Iran, ucciso anche il portavoce dei pasdaran

Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato la morte del portavoce Ali Mohammad Naini, «martirizzato nel criminale e codardo attacco terroristico della parte americano-sionista all’alba». L’uccisione di Naini è stata poi confermata dall’esercito israeliano. Su X l’IDF ha ricordato che il portavoce dei pasdaran «ha ricoperto diversi ruoli nell’ambito della propaganda e delle pubbliche relazioni» negli ultimi due anni, diffondendo i messaggi del regime iraniano «ai suoi alleati in tutto il Medio Oriente al fine di influenzare e promuovere attacchi terroristici contro Israele». Membro dei Guardiani della rivoluzione dal 1978 e secondo generale di brigata, Naini aveva 68 anni e ricopriva la carica di portavoce dei pasdaran da luglio del 2024, quando aveva preso il posto di Ramazan Sharif.

Tram deragliato a Milano, il conducente al telefono fino a 12 secondi prima

Il conducente alla guida del tram deragliato il 27 febbraio a Milano, incidente costato la vita a due persone (oltre 50 i feriti), era al telefono almeno fino a 12 secondi prima che il mezzo saltasse una fermata, imboccasse a 50 chilometro orari lo scambio direzionato verso sinistra e si schiantasse contro un palazzo. È quanto emerge dagli esami sul cellulare del tranviere.

Cosa è emerso dagli accertamenti sul cellulare

Il deragliamento è avvenuto precisamente alle 16:11 e 25 secondi e la telefonata del tranviere si sarebbe interrotta alle 16:11 e 13 secondi. L’ultima chiamata del tranviere prima dello schianto, fatta a un collega a cui aveva dato il cambio da circa mezz’ora, è durata 3 minuti e 40 secondi. Secondo la difesa del conducente, la comunicazione si sarebbe però interrotta almeno un minuto e mezzo prima dello schianto. E non a 12 secondi dall’incidente, lasso di tempo emerso dagli accertamenti che in realtà potrebbe essere anche inferiore: ci sarà maggiore esattezza soltanto nel momento in cui investigatori e inquirenti apriranno la scatola nera del tram, che fornirà l’esatta telemetria della velocità e della frenata.

Il conducente sostiene di aver accusato un malore

Il conducente, indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose, sostiene di aver accusato un malore – in particolare una sincope vasovagale – che gli avrebbe fatto perdere i sensi poco prima del deragliamento. A suo dire la causa del malore è stato un ferimento al piede sinistro, avvenuto poco prima durante la sistemazione della pedana per disabili in zona stazione Centrale: sarebbe stato proprio questo l’oggetto questo della chiamata al collega.

Il nuovo messaggio attribuito a Khamenei, «Bisogna creare insicurezza per i nemici»

L’agenzia di stampa iraniana semi-ufficiale Mehr News ha diffuso un messaggio attribuito alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei in cui l’ayatollah sostiene che «il ministero dell’Intelligence deve proseguire sulla sua strada, creando insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani» dopo la morte del ministro Esmaeil Khatib. Nel messaggio, quest’ultimo viene descritto come «un veterano di guerra instancabile che ha profuso grandi sforzi per la causa della Rivoluzione Islamica».

Pasdaran: «Nostro portavoce ucciso in un attacco Usa-Israele»

Intanto, i pasdaran hanno dichiarato che gli attacchi statunitensi e israeliani hanno ucciso il loro portavoce Ali Mohammad Naini. In una dichiarazione sul loro sito web Sepah News, le Guardie della rivoluzione hanno affermato che Naini «è stato martirizzato nel vile e criminale attacco terroristico condotto dalla parte americano-sionista all’alba»..

Allarme epatite A in Campania, 51 ricoveri. I sintomi e come avviene il contagio

AGI – Boom di casi di epatite A in Campania, dove ad oggi si contano 150 casi dall'inizio dell’anno. Il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha firmato un'ordinanza per fronteggiare l'incremento dei casi. Il provvedimento si è reso necessario a seguito della nota del Dipartimento di Prevenzione, che ha rilevato una diffusione del virus superiore di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e di ben 41 volte rispetto all'ultimo triennio. Un paziente, un uomo di 46 anni, verrà trasferito all'ospedale Cardarelli perché necessita di trapianto. Per il momento, la tesi più accreditata è che l'epidemia tragga origine probabilmente dal consumo di frutti di mare e pesce crudo. Da qui l'appello a vaccinarsi, specie se nel nucleo familiare c'è già un caso.

La Regione Campania sta monitorando l'aumento dei casi e ha disposto un rafforzamento dei controlli sulla filiera dei molluschi bivalvi. L'ordinanza del comune di Napoli introduce il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi presso tutti gli esercizi pubblici, inclusi i locali di vicinato con consumo sul posto e le attività di produzione per consumo immediato. E raccomanda alla cittadinanza di non consumare frutti di mare crudi nemmeno a casa.

Sono 51 le persone ricoverate

"Al momento nei reparti abbiamo 51 persone ricoverate per epatite A, mentre nel pronto soccorso stamattina ce ne sono nove". A rendere noti i numeri aggiornati è il responsabile del pronto soccorso infettivologico e pneumologico dell'ospedale Cotugno di Napoli, Raffaele Di Sarno, nel corso di una conferenza stampa convocata per fare il punto. Si tratta di casi accertati di epatite A, evidenziata dopo gli screening. "Hanno un'età media compresa fra i 30 e i 40 anni e stanno tutti bene - assicura - al momento sono casi di epatite non complicati, quindi non destano preoccupazioni". Di Sarno chiarisce che, in questo momento, "non si può parlare di epidemia, nel senso che dopo Natale, per il consumo di mitili e per le consuetudini alimentari che abbiamo, ci aspettiamo sempre un'impennata di casi di epatite A - aggiunge - questa volta però ci ha sorpresi, quindi siamo arrivati ad avere dei numeri che sono superiori alla norma, ma non parliamo di epidemia assolutamente". 

Ma quanto è pericolosa l’epatite A e quali sono i sintomi?

Secondo quanto riporta l’Istituto Superiore di Sanità, il virus responsabile dell’epatite A (Hav) è un picornavirus classificato come prototipo del nuovo genere degli Hepatovirus. La malattia ha un periodo di incubazione che va da 15 a 50 giorni e un decorso generalmente autolimitante e benigno. Sono pure frequenti le forme asintomatiche, soprattutto nel corso di epidemie e nei bambini.

Sintomi e gravità dell'epatite A

Tuttavia, a volte si possono avere forme più gravi con decorso protratto e anche forme fulminanti rapidamente fatali. La malattia è letale in una percentuale di casi che si attesta fra lo 0,1% e lo 0,3%, ma può arrivare fino all’1,8% negli adulti sopra ai 50 anni. In genere la malattia, che dura 1-2 settimane, si manifesta con febbre, malessere, nausea, dolori addominali e ittero, accompagnati da elevazioni delle transaminasi e della bilirubina. Una quota delle infezioni, specialmente se contratte in giovane età, rimane asintomatica. I pazienti guariscono completamente senza mai cronicizzare; pertanto, non esiste lo stato di portatore cronico del virus A, né nel sangue, né nelle feci.

Come si trasmette l'epatite A

La trasmissione avviene per via oro-fecale. Il virus è presente nelle feci 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e fino a una settimana dopo, mentre è presente nel sangue solo per pochi giorni. In genere il contagio avviene per contatto diretto da persona a persona o attraverso il consumo di acqua o di alcuni cibi crudi (o non cotti a sufficienza), soprattutto molluschi, allevati in acque contaminate da scarichi fognari contenenti il virus. Solo raramente sono stati osservati casi di contagio per trasfusioni di sangue o prodotti derivati.

L'incidenza

L’epatite A è diffusa in tutto il mondo sia in forma sporadica, sia epidemica. Nei Paesi in via di sviluppo con scarse condizioni igienico-sanitarie, l’infezione si trasmette rapidamente tra i bambini, nei quali la malattia è spesso asintomatica, mentre molti adulti risultano già immuni alla malattia. Nei Paesi più avanzati, invece, si è assistito negli ultimi anni all’aumento della proporzione di casi sintomatici poiché, in migliori condizioni igienico-sanitarie raramente bambini e giovani adulti vengano a contatto con il virus e di conseguenza aumenta l’età media dei casi.

Vaccinazione e soggetti a rischio

In Italia sono disponibili due diversi vaccini che forniscono una protezione dall’infezione già dopo 14-21 giorni. La vaccinazione è raccomandata nei soggetti a rischio, fra cui coloro che viaggiano in Paesi dove l’epatite A è endemica, per coloro che lavorano in ambienti a contatto con il virus, i tossicodipendenti, e i contatti familiari di soggetti con epatite acuta A.

Prevenzione 

La vaccinazione è raccomandata anche per coloro che sono affetti da malattie epatiche croniche, in quanto la letalità in questi soggetti è maggiore. Molto importanti sono pure le norme igieniche generali per la prevenzione delle infezioni oro-fecali (igiene personale, lavaggio e cottura delle verdure, molluschi ecc.) e il controllo della coltivazione e della commercializzazione dei frutti di mare.

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti

Si poteva essere d’accordo o meno con Umberto Bossi, morto il 19 marzo a 84 anni, ma una cosa è certa: il Senatur ha cambiato per sempre l’immagine del politico italiano. E il linguaggio della nostra politica. Con lui siamo passati dal lessico misurato, dal contegno da notaio e dalla debita distanza dai cittadini a gesti esagerati (dal dito alzato alle corna), alle canottiere bianche, a slogan ruvidi come “La Lega ce l’ha duro”.

Dalle corna al dito medio: la gestualità esagerata di Bossi

Bossi, che non aveva studiato ma aveva un passato da operaio, non possedeva doti intellettuali dichiarate. Ma sapeva comunicare con il corpo e con la provocazione. Numerosi i diti medi alzati, che sono valsi più di tante parole, al netto dell’innegabile imbarbarimento della politica. Nel 2011, durante la festa della Lega a Besozzo (Varese), Bossi mostrò il dito medio a un cantante che aveva citato la bandiera italiana. Nello stesso anno “rispose” sempre col dito medio a un giornalista che gli aveva chiesto delle pensioni. Nel 2019, al congresso del partito a Milano, in questo modo smentì il “funerale” della Lega.

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
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Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti

Il dito medio di Bossi era talmente iconico, per così dire, che Ryanair lo usò in una pubblicità in cui le offerte del vettore low cost erano messe a confronto con le alte tariffe di Alitalia. Nell’estate del 2011, Bossi rispose con una pernacchia e le corna ai giornalisti che avevano sollecitato un suo commento sulle richieste di governo tecnico dopo la Manovra, avanzate dall’opposizione. Il fondatore della Lega fece le corna ai giornalisti anche nell’ottobre di quell’anno dopo un vertice a Palazzo Grazioli, dimora romana di Silvio Berlusconi. E che dire del gesto dell’ombrello, anch’esso marchio di fabbrica del Senatur? Quello fatto alla festa del Carroccio a Ponte di Legno nel 2002 è solo un esempio.

Gli slogan coniati da Bossi rimasti nell’immaginario collettivo

Due gli slogan che hanno caratterizzato l’epopea di Bossi: “Roma ladrona” (poi con l’aggiunta “la Lega non perdona”), a sottolineare la contrapposizione tra uno Stato predatore – anzi parassitario – e il Nord produttivo, unico motore del Paese. E poi, ovviamente, “La Lega ce l’ha duro”.

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
Umberto Bossi durante un comizio (Ansa).

Altro che televisione: il rapporto viscerale tra il Senatùr e il popolo di Pontida

In un’epoca in cui la politica aveva iniziato ad affidarsi sempre di più alla televisione (basti pensare alla discesa in campo di Berlusconi), Bossi continuò a privilegiare le piazze. E meglio ancora il pratone di Pontida.

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
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La canottiera bianca sfoggiata nel 1994 in Sardegna (e non solo)

E poi c’è la canottiera bianca sfoggiata in Sardegna nell’estate del 1994, quando Bossi era ospite in una residenza di Vito Gnutti al Pevero, in Costa Smeralda, mentre a breve distanza – a Porto Rotondo – Berlusconi aveva riunito a Villa Certosa ministri e sottosegretari del suo governo. La distanza tra i due venne accentuata anche dall’abbigliamento, e non solo in quell’occasione: il Senatur d’estate si mostrava spesso con la sua ruspante canottiera bianca.

Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti
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Dal dito medio alle corna, fino alla canottiera bianca: Bossi e la politica dei gesti

CANOTTIERA

La morte di Umberto Bossi sui media internazionali

Anche i media internazionali danno spazio, nelle versioni online, alla notizia della scomparsa di Umberto Bossi. I maggiori quotidiani d’Europa ne ricordano la storia e il ruolo nel panorama politico nazionale degli ultimi 45 anni.

La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali
La morte di Umberto Bossi sui media internazionali

Da Le Monde a El Pais, come l’estero ha raccontato la scomparsa del Senatur

Il francese Le Monde sottolinea che «riuscì a trasformare il suo piccolo partito regionale in un attore di primo piano della politica italiana, prima di essere travolto da problemi di salute e da uno scandalo di corruzione». Anche Le Parisien ha dato spazio alla notizia, ricordando che «questo caro amico di Silvio Berlusconi ha ricoperto diversi incarichi ministeriali negli anni 2000». Lo spagnolo El Pais ricorda invece il Senatur come una «figura trainante del nazionalismo nel Nord Italia capace di rivoluzionare la politica del paese negli Anni 90 con un partito anti-establishment che è poi diventato il più vecchio». Sempre dalla Spagna, El Mundo ha definito Bossi «una delle figure più importanti e al contempo controverse della politica italiana negli ultimi quattro decenni». Così invece il tedesco Der Spiegel: «Per anni è stato considerato una figura di spicco della destra nella politica italiana e uno stretto collaboratore di Silvio Berlusconi. Nel Nord Italia, Bossi ha goduto per un certo periodo di notevole successo grazie alle sue critiche al centralismo italiano e alle sue invettive, a volte veementi, contro il Sud». Anche il Die Welt ha ricordato l’amicizia con il Cavaliere e i suoi ruoli nel Parlamento italiano ed europeo.

Cosa succede nel campo largo dopo il referendum? I possibili scenari

Poche ore all’apertura delle urne referendarie. «Sia il vostro parlare: “Sì, sì, No, no”; il di più viene dal Maligno» (Mt 5,37). Il campo largo ha scelto di opporsi alla riforma Nordio in maniera netta, con l’eccezione di Matteo Renzi che un po’ ha detto e un po’ non ha detto. In ogni caso anche la sua è sembrata una posizione strumentale, finalizzata perlopiù a non farsi cacciare dal campo largo nel quale è faticosamente rientrato. 

Cosa succede nel campo largo dopo il referendum? I possibili scenari
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Una vittoria del No non eliminerà i problemi del centrosinistra

Il centrosinistra scommette sulla vittoria del No e ha stimolato l’elettorato puntando sulla difesa strenua della Costituzione, della democrazia, dell’indipendenza della magistratura, sotto attacco dei soliti fascisti al governo. Bon. Magari l’emotività premierà il fronte del No e dunque vincerà chi si oppone alla separazione delle carriere dei magistrati, all’introduzione dei due Csm e dell’Alta Corte disciplinare. In quel caso il centrosinistra uscirà rinvigorito dal referendum, giusto in tempo per iniziare la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027. I problemi non mancano, tuttavia. Al campo largo serve un leader che oggi non c’è ed è in corso tutto un dibattito per capire come individuarlo. Renzi ora spinge per fare le primarie, dice che è arrivato il momento di scegliere. Da lunedì sarà il nuovo argomento di discussione preferito del centrosinistra, con sfumature diverse a seconda di come andrà il risultato referendario. In più, sempre alla voce problemi da non sottovalutare, c’è la possibilità che il centrosinistra, in caso di vittoria, sovrastimi il risultato, dando per conquistate le elezioni dell’anno prossimo. Qualora vincesse il No infatti avrebbe già pronto il copione: Giorgia Meloni è lontana dagli interessi reali degli italiani, che non vogliono più questa maggioranza. Vedete? Il risultato del referendum sta lì a dimostrarlo. 

Cosa succede nel campo largo dopo il referendum? I possibili scenari
Elly Schlein e Giusepep Conte (Imagoeconomica).

Schlein spera in una blindatura, almeno fino alle Politiche

Il centrosinistra coglierebbe una vittoria del No come un avviso di sfratto per il governo. Il che prolungherebbe la vita politica dei leader del campo largo, a cominciare da Elly Schlein. Giuseppe Conte, figurarsi, governa apparentemente senza alternative, l’unica sfidante è Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, la cui opposizione al contismo è velleitaria.

Cosa succede nel campo largo dopo il referendum? I possibili scenari
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Nel caso del Pd è già diverso; Schlein in questi tre anni di pace forzata ha accumulato sostenitori improbabili (Stefano Bonaccini), ma anche un certo numero di riformisti (Eugenio Giani li chiama sprezzantemente «radicali») pronti per l’eventuale inciampo. Un’eventuale vittoria referendaria allungherebbe il contratto politico dentro il Pd almeno fino alle elezioni dell’anno prossimo. Sarebbe dunque garanzia per Schlein che il suo posto è intoccabile, almeno finora. Forse qualche riformista più pragmatico spera proprio che vada così; che Schlein vinca il referendum per restare in sella almeno fino alle Politiche e poi, eventualmente, essere sconfitta da Meloni, leader indiscussa del destra-centro.

Cosa succede nel campo largo dopo il referendum? I possibili scenari
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Se vincesse il Sì, potrebbe tornare la voglia di un Papa straniero

E se il campo largo dovesse perdere? Nessuno si dimetterebbe, ovvio. Anche perché a parte Renzi, Schlein non chiede le dimissioni di Meloni in caso di sconfitta. Il centrosinistra in ogni caso non sembra pronto per questa eventualità, quasi che dia per scontata la vittoria. Il problema della leadership resterebbe lo stesso; è imprescindibile infatti la ricerca di un nuovo capo. A quel punto però il centrosinistra avrebbe bisogno di un nuovo tono oltre che di un nuovo leader. E magari a qualcuno verrebbe la voglia di proporre un altro Papa straniero, un possibile leader esterno ai partiti e alla politica tradizionale. D’altronde, se l’unione di tanti cervelli politicamente impegnati non fa la forza, meglio andare altrove, meglio scegliere chi risponde pienamente allo spirito dei tempi. Siamo sicuri che da qualche parte, nella sua officina trasformata in ufficio, Dario Franceschini stia pensando a qualcosa. Perché non di sola Silvia Salis può vivere l’alternativa agli attuali dirigenti del centrosinistra. 

Cosa succede nel campo largo dopo il referendum? I possibili scenari
Silvia Salis (Imagoeconomica).