Garante della privacy, indagine sull’assunzione della moglie del deputato meloniano Sbardella

La Guardia di Finanza ha acquisito documenti relativi all’assunzione dell’avvocata Cristiana Luciani, moglie del deputato di Fratelli d’Italia Luca Sbardella, che dal primo gennaio 2025 risulta dirigente del Garante della privacy. Lo riporta Repubblica. La procura di Roma intende chiarire se l’assunzione di Luciani, professionista con esperienza nel settore, sia avvenuta nel rispetto delle regole o come favore sorta di favore vista l’appartenenza del marito (che è anche membro della Commissione di Vigilanza Rai) al partito della premier Giorgia Meloni. L’acquisizione dei documenti relativi all’inquadramento di Luciani è al momento un atto tecnico e formale.

Garante della privacy, indagine sull’assunzione della moglie del deputato meloniano Sbardella
Luca Sbardella (Imagoeconomica).

L’Authority è già al centro di un’inchiesta della Procura di Roma

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali è già al centro di un’inchiesta della procura capitolina: al centro delle indagini le spese sostenute dall’intero collegio che dirige l’Authority. Il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza – che si è dimesso dall’incarico – sono indagati a vario titolo di peculato, uso privato di beni pubblici, e corruzione.

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“Da Alessia Pifferi nessun accudimento tipico dei mammiferi”

AGI - L'aggravante della maternità andava riconosciuta ad Alessia Pifferi considerando anche che "a venir meno" nel caso della donna che ha lasciato morire di stenti la figlia "è stato, come rilevato dalla stessa Corte, quell'accudimento minimo, basilare, di nutrimento della prole, rientrante nel più elementare istinto di sopravvivenza e di protezione della specie, elemento distintivo dei mammiferi". Lo scrive la procuratrice di Milano, Lucilla Tontodonati, nel ricorso depositato alla Cassazione in cui chiede di annullare con rinvio la sentenza d'appello del 5 novembre scorso che ha ridotto la pena dall'ergastolo a 24 anni per l'omicidio volontario, in forma omissiva, della piccola Diana di 18 mesi nel luglio del 2022.

L'aggravante "pesa di più, ha una forza ben maggiore di quanto ritenuto dal secondo giudice e non può essere mitigata, proprio perché commessa da persona pienamente capace e capace di scegliere e vivere la propria vita, dalle eventuali mancanze di soggetti terzi, sia pure in posizione di parentela con la vittima - argomenta Tontodonati -. Né può essere mitigata alla luce delle tracce disfunzionali attribuite all'imputata, avendo tutti i periti escluso che queste abbiano in qualsiasi modo inciso sulla comprensione, da parte della madre Alessia, delle terribili conseguenze che la sua condotta di abbandono avrebbe avuto sulla figlia Diana, proprio l'essere umano più fragile e totalmente dipendente da lei".

"Nessun significato logico può quindi darsi all'espressione 'incolpevole inettitudine'", prosegue la sostituta pg riferendosi alle motivazioni del secondo grado considerando anche quell'istinto che per la magistrata è un "elemento distintivo dei mammiferi". Tontodonati interviene anche sulla questione del "clamore mediatico" alla quale avevano alluso i giudici d'appello secondo i quali "il mutamento in senso negativo del comportamento della Pifferi" sarebbe stato giustificato dall'esposizione sui media.

Il clamore mediatico e la valutazione della personalità

"Tuttavia una simile ricostruzione risulta del tutto inconferente rispetto al perimetro giuridico entro cui deve muoversi la valutazione del giudice penale in ordine alla concedibilità delle circostanze attenuanti generiche" obietta la pg secondo la quale il clamore mediatico "non può surrettiziamente trasformarsi in elemento idoneo a incidere in senso favorevole sulla valutazione della personalità dell'imputata o della sua capacità a delinquere" e "non appare chiaro peraltro come la volontà dell'imputata, orientata all'autoaffermazione anche nell'ambito del processo mediatico, possa assumere rilevanza positiva; al contrario, si evidenzia una propensione a privilegiare la rappresentazione di sé come vittima davanti al pubblico piuttosto che il pentimento per la morte della figlia".

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno

«Andrà a finire che se vinceranno i no al referendum sulla giustizia sarà colpa dei tifosi della Lazio», dicono dalle parti di Palazzo Chigi, dove non mancano i fan della squadra biancoceleste che per tradizione ha tantissimi sostenitori “con il cuore a destra”: a Roma la situazione calcistica è incandescente, con la curva Nord dello stadio Olimpico che anche nella serata di mercoledì 4 marzo, per la semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta, si riunirà a Ponte Milvio per protestare contro il presidente Claudio Lotito. Striscioni in tutta la città annunciano il voto “no” al referendum per protestare contro la proprietà, con cartelli che invitano alle elezioni a non votare Forza Italia perché Lotito è parlamentare del partito del fu Silvio Berlusconi.

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
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Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno

I gruppi stilano comunicati: «È sotto gli occhi di tutti come il distacco tra società e tifosi sia ormai giunto a livelli insanabili, continuiamo a constatare da parte della dirigenza della Lazio continue provocazioni verso di noi». Nel mirino anche l’atto compiuto dalla società sportiva, che ha voluto «regalare biglietti a destra e a manca con il rischio concreto di far entrare anche tifosi non laziali a tifare Atalanta», e «ciò qualifica il pensiero e la strategia del signor Lotito e dei suoi accoliti». I ticket sono stati offerti alle scolaresche di Roma e Amatrice. E la divisione è anche interna a chi lavora a Formello, nel quartier generale della Lazio, tanto che i tifosi chiedono «a chi ne ha la facoltà di far passare il pullman della squadra a Ponte Milvio dove stazioneremo prima della partita contro i bergamaschi per far sentire ai giocatori il nostro calore, spostandoci poi in corteo sotto la Nord a intonare i nostri cori e farli sentire fin dentro al campo». Uno striscione esposto sotto la sede di Forza Italia, nel centro di Roma, recita: «Il laziale voterebbe sì, ma vota no! Ringraziate Lotito, senatore del vostro partito».

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
La protesta “politica” dei tifosi della Lazio contro Lotito.

Festa per i 90 anni di Occhetto, ma D’Alema non parla

“Nonno” Ugo Sposetti, 79 anni, è riuscito ad allestire una grande festa per Achille Occhetto, fresco 90enne. Nella sala della Camera di Commercio di Roma sono arrivati in tanti, da Pier Luigi Bersani (che però poi doveva presentare un libro di Arturo Scotto in zona Prati) a Walter Veltroni, passando per Massimo D’Alema che però non ha parlato “in onore” di Achille: nella lista dei relatori il suo nome non c’era, così si è messo in prima fila ad ascoltare. Assenza plateale della famiglia Berlinguer. C’erano Elly Schlein, Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini, che si è ricordato di essere stato eletto grazie al Partito democratico. Enrico Mentana ha evocato il confronto televisivo fra Silvio Berlusconi e Occhetto, il Braccio di ferro in diretta. Veltroni ha tracciato un ritratto curioso: «È stato al tempo stesso capace di salvaguardare un’identità, rigenerando un’identità. Non un oggetto da tenere in salvaguardia antiquariale, ma come strumento nobile capace di adattarsi, rimanendo se stessa dentro il tempo della storia. La svolta della Bolognina fu un momento duro. Noi non sapevamo cosa avrebbe detto Occhetto. Però lo sapevamo perché era obbligatorio, era necessario, e non farlo sarebbe stato come svendere quell’identità e quel patrimonio». Insomma, il trionfo del “ma anche”, come sempre quando c’è “Uolter”. Luciana Castellina è apparsa in forma smagliante, come sempre, indifferente all’anagrafe, lei che è della classe 1929, e scherzava con il fotografo Umberto Pizzi, nato nel 1937, dicendogli «ciao fanciullo». Non c’era Fausto Bertinotti, che però si trovava a poca distanza, al Teatro Argentina, per il Riccardo III con Maria Paiato sulla scena: il subcomandante Fausto si è messo a parlare con Gianni Letta, presenza immancabile alle prime teatrali.

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
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Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno

La ribellione contro la tassa di Gualtieri sulle auto elettriche

A Roma si parla molto della tassa da mille euro voluta dal sindaco Roberto Gualtieri per entrare in centro alla guida di un’auto elettrica. La rivolta cresce, grazie anche a Fiorello che a La Pennicanza su Rai Radio 2, imitando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha protestato contro la misura decisa dal Campidoglio. In alcuni palazzi del potere ci si chiede: «L’aria è elettrica, toccherà pagare pure per quella, entrando in centro?». E a contare quanti sono i proprietari di auto elettriche si sono messi i dipendenti della Banca d’Italia, a Palazzo Koch: la sede è in via Nazionale, in piena Ztl, e chi lavora dalle parti di Fabio Panetta, anche grazie a stipendi pesanti, è sempre stato in prima linea quando si tratta di comprare vetture tecnologicamente avanzate. La mazzata riguarderebbe molti tra funzionari e dirigenti, almeno tra quelli che non sono dotati di un servizio con autista da parte dell’istituzione. Idem alla Corte costituzionale, che si trova davanti al Quirinale, e anche al Consiglio di Stato e all’Avvocatura di Stato: ognuno dovrà cacciare mille euro per entrare in centro con l’auto elettrica, anche se l’amministrazione dispone di garage dedicati ai dipendenti. E pure alla presidenza della Repubblica se ne parla, non solo con la voce di Fiorello. Anche tra le authority il problema esiste: si salva solo la Consob, che ha una sede al di fuori della Ztl.

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Exor, stretta finale con Kyriakou su Repubblica

La lunga trattativa per la cessione di Gedi (Exor) al gruppo greco della famiglia Kyriakou è alle battute finali, mancherebbero solo alcuni dettagli per finalizzare l’intesa. Lo si apprende dai protagonisti seduti al tavolo. In realtà l’esclusiva è scaduta a fine gennaio, ma fonti vicine alla trattativa spiegano come non sia stata rinnovata perché non ci sono più altri pretendenti alla porta (tra gli interessati in passato anche Leonardo Maria Del Vecchio). Le trattative proseguono ogni giorno e la finalizzazione sarebbe ormai vicina. Lo schema, al momento, prevede che Antenna rilevi l’intero perimetro di Gedi – quindi Repubblica, Stampa e le diverse radio -, per poi “girare” la testata torinese alla Sae di Alberto Leonardis, rispettando così l’impegno appena firmato tramite il preliminare.

Crédit Agricole Italia lancia il Mutuo Flexi

Crédit Agricole Italia ha annunciato il lancio di Mutuo CA Flexi, un’offerta innovativa concepita per rispondere alle esigenze in continua evoluzione dei mutuatari attraverso opzioni di flessibilità senza precedenti. Il nuovo prodotto, disponibile dal 23 febbraio, nasce per accompagnare i clienti lungo tutto il ciclo di vita del finanziamento, offrendo strumenti di autogestione semplici e immediati.

Quattro diverse soluzioni

La vera innovazione di Mutuo CA Flexi risiede nella capacità di adattarsi ai cambiamenti della vita familiare e professionale. I clienti possono scegliere tra diverse soluzioni attivabili direttamente tramite app o home banking:

  • VariaRata: consente di modificare l’importo della rata mensile, aumentandolo o diminuendolo, con una conseguente rimodulazione della durata del mutuo. L’opzione è gratuita in fase di stipula ed esercitabile dopo i primi 12 mesi.
  • SaltaRata: in alternativa a VariaRata, permette di saltare il pagamento di una rata ogni anno, posticipandola al termine del piano di rimborso per far fronte a spese impreviste.
  • IniziaConCalma: pensata per chi affronta le spese del trasloco o dell’arredamento, permette di rinviare il pagamento della prima rata fino a un massimo di 12 mesi dalla stipula.
  • CambiaTasso: offre la libertà di passare dal tasso fisso al variabile (o viceversa) fino a quattro volte nel corso del contratto, per adeguarsi alle condizioni di mercato.

Coerentemente con l’impegno del Gruppo verso la transizione energetica, Mutuo CA Flexi prevede tassi agevolati e l’azzeramento delle spese di istruttoria per l’acquisto di immobili in classe A e B. Sono inoltre previsti sconti sul tasso per chi riqualifica l’abitazione migliorandone la classe energetica di almeno due livelli. Per celebrare il lancio, Crédit Agricole Italia ha previsto una promozione con tassi fissi particolarmente vantaggiosi dedicata alle domande sottoscritte dal 23 febbraio al 15 maggio 2026, con stipule entro la fine di settembre dello stesso anno.

Ratto: «Risposta concreta alle nuove esigenze»

Queste le dichiarazioni di Vittorio Ratto, vice direttore generale di Crédit Agricole Italia: «Con il lancio di Mutuo CA Flexi, Crédit Agricole Italia conferma la propria volontà di essere partner dei progetti di vita dei propri clienti, non solo fornendo il capitale necessario all’acquisto della casa, ma offrendo una libertà di gestione finora inedita. Abbiamo studiato questo prodotto per dare una risposta concreta alle esigenze che cambiano, dalla gestione delle spese iniziali con IniziaConCalma alla possibilità di variare la rata in autonomia tramite app. La nostra priorità è offrire serenità e personalizzazione, premiando al contempo chi sceglie l’efficienza energetica, pilastro fondamentale della nostra strategia di crescita responsabile».

Missile balistico iraniano abbattuto dalla Nato: era diretto in Turchia

Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo della Turchia dopo aver attraversato Siria e Iraq è stato distrutto dalle difese aeree della Nato nel Mediterraneo orientale. Lo ha annunciato il ministero della Difesa di Ankara. I detriti del missile sono caduti nel distretto di Dörtyol, nella provincia di Hatay: non ci sono state vittime o feriti nell’incidente. La Turchia, spiega il ministero, si è riservata «il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile nei suoi confronti», avvertendo «le parti di astenersi da qualsiasi misura che possa aggravare il conflitto». Successivamente c’è stata una telefonata tra il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e l’omologo iraniano Abbas Araghchi, in cui il primo ha ribadito al secondo lo stesso concetto, ovvero che «occorre evitare qualsiasi azione che possa portare all’allargamento del conflitto».

Mps e la parabola di Lovaglio: quando fare i compiti non basta

C’è una vecchia regola non scritta della finanza che recita più o meno così: non importa quanto bene tu faccia il tuo lavoro. Importa per chi lo fai, e soprattutto quando smetti di essere utile. Immaginiamo che Luigi Lovaglio questa regola la conoscesse. Eppure si è fatto fregare lo stesso. Infatti, dopo giorni di tiramolla (c’è, non c’è) il suo nome non compare nella lista dei candidati al prossimo cda del Montepaschi.

L’arrivo a Siena e la resurrezione di Babbo Monte

Quando arrivò a Siena, nel febbraio del 2022, Lovaglio trovò una banca che era diventata il simbolo nazionale del disastro. Anni di gestioni allegre, derivati tossici, acquisizioni scellerate, ricapitalizzazioni su ricapitalizzazioni, lo Stato azionista per necessità e non per scelta. Mps come metafora vivente di tutto ciò che non funzionava nel capitalismo dove le relazioni contano più del mercato. Il 71enne banchiere lucano rimise in piedi la baracca con metodo quasi prussiano: tagli, dismissioni, ritorno alla redditività, uscita progressiva del Mef dal capitale. Una storia di resurrezione che forse, ex post, avrebbe meritato miglior sorte.

Mps e la parabola di Lovaglio: quando fare i compiti non basta
Rocca Salimbeni (Imagoeconomica).

Stanco di essere strumento, Lovaglio ha puntato a diventare protagonista

Invece è andata diversamente. A un certo punto i soci fortiCaltagironeMilleri, e dietro il governo con la sua benedizione silenziosa – hanno deciso che il Monte risanato poteva tornare utile come testa d’ariete per realizzare il grande disegno mai riuscito prima: prendere le Generali passando per Mediobanca che da sempre ne custodisce le chiavi. Lovaglio eseguì con competenza e determinazione, bisogna riconoscerglielo. L‘offerta pubblica di scambio su Piazzetta Cuccia andò in porto come neanche la più rosea delle aspettative avrebbe immaginato.

Mps e la parabola di Lovaglio: quando fare i compiti non basta
Francesco Gaetano Caltagirone (Ansa).

Il guaio è che a quel punto l’ad di Rocca Salimbeni, stanco di essere uno strumento, ha voluto diventare protagonista. L’idea, rivelatasi per lui letale, era incorporare Mediobanca dentro il Monte. Farla sparire dalla mappa della finanza italiana. Non era più un’acquisizione, ma un progetto egemonico. Troppo per i suoi referenti che gli avevano affidato un mandato preciso, contrario al suo piano. Recita un vecchio assunto che regola i rapporti tra padroni e dipendenti: chi esegue bene viene premiato, chi inizia a ragionare in proprio viene fermato. 

Mps e la parabola di Lovaglio: quando fare i compiti non basta
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Il tempismo della Procura di Milano

In questo, indirettamente, una mano è arrivata dalla Procura di Milano, con l’accusa a Lovaglio di concorso esterno nel concerto tra azionisti prodromico alla scalata di Piazzetta Cuccia. La fattispecie è nuova, quasi sperimentale. Ma, come abbiamo scritto in un precedente articolo, nell’economia dei rapporti di potere la notizia non è l’indagine in sé ma il fatto che sia arrivata nel momento giusto per chi aveva bisogno di un pretesto. E poi c’è il dettaglio che trasforma questa storia in qualcosa di più malinconico della semplice sconfitta. Nelle chat intercettate, Lovaglio era tutto complimenti con Francesco Gaetano Caltagirone, quasi una corrispondenza di amorosi sensi verso il socio che mentre lo lisciava gli stava già scavando la fossa. La morale della storia? Sempre e solo nell’articolo quinto: alla fine, chi mette i soldi ha vinto. 

Intelligence, rischio terrorismo più alto nell’Ue e in Italia. L’Aise sul conflitto in Ira…

AGI - Con l'ampliamento del conflitto mediorientale, soprattutto verso l'Iran, "non può escludersi un innalzamento - anche in Europa e in Italia - del rischio terrorismo, soprattutto rispetto a target israeliani o statunitensi". È quanto emerge dalla Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza, secondo cui "la propaganda jihadista potrebbe, in modo opportunistico, strumentalizzare" il conflitto che coinvolge Teheran, "invocando un 'jihad globale' contro il 'comune nemico' occidentale". "In prospettiva futura - avvertono gli analisti - è probabile che le principali sigle del terrorismo internazionale affineranno sempre di più la capacità di 'capitalizzare' le crisi in atto, alimentando ulteriormente un trend che, ad oggi, le vede declinare i propri messaggi istigatori in modo strumentale rispetto alle loro agende. L'interconnessione tra i diversi quadranti di crisi rischia di amplificare la proiezione esterna della minaccia, incluso verso l'Europa e l'Italia".

"La propaganda terroristica nel 2025 ha registrato un aumento rispetto all'anno precedente quanto alla diffusione di contenuti jihadisti" e "continua a dimostrarsi efficace nello sfruttare il protrarsi delle tensioni connesse ai teatri di crisi e nell'intercettare le vulnerabilità". Lo rileva l'Intelligence nella Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza, sottolineando come "la crisi di Gaza, l'instabilità del contesto iraniano, le fragilità del teatro siriano, l'espansione di gruppi terroristici sia nel continente africano sia nel quadrante afghano" abbiano "già avuto, ciascuna con diversi livelli d'intensità, un impatto sul livello della minaccia".

Le minacce specifiche e i focolai di crisi

Con riferimento alla crisi di Gaza, "sono stati numerosi gli appelli veicolati a condurre attacchi in Europa specialmente contro quartieri ebraici e ambasciate 'ebraiche e crociate'". E "sono aumentati i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici". Anche la 'crisi sistemica' del continente africano "costituisce ancora un terreno fertile per l'espansione delle articolazioni territoriali di Daesh e al-Qaida, ed espone gli assetti europei e nazionali presenti nell'area a possibili azioni ostili. La propaganda di Daesh ha recentemente iniziato a concentrarsi maggiormente anche sulla Libia, considerata 'porta d'accesso' per raggiungere l'Europa meridionale e intraprendere il jihad contro i 'vicini interessi crociati'". Mentre lo stesso quadrante afghano "continua a rappresentare il principale safe haven per numerosi gruppi jihadisti nazionali e transnazionali".

La sfida della minaccia ibrida

Nell'attuale panorama internazionale la minaccia ibrida rappresenta una sfida significativa per la sicurezza globale, tanto che la Nato l'ha identificata come una delle priorità strategiche più importanti del ventunesimo secolo. Essa, infatti, sfoca il confine tra conflitto e competizione strategica, richiedendo risposte che integrino strumenti di difesa civile e militare, oltre che un forte coordinamento tra gli Stati destinatari delle attività ostili". A sottolinearlo è l'Intelligence nella Relazione al Parlamento sulla politica dell'informazione per la sicurezza.

Radicalizzazione giovanile e minorenni

"Dalle indagini condotte sul territorio nazionale nei confronti degli ambienti accelerazionisti, ma anche di quelli contigui all'estremismo di matrice jihadista, emerge una chiara tendenza all'abbassamento dell'età dei soggetti coinvolti. La quota dei minorenni è in costante crescita, così come è in aumento il numero di soggetti infra-quattordicenni che si posizionano anche in stadi avanzati di radicalizzazione". È uno dei rischi più inquietanti segnalati dalla Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza presentata oggi.

Tecnologia e processi di radicalizzazione

"La tecnologia gioca un ruolo determinante nei processi di radicalizzazione giovanile - spiega l'Intelligence -. Questi ultimi, infatti, presentano, con frequenza crescente, una fase iniziale caratterizzata non dall'adesione a un'ideologia estremista, bensì dalla fascinazione per la violenza, alimentata da una progressiva desensibilizzazione rispetto ai contenuti violenti reperibili online, fruibili su piattaforme social mainstream anche in contesti non necessariamente estremisti. Nei casi in cui emergono forme di adesione a un'ideologia, queste in realtà non appaiono particolarmente strutturate, ma strumentali a giustificare, e per certi versi legittimare, il ricorso alla violenza". Ed anche "in considerazione dell'impatto che le piattaforme social possono avere sulla psicologia degli utenti più giovani, è plausibile attendersi una maggior rilevanza di quei processi di radicalizzazione in cui la ricerca di un senso di appartenenza, nonché di gratificazione e di riconoscimento da parte del gruppo, giocano un ruolo determinante. In questo quadro, è plausibile un rafforzamento della prospettiva nichilista, capace di conferire al compimento di atti violenti un'elevata intensità emotiva. Non è da escludere, quindi, la possibile attivazione - anche violenta - di soggetti radicalizzatisi in ambienti virtuali accelerazionisti, o caratterizzati da commistioni ideologiche, riconducibili a circuiti transnazionali."

L'intelligence italiana e l'attacco in Iran

L'intelligence italiana sapeva dell'attacco in Iran "già a partire dal mese di gennaio": lo ha riferito il direttore dell'AiseGiovanni Caravelli, rispondendo a una domanda sugli attacchi di Usa e Israele contro l'Iran, a margine della presentazione della Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza.

Collaborazione internazionale dell'intelligence

"Chiaramente non avevamo i dettagli dell'operazione", ha aggiunto il numero uno del Servizio segreto italiano per l'estero, "posso dire senza entrare nel merito, che era chiaro quale fosse l'obiettivo dell'operazione militare, anche perché il dispositivo era abbastanza evidente. Abbiamo rapporti ottimi e solidi con l'intelligence Usa e quella israeliana, che sono i due principali attori della situazione. Degli obiettivi poi dichiarati dal presidente degli Stati Uniti e dal premier israeliano chiaramente noi abbiamo avuto condivisione".

Scenario migratorio 2026

Lo scenario più probabile per il 2026 è quello di flussi stabili ma di discreta consistenza: un sistema migratorio che tenderà alla normalizzazione di lungo periodo. Non si prevede né un collasso né un'esplosione improvvisa, piuttosto un consolidamento dei livelli attuali, con una pressione costante destinata a mantenersi negli anni". Lo rileva l'Intelligence nella Relazione annuale al Parlamento sulla politica dell'informazione per la sicurezza.

 

Patto sulla migrazione e l'asilo e Piano Mattei

Quello in corso "sarà un anno di prova cruciale per la sostenibilità del modello europeo di esternalizzazione. Se il nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo dell'Unione europea - la cui entrata in vigore è prevista per giugno - andrà rapidamente a regime in modo armonico nei diversi Stati membri, nei primi mesi di attuazione gli arrivi potrebbero ridursi del 4-5% del flusso totale annuale. Al contrario, qualora si presentassero crisi geopolitiche inattese (escalation Sudan, crescente instabilità in Libia), i volumi potrebbero aumentare del 10%-15%". Ecco perché "nel lungo periodo resta vitale continuare con piani strutturali di investimento - come il Piano Mattei - nei Paesi esposti maggiormente al fenomeno della migrazione economica; e, nel medio periodo, proseguire politiche volte a favorire i canali di immigrazione legale".

 

Ferrero cambia i vertici: Alessandro Nervegna nuovo ceo

Il gruppo Ferrero ha annunciato due cambi di leadership a partire dal 1 settembre 2026, con riporto diretto a Giovanni Ferrero, presidente di Ferrero International (holding del gruppo). In dettaglio, Alessandro Nervegna, attualmente chief Strategy & Innovation officer, assumerà il ruolo di ceo di Ferrero Core, con la responsabilità delle categorie core del gruppo, tra cui Confectionery, Biscotti e Prodotti da Forno, e il segmento Better-For-You. Lapo Civiletti, attuale ceo del gruppo, continuerà a ricoprire la carica di vicepresidente di Ferrero International, e assumerà il nuovo ruolo di presidente di Ferrero Ice Cream e Wk Kellogg.

Capitale del Mare 2026, vince Ravenna

AGI - È Ravenna la Capitale del mare 2026: a proclamare la città romagnola è stato il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci nella Sala monumentale della presidenza del Consiglio dei ministri. Al comune vincitore sarà assegnato un contributo di 1 milione di euro per finanziare le attività di promozione della cultura marittima. Tra le città candidate c'erano Ancona, Gaeta, Riccione, Brindisi, Taranto, Santa Cesarea Terme e Policoro.

"Questa iniziativa è nata per rendere competitivo il valore di una comunità nel suo rapporto con il mare", ha ricordato Musumeci, "il governo ha posto al centro del suo programma la valorizzazione del mare, questo significa avviare una interlocuzione seria, concreta, diretta con le comunità che vivono il mare". "Abbiamo 8 mila km di coste lungo le quali ci sono città di mare e città con il mare, credo sia necessario superare questo divario attraverso un approccio diverso alla cultura del mare, del mare non possiamo occuparci solo da maggio a settembre".

 

 

Il titolo "Capitale italiana del mare"

Il titolo "Capitale italiana del mare" è istituito per promuovere progetti, iniziative e attività dedicate alla valorizzazione e alla piena fruizione della cultura marittima italiana. L'iniziativa favorisce il confronto e la competizione positiva tra le diverse realtà territoriali costiere, coinvolgendo tutti i Comuni italiani affacciati sul mare. Sono considerate tutte le componenti dell'economia marittima, con particolare attenzione alla diffusione della conoscenza del mare, alla tutela della biodiversità e all'uso sostenibile delle risorse marine.

Le motivazioni della giuria

"La proposta progettuale del Comune di Ravenna si è distinta per la coerenza agli obiettivi del bando, per il programma di dettaglio che valorizza la candidatura, nonché per lo strumento di governance e gli indicatori di performance definiti, che rendono i risultati attesi estremamente credibili e gli indicatori economici compatibili con il successo del progetto nell’arco dell’anno di riferimento - si legge - Per questi motivi, in conformità alle finalità del bando ministeriale e ai relativi chiarimenti interpretativi, esaminate tutte le proposte pervenute, la Giuria, all’unanimità, ha designato la città di Ravenna quale Capitale del Mare 2026. La Giuria, infine, vuole esprimere il proprio sentito apprezzamento per l’iniziativa del Ministero che ha consentito ad oltre cinquanta comunità italiane di presentare progetti attendibili di valorizzazione del territorio nel pieno rispetto della cultura del mare".

Finanziamento per il comune vincitore

Il Comune costiero riceverà un finanziamento di un milione di euro per realizzare il programma di attività presentato nella candidatura. Sono state 54 le domande vagliate dalla giuria.