Sigonella, la nota di Palazzo Chigi: «Solidi rapporti con gli Usa, rispettiamo i trattati»

Dopo le indiscrezioni del Corriere riguardo il divieto, da parte dell’Italia agli Stati Uniti, di utilizzare la base di Sigonella per l’atterraggio di alcuni bombardieri americani, Palazzo Chigi è intervenuto con una nota ribadendo che il nostro Paese «agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere». «Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato», spiega l’esecutivo. «Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione». Il governo, pertanto, «continuerà a operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà dell’esecutivo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale».

Crosetto: «Decisioni in continuità rispetto al passato»

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento e alla linea ribadita anche in Consiglio supremo di Difesa, in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Terzium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi».

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto

Alberto Leonardis, presidente e amministratore delegato del gruppo editoriale Sae, anche se non ha ancora perfezionato l’acquisto de La Stampa si è già messo alla ricerca di compratori che possano rilevare il polo di quotidiani che ha creato dal 2020 a oggi.

Esborso da 22 milioni di euro da parte di un gruppo indebitato

E in effetti molti osservatori del mercato hanno valutato che l’operazione La Stampa, con un esborso da 22 milioni di euro per un giornale che produce perdite per una decina di milioni all’anno e ha in pancia una redazione di 178 dipendenti, fosse un passo davvero più lungo della gamba per il gruppo Sae, che ha i conti in rosso.

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto
Alberto Leonardis (foto Imagoeconomica).

Al momento la Sapere Aude Editori (Sae) già controlla Il Tirreno (Livorno), Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara, comprati da Gedi nel 2020, e poi La Nuova Sardegna (rilevata nel 2022) e La Provincia pavese (nel 2025), oltre ad aver rilevato Paese Sera (2025).

Come operano questi “spazzini” di testate in difficoltà

Come insegnano operazioni simili compiute nel passato, questi “spazzini” di testate in difficoltà (e Sae è stato il partner sodale di Gedi in tutte queste dismissioni) ricevono in genere dal venditore una dote milionaria per riuscire a gestire i giornali nei primi tempi. Quando la dote si esaurisce, o li chiudono, o li rivendono a qualcun altro, o fanno pesanti ristrutturazioni per avere un equilibrio economico-finanziario.

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto
John Elkann in visita alla sede de La Stampa (Ansa).

Lo schema usato finora da Leonardis è il seguente: lui fa da aggregatore, poi i soldi li mettono soprattutto imprenditori e politici locali. Finora però si trattava di piccole testate molto legate al territorio di competenza. Da valutare, adesso, come verrà strutturato il veicolo che acquisterà La Stampa, e se effettivamente, tra i soci di minoranza, ci sarà anche la Sportcast srl, società posseduta dalla Federazione italiana di tennis e padel, e che si occupa di editoria producendo il canale tivù Supertennis. In questo caso ci sarebbe però un cavillo da superare: lo statuto di Sportcast, nell’oggetto sociale, ammette l’edizione e la produzione di giornali, esclusi però i quotidiani. E quindi sarebbe poco adatta per l’ingresso in Sae. Si vedrà.

Leonardis possiede solo il 3 per cento di Sae

Nel frattempo, come detto, Leonardis da un lato è impegnato a finalizzare il contratto preliminare per l’acquisto de La Stampa (chiusura entro giugno), dall’altro ha già iniziato a sondare il terreno per un’ipotetica cessione di tutta la Sae, di cui lui personalmente possiede solo il 3 per cento.

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto
Urbano Cairo (Imagoeconomica).

Tra i tavoli ai quali ha fatto pervenire il dossier Sae c’è di sicuro quello di Rcs MediaGroup, che al momento si è però detto non interessato ad affiancare al Corriere della sera e a La Gazzetta dello sport una catena di quotidiani locali (La Stampa, a tendere, diventerà un giornale locale con una redazione più che dimezzata).

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto
Theodore Kyriakou e, dietro di lui, la prima pagina di Repubblica.

E presto sui tavoli della business community italiana potrebbe arrivare anche un altro dossier: quello di Repubblica. È noto, infatti, che il gruppo greco Antenna ha chiuso l’operazione con Gedi solo perché interessato alle radio (Deejay, M2o, Capital), mentre non sa che farsene del quotidiano, che perde circa 15 milioni di euro all’anno e ha una redazione di 270 giornalisti.

Sondaggi politici Swg 30 marzo 2026: salgono Pd e M5s

Secondo i sondaggi politici realizzati da Swg per il TgLa7 del 30 marzo 2026, Fratelli d’Italia si conferma saldamente la prima forza del Paese restando ancorata al 29,5 per cento, mentre il Partito democratico registra la crescita più significativa della settimana portandosi al 22 per cento (+0,5). Salgono anche il Movimento 5 stelle al 12,3 per cento (+0,1) e Forza Italia al 7,9 per cento (+0,1), mentre la Lega cede lo 0,2 e scivola al 6,6 per cento – lo stesso valore registrato da Alleanza verdi-sinistra, stabile. Tra i partiti minori, Azione e Futuro nazionale mantengono le proprie posizioni invariate, rispettivamente al 3,4 e al 3,3 per cento, mentre Italia Viva perde lo 0,2 calando al 2,3 per cento. Infine, Più Europa resta stabile all’1,4 per cento mentre Noi moderati registra l’1,1 per cento (-0,1).

Sondaggi politici Swg 30 marzo 2026: salgono Pd e M5s
Sondaggio Swg (X).
Sondaggi politici Swg 30 marzo 2026: salgono Pd e M5s
Sondaggio Swg (X).

Perché Paolo Zampolli, amico di Trump, ha chiesto 5 milioni di risarcimento a Fedez e Mr Marra

L’imprenditore Paolo Zampolli, amico di vecchia data di Donald Trump che lo ha nominato rappresentante speciale degli Usa per le partnership globali, ha querelato per diffamazione aggravata Fedez e Mr Marra, che nel corso di una puntata di Pulp Podcast lo hanno accostato a Jeffrey Epstein: il suo legale ha anticipato che chiederà un risarcimento di almeno 5 milioni di euro. Ecco cosa è successo e chi è Zampolli.

Perché Paolo Zampolli, amico di Trump, ha chiesto 5 milioni di risarcimento a Fedez e Mr Marra
Fedez (Imagoeconomica).

La querela depositata da Zampolli alla Procura di Milano

Nella querela, depositata il 30 gennaio alla Procura di Milano, Zampolli ha sottolineato di essere stato definito da Fedez «quello che in teoria portava, a detta di Fabrizio Corona, le signorine a Trump e ha fatto conoscere Melania a Trump». L’imprenditore inoltre ha evidenziato altre parole pronunciate dal rapper: «Sarebbe interessante andare ad approfondire che cosa c’è all’interno degli Epstein files riguardo Zampolli». Un post su Instagram di Pulp Podcast recitava inoltre: «Definito “killer” negli Epstein Files, ora accusato di aver fatto deportare la ex, eppure resta intoccabile – Ma quanto potere ha Paolo Zampolli?».

«Mi si accosta, altresì, in maniera subdolamente insinuante al caso Epstein, alludendo al mondo della moda di cui ho fatto a lungo parte, avendo fondato, negli Anni 90, un’importante agenzia denominata ID Models», ha scritto Zampolli nella querela, spiegando nelle sei pagine di essere un «impegnato imprenditore nei vari settori del business» e di avere un «rapporto pluriennale di solida e fraterna amicizia» con Trump, che lo ha nominato rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali. Un incarico, questo, che si è aggiunto a quello di rappresentante all’Onu dell’isola caraibica di Dominica. Insomma, i suoi rapporti con alte cariche politiche, governative e imprenditoriali a livello mondiale sono più che motivati. Sostanzialmente, l’imprenditore contesta il ruolo di procacciatore di ragazze per Trump che gli è stato attribuito da Corona, citato dai conduttori del podcast, che però non sarebbe attendibile. Contestate poi anche le allusioni secondo cui gli incarichi che gli sono stati affidati siano il frutto di un rapporto poco limpido con Trump.

Perché Paolo Zampolli, amico di Trump, ha chiesto 5 milioni di risarcimento a Fedez e Mr Marra
Paolo Zampolli (Imagoeconomica).

Sigonella, la ‘portaerei Mediterraneo’ del no di Craxi

AGI - La base aerea siciliana di Sigonella è una sorta di 'Portaerei del Mediterraneo', una delle installazioni più strategiche per la Nato e la cooperazione tra Italia e Usa nella regione. Nel 1985 fu al centro di uno scontro tra il governo Craxi e l'amministrazione Reagan per la crisi dell'Achille Lauro, passato alla storia come "la notte di Sigonella".

Attivo dal 1959, l'aeroporto militare è una base "mista", sotto il controllo italiano, ma usato dalla Marina e dall'aeronautica americana e ospita i droni MQ-9 Reaper e velivoli di sorveglianza EP-3. La Naval Air Station Sigonella (Nas), al confine con il territorio di Motta Sant'Anastasia, a pochi chilometri da Catania, si sviluppa su due principali aree operative: Nas I, che funge da supporto logistico e amministrativo, e Nas II, dove si trovano le piste, gli hangar e le attività di volo. Quest'ultima è condivisa dalla Marina Usa con l'Aeronautica militare italiana e rappresenta il cuore operativo della base.

Ruolo strategico e operazioni

La base è fondamentale per le operazioni militari e di sicurezza nel Mediterraneo, nel Nord Africa e in Medio Oriente e viene utilizzata per missioni di pattugliamento marittimosorveglianzasupporto logistico e operazioni di intelligence. Tra i velivoli più frequentemente impiegati ci sono i pattugliatori marittimi come il Boeing P-8 Poseidon e droni da sorveglianza come il Northrop Grumman RQ-4 Global Hawk. Sigonella è anche un importante hub per operazioni della Nato, contribuendo alla cooperazione tra Stati Uniti, Italia e altri Paesi alleati. Nei decenni Sigonella è stata coinvolta in numerose missioni internazionali, incluse operazioni di supporto durante crisi regionali e interventi umanitari.

 

 

La crisi dell'Achille Lauro e la notte di Sigonella

Nella memoria collettiva Sigonella è legata alla crisi del 1985, quando il presidente del Consiglio, Bettino Craxi, si oppose alla consegna alla Delta Force di Abu Abbas e degli altri terroristi responsabili del sequestro della nave da crociera Achille Lauro e dell'uccisione di un cittadino americano, Leon Klinghoffer. Nella notte tra il 10 e l'11 ottobre, l'aereo che trasportava il commando palestinese diretto in Tunisia fu intercettato dai caccia Usa e costretto ad atterrare a Sigonella. I militari americani volevano catturarli ma Craxi si oppose perché il crimine era avvenuto su una nave italiana, quindi la giurisdizione era dell'Italia. Di qui l'ordine ai militari - carabinieri e aeronautica - di circondare l'aereo per impedire l'intervento delle forze speciali americane. Si sfiorò un conflitto armato tra due Paesi alleati nella Nato.

Crescita dell'importanza militare e centro di intelligence

Nel corso degli anni l'importanza militare della base è cresciuta, in misura proporzionale all'aumento dell'intensità delle crisi in Medio Oriente. "Sigonella - disse nel 2009 l'allora capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini - è stata scelta per la sua posizione geografica e strategica per la sorveglianza nel Mediterraneo", come centro di intelligence dell'Alleanza.

Ruolo nelle primavere arabe e l'evacuazione di Bengasi

Nel 2011 arrivarono le "Primavere arabe", e con queste la guerra in Libia. In quella fase la base si rivelò cruciale anche per l'evacuazione del personale diplomatico americano dopo l'attacco al consolato di Bengasi. A Sigonella Washington inviò diverse unità di marines e atterrarono, tra l'altro, due grandi elicotteri CH-53, Sea Stallion, per il trasferimento di uomini e materiali verso le navi al largo del Mediterraneo. Dalla base partirono circa quattromila missioni aeree, ricordò il Dipartimento di Stato americano. "Il ruolo dell'Italia è stato cruciale anche nel proteggere i civili. Dopo la tragedia di Bengasi l'Italia ci ha aiutato a evacuare il nostro personale", disse Hillary Clinton nel 2012.

Operazione Allies Refulge e ruolo attuale

Nell'estate 2021 fu tassello fondamentale dell'operazione "Allies Refulge", il piano del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per l'evacuazione sicura di cittadini statunitensi, dei richiedenti visto di immigrazione speciale e di altri afghani a rischio, nel modo più rapido e sicuro possibile. Lavorando in collaborazione con i suoi alleati dell'Aeronautica militare italiana e del governo italiano, la Nas Sigonella, svolse il compito di luogo di transito per gli sfollati prima del loro successivo spostamento verso altre località. Una conferma del ruolo strategico, sempre attuale, di questa piattaforma nel Mediterraneo.

 

Eredità Agnelli, John Elkann verso il rinvio a giudizio per truffa ed evasione fiscale

Entro la metà di aprile, la procura di Torino potrebbe chiedere il rinvio a giudizio di John Elkann nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità Agnelli e sulla presunta residenza fittizia in Svizzera della vedova di Gianni Agnelli, Marella Caracciolo. Lo riporta il Fatto Quotidiano, aggiungendo che un analogo provvedimento potrebbe arrivare anche al commercialista di famiglia Gianluca Ferrero, attuale presidente della Juventus, e al notaio Remo Maria Morone. Intanto è stato notificato agli indagati l’avviso di chiusura delle indagini. I reati contestati a suo tempo a Elkann e Ferrero erano indicati nel decreto di sequestro per 73,8 milioni del 20 settembre 2024, ovvero truffa ai danni dello Stato ed evasione fiscale per dichiarazioni dei redditi fraudolente.

Smantellata la ‘setta dell’alchimia’, estorsioni e abusi sugli adepti

AGI - La Polizia di Perugia con il Servizio Centrale Operativo ha proceduto al fermo di indiziato di delitto a carico di tre uomini e una donna, indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata a truffaestorsione e violenza sessuale, ai danni degli aderenti a un gruppo da loro costituito.

Le indagini della Squadra Mobile e dello SCO sono partite da una segnalazione del padre di un membro del gruppo. L'uomo ha riferito che il figlio, a metà del 2023, aveva iniziato a frequentare alcuni corsi di alchimia con un fantomatico 'maestro', e che in seguito si era trasferito all'interno di una struttura del gruppo e aveva eseguito pagamenti mensili in favore del maestro. Il figlio aveva lasciato il suo lavoro per seguire l'associazione, prima in provincia di Pesaro Urbino e poi in Umbria, e aveva interrotto completamente qualsiasi rapporto con i suoi amici e anche con i suoi familiari.

 

 

L'attività investigativa e i ruoli nel gruppo

Grazie a un'articolata attività investigativa, che ha visto i poliziotti impiegati in pedinamenti, audizione di testimoniintercettazioni telefoniche, è stato possibile raccogliere elementi a carico degli indagati che si facevano chiamare MaestroMaestraSciamanoGuaritore. Un gruppo organizzato, per gli inquirenti, con ruoli diversi per ogni appartenente, con un 'addetto al reclutamento' con tecniche volte a carpire la fiducia dei potenziali adepti, ma anche capace di minacce in caso di abbandono del percorso, e un responsabile della realizzazione dei riti all'interno della setta e, infine, un responsabile di 'pratiche curative'.

I versamenti e l'uso del denaro

Gli accertamenti sui conti correnti bancari, inoltre, hanno permesso di appurare che in favore dell'associazione, nel corso del tempo, sono stati effettuati versamenti mensili e donazioni dagli associati per un valore complessivo di oltre 500mila euro, denaro poi in parte utilizzato dagli indagati per l'acquisto di auto - alcune di lusso - e gioielli, e per conti di ristoranti.

Per ottenere i pagamenti e indurre le persone a non abbandonare l'associazione, gli indagati hanno fatto ricorso a tecniche di manipolazioneminacce di ripercussioni spirituali, di malattia o malasorte e promesse di salvezza.

 

Voto anticipato, l’amo gettato da Mancini a Meloni e le altre pillole del giorno

«È stato mandato avanti l’uomo più astuto che c’è, Claudio Mancini», spifferano nel Pd, dopo aver letto l’intervista al deputato considerato il «vero sindaco di Roma» al Fatto Quotidiano. Parlamentare da due legislature, Mancini conosce tutti, sia nel suo partito sia nella maggioranza, tanto che non ha paura a mettersi a tavola con gli esponenti di Fratelli d’Italia. Già, perché ogni trattativa romana passa attraverso di lui, dai poteri per la Capitale ai trasporti, Metro C compresa. E cosa ha detto Mancini? Che si vota «forse domenica 7 giugno»: «Appena (Meloni, ndr) avrà completato il rinnovo delle nomine nelle grandi aziende statali. Metterà in sicurezza le poltrone e poi – suppongo – ci manderà in campagna elettorale».

Voto anticipato, l’amo gettato da Mancini a Meloni e le altre pillole del giorno
Claudio Mancini con Alessandro Onorato (Imagoeconomica).

Un pronostico buttato lì, che liscia il pelo a quelli che vogliono correre verso le elezioni anticipate. Della serie «vediamo se Giorgia Meloni ci casca», perché «con la Presidenza della Repubblica non si scherza». E chi assicura al centrodestra che, una volta caduto il governo, non se ne formi un altro, il classico esecutivo tecnico, alla Mario Draghi per esempio? «C’è la fila di gente disposta a guidarlo, tra professoroni, riserve della Repubblica e magistrati di lungo corso», si ricorda. Intanto Mancini ha gettato l’amo, per vedere l’effetto che fa. Anche perché se mai si andasse a elezioni anticipate non ci sarebbe il tempo tecnico, quello sì, di cambiare la legge elettorale. Un bel rebus per Meloni & Co. Poi si sa, Mancini sbaglia raramente previsioni. Lo ha dimostrato anche il 17 settembre scorso quando, durante il dibattito fiume sulla riforma della giustizia alla Camera, alle 3.40 del mattino se ne uscì con un pronostico: «Siccome non avete i due terzi dei voti in Parlamento, saranno chiamati a rispondere i cittadini. E i cittadini voteranno contro di voi, e perderete il referendum. Credete che la maggioranza del Paese sia dalla vostra parte, ma se entrate in un bar e prendete quattro persone, tre non hanno votato per voi. Ecco perché perderete». E aggiungeva: «Dopo la sconfitta, il vostro governo cadrà». Premier avvisata…

Il nipote di Mattarella e la Ferrari Luce

Scene ordinarie di vip, a Roma: lunedì 30 marzo, poco dopo le 16, in via Calabria si trovava Bernardo Mattarella. Che è l’ad di Invitalia, l’Agenzia nazionale di sviluppo, un colosso pubblico che controlla le società Dri d’Italia, Infratel Italia,  Mediocredito Centrale, Italia Turismo e Invitalia Partecipazioni. Stava salutando chi, dall’altra parte della strada – dove si trovano le colonnine della ricarica elettrica – aveva parcheggiato una fiammante Ferrari Luce color ruggine, modello che verrà ufficialmente presentato a Roma solo il prossimo maggio. La prima ‘Rossa’ elettrica. Sì, valeva davvero la pena scendere dall’ufficio per vederla, come ha fatto Mattarella.

Voto anticipato, l’amo gettato da Mancini a Meloni e le altre pillole del giorno
Bernardo Mattarella (Imagoeconomica).

L’ex legale di Andrea Sempio lascia l’avvocatura e si candida a sindaco di Vigevano

Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, ha deciso di lasciare l’avvocatura e di candidarsi come sindaco di Vigevano. Lo ha annunciato a Mattino Cinque il suo avvocato, Fabrizio Gallo. Nuovo colpo di scena, dunque, nell’intricato caso del delitto di Garlasco. «Vuole chiudere col passato, vuole rilasciare la toga. Questo è un danno per l’avvocatura, credetemi, perché ha aiutato tante e tante persone e ha l’avvocatura nel sangue. Amava questo lavoro ma al momento è costretto a fare un passo indietro. Le minacce, le varie cose in tv… Vuole occuparsi di altro. Vuole dedicarsi alla sua città e vuole fare il sindaco della sua città», ha detto Gallo, spiegando di non sapere «neanche il partito» con cui correrà Lovati. A supportare l’ex legale di Sempio sarà Democrazia Sovrana Popolare, il partito di Marco Rizzo.

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Lovati avrebbe ricevuto telefonate con minacce di morte

Secondo quanto affermato da Gallo nella puntata di Mattino Cinque del 30 gennaio, Lovati dopo aver pubblicamente parlato «delle ferite sulle palpebre di Chiara Poggi, che lui disse potevano essere per il fatto che non dovesse vedere qualcosa», ha ricevuto «una serie di telefonate da un numero anonimo» in cui veniva minacciato di fare «la fine di David Rossi», ovvero il capo della comunicazione di Mps trovato morto lungo la strada di Siena su cui si affacciava il suo ufficio presso Rocca Salimbeni.

Sempio ha revocato l’incarico a Lovati a ottobre 2025

Sempio, indagato per l’omicidio di Poggi, ha revocato l’incarico a Lovati a metà ottobre del 2025, dopo le numerose apparizioni dell’avvocato in televisione e dell’episodio di Falsissimo di Fabrizio Corona in cui aveva definito il suo assistito «un comunista, un disadattato», affermando di non averci mai parlato da solo. Dopo aver salutato Lovati, Sempio ha scelto come nuovo legale Liborio Cataliotti, cioè lo storico avvocato di Wanna Marchi, che ancora oggi assiste la figlia di lei, Stefania Nobile e l’ex compagno Davide Lacerenza.

Iran, il Parlamento approva l’introduzione di un pedaggio per le navi a Hormuz

Il Parlamento dell’Iran ha approvato l’introduzione di un pedaggio per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars. Nel testo si afferma il «ruolo sovrano» del Paese e delle sue forze armate nello stretto, la cooperazione con l’Oman e il divieto a qualsiasi Paese di imporre sanzioni unilaterali a Teheran. Da Hormuz normalmente transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gnl e, dall’inizio della guerra, l’Iran ha già imposto un pedaggio alle navi per un transito sicuro. Secondo Nbc, alcuni avrebbero pagato anche milioni per transitare.