Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno

Finora non si era esposto pubblicamente, poi alla fine ha “ceduto”: Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano (non un ex qualunque visto che nel 2011 riuscì nell’impresa di strappare la città al centrodestra), voterà Sì al referendum sulla giustizia. Un coming out che però non stupisce. Anzi, all’ombra del Duomo a qualcuno è tornato in mente il padre dell’ex primo cittadino, quel Giandomenico Pisapia, giurista e docente universitario, alla guida della commissione ministeriale che nel 1988 elaborò il Codice di Procedura penale (entrato in vigore l’anno successivo) nel quale si introduceva il cosiddetto ‘modello accusatorio’, del quale per molti militanti del fronte del Sì, la separazione delle carriere prevista dalla riforma Nordio è diretta conseguenza.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Giandomenico Pisapia (Imagoeconomica).

Non solo. Giuliano Pisapia, prima di entrare a Palazzo Marino e poi all’Europarlamento nelle file del Pd, fu anche per due legislature deputato di Rifondazione Comunista e nel 2001 con Giovanni Russo Spena presentò una proposta di legge per modificare l’articolo 190 dell’ordinamento giudiziario «in tema di distinzione delle funzioni requirenti e giudicanti e di passaggio da una funzione all’altra». Infine con Carlo Nordio, nel 2010 scrisse il libro In attesa di Giustizia edito da Guerini e Associati in cui si toccavano i temi della separazione delle carriere, del sorteggio, e dell’Alta corte disciplinare. Insomma, negli anni è rimasto coerente. L’attuale sindaco e suo successore Beppe Sala, che invece voterà No, ha commentato con ambrosiano fairplay. «Non ne abbiamo mai parlato. Anche il mio amico Mazzali (Mirko, consigliere comunale di Sel ai tempi dell’amministrazione Pisapia, ndr.) si è espresso per il Sì. Rispetto totalmente ogni opinione. Io voterò no e parteciperò con Schlein all’evento a Milano settimana prossima. Ma non deve essere una questione ideologica».

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Giuliano Pisapia e Beppe Sala (Ansa).

Quel Pignolo di Cerno

L’Associazione del Pignolo del Friuli Venezia Giulia, fondata nel 2023 dall’irlandese Ben Little e presieduta da Fabio d’Attimis Maniago Marchiò, il 20 marzo promuove il World Pignolo Day, allo Spazio industriale rigenerato Villalta, ex Birrificio Dormisch di Udine.

Tra gli ospiti, la giornalista Giovanna Botteri e Tommaso Cerno direttore de Il Giornale e conduttore di Due di picche su Rai2. Il il Pignolo è un raro vino rosso, in una terra “bianchista” per eccellenza come il Friuli Venezia Giulia: la sua presenza è documentata dal XIV secolo nei registri monastici dell’Abbazia di Rosazzo, dove veniva definito uno dei vitigni più pregiati. Dagli Anni 70 è stato recuperato grazie alla propagazione di vecchie viti sopravvissute nei chiostri dell’abbazia.

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Tommaso Cerno (foto Ansa).

L’ex vendoliano Stefàno da Assoenologi

Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, è il protagonista del forum “Vino e Giovani: un incontro tra cultura e responsabilità” organizzato dall’associazione a Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Sul palco anche Dario Nardella, ex sindaco di Firenze, eurodeputato dem e componente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale.

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Il dibattito è moderato dal giornalista di La7 Andrea Pancani. Immancabile Dario Stefàno, presidente del Centro Studi Enoturismo Università Lumsa di Roma, già parlamentare, nato politicamente “vendoliano” in Puglia e poi passato al Pd fino a quando restituì la tessera del partito a Enrico Letta.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Riccardo Cotarella e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).

Bollicine per Pino Strabioli

A Milano, al Teatro Gerolamo, celebrazioni per i “Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura. Un racconto corale tra storia d’Italia, costume e visione d’impresa”, con Pierluigi Bolla presidente Valdo Spumanti, la chef “green” Chiara Pavan, e Giulio Somma, moderati dall’attore e conduttore tv Pino Strabioli.

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Pino Strabioli (Imagoeconomica).

Josi al Festival Franciacorta

Il 14 e il 15 marzo si tiene il Festival Franciacorta di Primavera per scoprire le 50 cantine della zona. Inaugurazione ufficiale a Brescia nel Teatro Grande, con “Il Futuro dei Luoghi. Identità, visione e responsabilità culturale”, un dialogo pubblico dedicato al valore dei territori come spazi culturali vivi, moderato dal giornalista del Tg5 Dario Maltese, e con gli interventi di Luca Josi, nei panni di manager culturale e creativo, Daniele Cipriani, direttore del Festival dei Due Mondi di Spoleto, e di Melania Rizzoli, medico e membro del cda del Teatro alla Scala nonché ex vicepresidente azzurra di Regione Lombardia.

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Luca Josi (Imagoeconomica).

Unicredit, il 18 marzo a Frosinone il Forum sulle strategie di internazionalizzazione

Un incontro tra Unicredit e il sistema produttivo del territorio con l’obiettivo di supportare le imprese nel percorso di internazionalizzazione consapevole, aiutandole a valutare rischi e opportunità dei mercati esteri. Con quest’obiettivo avrà luogo il 18 marzo 2026 a Frosinone, nella sede di Unindustria (Via del Plebiscito 15), il Forum delle economie dedicato all’internazionalizzazione, organizzato dalla banca in collaborazione con Unindustria. L’incontro, il cui inizio dei lavori è previsto per le ore 16, verrà introdotto dagli interventi di Corrado Savoriti, presidente Unindustria Frosinone, e di Enrico Batini, responsabile Corporate business Centro Italia di Unicredit.

Il programma dell’evento

Il programma prevede successivamente una relazione di Tullia Bucco, senior economist Group investment strategy Unicredit, sul tema Scenario globale e mercati esteri: cosa sta cambiando. A seguire ci sarà una tavola rotonda sui fattori di competitività delle imprese nel percorso di internazionalizzazione alla quale interverranno Tommaso Perna, cfo Klopman International, e Francesco Marucci, cfo Ciem. Nella seconda parte del Forum sono previsti gli interventi di Danilo Di Vito, Corporate treasury sales Italy di Unicredit, e di Maria Gheorghiu, Payment solutions sales responsabile region Centro Italia di Unicredit, sul tema Strumenti di protezione dei margini: soluzioni e best practice. A seguire ci sarà uno spazio per le domande da rivolgere ai relatori e le conclusioni di Enrico Batini.

Il Consiglio supremo di Difesa: «Grave preoccupazione la crisi in Medio Oriente»

Si è riunito venerdì 13 marzo 2026, al Palazzo del Quirinale, il Consiglio supremo di difesa presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Durante la riunione, a cui hanno partecipato tra gli altri la premier Meloni, il ministro degli Esteri Tajani, degli Interni Piantedosi e della Difesa Crosetto, è stato analizzato lo scenario di crisi in Medio Oriente, «manifestando grande preoccupazione per i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi sta producendo nell’intera regione e nell’area del Mediterraneo», come si legge nel documento finale.

«Italia impegnata a sostenere sforzi per via negoziale e diplomatica»

Il Consiglio ha constatato con preoccupazione che la crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’Onu, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale anche di fronte a sfide comuni come le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran, quelle relative alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini, alla condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni. Nell’attuale contesto di instabilità, continua la nota, «l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale, l’Italia è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica». Il Consiglio ha poi sottolineato come l’estensione del conflitto ad opera dell’Iran rischia anche di aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche. Per l’insieme di queste ragioni «l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito la premier in Parlamento».

«Chiediamo a Israele di astenersi da reazioni spropositate in Libano»

Evidenziata infine l’importanza dell’iniziativa assunta dal governo di operare insieme ai principali alleati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza. Ciò anche in considerazione dell’allarme per i missili lanciati verso Cipro – territorio dell’Unione Europea – e verso la Turchia – territorio dell’Alleanza Atlantica – e intercettati dalle difese Nato nel Mediterraneo orientale, nonché dei rischi che il conflitto in Iran sta producendo sul piano della sicurezza economica ed energetica, sia a livello nazionale che internazionale. Il Consiglio ha preso in esame anche la situazione in Libano, chiedendo a Israele di «astenersi da reazioni spropositate alle comunque inaccettabili azioni di Hezbollah che hanno trascinato il Paese in un nuovo drammatico conflitto».

La blender e la sigaraia. Donne in un mondo di uomini

AGI – La Regina Margherita era un’appassionata di sigari Toscani, al punto da chiedere la fascetta di carta che tutt'oggi li avvolge, per non sporcarsi le mani. Anni dopo, il sigaro (cubano questa volta) passò tra le dita di Marlene Dietrich e Madonna, che lo hanno trasformato in un simbolo di stile, trasgressione o potere. Eppure, almeno in Italia, nessuna donna è passata dal fumarlo a fare del sigaro una professione. Almeno finora: Asia Scannella è una junior blender di Manifatture Sigaro Toscano (MST) e sta studiando per diventare master blender. Per dirla con altre parole, Asia è il ‘naso’ (o il sommelier) dei sigari. Un settore il suo, e, in particolare, un mestiere tradizionalmente riservato agli uomini.

Giovanissima – ha meno di 30 anni –, Asia ha iniziato il suo percorso in azienda due anni fa. “In MST sono da due anni. L’azienda mi ha fatta entrare come operaia del confezionamento a macchina, ma ho una formazione in agrotecnica e sono iscritta all’albo con specializzazione in farmer 4.0”. La strada che l’ha portata fino a qui non era stata pianificata fin dall’inizio: “Non credevo di arrivare a questo ruolo. Sin da piccola, però, volevo fare qualcosa che mi tenesse a contatto con la natura e mi permettesse di creare cose”. E così Asia è approdata al mondo del vino. “Per me è stato un passaggio naturale perché sono cresciuta in campagna, ma non mi bastava diventare sommelier. Oggi possono farlo tutti. Volevo una sfida più grande. È arrivata l’opportunità in MST”.

Il percorso del blender

“Già dalle prime settimane in azienda, il blender di MST Matteo Roscioli mi portava a studiare il tabacco nei campi, per capire come viene curato, quando viene raccolto, come si effettua la ricerca del seme”. Da lì, è venuto fuori il talento di Asia e oggi il suo percorso è diventato ancora più specifico: studiare la pianta e capire come trasformarla in una miscela equilibrata. “Sto studiando la pianta del tabacco, dalla raccolta del tabacco Kentucky vado a capire e selezionare le varie tipologie. Quale foglia andrà a dedicarsi al ripieno, quale alla fascia, studiare tutte le miscele».

Il lavoro dei sensi

Il lavoro del blender è prima di tutto un lavoro di sensi: “L’obiettivo è stimolare tutti e cinque i sensi. Ho una grossa sensibilità nel percepire odore, sapore, tatto”. La valutazione della miscela passa soprattutto dall’olfatto e dal contatto diretto con la foglia: “Si annusa la miscela per capire a che punto è il processo di fermentazione. È soprattutto quello il talento del blender. Si tocca la foglia per capire quanto è rigida, sottile, il colore”. E poi c’è l’assaggio. “Io degusto il tabacco”. Per diventare blender, poi, serve anche allenare il palato: “Devi partire che già hai una predisposizione a sentire gli aromi e le note aromatiche. Io ero avvantaggiata perché lavoravo nelle cantine viticole. Ero allenata”. Ma il sigaro introduce elementi completamente diverse: “C’è anche la combustione, il tiro”. Il tempo necessario per sviluppare questa sensibilità varia da persona a persona “dipende molto dall’impegno, dalla curiosità e da quanto ti lasci andare alla percezione dei tuoi sensi”.

Anche il palato, però, va gestito con attenzione. “Devo controllarlo. So che se fumo tutti i giorni il palato diventa saturo. Devo curarlo, idratarlo, evitare caffè quando lavoro”.

Un mestiere senza genere

Quello del blender è un mestiere che storicamente è stato associato agli uomini: “Spesso se lo tramandano tra di loro”, spiega Asia. Proprio per questo il suo percorso ha anche un valore simbolico. “Appena raggiungerò questo traguardo sarà un segnale importante”. Secondo lei, il contributo che può arrivare da una donna non riguarda tanto una differenza di capacità, quanto uno sguardo diverso sul lavoro. “Sensibilità nuova, sguardo diverso, passione, professionalità e competenza non hanno genere. E poi questo mestiere fa leva sulla memoria olfattiva, sulla capacità di analisi e sulla grande precisione, tutte caratteristiche particolarmente spiccate nelle donne” . Nel quotidiano preferisce che la differenza non diventi il centro della scena, ma non ha problemi ad affrontare pregiudizi di genere:” Cerco di non far percepire agli altri la differenza. Non mi spaventerà mai avere a che fare con persone con pregiudizi. La visione dell’azienda favorirà l’innovazione, la crescita”. Il percorso non è sempre semplice: “È impegnativo dover dimostrare il proprio valore due volte, ma si possono superare le barriere culturali”.

Le sigaraie 

Ma se Asia ha avuto l’opportunità di emergere in MST non è un caso. L’azienda, infatti, riserva un reparto speciale alle donne: quello delle sigaraie, dove si confezionano sigari a mano. Il loro lavoro manuale è rimasto pressoché identico da più di 200 anni, spesso in passato tramandato di madre in figlia. Queste donne abili e competenti sono state parte integrante della storia dei sigari Toscano e sono state tra le prime a ottenere gli stessi diritti e la stessa paga degli uomini, occupandosi di tutte le fasi di lavorazione dei sigari, e a chiedere e ottenere un asilo nido sul posto di lavoro.

Oggi ci sono nel reparto ci sono circa 40 sigaraie che lavorano dal lunedì al venerdì in turno centrale. Sono sedute una affianco all’altra e sul proprio tavolo hanno una torre di vassoi di legno che portano il loro nome e su cui adagiano i sigari finiti. Le mani scorrono velocissime: srotolano, stirano, prelevano il tabacco dalle sacche, lo arrotolano, chiudono il sigaro, tagliano le estremità e lo posizionano sul vassoio. Non distolgono mai lo sguardo dal loro lavoro, e di tanto in tanto chiacchierano. Ognuna di loro ne confeziona circa 500 al giorno. Per diventare sigaraia servono 18 mesi di formazione. Solo dopo questo lasso di tempo una sigaraia può confezionare un sigaro con le proprie mani.

Monica, sigaraia per tradizione

Tra le sigaraie c’è anche Monica, 47 anni, 25 in Manifatture Sigaro Toscano. Anche sua mamma e la sua bisnonna lavoravano nell’azienda. “Mia mamma lavorava mentre era incinta di me. Sono nata e cresciuta sentendo parlare di sigari”, racconta all’AGI. Per Monica entrare “è stato un amore a prima vista. Il lavoro è duro ma non l’ho mai vissuto come un lavoro vero e proprio. È una soddisfazione perché crei cose con le tue mani. I sigari sembrano tutti uguali, ma sono tutti diversi. Ognuno è unico”. Talmente unico che, ne è convinta Monica, “non si può sostituire con le nuove tecnologie”. Quanto alle colleghe, “ormai sono amiche. Siamo entrate a 20-25 anni e siamo cresciute insieme. Per me questa è casa”. Ma non doveva essere molto diverso nemmeno decenni fa, quando la solidarietà femminile trovava la sua massima espressione nel “prestito di sigari”, ovvero la sigaraia più esperta, una volta raggiunta la sua quota giornaliera, confezionava altri sigari da passare sottobanco alle compagne meno abili.

La missione di Asia

E oggi la connessione femminile travalica il reparto: una parte importante del lavoro di Asia è, infatti, anche il rapporto con le sigaraie. “Vado spesso da loro per vedere come stanno, come procede il lavoro, se hanno segnalazioni e se riescono a lavorare nel modo giusto. Mi accolgono come fossi una di loro, e se fossi lì per gratificarle, per sostenerle, per mantenere un contatto, un confronto”. Per Asia la vera missione è il messaggio che il suo percorso porta con sé: “Per me essere qui oggi come donna e professionista vuol dire mandare un messaggio: non esistono professioni da uomo o donna. Esistono passioni, doti, percorsi”. “Se la mia esperienza potrà aprire la strada allora avrà un valore al di là del mio lavoro”.

 

 

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca

Poi non dite che la politica, accecata dagli opposti estremismi, non è più in grado di convergere su decisioni bipartisan. Il pallone appiana le divergenze tra destra e sinistra e riunisce sotto la stessa fede calcistica addirittura Fratelli d’Italia e Partito democratico. Che insieme hanno partorito una controversa decisione, più assurda della famigerata espulsione del giocatore juventino Pierre Kalulu per doppia ammonizione contro l’Inter. E cioè candidare il calciatore che l’aveva provocata con una riprovevole simulazione, il nerazzurro Alessandro Bastoni, al premio “Rosa Camuna“, «per il valore sportivo dimostrato nel corso della sua carriera, per il ruolo simbolico che ricopre nel calcio lombardo e per la capacità dimostrata di affrontare con serietà e correttezza anche i momenti più difficili».

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Alessandro Bastoni contro Pierre Kalulu durante Inter-Juve del 14 febbraio 2026 (foto Ansa).

O si tratta di un caso di curiosa omonimia, o è lo stesso Bastoni che da un mese viene fischiato dai tifosi avversari in ogni stadio in cui gioca in trasferta, dopo che qualcuno, compreso l’ex premier Enrico Letta (milanista), ha proposto persino di escluderlo dalla Nazionale.

Gli altri club rivali hanno definito la mossa «vergognosa»

Il tifo nerazzurro forse fa perdere la bussola. Chiedere a Bussolati Pietro, consigliere regionale del Pd, che ha sottoscritto la candidatura assieme al presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il meloniano Federico Romani. Bussolati, non a caso, è presidente dell’Inter Club di Palazzo Pirelli. Insomma, una decisione che ha motivazioni soltanto calcistiche, non certo politiche. Tanto che gli altri club rivali hanno definito la mossa «vergognosa». Con in testa ovviamente quello bianconero, lo Juventus club “Amici del Pirellone” Gianluca Vialli, a cui è iscritto anche Franco Lucente di Fratelli d’Italia, assessore ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile. Che infatti ha detto: «Da Bastoni scuse tardive, adesso viene addirittura osannato e proposto per un premio di lealtà e correttezza. Kalulu cornuto e mazziato».

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Pietro Bussolati (foto Imagoeconomica).

Tutti i tentacoli della lobby interista, da La Russa in giù

La lobby interista d’altronde ha dimostrato di riuscire a infilarsi ovunque, pure ai piani alti delle istituzioni. A partire dalla seconda carica dello Stato, quell’Ignazio La Russa che, commentando l’episodio di Bastoni, disse che «rubare a chi ruba non è grave». Fino al sindaco di Milano Beppe Sala, che aveva lasciato tutti a bocca aperta prendendosela con un esempio di fair play come l’ex bandiera e capitano della Juve Alessandro Del Piero: «Adesso vedo commentatori come Del Piero, che hanno fatto simulazioni incredibili nella loro carriera, ci sono i video in giro a dimostrarlo, che parlano e fanno i censori». In attesa di vedere quei video che probabilmente esistono solo negli archivi del primo cittadino meneghino, registriamo anche qui un’altra larga intesa FdI-Pd nel nome del Biscione.

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Ignazio La Russa e Beppe Sala (foto Imagoeconomica).

Bastoni, classe 1999, è nato a Casalmaggiore, in provincia di Cremona. E secondo Romani e Bussolati «la sua candidatura trova ragione nel fatto che rappresenta oggi uno dei volti più autorevoli e riconoscibili del calcio lombardo, italiano ed europeo. Con la maglia dell’Inter e della Nazionale ha dimostrato negli anni qualità tecniche, personalità e senso di responsabilità che lo rendono un punto di riferimento dentro e fuori dal campo». Ma forse Romani e Bussolati guardano le partite senza audio, e non si sono accorti dei fischi.

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Federico Romani di FdI (foto Imagoeconomica).

Bastoni, aggiungono i due, «ha saputo distinguersi anche per la maturità dimostrata nel riconoscere pubblicamente un proprio errore, assumendosi la responsabilità di un gesto avvenuto in campo. Un atteggiamento non scontato e non comune e che testimonia il rispetto per il gioco, per gli avversari e per i tifosi».

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Alessandro Bastoni nella conferenza stampa delle scuse (foto Ansa).

Quella conferenza stampa di scuse forzate

Per entrambi, episodi come quello avvenuto in Inter-Juventus «si verificano con frequenza sui campi di calcio senza suscitare la stessa eco e lo stesso accanimento: in questo senso, la reazione di Bastoni ha rappresentato un esempio positivo di come si possa trasformare un errore in un’occasione di responsabilità e crescita». Bastoni, tre giorni dopo il fattaccio, in conferenza stampa si era sforzato di esprimere delle scuse talmente sentite che aveva precisato di voler comunque stigmatizzare «tanta falsità, tanta ipocrisia e tanto finto perbenismo».

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Il premio Rosa Camuna (foto Imagoeconomica).

La Rosa Camuna, tra l’altro, è la massima onorificenza della Lombardia. Istituita nel 1996, riconosce pubblicamente «l’impegno, l’operosità, la creatività e l’ingegno di coloro che si siano particolarmente distinti nel contribuire allo sviluppo economico, sociale, culturale e sportivo della Lombardia» (nel 2025, tra gli altri, erano stati premiati Maria De Filippi e X Factor). A questo punto qualcuno candidi Pierre Kalulu, unica vera vittima dell’ingiustizia di questa storia, al premio Nobel per la Pace.

La Nato abbatte un altro missile iraniano sulla Turchia: è il terzo

Un terzo missile balistico lanciato dall’Iran è stato distrutto dalla contraerea Nato nello spazio aereo turco. Lo ha riferito il ministero della Difesa di Ankara, spiegando che il missile «è stato neutralizzato dai sistemi di difesa aerea schierati nel Mediterraneo orientale». Si tratta del terzo incidente di questo tipo in poco più di una settimana. Il 9 marzo le difese Nato avevano abbattuto il secondo missile nello spazio aereo della Turchia: alcuni frammenti erano caduti nella provincia di Gaziantep, nel sud-est del Paese, senza causare feriti. Prima ancora, il 4 marzo, era avvenuto l’abbattimento del primo missile partito dall’Iran, che dopo aver attraversato Siria e Iraq era stato distrutto dalle difese aeree della Nato nel Mediterraneo orientale. In quel i detriti erano caduti nel distretto di Dörtyol, nella provincia di Hatay, sempre senza causare feriti.

Il Bioparco di Roma accoglie quattro lupi eurasiatici

AGI - Al Bioparco di Roma sono arrivati quattro giovani lupi grigi eurasiatici (Canis lupus lupus), due femmine e due maschi, appartenenti alla stessa cucciolata. "Gli animali, che ad aprile compiranno un anno, sono in ottime condizioni di salute - spiega la presidente del Bioparco di Roma Paola Palanza, etologa e professore ordinario presso l'Università di Parma - e si dimostrano vivaci e curiosi. In questi primi giorni stanno esplorando attentamente l'area di circa mille metri quadrati a loro dedicata, di recente riqualificata e arricchita con tronchi, vegetazione e altri elementi ambientali che favoriscono comportamenti naturali di investigazione e marcatura del territorio, di interazione sociale e gioco".

Il responsabile zoologico del Bioparco, Yitzhak Yadid, continua: "I quattro lupi provengono dallo Zoo di Berna e sono arrivati al Bioparco nell'ambito degli scambi tra istituzioni zoologiche aderenti all'EAZA (European Association of Zoos and Aquaria). L'arrivo degli animali è stato possibile grazie a una lunga e accurata ricerca di animali disponibili e idonei che ha portato all'individuazione dello Zoo di Berna. Va sempre ribadito che gli scambi degli animali sono coordinati dai programmi EEP (EAZA Ex Situ Programme), che gestiscono le popolazioni di specie minacciate con l'obiettivo di mantenerle autosufficienti e geneticamente sane, promuovendo al tempo stesso la conservazione l'educazione ambientale".

 

 

Il lupo grigio: storia, protezione e minacce

Il lupo grigio è uno dei grandi carnivori più diffusi dell'emisfero settentrionale e storicamente occupava gran parte dell'Europa, dell'Asia e del Nord America. A partire dal XIX secolo la persecuzione diretta da parte dell'uomo e la trasformazione degli habitat hanno determinato una drastica riduzione della specie in gran parte del continente europeo. In Italia il lupo è protetto dalla legislazione nazionale e dalla Direttiva Habitat dell'Unione Europea. Dopo essere sopravvissuto nel secolo scorso con poche centinaia di individui confinati soprattutto nell'Appennino centro-meridionale, negli ultimi decenni ha mostrato una significativa espansione naturale del proprio areale, ricolonizzando molte aree alpine e appenniniche. Nonostante questa ripresa, il lupo continua a essere minacciato da diversi fattori come bracconaggio, avvelenamenti e abbattimenti clandestini, spesso legati ai conflitti con attività umane come l'allevamento e, in alcuni contesti, con interessi venatori. Altri fattori di rischio sono gli incidenti stradali, la frammentazione degli habitat e l'ibridazione con cani domestici vaganti.

 

BBC, sarà Matt Brittin il nuovo direttore generale

Matt Brittin è vicino ad assumere il ruolo di direttore generale della BBC. Lo riporta il Guardian, citando fonti interne: prenderà il posto di Tim Davie, che a novembre aveva rassegnato le dimissioni (assieme alla responsabile della divisione news Deborah Turness) dopo le critiche rivolte all’emittente per un documentario su Donald Trump, nel quale il discorso tenuto dal presidente Usa il 6 gennaio 2021 era stato tagliato in modo da far sembrasse che il tycoon stesse incoraggiando l’assalto al Campidoglio.

BBC, sarà Matt Brittin il nuovo direttore generale
Matt Brittin (Ansa).

Chi è Matt Brittin

Brittin, 57 anni ed ex atleta olimpico nel canottaggio, per un decennio è stato presidente di Google per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa, prima di lasciare l’incarico all’inizio del 2025. Dopo l’addio a Google (dove era entrato nel 2007) è stato nominato nel consiglio di amministrazione di Guardian Media Group come direttore non esecutivo. Visto il suo curriculum, la nomina di Brittin rappresenta un ulteriore passo dell’influenza delle big tech nel mondo dell’informazione globale.

Neonati morti e sepolti in giardino, la mamma: “Non sono un’assassina”. La procura chiede …

AGI - La pm Francesca Arienti e il procuratore capo di Parma, Alfonso D'Avino, hanno chiesto alla Corte d'assise di condannare a 26 anni di reclusione Chiara Petrolini per omicidio premeditato e soppressione di cadavere dopo il ritrovamento senza vita dei corpi dei due neonati partoriti nel maggio 2023 e nell'agosto 2024 e seppelliti nella villetta dove la studentessa 22enne di Vignale di Traversetolo, in regime di arresti domiciliari, abita con la famiglia. 

I rappresentanti della pubblica accusa hanno riconosciuto alla ragazza le attenuanti generiche della giovane età e dell'immaturità, quest'ultima risultata dalle perizie psichiatriche della Corte, che vanno a controbilanciare l'aggravante della premeditazione e dell'incapacità di difesa dei neonati. Per questa ragione non è stata sollecitata la pena dell'ergastolo. La prossima udienza in Corte d'Assise, sarà il 27 marzo quando la parola passerà alla difesa. Il 24 aprile si prevedono eventuali repliche e la sentenza. 

Le dichiarazioni spontanee di Chiara

L'udienza di oggi si è aperta con le dichiarazioni dell'imputata che per la prima volta ha fornito la sua verità su quanto accaduto. "Sono stata descritta come un'assassina - le sue prime parole in aula -, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini. Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro".

"Ho fatto una scelta sbagliata"

"Anche se non mi aspettavo queste due gravidanze - ha spiegato l'imputata - io sapevo che avrei tenuto i bambini e li avrei voluti crescere. Quello che ho fatto dopo è stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare, che oggi sto iniziando a riconoscere, ma in quel momento per me è stata la scelta più giusta da fare: tenerli vicino a me, per non allontanarmi più da loro".

"Quei neonati non respiravano"

"Del primo parto ricordo pochissimo. In quel periodo il mio pensiero principale era mia nonna, che non stava bene", si è giustificata la ragazza che ha ricostruito in aula come sono avvenuti i due parti. "Credo che in quei mesi io non abbia mai pensato di essere incinta. Al momento del parto non pensavo di stare partorendo. Ho sentito mal di schiena e mal di pancia, poi ho sentito il bisogno di spingere. Mi sono alzata dal letto e dopo poco mi sono ritrovata questo bambino tra le mani".

"Mi sono accorta che non respirava e in quel momento ho fatto quello che mi sembrava giusto fare: seppellirlo - ha proseguito -. Poco dopo ho sentito di dover spingere di nuovo ed è uscita la placenta, che in quel momento non sapevo cosa fosse. L'ho buttata nel gabinetto. Penso di non aver mai compreso davvero cosa fosse successo e sto iniziando a capirlo solo ora - ha detto Petrolini -. La seconda volta è successa qualche mese dopo, nello stesso modo. Quella sera non pensavo di stare partorendo: ero uscita e, se avessi saputo quello che sarebbe successo, sarei rimasta a casa. Quando sono tornata - ha raccontato -, sono andata a letto e sentivo dei dolori alla pancia. Pensavo mi stesse arrivando il ciclo e non ci ho dato importanza. Poi ho sentito il bisogno di spingere e mi sono ritrovata il bambino tra le gambe".

"La prima cosa che ho pensato di fare - ha sostenuto la 22enne - è stata tagliare il cordone ombelicale, e così ho fatto. Dopo non ricordo bene cosa sia successo. Ricordo di essermi appoggiata al letto e di aver appoggiato anche il bambino. Credo di essere svenuta perchè non ricordo altro. E quando mi sono svegliata ho visto che il bambino non respirava più e la prima cosa che mi è venuta in mente è stata fare quello che avevo fatto l'altra volta".

La perizia psichiatrica

Chiara Petrolini è stata dichiarata "capace di intendere e di volere al momento dei fatti". Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli, cui la Corte d'assise ha affidato nei mesi scorsi la perizia psichiatrica, non hanno riscontrato nessuna patologia che possa aver condizionato la capacità dell'imputata al momento dei fatti e l'hanno anche ritenuta capace di stare in giudizio. La 22enne è stata comunque definita "soggetto immaturo e fragile, meritevole di un trattamento e percorso di cura non cosi' differente da quelli dedicati per minori".

Teheran, esplosioni vicino al corteo per la Giornata di Quds: presente anche Larijani

In concomitanza con le celebrazioni della Giornata di Quds diverse potenti esplosioni hanno scosso il centro di Teheran. Tra le persone che stanno partecipando alle marce odierne anche Ali Larijani, capo del consiglio di sicurezza iraniano che ha assunto enorme potere dopo la morte di Ali Khamenei.

L’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim riporta che le esplosioni, udite nei pressi di piazza Enghelab, piazza Ferdowsi e della via Hejab, nel centro della città, sono il risultato di un bombardamento statunitense-israeliano. Le immagini diffusi dall’emittente statale Irib mostrano dense colonne di fumo che si alzano sulla città. Nell’attacco sarebbe rimasta uccisa una donna.

L’IDF aveva invitato la popolazione a evacuare due zone nel cuore di Teheran

La Giornata di Quds, istituita nel 1979 dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, è un evento annuale che si tiene l’ultimo venerdì del mese sacro islamico di Ramadan per esprimere sostegno alla causa palestinese e opposizione a Israele. Alla vigilia delle manifestazioni odierne, il presidente Masoud Pezeshkian aveva invitato la popolazione a partecipare, scrivendo su X che era essenziale «deludere i nemici dell’Iran» scendendo in piazza in massa. L’IDF aveva invitato la popolazione a evacuare due zone nel cuore di Teheran in previsione di attacchi contro «infrastrutture militari del regime»: la partecipazione c’è stata, ma inferiore alle attese.