Il lombardo-veneto incorona Zaia: Salvini sempre più solo al Nord

I veneti lo votano. I lombardi lo vogliono alla guida del Nord. Attorno al boom di Luca Zaia alle Regionali si stringe l’asse tra Bergamo, Brescia, Venezia e Treviso. E nella Lega che fu di Umberto Bossi torna a farsi sentire il Lombardo-Veneto: non il regno dell’impero austriaco, ma i due ‘popoli’ uniti dal Senatur con la fondazione della Lega Nord nel febbraio del 1991. Allora, a Pieve Emanuele, alle porte di Milano, Bossi federò le due Leghe, la Lega lombarda e la Liga veneta, insieme ad altri movimenti autonomisti. Dopo oltre 30 anni di rivalità e liti, in cui sono sempre stati i veneti ad avere la peggio, con le espulsioni eclatanti di Franco Rocchetta, Fabrizio Comencini e, più di recente, Flavio Tosi, sono ora i lombardi a chiedere che a guidarli sia un veneto, il Doge di Bibano, frazione di Godega di Sant’Urbano.

Il lombardo-veneto incorona Zaia: Salvini sempre più solo al Nord
Luca Zaia nella ‘sua’ Bibano (via Fb).

La raccolta firme per Zaia a Brescia

Il ‘movimento’ viene dal basso: l’idea parte dall’ultima provincia lombarda, al confine con il Veneto, quella di Brescia. È qui, nella Leonessa d’Italia, che la sezione cittadina ha promosso una raccolta firme per chiedere a Matteo Salvini di nominare Zaia referente della Lega per il Nord. «Si tratta di una proposta costruttiva, in linea con quanto avviene altrove in Lega», ha spiegato Michele Maggi, segretario della sezione. «Una raccolta firme che parte dal basso, dai giovani militanti, dai sostenitori, una petizione rivolta direttamente al segretario federale affinché venga riconosciuta questa figura che esiste già per il Sud, Claudio Durigon». Maggi ha convocato la stampa in una saletta di un bar decentrato, tra l’ospedale Civile e palazzo Loggia. «Tengo a precisare che Salvini non viene assolutamente messo in discussione, questo che sia ben chiaro: lui è e resta segretario federale», si è affrettato a sottolineare. «Zaia ha governato negli ultimi 15 anni il Veneto in modo ineccepibile, è vicino alla militanza, ma soprattutto è attento a quelle che sono le esigenze del Nord e noi vogliamo rilanciare la questione settentrionale». Due sedie più in là, la deputata Simona Bordonali e il leader dell’opposizione a Palazzo della Loggia, Fabio Rolfi. Insomma, una bella grana per Salvini, che, però, cerca di far finta di nulla.

Il lombardo-veneto incorona Zaia: Salvini sempre più solo al Nord
Fabio Rolfi (Imagoeconomica).

Per ora Romeo tace, ma a Palazzo Lombardia qualcosa si muove

Da pochi mesi rieletto alla guida del partito fino al 2029, il segretario sa che questa è una mossa dal basso che mina la sua leadership. Ed è talmente scivolosa che nessun leghista la commenta. Ma mentre i big tacciono, l’onda non si ferma. E all’iniziativa di Brescia si accodano decine di sezioni tra cui quella di Martinengo, cittadina della Bergamasca, famosa per alcune scene dell’Albero degli zoccoli. Il prossimo passo – viene riferito – dovrebbe essere l’approvazione da parte dei direttivi provinciali di Bergamo e Brescia, dove nel 2022 sono stati eletti due segretari non proprio fedeli all’ortodossia salviniana, Fabrizio Sala e Roberta Sisti. E mentre il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo non parla, qualcuno sussurra che ai piani altissimi di Palazzo Lombardia siano già arrivati i moduli per la raccolta firme. D’altronde, il governatore Attilio Fontana è da mesi il dirigente più critico nei confronti della gestione del partito, in primo luogo con le uscite contro la ‘vannaccizzazione’ della Lega e poi con la richiesta di ruoli per Zaia e il sostegno alla proposta di creare un movimento nordista, sul modello della Csu-Cdu tedesca. Un esempio cui Salvini ha detto di non volersi ispirare.

Il lombardo-veneto incorona Zaia: Salvini sempre più solo al Nord
Attilio Fontana (Imagoeconomica).

Salvini sposta l’attenzione sulla Toscana (dove nelle chat volano stracci)

Ma come risponde, invece, il segretario all’iniziativa di raccolta firme? Salvini sposta l’attenzione su altro, mentre stupisce il silenzio dei quotidiani nazionali. Il giorno della notizia diffusa da Brescia, nel pomeriggio, l’ufficio stampa della Lega ha diffuso una nota in cui si annuncia che l’ex vice segretario Andrea Crippa, non riconfermato per far spazio alle new entry Roberto Vannacci e Silvia Sardone dopo il congresso, è stato nominato commissario e si occuperà di ricomporre le fratture in Toscana. Qui il deludente risultato alle Regionali (4,38 per cento) e la gestione dell’ex generale della campagna elettorale hanno lasciato strascichi pesanti. Il veleno si è riversato nei giorni scorsi nelle chat di partito, dove Massimiliano Simoni, unico consigliere eletto della Lega in Toscana e fedelissimo di Vannacci, ha protestato per l’espulsione di un altro fedelissimo del generale, Andrea Vasellini, deciso dal congresso di Grosseto. Immediata la reazione dell’ex zarina toscana Susanna Ceccardi, che ha respinto al mittente le critiche: «Non è accettabile che uno arrivato ora, che deve la sua carica al listino bloccato, dileggi le scelte di un direttivo eletto secondo le regole del movimento, che esiste da 30 anni». Allora sono volati gli stracci, con Simoni che ha replicato duramente, definendo Ceccardi un’«autentica miracolata», scatenando un intervento deciso del segretario regionale, Luca Baroncini. «È offensivo e inaccettabile», ha scritto Baroncini, «definire miracolata una donna che ha vinto un Comune con i voti, diventando il primo sindaco della Lega in Toscana, e che si è conquistata l’elezione al Parlamento Europeo con preferenze scritte e senza ricorrere ai listini bloccati». Oltre alla nomina di Crippa, Salvini ha fatto sapere che Baroncini lo affiancherà come responsabile enti locali del Centro Italia. Quindi, un’altra nomina al Centro, nessuna al Nord, sembra essere il ragionamento.

Il lombardo-veneto incorona Zaia: Salvini sempre più solo al Nord
Matteo Salvini (Ansa).

Vannacci e la ‘guerra’ (persa) dei numeri con Zaia

Quanto a Vannacci sembra ormai avere una vera ossessione per Zaia (distratto solo dal video con lo zaino militare e il presepe portatile). «Io non sono per niente preoccupato. In politica contano i voti e io i voti li ho», ha scandito l’ex generale. «Io sono molto contento. La cosa importante è il risultato ed è andata benissimo», ha messo in chiaro. «Io sono stato in Veneto per ben due volte. Ho dato il mio apporto». Poi arriva la stoccata sui numeri: «Ho preso oltre mezzo milione di voti alle ultime Europee. In Veneto sono stati 72 mila, senza essere veneto e senza fare campagna elettorale». Sarà pur veneto, ma Zaia di preferenze ne ha prese tre volte tanto alle Regionali.