Ucciso un casco blu indonesiano nel sud del Libano

Nella notte un casco blu della missione Unifil nel sud del Libano è stato colpito e ucciso da un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nei pressi di Adchit Al Qusayr, dove sono in corso scontri tra Hezbollah e l’esercito di Israele. Il soldato morto era indonesiano. Un secondo casco blu è rimasto gravemente ferito. Nella zona sono impegnati anche i militari della Brigata Sassari, nessuno dei quali è stato coinvolto nell’attacco.

Avviata un’indagine per chiarire le circostanze dell’accaduto

«Siamo profondamente addolorati per questa perdita. La sicurezza dei caschi blu delle Nazioni Unite deve essere sempre rispettata in conformità al diritto internazionale. Qualsiasi attacco contro i peacekeeper è inaccettabile e compromette gli sforzi collettivi per la pace e la stabilità», ha dichiarato il ministero degli Esteri dell’Indonesia. L’Agenzia nazionale del Libano sostiene che il quartier generale dei caschi blu indonesiani nel Paese sia stato bersagliato dal fuoco d’artiglieria dell’IDF. Unifil ha precisato di non conoscere per il momento l’origine del proiettile e di avere avviato un’indagine per chiarire tutte le circostanze dell’accaduto.

Partecipate, parte il risiko delle nomine: oltre 100 le poltrone da assegnare

Tra aprile e giugno 2026, il governo dovrà occuparsi dei rinnovi dei vertici delle partecipate, assegnando complessivamente 112 posti da consigliere distribuiti in 79 società. Gli occhi sono puntati soprattutto su Leonardo, oggi guidata da Roberto Cingolani, la cui posizione di amministratore delegato è ora meno salda rispetto a qualche tempo fa. Tra i possibili sostituti, secondo le voci che rimbalzano in ambienti politici e industriali, quello con più chance è considerato Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri che ha appena chiuso il 2025 con un bilancio da “record” e l’utile netto “più alto di sempre”. Ma si parla anche di Alessandro Ercolani, amministratore delegato di Rheinmetall Italia. Per la presidenza, ora affidata a Stefano Pontecorvo, circolano i nomi di Elisabetta Belloni, che fino a un anno fa guidava il Dis, e Stefano Cuzzilla, ora al vertice di Trenitalia.

Da Terna a Eni ed Enel, le principali partite

Tra le partecipate di primo livello c’è anche Terna, dove potrebbe essere confermata come amministratore delegato Giuseppina Di Foggia. Anche in Eni non dovrebbe cambiare l’ad Claudio Descalzi, mentre alla presidenza potrebbe essere scelto il comandante generale della Guardia di finanza Andrea De Gennaro al posto di Giuseppe Zafarana. Stesso discorso per Enel, dove l’ad Flavio Cattaneo dovrebbe essere confermato mentre è meno stabile la posizione del presidente Paolo Scaroni. Tra i vertici da rinnovare anche quelli di Poste italiane – circola l’ipotesi di confermare l’ad Matteo Del Fante e la presidente Silvia Rovere.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp

Dopo Indian Wells, Jannik Sinner ha vinto anche il secondo Masters 1000 che viene disputato a marzo negli Usa, cioè il torneo di Miami: niente da fare per il ceco Jiri Lehecka, regolato in due set con un doppio 6-4. Il fuoriclasse azzurro è l’ottavo nella storia del tennis (maschile) a mettere a segno in singolare la prestigiosa doppietta statunitense, nota come “Sunshine double”. Ma nessuno prima di Sinner c’era riuscito senza perdere nemmeno un set. Ecco come cambia la classifica Atp dopo questo successo.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

Sinner è ora molto vicino a Alcaraz

Vincendo il Miami Open, Sinner ha conquistato punti pesanti nella corsa al primo posto del ranking Atp, avvicinando Carlos Alcaraz in testa alla classifica generale. Lo spagnolo, che nel 2025 era stato eliminato al secondo turno, quest’anno ha perso contro Sebastian Korda al terzo, mettendo in cascina solo 40 punti: ora è a quota 13.590. Sinner, invece, esattamente come a Indian Well, non aveva punti da difendere in quanto nel 2025 non aveva partecipato al torneo a causa della sospensione per il caso Clostebol: grazie alla vittoria è salito a 12.400, arrivando quindi a 1.190 punti dal numero uno.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

A Montecarlo può tornare numero 1

Il sorpasso di Sinner su Alcaraz sarà possibile già nel prossimo torneo di Montecarlo, inizio della stagione sulla terra rossa, che si disputerà dal 5 al 17 aprile. Nel Principato l’altoatesino avrà zero punti da difendere (nel 2025 era ancora squalificato) contro i 1.000 del rivale (che qui invece aveva vinto). I due, insomma, inizieranno il torneo con soli 190 punti di scarto, cioè la differenza tra un turno di tennis e un altro. Senza fare troppi calcoli, se Sinner vincerà il torneo monegasco torna in vetta al ranking Atp, indipendentemente dal risultato di Alcaraz, altrimenti gli basterà fare un turno in più dello spagnolo.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato

A mezzanotte, sai, al referendum penserò. Ovunque io sarò, punirò il No. Ormai suonano come una variante di Una carezza in un pugno i sabati sera di Giorgia Meloni.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Giorgia Meloni (Ansa).

Il deputato dell’Ars siciliana, Ismaele La Vardera, ha rivelato di aver ricevuto dalla premier un messaggio su WhatsApp a mezzanotte e venti, nella notte tra sabato e domenica. La premier gli avrebbe reinoltrato il video in cui lui criticava l’impugnazione da parte del Consiglio dei ministri della legge siciliana che stanziava 40,8 milioni di ristori per i danni del ciclone Harry, sostenendo che si trattasse di una «ritorsione nei confronti di una Regione che ha maggiormente votato no al referendum». «Che modo vergognoso di fare politica, il cambiamento…», avrebbe commentato Meloni, riferendosi al filmato dell’ex Iena La Vardera, salito alle cronache della politica nazionale nel 2017 quando si candidò a sindaco di Palermo per Lega e Fratelli d’Italia e poi si scoprì che il suo obiettivo era girare un documentario su quell’esperienza (la Lega non la prese bene e lo portò in tribunale ma il giudice gli diede ragione).

Salvini e Tajani contro le elezioni anticipate

Insomma, sarà stata anche l’ora legale, ma le serate della premier non paiono proprio serene negli ultimi tempi. Anche il giorno prima, venerdì, nella villa del Torrino, periferia sud di Roma, non si può dire regnasse armonia. Ospiti della serata i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il piatto portante della cena non era allegro: la discussione, tra un piatto e l’altro, si è concentrata sui temi ‘rimpasto sì, rimpasto no’ e ‘voto anticipato sì o voto no’. Se c’è una mancanza imputabile alla premier in questi ultimi anni è la carenza di strategia. Scegliere di accantonare la riforma del premierato e di portare avanti una battaglia non sua (ma di Forza Italia), ovvero quella sulla giustizia, non ha certamente premiato. E su questo, nella sera del Torrino, la recriminazione dei vice è stata netta: d’ora in poi, basta cannibalizzarci, ognuno deve portare avanti le sue battaglie – è stato il discorso condiviso da Salvini e Tajani -, e non tentare di intestarsi quelle degli altri. La cena a tre è servita poi per un confronto sulle ipotesi sul tavolo. Meloni voleva capire cosa pensassero i due vice della possibilità di voto anticipato o di un rimpasto. Stando a quanto apprende L43, i due osteggerebbero entrambi l’ipotesi di un ricorso alle urne, mentre sarebbero più aperti alle ipotesi di cambiamento nella squadra di governo, ma le richieste che pongono complicano anche questa seconda strada.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Matteo Salvini e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Giorgetti spinge per il ritorno alle urne

In particolar modo, il segretario leghista sarebbe contrarissimo al voto anticipato, auspicato da una parte di Fratelli d’Italia e dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti. Da giorni il titolare del Mef va dicendo che ormai conviene far cadere tutto e lasciar scegliere gli elettori. Più si va avanti, più le cose peggioreranno, sottolinea, vedrete quando dovremo fare lo scostamento di bilancio per mantener fede agli impegni presi sulla spesa per la difesa. Tentiamo ora, aggiunge, se vincono gli altri, vediamo Bonelli e Fratoianni alla prova. Di diverso avviso sono il segretario e i salviniani più ortodossi, che ricordano come il Papeete del 2019 sia partito da un discorso del tutto simile a quello di Giorgetti. A dividere il titolare del Mef e gli altri eletti al Nord dalla segreteria del partito è anche la nuova legge elettorale, di cui il capo di via Bellerio sarebbe un grande tifoso, convertito dagli eletti al Sud.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Il segretario leghista vorrebbe Zaia al Mimit, ma l’ex Doge frena

Anche il capitolo rimpasto è un potenziale cahier de doléance per la maggioranza. In primo luogo perché, non appena si apre la discussione, Salvini ricorda come abbia dovuto cedere la poltrona di ministro dell’Interno per il processo Open Arms da cui però è stato assolto. Una rivendicazione che rischierebbe di aprire il vaso di Pandora della maggioranza perché darebbe il via a tutta un’altra serie di richieste da parte di FI. Non che Salvini avanzi le pretese sul Viminale per far fallire la trattativa. Il capo leghista non sarebbe affatto contrario a un ingresso in squadra, per esempio, di Luca Zaia, al Mimit al posto di Adolfo Urso che traslocherebbe al Turismo. Ma, come spesso accade, è Zaia a non condividere l’ipotesi avallata da Salvini. L’ex governatore del Veneto trova molto rischioso il fatto che la Lega si faccia carico di tutti i ministeri economici in un momento congiunturale così difficile per le guerre in corso e la fine dei fondi del Pnrr. E poi non si può trascurare l’aspetto economico: un ministro non parlamentare guadagna tra i 4.500 e i 5.000 euro al mese, a fronte di una cifra quasi doppia che Zaia percepisce come presidente del Consiglio regionale veneto restando peraltro a casa sua.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Luca Zaia (Imagoeconomica).

I ministri in bilico: oltre Urso, Schillaci e Calderone

Per la casella del Turismo lasciata libera da Daniela Santanchè resta quindi in pole un tecnico d’area come la presidente dell’Enit Alessandra Priante, o c’è l’ipotesi di promuovere il deputato di FdI Gianluca Caramanna a sottosegretario. Le deleghe al Dap e alla Penitenziaria che aveva Andrea Delmastro potrebbero essere distribuite tra il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari, anche se non è esclusa la nomina di un altro sottosegretario (Sara Kelany, Ciro Maschio o Carolina Varchi). Ad Annalisa Imparato, pm di Santa Maria Capua Vetere che si è spesa per il Sì, potrebbe essere affidata la direzione generale di un dipartimento di Via Arenula. Per evitare il rischio di logoramento, è uno dei ragionamenti che si fanno in ambienti di governo, potrebbe non bastare cambiare qualche casella. Nella maggioranza sono comunque ancora diffuse le voci su ministri in bilico, oltre a Urso, Orazio Schillaci ed Elvira Calderone.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato

Trump: «A breve possibile accordo con Iran»

Donald Trump ha detto di intravedere un possibile accordo con l’Iran, sostenendo che la guerra avviata da Stati Uniti e Israele abbia prodotto di fatto un «cambio di regime» a Teheran. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.Il presidente statunitense ha dichiarato ai giornalisti che, dopo l’eliminazione dei principali vertici della Repubblica islamica, a partire dalla guida suprema Ali Khamenei, uccisa nel primo giorno del conflitto, gli interlocutori iraniani sarebbero ora «persone diverse da quelle con cui chiunque abbia avuto a che fare in precedenza», definite da Trump «molto più ragionevoli» dei predecessori. Per questo, ha aggiunto, vede la possibilità di un’intesa «forse presto».Trump ha inoltre affermato che l’Iran sarebbe sul punto di autorizzare nei prossimi giorni il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita normalmente circa un quinto degli idrocarburi mondiali e il cui blocco ha alimentato l’impennata dei prezzi energetici

“Progettava una strage a scuola”, un 17enne arrestato per terrorismo a Perugia

AGI - Stava progettando una strage in una scuola, seguita dal proprio suicidio, ispirandosi ai fatti avvenuti alla Columbine High School del 20 aprile 1999 il 17enne pescarese domiciliato nella provincia di Perugia, arrestato questa mattina con l'accusa di terrorismo dal Ros dei carabinieri e successivamente trasferito presso un istituto penale minorile, come ordinato dal gip del Tribunale per i Minorenni di L'Aquila su richiesta di questa Procura per i Minorenni.

L'arresto a Perugia e le accuse per il 17enne 

Il ragazzo arrestato i provincia di Perugia è ritenuto gravemente indiziato anche dei delitti di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

I manuali per la fabbricazione delle armi 

L'attività investigativa, coordinata dalla Procura minorile di L'Aquila, ha permesso di contestare al giovane il reperimento e la diffusione di manuali contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco.

Tra il materiale a suo tempo sequestrato figurano documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di finalità terroristica.

I contatti con il gruppo "Werwolf Division"

Nello specifico appaiono assumere un profilo di rilevante pericolosità le informazioni detenute in ordine al reperimento di armi, alla loro fabbricazione con tecnologia 3D e alla preparazione del TATP (perossido di acetone), sostanza nota per l'estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la "madre di Satana".

Le indagini hanno altresì documentato i contatti tra il minore e il vertice del gruppo Telegram denominato "Werwolf Division", incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della "razza ariana", nonché sulla costante glorificazione di mass shooters quali Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch avvenuti il 15.03.2019, e Anders Behring Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utøya il 22.11.2011, elevati a "santi" per incentivare l'emulazione.

Altri sette minori indagati 

Nell’ambito dell’operazione del Ros dei Carabinieri sono state anche effettuate 7 perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di altrettanti minorenni nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Gli stessi sono indagati in quanto ritenuti autori di condotte inquadrabili con la propaganda e l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa.

Tutti i minori appaiono: inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista; particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo.

L'origine dell'inchiesta 

L’indagine, avviata nel mese di ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine di L’Aquila, è stata originata dalla pregressa attività antiterrorismo (indagine “IMPERIUM”) conclusa nel luglio 2025 dalla Sezione Anticrimine Carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di quel capoluogo, nell’ambito della quale venne perquisito anche il minore coinvolto nell’esecuzione della misura cautelare.

Il massacro alla Columbine High School

Il massacro alla Columbine High Shool a cui, secondo chi indaga, si è ispirato il 17enne arrestato a Perugia, inizia nella mattinata del 20 aprile 1999.
Eric Harris e Dylan Klebold, due studenti, entrano armati nella scuola del distretto amministrativo di Columbine, in Colorado, non lontano da Denver. Sparano su docenti e allievi: il bilancio della strage è di 13 morti  - dodici studenti e un professore  - e di 24 feriti. I due killer, si barricano nella biblioteca della scuola e poi si suicidano. 

Valditara, coinvolgere gestori per un corretto utilizzo dei social 

Commentando la vicenda del 17enne di Perugia, il ministro dell'Istruzione e del merito Giuseppe Valditara richiama le "grandi compagnie" e "i gestori della rete" ad un impegno comune finalizzato ad un corretto utilizzo dei social network. 

"Anche questo era collegato con i social e utilizzava anche informazioni, almeno così ho letto, per procurarsi armiesplosivi e quant'altro. Questo conferma che noi dobbiamo considerare il tema dei social con grande attenzione, probabilmente anche lavorando insieme con le grandi compagnie, con i vari gestori di queste reti per trovare insieme anche delle soluzioni, oltre al divieto per i minori", ha sottolineato il ministro. 

"Ma non c'è soltanto il divieto perché questo ragazzo era un diciassettenne. È una grande sfida, purtroppo è il tema del momento ed è un tema molto drammatico", ha concluso Valditara. 

Furti d’arte, i ‘colpi grossi’ più famosi in Italia

AGI - Fa sempre notizia il furto di un'opera d'arte. Anche se in Italia, ahimè, è abbastanza frequente. Il Belpaese è al primo posto di questo tipo di trafugamenti anche per l'immenso patrimonio artistico che possediamo. Secondo gli studi più recenti, circa 600 reperti prezioni vengono rubati all'anno, ossia ben due al giorno. L'ultimo furto riguarda quello scoperto oggi: i dipinti di Renoir, Cezanne e Matisse -'Les Poissons', 'Natura morta con ciliegie' e 'Odalisca sulla terrazza' - sono stati sottratti alla fondazione Magnani Rocca di Parma da una banda di ladri che è riuscita a introdursi all'interno della villa a Mamiano di Traversetolo. Anche se il valore non è stato stimato esattamente, si tratta sicuramente di un colpo da milioni di euro. Purtroppo le opere dei tre impressionisti sono solo le ultime della lista.

La "Natività" di Caravaggio

Tra i furti più famosi in Italia, c'è La "Nativita'" di Caravaggio di cui non si hanno più notizie da quasi 60 anni. Nell'autunno del 1969, a Palermo, un gruppo di uomini sospetti irruppe nell'oratorio di San Lorenzo, arrotolò la tela e poi si dileguò. Sembra che il furto del dipinto, valutato attorno a 20 milioni di dollari, sia stato commissionato dalla mafia, ma non vi sono prove certe. Ci sono moltissime leggende attorno alla sua sorte: c'è chi dice che addirittura Riina la conservasse come scendiletto, chi afferma che invece giaccia nascosta insieme ad altri beni della mafia, sotterrata in qualche landa sperduta, o anche chi sostiene che venne nascosta in una stalla e quindi rosicchiata dai topi o che sia stata trafugata in Svizzera per essere venduta a collezionisti spregiudicati. 

La tela di "Ecce homo"

Altra opera scomparsa è la tela di "Ecce homo", di Antonello da Messina, rubata dal Museo Broletto di Novara nel 1974, e la "Madonna con Bambino" di Giovanni Bellini rubata dalla chiesa veneziana della Madonna dell'Orto 33 anni fa. Sempre a Venezia, nello stesso anno cioè nel 1993, venne portata via una tela del Tiepolo dalle pareti della chiesa di Santa Maria della Fava mentre dall'abitazione dell'industriale Alberto Falk, cinque anni dopo, scomparve una tela di Canaletto. Sempre negli anni 90, dalla Galleria d'arte Ricci Oddi di Piacenza venne rubato il "Ritratto di signora", di Gustav Klimt ma più ritrovato, e la sua sorte è diventata perfino oggetto di leggende.

Fece poi scalpore il furto al Palazzo Ducale di Urbino, nel 1975

I ladri approfittarono delle impalcature e della mancanza di un sistema di allarme per portare via La Muta di Raffaello, La Madonna di Senigallia e La Flagellazione di Piero della Francesca. La vicenda è stata degna di essere il 'plot' di un film per come si è svolta: si scoprì che il colpo era stato ad opera di un falegname di Pesaro, non di una banda di professionisti come sembrava in un primo momento. Lui venne fermato ma le opere erano in mano ai suoi complici. I malviventi caddero poi nella trappola dei carabinieri e i dipinti tornarono al loro posto, accolti al Palazzo Ducale da una folla festante.

Tra i casi a lieto fine, c'è quello più famoso e che riguarda il quadro più celebrato del mondo, la Gioconda. Vero che successe a Parigi ma l''autore del furto e il quadro erano italiani. Nel 1911 un giovane imbianchino italiano Vincenzo Peruggia, che aveva lavorato al Louvre rubò il capolavoro di Leonardo dalle sale del Museo. Si chiuse in uno sgabuzzino e poi ne uscì, s'approprio' del dipinto, lo nascose nel cappotto e se ne andò indisturbato. Lo staff del Museo si accorse della scomparsa della Monna Lisa solo la mattina seguente. Scattarono le indagini: Peruggia fu scoperto e l'opera recuperata, ma prima che tornasse al proprio posto passarono due anni. 

Da Acam a PLT Energia: il caso di Pierluigi Tortora che ora punta a Mps

C’è un filo che unisce la crisi di una piccola multiutility ligure nei primi Anni 2000 alle acrobazie finanziarie di una società di energie rinnovabili quotata all’AIM di Borsa Italiana, a Mps. Quel filo ha un nome: Pierluigi Tortora.

Il caso Acam, i derivati e la crisi del 2008

Derivati, sindaci e azioni di responsabilità: Acam era la società partecipata dal Comune di La Spezia che gestiva i servizi pubblici locali per i comuni della provincia: acqua, gas, rifiuti, insomma una multiutility. Tortora ne era l’amministratore delegato. Nel marzo 2008, in piena euforia finanziaria pre-crisi subprime, la società sottoscrisse contratti derivati che, come è facile intuire, non sono proprio il core business per una società di servizi pubblici locali. Quando i mercati crollarono all’indomani del fallimento di Lehman Brothers, quei contratti si dimostrarono rovinosi e Acam si trovò esposta a perdite difficilmente recuperabili, con un bilancio sostanzialmente avviato verso il dissesto. La reazione dei Sindaci della società non tardò. E nell’aprile 2010, l’assemblea dei soci deliberò la denuncia nei confronti dell’ormai ex amministratore delegato, avviando un’azione di responsabilità proprio per la vicenda dei contratti derivati. L’assessore alla Riorganizzazione delle società partecipate Davide Natale e il sindaco di La Spezia Massimo Federici riferirono in commissione consiliare della volontà di verificare anche gli altri anni della gestione Tortora, affidando l’incarico a tre professionisti esterni con il mandato di esaminare bilanci e atti gestionali alla ricerca di ulteriori responsabilità. Il consigliere comunale Giacomo Gatti, nel gennaio 2011, presentò una formale interrogazione chiedendo aggiornamenti: quando fosse stato presentato l’atto di citazione nei confronti di Tortora per la vicenda dei derivati, quante udienze si fossero tenute, e quando i tre professionisti incaricati di verificare i bilanci degli anni passati avrebbero consegnato i loro risultati. La domanda sottintendeva un’insoddisfazione: i tempi si allungavano, le risposte scarseggiavano e intanto, come detto, il denaro della gestione Tortora appariva difficilmente recuperabile. Nel frattempo furono avviate diverse azioni di responsabilità, anche da Iren che ha poi acquisito alcune attività di Acam, conclusesi nel 2023 senza il riconoscimento dei danni richiesti a Tortora.

Da Acam a PLT Energia: il caso di Pierluigi Tortora che ora punta a Mps
Pierluigi Tortora nel 2008 (Imagoeconomica).

Il ritorno nelle rinnovabili con PLT Energia

Crescita, debiti e leva finanziaria chiusa (o congelata) la stagione ligure, Tortora è riemerso nel settore delle energie rinnovabili. Fonda a Cesena PLT Energia, holding di partecipazioni attiva nello sviluppo e nella gestione di impianti eolici, fotovoltaici e a biomasse, e nel 2014 arriva a quotarla sull’AIM di Borsa Italiana. L’83,6 per cento del capitale sociale risultava intestato alla Sired, fiduciaria del gruppo Intesa Sanpaolo. Il modello di business era ambizioso: decine di impianti distribuiti tra Basilicata, Calabria e Puglia, ricavi cresciuti grazie agli incentivi pubblici, e una capacità installata che nel 2017 superava i 200 megawatt. Ma era la struttura finanziaria a destare perplessità. A fine 2017 l’indebitamento finanziario netto consolidato raggiunse 226 milioni di euro contro un patrimonio netto di circa 42 milioni: i debiti erano pari a circa cinque volte i mezzi propri.

La nuova holding PLT Wind

Nel 2018 arrivò l’operazione che peggiorò ulteriormente la situazione. PLT Energia costituì una nuova holding, PLT Wind, cui conferì nove impianti eolici da 110,6 megawatt, e la finanziò con uno strumento ibrido da 162 milioni strutturato da UniCredit: un project bond da 60 milioni a 15 anni e un prestito bancario da 102 milioni. Entrambe le operazioni erano classificate come senior secured, riservate cioè a soggetti il cui merito di credito è considerato non investment grade, ovvero rischioso. I numeri di PLT Wind erano eloquenti. La posizione finanziaria netta della società era negativa per 160 milioni a fronte di un patrimonio netto di 24 milioni: per ogni euro di capitale proprio, la società aveva contratto 6,6 euro di debito. Nel novembre 2021 la holding sottoscrisse sempre con UniCredit, la Bei e Cdp un contratto di finanziamento per 92,3 milioni per la realizzazione di progetti eolici per una capacità pari a 95 MW. A rendere il quadro ancora più colorito, PLT Energia era anche lo sponsor principale del Cesena Calcio tramite la controllata PLT Puregreen, e aveva ricevuto in passato finanziamenti dalla ex Cassa di Risparmio di Cesena. Calcio, incentivi pubblici e debiti a leva: un combinato disposto, del resto simile a quello sperimentato a Siena prima della grande crisi, che non mancò di suscitare commenti critici nell’ambiente finanziario locale. Una storia di rapporti e intrecci finanziari che fa riflettere.

LEGGI ANCHE: La lettera di Lovaglio a Mps e la maledizione dell’hybris

La sfida a Mps con la lista Lovaglio

La vicenda di Tortora attraversa due stagioni diverse della finanza italiana. Quella dei derivati nei bilanci delle società partecipate pubbliche degli anni 2000, e quella della finanza di progetto applicata alle rinnovabili nel decennio successivo. Comun denominatore la capacità di attrarre risorse, accedere a strumenti finanziari complessi e gestire asset pubblici, para-pubblici o comunque collegati a concessioni e finanziamenti pubblici, in condizioni di indebitamento strutturalmente elevato. Che dalla Acam di La Spezia alla PLT Wind di Cesena il protagonista sia lo stesso uomo merita più di una riflessione. Non tanto per stabilirne responsabilità, su cui peraltro la magistratura ha fatto il suo corso, quanto per interrogarsi sui meccanismi di selezione nella concessione di finanziamenti: come si fa a guidare una multiutility pubblica verso il dissesto da derivati e, qualche anno dopo, presiedere una società quotata in Borsa con debiti molto superiori al patrimonio, continuando a essere interlocutore riconosciuto di banche e istituzioni? La risposta, probabilmente, dice qualcosa di scomodo non solo su Tortora, ma sul sistema che lo ha reso possibile e che, ancora di recente, ha continuato a finanziarlo. I ben informati dicono che Tortora e la sua PLT hanno circa 150 milioni di affidamenti con Mps. Sarà forse questo il motivo per cui è stato l’unico a rendersi disponibile in vista dell’elezione del nuovo cda a sostenere una lista Lovaglio dopo i tentativi che l’ex ad del Monte aveva fatto con molti fondi che però gli avevano chiuso la porta.

Da Acam a PLT Energia: il caso di Pierluigi Tortora che ora punta a Mps
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Furto d’arte milionario a Parma: rubati un Renoir, un Matisse e un Cezanne

AGI - Un furto di ingente valore ha colpito nei giorni scorsi la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo. Secondo quanto riferito dalla TgR Rai Emilia-Romagna, ignoti si sono introdotti nell’edificio asportando opere d'arte dal valore stimato di diversi milioni di euro.

Inizialmente le segnalazioni riguardavano esclusivamente il quadro "Les Poissons", un olio su tela del pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir risalente al 1917 circa. Tuttavia, i successivi rilievi effettuati all'interno della villa-museo hanno rivelato un bilancio ben più grave: a distanza di poche ore dall'accertamento del primo ammanco, è stata confermata la sparizione di altri due capolavori.

Le opere d'arte sottratte

Secondo le prime ricostruzioni riportate dal quotidiano Il Resto del Carlino, i ladri avrebbero colpito la cosiddetta "sala dei francesi", situata al piano superiore della Fondazione. Oltre alla tela di Renoir, mancano all'appello "Natura morta con ciliegie" di Paul Cézanne (1890) "Odalisca sulla terrazza" di Henri Matisse (1922).

Le indagini in corso

Le autorità sono state allertate immediatamente dopo la scoperta del furto. Al momento, il perimetro delle indagini è affidato ai carabinieri, che stanno procedendo con i rilievi scientifici e l'analisi dei sistemi di sorveglianza per risalire all'identità dei responsabili e stabilire l'esatta tempistica dell'intrusione.

Nessuna dichiarazione sulla sicurezza

Non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali in merito a eventuali falle nel sistema di sicurezza della struttura, nota a livello internazionale per la prestigiosa collezione permanente raccolta da Luigi Magnani.

Gas, petrolio e corridoi strategici: così l’Asia centrale torna nel Grande Gioco

La crisi energetica che sta sconquassando i mercati mondiali, con grandi interrogativi sull’approvvigionamento e i costi futuri, soprattutto per Europa e Asia, è la seconda nel giro di pochi anni: se nel 2022 l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte di Mosca aveva dato il via al disaccoppiamento tra i Paesi dell’Ue e la Russia, il conflitto in Medio Oriente sta nuovamente rimescolando le carte ovunque, evidenziando la vulnerabilità delle vie per le forniture dagli Stati del Golfo. In questo contesto, da un lato Mosca è riemersa come produttrice ed esportatrice di gas e petrolio, pronta a supplire ai deficit in Cina e in India, dall’altro è cresciuta l’importanza strategica dei Paesi dell’Asia centrale, come Turkmenistan e Kazakistan, che già da tempo hanno avviato una politica energetica multivettoriale, con un occhio all’Europa e uno all’Asia. I due Stan più ricchi di idrocarburi, insieme all’Uzbekistan, sono ormai al centro del Grande Gioco, non solo energetico, cominciato con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991.

Gas, petrolio e corridoi strategici: così l’Asia centrale torna nel Grande Gioco
Una raffineria in Germania (Ansa).

Il Kazakistan e le relazioni con la Russia

Da oltre tre decenni, le autocrazie centroasiatiche hanno sviluppato stabili rapporti a Est e a Ovest, mantenendo comunque buone relazioni con la Russia, e il loro ruolo per i rifornimenti energetici su tutte le direttrici è progressivamente aumentato. Il Kazakistan, insieme con i più poveri Kirghizistan e Tagikistan, è tra le ex repubbliche sovietiche più vicine a Mosca, a cui è legata attraverso la Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto), l’Unione Economica Eurasiatica (Uee) e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco), dove è presente anche la Cina. Con circa 30 miliardi di barili è al 12esimo posto per le riserve di petrolio a livello mondiale.

Gas, petrolio e corridoi strategici: così l’Asia centrale torna nel Grande Gioco
Da sinistra, il bielorusso Lukashenko, il kazako Tokaev, il kirghizo Sadyr Japarov, Vladimir Putin, il tagiko Rahmon e il segretario generale del CSTO Imangali Tasmagambetov (Ansa).

Buona parte dell’export turkmeno è indirizzato a Pechino

Il Turkmenistan, più isolato, rigido e orientato a una politica estera di neutralità permanente, detiene invece circa 19.500 miliardi di metri cubi di riserve accertate di gas naturale, principalmente nel giacimento di Galkinish, ed è tra i primi Paesi produttori al mondo dopo Russia, Iran e Qatar. Attualmente la maggior parte dell’export turkmeno è destinata a Pechino, mentre quantità minori finiscono agli Emirati Arabi Uniti, all’Oman e alla Turchia.

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Il presidente del Turkmenistan Serdar Berdimuhamedov e Xi Jinping a Pechino, settembre 2025 (Ansa).

La regione ex sovietica dell’Asia centrale è entrata nella sfera di interesse dell’Unione europea e dell’Occidente proprio perché ricca di risorse e lo scorso anno si è tenuto il primo vertice tra Asia centrale e Ue a Samarcanda, in Uzbekistan, che ha segnato l’avvio di un partenariato strategico. Bruxelles ha promesso investimenti per 12 miliardi di euro per accelerare la cooperazione in vari settori, dall’energia alle infrastrutture.

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Il presidente del Turkmenistan Serdar Berdimuhamedov (Ansa).

Il ruolo centrale degli Stan nel Corridoio medio

Gli Stan sono fondamentali anche per il cosiddetto Corridoio medio, la rotta di trasporto internazionale transcaspica che collega la Cina e l’Europa aggirando la Russia. Rilevanti per l’Ue, in particolare per le questioni di gas e petrolio, sono tra il Caspio e il Mediterraneo altre due ex repubbliche sovietiche, la Georgia e l’Azerbaigian, dove già passano pipeline come la Btc (Baku-Tbilisi-Cheyan), e anche la Turchia. Negli ultimi anni si è assistito a un’intensificazione della cooperazione fra Azerbaigian e i Paesi dell’Asia centrale su progetti energetici, con il rafforzamento della regione come snodo di transito tra Asia ed Europa.

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Il terminal turco della pipeline Baku-Tbilisi-Ceyhan (Ansa).

L’Asia centrale torna al centro del Great Game

La guerra nel Golfo ha insomma ha rilanciato il Great Game di kiplinghiana memoria in versione Terzo millennio, con Russia, Cina ed Europa a contendersi l’influenza e le risorse di un’area che è, relativamente, periferica rispetto agli accadimenti sulla scacchiera mondiale, ma che racchiude il potenziale per nuovi conflitti, militari ed economici. Gli stessi Stan sono regimi autocratici destinati a trasformarsi, seguendo esempi anche non propriamente pacifici, come già accaduto nei decenni passati tra rivoluzioni e guerre civili: i cambiamenti degli equilibri interni potranno riflettersi quindi anche su quelli internazionali, condizionandoli a favore e sfavore degli attori esterni. Resta quindi da capire chi sul lungo periodo avrà la meglio: al momento sono Cina e Russia a stare davanti all’Europa, poi si vedrà.