita una settimana dopo. La tempistica è molto stretta: impossibile sostituite i due GP con gare da correre su altri circuiti. Il calendario dovrebbe quindi ridursi a 22 gare, con una pausa di quattro settimane tra il Giappone e Miami. Improbabile l’inserimento di altri GP in seguito, per tornare al numero originario di 24 gare. La Formula 1 comunque tornerà (o meglio dovrebbe tornare) nel Golfo Persico nel 2026: gli ultimi due GP in programma sono quelli di Qatar (29 novembre) e Abu Dhabi (6 dicembre).
Si è svolto a Palazzo Chigi un vertice dell’esecutivo per analizzare la situazione della Arctic Metagaz, la petroliera russa alla deriva nel Canale di Sicilia con a bordo circa 900 tonnellate tra gasolio e gas liquido. La nave, che era stata colpita da droni navali ucraini (partiti forse dalla Libia), si trova in acque Sar maltesi e, quindi, la prima mossa spetta a La Valletta. Il governo italiano ha tuttavia assicurato a quello maltese «la condivisione del monitoraggio, avviato fin dal primo momento». L’Italia, inoltre, «ha confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto».
La Arctic Metagaz era soggetta dal 2024 a sanzioni statunitensi e britanniche
La Arctic Metagaz, varata nel 2003, era soggetta dal 2024 a sanzioni da parte di Stati Uniti e Regno Unito. Secondo i dati di tracciamento delle navi sulla piattaforma MarineTraffic, la nave era salpata il 24 febbraio dal porto russo di Murmansk, dopo aver caricato merci presso un’unità di stoccaggio galleggiante, ed era diretta verso il Canale di Suez. Poi era transitata attorno al Regno Unito e poi alla Spagna, prima di entrare nel Mediterraneo, segnalando la sua posizione al largo delle coste di Malta il 2 marzo. Due giorni dopo l’attacco: i 30 membri dell’equipaggio erano stati tratti in salvo.
La procura di Parma ha chiesto una condanna a 26 anni di carcere per Chiara Petrolini, la 22enne che ha ucciso e seppellito due neonati nel giardino di casa a Traversetolo a maggio 2023 e agosto 2024. L’accusa la ritiene responsabile di tutti i reati contestati, ovvero due omicidi premeditati e altrettante soppressioni di cadavere, e la ritiene altresì meritevole delle attenuanti generiche per la giovane età e l’immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti. Il procuratore ha sottolineato «la gravità intrinseca del fatto, l’assoluta mancanza di difesa dei bambini uccisi, l’aver maturato una decisione e averla portata a compimento nell’arco di svariati mesi e la consapevolezza di come sarebbe andata a finire nel secondo episodio, copia conforme del primo». E ancora, «l’aver avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti, a partire dai genitori e il fidanzato, l’aver avuto la forza di andare in giardino a seppellire i figli, la spregiudicatezza dimostrata nell’interfacciarsi con l’autorità giudiziaria e con gli amici» e «la condotta dopo il delitto», quando Chiara andò in giro per bar e pizzerie e dall’estetista.
Il racconto di Chiara: «Non pensavo di essere incinta, non sono un’assassina»
«Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini», ha detto Chiara nelle dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di assise di Parma. L’imputata ha parlato per circa sette minuti, leggendo un foglio: «Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro. Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata». E ancora, sulla gravidanza: «Ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta, ma perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile. Non ho mai fatto un test, non sono mai stata sicura di esserlo. C’erano momenti in cui ci pensavo di più, come quando facevo la doccia e vedevo questa pancia di cui nessuno si accorgeva. Allora facevo le ricerche, ma non ho mai messo in atto niente, non so perché lo facevo, ero stanca e confusa. Non pensavo di essere incinta, nella mia testa dicevo che era impossibile, altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti. Per quello mettevo in atto comportamenti come fumare o bere. Non ho mai avuto una nausea, mai presi farmaci per anticipare il parto, mai sono stata preoccupata di partorire in aereo». Dopo il secondo parto, ad agosto 2024, la ragazza era partita per una vacanza negli Stati Uniti con la famiglia.
Chiara Petrolini (Ansa).
«Mi sono trovata i bambini tra le mani, non credevo di star partorendo»
«Anche se non mi aspettavo queste due gravidanze, io sapevo che avrei tenuto i bambini e li avrei voluti crescere. Quello che ho fatto dopo è stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare, che oggi sto iniziando a riconoscere, ma in quel momento per me è stata la scelta più giusta da fare. Tenerli vicino a me, per non allontanarmi più da loro». Ha quindi raccontato come ha vissuto i due parti: «Del primo non ricordo quasi niente, in quel periodo il mio problema principale era la nonna che non stava bene. Ho sentito mal di schiena e mal di pancia, mi sono alzata dal letto, mi è venuto da spingere, ho trovato questo bimbo tra le mani. Mi sono accorta che non respirava e ho fatto quel che sentivo di dovere fare, seppellirlo. Penso di non aver capito cosa è successo, di iniziare a comprenderlo solo ora. La seconda volta non pensavo di stare partorendo, per quello sono uscita, se avessi programmato tutto sarei stata a casa. Quando sono tornata a casa sono andata a letto e avevo mal di pancia, pensavo di aver il ciclo. Mi sono alzata, ho sentito di dover spingere, mi sono trovata tra le mani questa creatura, la prima cosa che ho pensato è di tagliare il cordone. Poi non ricordo cosa è successo, mi sono appoggiata al letto, sono svenuta. Quando mi sono svegliata ho visto che il bambino non respirava più e ho fatto la prima cosa che ho pensato, seppellirlo. Non ho pensato che lì c’era anche l’altro bambino, in quel momento non mi è venuto in mente».
«Nessuno può sapere il vuoto che provo, ferita che continua a sanguinare»
Dopo il parto, ha continuato, «fisicamente stavo bene, ma dentro ero distrutta». «Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo e non vuol dire niente se il giorno dopo sono uscita, sono andata dall’estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male, che non ci sto male per aver perso i miei due bambini. Non importa se il bambino era appena nato, se era una cosa inaspettata, quel bambino era parte di me. E io non gli avrei mai fatto del male». Il dolore che si prova, ha concluso, «è una sofferenza che è difficile da far capire. In molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha mai pensato a quello che si prova quando perdi un bambino. Ogni giorno mi alzo con un vuoto che faccio fatica a colmare, mi immagino se fossi qui, oggi come sarebbe, che mamma sarei, mille domande a cui non potrò mai dare una risposta. Col tempo però si prova ad andare avanti con una ferita che però non si è ancora rimarginata, ma che continua a sanguinare ogni giorno».
L’uomo che il 12 marzo ha attaccato un complesso ebraico a West Bloomfield Township, nel Michigan, scontrandosi con la sua auto contro l’edificio del Temple Israel, sinagoga che ospita una scuola ebraica con asilo nido, materna e un centro diurno, per poi aprire il fuoco contro il personale di sicurezza prima di essere ucciso dalla polizia, era fratello di due membri di Hezbollah uccisi in un recente raid israeliano in Libano. Lo ha riferito a Nbc News un funzionario libanese.
Colonna di fumo dal complesso Temple Israel (X).
Chi era l’attentatore ucciso dalla polizia
Ayman Mohamad Ghazali, questo il nome dell’attentatore, aveva 41 anni ed era arrivato negli Stati Uniti nel 2011 con un visto di immigrazione IR1, perché coniuge di una cittadina statunitense. A sua volta aveva ottenuto la cittadinanza americana nel 2016. Come ha spiegato la fonte di Nbc News, Ghazali era originario di Mashghara, nella Valle della Beqa: nei recenti bombardamenti dell’IDF sulla zona sono morti due suoi fratelli maggiori (e altrettanti nipoti), che erano membri di Hezbollah, anche se non è chiaro quale ruolo ricoprissero all’interno dell’organizzazione sciita.
Prime Minister Benjamin Netanyahu:
Antisemitism knows no limits or boundaries.
Israel is attacked because it is the Jewish state. Temple Israel in Detroit was attacked today because it is a Jewish house of worship.
«L’antisemitismo non conosce limiti né confini. Israele viene attaccato perché è lo Stato ebraico», ha dichiarato Benjamin Netanyahu: «Il Temple of Israel a Detroit è stato attaccato perché è un luogo di culto ebraico».
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini convocherà le compagnie petrolifere per un incontro mercoledì 18 marzo 2026 a Milano. L’ha comunicato il ministero dopo che il vicepremier «si è confrontato a lungo con i tecnici e ha posto l’accento sulla speculazione in atto a danno di cittadini e trasportatori, derivante da aumenti ingiustificati del prezzo dei carburanti». Le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati si sono attestate, alla chiusura del 12 marzo rispetto al 27 febbraio, su livelli superiori di 19,3 centesimi al litro per la benzina e di 33,7 centesimi al litro per il gasolio. Per quanto riguarda i prezzi alla pompa di venerdì 13 marzo, i valori medi nazionali in modalità self per benzina (1,82 euro al litro) e gasolio (2,05 euro al litro) risultano più elevati, rispetto a venerdì 27 febbraio 2026, rispettivamente di 15,3 centesimi e 32,2 centesimi al litro.
Il Codacons: «Basta chiacchiere, serve tagliare le accise»
«Sui carburanti basta chiacchiere e basta convocazioni, serve tagliare le accise e serve farlo in fretta per evitare una escalation inflazionistica con conseguenze enormi sulla nostra economia», ha affermato il Codacons commentando la decisione del Mit di incontrare le compagnie petrolifere. L’associazione ha inoltre annunciato di essere al lavoro per un esposto a tutte le procure italiane per chiedere di indagare su possibili speculazioni sui prezzi al dettaglio.