Ternana calcio: la nuova proprietà denuncia la vecchia gestione, Claudia Rizzo ascoltata dai pm

GI - La presidente della Ternana Claudia Rizzo è negli uffici della Guardia di Finanza, a Terni, dove sarà ascoltata dal procuratore capo, Antonio Laronga, dopo gli esposti presentati nelle scorse settimane. Oltre alla 23enne sarà sentita, sempre nelle vesti di persona informata sui fatti, la madre Laura Melis.

Sono due gli esposti presentati dai Rizzo, assistiti dal legale Manlio Morcella, ai magistrati che ora, dopo aver delegato gli accertamenti alla Gdf di Mauro Marzo, hanno deciso di ascoltare la giovane manager e sua madre.

La maxi indagine sulla Ternana Calcio 

Al centro della maxi indagine quanto avvenuto nell'intero periodo tra giugno 2024 e settembre 2025, prima che il timone della società passasse nelle mani dei Rizzo. Compreso il periodo che va dal 15 giugno al 15 settembre, quando la società era ingessata, perché formalmente amministrata dai precedenti gestori, ma di fatto spogliati dei poteri perché avevano rilasciato una procura a vendere a vantaggio di uomini vicino a Massimo Ferrero.

Le sponsorizzazioni mai versate 

Una procura che garantiva l'anticipazione di 2 milioni che aveva fatto UniCusano per fare fronte alle scadenze federali. Non solo. La Ternana richiede, tramite decreti ingiuntivi, quasi 3 milioni di euro per sponsorizzazioni mai versate. Un susseguirsi di operazioni economiche che ora sono al vaglio dei magistrati. Il rischio è quello di un crack economico per ora evitato grazie al coraggio della famiglia Rizzo che, nonostante i buchi nel bilancio, ha ripianato di tasca sua. Ora dopo ora, però, la situazione diventa più complessa.

Gli indagati e le ipotesi di reato

Nell'inchiesta sono indagati l'ex super consulente della società calcistica Ferrero (un passato come presidente della Sampdoria), e l'ex amministratore unico Tiziana Pucci. Per loro viene ipotizzata l'infedeltà patrimoniale, un reato commesso quando - amministratori o altre figure apicali - cagionano "intenzionalmente un danno patrimoniale alla società per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto" ed è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Lo scambio di calciatori contestato a Ferrero

Ferrero è contestato, tra l'altro, il fatto di aver cercato di chiudere una trattativa per lo scambio di due giovani calciatori Cristian Vaccaro della Ternana e Flavio Ciufferi del Trapani calcio. Secondo quanto si apprende, il saldo dei prezzi dava sì una plusvalenza alla società umbra di circa 70 mila euro, ma a fronte di una netta remissione sulle uscite riguardanti gli stipendi. Mentre Vaccaro guadagnava, infatti, circa 20 mila euro lordi il calciatore del Trapani aveva uno stipendio di oltre 200 mila euro a crescere fino a 250 mila nella stagione 2026/27.

La Ternana e l'autista storico di Ferrero 

Non solo. Ferrero avrebbe fatto, inoltre, assumere tramite una società del gruppo il suo autista storico a cui sarebbero stati riconosciuti compensi per attività straordinaria. Lo stesso autista avrebbe, in più, tentato di trattenere per sé l'auto aziendale in uso alla Ternana che sarebbe stata restituita solo dopo numerose pressioni. A Pucci, invece, è tra l'altro contestata anche una fattura per un'attività di supporto alla chiusura della cessione.

“Il tumore al pancreas subdolo e aggressivo, ecco come riconoscerlo”

AGI - “Il tumore al pancreas è tra i più aggressivi e difficili da diagnosticare”. Lo ha detto Paolo Tralongo, presidente Cipomo oltre che direttore del dipartimento di oncologia dell’ospedale di Siracusa, a margine del 30esimo congresso del Cipomo, commentando la scomparsa di Enrica Bonaccorti.

In Italia si stimano ogni anno circa 13-14 mila nuovi casi e la malattia rappresenta una delle principali cause di morte per tumore nei Paesi occidentali.

Tumore al pancreas: dolore addominale o alla schiena i campanelli d'allarme 

“I sintomi sono spesso poco specifici e possono comparire solo quando il tumore è già in fase avanzata. Tra i segnali più frequenti – continua Tralongo – si possono osservare dolore addominale o alla schiena, perdita di peso involontaria, perdita di appetito, stanchezza persistente o ittero, cioè la colorazione gialla della pelle e degli occhi. 

L'importanza della diagnosi precoce 

Inoltre, il tumore del pancreas è purtroppo una delle neoplasie più difficili da trattare, soprattutto perché nella maggior parte dei casi viene diagnosticato quando la malattia è già in fase avanzata.

Per questo è fondamentale rafforzare gli strumenti di diagnosi precocesostenere la ricerca e garantire una presa in carico delle persone all’interno delle reti oncologiche regionali, dove la gestione multidisciplinare consente di integrare chirurgiaoncologia medicaradioterapia e cure di supporto. Infine è fondamentale anche proseguire nella ricerca e nella sperimentazione delle nuove cure.

Bassetti, il tumore al pancreas è aggressivo e subdolo 

Enrica Bonaccorti è morta. Come già avevano fatto, tra gli altri, Gianluca Vialli e Eleonora Giorgi ha affrontato, con grandissima dignità, un tumore al pancreas con chemioterapia e radioterapia, aggiornando il pubblico sul suo percorso di cura. Anche la mia mamma ci è stata portata via da questo tumore che è davvero subdolo e bastardo”. Così l'infettivologo Matteo Bassetti commenta la morte della nota conduttrice tv, spiegando che la patologia che l'ha uccisa “è un tumore aggressivo, spesso asintomatico nelle fasi iniziali, rendendo difficile la diagnosi precoce.

"I sintomi comuni in fase avanzata includono dolore addominale che si irradia alla schiena, ittero (pelle/occhi gialli), perdita di peso inspiegabile, nausea e diabete di nuova insorgenza. Far diventare pop e non nascondere la malattia, come ha fatto la Bonaccorti, mi auguro che serva per fare ancora di più sulla prevenzione e sulla cura di questo tumore, davvero “bastardo”. Grazie Enrica. Buon viaggio. Riposa in pace”. 

Generali si candida come partner di Mps al posto di Axa

Generali si potrebbe candidare come potenziale sostituto per le attività di bancassurance di Mps al posto di Axa, al termine della partnership tra Monte dei Paschi di Siena e il gruppo assicurativo francese, in scadenza nel 2027. «Sappiamo che scade questo accordo, saremmo un candidato per la sostituzione di questo risparmio e se potessimo rimpatriare questo risparmio degli italiani dalla Francia, saremmo felici di farlo», ha dichiarato l’amministratore delegato di Generali, Philippe Donnet. Ha poi aggiunto: «Non è una decisione nostra, noi abbiamo la disponibilità di parlare con tutti quelli che ci possono aiutare a fare il nostro mestiere». Mps di recente ha acquistato Mediobanca, che a sua volta ha in pancia il 13 per cento di Generali.

Cos’è la bancassurance

La bancassurance (o bancassicurazione) è l’integrazione tra banche e compagnie assicurative, attraverso cui gli istituti bancari distribuiscono polizze vita, danni e previdenziali alla propria clientela. Prodotti, insomma, che coniugano caratteristiche di assicurazione e di investimento. Nato in Francia, questo modello strategico ha preso sempre più piede negli ultimi anni, grazie alla creazione di apposite joint venture tra banche e compagnie di assicurazione.

Giochi da tavolo, Carcassonne compie 20 anni e appassiona ancora

AGI - Per molti appassionati rappresenta uno dei primi incontri con il gioco da tavolo contemporaneo. Pubblicato nel 2000 e ideato dal game designer tedesco Klaus-Jürgen Wrede, Carcassonne è diventato nel tempo uno dei titoli più riconoscibili del settore, contribuendo a diffondere il genere del piazzamento tessere e a ridefinire il modo di costruire un’esperienza di gioco accessibile ma strategica.

Il successo del titolo è misurabile anche nei numeri. Dalla sua pubblicazione, Carcassonne ha superato i 10 milioni di copie vendute nel mondo, diventando uno dei giochi da tavolo moderni più diffusi a livello internazionale e mantenendo nel tempo una presenza costante nel mercato grazie a numerose espansioni e ristampe. Nel corso degli anni il gioco ha inoltre ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui lo Spiel des Jahres nel 2001, uno dei premi più influenti nel settore ludico.

Un successo duraturo e una comunità ampia

A più di vent’anni dalla sua uscita, il titolo continua a essere utilizzato da negozi, associazioni e gruppi di gioco come uno degli strumenti più efficaci per avvicinare nuovi giocatori al mondo dei board game. La combinazione tra regole accessibili, partite rapide e una mappa che cambia a ogni sessione ha contribuito a costruire nel tempo una comunità ampia e trasversale, capace di includere sia giocatori occasionali sia appassionati di lunga data.

Il mese dedicato a Carcassonne

È in questo contesto che nasce il mese dedicato a Carcassonne. Durante tutto il mese di marzo, Giochi Uniti, editore italiano del gioco, promuove una serie di iniziative commerciali e attività dedicate alla scoperta del titolo e delle sue numerose espansioni.

La forza di Carcassonne: un gioco sempre attuale

«La forza di Carcassonne sta nell’essere riuscito a rimanere attuale nel tempo», osserva Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti. «Parliamo di un gioco che ha superato i dieci milioni di copie vendute e che continua a essere utilizzato nei negozi e nelle associazioni come uno dei punti di ingresso più efficaci al gioco da tavolo moderno. Dedicarvi un mese significa riconoscere il ruolo che ha avuto nella crescita della comunità dei giocatori e offrire nuove occasioni per riportarlo al tavolo».

Giochi Uniti e la valorizzazione del gioco da tavolo

Fondata e con sede a Napoli, Giochi Uniti opera da anni nel settore dell’editoria ludica con una presenza consolidata nel Sud Italia e una rete di collaborazione con negozi e associazioni in tutta la penisola. "Il mese dedicato a Carcassonne si inserisce in questo percorso come un momento di valorizzazione di uno dei titoli che più hanno segnato la diffusione del gioco da tavolo contemporaneo", conclude De Carolis.

Scontro Meloni-Schlein: «Io insultata ma l’offerta resta valida», «Posi la clava»

Nuovo scontro tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria dem Elly Schlein. Dopo aver auspicato confronto e unità sulla politica internazionale durante le sue comunicazioni in Parlamento sulla crisi in Medio Oriente, la presidente del Consiglio ha scritto una nota attaccando le opposizioni per i toni usati: «Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali. “Serva”, “ridicola”, “imbarazzante”, “pericolo per l’umanità”, “persona che striscia per non inciampare” e molti altri. Questi sono stati i toni utilizzati da esponenti dell’opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo. Altri, invece, sempre nell’opposizione, hanno cominciato ad accampare condizioni surreali per sedersi al tavolo, chiarendo come non vi fosse alcuna disponibilità ad avviare questo confronto». E ancora: «Se non vi è disponibilità da parte dell’opposizione a un coordinamento sulla crisi lo rispetto, ma non se ne dia la responsabilità a me. A dimostrazione di quello che dico, confermo che il mio invito resta valido».

La replica di Schlein: «Sta facendo tutto da sola, noi ci siamo ma posi la clava»

A stretto giro è arrivata la replica di Schlein. «Meloni sta facendo tutto da sola. Noi ci siamo come ci siamo sempre stati. A giugno io per prima chiamai la presidente del Consiglio. Ora deve posare la clava. Gli italiani non meritano questo spettacolo», ha detto in un’intervista a SkyTg24. «Lei il mio numero ce l’ha. L’appello all’unità è durato giusto un paio d’ore ed è giunto con 12 giorni di ritardo. Io ho dovuto iniziare il mio intervento invitandola a poggiare la clava. Speravamo di poter parlare, ma l’appello è durato poco. Io sono in costante contatto con il governo, con Crosetto e anche, nelle settimane scorse, con Tajani. Noi ci siamo. Certo, l’appello è arrivato in ritardo e poi solo dopo due ore ha cambiato orientamento, sennò non sarebbe arrivata alla Camera attaccando così l’opposizione».

Il ricordo dell’agente, “grande donna, modello di buon senso”

AGI - “Conoscevo Enrica Bonaccorti da più di 30 anni e non l’ho sentita mai parlare male di nessuno. Ogni suo intervento su qualunque argomento è sempre stato una dimostrazione di buon senso. Non perdeva mai l’occasione di dire la cosa giusta”. Andrea Quattrini, l’agente di Enrica Bonaccorti, raggiunto telefonicamente dall’AGI, ricorda così la conduttrice e autrice morta oggi all’età di 76 anni. Volto gentile della televisione.

Bonaccorti e il 'partito del buon senso' 

“Io con lei scherzavo dicendole che avrebbe dovuto fondare il partito del buon senso. È stata un esempio – spiega Quattrini - in un’epoca in cui in televisione si sono visti tanti urlatori. È stata una grande donna che ha fatto la storia della televisione ed era anche una grande scrittrice

La malattia di Bonaccorti e le parole in tv 

Lo scorso settembre Bonaccorti aveva rivelato di avere un tumore al pancreas. Un’immagine pubblicata su Instagram la ritraeva su una sedia a rotelle con la figlia a fianco. Poi in televisione aveva parlato di come stava affrontando la malattia: “Mi sono stupita del fatto che mi sono congelata. Non ho provato né paura né tristezza - le sue parole - ma solo un’assenza. Come un lungo letargo ad occhi aperti”.

Il ricordo dell'amica Eleonora Giorgi

Poi aveva dedicato un pensiero l’amica Eleonora Giorgi morta il 3 marzo 2025 a 71 anni dopo una lunga battaglia contro la un tumore al pancreas. Una donna “di grande e spirito e forza”.

"Il tempo che ho davanti voglio riempirlo di vita" 

“Non ho paura, la mia unica ragione di vita è mia figlia. Ci teniamo per mano e questo mi dà molta forza. Il tempo che abbiamo davanti nessuno lo sa. Lo voglio riempire di vita”, disse cinque mesi fa Enrica Bonaccorti davanti alle telecamere del Tg1.

Mara Venier: "Enrica sarai sempre con me" 

Enrica mia, sarai sempre con me”. Mara Venier pubblica su Instagram una foto che la ritrae sorridente con Enrica Bonaccorti. Un modo per ricordare l’amica scomparsa oggi all’età di 76 anni che è stata sua ospite a Domenica In. 

 

È morta Enrica Bonaccorti

È morta la conduttrice televisiva e radiofonica Enrica Bonaccorti. Aveva 76 anni ed era malata da tempo di un tumore al pancreas, diagnosticato nell’estate del 2025. Nonostante la gravità della situazione, Bonaccorti aveva voluto condividere con il suo pubblico il suo difficile percorso. Il 4 gennaio, ospite di Mara Venier a Domenica In, aveva detto di «in un limbo».

La carriera di Enrica Bonaccorti

Nata a Savona il 18 novembre 1949, aveva iniziato il suo percorso artistico tra teatro e cinema. Negli Anni 60 fu scelta per la compagnia di Domenico Modugno e Paola Quattrini nello spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto. E proprio per Modugno firmò i testi di brani come Amara terra mia e La lontananza. Negli stessi anni lavorò anche in radio, partecipando al programma L’uomo della notte. L’esordio da conduttrice televisiva arrivò nel 1978, in Rai, con il gioco a premi Il sesso forte, presentato insieme con Michele Gammino. La consacrazione sarebbe arrivata nel decennio successivo con programmi come Italia sera e Pronto, chi gioca?. Passata alla Fininvest, Bonaccorti fu al timone del quiz Cari genitori, del talk show Ciao Enrica e della prima edizione di Non è la Rai.

È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti

Nella storia della tv resta la puntata speciale di Capodanno del il 31 dicembre 1991: durante il Cruciverbone una concorrente da casa indovinò una parola di sette lettere (“eternit”), prima che Bonaccorti le avesse letto la definizione. La conduttrice, convinta che si trattasse di una truffa, andò su tutte le furie, accusò la spettatrice di imbroglio e riagganciò la telefonata. La signora Maria Grazia, finita a processo, fu poi assolta.

Tornata in Rai alla fine degli Anni 90, entrò nel cast de I fatti vostri su Rai 2. Poi dal 2000 al 2006 fu ospite fissa di Buona Domenica con Maurizio Costanzo. Nel 2019 Bonaccorti era approdata a Sky Italia con il programma Ho qualcosa da dirti, trasmesso su TV8.

Milano, la sfida del centrosinistra che guarda alle primarie

AGI - La via per le primarie verso Palazzo Marino 2027 sembra tracciata: scenario "ineluttabile", dice qualcuno, "la strada maestra", osservano i più benché con qualche tattico distinguo, "idea corretta" secondo Beppe Sala che le affrontò e le vinse. E, ad oggi, non sembra essere una conta nel Pd, ma un confronto allargato, con Avs e la nuova lista LaCivica, ex lista Sala, che potrebbero proporre il proprio candidato.

Obiettivo, come sintetizzato dal quasi uscente sindaco, "rivincere". Intanto, data da cerchiare sul calendario: 18 aprile, quando il Pd inizierà la sua marcia elettorale al grido di "Innamorarsi ancora. Progetto Milano 2050", il percorso che lo porterà alla costruzione della proposta politica in vista delle elezioni del 2027. "In questi anni abbiamo seminato e raccolto tanto", le parole del segretario metropolitano Alessandro Capelli, pronto a costruire il programma "che apriremo e condivideremo con il centrosinistra". È tempo, per il Pd, di (dis)continuare, guardando alle sfide della città ma anche a quelle della campagna elettorale e della dialettica tra partiti. Nel centrosinistra - che nelle migliori previsioni unirebbe largamente l'arco che va dal Pd ad Avs - sulle primarie si sta ragionando.

Nel Pd c'è chi si dice convinto che le primarie siano lo scenario più probabile, anzi "ineluttabile", e che potrebbero tenersi in autunno, a seconda però di quando saranno indette le elezioni Politiche. Una decisione su cui la segretaria Elly Schlein non metterebbe becco "perché non vuole interferire" ("non è vero che non le vuole come spesso è stato scritto", precisa qualcuno dei suoi). Per Avs la parola d'ordine è "dialogo" e quindi la via maestra sono le primarie, il modo migliore per mettere a confronto idee e posture e così scegliere il nome più "rappresentativo e coerente". Non è escluso, la riflessione è in corso, che anche il partito di Bonelli e Fratoianni esprima un suo candidato.

Azione, Italia Viva e Movimento Cinque Stelle

È noto invece che ad Azione non interessi partecipare alla "conta tra funzionari del Pd". La formazione di Carlo Calenda, per stessa ammissione del leader, potrebbe sostenere un civico come Calabresi ma è corteggiata da Forza Italia, con buona pace (mica tanta) degli alleati di centrodestra, che proprio in questi giorni si stanno dando battaglia dopo l'annuncio degli azzurri di avere trovato il candidato forzista. Ma il peso elettorale dell'ex terzo polo a Milano non è trascurabile, questione numerica oltre che di identità della città, ed è quindi una circostanza che sta facendo parecchio riflettere in casa riformista.

Da Azione escludono "interlocuzioni col centrodestra in città" ma assicurano - meglio leggere al condizionale - che se non sarà trovato un civico riformista "non ideologico" proporranno un loro nome per andare da soli. "Noi abbiamo la responsabilità di trovare una candidatura riformista - taglia corto il segretario milanese Francesco Ascioti - e ci auguriamo di trovarla partendo dalla coalizione in cui siamo. Ma, comunque vada, resta questa responsabilità".

Ivan Scalfarotto, dal canto suo, non ha dubbi sull'appartenenza di Italia Viva al centrosinistra ed è convinto che "la partita si gioca e si vince al centro, soprattutto a Milano". L'obiettivo, appunto, è vincere - "il ritorno del centrodestra sarebbe una sciagura" - attraendo i voti degli elettori riformisti, perciò il cantiere per la costruzione di un centro, magari sotto il cappello del progetto di Matteo Renzi 'Casa Riformista', è attivo. E sull'eventualità delle primarie, il senatore IV spiega: "Non idealizzo e non demonizzo. Sono uno strumento che, se serve, si utilizza. A Milano hanno sempre funzionato bene come momento di motivazione, di mobilitazione civica e di unità per il centrosinistra. Sarebbe meglio evitare però di arrivare con troppi candidati. Perciò - conclude - se non esce un candidato o una candidata che mette tutti d'accordo quella è la strada maestra: per evitarle, servirebbe un nome che convince tutti e a oggi non vedo ancora un nome tale da convincere tutti a ritirarsi".

Anche Dario Violi, coordinatore del Movimento Cinque Stelle in Lombardia, si dice possibilista sulle primarie, però "prima vorrei capire la visione, il progetto, poi si definisce la coalizione e poi il migliore interprete. Majorino - ricorda - alle elezioni regionali fu scelto senza primarie. Quindi, ciò che chiediamo innanzitutto è di condividere un programma di governo". Anche perché "a Milano ci sono troppe cose che non hanno funzionato, penso al tema dell'abitare. È diventata una città per pochi, una città escludente. A prescindere dalle indagini sull'urbanistica, bisogna perciò ragionare sul modello di città che vogliamo per il futuro. Questa è la nostra base di partenza". E sull'ipotesi Mario Calabresi, "nulla contro la persona né come possibile candidato, noi non mettiamo veti su alchimie e persone, ma solo sui progetti".

I nomi dei possibili candidati

Nel frattempo, il campo dei concorrenti si affolla. I nomi infatti circolano, tra volontà apertamente rivendicate e altre ancora no: Anna Scavuzzo, attuale vicesindaca di Milano, è ambiziosamente in gioco; Pierfrancesco Majorino, membro della segreteria dem e oggi capogruppo al Pirellone, non lo ha ancora confermato ma il suo nome è sempre tra i papabili. Il giornalista Mario Calabresi pare che "sia aperto all'ipotesi" ma ad oggi non è scontato che gradirebbe misurarsi alle primarie con altri profili, peraltro più esperti di lui del gioco politico.

Umberto Ambrosoli, che piace soprattutto ai cattolici, si mormora potrebbe accettare la sfida per Palazzo Marino solo se fosse il candidato unitario del centrosinistra, ma - diciamo così - non mancano i ma. Poi c'è La Civica, la lista 2.0 di Beppe Sala, che si è presentata ufficialmente ieri: in pole, sebbene a domanda diretta ancora si schermisca, l'assessore comunale al Bilancio Emmanuel Conte, incoronato dal sindaco portavoce della formazione civica; ma se non fosse lui "qualcuno Sala lo tirerà fuori" per le primarie, garantirsi un erede sarebbe per l'attuale sindaco un modo di restare in partita mentre si preoccupa anche del suo personale domani.

Altro nome è quello di Lorenzo Pacini, assessore di Municipio 1, dem ritenuto da più parti un po' troppo massimalista, che sta valutando. Ultima ma non ultima l'ex rettrice di Bicocca ed ex numero uno della Crui, Giovanna Iannantuoni. Ciò detto, qualcuno di vicino a chi si sta schierando dice che in realtà "il nome deve ancora uscire" e, del resto, tornando a questo periodo dieci anni fa, il nome di Sala non era ancora venuto fuori. Peraltro, viene osservato da più parti, bisogna tenere conto degli equilibri nazionali, a partire da come una nuova legge elettorale li modificherebbe, quindi difficile che prima dell'estate lo scenario milanese si chiarisca.

Il ruolo di Pisapia e la corsa sotterranea

"Sono ottimista che Milano rimarrà al centrosinistra", afferma comunque Majorino, secondo il quale "le primarie sono una bellissima occasione per confrontarsi sulle persone e sulle idee". Ancora da capire, infine, se l'ex sindaco Giuliano Pisapia, intorno al quale nel 2010 si aggregò un largo movimento, tanto largo da "espugnare il fortino Milano" dopo la lunga stagione del centrodestra, farà pesare il suo nome e se, e per chi, si spenderà. Vero che alcuni dei 'suoi' si sono fatti vedere pubblicamente con Calabresi, ma questo non determina che i furono 'mondi arancioni' si compatteranno intorno al giornalista. Non di poco conto che tra chi lo conosce si dica che abbia "ottimi rapporti con Calabresi ma che non abbia molta voglia di impegnarsi". Si vedrà. Insomma, la stasi è apparente perché, in realtà, sono già tutti ai blocchi di partenza.

La corsa vera e propria non partirà prima del referendum sulla giustizia del 22-23 marzo però intanto il lavorio è costante. Sotterraneo, forse ancora poco impostato, ma certamente non così silenzioso. Nessuno infatti è veramente fermo, non c'è chi non abbia iniziato da tempo a sondare, posizionare, studiare le mosse, telefonare e 'chattare'. Ogni tanto, carsicamente, qualcuno emerge con un annuncio, iniziative di ascolto o suggestive 'card' sui social. A margine delle riunioni periodiche l'argomento esce. Tutti segnali che le pedine iniziano a occupare la scacchiera.

Il ministero della Cultura acquisterà il Teatro Sannazzaro di Napoli

Il ministero della Cultura acquisterà il Teatro Sannazzaro di Napoli, distrutto da un incendio a febbraio 2026, e metterà a disposizione dei gestori uno spazio affinché le attività teatrali proseguano. L’ha reso noto il Mic con una nota. «Sarà un’operazione corale con tutte le persone che hanno a cuore il progetto, che sono riassumibili nella parola Stato. Con il prefetto, il sindaco e il presidente della Regione garantiremo continuità alla grande famiglia del Sannazaro, che va dalla proprietà, ai gestori e, soprattutto, alla comunità che continuerà a vivere», ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli.

Il ministero della Cultura acquisterà il Teatro Sannazzaro di Napoli
Incendio al Teatro Sannazzaro di Napoli (Facebook).

Sindaco e governatore: «Primo passo per far rinascere il teatro»

«Siamo al lavoro con determinazione per la rinascita del Teatro Sannazaro. Accogliamo con grande favore la decisione del ministero della Cultura di procedere all’acquisizione del teatro, una scelta che permetterà così alle istituzioni di poter mettere in campo tutte le azioni necessarie per far splendere nuovamente un luogo che è parte della storia di Napoli, della sua cultura e della sua arte, un patrimonio che appartiene a tutta l’Italia», ha affermato il governatore Roberto Fico. «La Regione Campania ha iniziato a stanziare nel bilancio 2026 un milione di euro, un primo passo in questo percorso di rinascita, per il quale l’impegno sarà massimo». Soddisfatto anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: «Avevamo promesso alla famiglia Sansone che le istituzioni avrebbero lavorato in tempi brevi per garantire un sostegno pubblico al fine di poter riprendere le attività prima possibile e per poi ricostruire il Sannazaro. Questo passo in avanti conferma la piena collaborazione istituzionale per preservare un bene culturale fondamentale per Napoli e per tutta l’Italia».

Il nuovo presidente del Cile, nostalgico di Pinochet, ha giurato con una cravatta regalata da Meloni

José Antonio Kast, il nuovo presidente del Cile nostalgico della dittatura di Augusto Pinochet, ha giurato l’11 marzo nel salone d’onore del Parlamento a Valparaiso, città costiera a un paio d’ore dalla capitale Santiago. E lo ha fatto, secondo quanto riporta LaPresse, indossando una cravatta azzurra che gli è stata regalata da Giorgia Meloni, con cui è in ottimi rapporti da prima che entrambi arrivassero al potere.

Il nuovo presidente del Cile, nostalgico di Pinochet, ha giurato con una cravatta regalata da Meloni
Anna Maria Bernini e José Antonio Kast (Ansa).

Kast ha ricevuto la cravatta dalla delegazione italiana

Kast, spiega LaPresse, ha ricevuto la cravatta il 10 marzo dalla delegazione italiana, guidata dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. Assente Meloni, tra gli ospiti internazionali di maggior spicco figuravano il presidente argentino Javier Milei e il re di Spagna Felipe VI. Presenti anche gli oppositori venezuelani Maria Corina Machado e Juan Guaidó e il senatore brasiliano di estrema destra Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio, di cui Kast – ammiratore di Donald Trump – avrebbe gradito molto la presenza, ha mandato il sottosegretario Christopher Landau.

Il nuovo presidente del Cile, nostalgico di Pinochet, ha giurato con una cravatta regalata da Meloni
Gabriel Boric e José Antonio Kast (Ansa).

L’ultradestra torna alla Moneda per la prima volta dal 1990

La vittoria di Kast alle elezioni di dicembre ha segnato il trionfo della destra radicale e nostalgica del pinochetismo, che torna per la prima volta alla Moneda dalla fine della dittatura nel 1990. Kast, 60 anni, cattolico e padre di nove figli, ha infatti apertamente dichiarato la sua compiacenza (se non ammirazione) verso il generale, che prese il potere nel 1973 con un golpe. Il fratello maggiore Miguel, morto prematuramente nel 1983, fu peraltro un ideologo del regime. In risposta alle preoccupazioni espresse dai connazionali su criminalità e immigrazione irregolare, Kast in campagna elettorale ha promesso maggiore impegno per garantire ordine e sicurezza. Presidente più di destra della storia del Cile, prende il posto di Gabriel Boric, che è stato invece in capo di Stato più di sinistra che il Paese sudamericano abbia mai avuto.