L’assessore lombardo allo Sviluppo economico, Guido Guidesi (Lega), ha fortemente criticato l’impostazione della Commissione europea sulle politiche industriali, definendo «sempre più concreto» il rischio di una progressiva perdita di capacità produttiva. La critica nasce dall’ipotesi di un nuovo rinvio del pacchetto automotive, atteso da mesi dalle regioni manifatturiere. «Ogni ulteriore rinvio di iniziative concrete da parte della Commissione europea in campo industriale avvicina sempre di più il rischio di deindustrializzazione», ha affermato Guidesi, chiedendo risposte chiare dalla presidente Ursula von der Leyen il 10 dicembre.
Dietro il rinvio c’è il pressing della Germania
Il pacchetto automotive, inizialmente programmato per il 10 dicembre e pensato per aggiornare le regole sulle emissioni e il bando ai motori endotermici dal 2035, potrebbe slittare «di alcune settimane», secondo quanto annunciato dal commissario europeo Apostolos Tzitzikostas in un’intervista a Handelsblatt. La pressione arriva soprattutto dalla Germania: nelle scorse settimane il cancelliere Friedrich Merz ha intensificato le richieste rivolte a Ursula von der Leyen, chiedendo di rivedere il bando 2035 e di ritirare la proposta di quote obbligatorie di auto elettriche per le flotte aziendali, considerata dall’industria un «bando mascherato» già per il 2030. Il rinvio mostra come Bruxelles non abbia ancora trovato una sintesi tra le posizioni dei Paesi industriali, gli obiettivi climatici e le difficoltà dei costruttori, alle prese con domanda debole e rete di ricarica insufficiente.

Guidesi: «La Lombardia si farà capo di una protesta per la manifattura»
Nel suo intervento Guidesi ha ricordato le richieste già avanzate da Lombardia e Automotive Regions Alliance: apertura a tutte le tecnologie, inclusi i biocarburanti, e revisione dei limiti di CO2 anche per camion e autobus. L’assessora cita inoltre i segnali di squilibrio competitivi: «Ricordo che soli pochi giorni fa il più importante costruttore europeo ha annunciato la prima auto prodotta interamente in Cina con il proprio marchio; dalla Commissione arrivano addirittura ipotesi di detariffazione sull’import cinese come se lo spostamento produttivo fosse una strategia di politica industriale». Preoccupazioni analoghe riguardano siderurgia ed ETS, l’assenza di limiti all’esportazione del rottame ferroso e il settore chimico, dove «un’impostazione regolatoria ha sostanzialmente limitato il settore». Secondo l’assessore, «posticipo e temporeggiamenti ulteriori sono inaccettabili». E annuncia che, senza interventi, «la Lombardia si farà capo di una protesta in rappresentanza della manifattura».
