Lotito contro i tifosi hacker, Marino non vuole lo stadio: le pillole del giorno

Nuova puntata dell’infinita telenovela laziale, con il presidente della società, Claudio Lotito, che ha accusato l’intelligenza artificiale di produrre telefonate fake, dove si ascoltano «parole che vengono diffuse con la mia voce». Insomma, roba da tifosi hacker, gente che sarebbe capace di produrre audio imitando alla perfezione anche i funamboleschi concetti, oltre al modo di parlare, di Lotito. Intanto la tifoseria continua a protestare, e anche al prossimo turno il raduno è fissato a Ponte Milvio, senza entrare nello stadio Olimpico. Lotito ha commentato così: «Lo sciopero del tifo? Che problema c’è? Mica vi ho chiesto i soldi, se voglio faccio un aumento di capitale e chiudo la pratica». C’è però l’allenatore Maurizio Sarri che sbuffa, dicendo che i giocatori da far scendere in campo li sceglie lui. Così il presidente ha ricominciato a parlare: «La società c’ha un nome e un cognome: Claudio Lotito. Non è di Sarri, se la vuole Sarri se la compra. L’allenatore deve prendere i giocatori che c’ha a disposizione e farli giocare, se è un buon allenatore. Se no di che parliamo? Castellanos non lo faceva giocare: 30 milioni. Guendouzi se n’è voluto andare. Noslin è un buon giocatore? Mi hanno offerto 20 milioni, ma mi hanno bloccato perché mi hanno detto che non bisognava venderlo. Sarri lo fa giocare? No. Belahyane, 14 milioni: hai visto la partita? Ha giocato bene, mica male. Eppure non lo fa giocare».

Nessuno sa quanto potrà ancora durare questo clima, visto che in mezzo c’è pure il referendum sulla giustizia, dove la destra vota per il “sì” e i tifosi promettono che alle urne voteranno “no”, pur di fare un dispetto a Lotito, eletto con Forza Italia al Senato nel collegio del Molise.

Lotito contro i tifosi hacker, Marino non vuole lo stadio: le pillole del giorno
Ignazio Marino (foto Ansa).

Ma pure l’altra squadra, in città, ha problemi, e qui la grana è tutta interna alla sinistra: per l’ex sindaco Ignazio Marino, «il progetto di un nuovo stadio a Pietralata sembra strumentale solo agli interessi economici della Roma, e non agli interessi urbanistici dei cittadini e dei tifosi». E «l’impatto ambientale sarà notevolissimo: 29 mila metri quadrati di verde in meno, viabilità e trasporti inadeguati per gestire flussi di oltre 60 mila spettatori. E il governo della città che fa? I partiti come reagiscono? Nessuna risposta puntuale e chiarificatrice, ma solo propaganda. Tutti dovrebbero ricordare che l’obbligo per gli amministratori pubblici è difendere sempre l’interesse pubblico». Il 13 marzo la delibera dedicata alla Roma approda all’assemblea capitolina: il sindaco Roberto Gualtieri, che cerca la riconferma in Campidoglio, punta tantissimo sull’effetto positivo di un nuovo stadio per portare alle urne elettorali i tifosi giallorossi. Se anche una parte del Partito democratico dovesse mettersi di traverso, la situazione romana diventerà incandescente su tutti i fronti calcistici.

Referendum, lunedì di fuoco con Landini

Referendum, scende in campo la Cgil. Lunedì 9 marzo, nel pomeriggio, appuntamento a Roma al Teatro Palladium per un’iniziativa organizzata dai comitati di Roma e del Lazio per il “no” in vista del referendum del 22 e 23 marzo «a difesa della Costituzione», a cui parteciperà il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Interverranno Silvia Albano, giudice di Magistratura democratica, Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, Francesca Rispoli, presidente di Libera, e la scrittrice e conduttrice radiofonica Benedetta Tobagi. A moderare Luca Telese. Nel Pd romano non tutti hanno gradito la partecipazione di Gualtieri, dato che nel partito non mancano i favorevoli al “sì”.

Lotito contro i tifosi hacker, Marino non vuole lo stadio: le pillole del giorno
Maurizio Landini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Nextalia toglie Raffaello a Leonardo, che ha Michelangelo

Strana sfida nel nome dei geni del Rinascimento italiano (o delle Tartarughe ninja). Leonardo, il colosso della difesa, ossia l’ex Finmeccanica che nel 2017 cambiò nome per volontà dell’allora amministratore delegato Mauro Moretti, ha inventato lo scudo anti-missili chiamandolo Michelangelo. All’appello mancava solo Raffaello, per realizzare il trittico perfetto, però Nextalia ha voluto denominare proprio con il nome del Sanzio il suo nuovo fondo, l’ottavo, specializzato in crediti deteriorati. E nei salotti della finanza si sente dire, con una battuta, che «Francesco Canzonieri batte Roberto Cingolani uno a zero». Il vantaggio è che non ci sono diritti da pagare: a meno che un giorno il ministero della Cultura non richieda il suo parere obbligatorio, con pagamento di diritti, a tutti coloro che vogliono utilizzare il nome di un gigante dell’arte italiana del passato per utilizzarne il nome a fini commerciali…

Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio vicino a rilevare le quote di due fratelli

Leonardo Maria Del Vecchio, intervistato dal Financial Times, ha affermato di essere vicino all’accordo per l’acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola nella holding di famiglia Delfin, che controlla EssilorLuxottica e ha un pacchetto di partecipazioni finanziarie in UniCredit, Generali e Mps. L’operazione metterebbe fine a una lunga disputa ereditaria, rafforzando la sua influenza nel capitalismo italiano, che è già notevole viste le numerose partecipazioni accumulate negli ultimi tre anni.

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Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio vicino a rilevare le quote di due fratelli
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

Il capitale di Delfin è detenuto in quote uguali da otto persone

Dalla scomparsa del fondatore Leonardo Del Vecchio nel 2022, il capitale di Delfin è detenuto in quote uguali del 12,5 per cento da otto eredi: i sei figli dell’imprenditore (ai tre citati vanno aggiunti Claudio, Marisa e Clemente), la moglie Nicoletta Zampillo e il primo figlio di lei, Rocco Basilico.

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Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio vicino a rilevare le quote di due fratelli
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

Del Vecchio jr: «Voglio portare avanti la volontà di mio padre»

«Sono stato molto chiaro sul fatto che voglio rilevare le loro quote per diventare primo azionista di Delfin e portare avanti la volontà di mio padre. Siamo vicini a un accordo sul prezzo», ha detto Leonardo Maria Del Vecchio. Secondo il Ft, l’imprenditore sta negoziando per portare la sua quota al 37,5 per cento tramite un leveraged buyout sostenuto da un gruppo di banche. L’indebitamento verrebbe poi finanziato con i dividendi attesi dalla società: Del Vecchio jr ha indicato in oltre 7 miliardi di euro le riserve potenzialmente distribuibili, prevedendo inoltre una politica di dividendi superiore a un miliardo l’anno.

Rai in stallo tra riforma bloccata e caos in Vigilanza sull’audizione di Rossi

Rai sempre più paralizzata. Non solo la commissione di Vigilanza bloccata da un anno e mezzo, ora ci si mette pure il Mef a stoppare la riforma della tv pubblica. Dunque, accade che questa settimana il testo base della maggioranza sulla riforma della Rai elaborato nell’VIII commissione di Palazzo Madama doveva arrivare in Aula dove sarebbe cominciato il suo iter legislativo. Testo assai criticato dalle opposizioni, che hanno presentato parecchi emendamenti, ma che almeno formalmente rispetta i criteri chiesti dall’Europa con l’European Media Freedom Act (Emfa), che, tra le altre cose, impone che i vertici delle tv pubbliche non siano nominati dall’esecutivo.

Lo stop del Mef al testo

Detto fatto: il nuovo cda immaginato prevede sei membri nominati dal Parlamento (tre dalla Camera e tre dal Senato) più uno in rappresentanza dei dipendenti e tra questi dovranno poi essere scelti l’amministratore delegato e il presidente. Giancarlo Giorgetti però sembra essersi accorto solo ora che questo nuovo sistema esautora totalmente il Mef, che oggi indica i vertici. «Ma come, noi siamo azionisti della Rai al 99,56 per cento e veniamo totalmente tagliati fuori dal meccanismo di nomina della governance? Non se ne parla…», è il ragionamento che i tecnici dell’Economia hanno rivolto al ministro, che infatti ha bloccato tutto. Per arrivare in Aula, infatti, il testo avrebbe dovuto avere il via libera del Mef tramite la commissione Bilancio, relazione che non è mai arrivata.

Rai in stallo tra riforma bloccata e caos in Vigilanza sull’audizione di Rossi
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Il cortocircuito sull’abbassamento del canone

Ma c’è un altro punto su cui Giorgetti è contrario. La riforma prevede un abbassamento del canone del 5 per cento ogni anno, per almeno cinque anni, e poi si vedrà. Novità tra l’altro chiesta proprio dalla Lega, che della lotta al canone Rai ha fatto una bandiera. Ebbene, si sono chiesti al Mef, se il canone diminuisce, poi va a finire che i soldi nella Rai per non farla andare a catafascio dobbiamo metterli noi, magari togliendoli ad altri comparti. E no! Così è andato in scena un surreale cortocircuito all’interno della maggioranza, con il Mef, cioè il governo, che blocca un testo proposto dai parlamentari del centrodestra. Tanto che nei giorni scorsi è intervenuto pure Maurizio Gasparri per difendere il testo della maggioranza, auspicando che il governo non si mettesse di traverso.

Rai in stallo tra riforma bloccata e caos in Vigilanza sull’audizione di Rossi
Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).

Pure la presidente della Vigilanza, Barbara Floridia, a La Notizia ha ricordato che occorre «applicare al più presto il Media Freedom Act per rompere il legame tra nomine e governo». Per ora, dunque, la riforma si ferma, col rischio sempre più concreto che alla fine da Bruxelles parta una procedura d’infrazione verso l’Italia per mancato rispetto dell’Emfa.

Rai in stallo tra riforma bloccata e caos in Vigilanza sull’audizione di Rossi
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Il balletto sulla convocazione di Rossi in Vigilanza

L’altra impasse riguarda ancora la Vigilanza. Nelle ultime due settimane si era finalmente giunti a una convocazione straordinaria di Giampaolo Rossi, mai audito in commissione da quando guida la Rai. Convocazione appunto “straordinaria” che è consentita dal regolamento se a farne richiesta è tutta l’opposizione. Anche Ignazio La Russa si era detto favorevole. Quindi l’audizione è stata fissata per mercoledì 11 marzo. Il centrodestra, però, questa cosa l’ha subìta e, se all’inizio ha fatto buon viso a cattivo gioco per non andare contro il presidente del Senato, nell’ultimo ufficio di presidenza ha posto una condizione: ci stiamo solo se la richiesta parte da noi. A quel punto l’opposizione ha risposto: se parte da voi, allora la seduta non è più “straordinaria” ma diventa “ordinaria” e questo significa che da parte vostra ci deve essere un impegno a continuare con l’attività della Vigilanza anche dopo, sbloccando l’impasse. No, hanno ribattuto dalla maggioranza: chiediamo la convocazione di Rossi, ma dopo l’audizione da parte nostra non cambia nulla e se non accettate di votare Simona Agnes tutto torna come prima. Insomma, un caos. Per ora l’audizione di Rossi resta in agenda, ma a questo punto non è affatto detto che avvenga davvero e per farla saltare il centrodestra ha già un asso nella manica: mercoledì sarà il gran giorno di Giorgia Meloni in Parlamento a riferire sulla crisi in Medio Oriente e quindi la scusa per far saltare l’audizione è già bella e pronta.

Rai in stallo tra riforma bloccata e caos in Vigilanza sull’audizione di Rossi
Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

Intanto parte la nuova striscia di Cerno su Rai2

Sembra una commedia degli errori, o degli orrori, che dir si voglia, e invece è il magico universo parallelo di mamma Rai. Dove intanto giovedì è stata presentata la nuova striscia quotidiana di Tommaso Cerno. Si chiamerà Due di Picche: cinque minuti da lunedì 9 marzo alle 14 su Rai2. Nel progetto iniziale sarebbe dovuta andare in onda prima del Tg2 delle 13, ma poi la rivolta dei giornalisti contro un programma condotto da un “esterno” prima del telegiornale ha portato al cambio di orario.

Rai in stallo tra riforma bloccata e caos in Vigilanza sull’audizione di Rossi
Tommaso Cerno (Imagoeconomomica).

Washington Post: «La Russia aiuta l’Iran ad attaccare le forze Usa»

Secondo quanto riportato dal Washington Post, la Russia sta fornendo all’Iran informazioni di intelligence per aiutarlo a colpire le forze statunitensi in Medio Oriente, tra cui la posizione di navi da guerra e aerei americani. Il quotidiano ha citato tre funzionari a conoscenza della questione. Se venisse confermato, sarebbe un’indicazione che un importante avversario degli Stati Uniti sta partecipando, anche indirettamente, alla guerra. L’entità dell’assistenza russa all’Iran non è però del tutto chiara. La capacità dell’esercito iraniano di localizzare le forze statunitensi è infatti già diminuita dopo sei giorni di guerra. Gli analisti hanno affermato che la condivisione di informazioni di intelligence sia legata al sostegno che gli Usa stanno dando all’Ucraina. «I russi sono più che consapevoli dell’assistenza che stiamo fornendo agli ucraini, penso che siano molto contenti di cercare di ottenere una qualche rivincita», ha affermato uno dei funzionari americani citati dal Wp.

Caso Epstein, Trump accusato di aggressione sessuale nei nuovi file

Nei documenti dell’Fbi sul caso Epstein pubblicati il 5 marzo dal Dipartimento di Giustizia Usa ci sono anche descrizioni di alcuni interrogatori condotti dall’agenzia federale nel 2019, in cui una donna accusava il finanziere e Donald Trump di averla aggredita sessualmente quando aveva tra i 13 e i 15 anni.

Caso Epstein, Trump accusato di aggressione sessuale nei nuovi file
Pam Bondi (Ansa).

National Public Radio aveva accusato la procuratrice federale Bondi di insabbiamento

Seguendo l’ordine di numerazione dei documenti diffusi in precedenza dal Dipartimento di Giustizia, l’organizzazione indipendente National Public Radio aveva evidenziato l’assenza di 53 pagine, accusando la procuratrice federale Pam Bondi di insabbiamento. Successivamente, il Dipartimento di Giustizia ha spiegato di non aver diffuso in precedenza i documenti perché erano stati erroneamente contrassegnati come “duplicati”. Il 5 marzo, poi, è arrivata la pubblicazione di 16 delle 53 pagine: non è dato sapere perché ne manchino ancora 37.

Caso Epstein, Trump accusato di aggressione sessuale nei nuovi file
Jeffrey Epstein e Donald Trump (Ansa).

L’abuso, il morso, le telefonate minacciose: la testimonianza

L’accusatrice di Epstein e Trump raccontò di essere stata portata «a New York o nel New Jersey» dal finanziere, morto suicida nello stesso anno degli interrogatori, il quale l’aveva presentata a Trump. Il futuro presidente Usa avrebbe tentato di costringerla a praticargli del sesso orale. A quel punto la ragazza lo avrebbe morso, riuscendo a evitare l’abuso. O, almeno, un abuso ancora peggiore. La donna raccontò inoltre di essere stata raggiunta negli anni successivi da telefonate minacciose che le intimavano di tacere. Trump, da parte sua, ha sempre negato qualsiasi accusa relativa al caso Epstein.

Perché l’Ucraina ha sconsigliato ai propri cittadini di andare in Ungheria

Il ministero degli esteri ucraino ha sconsigliato ai propri cittadini di recarsi in Ungheria «data l’impossibilità di garantire la loro sicurezza a causa delle azioni arbitrarie delle autorità ungheresi». La comunicazione arriva dopo l’arresto a Budapest di sette dipendenti di una banca ucraina accusati di riciclaggio di denaro. Il ministro degli Esteri di Kyiv, Andrii Sybiha, ha infatti accusato il governo ungherese di aver «preso in ostaggio» i banchieri dell’istituto Oschadbank e di aver sequestrato i due veicoli blindati su cui si trovavano per un trasporto internazionale di valori tra Austria e Ucraina. I sette cittadini ucraini sarebbero stati fermati giovedì 5 marzo 2026. Sybiha ha accusato il governo ungherese di «terrorismo di Stato e racket» e chiesto l’immediato rilascio dei dipendenti. La Banca centrale ucraina ha chiesto all’Ungheria di fornire spiegazioni ufficiali e informazioni su dove si trovino i veicoli, i cui sistemi di localizzazione indicherebbero una posizione nel centro di Budapest.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino

Inutile girarci intorno con i comunicati felpati della Rai: la conferma di Fabrizio Ferraguzzo alla direzione musicale del Sanremo 2027 targato Stefano De Martino non è una semplice nomina tecnica. È un commissariamento dei discografici in piena regola.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino
Il passaggio di testimone a Sanremo da Carlo Conti a Stefano De Martino (Ansa).

Con Ferraguzzo la Rai sfodera le armi pesanti

Dopo l’ultima gestione di Conti, archiviata tra sbadigli e ascolti d’inerzia, la tv pubblica ammette di non saper più leggere il mercato e, per non affogare nella naftalina, chiama il “ferro” della produzione pesante. Ovvero l’uomo che ha trasformato quattro ragazzini di strada nei Måneskin, il brand italiano più esportato nel mondo dopo il Parmigiano Reggiano. E così, mentre 11 milioni di italiani guardavano l’incoronazione del “signore dei pacchi”, bello, bravo e “caschettiano” di ferro, che sorride ai sottosegretari e ingolosisce nonne e nipotine, la vera mossa di potere si consumava tre passi indietro.

L’arrivo a Milano e lo sbarco in Sony

È un cerchio che si chiude con il destino che la sa lunga: nel 2012, mentre lo showman napoletano occupava militarmente i rotocalchi per aver mollato Emma Marrone per Belén, a pochi metri da lui, nei crediti del tour Sarò libera, c’era proprio Ferraguzzo a sudare sopra le corde di un basso. Due traiettorie nate all’ombra della stessa donna, una nella centrifuga del gossip, l’altra in sala prove, che 15 anni dopo si ritrovano a gestire il giocattolo più costoso della Rai. Ma per misurare la caratura del manager dei record bisogna scordarsi le tartine degli after-party e scendere a Pietralata, Roma. Lì Ferraguzzo mastica musica sin da bambino, ben prima di sbarcare a Milano alla soglia dei 30 anni e finire a dormire in un garage per un anno intero. La sua fortuna ha un nome e un cognome precisi: Pico Cibelli. È lui, oggi al comando di Warner (che quest’anno ha piazzato primo e secondo posto al Festival), a spalancargli le porte della Sony (sua ex etichetta), dove firma i primi contratti e inizia a macinare progetti che cambiano i connotati al pop italiano. Sanremo, del resto, lo conosce bene: nel 2017 mette il marchio su Portami via di Fabrizio Moro, forse il pezzo più pregiato dell’edizione. Nel 2019 inventa il fenomeno Achille Lauro portando la provocazione di Rolls Royce all’Ariston e cura Nonno Hollywood di Enrico Nigiotti. Nel 2020 trasforma i Pinguini Tattici Nucleari in una macchina da dischi di platino con Ringo Starr.

Il capolavoro Måneskin

Una lista di colpi che non dimentica la direzione musicale di X Factor, dove lancia talenti a ripetizione. Ma il suo capolavoro restano i Måneskin, pescati al Massive Arts Studios: gli bastano pochi secondi di provino per capire di avere in mano una bomba atomica.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino
Mara Maionchi con Fabrizio Ferraguzzo (dal profilo Fb).

Li aggancia, ne guida la crescita e li porta al trionfo mondiale di Zitti e buoni sbancando prima l’Ariston e poi l’Eurovision 2021, e curandone anche il management dopo il divorzio da Marta Donà. Un’espansione, che fa rima con riservatezza quasi politica, che lo porta dritto nella Recording Academy di Los Angeles: quarto italiano di sempre nella giuria dei Grammy.

L’ecosistema Ferraguzzo

Ma Ferraguzzo non è solo un manager, è un ecosistema. Con Simone Giacomini fonda Stardust, corazzata dell’influencer marketing; con Shablo dà vita a Moysa, l’hub creativo dove le arti si incrociano fuori dai vecchi schemi. Un impero che tocca ogni fase del successo: dal brano al post su Instagram, dal management di Exit Music (la sua società da quasi 3 milioni di euro) ai live. Il nodo vero, quindi, risiede nell’etica flessibile, in un sistema dove chi produce la musica e chi valuta i pass per l’Ariston siede sulla stessa sedia. La Rai, per bocca del direttore dell’Intrattenimento Prime Time Williams Di Liberatore, parla di «lavoro in team», ma l’influenza di un membro dei Grammy che governa influencer, produce hit globali e possiede un’autonomia mentale che intimidisce i burocrati, non si cancella con un verbale di commissione. Se la sua visione internazionale è la cura per un Sanremo che mostra la corda su ascolti e streaming, allora la Rai alza bandiera bianca e consegna il suo gioiello a un fuoriclasse, che il mercato non lo interpreta, lo crea.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino
Fabrizio Ferraguzzo e Shablo (Ansa).

Sciopero generale del 9 marzo: chi si ferma

Lunedì 9 marzo è previsto uno sciopero generale su scala nazionale che coinvolgerà sia il pubblico che il privato. La mobilitazione, proclamata in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle donne (che ricorre il giorno precedente), potrebbe causare disagi in diversi settori: dai trasporti alla scuola e all’istruzione, fino alla sanità e alla pubblica amministrazione. Ecco chi si fermerà.

Nel settore dei trasporti l’agitazione è supportata da Slai-Cobas

Sul fronte dei trasporti, l’agitazione è supportata da Slai-Cobas, mentre non aderiscono Usi e Usb. Lo sciopero durerà 24 ore. Come di norma, verranno comunque garantiti i servizi minimi nel rispetto delle normative vigenti e delle fasce di tutela previste.

Sciopero generale del 9 marzo: chi si ferma
Treno fermo in stazione (Ansa).

Lo sciopero interesserà anche scuola, università e ricerca

Per la scuola è la Flc Cgil ad aver proclamato un’intera giornata di astensione dal lavoro. L’agitazione interesserà anche università, enti di ricerca e formazione professionale. «Intendiamo riaffermare i diritti delle donne, a partire da quello all’autodeterminazione e alla parità di genere, davanti alla evidente recrudescenza di una cultura maschilista, misogina e patriarcale, che si traduce in frequenti episodi di violenza e discriminazione delle donne», ha dichiarato il sindacato.

Sciopero generale del 9 marzo: chi si ferma
Corteo della Cgil durante uno sciopero generale (Ansa).

Sanità: assicurati servizi e prestazioni essenziali

Per quanto riguarda la sanità pubblica, lo sciopero interesserà infermieri, operatori sociosanitari, ostetriche, personale della riabilitazione e altre figure del comparto sanitario, oltre alla dirigenza medica, sanitaria e veterinaria e al personale tecnico, professionale e amministrativo. Saranno assicurati i servizi e le prestazioni essenziali.

Non Una Di Meno: «Un nuovo weekend lungo di lotta»

Il movimento femminista e transfemminista Non Una Di Meno ha chiamato al weekend lungo di lotta (cortei l’8 marzo e sciopero il 9), spiegando che le due giornate di mobilitazione «mettono al centro l’opposizione alle politiche del governo Meloni in tema di contrasto alla violenza sessuale ed economica rivolte alle donne e alle categorie più colpite dall’inflazione dovuta alla guerra». In particolare, continua la nota, «le conseguenze dell’approvazione del ddl Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla violenza sessuale, sarebbero molto gravi nei contesti familiari e coniugali, per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è già esposta a vittimizzazione secondaria».

Famiglia nel bosco: per i giudici la madre dev’essere allontanata dai tre figli. Meloni: “…

AGI - Nel giorno delle perizie sui tre piccoli della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli un'ordinanza del tribunale per i minorenni dell'Aquila ha disposto il trasferimento dei tre bambini in altra struttura e l'allontanamento della stessa madre Catherine Birmingham dai figli.

Era infatti attesa per oggi la perizia psicologica disposta dal Tribunale dei minori dell'Aquila sui tre bambini allontanati dalla casa nel bosco di Palmoli, (Chieti) ospiti da quattro mesi ormai di una struttura protetta nell'area di Vasto.

Famiglia bosco: i test e le ripercussioni sull'attività peritale

Per i tre figli della coppia anglo-australiana una serie di test dalla consulente tecnica d'ufficio nominata dai giudici minorili, la psichiatra Simona Ceccoli. L'attività era in programma dalla mattinata, alla presenza del perito nominato dalla difesa, lo psichiatra Tonino Cantelmi ma l'improvvisa decisione di allontanare Catherine potrebbe avere ripercussioni sul proseguo attività peritale. Occorre attendere notizie in merito.

Lo scopo della perizia psichiatrica

L'indagine psico-diagnostica sui minori è stata disposta dal tribunale dell'Aquila per accertare "le condizioni attuali di vita, l'andamento dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo, le figure di riferimento riconosciute e i modelli di identificazione sviluppati". Un lavoro che serve a restituire una fotografia aggiornata e scientificamente fondata dello stato emotivo e psicologico dei bambini.

Meloni: "Ultime decisioni lasciano senza parole"

"Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion, la 'famiglia nel bosco, mi lasciano senza parole. Dopo aver deciso di affidare ai servizi sociali tre bambini che vivevano con i genitori nella natura e di collocarli in una casa-famiglia, il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila ha stabilito di allontanare la madre dalla struttura protetta dove le era concesso di stare insieme ai figli e di separare anche i minori. È una decisione che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre". Lo scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Il commento dell'avvocato della famiglia 

“C'è un'ordinanza di un tribunale che ha una sensibilità talmente alta che noi abbiamo apprezzato che, in pieno svolgimento della consulenza ha deciso di allontanare i bambini e separare la madre”. Così l’avvocato Marco Femminella uno dei legali della ‘famiglia nel bosco’, nel confermare l’arrivo dell'ordinanza del Tribunale per i minorenni dell'Aquila che ha deciso di allontanare la mamma dei bambini del bosco dalla casa famiglia nella quale le era concesso di stare insieme con i piccoli e di separare anche i minori. 

Il Garante per l'Infanzia, "rischio di conseguenze irreparabili per salute bimbi"

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, si è detta “allarmata per le possibili irreparabili conseguenze sulla salute psicofisica dei tre bambini” in relazione alla decisione del Tribunale per i Minori dell’Aquila si allontanare madre e i tre bambini dalla struttura di accoglienza a Vasto (Chieti).

“Qualche settimana fa – ha detto la Garante - una perizia indipendente realizzata dalla Asl Lanciano Vasto Chieti – aveva già segnalato lo stato di disagio e sofferenza dei minori e indicato come fosse ‘indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini. Auspicio scientificamente fondato che non ha invece trovato alcun ascolto. Ci si starebbe anzi muovendo in direzione contraria, infliggendo ai minori l’ulteriore trauma di essere separati, oltre che dal padre, anche dalla madre”.

“In nome del principio inaggirabile del superiore interesse del minore – che è e deve restare sempre e saldamente al centro di questi provvedimenti – auspico un ulteriore approfondimento medico indipendente sulla base di quanto già verificato. Approfondimento atto a verificare le possibili conseguenze di questo trasferimento-separazione sulla salute dei tre bambini. E auspico pertanto che la decisione di trasferire i minori separandoli dalla madre venga sospesa in attesa degli esiti di questo nuovo esame”. 

L'ordinanza dei giudici ravviva lo scontro politico 

A stretto giro si ravviva lo scontro politico sulla vicenda: politica e magistratura tornano ad 'intrecciarsi' (a poco più di due settimane dal referendum sulla Giustizia) con la Lega e Fratelli d'Italia che criticano la decisione dei giudici e Avs che punta il dito contro gli "attacchi scomposti" alle toghe lanciati dal partito di via Bellerio. 

La Lega chiederà un'ispezione urgente da parte del ministero della Giustizia. Mentre Fratelli d'Italia per voce del capogruppo al Senato, Lucio Malan, definisce "inquietante", la decisione del Tribunale dei minorenni dell'Aquila. 

Dall'altra parte della barricata c'è Avs che accusa la Lega 'colpevole' di "sfruttare strumentalmente"  il caso della famiglia che viveva nel bosco "come arma di propaganda referendaria" e per "un attacco scomposto contro la magistratura".

La Lega, chiediamo un'ispezione urgente al ministero 

"Una famiglia divisa e distrutta per cattiveria e arroganza. Chiederemo ispezione urgente del ministero della Giustizia". Così la Lega commenta sui social la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare Catherine Trevallion dai figli.

Fratelli d'Italia, "dal tribunale dei minori una decisione inquietante" 

“È inquietante la decisione del Tribunale dei minori dell’Aquila di sottoporre a un nuovo gravissimo trauma i bambini che vivevano felici e accanto a genitori amorevoli nel bosco di Palmoli". Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’ItaliaLucio Malan.

"Da settantotto giorni i tre piccoli sono costretti contro la loro volontà e contro quella dei genitori in una struttura a loro del tutto estranea, possono vedere il padre con limitazioni analoghe a quelle dei detenuti, per cinquantacinque giorni sono stati del tutto privati sia dell’istruzione domestica sia di quella scolastica, e solo in seguito provvisti di una insegnante ma per un numero di ore ben al di sotto del minimo previsto dalla legge.

Ora li si vuole privare anche della presenza della madre, probabilmente incolpandola del fatto che non si mostra sufficientemente sottomessa a chi le sta distruggendo la famiglia e per di più spostandoli chissà dove, perciò togliendoli persino all’ambiente e alle persone cui erano stati costretti ad abituarsi.

Sappiamo infatti che i genitori che si trovano nelle stesse condizioni di Catherine e Nathan sono spesso ‘invitati’ a non parlare con i giornalisti, perché questo andrebbe contro l’interesse supremo del minore, dunque oltre a vedersi separati dai figli vengono di fatto anche privati del diritto costituzionale alla libertà di espressione. Intendo presentare un disegno di legge per chiarire ulteriormente e in modo stringente quanto le norme, anche internazionali, prevedono già oggi: che l’allontanamento dalla famiglia deve essere attuato solo come ultima risorsa e solo per gravi motivi, di certo non per quell’ostilità ideologica verso la famiglia che tante volte si coglie in queste vicende”.

Avs, dalla Lega attacco scomposto contro i magistrati

"La vicenda nota come ‘la famiglia nel bosco’ dovrebbe essere materia degli operatori che la stanno seguendo mentre prendiamo atto che alcune forze politiche a cominciare dalla Lega la sfruttano strumentalmente come arma di propaganda referendaria e per un attacco scomposto e fuori luogo contro la magistratura. Vergognatevi." Così la capogruppo di Avs alla Camera Luana Zanella.

L'Associazione degli psicologi, "l'obiettivo è ricostruire il legami familiari"

Quando un minore viene allontanato dalla propria famiglia "è naturale che si generino reazioni fortigiudizi immediati e prese di posizione. Tuttavia è molto difficile avere un’idea davvero completa di ciò che è accaduto all’interno di un procedimento così complesso". Per questo, osserva l’Associazione unitaria psicologi italiani (Aupi), "è ragionevole partire dal presupposto che giudici, tecnici e professionisti coinvolti abbiano cercato di fare del loro meglio per tutelare il benessere dei bambiniDecisioni di questo tipo sono sempre difficili e dolorose e vengono prese sulla base degli elementi disponibili in quel momento.

Ogni giudizio, però, è per sua natura provvisorio: dipende dalle informazioni raccolte e dalle condizioni che è stato possibile accertare. Per questo la questione più importante non è rimanere fermi nel giudizio su ciò che è stato, ma concentrarsi su ciò che può accadere da ora in avanti. Il punto è capire quali passi possano essere fatti — dai servizi, dai genitori e da tutte le persone coinvolte — perché le condizioni che hanno portato all’allontanamento possano cambiare". 

In questa prospettiva, conclude il segretario nazionale, Ivan Jacob, "il lavoro dei servizi e dei professionisti coinvolti dovrebbe sempre avere come obiettivo quello di creare, quando possibile, le condizioni perché i legami familiari possano essere ricostruiti e stabilizzati nel tempo, nel pieno rispetto dell’interesse e del benessere dei minori".

 

La Cerimonia delle Paralimpiadi tra portabandiera assenti e boicottaggi tv

È nata con l’intento di unire le nazioni, eppure continua a essere oggetto di dispute. Proseguono infatti le polemiche sulla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali in programma il 6 marzo 2026. Come ha deciso l’Ipc, il Comitato paralimpico internazionale, a portare le bandiere non saranno gli atleti rappresentanti di un Paese ma dei volontari. «Poiché molte delegazioni non hanno inviato atleti alla cerimonia a causa delle gare in programma la mattina seguente, l’Ipc, per garantire la massima uniformità, ha deciso che sarebbero stati i volontari a portare le bandiere durante la cerimonia di apertura». Oltre alla lontananza dai campi di gara, motivo ufficiale della decisione, a pesare è però stata anche la scelta di alcuni Stati di boicottare la cerimonia come gesto di protesta contro la sfilata delle bandiere di Russia e Bielorussia. Tra questi Ucraina, Repubblica Ceca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Paesi Bassi, Croazia, Canada e Germania. Un totale di 11 Paesi che, rispetto ai 56 in gara, avrebbero rappresentato un’assenza troppo impattante per poter mantenere la cerimonia così com’era.

Alcuni Stati non trasmetteranno la cerimonia in tv

Immagini pre-registrate degli atleti portabandiera andranno in onda nella trasmissione televisiva della cerimonia, che resta comunque oggetto di ulteriori boicottaggi. Le televisioni di Estonia, Finlandia, Lettonia e Lituania hanno deciso di non trasmetterla, mentre la Polonia interromperà la diretta quando sfileranno le bandiere russa e bielorussa, sostituendo le immagini con un messaggio sullo schermo che ne spiegherà il motivo.