Una lettera pubblicata da Report potrebbe spiegare i motivi delle dimissioni del segretario generale del Garante della privacy, Angelo Fanizza, annunciate giovedì a poco più di un mese dalla nomina. Il 4 novembre Fanizza aveva inviato una comunicazione riservata al dirigente responsabile della sicurezza informatica, Cosimo Comella, chiedendogli di acquisire una grande quantità di informazioni dai computer di circa 200 dipendenti dell’Autorità: posta elettronica, accessi alle cartelle condivise, log di sicurezza, e perfino l’istruzione di evitare la sovrascrittura dei registri interni. La richiesta era arrivata due giorni dopo la prima inchiesta di Report che aveva portato alla luce comunicazioni interne riguardanti i rapporti di un componente del collegio, Agostino Ghiglia, con esponenti politici di Fratelli d’Italia.
Comella, che al Garante lavora da anni, ha risposto il giorno dopo, il 5 novembre, rifiutando nettamente la richiesta del segretario generale. Ha spiegato che quella raccolta di dati avrebbe violato norme costituzionali sulla segretezza della corrispondenza e persino precedenti provvedimenti dello stesso Garante contro datori di lavoro che spiavano i dipendenti. Ha anche sottolineato l’assurdità logistica della richiesta: per estrarre tutto il materiale sarebbero serviti circa 20 mila DVD e oltre quattromila ore di lavoro.
I dipendenti chiedono le dimissioni dell’intero collegio
Il collegio dell’Autorità sostiene di aver saputo della lettera solo il 13 novembre. Alcuni membri l’hanno definita immediatamente illegittima, ma non sono seguite iniziative formali. Ma quando la vicenda è stata illustrata ai dipendenti, l’assemblea ha chiesto le dimissioni dell’intero collegio, ritenendo insufficiente il solo passo indietro di Fanizza. Nel mentre, le opposizioni continuano a chiedere lo scioglimento del collegio, sostenendo che il prestigio dell’istituzione sia ormai ai minimi termini.
