La guardia di finanza ha eseguito un sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 2,2 milioni di euro nei confronti di Giancarlo Tulliani, cognato dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini e attualmente latitante a Dubai. Il provvedimento, emesso dal tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, riguarda una villa nella capitale, vari conti correnti sia in Italia che all’estero e due automobili, una delle quali di lusso. La misura patrimoniale è stata disposta al termine del processo di primo grado che ha portato alla condanna di Tulliani a sei anni di reclusione per riciclaggio. L’inchiesta trae origine dalle indagini avviate nel 2017, quando emerse un sistema di trasferimento e reimpiego di fondi di provenienza illecita da parte della famiglia Tulliani.
Le accuse nei confronti di Tulliani
Secondo le ricostruzioni investigative, Giancarlo Tulliani avrebbe ricevuto somme ingenti di denaro, prive di causale o giustificate da contratti fittizi, trasferite anche tramite società offshore. Quei fondi venivano poi spostati all’estero attraverso conti personali e successivamente reinvestiti nell’acquisto di immobili e attività economiche, oggi sottoposti a sequestro. L’indagine avviata nel 2016 coinvolgeva anche l’imprenditore Francesco Corallo, conosciuto come il “re delle slot”, accusato di aver distratto centinaia di milioni di euro derivanti dalle concessioni sul gioco d’azzardo per reinvestirli attraverso società di comodo.
L’arresto di Corallo e la fuga di Tulliani a Dubai
Nel 2017 scattarono i sequestri e le ordinanze di custodia cautelare: Corallo venne arrestato ai Caraibi, mentre Tulliani fece perdere le proprie tracce rifugiandosi a Dubai. Dopo diversi anni di rinvii e richieste di estradizione, il processo è approdato in aula a Roma nel 2018. Nell’aprile 2024 è arrivata la sentenza di primo grado: sei anni di carcere per Giancarlo Tulliani, cinque per la sorella Elisabetta e per il padre Sergio, mentre Gianfranco Fini è stato condannato a due anni e otto mesi. Corallo, che aveva scelto di non ricorrere alla prescrizione per essere giudicato nel merito, è stato assolto dalle accuse più pesanti, con il reato di riciclaggio dichiarato prescritto.
