Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter

L’inchiesta sulla vendita dello stadio “Giuseppe Meazza”, affidata ai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf di Milano, ipotizza la turbativa d’asta e la rivelazione del segreto di ufficio. Sono in corso perquisizioni in Comune a Milano, alla M-I Stadio di Milan e Inter e nelle abitazioni degli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e del dg di Palazzo Marino, Christian Malangone, tutti e tre indagati. Ma sono nove nel complesso le persone iscritte nel fascicolo: tra esse anche Fabrizio Grena e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan, e Simona Collarini, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune e responsabile unica del procedimento su San Siro. Assieme a loro ci sono poi Mark Van Huukslot, già manager dell’Inter, Alessandro Antonello, ex ceo corporate del club nerazzurro, e Giuseppe Bonomi, presidente di Sport Life City, controllata del Milan.

Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
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Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter

Tancredi, Malangone e De Cesaris sono già indagati nell’inchiesta sull’urbanistica

Le perquisizioni (anche presso terzi) e i sequestri dei telefoni cellulari in corso oggi 31 marzo si sono resi necessari in seguito allo sviluppo dei contenuti delle chat e delle mail raccolte nell’indagine sull’urbanistica a Milano, che nell’estate del 2025 aveva portato ad alcuni arresti, poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. Tancredi, Malangone e De Cesaris, peraltro, sono già indagati proprio nella maxi-inchiesta sull’urbanistica.

Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Lo stadio “Giuseppe Meazza” (Imagoeconomica).

Il Comune di Milano ha incassato 197 milioni dalla vendita di San Siro

Il fronte giudiziario sul Meazza è stato aperto dopo una serie di esposti arrivati in Procura, tra cui quello firmato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. Il Comune di Milano ha incassato 197 milioni di euro dalla vendita di San Siro a Inter e Milan: il sospetto è che la legge sugli stadi sia stata usata per sostenere il progetto di urbanizzazione dell’area e quindi di determinate società costruttrici, favorendo interessi privati a scapito di quello pubblico.

Vendita dello stadio di San Siro, nove indagati per turbativa d’asta e rivelazione di segr…

AGI - San Siro: nuovi sviluppi nell'inchiesta sulla vendita dello stadio milanese.  Perquisizioni in corso e nove indagati dalla Procura di Milano per turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio tra i quali gli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, alcuni consulenti di Inter e Milan all'epoca dei fatti e Simona Collarini, ex dirigente del settore Rigenerazione urbana del Comune e responsabile unico della dismissione dello stadio.

La "turbativa" nella vendita dello stadio San Siro

Gli indagati avrebbero turbato "attraverso accordi informali e collusioni tra loro" il procedimento amministrativo per la vendita dello stadio San Siro che si e' sviluppato tra il 2017 e il 2025. E' quanto si legge nel decreto di perquisizione firmato dal gip Roberto Crepaldi. 

Stadio San Siro: tra gli indagati anche l'ex ad dell'Inter 

Tra i nove indagati dell’inchiesta sulla vendita dello stadio San Siro a Inter e Milano risulta esserci anche l’ex amministratore delegato nerazzurro, in carica fino al febbraio 2025, Alessandro Antonello con l’ipotesi di concorso di turbativa d’asta.

La stessa contestazione che la procura di Milano muove anche all’allora procuratore del club di viale della Liberazione Mark Van Huuslott, e ai consulenti Ada Lucia De Cesaris e Fabrizio Arena.

L'inchiesta e il 'fronte' del Milan 

Sul fronte Milan i pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo, hanno iscritto gli advisor Giuseppe Bonomi e Marta Spaini, che avrebbe seguito il dossier stadio per conto della società rossonera. L’ipotesi di rivelazione di segreto d’ufficio riguarda l’anticipazione di due distinte proposte di delibere comunali sulla vendita dell’impianto commesse dal dg di Palazzo Marino Christian Malangone e l’allora assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi.

"L'avviso pubblico costruito sul gradimento di Milan e Inter" 

L’avviso pubblico per la vendita dello stadio San Siro sarebbe stato “nella sostanza costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive” Inter e Milan. È l’ipotesi della Procura di Milano attorno alla quale ruota l’inchiesta sul procedimento amministrativo per la cessione di uno degli stadi più famosi al mondo. Tra il Comune di Milano e Inter e Milan sarebbero intercorse “costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti, documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento sulla vendita dei San Siro”.

"L'accordo tra Comune e i club" 

“L'attore pubblico e la parte privata”, cioè Comune e club, avrebbero concertato “le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione dell'area, elementi che, riversati nelle diverse delibere di giunta determinavano il perimetro e le caratteristiche dell'avviso pubblico del 24 marzo 2025 il quale, nel recepire espressamente le Delibere precedenti, ne elevava i relativi contenuti a criterio per la predisposizione dei progetti alternativi a quello proposto dalle società di calcio con la conseguenza che l'Avviso Pubblico, anche in quanto nella sostanza costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive - oltre che per il brevissimo termine concesso - andava deserto, comportando la successiva vendita dell'area all'unico offerente".

"Sfruttamento commerciale dell'area attorno a San Siro"

Tra gli aspetti che sarebbero stati concordati tra il Comune di Milano e Inter e Milan, secondo la Procura che indaga sulla vendita dello stadio San Siro ci sarebbero anche quelli sullo “sfruttamento commerciale ed edilizio del territorio circostante”. Uno dei temi più 'battuti' dai comitati cittadini contrari alla vendita.

Club e amministrazione avrebbero “concordato i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali con cui è stato dato corso all'iter amministrativo avviato nel 2019 - immediatamente dopo l'inserimento da parte del Comune nel PAVI (Piano delle Alienazioni e delle Valorizzazioni Immobiliari) per il triennio 2019/21 non soltanto del sedime dello stadio ma dell'intera area coincidente con la Grande Funzione Urbana San Siro (G.F.U.)”

 

"Verifiche sulla diffusione di notizie riservate interne all'istruttoria"

Nella richiesta di perquisizioni e sequestri dei pm milanesi, viene spiegato che l'ipotesi di reato di rivelazione di segreto d'ufficio fa riferimento "a casi in cui i pubblici ufficiali hanno dato prova della propria disponibilità ad assecondare gli interessi privati, specialmente attraverso condotte che hanno favorito la diffusione di notizie riservate interne all'istruttoria. Di esse i privati si sono giovati, tanto calibrando sulla relativa base il contenuto delle proprie istanze, quanto, addirittura, ottenendo in qualche caso modifiche alle bozze di provvedimenti amministrativi ancora da sottoporre all'approvazione della Giunta Comunale". I pubblici ministeri sottolineano tuttavia che "molti degli episodi relativi alle plurime propalazioni intervenute emergono solo in via indiziaria" e con questo giustificano "il sequestro probatorio dei dispositivi che costituisce l'unico strumento per pervenire a una compiuta ricostruzione dei fatti e delle condotte attribuibili ai singoli". Vengono fatti alcuni esempi. 

"E emerso che il 27.10.2021, De Cesaris ha inviato alla collega Spaini una e-mail con oggetto "Stadio" con cui riepilogava i passaggi istruttori necessari per formalizzare la compravendita. Orbene, il 28.10.2021, lo stesso file è stato inviato da Malangone a Tancredi. Ciò è chiaramente indiziario rispetto al fatto che fosse in corso uno scambio di informazioni "informali" dal pubblico al privato. Che si trattasse proprio dello stesso documento è riscontrabile dal fatto che l'ultima autrice del file - cioè della versione trasmessa da Malangone a Tancredi, sia stata proprio Spaini. Il 31.10.2021, Tancredi ha proposto a Malangone di anticipare a De Cesaris il tema dell'indice di edificabilità territoriale per l'area dello Stadio ("Parli tu con Lucia? "Ok"". 

L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella

L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella. Lo riporta il Corriere della sera, spiegando che l’episodio è accaduto qualche sera fa, ma la notizia è stata tenuta riservata. Secondo le ricostruzioni del quotidiano, il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato informato dal capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano che alcuni bombardieri Usa avevano previsto di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno, però, aveva chiesto alcuna autorizzazione né consultato i vertici militari italiani, il piano era stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo. Non trattandosi di voli normali o logistici compresi nel trattato con il nostro Paese, Crosetto ha vietato l’utilizzo della base. È stato Portolano a informare il Comando Usa della decisione presa, dicendo che gli aerei non potevano atterrare a Sigonella perché non erano stati autorizzati e perché non c’era stata alcuna consultazione preventiva.

Forza Italia, si allontana l’incontro tra Tajani e Marina Berlusconi

Complici l’agenda fitta di impegni della presidente di Mediaset e le festività pasquali, ma anche l’infuocato clima geopolitico, si allontana l’atteso faccia a faccia tra Marina Berlusconi e Antonio Tajani, che dovrebbe avere come obiettivo quello di abbassare i toni in casa azzurra dopo la batosta del referendum. L’incontro non è in programma nelle prossime due settimane, come minimo. Intanto il clima resta teso.

Forza Italia, si allontana l’incontro tra Tajani e Marina Berlusconi
Stefania Craxi e Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).

Dopo Gasparri potrebbe saltare anche l’altro capogruppo Barelli

La sconfitta referendaria ha portato a degli scossoni nel partito. Disarcionato Maurizio Gasparri, sfiduciato dai senatori azzurri e sostituito da Stefania Craxi alla guida del gruppo parlamentare a Palazzo Madama: un avvicendamento, questo, benedetto da Marina Berlusconi. Congelata, invece, la raccolta firme a Montecitorio per sfiduciare il capogruppo Paolo Barelli, fedelissimo di Tajani, che potrebbe comunque saltare dopo Pasqua. In pole per sostituirlo c’è Giorgio Mulè, attuale vicepresidente della Camera. Ma circola anche il nome di Deborah Bergamini. In Forza Italia non si va però “solo” verso il cambio di entrambi i capigruppo parlamentari: ci sarebbe anche l’idea di sostituire Raffaele Nevi come portavoce del partito.

Forza Italia, si allontana l’incontro tra Tajani e Marina Berlusconi
Raffaele Nevi, Paolo Barelli e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Capitolo congressi: Tajani vuole andare avanti, ma c’è chi frena

E poi c’è la questione dei congressi, su cui Tajani vorrebbe andare avanti spedito. Ma non tutti ritengono siano una priorità. Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vicesegretario di Forza Italia, ha dichiarato: «Dobbiamo avere meno ansia per tesseramento e congressi e, forse, un po’ di ansia in più per le idee che dobbiamo fornire al centrodestra». E poi: «Abbiamo 250 mila tesserati, quanti ne ha Fratelli d’Italia, ma un po’ di voti in meno. Dovremmo tentare di avere qualche voto in più con una attenzione minore a tesseramento e congressi». Il dossier sui congressi, assicurano dentro FI, sarà certamente uno degli argomenti di discussione tra Tajani e Marina Berlusconi, quando finalmente ci sarà l’incontro. Nel frattempo i due continua a sentirsi, anche tramite Gianni Letta.

Caso Delmastro, si dimettono Chiorino e Franceschini

Un’altra giornata di dimissioni sulla scia dell’inchiesta che ha coinvolto la società Le 5 forchette – che controllava il ristorante Bisteccheria d’Italia di Roma -, all’attenzione della magistratura perché sospettata di riciclare soldi della criminalità organizzata. Lunedì 30 marzo 2026 si sono dimessi Elena Chiorino (che aveva già lasciato nei giorni precedenti la vicepresidenza della Regione Piemonte e ha ora lasciato anche il ruolo di assessora regionale) e Cristiano Franceschini, che ha abbandonato l’incarico di assessore di Biella. I due erano soci, insieme al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, de Le 5 forchette.

Chiorino: «Continuerò a difendere la mia onorabilità sociale e onestà personale»

«Ho comunicato al presidente Alberto Cirio la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili. È una scelta che assumo per senso di responsabilità e per il bene della Regione Piemonte, della maggioranza di centrodestra e del mio partito, Fratelli d’Italia», ha scritto Chiorino. «Sono una persona perbene e non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone, e non la sottoscritta. Non posso accettare che, senza alcuno scrupolo, si tenti di colpire la mia persona, mettendo in discussione l’azione amministrativa portata avanti in questi anni e coinvolgendo, in modo irresponsabile, anche persone estranee». E ancora: «L’ultimo presunto scoop consisterebbe nel fatto che forse domani potrebbe essere nominata una persona di mia conoscenza in ente legato agli Special Olimpics, con emolumenti zero e in assenza di altre candidature nei termini previsti dalla legge. Faccio un passo indietro a testa alta, nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni. Continuerò a difendere le mie idee dal gruppo di Fratelli d’Italia e la mia onorabilità sociale e onestà personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio, in tutte le sedi».

Franceschini: «Ho commesso una leggerezza, mi scuso con i cittadini

Queste invece le parole di Franceschini: «Ho comunicato al sindaco Marzio Olivero la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili da assessore. È una scelta che assumo con responsabilità, mettendo al primo posto il Comune di Biella, la serenità dell’azione amministrativa e il rispetto verso il mio partito, Fratelli d’Italia». «Nelle ultime settimane», ha sottolineato in una nota, «si è assistito a una polemica che ha oltrepassato ogni limite, trasformando una vicenda personale, affrontata con trasparenza e senza alcuna malizia, in un attacco mediatico costruito su insinuazioni e accuse prive di qualsiasi fondamento. Sono state usate parole gravi e inaccettabili, senza riscontro nei fatti, con l’unico obiettivo di delegittimare la mia persona e il lavoro svolto. Rivendico con fermezza la correttezza del mio operato, non vi è stato nulla di irregolare o opaco. Nel momento in cui sono venuto a conoscenza di elementi che prima ignoravo, ho agito subito, senza esitazioni, prendendo le distanze e assumendo le decisioni necessarie».

Caso Delmastro, si dimettono Chiorino e Franceschini
Cristiano Franceschini con Giorgia Meloni (Facebook).

Infine: «Ho commesso una leggerezza, e me ne assumo la responsabilità. Per questo rivolgo le mie scuse ai cittadini. Non accetto però che si tenti di trasformare questa vicenda in uno strumento per infangare me e le istituzioni attraverso ricostruzioni distorte. Per questo mi tutelerò in tutte le sedi opportune, affinché la verità venga ristabilita. Lascio il mio incarico a testa alta, consapevole dell’impegno garantito in questi anni e del fatto che sono una persona perbene. Continuerò a difendermi con determinazione, contrastando ogni forma di strumentalizzazione».

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare

È il gran gioco della politica, gli scacchi dei palazzi del potere: stiamo parlando dell’elezione del presidente della Repubblica. Prematuro e inelegante verso l’attuale Presidente? Sì, certo, anche perché il mandato di Sergio Mattarella scade a gennaio 2029. Ma nessuno può arrivarci impreparato e dunque chi sa come funzionano i meccanismi più raffinati sa che bisogna restare sotto coperta fino all’ultimo, preparandosi però con sette anni d’anticipo.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La vittoria referendaria riscalda il campo largo

Se da mesi si discute dietro le quinte della possibilità di un capo dello Stato di centrodestra in caso di nuova vittoria a stragrande maggioranza di Giorgia Meloni, magari complice una legge elettorale con un cospicuo premio di maggioranza, dal risultato del referendum anche nel centrosinistra si sono riaffacciate vecchie speranze. E dunque il numero dei papabili è raddoppiato di colpo, in un tiepido pomeriggio di fine marzo, andando da Meloni a Mario Monti, da Ignazio La Russa a Paolo Gentiloni. Nomi insomma non ne mancano, sia a destra sia a sinistra, senza dimenticare il centro.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Giorgia Meloni con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La priorità è evitare le figuracce del 2013 e del 2022

Ma di nomi ce n’erano a bizzeffe anche nel 2013 e nel 2022, quando per l’imperizia politica e i giochi di palazzo si è dovuto chiedere il sacrificio del bis prima a Giorgio Napolitano e poi a Sergio Mattarella. Dunque la prima lezione che i due schieramenti stanno studiando è tecnica: come evitare figuracce anche questa volta. Molto dipenderà dunque dalla legge elettorale, molto dipenderà dal risultato delle prossime elezioni politiche, ma tanto passerà anche dai rapporti che si sapranno tessere tra coalizioni, partiti, gruppi di influenza nei prossimi tre anni.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Da La Russa a Mantovano: chi sale nel centrodestra

Ma tornando ai nomi, in caso di vittoria netta di uno dei due schieramenti, la maggioranza che verrà potrebbe eleggersi il ‘suo’ presidente. Esercizio rischioso, come possono confermare i testimoni della Prima e della Seconda Repubblica, perché un manipolo di franchi tiratori può impallinare anche il candidato più forte. Ma scontando questa avvertenza, in caso di vittoria di centrodestra i nomi che circolano sono quelli della premier, di La Russa, di Antonio Tajani, di Alfredo Mantovano, di Giancarlo Giorgetti e di Lorenzo Fontana.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
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I papabili del campo largo e gli ex bipartisan

Nel centrosinistra, in caso di vittoria del campo largo, l’elenco si allunga: si va da Walter Veltroni e Dario Franceschini a Paolo Gentiloni e Pier Luigi Bersani, tra i politici; da Franco Gabrielli ad Andrea Riccardi tra i profili ‘tecnici’.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
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Se invece, per forza o per scelta, si cercasse una figura bipartisan, con amici sia di qua che di là e comunque senza troppi nemici, l’elenco comprende alcuni ex premier che sono stati sostenuti da maggioranze trasversali, da Mario Monti a Mario Draghi (già deluso per la mancata candidatura nel 2022) fino a Enrico Letta.

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Le seconde linee: Casini e Crosetto

Rispettando invece la vecchia regola che al Quirinale non sale mai un leader di primo piano ma uno di seconda linea, ecco Pierferdinando Casini e Guido Crosetto. Insomma, i nomi non mancano, ma come è stato chiaro fin dall’elezione di Enrico De Nicola e Luigi Einaudi, e soprattutto dalle sonore bocciature di leader del calibro di Giulio Andreotti, l’importante non è il curriculum ma la strategia e sulla carta ci sono ancora tre anni per metterla a punto.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
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Scampia, 14enne accoltellato alla gamba nei bagni della scuola

AGI - Un ragazzino ferito a scuola a Napoli, due minorenni denunciati. Il fatto è accaduto ieri alle 17 circa in un istituto scolastico nel quartiere periferico del capoluogo campano di Scampia. I carabinieri della locale Stazione intervengono nell'istituto scolastico Pontano delle Arti e dei Mestieri in viale della Resistenza dopo la segnalazione della dirigente scolastica di un ragazzo di 14 anni ferito da arma bianca all’altezza della gamba.

La ricostruzione della vicenda

L'ascolto della vittima, impaurita, reso possibile anche grazie al contributo della dirigente scolastica, ha permesso di ricostruire la vicenda. Poco prima un ragazzo di 17 anni, in compagnia di altri ragazzi, ha con una scusa fatto andare il 14enne nei bagni della scuola. Lì il ragazzo più grande ha tirato fuori un coltello mimando più volte di colpire il 14enne per poi sferrare davvero un fendente alla gamba. A quel punto ci sarebbe stato un fuggi fuggi generale.

Le perquisizioni e il ritrovamento delle armi

militari dell'Arma della stazione di Scampia hanno perquisito l’abitazione del 17enne dove hanno trovato un coltello a serramanico che era nascosto tra la biancheria intima del ragazzo in un comodino della sua stanza da letto. Il coltello non sembrava compatibile con la ferita. Accertamenti hanno permesso di comprendere come l’arma usata per il ferimento fosse stata nascosta nei pressi degli uffici dell’VIII municipalità del comune di Napoli da un amico del 17enne e che di anni ne ha 15. Sul posto, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato l'arma probabilmente utilizzata per ferire il 14enne, un coltello a farfalla ancora intriso di sangue che era in un canale di scolo coperto a sua volta da un listello in legno.

Le denunce e le indagini in corso

Il 17enne è stato denunciato per lesioni personali e porto abusivo di arma, e il 15enne per favoreggiamento. I loro smartphone sono stati sequestrati. I carabinieri, sotto il coordinamento della procura per i minorenni di Napoli che ha seguito passo passo l’evolversi della vicenda, sono ora impegnati per capire se in passato ci siano stati atti di bullismo.

Né troppo né troppo poco: quanto sale serve davvero

AGI - Da anni ci dicono di nascondere la saliera, perché il sale fa male. Oggi, nuove evidenze scientifiche suggeriscono che per il cuore, il cervello e il metabolismo, meno non significa sempre meglio. Gli esiti di salute correlati all'assunzione di sodio seguono, infatti, una relazione a U, per cui sia un apporto eccessivo sia un apporto insufficiente di sale sono associati a un aumento del rischio per la salute, rafforzando l'importanza di evitare tanto la sovraesposizione cronica quanto la restrizione estrema.

Il sale di per sé non è dannoso; é lo squilibrio a esserlo. È questo, in sintesi, ciò che emerge dal nuovo White Paper, patrocinato e redatto da un pool di ricercatori dell'Università Campus Bio Medico di Roma su invito di Compagnia Italiana Sali e Atisale, con l'obiettivo non di assolvere ma riabilitare il sale, evidenziando, su basi scientifiche aggiornate, il ruolo fisiologico del sale nell'organismo umano, promuovendone una visione equilibrata, fondata sul concetto di moderazione e consapevolezza piuttosto che su logiche di demonizzazione o proibizione, e offrendo uno strumento comunicativo responsabile a decisori, operatori sanitari, giornalisti.

Per decenni la comunicazione relativa al consumo di sale è stata univoca

Per decenni la comunicazione relativa al consumo di sale è stata univoca: "Tagliare il sale, per salvare il cuore". Ma la fisiologia umana non è semplice. Studi epidemiologici massivi, come il celebre PURE Study su oltre 90.000 persone, hanno disegnato una realta' diversa, una curva a forma di "U".

Cosa significa? Che la mortalità aumenta se si mangia troppo sale (oltre i 5-6g di sodio), ma aumenta drasticamente anche se ne si assume troppo poco (sotto i 3g). Il nostro corpo, infatti, è una macchina elettrica: senza sodio, gli impulsi non partono, i liquidi non si regolano, la vita si ferma. I concetti di "eccesso" e "carenza" diventano pertanto centrali, poiché spostano la discussione dal sale in se' all'equilibrio, ovvero a un apporto appropriato di sale. Non solo. Il concetto stesso di equilibrio non è necessariamente legato a valori assoluti, poiché gli organismi viventi sono caratterizzati da equilibri dinamici, strettamente connessi agli stili di vita e alle abitudini alimentari individuali.

Mentre tutti guardano la pressione alta

Mentre tutti guardano la pressione alta, negli ambulatori si sta consumando un dramma opposto, spesso ignorato migliaia di anziani arrivano al pronto soccorso per cadute inspiegabili o stati confusionali che sembrano l'inizio di una demenza. La causa? Spesso è l'iponatriemia (basso sodio nel sangue), causata da diete iposodiche troppo rigide. Il cervello, privo del suo "conduttore", va in tilt. Ridare il giusto sale a queste persone significa spesso vederle "rinascere" cognitivamente e ritrovare l'equilibrio.

Per anni si è tolto il sale anche ai pazienti con scompenso cardiaco

Per anni si è tolto il sale anche ai pazienti con scompenso cardiaco. Oggi, meta-analisi su riviste come il JACC ci mostrano un paradosso inquietante: una restrizione aggressiva può aumentare la mortalità. Senza sodio, il volume del sangue si riduce troppo e il corpo reagisce producendo ormoni dello stress che affaticano un cuore già debole. Il sale serve a trasportare il glucosio nelle cellule. Se lo eliminiamo, il corpo diventa meno sensibile all'insulina (insulino-resistenza), aprendo la porta a disfunzioni metaboliche e pre-diabete.

C'e' poi un equivoco di fondo

C'è poi un equivoco di fondo. Quando si parla di "sale", si pensa alla molecola pura chimica (NaCl) che si trova nei cibi ultra-processati industriali. Ma il Sale Marino, raccolto nelle saline, e' una "matrice complessa". Porta con se' oligoelementi - magnesio, potassio, calcio - che modulano il sapore e interagiscono con l'organismo in modo diverso. Un sale integrale sala di piu' e meglio, permettendoci di usarne meno per avere più gusto.

È un paradosso gastronomico: la qualità permette la moderazione, l'assenza di qualità porta all'abuso.

Infine, non bisogna dimenticare che il sale iodato

Infine, non bisogna dimenticare che il sale iodato rimane uno strumento cardine di Sanità Pubblica per la prevenzione della carenza di iodio e per il supporto della normale funzione tiroidea e dello sviluppo neurologico, ed è ampiamente riconosciuto come una delle strategie preventive più costo-efficaci nelle politiche di salute globale.

"A fronte dei risultati di questo studio - dichiara Marta Bertolaso, research onit of Philosophy of Science and Human Development dell'Università Campus Bio-Medico di Roma -, che evidenziano una relazione a forma di U tra assunzione di sodio e esiti di salute, rafforzando la necessita' di evitare sia un eccesso cronico sia una restrizione severa prolungata, e' necessario un rinnovato approccio non solo alle strategie di Sanita' Pubblica, ma anche alla comunicazione nutrizionale, che raggiunga efficacemente la popolazione piu' ampia. La demonizzazione storica del sale puo' e deve essere riformulata enfatizzando l'equilibrio anziche' la condanna. Un'educazione ad un consumo consapevole, equilibrato e quindi responsabile e' una sfida socio-culturale piu' generale e di cui il sale puo' essere considerato, con buone ragioni, paradigmatico".

Se l'eccesso rimane dunque un errore, la paura indiscriminata e' un errore uguale e contrario. Il nuovo White Paper propone un cambiamento nelle strategie di Sanita' Pubblica e di comunicazione, passando da una riduzione generalizzata del sodio a un approccio basato su moderazione, personalizzazione e contestualizzazione dell'assunzione, tenendo conto dello stile di vita, del livello di attivita' fisica e delle esigenze fisiologiche individuali, valutandolo all'interno di modelli dietetici complessivi, piuttosto che come nutriente isolato. 

Aumentano le diagnosi di autismo, restano le disparità nelle cure

AGI - Un aumento significativo delle diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) si è registrato in Italia negli ultimi anni, in linea con quanto osservato a livello internazionale. Secondo i dati più recenti dell'Istituto Superiore di Sanità, la prevalenza stimata si attesta intorno a 1 bambino su 77, con una maggiore incidenza nei maschi rispetto alle femmine, e riguarda circa 500.000 persone.

È il quadro tracciato dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (SINPIA) e dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma in vista della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull'Autismo, che si celebra il 2 aprile.

"Questo incremento non va interpretato esclusivamente come un aumento reale dei casi - afferma Elisa Fazzi, presidente SINPIA e membro corrispondente straniero dell'Accademia Francese di Medicina - ma piuttosto come il risultato di diversi fattori, che comprendono l'ampliamento dei criteri diagnostici, la maggiore consapevolezza e il miglioramento degli strumenti di screening e diagnosi precoce. La crescita delle diagnosi rappresenta anche un segnale positivo, perché indica una maggiore capacità di intercettare precocemente i bisogni dei bambini e delle loro famiglie. Tuttavia, il trend mette sotto pressione il sistema dei servizi e rende ancora più urgente garantire risposte adeguate e tempestive su tutto il territorio nazionale fornendo ai servizi le risorse necessarie".

L'età della diagnosi e l'individuazione precoce

Un elemento rilevante riguarda l'età della diagnosi: negli ultimi anni in Italia ha subito una rilevante anticipazione e l'autismo viene accertato intorno ai 3 anni, mentre i dati della letteratura internazionale riportano un'età media di 49 mesi. Le evidenze scientifiche confermano che, ancora prima della diagnosi, l'individuazione precoce dei segni di rischio rappresenta un passaggio cruciale: riconoscere tempestivamente indicatori di sviluppo atipico consente di avviare interventi precoci in grado di incidere significativamente sulle traiettorie evolutive e di orientare meglio il percorso diagnostico. Permangono tuttavia forti disomogeneità regionali nell'accesso ai servizi, nei tempi di attesa e nella presa in carico multidisciplinare anche per la carenza di risorse di personale e strutturali che da tempo la SINPIA sottolinea. In alcune aree del Paese le famiglie incontrano ancora difficoltà rilevanti nell'ottenere una valutazione tempestiva e percorsi continuativi.

Il convegno "Autismo lungo l'arco di vita"

In questo contesto si inserisce il convegno "Autismo lungo l'arco di vita. Evidenze scientifiche e innovazioni negli interventi", che si apre oggi a Roma sotto la direzione scientifica di Stefano Vicari, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, direttore dell'UOC di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, e di Stefano Sotgiu, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all'Università di Sassari e direttore della Divisione di Neuropsichiatria Infantile dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari, entrambi membri della SINPIA che patrocina l'evento. L'obiettivo è far emergere le più recenti acquisizioni scientifiche e il loro impatto nella pratica clinica e nell'organizzazione dei servizi, con un focus sui principali snodi del percorso di cura: diagnosi precoce, interventi evidence-based, transizione all'età adulta e inclusione sociale e lavorativa.

Segnali e forme di autismo

I primi segnali dei disturbi dello spettro autistico possono comparire già nei primi anni di vita, anche se la loro intensità e combinazione varia molto da bambino a bambino. Non si tratta di un singolo comportamento "tipico", ma di un insieme di indicatori che riguardano principalmente le aree della comunicazione, dell'interazione sociale e dei comportamenti ripetitivi. Gli esperti sottolineano inoltre la necessità di una maggiore sensibilità clinica verso forme di autismo più difficili da riconoscere, come quelle che si presentano nelle femmine o nei soggetti ad alto funzionamento, dove i segnali possono essere più sfumati e quindi il rischio di sottodiagnosi o di diagnosi tardive più elevato.

Interventi evidence-based e ricerca

Un altro punto centrale riguarda l'adozione di interventi evidence-based, ovvero trattamenti basati su prove scientifiche, che abbiano dimostrato efficacia nel migliorare le competenze adattive, comunicative e sociali. L'applicazione precoce e intensiva di tali interventi può contribuire in modo significativo a migliorare la qualità della vita e i livelli di autonomia. Ogni anno nel Centro per il disturbo dello spettro autistico del Bambino Gesù vengono eseguite circa 400 nuove diagnosi e prese in carico più di 1.000 famiglie. Al Bambino Gesù grande importanza viene data anche alla ricerca, soprattutto orientata al trattamento e alle condizioni di rischio, tra cui quelle genetiche. La possibilità per una coppia di avere un figlio con disturbo dello spettro autistico è di circa l'1%, percentuale che supera il 20% se in famiglia è già presente un figlio con DSA. Presso l'Ospedale è attivo anche un ambulatorio di Genetica dell'Autismo e delle Disabilità Intellettive non sindromiche dedicato all'inquadramento diagnostico di pazienti affetti da questi disturbi del neurosviluppo e alla valutazione dei relativi rischi riproduttivi familiari.

Il ruolo dei clinici e della famiglia

"Il nostro compito come clinici, oggi, non è solo quello di diagnosticare, ma di tradurre le conoscenze scientifiche in opportunità concrete per le persone e le loro famiglie", afferma Vicari. "Disponiamo di strumenti sempre più raffinati per individuare precocemente i segnali di rischio e di interventi, la cui efficacia è supportata da solide evidenze. Questo - continua - ci impone una responsabilità: intervenire in modo tempestivo, appropriato e personalizzato, perché è proprio nei primi anni di vita che possiamo incidere maggiormente sulle traiettorie di sviluppo, favorendo competenze, autonomia e partecipazione sociale". Particolare attenzione deve essere rivolta anche alla famiglia, considerata parte integrante del percorso terapeutico. Il coinvolgimento attivo dei caregiver e il supporto alla genitorialità sono elementi essenziali per garantire continuità ed efficacia degli interventi nei diversi contesti di vita.

Comorbidità e continuità della presa in carico

Un ulteriore elemento di complessità clinica è rappresentato dalla frequente presenza di comorbidità: oltre il 70% delle persone con disturbo dello spettro autistico presenta almeno una condizione associata, che può includere altri disturbi del neurosviluppo o condizioni psicopatologiche. In particolare, durante l'adolescenza, disturbi d'ansia, depressione e altre problematiche possono emergere o accentuarsi, rendendo necessario un approccio integrato e multidisciplinare. Infine, risulta imprescindibile garantire la continuità della presa in carico lungo tutte le fasi della vita. "L'autismo non si esaurisce nell'età evolutiva e non può essere affrontato con interventi frammentati o discontinui", sottolinea Sotgiu. "È fondamentale costruire modelli organizzativi capaci di accompagnare la persona nei passaggi più delicati, come quello dall'adolescenza all'età adulta, spesso ancora critico nel nostro Paese. Dobbiamo garantire continuità assistenziale, ma anche prospettive reali di inclusione sociale e lavorativa, perché il progetto di vita delle persone con autismo riguarda pienamente la loro partecipazione alla comunità e il riconoscimento dei loro diritti", aggiunge.

L’ipotesi Caputo al CASD e la strategia cyber di Crosetto

In un governo che sta perdendo pezzi, con Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi dimissionati e Daniela Santanchè costretta a fare le valigie, c’è chi ritiene che sia il momento giusto per giocare una nuova mano. Guido Crosetto, ministro della Difesa, reduce dalla riforma della sanità militare che ha mandato su tutte le furie l’Arma dei Carabinieri, sarebbe pronto a calare un’altra carta. E che carta.

L’ipotesi di Barbara Caputo alla presidenza del CASD

Secondo Radio Fante, la rete informale che nelle caserme italiane funziona meglio di qualsiasi bollettino ufficiale, il ministro avrebbe in animo di piazzare la professoressa Barbara Caputo alla presidenza del CASD, il Centro Alti Studi per la Difesa. Per chi non mastica queste sigle, il CASD è l’istituzione che dal 1949 forma la classe dirigente militare del Paese. Una storia lunga 77 anni, con 33 presidenti di cui non uno — dicasi uno — è mai stato un civile. Generali di corpo d’armata, ammiragli di squadra, generali di squadra aerea: sempre e solo uomini con le stellette.

L’ipotesi Caputo al CASD e la strategia cyber di Crosetto
Barbara Caputo (Imagoeconomica).

Chi è la prof esperta di IA e collaboratrice di Crosetto

La professoressa Caputo, che Crosetto ha presentato al mondo come «la più grande esperta italiana di intelligenza artificiale», ha un curriculum di tutto rispetto: La Sapienza, KTH di Stoccolma, EPFL di Losanna e il Politecnico di Torino, dove dirige l’AI-Hub. Dal 2023 siede nel gabinetto del ministro come consigliere per l’intelligenza artificiale, con un compenso annuo lordo di 90 mila euro. Incarico di collaborazione conferito con decreto del 31 marzo 2025, decorrenza dal 23 aprile dello stesso anno fino al termine del mandato governativo. Novantamila euro per orientare il ministro nelle scelte sull’IA applicata alla Difesa: la collaboratrice più pagata del gabinetto dopo la capo segreteria.

L’ipotesi Caputo al CASD e la strategia cyber di Crosetto
Barbara Caputo (Imagoeconomica).

Il rischio di cortocircuito al Centro Alti Studi della Difesa

Il problema però non è il curriculum di Caputo, né il suo compenso. Il problema è che al CASD arrivano generali e ammiragli da mezzo mondo per programmi di alta formazione militare. Ufficiali che si aspettano di trovare alla presidenza un pari grado, qualcuno con cui condividere un linguaggio, un’esperienza. Trovarsi di fronte a una professoressa universitaria, per quanto autorevole nel suo campo, rischia di creare un cortocircuito protocollare e relazionale che nessuno al CASD ha mai dovuto gestire.

I rapporti tesi tra Crosetto e intelligence

E qui si arriva al cuore della faccenda. Perché questa mossa non sarebbe un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di una guerra di posizione che Crosetto combatterebbe da oltre due anni contro le strutture dell’intelligence italiana. Che le relazioni non siano esattamente distese lo dimostrano alcune uscite ministeriali. Nel gennaio 2024, Crosetto dichiarò al procuratore di Perugia di avere rapporti «non particolarmente buoni» con l’Aise. Nell’ottobre dello stesso anno lanciò accuse gravissime su possibili attività di dossieraggio nei suoi confronti. Nel giugno 2025 depositò un esposto alla Procura di Roma. Poi nel febbraio 2026, il caso Dubai: il ministro della Difesa si trovava negli Emirati anche se l’intelligence valutava come «altamente probabile» un attacco all’Iran almeno da gennaio, come dichiarato dal direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, a margine della presentazione della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza. Una cronologia che ha portato L’Espresso a parlare di «guerra fredda nel governo» e Il Foglio a documentare come Alfredo Mantovano abbia fatto asse con Matteo Piantedosi per blindare l’Aise e stoppare ogni tentativo di Crosetto di mettere le mani sul perimetro cyber.

L’ipotesi Caputo al CASD e la strategia cyber di Crosetto
Giovanni Caravelli (Imagoeconomica).

Il caso Palantir Gotham

E qui entra in campo la professoressa Caputo, che nel suo ruolo di consigliere promuove la necessità di un’IA sovrana e autonoma per le Forze armate italiane e collabora attivamente con Teledife, la Direzione informatica, telematica e tecnologie avanzate del ministero. Teledife nel 2024 ha stipulato un contratto da un milione di euro per licenze Palantir Gotham con «procedura negoziata» e «secretata», come scoperto da Domani. Nessuna informazione pubblica, neanche sulla durata del contratto per questioni di “sicurezza”. Palantir Gotham è il software di sorveglianza e analisi dati di Peter Thiel, lo stesso che a metà marzo è venuto a Roma a tenere seminari sull’Anticristo a Palazzo Taverna, beccandosi il rifiuto dell’Angelicum e un contrappunto papale in tempo reale. Una piattaforma utilizzata anche dall’Ice negli Usa e dagli israeliani a Gaza, che il tribunale costituzionale tedesco ha dichiarato incostituzionale per violazione del diritto all’autodeterminazione informativa, e che l’esercito svizzero ha rifiutato per il timore che i propri dati finissero nelle mani sbagliate attraverso il sistema Onyx. A questo si aggiunga che a marzo 2025 la Nato ha formalizzato l’acquisizione del Palantir Maven Smart System: i sistemi italiani dovranno dialogare con quelli dell’Alleanza, rendendo la dipendenza non più una scelta ma un vincolo.

L’ipotesi Caputo al CASD e la strategia cyber di Crosetto
Peter Thiel (foto Imagoeconomica).

Sovranità tecnologica o dipendenza dal fornitore americano?

La contraddizione è lì, e non è piccola: predicare sovranità tecnologica e contemporaneamente acquistare un sistema che crea dipendenza strutturale dal fornitore americano, che richiede ingegneri Palantir in loco per funzionare, e dal quale, come dicono gli analisti, uscire costa più che restare. È lecito domandarsi se dietro la retorica dell’autonomia non si stia costruendo, nei fatti, un sistema chiuso e dipendente, gestito al riparo dal controllo dei Servizi e di Palazzo Chigi. Intanto Meloni, che ha fatto piazza pulita di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè, sembra aver inaugurato una stagione in cui la permanenza al governo non è più scontata per nessuno. Radio Fante, da parte sua, continua a trasmettere. E il segnale, stavolta, è piuttosto nitido.