Assunzioni imprese 2025: si cercano laureati e diplomati Its

Assunzioni di profili professionali introvabili nel 2025 per le imprese, alla ricerca soprattutto di laureati e diplomati Its. È quanto emerge dal Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali grazie al Programma nazionale Giovani, donne e lavoro, cofinanziato dall’Unione europea. Al centro dell’indagine soprattutto i titoli di studio e le qualifiche dei profili ricercati dalle imprese, introvabili per una media di circa un posto di lavoro su due, dato quest’ultimo che si conferma mensilmente da alcuni anni a questa parte. Più nel dettaglio del bollettino delle assunzioni delle imprese, all’appello mancano 670 mila laureati nel 2025, 120 mila diplomati presso gli Istituti tecnici superiori, mentre 1,3 milioni di posti di lavoro riguardano candidati in possesso del diploma di scuola superiore e 2,3 milioni chi abbia una qualifica professionale.

Assunzioni imprese 2025, quali titoli di studio sono ricercati?

Assunzioni imprese 2025: si cercano laureati e diplomati Its
Il Centro per l’impiego di Cinecittà, a Roma (Imagoeconomica).

Imprese alla ricerca di candidati in possesso di qualifiche e titoli di studio elevati. Dalla rilevazione del Sistema informativo Excelsior emerge, infatti, la necessità delle imprese di reperire 670 mila laureati, 120 mila diplomati Its, 1,3 milioni di diplomati scuola superiore e 2,3 milioni di chi sia in possesso di una qualifica professionale. La metà dei candidati in possesso di laurea e del diploma conseguito presso gli Istituti tecnici superiori (Its Academy) è considerato dalle imprese introvabile. Se n’è parlato anche nella giornata del 26 novembre 2025 durante l’inaugurazione a Verona Fiera della 34esima edizione del Job&Orienta, la vetrina nazionale dedicata all’orientamento, alla scuola, alla formazione e al lavoro.

Quali competenze servono alle imprese per le assunzioni 2025?

La mancanza di candidati ideali, in possesso delle competenze ricercate dalle imprese, non è una novità. Infatti, da alcuni anni a questa parte, nel consueto osservatorio mensile del Sistema informativo Excelsior, emerge una perdita di occasioni di lavoro di circa il 50 per cento medio (a novembre 2025 del 47 per cento), in particolare per alcune figure professionali con accentuate difficoltà a causa della mancanza di adeguati titoli di studio. Nel 2025 il mismatch tra la domanda e l’offerte è decisamente importante. Infatti, è difficile reperire i tecnici Its Academy che mancano per il 57,3 per cento delle assunzioni delle imprese e i laureati, assenti nel 50,9 per cento delle opportunità di lavoro.

Mismatch domanda e offerta di lavoro, cosa fare?

Assunzioni imprese 2025: si cercano laureati e diplomati Its
Impiegati (Imagoeconomica).

«Il gap tra domanda e offerta di lavoro si mantiene molto alto anche quest’anno – si legge nella nota stampa di Andrea Prete, presidente di Unioncamere – Non è una prerogativa italiana ma certo rappresenta un freno importante alla competitività del sistema Paese. È indispensabile continuare a lavorare su più fronti, tra i quali quello dell’orientamento, che deve essere quanto più precoce possibile; su una più intensa relazione tra Università e imprese per frenare la fuga dei cervelli; su un migliore incontro e dialogo tra formazione e richiesta delle imprese».

Scalata Mediobanca, la difesa del Gruppo Caltagirone

Il Gruppo Caltagirone interviene sull’inchiesta avviata dalla procura di Milano riguardante la scalata a Mediobanca, precisando in una nota di aver «piena fiducia nell’operato dell’Autorità Giudiziaria» e di aver messo — e di voler continuare a mettere — a disposizione degli inquirenti la massima collaborazione. Il gruppo sottolinea inoltre di essere «certo dell’assoluta correttezza dell’operato» dei propri rappresentanti, che avrebbero «sempre agito nel rispetto delle norme di mercato e mantenuto una relazione trasparente con le autorità di vigilanza».

Delfin: «Esprimiamo totale estraneità ai fatti»

Anche Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, interviene dopo la diffusione della notizia dell’indagine milanese che coinvolge, tra gli altri, il presidente della società e numero uno di EssilorLuxottica, Francesco Milleri. Nel comunicato diffuso dal Consiglio di amministrazione, si afferma che il board «dichiara all’unanimità la totale estraneità dei propri membri ai fatti contestati e di aver sempre agito nel pieno rispetto delle regole del mercato e delle normative vigenti». Il Cda aggiunge inoltre di essere «certo che l’indagine in corso dimostrerà l’infondatezza e l’insussistenza della provvisoria contestazione, confermando l’estraneità del Consiglio d’amministrazione e dei suoi membri alle accuse mosse».

Confindustria, Fausto Bianchi presidente della Piccola Industria

Fausto Bianchi, alla guida di Unindustria Latina e rimasto unico candidato dopo il ritiro di Pasquale Lampugnale, è stato scelto dal Consiglio Centrale di Piccola Industria come presidente per il periodo 2025-2029, entrando contestualmente nella squadra di Emanuele Orsini in qualità di vicepresidente di Confindustria. 49 anni, nato a Velletri nel 1976, Bianchi proviene da una storia imprenditoriale familiare: dirige il Gruppo Bianchi Assicurazioni, attivo nella consulenza e nella gestione integrata dei rischi, ed è laureato in Economia Aziendale e Management.

La carriera di Fausto Bianchi

Bianchi è amministratore delegato e socio di Blue Shield Technology, realtà che opera nello sviluppo di soluzioni tecnologiche dedicate alla blue economy. La sua presenza nel sistema confindustriale risale al 2007 e, da allora, ha ricoperto una serie di incarichi, dai Giovani Imprenditori di Unindustria al Comitato Interregionale del Centro Italia, fino al coordinamento del gruppo tecnico «Specializzazione Intelligente e Innovazione Aperta». Dal 2020 ha presieduto il Comitato Piccola Industria di Unindustria, sedendo parallelamente nel Consiglio Centrale di Piccola Industria e nel Consiglio Generale di Confindustria, oltre a far parte dell’Advisory Board del Marzotto Venture Accelerator. Da settembre 2024 è alla presidenza di Unindustria Latina.

Affitti brevi al 21 per cento sulla prima casa e obbligo di partita Iva: le ultime novità sui correttivi della Manovra 2026

Affitti brevi con cedolare secca del 21 per cento sulla prima casa e obbligo di apertura della partita Iva a partire dalla terza casa data in locazione: è questa una delle novità più rilevanti riguardanti le correzioni alla Manovra 2026 emersa nel corso della riunione della maggioranza sul disegno di legge di Bilancio del 26 novembre della quale ne fornisce notizia direttamente il portale del governo. Inoltre, potrebbe ampliarsi ulteriormente il valore catastale della prima casa ai fini dell’esenzione dall’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) che passerebbe a 120 mila euro. Infine, si chiarisce la possibilità di compensare anche i contributi previdenziali delle imprese, mentre si prevede un aumento dell’Irap ai grandi istituti bancari.

Affitti brevi 21 per cento e partita Iva: cosa cambia nelle locazioni?

Affitti brevi al 21 per cento sulla prima casa e obbligo di partita Iva: le ultime novità sui correttivi della Manovra 2026
Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio dei ministri (Imagoeconomica).

Si continuerà ad applicare la cedolare secca del 21 per cento sugli affitti brevi riguardanti la prima casa, mentre a partire dalla seconda l’aliquota salirà al 26 per cento. È questa una delle novità emerse dal vertice della maggioranza del 26 novembre 2025 nel corso del quale si è fatto il punto sulla situazione delle modifiche al disegno di legge di Bilancio 2026. Durante la riunione è emerso anche l’obbligo, a partire dalla terza casa data in locazione, di apertura della partita Iva. Si dà un taglio professionale, dunque, a questo tipo di attività. L’accordo accontenta soprattutto Tajani di Forza Italia e Maurizio Lupi di Noi Moderati, presenti al vertice insieme alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al vicepresidente Matteo Salvini, al viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, al titolare dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e ai capigruppo dei partiti di maggioranza al Senato.

Tutte le ultime novità della Manovra 2026: come cambia l’Isee

Sempre in tema di casa, la legge di Bilancio 2026 conterrà un’importante novità sul calcolo dell’Isee delle famiglie. Infatti, il valore della prima casa da esentare dal calcolo sale a 120 mila euro, rispetto ai 91.500 euro dell’ultimo aggiornamento. La modifica accontenta, in particolare, le richieste di Matteo Salvini. Tra le altre novità, dovrebbe essere modificato anche lo stop alle compensazioni dei crediti d’imposta agevolati con i debiti contributivi, meccanismo particolarmente indigesto alle imprese. In attesa di novità più rilevanti, nella nota di Palazzo Chigi si legge che «è stata chiarita la possibilità di compensazione anche per i contributi previdenziali delle imprese». Infine, tra le maggiori entrate il governo dovrebbe aumentare ulteriormente l’Irap, portandola dal 2 al 2,5 per cento, per i grandi istituti bancari. Ma l’aumento sarebbe accompagnato dall’istituzione di una franchigia di 90 mila euro che dovrebbe escludere dall’incremento dell’imposta le banche di ridotte dimensioni.

Scadenze fiscali dicembre 2025, l’elenco: dagli acconti Irpef alla cedolare secca

Sono numerose le scadenze fiscale di dicembre 2025, concentrate soprattutto all’inizio del mese per via del rinvio dal 30 novembre 2025 di vari appuntamenti con il pagamento delle imposte. Infatti, le scadenze fissate per domenica prossima sono state rinviate a lunedì 1° dicembre 2025. Tra gli adempimenti del mese, è importante non dimenticare di pagare gli acconti dell’Irpef e della cedolare secca. Nel corso del mese, in calendario vi sono poche altre date da cerchiare in rosso: il giorno 16, data da ricordare soprattutto per il pagamento della seconda rata dell’Imu, il 29 e il 31 dicembre.

Scadenze fiscali dicembre 2025, quando va versata l’Irpef e la cedolare secca?

Scadenze fiscali dicembre 2025, l’elenco: dagli acconti Irpef alla cedolare secca
Un ragazzo segue dal sito dell’Agenzia delle Entrate le istruzioni per compilare il modello F24 (Ansafoto).

Parte col botto il mese di dicembre 2025 dal punto di vista delle scadenze fiscali. Infatti, il giorno 1, complice anche il rinvio delle scadenze del 30 novembre 2025 (che cade di domenica), sono in calendario i versamenti:

  • della seconda o dell’unica rata del 2025 da versare da parte delle persone fisiche (Irpef), nonché dalle società di persone e dai soggetti Ires ai fini dei versamenti Ires, Irap, Ivafe e Vie;
  • dell’acconto sulla cedolare secca da pagare in un’unica rata o come seconda rata del 2025;
  • della seconda rata di acconto per il 2025 dei contributi previdenziali per i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata dell’Inps;
  • della seconda rata di acconto del 2025 dei contributi previdenziali sul reddito eccedente il minimale dei commercianti e artigiani iscritti alla Gestione Inps;
  • del conguaglio dell’acconto sulla retribuzione erogata a novembre (seconda o unica rata) ai fini del modello 730;
  • dell’Iva periodica, inerente il terzo trimestre da luglio a settembre 2025;
  • dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel terzo trimestre dal 2025 (da luglio a settembre), nonché di quelle riguardanti i primi due trimestri nel caso di imposta inferiore a 5 mila euro.

Quali sono le date di versamento Iva e imposte a dicembre 2025?

La seconda data del mese di dicembre 2025 che concentra più scadenze fiscali è quella del giorno 16. A metà mese è prevista soprattutto la scadenza del versamento della seconda rata o del saldo dell’Imu 2025. Sono chiamati al pagamento di quanto dovuto i proprietari o i titolari di un diritto reale di godimento sugli immobili di lusso, con classificazione catastale A1, A8 e A9, nonché le seconde e terze case. Nello stesso giorno gli Enti non commerciali devono procedere con il versamento del saldo dell’Imu 2025 mediante modello F24 o bollettino. Infine, il 16 dicembre è prevista la liquidazione dell’Iva riferita al mese di novembre 2025. Il 29 dicembre, inoltre, si versa l’acconto Iva per il 2025 dai contribuenti mensili, trimestrali e trimestrali speciali. Infine, il 31 dicembre 2025 scadono tutte le attestazioni dell’Isee elaborate durante l’anno, mentre per chi abbia la previdenza complementare è necessario comunicare alla propria compagnia assicurativa l’ammontare dei contributi pagati e non dedotti nel Modello dei Redditi 2025 o nel 730/2025 in quanto eccedenti i limiti di deducibilità.

Il giorno di Sbarra, la linea di Messina, gli incarichi di Parzani: le pillole del giorno

È il giorno di Luigi Sbarra, l’ex sindacalista della Cisl entrato nel governo di Giorgia Meloni. A Roma è in programma la presentazione del Rapporto Svimez 2025 intitolato “L’economia e la società del Mezzogiorno”. Partecipano, tra gli altri, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme, appunto Sbarra, che ora è sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Politiche per il Sud, e ovviamente Adriano Giannola, presidente della Svimez. A Sbarra – che da calabrese doc nutre un enorme senso di gratitudine per Meloni che l’ha fatto “salire a bordo” – sono affidate le conclusioni dell’incontro.

Il giorno di Sbarra, la linea di Messina, gli incarichi di Parzani: le pillole del giorno
Luigi Sbarra (foto Imagoeconomica).

Messina detta la linea

«Bene il rigore nei conti pubblici, ma è necessario rafforzare i motori di sviluppo. L’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione europea è una priorità strategica, consentirà al governo di incidere sulle diseguaglianze. Le banche sono fondamentali per la tenuta dei conti pubblici. Non va dimenticato». Le “tavole della legge” di Carlo Messina, il numero uno di Banca Intesa Sanpaolo, sono apparse sul Sole 24 Ore, in un’intervista firmata dal direttore Fabio Tamburini («quelle davvero importanti adesso non vengono delegate a Maria Latella», sussurra qualche giornalista del quotidiano di Confindustria, ricordando la polemica sull’uso di figure esterne che ha portato a un recente sciopero, e che riguarda da anni in particolare la figura di Latella). Per Messina, occorre «approvare incentivi pubblici per sostenere gli investimenti delle imprese, esattamente come avviene in tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Germania alla Francia. Ciò dev’essere previsto nella manovra finanziaria in arrivo, insieme a interventi radicali per la sburocratizzazione e per la riduzione del costo dell’energia. Occorre uno sforzo di semplificazione».

Il giorno di Sbarra, la linea di Messina, gli incarichi di Parzani: le pillole del giorno
Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo (foto Imagoeconomica).

E anche a nome del sistema del credito, Messina ha tenuto a sottolineare che «si dovrebbe tenere a mente che banche e assicurazioni non sono controllate dallo Stato. Quindi non sono condizionabili. Per questo occorre il gioco di squadra. Perché dobbiamo essere soltanto noi a pagare quando è necessario far quadrare i conti pubblici? Ci sono oggi in Italia 22 aziende con oltre 1 miliardo di utile netto all’anno. E soltanto nove sono banche e assicurazioni. Metà delle altre sono a partecipazione pubblica. In un’ottica di sostegno ai conti pubblici, perché non pensare a una platea più ampia? Vedo un rischio nell’additare banche e assicurazioni come portatori di profitti da tassare in maniera eccessiva, anche se straordinaria».

Il giorno di Sbarra, la linea di Messina, gli incarichi di Parzani: le pillole del giorno
Fabio Tamburini, direttore del Sole 24 Ore (foto Imagoeconomica).

Con un messaggio destinato a chi sceglie le strategie politiche: «Si trascura il fatto che siamo il pilastro del Paese e che il nostro settore rappresenta un’eccellenza in Europa. Non solo. Banche e assicurazioni hanno avuto, hanno e avranno un ruolo fondamentale per la tenuta dei conti pubblici». Perché «le banche andrebbero considerate come risorse, non indebolite. Prendiamo l’esempio di Intesa Sanpaolo. Siamo un grande promotore della coesione sociale: riteniamo giusto che una parte degli utili servano per contrastare le diseguaglianze. Nel periodo 2023-2027 quelli trasferiti dagli azionisti alla comunità saranno pari a 1,5 miliardi. E sarebbe un peccato doverli ridurre». E chi vuol capire…

Parzani e l’ombra del conflitto d’interessi

I quasi 20 mila follower su Linkedin di Claudia Parzani, figura nota della business community milanese e avvocato di Linklaters, una che ha fatto della gender equality il trampolino di lancio di una straordinaria carriera, hanno appreso che un altro incarico è stato aggiunto al suo già ampio curriculum. Dopo la presidenza di Borsa Italiana e la poltrona nel board di Stellantis, da qualche mese Parzani è diventata senior advisor di Brunswick, la grande agenzia di pubbliche relazioni che fornisce consulenza alle aziende italiane e le assiste in tutte le fasi della vita, come la quotazione in Borsa, la raccolta capitali, la gestione di eventuali crisi. Il mondo dei professionisti della comunicazione, si sa, è un po’ malizioso e ha subito alzato il sopracciglio. E sono in diversi a chiedersi se i due incarichi, quelli di presidente di Borsa Italiana e consulente di Brunswick, siano incompatibili, o quantomeno se la loro coesistenza sia inopportuna visto il palese conflitto d’interessi che si è venuto a creare.

Il giorno di Sbarra, la linea di Messina, gli incarichi di Parzani: le pillole del giorno
Claudia Parzani, presidente di Borsa Italiana (foto Imagoeconomica).

Le ispezioni subacquee della Camera

Una delegazione della commissione Trasporti della Camera dei deputati ha svolto una missione a La Spezia in occasione dell’esame del disegno di legge in materia di sicurezza delle attività subacquee. Guidata dal presidente Salvatore Deidda (di Fratelli d’Italia), con i deputati Maria Grazia Frijia, Alberto Pandolfo, Roberto Bagnasco, Roberto Traversi, Luca Pastorino e Giulia Pastorella, la delegazione «ha svolto una serie di incontri e sopralluoghi mirati a raccogliere elementi conoscitivi diretti sulle eccellenze locali che operano nel settore strategico marittimo e subacqueo. L’obiettivo è fornire un contributo concreto e basato sulla realtà territoriale all’elaborazione di una normativa che si preannuncia fondamentale per il futuro del Paese in questo ambito». Il primo appuntamento è stato dedicato alla conoscenza delle infrastrutture e dei progetti legati al Polo Nazionale della Subacquea, iniziativa che posiziona La Spezia come hub di riferimento per l’innovazione e la ricerca nel settore. La delegazione ha poi visitato il distretto ligure delle tecnologie marittime, per un confronto diretto con le realtà imprenditoriali e i centri di ricerca che sviluppano soluzioni all’avanguardia per l’ambiente marino. Si è poi svolto un incontro nella sede dell’Autorità portuale per discutere le implicazioni logistiche, infrastrutturali e di sicurezza che il nuovo disegno di legge avrà sulla gestione e lo sviluppo delle attività portuali. La giornata si è chiusa al Raggruppamento subacquei e incursori “Teseo Tesei” della Marina militare.

Sanità militare, riforma top secret: chi ci guadagna davvero?

Il governo promette di aiutare i cittadini con ospedali militari. Ma i numeri dicono altro, e nelle Forze Armate esplode il malcontento. Medici di Aeronautica, Marina e Carabinieri parlano di «trappola» e minacciano le dimissioni. Maurizio Gasparri arma la manovra con fondi dedicati. La Difesa punta a creare una sanità parallela, pagata con soldi del SSN: una rete di strutture che produce ricavi fuori dal controllo delle Regioni.

Una riforma strutturale senza consultazioni

C’è una parola che gira da settimane nei gruppi WhatsApp dei medici militari: «Riforma top secret». Nessuno l’ha vista, nessuno è stato consultato. Poi, il 21 novembre, è arrivato il colpo di scena: uno schema di decreto legislativo inviato alle rappresentanze sindacali militari senza preavviso e con appena 10 giorni di tempo per rispondere, come conferma una nota ufficiale firmata dal Capo di gabinetto del ministro della Difesa. Dieci giorni, in piena riforma strutturale, senza un tavolo tecnico, senza consultazioni reali. Solo un passaggio formale, tanto per dire che «i sindacati sono stati informati». Non ascoltati, informati.

Come nasce il progetto di un Servizio sanitario militare nazionale

Tutto parte da una legge approvata il 5 agosto 2022, quando il governo Draghi era già dimissionario: la legge 119/2022, che agli articoli 8 e 9 delega lo Stato a riformare personale e struttura della sanità militare. Quella delega però è rimasta ferma. Poi sono arrivati Giorgia Meloni e Guido Crosetto e nell’Atto di indirizzo 2026-2028 è spuntata una nuova creatura: il Servizio sanitario militare nazionale (SSMN). Struttura interforze, comando unico, ospedali militari aperti al pubblico. Sulla carta, patriottismo. Nella realtà, un’altra storia. È noto che il SSN è al collasso. Come fa notare la Fondazione Gimbe, tra il 2023 e il 2025 il Fondo sanitario nazionale è passato da 125,4 a 136,5 miliardi. In numeri assoluti si tratta di un aumento di 11,1 miliardi ma se si prende in considerazione il rapporto con il Pil allora il quadro cambia. Dal 2022 al 2025 questo rapporto è stabilmente intorno al 6 per cento. Ciò significa che nel triennio 2023-2025 si è registrato un definanziamento di 13,1 miliardi. Non solo. I medici continuano a lasciare il SSN: nel 2022 se ne sono andati in 4.300, entro il 2030 altri 40 mila camici sono dati in uscita. La spesa privata delle famiglie nel 2024 ha superato i 40 miliardi. Riassumendo: il SSN è senza personale, senza soldi e con i cittadini costretti a pagare di tasca propria (quando riescono) le prestazioni. Veniamo ai numeri della sanità militare. Stando alla Corte dei Conti, il sistema ha all’attivo 6.300 addetti. Con una spesa per il ministero della Difesa di 340-370 milioni l’anno, pari a meno dello 0,3 per cento della spesa sanitaria nazionale. Gli ospedali militari sono pochi, spesso fatiscenti e con reparti semi vuoti. Con quale personale e quali strutture si pensa di «aiutare i civili»?

Sanità militare, riforma top secret: chi ci guadagna davvero?
Guido Crosetto e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La mossa di Gasparri sui fondi

Nei documenti della Legge di Bilancio (A.S. 1689), l’art. 63-bis presentato da Maurizio Gasparri prevede lo stanziamento di un milione l’anno a partire dal 2026 per ridisegnare la sanità militare. Ma il colpo grosso sta negli emendamenti successivi: 90–140 milioni dal 2026–2027 saranno destinati a ristrutturare gli ospedali militari, accreditarli al SSN, a stipulare contratti con specialisti civili esterni senza concorsi. In altre parole i soldi del SSN andranno anche agli ospedali militari, il tutto fuori dal controllo delle Regioni. Il documento spedito ai sindacati presenta la riforma come «sensibilità del vertice del dicastero» e come strumento per fornire «risposte celeri, efficaci e continuative» in supporto al SSN. Poi, in chiusura si aggiunge: «Eventuali osservazioni dovranno pervenire entro e non oltre il 10 dicembre». Nessun tavolo, nessun ascolto, nessuna trattativa. Le parti sociali esistono solo per decorazione: una cornice per una firma già decisa.

Sanità militare, riforma top secret: chi ci guadagna davvero?
Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).

Chi ci guadagna davvero?

Ma questa riforma a chi conviene? Non ai medici militari, che perdono identità d’arma (Carabinieri in testa), rischiano trasferimenti obbligatori a centinaia di km, vedono restringersi l’intramoenia, mentre il ministro Orazio Schillaci scarica sui medici la colpa delle liste d’attesa generate da anni di tagli. Sicuramente non ai cittadini. Per un SSN da 140 miliardi, 90–140 milioni non cambiano nulla. Ma bastano per creare una sanità parallela, militarizzata e redditizia. Chi ci guadagna, allora? Il ministero della Difesa che diventa anche erogatore sanitario; la Difesa Servizi spa, che già oggi monetizza strutture militari e potrà farlo sugli ospedali accreditati; gli specialisti privati convenzionati, che entrano da una porta laterale, senza le regole del SSN né trasparenza. Dunque il governo con questa mossa non sta «difendendo le uniformi». Le sta usando come scudo. Non sta “aiutando i cittadini”. Sta spostando pezzi di sanità pubblica in un recinto militarizzato, dove ricavi e consenso diventano patrimonio di chi controlla il sistema, non di chi lo finanzia con le tasse. Una riforma top secret non nasce per curare. Nasce per controllare. E per chi la subisce, le conseguenze non sono teoriche: nei Carabinieri il personale sanitario rischia di perdere identità e funzioni da forza di polizia; nell’Aeronautica e nella Marina si tenta di rendere “intercambiabili” medici con specializzazioni uniche, come medicina aerospaziale o iperbarica; nell’Esercito, gli unici a poter trarre vantaggio sono i presidi romani destinati all’accreditamento, dove si potrà fare business sulla pelle del SSN. Dietro la foglia di fico della “sanità militare per i cittadini” c’è un sistema di potere. Un SSN che perde medici, tempo e soldi, e una Difesa che guadagna strutture, budget e voce nella sanità pubblica .E quando una sanità parallela nasce nel silenzio, lontano da Regioni, ASL e concorsi pubblici, l’urgenza non è chiedere quando curerà i cittadini, ma capire chi verrà sacrificato, chi verrà privilegiato e chi, in tutto questo, starà incassando.

Regole riscatto laurea 2025: esempi sui titoli di studio

La possibilità del riscatto della laurea ai fini di avere una futura pensione più corposa oppure di abbreviare i requisiti che consentono di uscire prima dal lavoro, deve tener conto delle regole sui titoli di studio a disposizione. Le norme previdenziali stabiliscono che si possano valorizzare tutti i titoli universitari, i diplomi di specializzazione e i dottorati di ricerca. Le ulteriori specifiche sono da considerare entrando nel dettaglio dei titoli stessi. Per esempio, cosa bisogna fare per i titoli di studio conseguiti all’estero? In casi come questo è necessario verificare cosa preveda il ministero dell’Istruzione e del Merito per la valorizzazione dei relativi corsi di studio. Ecco, quindi, quali sono i titoli, anche di laurea, per i quali si può fare domanda di riscatto e a cosa serve la contribuzione accreditata una volta raggiunta l’età giusta per la pensione.

Regole riscatto laurea, quali titoli di studio servono?

Regole riscatto laurea 2025: esempi sui titoli di studio
Prove di accesso ai corsi di laurea in Medicina presso l’università La Sapienza di Roma (Imagoeconomica).

I contribuenti intenzionati a procedere con il riscatto del titolo di laurea per aspirare a migliori condizioni di pensionamento, anche anticipato, devono considerare i periodi di studio per i quali le regole previdenziali ne consentano la valorizzazione. Infatti, possono richiedere il riscatto i contribuenti che abbiano conseguito il titolo a ciclo unico, di tre anni, o le lauree specialistiche e magistrali. Sono inclusi nella possibilità di riscatto anche i diplomi di specializzazione, come quelli dei medici specializzanti. Inoltre, si possono valorizzare anche i dottorati di ricerca, purché non siano già coperti dalla contribuzione. Si può richiedere il riscatto del titolo anche quando lo stesso sia stato conseguito all’estero. La condizione essenziale per la relativa domanda è che la laurea sia stata riconosciuta dal ministero dell’Istruzione e del Merito in base a quanto prevede la Convenzione di Lisbona e il decreto del Presidente della Repubblica numero 189 del 2009.

Quali titoli non valgono: regole del riscatto laurea 2025

Tra i titoli non riscattabili ai fini della contribuzione utile per la pensione, si elencano tutti i master erogati sia dalle università pubbliche che da quelle private. Fanno eccezione gli Mba conseguiti all’estero che, il più delle volte, sono equiparabili a una laurea magistrale conseguita in Italia. Inoltre, è da includere nella possibilità di riscatto anche il diploma negli Istituti di alta formazione artistica e musicale (Afam), purché si tratti di titolo conseguito nel vecchio ordinamento.

Per quali pensioni è utile riscattare gli anni di studio?

Regole riscatto laurea 2025: esempi sui titoli di studio
Pensionati anziani (Imgoeconomica).

Una volta effettuato il riscatto del titolo di laurea, il richiedente ha a disposizione un numero di anni di contribuzione aggiuntivo corrispondente a quello del corso legale utile al conseguimento del titolo stesso. La maggiore contribuzione può essere fatta valere per maturare più velocemente i requisiti per la pensione anticipata, conseguibile con 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e con 41 anni e dieci mesi di contributi per le donne fino al 31 dicembre 2026, prima dell’incremento di tre mesi nel biennio 2027-2028. Ulteriori vantaggi contributivi grazie al riscatto della laurea si possono ottenere anche per:

  • le quote 100 e 102 (per chi avesse raggiunto i requisiti rispettivamente entro fine 2021 e 2022);
  • la quota 103 del 2025;
  • l’uscita anticipata dei lavoratori precoci con 41 anni di contributi.

Cedolino pensione dicembre 2025: in pagamento la quattordicesima e il bonus di 154 euro

È già visibile nella propria area personale dell’Inps il cedolino di pensione relativo alla mensilità di dicembre 2025 con gli accrediti della quattordicesima e del bonus di 154 euro, se spettanti. Il documento consente ai pensionati di verificare, ogni mese, l’importo della propria pensione e valutare le ragioni per le quali tale trattamento dovesse presentare delle variazioni. È bene controllare anche la data di valuta del pagamento da parte dell’Inps. Inoltre, nel cedolino del prossimo mese non sono riportate le trattenute inerenti le addizionali regionali e comunali, i cui addebiti hanno avuto termine, per il 2025, con la mensilità di novembre. Ecco, dunque, come leggere il cedolino di pensione di dicembre 2025 e quali sono le novità attese sull’importo.

Cedolino pensione dicembre 2025, quando paga l’Inps?

È in pagamento con valuta fissata dall’Inps il giorno 1° dicembre 2025 la pensione del prossimo mese. I titolari di trattamento di pensione possono verificare sul portale dell’istituto di previdenza il cedolino di dicembre con tutte le novità. L’Inps, inoltre, coglie l’occasione per avvisare i pensionati della data di valuta della pensione di gennaio 2026. Date le festività natalizie e di fine anno, infatti, il pagamento del primo mese dell’anno avverrà il giorno 3 per chi prende la pensione presso le Poste Italiane e il 5 gennaio per chi la riscuote da istituti bancari. Come di consueto, l’istituto di previdenza avrà modo di comunicare il nuovo calendario del pagamento delle pensioni del 2026.

Novità quattordicesima e bonus 154 nel cedolino pensione dicembre 2025

La prima novità del pagamento delle pensioni relative al mese di dicembre 2025 riguarda l’accredito della quattordicesima. L’ulteriore mensilità spetta ai pensionati che:

  • abbiano raggiunto il requisito anagrafico previsto, ovvero i 64 anni di età, nel secondo semestre del 2025;
  • a prescindere dal requisito anagrafico, siano divenuti titolari di pensione nel corso di quest’anno.

Il pagamento della quattordicesima viene effettuato d’ufficio dall’Inps che, in un secondo momento, procede con la verifica dei requisiti stabiliti per la fruizione della mensilità ulteriore. La seconda novità del cedolino do pensione di dicembre 2025 è il pagamento del bonus di 154,94 euro, spettante ai sensi dell’articolo 70, della legge numero 388 del 23 dicembre 2000 ed entrato a regime nell’anno 2001.

Addebiti nelle pensioni, quali sono?

Cedolino pensione dicembre 2025: in pagamento la quattordicesima e il bonus di 154 euro
Anziani pensionati (Imagoeconomica).

Infine, nel cedolino di pensione di dicembre 2025 non compariranno eventuali addizionali comunali e regionali i cui addebiti si fermano all’undicesima mensilità dell’anno, come spiegato nel cedolino di pensione di novembre 2025. Invece, nel documento potrebbero essere presenti ulteriori operazioni di abbinamento delle risultanze contabili del modello di dichiarazione dei redditi 730/2025. In questo caso, si tratterebbe delle operazioni per le quali il pensionato (o il contribuente) abbia scelto l’Inps come sostituto d’imposta. Pertanto, nella mensilità di pensione di dicembre potrebbero essere presenti:

  • rimborsi di importi a credito del contribuente, qualora dovuti;
  • trattenute, in caso di conguaglio a debito del pensionato, nel caso in cui il recupero non si sia concluso con la mensilità di novembre 2025.

Torna il bonus case green? L’ipotesi nella Manovra 2026, come funziona

Potrebbe tornare il bonus case green a partire dal 1° gennaio 2026. L’ipotesi è contenuta in un emendamento presentato in sede di approvazione della legge di Bilancio 2026 da Forza Italia e serve, essenzialmente, ad agevolare chi abbia intenzione di comprare una casa. Insieme a questo incentivo, il governo potrebbe riproporre anche il bonus per l’acquisto della prima casa a favore dei giovani under 36, il pacchetto di misure che è stato ridimensionato negli ultimi due anni e che potrebbe, adesso, ripresentare alcune delle formule di sconto e detassazione. Ecco, quindi, quali sono le principali novità sull’acquisto dell’abitazione principale che potrebbero trovare spazio, ben presto, nel disegno di legge di Bilancio 2026.

Bonus case green: che cos’è?

Torna il bonus case green? L’ipotesi nella Manovra 2026, come funziona
Comprare una casa (Unsplash).

La legge di Bilancio 2026 potrebbe riproporre il bonus case green, l’agevolazione che consente di ottenere una detrazione fiscale Irpef sull’acquisto della prima casa. In particolare, nella formula di incentivo introdotto per la prima volta nel biennio 2016-2017, salvo poi essere riproposto nel 2023, si consentiva ai fruitori di disporre di una detrazione Irpef, per la durata di dieci anni, su una percentuale di sconto del 50 per cento da applicare all’Iva pagata per comprare un’abitazione in classe A o B ceduta da un’impresa costruttrice o da un Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio (Oicr) immobiliare. A riproporre il bonus case green è Forza Italia per via dell’emendamento alla Manovra 2026 che porta la firma di Roberto Rosso e di Maurizio Gasparri. L’eventuale ritorno del bonus case green, inoltre, incontrerebbe il sostegno dell’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) e di Confindustria Assoimmobiliare.

Incentivi per comprare casa per i giovani under 36: quali sconti?

Inoltre, la reintroduzione del bonus case green nel 2026 comporterebbe, per il governo, un investimento nei bonus edilizi che non riguarderebbe le sole ristrutturazioni degli edifici o il loro miglioramento dal punto di vista energetico. Investire sul nuovo sarebbe anche l’obiettivo di un ripristino del bonus prima casa per i giovani under 36, la misura che attualmente consente di ottenere la garanzia dello specifico fondo, fino all’80 per cento dell’importo del mutuo stipulato per l’acquisto della prima casa. Per i giovani in possesso di un Isee entro i 40 mila euro, il ritorno del bonus consentirebbe soprattutto di poter fruire nuovamente di un pacchetto di esenzioni, tra le quali quelle sulle imposte di registro, ipotecaria e catastale, nonché di disporre di un credito d’imposta pari al valore dell’Iva per l’acquisto di una nuova abitazione direttamente dall’impresa costruttrice. Anche questo emendamento porta la firma di Roberto Rosso di Forza Italia.