Rocco Casalino, pronto alla sua nuova avventura editoriale, è stato intervistato da Repubblica, dove ha ripercorso la sua posizione nel Movimento 5 Stelle spiegando «ora che il Movimento è strutturato, con un capo, una linea politica forte, dei capigruppo fissi, il ruolo della comunicazione è ridimensionato. Ne ho sofferto, ma ho capito che è giusto così». L’ex responsabile della comunicazione sottolinea di non essersi comportato come chi ha abbandonato polemicamente dopo l’arrivo di Giuseppe Conte: «E non ho reagito come altri che se ne sono andati via arrabbiati, perché Conte è arrivato dopo di noi ed è diventato il capo: è stato messo alla prova, ha retto, se lo merita».
Casalino: «Quando abbiamo preso il 33 per cento Di Maio non divenne premier per il curriculum»
Nella conversazione Casalino ha affrontato anche il tema della leadership nel campo progressista, indicando la necessità di un metodo equo: «Bisognerà individuare insieme un percorso limpido che non avvantaggi nessuno. Si sa che il Pd è più radicato. Ma se non ci fossero stratagemmi, certo che il Movimento accetterebbe il risultato». Rivendica poi il valore dell’esperienza accumulata da Conte: «Sarò di parte, ma penso che il curriculum debba contare. E una cosa è un professore universitario, avvocato di successo e due volte premier, un’altra giovane con poca esperienza come Schlein. Quando abbiamo preso il 33 per cento Di Maio non è diventato premier perché non aveva il curriculum». Casalino critica infine i toni usati dalla segretaria dem: «La risposta di Schlein su Atreju è stata arrogante e offensiva. Ha detto allora tu porta Salvini, io porto Bonelli e Fratoianni, ma che modi sono?».
