Schlein pronta alle primarie di coalizione

A pochi giorni dal deposito della nuova legge elettorale, che ha già sollevato critiche e polemiche da parte delle opposizioni, Elly Schlein si è detta pronta a correre per le primarie di coalizione. «Le modalità (per decidere il candidato premier del campo largo, ndr) le decideremo insieme agli alleati. Si può fare come la destra, indicando chi prende un voto in più, oppure scegliere altre strade, come le primarie di coalizione, a cui ho già dato la mia disponibilità», ha dichiarato al Giornale Radio. La segretaria dem rivendica di aver contribuito a costruire «una coalizione progressista unita, che dopo 20 anni ha messo insieme le forze alternative alla destra» e punta ad allargarla e consolidarla. Tra gli effetti delle nuove regole, infatti, la spinta a presentarsi in coalizione. Per il campo largo la strada dell’alleanza appariva già tracciata (è stato così in tutte le elezioni regionali del 2025) ma il cospicuo premio di maggioranza è un motivo in più per percorrere questa strada.

Franceschini: «Fissare già la data prima di Natale se si opta per le primarie»

Per Dario Franceschini, quello di Schlein è «un gesto di sensibilità politica il fatto che la segretaria del partito più grosso della coalizione non voglia imporsi ma sia pronta a mettersi in gioco alle primarie pur di tenere unita la coalizione». L’ex ministro della Cultura, intervistato da Repubblica, auspica che dopo il referendum della giustizia i leader del centrosinistra si incontrino per decidere un percorso e che, se decideranno per le primarie, fissino anche la data di svolgimento, «meglio se prima di Natale».

Schlein pronta alle primarie di coalizione
Dario Franceschini (Imagoeconomica).

Il leader del M5s Giuseppe Conte non ha ancora commentato l’apertura di Schlein, anche se a gennaio, su Rete 4, aveva detto: «(Le primarie) sono un criterio, ma io non escludo nessun criterio. Si deve valutare a tempo debito in quel momento, con tutti gli elementi che abbiamo, chi è il candidato che può andare a competere per vincere e per costruire, in modo solido, un progetto progressista di governo».

Tram deragliato, perquisizioni nella sede di Atm. L’autista è indagato per disastro ferroviario

AGI - La Polizia Locale sta svolgendo perquisizioni nella sede dell'Azienda Trasporti di Milano nell'ambito dell'inchiesta sul deragliamento del tram che ha provocato la morte di due passeggeri e il ferimento di una cinquantina di persone.

Le indagini

L'interesse degli investigatori si concentra in particolare sulle comunicazioni tra la Control Room dell'Atm e il conducente che ha affermato di avere avuto un malore nelle dichiarazioni spontanee la sera dell'incidente, avvenuto venerdì scorso intorno alle 16 in viale Vittorio Veneto.

L'autista iscritto nel registro degli indagati

L'autista del tram della linea 9 è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e disastro ferroviario. L'iscrizione emerge dal dossier inviato stamattina dalla Polizia Locale alla pm Elisa Calanducci. Nell'incidente hanno perso la vita i passeggeri Ferdinando Lavia e Abodu Karim Toure'.

 

Pm, non si può escludere nessuna ipotesi

"Allo stato non è possibile escludere alcuna delle ipotesi relative alle cause dell'evento siano esse riconducibili a possibili errori umani o a eventuali malfunzionamenti tecnici". È la considerazione della pm Elisa Calanducci nel decreto di sequestro di documenti nella sede di Atm.

Le attività investigative svolte stamattina sono necessarie per "verificare le condizioni di salute in cui versava l'indagato al momento del sinistro e di accertare se l'autista abbia segnalato alla sala operativa di ATM criticità o anomalie di qualunque genere".

"Sulla scorta di quanto riportato nell'annotazione della Polizia Giudiziaria redatta dal personale in servizio presso la Squadra Interventi Speciali della Polizia Locale di Milano - si legge ancora nel decreto - risulta che presso la Sala operativa di ATM vengono registrate e archiviati brogliacci e le chiamate effettuate fra tale struttura e gli autisti o altro personale in servizio presso ATM".

La pm considera queste registrazioni "necessarie al fine di accertare i fatti accaduti nei momenti antecedenti al verificarsi del sinistro". 

Abbattuti caccia statunitensi in Kuwait

Il ministero della Difesa del Kuwait ha reso noto che «diversi» aerei da guerra statunitensi sono stati abbattuti nei cieli del Paese arabo: tutti i piloti dei caccia F-15 sono riusciti a eiettarsi prima dello schianto. Sani e salvi, sono stati trasportati comunque in ospedale. Il governo del Kuwait ha affermato di aver fatto partire indagini sulle cause dell’incidente, avvenuto nel contesto dell’allargamento degli attacchi iraniani sui Paesi del Golfo.

Nonostante la rivendicazione di Teheran, l’esercito americano parla di incidente per tre caccia e di fuoco amico: «I jet sono stati abbattuti per errore dalle difese aeree kuwaitiane durante il combattimento. Tutti e sei i membri dell’equipaggio sono riusciti a lanciarsi dai velivoli in sicurezza e sono in condizioni stabili».

L’Iran ha però davvero attaccato la base di Ali Al Salem

L’esercito dell’Iran ha dichiarato di aver preso di mira la base aerea di Ali Al Salem, che ospita anche militari della United States Air Force e alcune navi nell’Oceano Indiano settentrionale, aggiungendo che nei raid sono stati utilizzati 15 missili da crociera. Le autorità kuwaitiane hanno confermato l’intercettazione di velivoli senza pilota considerati ostili.

Colonna di fumo dall’ambasciata Usa a Kuwait City

Una colonna di fumo è stata osservata levarsi dall’ambasciata statunitense a Kuwait City, dopo che che forti esplosioni e sirene antiaeree sono state udite nel Paese per il terzo giorno consecutivo mentre continua la rappresaglia dell’Iran. L’ambasciata aveva invitato i cittadini americani a non recarsi presso la struttura diplomatica.

Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra

Si allarga ancora il conflitto in Medio Oriente scatenato dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. È infatti scattata una nuova offensiva dell’Idf contro Hezbollah che, come ha spiegato una fonte della sicurezza di Tel Aviv al canale saudita Al-Hadath, «sarà ampia e completa» e «potrebbe includere un’invasione di terra». Decine di vittime, centinaia di feriti, decine di migliaia i libanesi in fuga dalle zone interessate dai raid.

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Il primo attacco di Hezbollah da novembre 2024 e la risposta di Israele

Hezbollah nella notte ha lanciato razzi e droni su Israele per la prima volta dal novembre del 2024, quando fu firmato l’accordo di cessate il fuoco. Lo Stato ebraico ha emesso ordini di evacuazione per oltre 50 centri abitati in tutto il Libano, chiedendo alla popolazione di allontanarsi di almeno un chilometro poiché in prossimità di «strutture di Hezbollah», e poi ha colpito: nel mirino anche Dahieh, sobborgo meridionali di Beirut da sempre roccaforte del Partito di Dio. Nella capitale e nel Sud del Paese gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 31 persone e ne hanno ferite 149, ha riferito il ministero della Salute di Beirut. Decine di migliaia i libanesi in fuga dalle zone interessate dai raid. Il lancio di missili «va contro tutti gli sforzi e le misure intraprese dallo Stato per tenere il Libano lontano dai pericolosi scontri militari in corso nella regione», ha dichiarato il presidente Joseph Aoun.

Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra

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Gli attacchi in Libano contro Hezbollah «potrebbero durare molti giorni»

La fonte della sicurezza israeliana che ha parlato con Al-Hadath, ha anche detto che «non ci sarà alcuna immunità per nessun politico o figura militare di Hezbollah e nemmeno per i suoi sostenitori». Il generale Eyal Zamir, capo dell’Idf, ha spiegato che gli attacchi in Libano contro Hezbollah, sostenuto dall’Iran, «potrebbero durare molti giorni». Il gruppo, ha dichiarato Rafi Milo, capo del Comando Settentrionale dell’Idf, «ha scelto il regime iraniano rispetto allo Stato del Libano, avviando un attacco contro i civili israeliani», e pertanto «pagherà un prezzo pesante». Tel Aviv non ha escluso la possibilità di un’operazione di terra.

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Autostrade, aperto il nuovo viadotto Ribuio sulla A1

Domenica 1 marzo 2026, sulla A1 Milano-Napoli, nel tratto compreso tra Firenze Sud e Incisa, è stato aperto in anticipo rispetto al cronoprogramma il primo tratto del nuovo tracciato in direzione Firenze, dal km 311+500 al km 313+000, sul nuovo viadotto Ribuio nell’ambito del progetto di ampliamento dell’Autostrada del Sole. Le operazioni hanno visto impegnate 100 persone tra Autostrade per l’Italia, imprese ed enti di soccorso e oltre 40 mezzi tra macchine operatrici e mezzi speciali, operanti su turni h24. Al fine di minimizzare i disagi alla circolazione, durante l’intero periodo delle lavorazioni sono stati potenziati i servizi di monitoraggio del traffico e di assistenza agli utenti, con squadre di pattugliamento aggiuntive, presidi operativi h24 e mezzi di soccorso meccanico dedicati.

Domenica 8 marzo aprirà anche il traffico in direzione Roma

Durante il weekend successivo prenderà il via la seconda fase delle lavorazioni, che prevederà lo spostamento sul nuovo tracciato anche per il traffico diretto verso Roma. Nello specifico, le attività si svolgeranno dalle 20.00 di venerdì 6 marzo al primo pomeriggio di domenica 8 marzo. La chiusura totale del tratto Firenze Sud-Incisa sarà limitata alla sola notte tra sabato e domenica (22:00-6:00). Durante il giorno, invece, la circolazione sarà sempre garantita con una corsia per senso di marcia. A partire da domenica 8 marzo, il nuovo viadotto Ribuio ospiterà quindi entrambi i flussi veicolari su due corsie per senso di marcia.

Tutti i canali per seguire la situazione della viabilità

Costanti aggiornamenti sulla situazione della viabilità e sui percorsi alternativi sono diramati tramite i collegamenti in onda su RTL102.5, RTL102.5 Traffic e su Rai Isoradio, su Canale 5 e La7, sull’app Autostrade per l’Italia, scaricabile gratuitamente dagli store Android e Apple, sul sito autostrade.it, attraverso i pannelli a messaggio variabile e sul network TV Infomoving in area di servizio. Per ulteriori informazioni si consiglia di chiamare il call center viabilità al numero 803.111 attivo 24 ore su 24.

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia

L’attacco statunitense e israeliano all’Iran ha portato all’uccisione dei vertici del regime di Teheran, dalla guida suprema Ali Khamenei all’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. Sono seguiti attacchi in tutto il Medio Oriente, da Tel Aviv a Dubai e Doha, 5 mila voli cancellati, la più grande interruzione mondiale del trasporto aereo. Gli equilibri geopolitici mondiali sono stati stravolti, così come la politica Usa nel mondo.

Meloni tra riunioni a Palazzo Chigi e i contatti con i leader internazionali

E a Roma? Nella capitale, Giorgia Meloni ha subito convocato una prima riunione in videoconferenza con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto (bloccato con la famiglia a Dubai e poi rientrato con un volo militare via Oman) i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’intelligence. E poi, sempre sabato, ha tenuto una seconda riunione a Palazzo Chigi, con gli stessi protagonisti. La premier ha avuto contatti telefonici con alcuni leader europei e attori della regione, Ursula von der Leyen, il cancelliere Friedrich Merz e il britannico Keir Starmer, il re del Bahrein, gli emiri del Kuwait e del Qatar, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il sultano dell’Oman e il re di Giordania.

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Giorgia Meloni in riunione a Palazzo Chigi (Ansa).

L’attivismo dal sapore hollywoodiano di Tajani

Al termine delle riunioni, Palazzo Chigi si è limitato a diffondere due comunicati concisi in cui si è sottolineato come Meloni avesse espresso ai leader dei Paesi del Golfo la «vicinanza del governo italiano e la condanna degli ingiustificabili attacchi subiti», oltre a ribadire l’impegno per una «soluzione a favore della stabilità della regione» e rinnovare la «vicinanza alla popolazione civile iraniana che, con coraggio, nelle scorse settimane ha richiesto il rispetto dei suoi diritti civili e politici, subendo una repressione violenta e ingiustificabile». Per il resto, la premier ha lasciato la ‘scena’ politica al vice Tajani, che è apparso tutta la mattinata in tv a fare previsioni sulla durata dell’operazione Usa-Idf («Sarà lunga») e ad aggiornare sulla situazione degli italiani presenti nella regione, a tutela dei quali ha dato vita a una ‘Task force Golfo’ dentro l’Unità di crisi della Farnesina. Sempre il ministro degli Esteri è il delegato a riferire alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato della situazione sul campo e di questo attivismo a sostegno degli italiani (da lui raggruppato in iniziative dalla denominazione hollywoodiana).

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Antonio Tajani durante la conferenza stampa in Farnesina, Roma, 1 marzo 2026 (Ansa).

La crisi iraniana dimostra la marginalità italiana

In un momento di grande sconvolgimento mondiale non si può dire che l’azione del governo italiano si sia distinta in questa fase. Francia, Germania e Gran Bretagna hanno fatto un comunicato congiunto. L’Italia neanche quello, non essendo, malgrado gli sforzi, riuscita a entrare nel gruppo E3, nato nel 2003 per gestire le trattative sul programma nucleare iraniano. Non possiamo prevederlo con certezza ma non sarebbe forse stato molto diverso con un governo di altro colore, ovvero di centrosinistra. E la marginalità attuale italiana, nonostante la lunga storia di rapporti nella regione e l’impegno in Libano con Unifil, è in qualche modo ‘sorella’ della marginalità delle istituzioni europee e dell’attivismo imprevedibile di Donald Trump. Ma tutto questo stride con la narrazione governativa di una Italia ritornata centrale in Europa e nel mondo, grazie ai rapporti personali di Meloni e all’affidabilità che le viene riconosciuta dai leader internazionali, in primo luogo da Trump.

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Donald Trump (Ansa).

I rischi della special relationship tra Giorgia e The Donald

Ecco, dal rapporto personale con il capo della Casa Bianca, la leader di FdI sembra finora aver ottenuto alcuni grandi vantaggi, come l’aiuto per la liberazione di Cecilia Sala e la limitazione dei dazi ai Paesi Ue al 15 per cento. Ma la ‘special relationship’ con il presidente Usa rischia di costare a Meloni imbarazzo e difficoltà. Soprattutto in tema di Medio Oriente. Dopo il massacro a Gaza perpetrato dall’esercito israeliano, e l’adesione dell’Italia come Paese osservatore al Board of Peace trumpiano, la maggioranza di centrodestra non vuole pagare in termini di consensi il peso di un’altra guerra così impopolare per gli attacchi nei confronti dei civili che ogni operazione militare come questa inevitabilmente comporta. E infatti in entrambe le note di Palazzo Chigi si insiste sul sostegno alla popolazione iraniana «coraggiosa». È quindi naturale che Meloni cerchi di tenere lontano la sua immagine da questo conflitto, soprattutto con l’avvicinarsi di scadenze elettoral: dal referendum sulla riforma della giustizia alle Politiche di primavera 2027.

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Giorgia Meloni e sullo schermo Donald Trump e Benjiamin Netanyahu (Imagoeconomica).

Crosetto tenta di parare la figuraccia mondiale

Per un aneddoto si è, invece, distinta l’Italia in questa vicenda: ovvero la presenza del ministro Crosetto a Dubai. Il titolare della Difesa, andato per recuperare i familiari, è rimasto bloccato negli Emirati perché non avvertito in tempo dell’attacco all’Iran. Crosetto è stato costretto a partecipare alle riunioni sulla guerra in Iran videocollegato con Chigi dagli Emirati. Il ministro è riuscito a trasferirsi in Oman via terra e a rientrare grazie a un velivolo militare che pagherà con bonifico maggiorato al 31mo stormo dell’aeronautica militare. Insomma, un tentativo un po’ goffo di ‘parare’ la figuraccia mondiale, che le opposizioni, dal M5s a Elly Schlein, non si sono tenute dal cavalcare.

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Il ministro alla Difesa Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Opposizioni che davanti alla nuova guerra si muovono in ordine sparso, tra chi condanna con nettezza l’attacco Usa, come Pd, Avs e M5s, e chi è più blando, come Iv, Azione e PiùEuropa. Certo, la figuraccia di Crosetto non sarà indolore e forse ne minerà il futuro (alcuni già lo vedevano successore di Sergio Mattarella). Nei meme sui social è seconda solo al ballo di Sal Da Vinci per Per sempre sì, una hit già ritwittata dai politici di centrodestra come un inno al voto al referendum. Ma tra Da Vinci-gelataio con capelli e sopracciglia colorate che trionfa a Sanremo, e Andrea Bocelli col cavallo Caudillo (diarroico) sul tappeto rosso dell’Ariston, il ‘povero’ Crosetto bloccato a Dubai, come un normale cittadino, ha quasi dell’ordinario.

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Roma: auto in fuga da polizia provoca un incidente. Uccisa una famiglia di tre persone

AGI - Tre morti e un ferito. È il bilancio di un incidente provocato da un veicolo che, sottoposto a controllo da un equipaggio della Polizia di Stato in zona Quarticciolo, ha ignorato l'alt dandosi alla fuga.

Durante l'inseguimento, all'equipaggio della Polizia se ne è aggiunto uno dei Carabinieri che ha perso il contatto mentre l'auto della Polizia è rimasta in scia, sebbene a distanza, proprio per non generare rischi.

Il veicolo in fuga, giunto all'altezza di via Collatina, ha però invaso il senso di marcia opposto, scontrandosi contro un secondo veicolo privato: i tre passeggeri, componenti di una stessa famiglia - padre, madre e figlio - nell'impatto sono morti.

I tre occupanti del veicolo in fuga sono stati arrestati per omicidio stradale, violazione degli obblighi verso funzionari, ufficiali e agenti, resistenza e porto di oggetti atti allo scasso (all'interno dell'abitacolo sono stati trovati jammer e cacciaviti). Sul posto sono intervenuti anche vigili del fuoco e personale del 118.