Addio alle diete “fotocopia”: oggi la nutrizione si scrive nel DNA

AGI - Se fino a pochi anni fa la "dieta del momento" prometteva miracoli a chiunque la seguisse, oggi la scienza ci dice il contrario. La biologia non è democratica: ciò che per me è un "superfood", per il tuo metabolismo potrebbe essere un rallentatore infiammatorio. Benvenuti nell'era della “nutrizione di precisione”.

La nutrigenomica non è una semplice dieta, ma lo studio di come il cibo interagisce con i nostri geni. Non parliamo di fantascienza, ma di test ormai accessibili che analizzano piccoli frammenti del nostro DNA (i polimorfismi) per capire come processiamo i nutrienti.

I pilastri della dieta su misura

Tre sono i pilastri della dieta su misura. Metabolismo dei macronutrienti: c’è chi brucia i grassi con efficienza ma fatica con i carboidrati complessi, e viceversa. Infiammazione e Detox: la capacità del fegato di eliminare le tossine o la predisposizione a stati infiammatori cronici legati a certi alimenti. Sensibilità "nascoste": non solo celiachia, ma lievi intolleranze genetiche al lattosio, alla caffeina o al sodio che influenzano ritenzione idrica e pressione arteriosa.

Tecnologia e nutrigenomica

Rispetto ai primi test rudimentali di qualche anno fa, oggi il processo è diventato fluido e integrato con la tecnologia indossabile (smartwatch e anelli smart). Poi ci sono il prelievo, un semplice tampone salivare inviato per posta. E l’analisi dove il laboratorio sequenzia le varianti genetiche legate alla nutrizione. Nelle App dedicate, i risultati non sono più un PDF illeggibile, ma un'interfaccia dinamica che si aggiorna. Se il test dice che sintetizzi male la Vitamina D, l'app ti suggerirà ricette specifiche e monitorerà (tramite i sensori dello smartwatch) la tua esposizione solare.

I benefici della dieta personalizzata

Studi recenti confermano che chi segue una dieta basata sul proprio profilo genetico ha una probabilità del 33% superiore di mantenere il peso forma a lungo termine rispetto a chi segue una dieta ipocalorica standard. Perché milioni di persone stanno investendo in questo approccio? La risposta non è solo la prova costume. Si evitano, infatti, i picchi glicemici personalizzando l'assunzione di zuccheri ed elimina i colpi di sonno post-pranzo. Scegliere gli antiossidanti giusti per il proprio profilo genetico aiuta a contrastare i radicali liberi in modo mirato. Esiste poi una correlazione diretta tra salute intestinale (microbioma) e lucidità cognitiva. La dieta su misura ottimizza questo asse.

Oltre il DNA: stile di vita e supporto esperto

Nonostante l'entusiasmo, gli esperti avvertono: il DNA non è il destino. I geni caricano la pistola, ma è lo stile di vita a premere il grilletto. Affidarsi esclusivamente a un test online senza il supporto di un nutrizionista o di un medico esperto può essere fuorviante. La genetica ci dà la "mappa", ma la strada la percorriamo con le nostre abitudini quotidiane, lo sport e la gestione dello stress. La dieta su misura rappresenta il definitivo superamento del concetto di "privazione". Non si tratta più di mangiare meno, ma di mangiare meglio per sé. In un mondo saturato da cibi ultra-processati, tornare all'ascolto del proprio corpo, supportati dalla tecnologia, è forse l'atto più rivoluzionario che possiamo compiere per la nostra salute.

Gli Usa concedono all’India una deroga di 30 giorni per acquistare petrolio russo

Gli Stati Uniti allentano le sanzioni sulla Russia, concedendo all’India una deroga di 30 giorni per acquistare milioni di barili di petrolio russo già caricato sulle petroliere entro il 5 marzo 2026. L’ha riferito il segretario al Tesoro Scott Bessent in un post su X. «Questa misura, deliberatamente a breve termine, non fornirà significativi benefici finanziari al governo russo, poiché autorizza solo transazioni che riguardano petrolio già bloccato in mare, ma allevierà la pressione causata dal tentativo dell’Iran di prendere in ostaggio l’energia globale». L’India, ha aggiunto Bessent, «è un partner essenziale degli Stati Uniti e prevediamo che intensificherà gli acquisti di petrolio statunitense». Poco prima dell’annuncio, Trump aveva anticipato che gli Usa avrebbero preso provvedimenti per «ridurre la pressione sul petrolio» dopo l’impennata dei prezzi dovuta alla guerra contro l’Iran, pari al 15 per cento dall’inizio della settimana.

Giuli-Buttafuoco, scontro a destra sulla Russia alla Biennale: cosa è successo

«In merito alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, si precisa che la partecipazione della Federazione Russa alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è stata decisa in totale autonomia dalla Fondazione Biennale, nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano». È quanto si legge in un comunicato stampa del Ministero della Cultura, in cui viene anche evidenziato («come ribadito più volte dal ministro Alessandro Giuli») che l’Italia «sta dedicando grande attenzione alla tutela del patrimonio artistico ucraino, colpito dai bombardamenti russi che si protraggono ormai da oltre quattro anni, a partire dall’impegno per la ricostruzione di uno degli edifici simbolo dalla storia culturale dell’Ucraina, la grande Cattedrale ortodossa della Trasfigurazione di Odessa, gravemente danneggiata dal conflitto». Insomma, c’è uno scontro in atto a destra tra Giuli e Buttafuoco: ecco le tappe che hanno portato alla nota del MiC.

L’intervista di Buttafuoco: «Confronto continuo con Giuli»

Intervistato da Repubblica, Buttafuoco aveva spiegato di aver dato incarico ai suoi collaboratori «di accompagnare le giornate della mostra con inviti a personalità provenienti da tutte le zone di guerra», per raccontare «l’altro punto di vista». Da qui il ritorno della Russia, proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914 e assente dal 2022 (nel 2024 aveva concesso lo spazio alla Bolivia): «Noi ragioniamo sui fatti. Basta con appelli, firme, schemi da Anni 70. Ci muoviamo con l’arte, e l’arte si misura con i fatti. La Biennale è uno spazio di convivenza per tutto il pianeta, sia con le vecchie sia con le nuove geografie». Una scelta, aveva fatto intendere Buttafuoco, avallata da Giuli («Con il ministro abbiamo un confronto continuo») e in generale dal governo, che «rispetta l’autonomia della Biennale», Peccato sia poi arrivato il comunicato del MiC.

Il ritorno della Russia era però noto già dal 3 marzo

La nota è stata diffusa solo dopo l’intervista di Buttafuoco, pubblicata ieri. Ma – come ricostruisce Repubblica – la presenza della Russia alla Biennale era già stata comunicata martedì 3 marzo da Mosca e ufficializzata il giorno successivo. Non solo: nella giornata del 5 marzo, Giuli ha persino incontrato Buttafuoco a Venezia, dove era arrivato per inaugurare a Palazzo Ducale la mostra ‘Etruschi e Veneti’. Insomma, il ministro ha aspettato ben 48 ore per prendere le distanze dalla presenza in Laguna della Russia. E lo ha fatto solo dopo aver visto di persona il presidente della Biennale. Secondo Repubblica, è possibile che Giuli «si sia consultato con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e con elementi del governo che quella autonomia non condividono». Parlando di questa prossima Biennale senza boicottaggi e veti (saranno presenti anche Iran, Israele, Ucraina e Bielorussia), Buttafuoco in pratica l’aveva presentata come una sorta di “tregua” in mezzo ai vari conflitti. Peccato abbia fatto scattare lo scontro con Giuli.

Allarme bomba al Palagiustizia di Milano

La Polizia e i vigili del fuoco stanno intervenendo al Palagiustizia di Milano per un allarme bomba. Secondo le prime informazioni, in questura è arrivata una telefonata, pare con voce straniera, in cui si parlava della presenza di un ordigno in tribunale. I vertici degli uffici giudiziari milanesi hanno subito attivato il piano di emergenza. Tutte le persone presenti all’interno, centinaia, sono state evacuate e le attività, udienze comprese, sono state interrotte. Alcune vie limitrofe sono state chiuse con dei nastri e i cittadini sono invitati ad allontanarsi in attesa delle verifiche delle forze dell’ordine.

Perché Trump ha escluso un’operazione di terra Usa in Iran

Dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quale ha affermato che la Repubblica Islamica è pronta in caso di operazione di terra di forze americane e israeliane, Donald Trump ha escluso tale eventualità. In un’intervista telefonica a Nbc News, il presidente Usa ha infatti detto che sarebbe «una perdita di tempo», aggiungendo: «Hanno perso tutto. Hanno perso la loro Marina. Hanno perso tutto quello che potevano perdere».

Perché Trump ha escluso un’operazione di terra Usa in Iran
Donald Trump (Ansa).

Trump ha anche liquidato il «peso piuma» Mojtaba Khamenei

Trump ha anche detto che gli Stati Uniti intendono smantellare l’intera struttura dell’attuale leadership iraniana e di aver in mente alcuni nomi per la guida del Paese, liquidando Mojtaba Khamenei come «un peso piuma». Il presidente americano ha anche affermato che l’esercito Usa sta prendendo misure per assicurarsi che le persone sulla sua lista riescano a sopravvivere alla guerra. «Non vogliamo qualcuno che ricostruisca in un periodo di 10 anni. Vogliamo un buon leader», ha aggiunto. Poco prima, Trump aveva dichiarato: «Gli Stati Uniti stanno continuando a demolire totalmente il nemico, siamo in anticipo rispetto al programma, a livelli mai visti. Stiamo distruggendo la capacità di lanciare missili e droni, ne abbiamo colpiti circa il 60 per cento. La loro Marina è andata, 24 navi in tre giorni sono state distrutte. Non hanno aviazione, non hanno difesa aerea. Le loro comunicazioni sono compromesse».

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Trump silura la segretaria per la Sicurezza nazionale Kristi Noem

Donald Trump scarica Kristi Noem, la controversa segretaria per la Sicurezza nazionale, e al suo posto sceglie Markwayne Mullin, senatore dell’Oklahoma. A dare l’annuncio è stato lui stesso via Truth. Noem ricoprirà l’incarico di inviata speciale per The Shield of the Americas, una nuova iniziativa di sicurezza nell’emisfero occidentale. Secondo fonti della Casa Bianca, aveva perso la fiducia di molti conservatori e dello stesso presidente a causa del suo incessante protagonismo.

Era stata soprannominata Ice Barbie dopo le violenze degli agenti

Il colpo di grazia è stata la sua performance durante le audizioni al Congresso della prima settimana di marzo 2026. I democratici l’hanno duramente criticata per le violenze degli agenti dell’Ice e delle guardie di frontiera nelle retate anti-immigrati, cosa che sui media le è valsa il soprannome di Ice Barbie (per la sua riconosciuta attenzione al look). Nel mirino anche una campagna pubblicitaria da 200 milioni che la vede protagonista mentre chiede a chi vive irregolarmente negli Usa di autodeportarsi. Durante l’audizione, Noem ha spiegato che la campagna era stata approvata da Trump, ma così non era. Tra i passi falsi anche la decisione di sospendere i controlli di sicurezza accelerati negli aeroporti in risposta al blocco in parlamento del budget per il suo ministero in mancanza di riforme dell’Ice. Già dall’inizio del suo mandato, comunque, era stata criticata per alcuni episodi presenti nella sua biografia tra cui l’aver ucciso il proprio cane perché restio a ubbidire.

Meloni stretta tra Iran e referendum sulla giustizia: chi l’ha vista?

Per Giorgia Meloni è arrivato il momento delle decisioni più o meno irrevocabili: esserci. L’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran è il battito d’ali che scatena un tornado politico anche in Italia. La presidente del Consiglio ha accuratamente evitato di presentarsi in Parlamento e giovedì ha mandato in Aula i due ministri titolari di Esteri e Difesa a spiegare quello che abbiamo capito bene da prima che ce lo dicessero Crosetto&Tajani: Donald Trump fa quello che vuole senza condividere informazioni e obiettivi con nessuno (sempre che l’obiettivo effettivamente ci sia, il che non è detto).

Meloni stretta tra Iran e referendum sulla giustizia: chi l’ha vista?
Guido Crosetto e Antonio Tajani in Parlamento (Imagoeconomica).

Non si fida soprattutto degli europei, anche se poi ha bisogno delle basi militari che sono sparse per il continente. Se muove guerra all’Iran, prima lo fa e poi lo twitta, lasciando ai Paesi alleati il compito di raccogliere i cocci e spiegare alle rispettive popolazioni che cosa sta succedendo. Il ragionamento ha una sua pragmatica forza e si fonda su un assunto granitico e strategico: nessuno si mette a discutere per davvero, in Europa, con gli Stati Uniti. È la dottrina di Stephen Miller, feroce vice capo dello staff di Trump. 

Meloni stretta tra Iran e referendum sulla giustizia: chi l’ha vista?
Il capo dello staff di Trump, Stephen Miller (Ansa).

Meloni alla fine parlerà alle Camere prima del Consiglio europeo

Sulla cordialità atlantica Meloni ha scommesso parte della sua politica estera, andando ben oltre le evidenti necessità di un Paese come l’Italia che, insieme al resto d’Europa, mantiene un rapporto di interdipendenza con l’America, «impero irresistibile» per dirla con Victoria de Grazia. Giovedì in Parlamento le opposizioni hanno avuto gioco facile nel chiedere insistentemente a Meloni di intervenire alla Camera e al Senato e il risultato è che mercoledì prossimo, l’11 marzo, la leader di Fratelli d’Italia parlerà, anticipando le comunicazioni in programma il 18 marzo in vista del Consiglio europeo, allargandole anche alla situazione in Medio Oriente.

Meloni stretta tra Iran e referendum sulla giustizia: chi l’ha vista?
Giorgia Meloni (Ansa).

Pesa l’assenza della premier su Iran e campagna per il Sì

Si inizia a sentire la mancanza della presidente del Consiglio nei momenti topici; i comitati del Sì, persino quelli in cui c’è un po’ di sinistra, sperano in un’accelerazione meloniana sul referendum sulla giustizia. Speranza forse vana, perché Meloni, a parte qualche polemica chissà quanto produttiva con i magistrati sul post-Sea Watch, si guarda bene dal fare la figura di Matteo Renzi, che offrì la sua testa al grande pubblico che non vide l’ora di punirlo ormai 10 anni fa. Il referendum costituzionale del 2016 è la pietra di paragone fortissima per tutti i leader di governo che non vogliono fare una brutta fine. Questa settimana si è sentita la sua mancanza parlamentare anche sulla questione iraniana, proprio nella settimana in cui Guido Crosetto ha sentito il bisogno di mettersi nei guai con qualche sorprendente dichiarazione di troppo («Da tre anni non viaggio mai con la scorta quando sono con la famiglia, mai», è entrata nella top ten delle cose da NON dire).

Meloni stretta tra Iran e referendum sulla giustizia: chi l’ha vista?
Guido Crosetto (Ansa).

Meloni paga l’amicizia con Trump e la polarizzazione sul referendum

Il problema è che da un lato – fronte esterno/estero – Meloni paga il suo rapporto con Trump e dall’altro – fronte interno – paga la polarizzazione dello scontro sul referendum gestita e organizzata da altri. A furia di avere paura di fare come Renzi, Meloni rischia di perdere come Renzi senza aver fatto Renzi. La leader di Fratelli d’Italia è l’unica a poter spostare voti sul sì al referendum, ma fin qui ha prevalso la cautela (chiamiamola così). Una cautela che rischia di ritorcersi contro le intenzioni di chi ha promosso la separazione delle carriere: l’Iran rischia di oscurare la già non particolarmente nutrita possibile partecipazione elettorale.

Meloni stretta tra Iran e referendum sulla giustizia: chi l’ha vista?
Donald Trump e Giorgia Meloni alla Casa Bianca (Imagoeconomica).

La guerra potrebbe oscurare pure la vittoria del Sì, ma meglio non farci affidamento

Le guerre d’altronde non fanno bene agli affari, creano speculazione montante (come si vede già alle pompe di benzina) e distraggono un elettorato già abbastanza pigro da non volersi alzare dal divano, come ha spiegato Nando Pagnoncelli sul Corriere, nemmeno quando favorevole alla riforma. Quasi che desse per scontato il risultato, quando invece il fronte del No ha trovato la chiave giusta per interpretare questa campagna elettorale, come dimostrano le sortite populiste di Nicola Gratteri e Tomaso Montanari contro i sostenitori del Sì.

È anche per questo che potrebbe vincere chi vuole affossare la riforma. Certo, la guerra in Iran, che potrebbe non essere breve, così come oscura il referendum potrebbe oscurarne anche il risultato eventualmente negativo, ma se fossimo in Giorgia Meloni non ci faremmo troppo affidamento, diciamo. 

Accoltella senza motivo una donna su un autobus, arrestato 39enne a Napoli

AGI - È stato arrestato per i reati di lesioni personali gravi e sequestro di persona, ed è ora rinchiuso nel carcere di Poggioreale, l'uomo di 39 anni di Pianura che la sera di giovedì 5 marzo ha accoltellato senza alcun motivo una 32enne di un autobus della linea C32, in via Simone Martini, nel quartiere Vomero, a Napoli. La donna, ferita al volto e alle braccia e trasportata all'ospedale Cardarelli, non è in pericolo di vita.

L'aggressore, che non conosceva la vittima e che era già in cura per problemi di natura psichiatrica, è stato catturato dai Carabinieri del nucleo Radiomobile di Napoli. La donna è stata trattenuta sotto la minaccia di un coltello per circa 15 minuti dal 39enne che nascondeva tra i vestiti un'altra lama.