Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra

In politica, si sa, tradizionalmente è il centrosinistra a dividersi. Dal Pd al M5s, da Iv a Avs ormai si discute su ogni tema o quasi, per non parlare del fiorire di correnti e correntine interne ai partiti. Al contrario, il centrodestra, nonostante le frizioni e le antipatie, riesce a mostrarsi monolitico, riuscendo nella maggior parte dei casi a ricucire in casa. Nel mondo culturale, invece, avviene l’esatto contrario. Diciamo che se fossimo in Stranger Things, la Cultura rappresenterebbe il Sottosopra della destra. La maggioranza infatti in questa bulimia di poltrone (e nella foga di arricchire il proprio Pantheon scippando numi di sinistra, da Gramsci a Pasolini) non trova pace, mentre la gauche nella difesa della propria egemonia è unita e compatta.

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Il duello Giuli-Buttafuoco

La cronaca degli ultimi giorni lo conferma. Iniziamo con lo scontro tra il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, reo di aver aperto le porte della prossima Biennale d’Arte alla Russia. «Buttafuoco non ci ha detto nulla quando invece lui già sapeva del ritorno della Russia, ha messo in difficoltà il governo e isolato la Biennale agli occhi del mondo», ha sbottato Giuli arrivando a chiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, rappresentante del suo stesso ministero nel consiglio di amministrazione della Biennale. 

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Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Buttafuoco da parte sua non ha replicato, ma in sua difesa si sono schierati due intellettuali di destra del calibro di Marcello Veneziani e Franco Cardini. «Va bene una Biennale inclusiva verso immigrati, gay e mondo queer ma non verso i popoli e le civiltà del mondo», ha scritto Veneziani sulla Verità. «È sempre più difficile assumere un ruolo pubblico senza diventare servi zelanti in livrea abbaiando a comando, mentre chi disturba viene abbandonato, sconfessato, boicottato», ha aggiunto. «Noi abbiamo preferito sottrarci dal rispondere quando un ministro ci attaccò in modo volgare». Veneziani fa riferimento a un altro duello che lo ha visto protagonista contro il ministro della Cultura.

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Franco Cardini (Imagoeconomica).

Quando Veneziani criticò il governo Meloni

L’episodio risale a fine 2025, quando il giornalista e scrittore sempre sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro vergò un editoriale al vetriolo contro il governo Meloni. «Nulla è cambiato nella nostra vita di italiani, cittadini, contribuenti, patrioti e uomini di destra, tutto è rimasto come prima, nel bene e nel male, nella mediocrità generale e particolare». La replica di Giuli fu durissima e personale, parlando di «bile nera» e «animo ricolmo di cieco rimpianto». Come a voler dire: ti sarebbe piaciuto essere al mio posto, ma non ci sei. Del resto all’epoca della formazione del governo, e prima di nominare Gennaro Sangiuliano, Giorgia Meloni sondò informalmente proprio Veneziani, che, secondo qualche retroscena, gentilmente declinò.

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Alessandro Giuli, Gennaro Sangiuliano e Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Ma nella querelle sulla Biennale a difesa di Buttafuoco è intervenuto anche lo storico Cardini. «Non vedo i presupposti giuridici e procedurali sulla base dei quali il ministro può intervenire. Giuli ha compiuto un passo inopportuno e inadeguato» ha commentato lo storico in un’intervista alla Stampa. E poi è andato oltre: «Credo che Giuli si senta molto insicuro perché sente tutte le critiche che gli vengono mosse per la sua inadeguatezza (…) Giuli è un personaggio della cultura militante che non è convincente né dal punto di vista scientifico, né da altri punti di vista».

L’allergia storica della destra per gli intellettuali

Insomma, colpi di clava. Che si inseriscono perfettamente nella tradizione degli scontri che hanno sempre contraddistinto il mondo culturale della destra italiana. Giuseppe Bottai contro Giovanni Gentile, Curzio Malaparte contro Giuseppe Prezzolini, Indro Montanelli contro lo stesso Malaparte – due toscanacci l’un contro l’altro armati – Leo Longanesi contro tutti, giusto per citare qualche esempio del passato. 

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Leo Longanesi (Ansa).

«Tutto mi sembra l’eco di un vecchio pregiudizio che alligna da sempre nei partiti della Fiamma, i cui esponenti hanno sempre visto con fastidio gli intellettuali, considerandoli come dei piantagrane buoni solo a criticare e a imbastire polemiche contro quella che dovrebbero considerare la loro casa-madre. Un tempo Giuli fustigava questo atteggiamento, ora l’ha fatto suo», spiegava qualche tempo fa sul Fatto quotidiano il politologo di destra Marco Tarchi. «Anche la storia del marxismo, con le sue infinite scuole, conventicole e diatribe dimostra che non si tratta un’esclusiva della destra. In quest’area, però, appare ancora più pronunciata per quel tarlo dell’individualismo che l’ha sempre contraddistinta, e che è una sorta di indesiderato sottoprodotto della visione antiegualitaria che le è propria», aggiungeva Tarchi. Qui poi andrebbe fatto un inciso: basta fare il giornalista ad alto livello e aver scritto qualche libro, come Sangiuliano e Giuli, per essere considerato un intellettuale?

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Marco Tarchi (Imagoeconomica).

Quel maledetto predominio culturale della sinistra

Altra figura rilevantissima della cultura destrorsa è Giordano Bruno Guerri che, forse per la sua totale indipendenza al confine con un certo anarchismo, viene spesso tenuto ai margini, ma è lui, da presidente del Vittoriale, ad aver ridato lustro e vita alla dimora di Gabriele D’Annunzio. Ecco cosa sosteneva in un’intervista alla Stampa lo scorso luglio: «Gli intellettuali di destra sono di meno e pure poco valorizzati, questo forse perché storicamente questa parte politica si è sempre interessata poco alla cultura, come ai tempi del Msi, che non era un partito ‘colto’… Ora invece mi pare ci sia una volontà di darsi da fare, magari anche sbagliando, che ho visto prima con Sangiuliano e ora con Giuli…».

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Giordano Bruno Guerri (Imagoeconomica).

Del resto, per Guerri il predominio della sinistra sul mondo culturale è innegabile e così pare pensarla lo stesso Veneziani. Insomma, la destra al governo è stata costretta ad arrancare in un mondo in cui le cariche più prestigiose (istituti culturali, musei, fondazioni, teatri) le sono sempre state negate. Con gli incarichi culturali il governo Meloni si trova a maneggiare una materia nuova e sconosciuta. Dove però spesso nelle scelte si intersecano fedeltà all’esecutivo, autonomia culturale, una certa dose di individualismo e forse una rosa di candidati abbastanza scarsa. E allora ecco le liti, gli scontri, le invettive. Insomma, il campo largo della cultura a destra è diviso e litigioso almeno quanto il campo largo politico a sinistra.  

Frammento di missile cade vicino all’ufficio di Netanyahu a Gerusalemme

Una grossa scheggia di missile è caduta vicino all’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. Le foto sono state diffuse dai soccorritori. Colpita anche la sede di una grande scuola ebraica. I vigili del fuoco hanno riferito che nell’area della Città Santa un uomo di 42 anni è stato ferito da schegge incandescenti e ha riportato ustioni.

Tajani “scomoda” Mussolini per sostenere il Sì al referendum: cosa ha detto

Per sostenere il in vista del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo, Antonio Tajani ha diffuso un video sui social – girato all’esterno di casa sua – in cui il segretario di Forza Italia, ministro degli Esteri e vicepremier ha detto che il sistema italiano è da cambiare in quanto tipico di una dittatura.

«L’Italia è un’eccezione tra le democrazie, un sistema come il nostro esiste solo in Russia, in Cina e in altre dittature, del resto è stato introdotto da Benito Mussolini e dal fascismo», dice Tajani nel video diffuso sui social, introdotto dal post: «Entriamo nel merito della riforma della giustizia. Diciamo basta a bugie e mistificazioni. Diciamo SÌ ad una magistratura finalmente libera, indipendente e imparziale».

Tajani: «Chi di voi guarderebbe una partita con un arbitro che indossa la maglia di una delle squadre?»

Nel video, Tajani dichiara anche: «In qualsiasi disputa la persona chiamata a giudicare chi ha ragione e chi ha torto non deve essere amica di nessuna delle due parti in causa». Sue la domanda retorica: «Chi di voi andrebbe a vedere una partita con un arbitro che indossa la maglia di una delle due squadre?». E poi: «Questo concetto è la materia del referendum per il quale si voterà il 22 e 23 marzo. Parliamo del processo penale, con il quale si decide la vita delle persone. Non vi sembra ovvio che chi decide non debba essere amico o collega con nessuna delle due parti?».

Sequestrati ‘svapo’ alla cannabis con Thc pari a 15 spinelli

AGI - I finanzieri della Guardia di Finanza di Sulmona, diretti dal capitano Cecilia Tangredi, attraverso una mirata e costante attività di monitoraggio del territorio, hanno individuato e sottoposto a sequestro, anche dopo una perquisizione domiciliare, 10 dispositivi di vaporizzazione elettronici contenenti un liquido ad altissima concentrazione (superiore al 70%) di THCprincipio attivo psicotropo della cannabisDenunciato un uomo per detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, trovato in possesso delle suddette sigarette elettroniche.

Colori sgargianti e nomi accattivanti come 'pink drink' o 'high octane' impressi nelle confezioni degli inalatori che in realtà nascondevano un quantitativo di principio attivo che, una volta assunto, risulterebbe equivalente, per effetti potenziali, a circa 15 spinelli.

 

Identificazione del prodotto e supporto tecnico

L'identificazione della natura e della composizione del prodotto sequestrato è stata possibile grazie al supporto tecnico-scientifico di Arpa Abruzzo.

 

Pericolosità e non conformità dei dispositivi

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la pericolosità del dispositivo è riconducibile principalmente alla capacità di rilasciare nell'immediatezza un'elevata quantità di sostanza psicoattiva. Inoltre, gli inalatori avevano un circuito elettrico giudicato non conforme ai requisiti di sicurezza.

 

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni

È stata presentata la programmazione del triennio 2026-2028 del Teatro alla Scala di Milano – come chiesto una decina di giorni prima dal ministero della Cultura a tutte le fondazioni lirico-sinfoniche in vista del riparto del Fus, i fondi statali – con l’annuncio delle opere che apriranno le stagioni 2026 e 2027. Il 7 dicembre 2026 verrà rappresentato l’Otello di Giuseppe Verdi con la regia di Damiano Michieletto. Sul podio ci sarà Myung-Whun Chung, al suo debutto come direttore musicale. L’attuale, Riccardo Chailly, continuerà comunque la sua collaborazione con la Scala concentrandosi sulla musica russa. Sempre un’opera di Verdi inaugurerà la stagione successiva, nel 2027, vale a dire Un ballo in maschera. L’opera sarà di nuovo diretta da Chung e vedrà la regia del palermitano Luca Guadagnino.

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni
Myung-Whun Chung (Ansa).

Frédéric Olivieri confermato direttore del Corpo di ballo

Durante la presentazione è stato inoltre reso noto che Frédéric Olivieri resterà direttore del Corpo di ballo della Scala per altre due stagioni. Era stato nominato a febbraio 2025 per due anni dal sovrintendente Fortunato Ortombina, dopo la decisione del suo predecessore Manuel Legris di lasciare l’incarico prima della scadenza.

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni
Frédéric Olivieri (Ansa).

Meta, accordo da 27 miliardi con Nebius sull’IA

Meta ha firmato un accordo da 27 miliardi di dollari con Nebius, piattaforma cloud con sede ad Amsterdam specializzata nell’addestramento e nell’esecuzione di modelli di AI avanzati. In base all’intesa, il colosso di Mark Zuckerberg investirà 12 miliardi di dollari in capacità di calcolo a partire dall’inizio del 2027 e si è impegnato ad acquistare ulteriore capacità per un valore di altri 15 miliardi di dollari (sempre distribuita su più siti) nei prossimi cinque anni. Nel complesso si tratta di uno dei più grandi contratti infrastrutturali mai sottoscritti da Meta.

Meta, accordo da 27 miliardi con Nebius sull’IA
Mark Zuckerberg (Imagoeconomica).

Meta di recente ha acquisito Manus, startup focalizzata sullo sviluppo di algoritmi di IA per l’automazione delle attività, e Moltbook, piattaforma Moltbook, una piattaforma simile a Reddit progettata per ospitare conversazioni tra agenti AI. L’accordo con Nebius rappresenta un’ulteriore accelerata sull’IA per la società di Zuckerberg, che ormai ha trasformato l’intelligenza artificiale nella sua priorità strategica, nel tentativo di ridurre il gap da rivali come OpenAI e Google. Tuttavia, secondo quanto riporta Reuters, l’azienda si starebbe preparando a quello che potrebbe essere uno dei suoi più grandi giri di licenziamenti, con un taglio del 20 per cento della forza lavoro globale: coinvolti quasi 16 mila dipendenti. A gennaio del 2025, Meta aveva licenziato circa il 5 per cento dei suoi lavoratori.

Elicotteri Usa sul Parco delle Madonie, protesta dei sindaci e interrogazione a Schifani

È polemica in Sicilia per l’atterraggio di due elicotteri militari dell’esercito americano nel parco delle Madonie, in particolare a Piano Catarineci, area di pregio naturalistico tutelata da un apposito marchio Unesco e facente parte della rete Natura 2000, caratteristica che implica e richiede una particolare attenzione alla conservazione degli habitat e delle specie di fauna e flora selvatica presenti. Dopo aver visionato le fotografie pubblicate sul profilo social della marina statunitense che ritraggono i due mezzi sul suolo siciliano, 22 sindaci e il presidente del Parco delle Madonie hanno inviato una nota al presidente della Regione, Renato Schifani, e al prefetto di Palermo, Massimo Mariani, per chiedere se «fossero stati avvisati di esercitazioni, se e da quale ente il piano di volo sia stato autorizzato, se, in caso positivo, sia stata effettuata la procedura di valutazione di incidenza ambientale per le esercitazioni militari con elicotteri della base di Sigonella sul sito Piano Catarineci e se non si ritenga opportuno chiedere lo stop a tali attività, visti i rischi per la popolazione locale e l’ambiente naturale, a maggior ragione dato che ci si trova nel contesto di uno scenario bellico privo di piena legittimazione internazionale».

La marina Usa: «Volo di addestramento, squadra difende gli interessi degli Alleati»

La marina americana ha spiegato che gli elicotteri MH-60S Sea Hawk assegnati alla Helicopter Sea Combat Squadron 28 stavano conducendo un volo di addestramento sul monte Etna vicino alla stazione aerea navale Sigonella. La squadra, ha spiegato, «è attualmente dispiegata nell’area operativa della 6a flotta degli Stati Uniti, supportando l’efficacia dei combattimenti bellici, la letalità e la prontezza delle Forze navali americane Europa-Africa, mentre difende gli interessi degli Stati Uniti, degli Alleati e dei partner nella regione».

Il M5s chiede a Schifani di riferire in Aula

La vicenda ha scatenato polemiche politiche, con critiche da parte di Movimento 5 stelle e Partito democratico. Il capogruppo M5s all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, ha parlato di «fatto gravissimo che può essere motivato come estrema ratio solo da ragioni di tipo emergenziale». «Essere partner della Nato», ha evidenziato, «non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in un periodo in cui l’esercito Usa è impegnato attivamente nell’offensiva contro l’Iran. Non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani. Il presidente Schifani era stato informato? Il Parlamento certamente no, ne renda conto a sala d’Ercole». «Senza voler mettere da parte la questione ambientale», ha continuato il deputato «considerando che l’atterraggio è avvenuto in un’area definita come A, cioè di massima tutela ambientale, si tratta di un accadimento che condanniamo fermamente e che non deve più ripetersi. Per questo serve un governo regionale intransigente. Il presidente della Regione risponda ai siciliani che lo hanno eletto, non agli americani e venga in Aula a riferire con urgenza».

Il Pd presenta un’interrogazione parlamentare

La deputata regionale dem Valentina Chinnici ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare rivolta al presidente Schifani: «L’atterraggio di elicotteri da guerra della US. Navy nel cuore della Sicilia, a Piano Catarineci, non è solo una questione ambientale, è l’ennesimo atto unilaterale che rischia di trascinare la nostra Isola e l’Italia in uno scenario di tensione bellica senza che vi sia stata alcuna informazione o dibattito democratico». «Dobbiamo sapere con urgenza se Schifani e la Prefettura fossero stati avvisati, e chi ha autorizzato questo piano di volo. Non possiamo permettere che la Sicilia venga percepita come una portaerei in balia di decisioni prese altrove, senza alcuna legittimazione da parte degli organismi europei e internazionali e in spregio alla sovranità nazionale», ha continuato. Quindi l’annuncio: «L’esecutivo regionale non può più tacere. Nella mia interrogazione chiederò chiarezza immediata e di valutare lo stop a queste attività. La sicurezza dei cittadini, l’integrità del nostro territorio e la sovranità nazionale non possono essere messe in discussione da voli fantasma autorizzati chissà da chi».

Famiglia nel bosco, La Russa riceverà i genitori Nathan e Catherine in Senato

A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha invitato la famiglia nel bosco per un incontro a Palazzo Madama. Nathan e Catherine Trevallion, i genitori a cui a novembre 2025 è stata tolta la potestà sui tre figli, che sono stati poi trasferiti in una comunità, saranno ricevuti mercoledì 18 marzo. All’inizio del mese il tribunale aveva disposto l’allontanamento della madre dalla casa famiglia dove ci sono i tre bambini. Una decisione presa in base alle relazioni degli assistenti sociali sugli atteggiamenti tenuti dalla donna in occasione degli incontri con i figli alla presenza delle assistenti. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva inviato un’ispezione che si svolgerà martedì 17 marzo.

Il Pd attacca: «Il governo usa la vicenda in vista del voto»

Intanto arrivano le prime critiche al governo per un’iniziativa che, secondo il senatore del Partito democratico Walter Verini, evidenzia la «faziosità» e lo «scarso rispetto per le istituzioni» del presidente del Senato. «Tutti abbiamo davvero profondo rispetto per la tragedia emotiva che stanno vivendo i bambini Travallion. Proprio per questo mai e poi mai avremmo pensato che qualcuno avesse usato la vicenda per bassi scopi elettorali in vista del referendum», ha aggiunto. Gli ha fatto eco Enza Rando, anche le senatrice del Pd: «Invitare i genitori della cosiddetta famiglia del bosco in Senato a tre giorni dal referendum, dopo mesi di campagna orchestrata dalla destra su questa vicenda per delegittimare il lavoro dei giudici che hanno solo applicato le leggi, è un atto grave e profondamente inopportuno». E ancora: «Il presidente del Senato dovrebbe svolgere una funzione di garanzia e di equilibrio istituzionale. Invece ancora una volta dimentica di essere la seconda carica dello Stato e sceglie di intervenire in modo plateale su una vicenda delicata, che riguarda decisioni dell’autorità giudiziaria e la tutela di minori. Le istituzioni non possono essere utilizzate per alimentare polemiche o per sostenere campagne politiche contro la magistratura, tanto più alla vigilia di un voto che riguarda proprio la giustizia».

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

«Dopo aver lavorato tanto a Mediaset, guarda caso Ficarra e Picone si sono schierati per il no al referendum…», sussurra velenosamente un vecchio esperto dei corridoi di Cologno Monzese. In effetti il duo comico ha lasciato la conduzione di Striscia la notizia nel 2020, dopo 15 anni di collaborazione, tra voci di malumori, nonostante le smentite di rito. Di certo sarà un piccolo dispiacere per il loro ex amministratore delegato Pier Silvio e soprattutto per Marina Berlusconi (che è intervenuta sul Corriere della sera e poi addirittura in prima pagina su la Repubblica spingendo per il sì), sapere che Ficarra e Picone hanno deciso di partecipare attivamente alla campagna referendaria: venerdì 20 marzo i due interverranno all’incontro romano di chiusura al Palazzo dei Congressi con il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. Saranno presenti anche Enzo Iacchetti, Neri Marcorè, Elio Germano, Pif, Stefano Sarcinelli e Francesco Paoloantoni. Non solo personaggi dello spettacolo, però: attesi Gustavo Zagrebelsky, Enrico Grosso, Marco Travaglio, Andrea Scanzi, Gianrico Carofiglio, Roberto Scarpinato, Federico Cafiero de Raho e Giuseppe Antoci.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone (foto Ansa).

Il no di Monti quasi quasi convince a votare sì

«Chissà perché Mario Monti ha voluto dire la sua sul referendum, annunciando il suo no», spiffera un suo vecchio amico. Già: sulle “colonne amiche” del Corriere della Sera il senatore a vita, e già presidente del Consiglio, ha tenuto a sottolineare, con tanto di richiamo in prima pagina, la sua intenzione di voto sul quesito referendario: «Lo faccio a tutela dello Stato di diritto. E non per punire il governo. Più poteri all’esecutivo mi preoccupano. Con la riforma si sposta l’equilibrio dei poteri. Pare uno smottamento, può diventare una frana». Eppure tutti sanno, specie da Milano in giù, che ogni dichiarazione di Monti non suscita grande empatia, per usare un eufemismo: il quasi 83enne Monti, maître à penser del potere meneghino, che indica il no come la scelta giusta, potrebbe far scattare la voglia di votare sì a qualcuno che non appartiene al suo côté

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Giorgia Meloni con Mario Monti nel 2022 (foto Ansa).

Fermi tutti, c’è Delmastro al Quirinale

Pomeriggio di fuoco, lunedì 16 marzo, al Quirinale: è atteso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Niente paura, nell’agenda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è in programma l’incontro con il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e una rappresentanza della stessa polizia penitenziaria in occasione dell’anniversario numero 209 della costituzione del corpo. Con assoluto divieto di parlare dell’imminente referendum sulla giustizia…

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Il Tg2 si becca la benedizione di Tajani e del papa

Grande celebrazione a Roma, al Maxxi, per il mezzo secolo di vita del Tg2. Una domenica spesa allegramente, tra il direttore del telegiornale Antonio Preziosi (in quota Forza Italia) e l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi. Immancabile la presenza alla cerimonia del ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nonché leader degli azzurri Antonio Tajani, anche perché in questi giorni deve presidiare la Farnesina, che si trova sull’altra sponda del Tevere, a pochi minuti di distanza: «Il Tg2 svolge un ruolo prezioso. Non soltanto con il suo telegiornale, ma anche con le sue rubriche. Mi viene in mente quella sull’Europa che mi sta molto a cuore», è stata la sua fondamentale dichiarazione. Ha anche voluto continuare: «La mattina seguo sempre tutti i telegiornali, in particolare il Tg2. Ha avuto direttori autorevolissimi, da Clemente Mimun a Enrico Mentana (ma qui Tajani si sbaglia, perché “Chicco mitraglia” ha fatto solo il vicedirettore, prima di passare a Mediaset, ndr). Ricordo con affetto anche il grande Giovanni Masotti che ci ha lasciati poco tempo fa. Eravamo compagni di università». Tajani è nato nel 1953, Masotti era del 1951. E quest’ultimo da pensionato aveva scelto Viterbo anche per dare vita alla testata online La Mia Città News, come editore e direttore. Intanto, nella mattinata di lunedì, a mezzogiorno nell’agenda di papa Leone ecco proprio i festeggiamenti in Vaticano per il Tg2. Sì, in effetti Preziosi ha proprio bisogno di una benedizione…

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
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Leggo festeggia i 25 anni: chi c’era (e chi no)

Un quarto di secolo: i festeggiamenti del quotidiano Leggo, caro ad Azzurra Caltagirone (il giornale è edito dal gruppo caltagironesco), sono stati celebrati nella serata di domenica 15 marzo a Roma, nel Teatro Brancaccio. È l’ultimo esemplare di free press sopravvissuto con copie stampate e distribuite: una prova di resistenza che è stata salutata con affetto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e da messaggi presidenziali, dal Quirinale con Sergio Mattarella e da Palazzo Chigi con Giorgia Meloni. Banca del Fucino era visibilissima all’evento, con il presidente Mauro Masi. Si notava l’assenza di un ex direttore, ossia Davide Desario, per impegni a Londra. Ma i vip c’erano in sala, anche perché «a un invito della manager Diamara Parodi Delfino non si può dire di no», sibila qualcuno. Presente, naturalmente, l’ex top manager Rai Giancarlo Leone, il marito di Diamara: i due nel 2017 hanno fondato assieme Q10 Media, agenzia di consulenza e comunicazione.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

Referendum, Calenda analizza già la sconfitta: «Italia sempre per il no al cambiamento»

Carlo Calenda in un post su X ha saltato a piè pari il voto del 22 e 23 marzo, passando già all’analisi della vittoria del No – dunque alla sconfitta del Sì sostenuto da Azione -, descrivendo l’Italia come il Paese «più conservatore d’Europa», in quanto contrario «al cambiamento in qualsiasi settore». In Italia, ha scritto Calenda, «troviamo sempre una ragione per non cambiare: la giustizia, la scuola, il regionalismo o per non fare investimenti infrastrutturali ed energetici». Il referendum sulla riforma della giustizia è stato politicizzato, con Pd (almeno la maggior parte del partito), M5s e Avs nel fronte del No. Ma, sostiene Calenda, «questo conservatorismo è trasversale alla destra e alla sinistra che sono normalmente immobili in attesa che l’altra parte faccia “l’errore” di proporre qualcosa». E poi: «Da questo stallo dobbiamo uscire se vogliamo sopravvivere e diventare qualcosa di più di una meta turistica».