Poste italiane continua a distinguersi per il suo impegno nella logistica sostenibile, con una flotta green di circa 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6,200 full green. In questo scenario, la città di Viareggio rappresenta un modello virtuoso. È qui che, grazie a mezzi elettrici e soluzioni innovative, il centro di recapito rappresenta un modello di area urbana completamente ecosostenibile. Un’evoluzione concreta che unisce l’efficienza del servizio di recapito con il rispetto per l’ambiente e il territorio, come spiega il portalettere Michele in un servizio del TgPoste.
Libano, uccisi altri due caschi blu della missione Unifil
Altri due soldati della missione Unifil sono morti nel sud del Libano: si tratta di caschi blu indonesiani, come il militare rimasto ucciso nella notte da un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nei pressi di Adchit Al Qusayr, dove sono in corso scontri tra Hezbollah e l’esercito di Israele. In questo caso, ha spiegato la portavoce della missione Kandice Ardiel, «un’esplosione ha gravemente danneggiato un veicolo dell’Unifil», causando anche il ferimento di «diversi peacekeeper». Ancora da chiarire le cause dell’incidente, forse dovuto a un raid israeliano contro un posto di blocco. Nella zona sono impegnati anche i militari italiani della Brigata Sassari.
La furia di Meloni anche su Leonardo: chi può arrivare al posto di Cingolani
Meno male che era un voto nel merito e che non avrebbe avuto ripercussioni politiche. La verità è che, a una settimana dalla vittoria del “no”, la furia post débâcle referendaria di Giorgia Meloni non si è ancora placata. E, dopo aver travolto partiti e governo (con le teste rotolate dei vari Delmastro, Bartolozzi, Gasparri e Santanchè), ora è pronta ad abbattersi anche sulle partecipate di Stato, nell’imminente e decisiva tornata di nomine che inizia nella primavera 2026, l’ultima prima delle Politiche che sono fissate nel 2027 (a meno di irresistibili voglie di elezioni anticipate). Come cambia il vento dopo una batosta alle urne tipo quella sulla riforma della giustizia: le poltrone degli amministratori delegati prima del 22-23 marzo sembravano confermate in blocco, e al massimo si parlava di cambiamenti nelle caselle delle presidenze. Ora sono finite tutte in discussione. Scatenando il panico nei palazzi del potere.
Un nome forte dell’autorevole viatico di Fazzolari
In uno stato di fibrillazione permanente, a radio nomine rimbalza con insistenza la voce di una candidatura di Alessandro Ercolani, capo di Rheinmetall Italia (colosso tedesco degli armamenti, che sta facendo affari con questo boom dell’industria bellica in Europa) al posto di Roberto Cingolani, forte dell’autorevole viatico di Giovanbattista Fazzolari, ascoltatissimo (da Giorgia) sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri. Non proprio un’idea geniale quella di sostituire l’ad della più importante azienda della Difesa in tempi di guerra (chiedere al ministro Guido Crosetto, che infatti non vuole nemmeno tornare alle urne vista la «drammatica situazione internazionale», di cui però non si era prontamente accorto quando era volato a Dubai). Ma tant’è.
Il giro di poltrone dovrebbe chiudersi complessivamente tra aprile e giugno. Per la presidenza di Leonardo, adesso affidata a Stefano Pontecorvo, si parla invece di Elisabetta Belloni, che fino a un anno fa guidava il Dis, e di Stefano Cuzzilla, ora al vertice di Trenitalia.
Giro di nomine in Vaticano: scelti sostituto, prefetto della Casa Pontificia e nunzio in Italia
Giro di nomine all’interno della Santa Sede. Leone XIV ha scelto il nuovo sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato – una sorta di “ministro degli Interni” del Vaticano – affidando l’incarico all’arcivescovo Paolo Rudelli, 55 anni, sacerdote dal 1995 e incardinato a Bergamo. Laureato in teologia morale, dal 2023 era nunzio apostolico in Colombia su nomina di Papa Francesco, che lo aveva ordinato arcivescovo nel 2019. Nel 2020 era stato inviato nello Zimbabwe, dopo un’esperienza a Strasburgo da osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa.
Peña Parra nunzio in Italia, Rajič prefetto della Casa Pontificia
Il pontefice ha poi provveduto alla nomina di Edgar Peña Parra come nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. Dal 2015 guidava la nunziatura apostolica in Mozambico, partecipando anche al gruppo di mediazione per ristabilire la pace tra governo nazionale e partito politico di opposizione. Nato nel 1960, diplomatico di lungo corso con esperienze anche in Kenya, Jugoslavia, Honduras e Messico, Peña Parra è stato anche sostituto, secondo latino-americano a ricoprire l’incarico dopo l’argentino Leonardo Sandri. Il ruolo di nunzio in Italia era stato, dal 2024, ricoperto dall’arcivescovo Petar Rajič, che ora diventa nuovo prefetto della Casa Pontificia. Un incarico rimasto vacante dal 2023, quando l’arcivescovo Georg Gänswein aveva concluso il suo mandato per poi essere nominato nunzio nei Paesi del Baltico (Lettonia, Estonia, Lituania).
Altro che «accordo vicino», Trump ci ripensa e torna a minacciare l’Iran
Donald Trump aveva detto di intravedere un possibile accordo con l’Iran e di una guerra in grado di produrre di fatto un «cambio di regime» nella Repubblica Islamica. Una volta smentito da Teheran, che ha negato l’esistenza di negoziati, il tycoon è tornato alla carica. Trump ha infatti avvertito su Truth che gli Usa potrebbero «concludere il piacevole soggiorno» in Iran «distruggendo completamente tutte le sue centrali elettriche, i pozzi di petrolio e l’isola di Kharg», finora «volutamente lasciato intatti», nel caso in cui non venisse immediatamente riaperto lo Stretto di Hormuz. Nel mirino dell’esercito statunitense, ha aggiunto, potrebbe finire «anche tutti gli impianti di desalinizzazione». Il capo della Casa Bianca ha inoltre scritto: «Questa sarà una rappresaglia per i nostri numerosi soldati, e non solo, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di “Regno del Terrore” del vecchio regime».
“La conversazione con Chatgpt non può essere una prova”, parola di giudice
AGI - "La conversazione con ChatGPT non può assurgere a prova né essere utilizzata per costituire materiale probatorio da produrre in sede di giudizio". Il Tribunale di Ferrara ha stroncato senza appello le aspettative di un legale che aveva allegato al suo ricorso un dialogo col chatbot a sostegno delle sua ragioni nell'ambito di una causa civile su un incidente stradale mortale.
"Nel ricorso non v'è traccia di indicazione dello scopo della produzione e della valenza probatoria che si intendesse attribuire alla stessa, così di fatto rendendo non intelligibile la sua concreta utilità - scrive la giudice Marianna Cocca nell'ordinanza del 4 marzo scorso letta dall'AGI -. Il documento sulla conversazione con ChatGPT è palesemente parziale e, quindi, ipoteticamente fuorviante, mancando il quesito oggetto della richiesta formulata all'IA. Neppure è qualificabile come prova atipica, essendo priva di qualsivoglia utilità, vista la mancanza del quesito proposto al chatbot, ma anche della doverosa (e non solamente opportuna) verifica dei riferimenti approntati da ChatGPT".
L'importanza del quesito per il chatbot
Viene quindi anche sottolineato che senza la domanda, che com'è noto 'influenza' la risposta in questo tipo di conversazioni, è ancora più inutile cercare di far valere li propri argomenti attraverso il dialogo col chatbot.
I chatbot come strumenti e il futuro dell'IA in ambito giuridico
Allargando lo sguardo oltre il caso singolo, la giudice evidenzia che "i chatbot, a oggi, restano strumenti al servizio delle persone che intendano utilizzarli. Salvo che, in un futuro, le intelligenze artificiali raggiungano livelli di sviluppo più avanzati in ambito giuridico, non è ammissibile che le loro risposte assurgano a prova, nemmeno atipica, di un fumus di fondatezza della pretesa azionata in giudizio".
Triennale, stallo per il dopo Boeri: i nomi in lizza
È scaduta sabato 28 marzo la proroga dell’incarico di Stefano Boeri come presidente della Triennale di Milano. Il secondo mandato dell’archistar proseguirà però almeno fino al 13 aprile, visto lo stallo nelle trattative tra Palazzo Marino e il Ministero della Cultura per nominare il nuovo consiglio di amministrazione, che a sua volta sceglierà all’unanimità il presidente durante la prima seduta.

I motivi dello stallo istituzionale
Il cda della Triennale è formato da nove membri: tre nomi indicati dal Ministero della Cultura, due dal Comune di Milano, due dalla Camera di commercio, uno dalla Regione Lombardia e uno condiviso dalle ultime due istituzioni. Il termine ultimo per la designazione dei membri da parte del Comune è stato rinviato, appunto, al 13 aprile. Lo stallo nasce dal fatto che, sebbene lo statuto della Fondazione assegni al ministro della Cultura – in questo caso Alessandro Giuli – il compito di indicare il presidente, il sindaco – cioè Beppe Sala – detiene un sostanziale potere di veto. Che sta esercitando, in quanto orientato verso un profilo più tecnico rispetto a quello proposto dal titolare del MiC. Da qui la proroga, definita «tecnica» dallo stesso Boeri.

I nomi scartati e quelli ancora in lizza
Giuli ha inizialmente caldeggiato Andrée Ruth Shammah, storica direttrice del Teatro Parenti, su cui però Sala ha fatto muro (così come il governatore lombardo Attilio Fontana). Il primo cittadino di Milano ha avanzato la candidatura di Carlo Ratti, accademico del MIT di Boston e curatore della Biennale Architettura: in questo caso è stato Giuli a dire no. Lo stesso è successo con l’architetto Michele De Lucchi, con il critico dell’architettura Fulvio Irace, col designer Fabio Novembre e col presidente di Museimpresa e della Fondazione Assolombarda Antonio Calabrò. Secondo il Corriere della Sera sarebbero ancora in corsa l’ex direttore artistico della stessa Triennale Davide Rampello, lo storico dell’arte e accademico della Iulm Vincenzo Trione, gli architetti Piero Lissoni, Enrico Morteo e Mario Cucinella.
Eni, tutta la flotta Itabus viaggia con il biocarburante diesel HVO di Enilive
Tutti i 100 mezzi della flotta di Itabus viaggiano con il diesel HVOlution di Enilive, un biocarburante al 100 per cento da materie prime rinnovabili (ai sensi della Direttiva europea sulle energie rinnovabili). Prodotto nelle bioraffinerie Enilive di Venezia e Gela prevalentemente da scarti come gli oli esausti da cucina e grassi animali, e da residui provenienti dall’industria agrolimentare, HVOlution è un olio vegetale idrogenato che può essere utilizzato da tutte le motorizzazioni diesel validate e che è disponibile in oltre 1.550 stazioni di servizio Enilive in Italia. Contribuisce alla decarbonizzazione del settore dei trasporti, anche pesanti. La riduzione media delle emissioni di CO₂eq dell’HVO Enilive per uso trazione lungo l’intera filiera nel 2025 è stata del 79,5 per cento rispetto al mix fossile di riferimento.
L’impegno delle due realtà per una mobilità sempre più sostenibile
Prosegue così la collaborazione tra Itabus ed Enilive, iniziata nel 2021 in occasione del debutto sulle strade italiane di Itabus, e che si è sviluppata nel 2024 grazie alla sperimentazione e introduzione sui primi mezzi del diesel HVOlution. Nel 2025, i mezzi Itabus hanno percorso circa 20 milioni di chilometri utilizzando 5,7 milioni di litri di carburante Enilive, di cui 3 milioni di HVOlution. Una media di utilizzo del biocarburante diesel pari al 53 per cento, ma con un trend in crescita. Nel solo mese di dicembre dell’anno scorso, l’HVO è stato utilizzato per il 75 per cento dei rifornimenti della flotta di Itabus. Nel 2026 la media dei rifornimenti con biocarburante in purezza aumenterà ulteriormente, a conferma dell’impegno congiunto di Itabus e di Enilive per una mobilità progressivamente più sostenibile.
Il Dc Pride tra totonomi per Quirinale e Palazzo Chigi: le pillole del giorno
Quando di mezzo ci sono gli ex diccì, è sempre un’adunata buona per esercitarsi con un po’ di sano totonomi. E così al Dc Pride dell’Eur andato in scena a Roma domenica 29 marzo si è fantasticato parecchio. Innanzitutto sulla solita giostra Quirinale, pronta a ripartire. I profili proiettati verso il Colle sono quelli di Giuliano Amato, Dario Franceschini, Mario Monti e Andrea Riccardi. Più la “riserva” Pier Luigi Bersani. Anche se, ci mancherebbe, la presidenza della Repubblica è ben salda nelle mani di Sergio Mattarella. Ma, oltre al futuro capo dello Stato, chissà che tra i Popolari con la “balena bianca” nel cuore non si possa pescare anche il nuovo federatore del centrosinistra. Evitando così che Elly Schlein e Giuseppe Conte si scannino alle Primarie, logorandosi. A lanciare il sasso è stata Rosy Bindi, che parlando al Corriere della sera ha detto: «Io vorrei qualcuno che li metta insieme perché, con queste premesse, questi non si mettono nemmeno a un tavolo». Ed ecco che si parla quindi di “carta coperta“, «qualcuno che apparecchi la tavola, altrimenti le elezioni non si vincono». Già, ma chi? «È un papa, non una papessa». Niente sindaca di Genova Silvia Salis. «Io il nome ce l’ho in testa», ha dichiarato con fare misterioso Bindi. «Se c’è una possibilità che questa cosa riesca è che il nome non lo faccia io». Va bene, ma quindi? Magari si potrebbe pescare tra qualcuno di quelli avvistati alla riunione capitolina dei vecchi amici democristiani (di allora e di oggi). Franceschini teneva banco, con la collaborazione di Pier Ferdinando Casini, per evocare la segreteria targata Benigno Zaccagnini, dal 1975 al 1980, durante il periodo del compromesso storico. «Questo incontro», ha però sottolineato l’ex ministro dei Beni culturali, «non vuol avere connotazioni politiche attuali. Riguarda la memoria». Tanto ci pensano gli altri a fare qualche elucubrazione. Anche perché è stato avvistato un nome spesso associato al ruolo di facilitatore e mediatore del campo largo: Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, che aveva appena lasciato gli studi romani di La7. Presente Giovanni Minoli con i suoi filmati d’epoca, in compagnia di Beppe Sangiorgi, memoria storica della Democrazia cristiana: particolare da sottolineare, il fondatore di Mixer aveva accanto a sé Salvo Nastasi, lettiano doc. Immancabili poi Gianfranco Rotondi, Carlo Giovanardi, Giuseppe Gargani, Leoluca Orlando, Vincenzo Scotti, Carlo Fracanzani, Calogero Mannino, Angelo Sanza. Ma anche Bruno Tabacci, Lorenzo Cesa, Simone Guerini, Giovanni Bachelet, Sergio D’Antoni. Fanfaniani assenti. Per la serie “gli eredi di”, ecco Antonia De Mita, Serena Andreotti, Alessandro Forlani, Flavia Piccoli Nardelli, Livia Zaccagnini. Dulcis in fundo, Silvia Costa, l’ex capo della polizia Franco Gabrielli, e il mattarelliano Pierluigi Castagnetti. A suggellare la reunion, l’inno storico della Dc: “O Bianco Fiore” (non Michaela, l’ex berlusconiana animalista). Da questo arzillo gruppo uscirà qualche nome spendibile per Quirinale o Palazzo Chigi?
Calta si mette a tavola
Il costruttore ed editore Francesco Gaetano Caltagirone è pronto alla guerra di Mps, dove sembra poter tornare in pista l’amministratore delegato uscente Luigi Lovaglio. E a tavola certo non si tira indietro, presentandosi al ristorante Rinaldi al Quirinale, meta di gourmet e potenti. Immancabile la fotografia con i proprietari del locale, che si trova a poca distanza dal quartier generale di Caltagirone.
Con Anas Gemme salva i cani
«Anas salva in media un animale ogni cinque giorni dal pericolo di essere investito e ucciso», racconta l’ad Claudio Andrea Gemme, e «in Italia il fenomeno dell’abbandono degli animali lungo le strade rappresenta una grave emergenza perché mette a rischio la loro vita e quella degli utenti. Negli ultimi anni abbiamo intensificato le attività di monitoraggio e intervento in collaborazione con le autorità locali e le associazioni del settore». E dal 3 aprile nasce DogLand – Anas, nel parco divertimenti MagicLand, dove i cani potranno muoversi, giocare e rilassarsi in sicurezza, sempre accompagnati dalle famiglie. Un’area completamente recintata e «realizzata con erba sintetica di alta qualità», dotata di zone ombreggiate, sedute e fontanella. Elemento distintivo, il “percorso agility” in legno a sei stazioni, progettato per stimolare movimento, gioco e interazione: pedana di attesa, pedana mobile, slalom, ostacolo regolabile, palizzata e anello fisso.

Quel Piano Staff House che piaceva a Santanchè
Era il suo fiore all’occhiello, Daniela Santanchè ci teneva tantissimo: quel nuovo bando per riqualificare e creare strutture abitative a canone calmierato, con le domande pronte a partire dal 2 aprile, doveva sancire il suo dominio assoluto nel settore turistico. E invece niente: dimissioni forzate, volute dalla premier Giorgia Meloni, e addio al ministero del Turismo. Si trattava del Piano Staff House, uno stanziamento di 54 milioni di euro destinati alla riqualificazione, all’ammodernamento e alla realizzazione di alloggi per i lavoratori del settore turistico. Il provvedimento «punta a rispondere a una delle criticità più rilevanti del comparto: la difficoltà di accesso a soluzioni abitative sostenibili, soprattutto nelle località a forte vocazione turistica», all’interno di uno stanziamento complessivo di 120 milioni di euro. Ci sono i contributi per la locazione, già attivati nel 2025, e adesso anche i contributi per gli investimenti strutturali, oggetto del nuovo bando. Con la voglia di dare una casa “a chilometro zero” a tutti coloro che lavorano nel comparto turistico. Santanchè ci teneva tanto a comunicarlo: ora ci penserà direttamente la presidente del Consiglio, grazie all’interim.
Andrea Pisani? È ovunque
Era a Le Iene, a Mediaset, nella puntata dove si parlava tra l’altro della morte di David Rossi: sarà perché deve promuovere il suo film, ma Andrea Pisani, attore e cabarettista, non conosce soste ed è presente ovunque, nel piccolo schermo e non solo. Eccolo in collegamento con Fiorello, a La Pennicanza su Rai Radio 2: come giri canale, Pisani c’è. Ha un ottimo ufficio stampa, indubbiamente. E le sue dichiarazioni vengono veicolate ovunque: dopo aver scherzato su alcune critiche personali e su Max Angioni, Pisani non manca mai di colpire Raoul Bova, che ora ha una relazione con Beatrice Arnera. Ex di Pisani.

Olio per Anna Falchi
Nella Capitale, nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano della Camera di Commercio di Roma, alla cerimonia ufficiale di premiazione dei vincitori del “Premio Roma Evo”, ossia il concorso regionale per i migliori oli extravergine di oliva del Lazio, c’era Anna Falchi. Ha anche partecipato il senatore Giorgio Salvitti, consigliere del ministro all’Agricoltura, alla Sovranità alimentare e alle Foreste, Francesco Lollobrigida. C’era pure Giancarlo Righini, assessore regionale al Bilancio, programmazione economica, agricoltura e sovranità alimentare, caccia e pesca, parchi e foreste.

Delmastro, nell’indagine sulla società dei Caroccia emerso utilizzo di soldi del clan Senese
Dagli atti dell’indagine della Dda di Roma sulla società Le 5 Forchette (che gestiva il ristorante Bisteccheria d’Italia a Roma), di cui è stato azionista anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, è emerso che sono stati «trasferiti e reinvestiti» proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese. I reati ipotizzati nell’inchiesta sono quelli di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni. Un’attività illecita aggravata dal fatto di averla «commessa al fine di agevolare» i Senese. Secondo l’impianto accusatorio, infatti, a dicembre 2024 Mauro e Miriam Caroccia (quest’ultima azionista della società) avrebbero “investito” nella Srl al fine di «permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche» e «di reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni».
L’Antimafia avvia audizioni: verrà sentito anche Delmastro
L’Ufficio di presidenza della Commissione parlamentare Antimafia ha intanto approvato all’unanimità l’avvio di un ciclo di audizioni sulla vicenda Delmastro e nell’ambito dell’inchiesta sul clan Senese, già affrontata dalla commissione durante il filone che ha riguardato le operazioni “Affari di Famiglia” e “Hydra”. La Commissione procederà alla richiesta di ascolto della Procura di Roma, delle forze dell’ordine, Polizia e Guardia di finanza, Dap, Ucis, della scorta e dello stesso ex sottosegretario.









































