In Italia 3mila morti l’anno per HPV, le 5 cose da sapere

AGI - In Italia, i tumori correlati al virus HPV, che causa l'infezione virale sessualmente trasmessa più diffusa a livello mondiale, causano ogni anno oltre 7.000 nuovi casi e più di 3.000 decessi. Si tratta di patologie che colpiscono donne e uomini e che, in larga parte, possono essere prevenute. Lo ricorda l'Iss in occasione della Giornata Internazionale dedicata alla sensibilizzazione su questo virus che si celebra il 4 marzo.

Oltre al tumore della cervice uterina, che da solo registra più di 2.400 nuovi casi e oltre 1.000 morti annue, l'infezione da HPV è responsabile di una quota rilevante di tumori dell'ano, dell'orofaringe, del pene, della vulva e della vagina. In occasione della giornata l'Iss propone una Faq con le principali domande sul virus e sulla sua prevenzione a cura del Dipartimento Malattie Infettive e del Centro Nazionale di Salute Globale.

Cos'è l'HPV?

Il gruppo dei virus HPV comprende sia genotipi ad alto rischio oncogeno, responsabili del carcinoma della cervice uterina e di altri tumori anogenitali, nonché di una quota rilevante di tumori orofaringei in entrambi i sessi, sia genotipi a basso rischio oncogeno, associati a patologie benigne come i condilomi anogenitali. L'HPV si trasmette attraverso i rapporti sessuali ed è l'infezione virale sessualmente trasmessa più diffusa a livello mondiale.

Come si previene?

Le patologie correlate al virus colpiscono donne e uomini e, in larga parte, possono essere prevenute attraverso la prevenzione primaria, mediante la vaccinazione anti-HPV, e la prevenzione secondaria, attraverso programmi di screening organizzati, strumenti entrambi validati scientificamente. La vaccinazione contro l'HPV è offerta gratuitamente a partire dal 2007-2008 a bambine, bambini e adolescenti nati dal 1995-1996 in poi. Chi non si è vaccinato in età pediatrica o adolescenziale può comunque farlo, contattando i numeri verdi dei Centri regionali delle ASL di riferimento dedicati alle vaccinazioni. Le regioni promuovono inoltre lo screening oncologico per prevenire il carcinoma della cervice uterina. Tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni vengono invitate periodicamente dalle ASL di riferimento a effettuare il prelievo delle cellule del collo dell'utero, utile a individuare precocemente eventuali alterazioni cellulari o la presenza di infezione da HPV, o hanno la possibilità di prenotarsi. In tutte le regioni, alle donne che aderiscono allo screening della fascia d'età 25-30 anni viene offerta la vaccinazione contro l'HPV, se non vaccinate in età pediatrica.

L'infezione da HPV è molto diffusa nella popolazione e, nella maggior parte dei casi, si risolve spontaneamente. Solo in una piccola percentuale di casi l'infezione può persistere e determinare lesioni cervicali ad alto rischio oncogeno, che richiedono un trattamento chirurgico. Poiché questo processo è generalmente lento, l'adesione regolare ai programmi di screening consente una prevenzione efficace e completa della malattia.

Il vaccino funziona?

In Italia una delle patologie provocate dall'HPV, cioè i condilomi ano-genitali (lesioni benigne note comunemente come "creste di gallo"), rappresenta l'infezione sessualmente trasmessa più diffusa. Nell'ultimo decennio si è osservata una rilevante riduzione del numero di casi di condilomi, sia in donne che in uomini, in particolare tra giovani di meno di 25 anni). Questo risultato rappresenta il primo effetto positivo della campagna vaccinale anti-HPV, ancor prima di poter osservare i benefici sulla prevenzione dei tumori associati ad HPV (che richiede tempi più lunghi), sottolineando anche l'importanza della vaccinazione sia nelle femmine che nei maschi.

Tuttavia già diversi studi hanno evidenziato i primi risultati positivi della vaccinazione anche sui tumori. In particolare una revisione su 225 ricerche ha dimostrato che il vaccino riduce i tumori cervicali dell'80% nelle persone vaccinate entro i 16 anni, riduce l'incidenza delle lesioni precancerose e non è associato a effetti collaterali a lungo termine o infertilità (link).

Come sono le coperture vaccinali e dello screening in Italia?

In Italia la vaccinazione anti-HPV è inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza, ma persistono differenze regionali nelle coperture vaccinali e nell'adesione ai programmi di screening. Queste variabilità incidono direttamente sulla possibilità di ridurre in modo uniforme il carico dei tumori prevenibili e di contribuire agli obiettivi europei e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'eliminazione del tumore della cervice uterina. In Italia nessuna regione ha raggiunto il 95% delle coperture vaccinali, che variano da un massimo del 77% raggiunto dalla Lombardia al 23% della Sicilia. Per quanto riguarda lo screening nessuna regione italiana supera il 90% di copertura tra le aventi diritto, e si va da circa l'88% della Val d'Aosta al 58% della Calabria. L'HPV rappresenta una sfida di salute globale non solo per la sua diffusione, ma perché mette alla prova la capacità dei sistemi sanitari di trasformare le evidenze scientifiche in protezione reale per la popolazione. Le evidenze sulla prevenzione sono consolidate; la loro traduzione in benefici concreti dipende dalla capacità dei sistemi sanitari di garantire un'organizzazione efficace dei servizi, la continuità delle politiche di prevenzione, l'integrazione tra vaccinazione e screening, la riduzione delle disuguaglianze territoriali e sociali e una comunicazione chiara e basata su evidenze, capace di rafforzare consapevolezza e fiducia.

Dove posso informarmi?

È possibile ricevere informazioni scientificamente corrette e personalizzate sull'infezione da HPV chiamando il Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse 800 861061 (TV AIDS e IST) dell'Istituto Superiore di Sanità. Il TV AIDS e IST svolge la sua attività di prevenzione dell'infezione da HPV e delle altre IST, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, sia in italiano sia in inglese.

Aggressione omofoba in centro a Roma, tre minorenni nei guai (video)

AGI - Obbligo di permanenza in casa, con divieto di allontanarsi dalle rispettive abitazioni. È la misura cautelare disposta dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni della capitale per i tre 17enni ritenuti responsabili del brutale pestaggio a sfondo omofobo di un 25enne avvenuto la notte del 14 settembre scorso in corso Vittorio Emanuele II, nel pieno centro storico di Roma. 

“Gravi” gli indizi di colpevolezza raccolti sui tre, già precedentemente denunciati a piede libero al termine delle indagini svolte dai Carabinieri che erano riusciti ad identificarli attraverso un meticoloso incrocio di dati, comprensivo dell'analisi delle telecamere di videosorveglianza dell'area, accertamenti bancari sui pagamenti effettuati dal gruppo, analisi dei social network, escussione di testimoni e precise individuazioni fotografiche.

Il video dei carabinieri 

La dinamica dell'aggressione 

Secondo quanto ricostruito, la violenza è esplosa con modalità del tutto gratuite: la vittima, un giovane che stava rincasando da solo, è stata accerchiata dal gruppo. Dapprima uno dei minori gli avrebbe strappato e spezzato il ventaglio che aveva tra le mani, per poi sputargli in viso; subito dopo, gli aggressori lo avrebbero colpito ripetutamente con pugni al volto, alle costole e alla nuca.

Mentre il giovane cadeva a terra sanguinante, il gruppo avrebbe continuato ad infierire deridendolo e rivolgendogli pesanti insulti e minacce di matrice omofoba, prima di allontanarsi.

Pesanti le lesioni subite dalla vittima, che ha riportato un trauma cranio facciale complicato, la frattura delle ossa nasali e contusioni costali, per una prognosi iniziale di 20 giorni. Al quadro clinico si è successivamente aggiunto un disturbo post traumatico da stress, formalmente accertato in dicembre, con un'ulteriore prognosi di 30 giorni.

L'ordinanza del gip 

Nell'ordinanza, il Gip sottolinea la gravità delle condotte, agite con finalità di "mera sopraffazione e umiliazione della vittima", evidenziando profili di pericolosità e una personalità "caratterizzata da evidente omofobia e incline al delitto" da parte degli indagati, già gravati da carichi pendenti per altri reati.

Sebbene la Procura avesse avanzato richiesta per il collocamento in comunità dei tre minori, il giudice ha ritenuto di applicare la misura della permanenza in casa, eseguita dai Carabinieri del Comando di Roma Piazza Farnese: la decisione mira a "bilanciare la necessità di contenere il pericolo di reiterazione del reato con la salvaguardia delle esigenze educative dei giovani, ritenendo il contesto familiare attualmente adeguato ad assicurare il rispetto delle prescrizioni".

L'avvertimento del Tribunale 

I tre indagati sono stati affidati ai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia. Il Tribunale ha emesso un severo avvertimento: in caso di gravi o ripetute violazioni dell'obbligo di restare in casa, o di allontanamento ingiustificato, potrà essere immediatamente disposta la misura più afflittiva del collocamento in comunità.

 

Cinque morti sospette in ambulanza, indagato operatore della Croce Rossa

AGI- È stata disposta l’autopsia sull’ultima paziente deceduta nel Forlivese dopo un trasporto in ambulanza. A bordo del mezzo di soccorso era presente un operatore sanitario di 27 anni, oggi indagato per omicidio volontario.

La Croce Rossa Italiana ha fatto sapere di essersi “messa subito a disposizione delle forze dell’ordine e delle autorità competenti per collaborare alle indagini” e di aver sospeso in via cautelativa il 27enne non appena appresa la notizia. L’associazione precisa inoltre che l’operatore, già nei giorni successivi all’avvio delle verifiche, non era più in servizio.

L’indagine della Procura di Forlì per omicidio volontario

L’uomo è indagato a piede libero dalla Procura della Repubblica di Forlì con l’accusa di omicidio volontario per la morte di cinque pazienti deceduti durante trasporti sanitari di routine in ambulanza. I fatti riguardano episodi avvenuti tra febbraio e novembre 2025, durante o subito dopo il trasferimento da strutture di cura agli ospedali del territorio forlivese.

Ipotesi embolia e indagini dei Nas

L’inchiesta, coordinata dalla Procura e condotta dai carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas), è coperta dal massimo riserbo. Secondo quanto trapela da ambienti investigativi, tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe quella di una possibile embolia come causa dei decessi.

Sui mezzi di soccorso sarebbero state installate telecamere che potrebbero aver ripreso la dinamica degli episodi. Le indagini sarebbero partite anche in seguito a segnalazioni presentate agli inquirenti, a quanto pare da colleghi dello stesso indagato.

La difesa del 27enne e l’assistenza ai familiari

Il 27enne, residente in provincia di Forlì, prestava servizio presso il comitato locale della Croce Rossa di Bertinoro e Forlimpopoli e respinge ogni accusa. I familiari delle vittime sono assistiti dagli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli.

La Croce Rossa ribadisce che l’operatore “fin dai primi giorni successivi all’inizio delle verifiche non era in servizio” e auspica che le indagini possano “fare piena chiarezza su quanto accaduto”, ricordando l’impegno quotidiano di oltre 150mila volontarie e volontari attivi su tutto il territorio nazionale.

Vannacci: «Mai chiamato Corona per coinvolgerlo in Futuro Nazionale»

Roberto Vannacci ha smentito Fabrizio Corona, che nell’ultima puntata di Falsissimo (ancora dedicata al caso Signorini) ha annunciato la creazione di un suo partito, aggiungendo di essere stato contattato dall’ex generale e di aver rifiutato la sua proposta di un coinvolgimento in Futuro Nazionale. Della possibilità di un contatto politico tra i due aveva già parlato Mario Adinolfi, lui sì molto vicino a Vannacci.

Vannacci: «Mai chiamato Corona per coinvolgerlo in Futuro Nazionale»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

La smentita di Vannacci

Contattato da Adnkronos, Vannacci ha negato che ci sia mai stata una telefonata recente con l’ex re dei paparazzi: «Mai avvenuta una cosa del genere. Non so se si è sbagliato, magari si è confuso con qualcun altro, io sicuramente in questi giorni non ho chiamato nessuno». Smentita anche la volontà di coinvolgerlo in politica: «L’unico momento in cui ci siamo sentiti con Corona è stato quando è stato fatto un podcast con il suo gruppo che è stato pubblicato, ma parliamo di più di un anno fa». E all’epoca, ha sottolineato Vannacci, «non esisteva alcun partito, né esisteva un’idea di partito». Nel corso della puntata di Falsissimo, Corona ha sostenuto che – secondo fantomatici sondaggi – un suo partito prenderebbe più voti di Futuro Nazionale. Questo il commento dell’europarlamentare: «Io gli auguro grande fortuna. Se fosse così, sarei contento per lui…».

Sondaggi politici, crescono M5S, Avs e Futuro Nazionale

Secondo l’ultimo sondaggio Swg TG LA7 relativo all’orientamento di voto degli italiani, che viste le tempistiche non tiene ancora conto delle ripercussioni interne della guerra in Iran né del caso Crosetto, sono in crescita Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Futuro Nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci. Perde invece terreno il Partito democratico. Stabile il centrodestra.

Sondaggi politici, crescono M5S, Avs e Futuro Nazionale
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Stabili Fratelli d’Italia e Lega, in calo Azione

Fratelli d’Italia è stabile al 29,8 per cento. Forza Italia è data all’8,4 per cento (+0,1). Stallo anche per la Lega, che resta al 6,6 per cento. Il M5s e Avs guadagnano lo 0,2 per cento, arrivando rispettivamente all’11,7 per cento e al 6,9 per cento. Passo indietro del Pd, che scende al 21,6 per cento (-0,3). Tra i partiti minori continua lievemente a crescere Futuro Nazionale (3,6 per cento, +0,2). Sala anche +Europa (1,5 per cento, +0,1). In calo Azione (3,3 per cento, -0,2). Cala anche Noi Moderati (1 per cento, -0,1). Stabile al 2,2 per cento Italia Viva.

Il ponte aereo della Farnesina, rientrano i primi italiani. “E’ la fine di un incubo” [VIDEO]

AGI - Prosegue il ponte aereo organizzato dalla Farnesina per riportare in Italia i connazionali rimasti bloccati nella regione del Golfo dopo l'attacco all'Iran con tre voli per la giornata di oggi. Uno è decollato da Abu Dhabi per Milano Malpensa dove è atterreto intorno alle 20 con a bordo i 200 studenti italiani tra i 16 e i 17 anni di età rimasti bloccati a Dubai. Ad attenderli parenti e amici.

 

 

"Fine di un incubo"

"Sono davvero felicissima, sono sollevata, è stata una esperienza terrificante nonostante fossimo stati sempre al sicuro. E' finito un incubo" ha raccontato Laura, 17 anni, studentessa di Policoro (Matera) contattata telefonicamente dall'AGI dopo essere sbarcata all'aeroporto milanese. Nelle prossime ore la studentessa tornerà in Basilicata. "La prima cosa che farò sarà rivedere i miei amici e i miei parenti. Voglio rientrare il prima possibile a scuola - ha aggiunto - e tornare alla vita di sempre".

Altri due charter sono partiti da Mascate, in Oman, verso Roma, con a bordo 300 persone. A questi si aggiungono altri due voli Etihad partiti da Abu Dhabi, uno per Milano e l'altro per Roma. Per domani è già stato programmato un ulteriore volo dall'Oman per i connazionali trasportati in pullman dagli Emirati Arabi Uniti.

Ieri sera a Roma era atterrato il primo volo charter con 127 italiani bloccati in Oman o trasferiti da Dubai, tra cui la moglie e i figli del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il Boeing 737 operato dalla Oman Air era partito da Mascate.

La situazione della nave da crociera Msc Euribia

Tra gli italiani bloccati dalla guerra ci sono i 563 a bordo della nave da crociera Msc Euribia, ferma da tre notti nel porto di Dubai dove resterà fino a nuovo avviso. Nel frattempo per motivi di sicurezza sono state cancellate le prossime crociere di Msc Euribia con partenza da Dubai il 7 marzo, da Doha l'8 marzo e da Abu Dhabi l'11 marzo. Il conflitto in Medio Oriente rischia di colpire pesantemente il settore crocieristico nella regione.

Trasferimenti e nuovi voli charter

Altri bus nel frattempo sono disponibili per il trasferimento dagli Emirati verso l'Oman, e altri voli charter messi a disposizione dalla compagnia Oman Air vengono organizzati in queste ore per i passeggeri diretti in Italia.

Gli sforzi della Farnesina per i rimpatri

La Farnesina sta lavorando per portare all'aeroporto di Riad gli italiani che vogliono partire da Qatar e Bahrein e sta cercando di organizzare voli per portare gli italiani che possono prenotare con linee aeree dell'Oman, facendoli arrivare da Dubai.

Restrizioni di volo e assistenza ai turisti

Il ministero degli Esteri sta assistendo anche le migliaia di turisti italiani provenienti dalle Maldive che dovevano transitare da Dubai: sono state attivate le procedure per organizzare voli charter. C'è un divieto per le compagnie europee di andare in quelle aree, non può dunque partire un volo Ita Airways. E anche gli aerei militari, se non schermati, non possono andare in quelle zone, possono muoversi solo vettori di linee aeree dei Paesi dell'area del Golfo.

La comunità italiana nella regione

Nella regione al momento sono presenti 70.000 italiani tra presenze stabili, quasi l'80%, e temporanee, 30.000 circa solo a Dubai e Abu Dhabi.

Raccomandazioni della Farnesina

La Farnesina rinnova l’invito a seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali e a registrarsi sull’App Viaggiare Sicuri o sul sito www.dovesiamonelmondo.it.

 

 

 

La Banca di Russia impugna il congelamento indeterminato degli asset deciso dall’Ue

La Banca di Russia ha intentato una causa presso la Corte di giustizia dell’Unione europea, contestando il regolamento Ue sul congelamento permanente dei beni sovrani russi, sancito a dicembre del 2025. Secondo la Banca di Russia, la decisione di Bruxelles viola «i diritti fondamentali e inalienabili di accesso alla giustizia, l’inviolabilità della proprietà, il principio di immunità sovrana degli Stati e delle loro banche centrali», contraddicendo inoltre «i principi fondamentali del diritto».

L’utilizzo dei beni di un Paese terzo è senza precedenti

Il ricorso, presentato da Mosca ai sensi dell’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, riguarda una decisione che è stata presa dall’Ue con 25 Paesi favorevoli e due contrari. La misura, che ha eliminato l’obbligo di votare la proroga del blocco ogni sei mesi – evitando così il possibile ostruzionismo di Ungheria e Slovacchia -, riguarda circa 210 miliardi di euro di asset sovrani russi. L’utilizzo dei beni di un Paese terzo è senza precedenti e giuridicamente complessa: trasformare rendimenti derivanti da asset altrui in risorse pubbliche tocca principi fondamentali del diritto di proprietà e potrebbe essere considerato una confisca indiretta. La Commissione europea ha proposto di erogare a Kyiv un “prestito di riparazione” utilizzando risorse russe, che l’Ucraina avrebbe potuto rimborsare dopo la fine della guerra, una volta che la Mosca avesse compensato i danni causati. Tuttavia, i paesi dell’Ue non sono riusciti a raggiungere un accordo sull’utilizzo degli asset russi.

La Banca di Russia aveva già fatto causa a Euroclear

La maggior parte dei fondi (circa 190 miliardi di euro) è depositata presso il depositario belga Euroclear: la Banca Centrale Russa, nel frattempo, ha intentato una causa contro Euroclear presso la Corte Arbitrale di Mosca, contestando l’utilizzo degli asset senza il suo consenso e chiedendo il risarcimento dei danni.

Nitto Santapaola, chi era il boss di Cosa Nostra morto a Opera

È morto, nel reparto carcerario dell’ospedale San Paolo di Milano, il boss mafioso Nitto Santapaola. L’uomo, condannato all’ergastolo e detenuto nel carcere di Opera in regime di 41 bis, aveva 87 anni. Noto esponente della criminalità organizzata catanese e siciliana, era considerato uno dei principali capi di Cosa Nostra a partire dagli Anni 70. A lungo leader del clan Santapaola-Ercolano, influente nel territorio etneo, è stato coinvolto in numerosi processi per reati di associazione mafiosa, omicidio e traffico di droga.

Il ruolo nelle stragi di Capaci e Via D’Amelio

Ebbe un ruolo nella fase esecutiva della strage di Capaci, il 23 maggio 1992, in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. È stato inoltre condannato per il suo coinvolgimento nell’omicidio del giornalista Giuseppe Fava nel 1984 e nella strage di Via D’Amelio nel 1992. Venne arrestato nel 1993 dopo una lunga latitanza mentre si trovava nelle campagne del Calatino in compagnia di sua moglie, Carmela Minniti. Costei venne uccisa tre anni dopo a colpi di pistola dal pentito Giuseppe Ferone, un ex affiliato al clan Ferlito-Pillera che, spiegò dopo, agì per vendetta. Voleva fare provare al capomafia lo stesso dolore che lui aveva provato con la morte di suo padre e suo figlio, assassinati senza che Santapaola avesse fermato i sicari.

L’Iran colpisce l’ambasciata Usa a Riad, l’IDF attacca il Libano

L’operazione Epic Fury lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha assunto, come prevedibile, i contorni di un conflitto regionale. Gli attacchi a Teheran hanno generato un effetto domino sui Paesi del Golfo alleati di Washington dove sono state prese di mira le sedi diplomatiche americane. Nella notte uno sciame di droni iraniani si è abbattuto sull’Arabia Saudita colpendo l’ambasciata statunitense a Riad. Colpiti anche obiettivi lungo una fascia di 1.200 miglia nella regione: si registrano danni dal golfo di Oman, dove un drone è esploso contro una petroliera, e a Cipro, dove è stata presa di mira la base militare britannica di Akrotiri. Si tratta del primo attacco ad alleati statunitensi in Europa. Forti esplosioni sono state udite anche a Dubai e Samha negli Emirati Arabi Uniti, e a Doha, in Qatar.

Gli Usa ordinano un’evacuazione di massa per il personale non addetto alle emergenze

Dopo l’attacco all’ambasciata di Riad, Donald Trump ha assicurato che gli Usa «risponderanno con estrema risolutezza all’attacco». Il presidente lo ha equiparato a una invasione del territorio nazionale. È immediatamente scattata l’allerta in tutte le basi Usa in Medio Oriente. I sistemi di difesa sono entrati in azione ad Al-Udeid in Qatar e a Camp Arifjan in Kuwait. Il dipartimento di Stato americano ha chiesto a tutto il personale non addetto alle emergenze di lasciare immediatamente Giordania, Bahrein e Iraq. Una evacuazione di massa che conferma il timore di Washington che le proprie sedi civili e militari possano essere bersagli di ondate di droni e di azioni di terra delle milizie proxy finanziate da Teheran.

Le truppe israeliane sono entrate in Libano

Intanto Usa e Israele hanno aumentato la pressione sul territorio iraniano. L’IDF ha condotto raid massicci anche in Libano dopo che Hezbollah aveva colpito il nord di Israele in rappresaglia per l’attacco israeliano di sabato in cui è stata uccisa la guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. Non si tratta solo di attacchi aerei. Come ha reso noto il ministero della Difesa di Tel Aviv, l’esercito israeliano è stato «autorizzato» ad avanzare per conquistare alcune «posizioni aggiuntive» nel sud del Paese. L’Unifil, la forza Onu in Libano, ha deciso l’evacuazione del personale non essenziale dopo l’avanzamento delle truppe israeliane. L’IDF ha annunciatio la creazione di una zona cuscinetto in Libano.

L’Iran colpisce l’ambasciata Usa a Riad, l’IDF attacca il Libano
L’Iran colpisce l’ambasciata Usa a Riad, l’IDF attacca il Libano
L’Iran colpisce l’ambasciata Usa a Riad, l’IDF attacca il Libano
L’Iran colpisce l’ambasciata Usa a Riad, l’IDF attacca il Libano

Gli Usa continuano gli attacchi in Iran

In parallelo, il CENTCOM – United States Central Command – ha annunciato di aver neutralizzato le strutture di comando e controllo dell’esercito del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC). Effi Defrin, portavoce dell’IDF, ha dichiarato che l’aeronautica militare di Tel Aviv nella notte ha colpito il quartier generale del regime degli ayatollah. Durante l’attacco su Teheran sono state circa 250 le bombe sganciate da un centinaio di caccia. Il bilancio secondo le stime della Mezzaluna Rossa iraniana è di almeno 787 vittime.

L’Iran avverte gli europei: «Non unitevi al conflitto»

«Considereremo qualsiasi azione militare europea come un atto di guerra che richiede una risposta». Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, suggerendo agli europei di «non unirsi alla guerra» condotta da Israele e Stati Uniti contro la Repubblica Islamica.

Teheran non è disposta a negoziare con Trump

Gli alleati europei in un primo momento avevano preso le distanze dalla decisione di Trump di entrare in guerra, affermando che Teheran non rappresentava una minaccia imminente. Successivamente, però, hanno dichiarato che avrebbero partecipato per aiutare a reprimere la capacità dell’Iran di reagire. In un post su X lunedì, Ali Larijani, capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale di Teheran, ha affermato che l’Iran non negozierà con Trump. A differenza degli Stati Uniti, ha aggiunto, la Repubblica islamica «si è preparata a una lunga guerra», ha scritto.

La guardia rivoluzionaria ha chiuso lo stretto di Hormuz

La Guardia rivoluzionaria ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico mondiale di gas e petrolio. Nelle ultime ore è arrivata anche l’ultima rivendicazione di Teheran che ha annunciato di aver lanciato una nuova ondata di attacchi contro una base militare statunitense in Bahrein, sostenendo di aver distrutto l’edificio di comando principale e le caserme con 20 droni e tre missili.

L’Iran colpisce l’ambasciata Usa a Riad, l’IDF attacca il Libano
Lo stretto di Hormuz (Ansa).

Trump ha parlato di Iran con i leader curdi in Iraq

Trump ha parlato telefonicamente con i leader curdi in Iraq per discutere della guerra tra Stati Uniti e Israele e l’Iran e di cosa potrebbe accadere in futuro. Lo riporta Axios, in base a tre fonti a conoscenza dei colloqui. La mossa assume rilievo particolare, visto che i curdi contano migliaia di soldati lungo il confine tra Iran e Iraq e controllano aree strategiche. Inoltre i curdi iracheni hanno anche stretti legami con la minoranza curda iraniana.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo

L’attacco missilistico di Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran ha scatenato una risposta di Teheran piuttosto imprevista quanto a obiettivi centrati: sono state colpite le città di Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, Riad in Arabia Saudita, Doha in Qatar, e sono stati coinvolti anche Bahrein e Kuwait.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
La penisola araba.

Insomma, in poche ore tutti i Paesi del Golfo rischiano di vedere evaporare il lungo lavoro di trasformazione di quei luoghi da terre che vivevano sostanzialmente di estrazione del petrolio a moderne nazioni in grado di attirare capitali, aziende, start up, sviluppo immobiliare, turisti, vip e influencer.

Lo sport come leva molto efficiente di soft power

Per imporsi sullo scenario mondiale, questi Stati hanno usato lo sport come leva molto efficiente di soft power: dal Mondiale di calcio in Qatar (2022) a quelli previsti in Arabia Saudita nel 2034, passando per la Formula 1, la MotoGp, il tennis, il golf, o l’ingaggio di Cristiano Ronaldo e di altre star del pallone per la Saudi league araba.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Cristiano Ronaldo in campo ad Abu Dhabi (foto Ansa).

Ma la profonda instabilità creata dai droni iraniani che stanno colpendo i grattacieli simbolo di queste città del Golfo, con celebrity che sommergono i social mostrando i cieli illuminati dai missili, incendi, comunicando paura, voglia di rientrare nelle loro case in Europa o negli Stati Uniti, avvolge ora questa zona del mondo di una patina di insicurezza che mette a rischio, tra le altre cose, anche i più importanti circuiti professionistici.

La Formula 1 da anni fa molto affidamento sui soldi del Golfo

Giusto per citare alcuni casi: dal 10 al 12 aprile è previsto il Gran premio di Formula 1 in Bahrein; dal 17 al 19 aprile la gara a Gedda (Arabia Saudita). Due appuntamenti molto ravvicinati, per i quali manca solo un mese e mezzo. Ed è difficile ipotizzare che l’area ritorni tranquilla in così poco tempo. Peraltro la Formula 1, che da anni fa molto affidamento sui soldi del Golfo, ha anche in programma due ulteriori Grand prix da quelle parti nel 2026: dal 27 al 29 novembre a Lusail (Qatar) e dal 4 al 6 dicembre nel circuito di Abu Dhabi.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Formula 1 in Bahrein (foto Ansa).

Incombe, quindi, un bel problema su Formula One group (società controllata da Liberty Media) e sugli oltre 4 miliardi di dollari di incassi che le sfide tra McLaren, Red Bull, Mercedes e Ferrari assicurano annualmente. Anche il circus della MotoGp (che vale meno di 800 milioni di ricavi all’anno, controllato anch’esso da Liberty media) dovrebbe passare in Qatar dal 10 al 12 aprile. Ma ci sono tutte le incognite del caso.

Il tennis Atp ha appena concluso il suo mini tour nel Golfo

Il circuito del tennis Atp ha concluso il suo mini tour nel Golfo: si è giocato a Doha dal 16 al 21 febbraio (dove Jannik Sinner è stato eliminato presto), mentre il torneo di Dubai, dal 23 al 28 febbraio, è riuscito a non disputare la finale nel giorno degli attacchi missilistici grazie al ritiro dell’olandese Tallon Griekspoor, che ha consegnato quindi la vittoria al russo Daniil Medvedev.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Jannik Sinner in campo a Doha (foto Ansa).

Però pare che dopo gli attacchi iraniani siano rimasti bloccati a Dubai gli stessi Medvedev e Griekspoor, oltre ad altri tennisti come Andrej Rublev, Marcelo Arévalo e Mate Pavic e a giudici e membri dello staff ATP, visto che lo spazio aereo sugli Emirati Arabi Uniti è stato chiuso, con oltre 5 mila voli cancellati.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Daniil Medvedev a Dubai (foto Ansa).

È naturale pensare che il senso di sicurezza e di inviolabilità che caratterizzava quelle zone del mondo stia venendo meno. E anche per le finali Atp delle NextGen, fissate in dicembre a Gedda, si sta già cercando una nuova destinazione.

I campioni del golf si trasferiscono per motivi fiscali. Ma ora chissà…

Un altro circuito che vede gli Stati di quelle zone come terre strategiche per i propri business è quello del golf. Non solo per le gare che si disputano nei circoli, ma soprattutto perché i Paesi del Golfo nel loro complesso, da anni, stanno diventando per i golfisti quello che il Principato di Monaco è per i tennisti: ossia un hub per il golf, dove i vari campioni trasferiscono la loro residenza per motivi fiscali, di strutture, di logistica, di qualità della vita, di tutela della privacy e, cosa ora messa in forte discussione, di sicurezza.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
L’olandese Darius Van Driel negli Emirati Arabi Uniti (foto Ansa).

Cosa succederà al Mondiale con Iran, Qatar e Arabia Saudita?

Insomma, tra i diversi effetti destabilizzanti che la tensione con l’Iran sta creando nell’area, ecco che ci sono quelli sullo sport, leva fondamentale di diplomazia e marketing che tutti gli Emirati hanno usato in questi anni. E che adesso potrebbe venire meno. Si pensi, per esempio, a cosa potrebbe accadere al Mondiale di calcio di Usa-Messico-Canada 2026, dove le nazionali di Iran, Qatar e Arabia Saudita risultano qualificate. O all’Eurolega di basket in cui gioca anche il club di Dubai. O ai tornei di volley organizzati nei Paesi del Golfo, così come per le gare di ciclismo, offshore oppure polo.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Gianni Infantino con Donald Trump nello Studio Ovale (foto Ansa).

È tutto un mondo di eventi sportivi gonfiati ad arte dai petrodollari, senza grosse reali passioni da parte del pubblico locale, e che all’improvviso potrebbe scomparire sotto i colpi di qualche drone targato Teheran.