A margine del conferimento della medaglia della città di Napoli al Maschio Angioino, Sal Da Vinci ha confermato di aver ricevuto una chiamata da Giorgia Meloni, smentendo però di aver parlato con la premier del possibile utilizzo di Per sempre sì, brano vincitore al Festival di Sanremo, come colonna sonora dei comizi finali di Fratelli d’Italia in vista del referendum del 22 e 23 marzo.
Giorgia Meloni (Ansa).
Da Vinci: «Mi ha fatto i complimenti ed è finita lì»
«Mi ha chiamato per farmi i complimenti, ed è finita lì», ha detto Da Vinci. «Ho letto tante fake news, la telefonata è durata 30 secondi, aveva altre due milioni di cose più importanti da fare», ha aggiunto, parlando di «parole che volano nel web e che diventano gigantesche». E poi: «Se un giorno uno, chiunque esso sia, vuol ascoltare la mia canzone pubblicamente, lo può fare perché è stata pubblicata sulle piattaforme digitali. È un bene comune, tutti la possono condividere».
Sal Da Vinci premiato dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi (Ansa).
Ora è ufficiale: Mariarosaria Rossi, ex figura chiave del cerchio magico berlusconiano passata al partito centrista nel 2022 dopo una parentesi in Coraggio Italia di Toti e Brugnaro, torna in campo alle prossime Amministrative con Noi Moderati di Maurizio Lupi. Sarà candidata a sindaco di Santa Marinella e Santa Severa, vicino Roma. La conferma è arrivata direttamente dal leader Lupi e dai referenti regionali e provinciali Marco Di Stefano e Paolo Toppi. «Con questa scelta emerge con chiarezza la volontà di costruire una proposta politica solida e credibile per la città, capace di interpretare le aspettative dei cittadini e di offrire una guida autorevole dopo la conclusione anticipata dell’esperienza amministrativa del centrosinistra guidato da Pietro Tidei», recita il comunicato. «La candidatura di Mariarosaria Rossi rappresenta la sintesi tra esperienza politica, capacità amministrativa e profonda conoscenza delle dinamiche istituzionali: qualità ritenute fondamentali per affrontare le sfide che attendono Santa Marinella e Santa Severa nei prossimi anni». Non solo: «Santa Marinella è una città dalle grandi potenzialità e merita una guida di alto profilo. Siamo convinti che Mariarosaria Rossi possa rappresentare il punto di riferimento per riportare una guida di centrodestra alla città, restituendo stabilità, visione e concretezza all’azione amministrativa».
Maurizio Lupi (Imagoeconomica).
La mossa di Lupi, però, non è andata a genio a tutti gli alleati, soprattutto all’interno di Fratelli d’Italia. Il senatore Marco Silvestroni aveva infatti bocciato il metodo scelto da Noi Moderati e sui «presunti appoggi e sostegni di candidature a sindaco»: «Le fughe in avanti non aiutano il centrodestra e fanno un danno al territorio», aveva sottolineato il meloniano. «Ribadisco che il tavolo provinciale dei partiti del centrodestra, convocato per venerdì prossimo è l’unico che conta per trovare l’unità e la possibile vittoria del centrodestra a Santa Marinella». Subito dopo però è arrivato l’ok a Rossi del coordinatore territoriale Giampiero Rossanese che ha salutato l’ufficializzazione della candidatura come «un’ottima notizia per la coalizione di centrodestra, una garanzia di riscatto per i nostri cittadini».
La Giostra della Quintana alla Camera
Roma, Camera dei Deputati, sala della Regina: alla presenza degli onorevoli umbri Virginio Caparvi, Walter Verini, Emma Pavanelli e Elisabetta Piccolotti, il 10 marzo è stato presentato l’ottantennale della Giostra della Quintana di Foligno. Non sono mancati all’incontro alcuni partecipanti in costumi storici. La Quintana, ha detto la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, è «un punto di riferimento. Il coinvolgimento dei giovani è il valore più alto delle nostre feste di identità collettiva, che tramanda valori e identità e svolge anche un vero servizio sociale, portando i ragazzi a confrontarsi nella ricostruzione storica, nella competizione e nella valorizzazione del rapporto con il cavallo, che resta un grande elemento identitario per una terra come l’Umbria». A fare gli onori di casa è stato il forzista umbro Raffaele Nevi che aveva fatti inserire nella manovra uno stanziamento straordinario di 100 mila euro per la manifestazione di Foligno. Tre gli appuntamenti: la “Quintana dell’Ottantennale” il 30 maggio, la “Giostra della Sfida” in calendario il 13 giugno e la “Rivincita” il 13 settembre. Senza dimenticare i concerti con le bande musicali della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e della Marina Militare.
Alessandro Tortato, consigliere d’indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice nominato dal ministero della Cultura a gennaio del 2025, si è dimesso all’indomani del voto consultivo con cui è stata confermata la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale. «A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado», ha annunciato sui social.
Le critiche al sovrintendente Colabianchi
In un lungo post, Tortato ha ripercorso i vari capitoli di «questo vero e proprio feuilleton tutto italiano», criticando innanzitutto l’operato del Nicola Colabianchi. La nomina di Venezi, ha specificato, è del tutto legittima: «Si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo, cosa mai avvenuta».
Il dito puntato contro i sindacati
Tortato ha puntato poi il dito contro i sindacati, che lo hanno duramente criticato durante il braccio di ferro sul welfare: «Visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell’erogazione liberale (da 850 mila euro, ndr) sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa».
Beatrice Venezi (Imagoeconomica).
L’attacco a Venezi, non per il suo curriculum
Poi il duro attacco a Venezi: «Se la nomina è stata assolutamente lecita, non è lecito da parte sua – o per lo meno non è da me accettabile – parlare pubblicamente della Fenice come di un “teatro con gestione anarchica”». Inoltre, scrive Tortato, è «inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del “suo” teatro sono “pippe il cui massimo titolo è il battesimo”». In questo caso il riferimento è al giornalista Andrea Ruggieri. E poi: «Altrettanto fuori luogo sono le dichiarazioni sul pubblico veneziano composto da ottantenni. Davanti a tutto questo, mi immaginavo almeno una presa di posizione da parte della governance del Teatro a cui appartengo. Al contrario, ieri, ancora in barba allo Statuto, si è voluto far pronunciare nuovamente il Consiglio di indirizzo sulla nomina di Venezi a direttore musicale del Teatro».
La Spagna ha deciso di rimuovere il suo ambasciatore in Israele Ana Salomon Pérez, declassando la rappresentanza diplomatica a Tel Aviv a incaricata d’affari. Lo riporta la gazzetta ufficiale di mercoledì 11 marzo 2026. La decisione pone l’ambasciata spagnola in Israele nella stessa situazione dell’ambasciata israeliana in Spagna, guidata da un incaricato d’affari (Dana Erlich) da quando il governo Netanyahu ha richiamato il suo ambasciatore, Rodica Radian-Gordón, nel maggio 2024.
Il governo spagnolo dovrà cercare l’approvazione di Israele se vorrà nominare un nuovo ambasciatore
Salomon Pérez era stata richiamata per consultazioni a settembre 2025 in segno di protesta contro le dichiarazioni del ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar che aveva definito il governo spagnolo «antisemita». Da allora si trovava in Spagna. Il suo licenziamento non è correlato alle sue prestazioni, hanno sottolineato fonti diplomatiche. La decisione, motivata politicamente, aggrava la crisi diplomatica tra i due Paesi e implica che la Spagna dovrà nominare un nuovo ambasciatore e cercare l’approvazione delle autorità israeliane quando vorrà normalizzare le relazioni e ripristinare il massimo livello di rappresentanza nello Stato ebraico. Non è ancora chiaro se ciò avverrà a breve, dato che continuano le critiche della Spagna a Netanyahu per l’attacco all’Iran e la nuova offensiva in Libano.
Secondo quanto riporta il Financial Times, che cita fonti a conoscenza dei piani di Mosca, il Cremlino ha lanciato una campagna di disinformazione – perlopiù online – volta ad aiutare il primo ministroViktor Orbán (alleato di Vladimir Putin) e il suo partito Fidesz a vincere le elezioni che si terranno il 12 aprile in Ungheria.
Viktor Orban (Imagoeconomica).
La campagna prevede di etichettare il rivale Magyar come «un burattino dell’Ue»
La campagna, elaborata dalla Social Design Agency, società di consulenza mediatica legata al Cremlino e soggetta a sanzioni occidentali, propone di promuovere Orban sui social media come un «leader forte con amici in tutto il mondo», definendolo come l’unico candidato in grado di preservare la sovranità dell’Ungheria. Il suo principale rivale, Péter Magyar, presidente del partito di opposizione Tisza, verrà al contrario etichettato come «un burattino di Bruxelles». Il piano prevede «attacchi informativi» e l’uso di influencer ungheresi.
Peter Magyar (Imagoeconomica).
L’agenzia era stata sanzionata per la campagna online nota come “Doppelgänger”
Gli Stati Uniti, il Regno Unito e altri Paesi occidentali hanno sanzionato Social Design Agency nel 2024 a causa della vasta campagna online nota come “Doppelgänger”, che ha previsto la diffusione di fake news e deepfake generati dall’intelligenza artificiale per alimentare il sentimento anti-ucraino. Rendendosi conto che gli aiuti pubblici dalla Russia avrebbero potuto ritorcersi contro Orbán, l’agenzia non ha interagito direttamente con funzionari ungheresi, ma si è messa in contatto con almeno 50 «influenti personalità locali» per diffondere i suoi contenuti.
Il post “sospetto” di Ripost su Facebook.
Mosca ovviamente ha già smentito l’articolo del Financial Times
Al centro del piano il sentimento anti-Ucraina, in un momento in cui la tensione tra i due Paesi è particolarmente forte, dopo l’arresto a Budapest di sette dipendenti di una banca ucraina accusati di riciclaggio di denaro. Il Ft evidenzia che il numero di post anti-ucraini sulle pagine ungheresi è aumentato notevolmente nelle ultime settimane. Un post su Facebook di Ripost (tabloid magiaro vicino a Fidesz), che mostrava immagini generate dall’IA di guardie ucraine addette al trasporto valori fermate in autostrada con denaro contante e oro, ha generato oltre 136 mila reazioni, più di 12 mila commenti e quasi 20 mila condivisioni, principalmente da utenti stranieri, circostanza piuttosto insolita. L’ambasciatore russo a Budapest, Yevgeny Stanislavov, ha dichiarato che Mosca non è in alcun modo coinvolta nella campagna elettorale ungherese. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito «falso» quando riportato dal Financial Times.
I dissidenti italo-venezuelani Williams Davila e Americo De Grazia hanno ottenuto la piena libertà grazie alla nuova legge di amnistia, dopo essere stati detenuti dall’agosto 2024 nell’ambito delle proteste seguite alla contestata rielezione di Nicolas Maduro. I due politici, rispettivamente di 74 e 66 anni, hanno confermato il loro rilascio tramite i loro account Instagram e X. Entrambi erano stati sottoposti a misure cautelari tra luglio e agosto 2025 dopo essere stati rinchiusi per svariati mesi nel famigerato carcere El Helicodide di Caracas. «Ribadisco ancora una volta il mio impegno nei confronti di tutti i venezuelani affinché contribuiscano, attraverso i miei sforzi, al ripristino della democrazia, della libertà e della sovranità», ha scritto De Grazia. Anche Dávila ha assicurato che continuerà a lavorare per la liberazione di tutti i prigionieri politici.
Hoy me otorgaron la amnistia. En la 3era va la vencida. Reafirmo una vez mas mi compromiso con TODOS los venezolanos por contribuir con mi esfuerzo, a la restitucion de la democracia, la libertad y la soberania. Gracias por la SOLIDARIDAD. https://t.co/zo1X8m4zgy
— Americo De Grazia (@AmericoDeGrazia) March 9, 2026
Chi è Williams Davila
Williams Davila è ex governatore dello stato venezuelano di Merida, ex deputato di opposizione e membro del comitato scientifico dell’Istituto Milton Friedman.È stato arrestato ad agosto 2024 poche ore dopo aver rilasciato un’intervista all’Adnkronos nella quale si era appellato alla premier Meloni chiedendo sostegno «affinché la sovranità popolare potesse essere rispettata» in Venezuela.
Chi è Americo De Grazia
Americo De Grazia è stato sindaco di Piar, nello stato di Bolívar, per due mandati, oltre che parlamentare dell’Assemblea nazionale del Venezuela eletto nelle fila del partito dell’Unità Nazionale. Durante la crisi presidenziale del 2019 ha sostenuto Juan Guaidó, vedendosi revocata l’immunità parlamentare in quanto ritenuto oppositore del regime. A seguito di ciò, ha cercato e ottenuto protezione presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas e, successivamente, è riuscito a fuggire dal Venezuela. Tornato nel Paese, è stato arrestato ad agosto 2024 quando Maduro represse con la forza le proteste per i brogli alle elezioni presidenziali.
Quarto incidente in due settimane per i tram di Milano e dei Comuni limitrofi. C’è stato infatti un principio d’incendio su un mezzo dell’Atm che si trovava in via Marco Bruto. A bordo del mezzo (della Linea 27) una ventina di persone: nessuno è rimasto ferito né intossicato. Sul posto polizia locale e vigili del fuoco per tutti gli accertamenti: ancora da ricostruire le cause dell’incendio, che è partito dal pantografo: avrebbe ceduto un cavo dell’alta tensione.
Il 10 marzo un tram è uscito dai binari a Rozzano
Ieri, martedì 10 marzo, il carrello centrale della seconda carrozza di un tram della linea 15 era uscito dai binari nel Comune di Rozzano. Nessuno dei passeggeri a bordo era rimasto ferito: il mezzo, appena ripartito da una fermata, si stava muovendo a bassa velocità. L’incidente, secondo l’ipotesi più accreditata, sarebbe stato dovuto a un guasto meccanico, in particolare a un blocco che avrebbe coinvolto una ruota in fase di ripartenza.
ll tram uscito dai binari a Rozzano (Ansa).
Il 7 marzo è deragliato un tram diretto al deposito
Sabato 7 marzo un tram della linea 9 – senza passeggeri a bordo – era uscito dai binari nella curva tra via Galvani e via Filzi, accanto alla stazione Centrale, mentre era diretto al deposito di via Leoncavallo. A causare l’incidente, che aveva causato il ferimento del conducente, era stato un bullone sui binari.
Il palazzo contro cui il 27 febbraio si è scontrato un tram (Ansa).
Il 27 febbraio l’incidente più grave, con due morti e 54 feriti
Il primo incidente, il più grave, si era verificato il 27 febbraio: nel deragliamento del tram della Linea 7, finito contro un palazzo, avevano perso la vita due persone e 54 erano rimaste ferite. Il conducente è indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni.
Una raffica di polemiche ha travolto il Teatro Franco Parenti di Milano dopo l’annuncio della presenza della premier Giorgia Meloni a un evento nell’ambito della campagna per il sì la referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Nel mirino è finita la direttrice Andrée Ruth Shammah, accusata di aver aperto le porte alla destra. In poco tempo, sotto al suo post Facebook sono comparsi centinaia di commenti negativi e insulti. Sul caso è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa.
I commenti su Facebook: «Spazio profanato dalla destra»
«I fascisti al Pier Lombardo. Tristezza infinita… Franco Parenti ne sarebbe disgustato», ha scritto un utente evocando la figura dell’attore e fondatore dello spazio culturale. «A destra destra, nascostamente, e neppure troppo, fascista al Franco Parenti! Davvero: sipario», o ancora «Chissà cosa avrebbe detto Bertolt Brecht. O Vladimir Vladimirovič Majakovskij. O Jean Genet». Ma anche «Invitare la sponsor di quel “liberale” di Orban è il segno dei nostri tempi», «Che dispiacere vedere il Parenti diventare ribalta di una imbonitrice come la premier», «Povero Franco Parenti vedere profanato il suo teatro dalla destra che lui ha sempre combattuto». Sono solo alcuni dei commenti comparsi sotto il post criticando la scelta di ospitare, giovedì 12 marzo 2026, la leader di Fratelli d’Italia.
La replica: «Il teatro è un luogo aperto al confronto»
Shammah ha replicato difendendo la scelta in nome del pluralismo e del confronto pubblico: «Perché dovrei rifiutare al presidente del Consiglio di venire a parlare in un luogo aperto al confronto? Nelle nostre sale sono stati ospitati a pagamento molti incontri pubblici. Lo abbiamo dato a Renzi, a Calenda, lo diamo a La Malfa per discutere del referendum. L’unico al quale forse direi di no, anche se pagasse molto, sarebbe Conte, perché credo che semini odio in tutte le direzioni. Ma forse mi sbaglio e potrei pensarci prima di impedire un libero dibattito». In un’intervista al Corriere, ha aggiunto che «il teatro ha sempre tenute aperte le sue porte, anche nei momenti più difficili». Lo stesso Franco Parenti «mise in scena un’opera di George Bernard Shaw, autore di destra, perché uno dei suoi principi era che bisogna sempre guardare alle ragioni dell’altro. L’Unità si arrabbiò tantissimo. Ci fu una polemica feroce».
Andrée Ruth Shammah (Ansa).
Interviene anche La Russa: «Solidarietà a Shammah, condanno con forza l’odio politico»
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa: «Rivolgo la mia sincera e affettuosa solidarietà ad Andrée Ruth Shammah, direttrice del Teatro Parenti di Milano. Come lei stessa ha dichiarato, il teatro è luogo di confronto, tanto che il Teatro Parenti, negli anni, ha ospitato partiti e figure politiche di ogni colore. Chiederle o intimarle di impedire l’evento del prossimo 12 marzo, e farlo anche con insulti, è sintomo di un odio politico che condanno con forza».
Giorgia Meloni ha tenuto in Senato le comunicazioni in vista del Consiglio europeo e sulla crisi in Medio Oriente. «Non vogliamo entrare in guerra, qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tanto meno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese», ha detto la premier. «Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia dell’impegno portato avanti in questo delicato quadrante della geopolitica e che abbiamo intensificato in questi giorni».
«Intervento di Usa e Israele fuori dal diritto internazionale»
«Io mi auguro sinceramente che la crisi in corso possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità», ha aggiunto. Ribadendo che quello di Stati Uniti e Israele in Iran è «un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte», ha anche evidenziato come sia stata una mossa da collocare «in un contesto di crisi del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale».
Giorgia Meloni (Ansa).
«Auspicabile compattarsi, mi auguro che l’Italia parli con una sola voce»
Quindi un appello all’unità: «Qui c’è il governo italiano chiamato a affrontare uno dei tornanti più complessi e preferimmo non farlo da soli. È sempre auspicabile una nazione come la nostra sappia compattarsi. Uno scenario come questo impone a tutte le classi dirigenti lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni. È possibile e io l’ho fatto, da unica leader di opposizione, durante l’attacco all’Ucraina. Si può fare senza rinunciare a nulla della propria identità politica, mi auguro che lo spirito possa essere accolto perché l’Italia possa parlare con una sola voce».
«Pronti ad aumentare le tasse a chi specula»
Riguardo all’attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che Meloni ha lanciato «agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese» è di rimanere prudenti, perché «faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili».
Come staMojtaba Khamenei? La nuova Guida Suprema dell’Iran, figlio e successore dell‘ayatollah Ali Khamenei – ucciso da Israele e Stati Uniti nelle prime fasi della guerra – finora non è apparsa in pubblico né in video. E non ha nemmeno non ha diffuso nemmeno comunicazioni scritte. Dovrebbe essere vivo, anche se il condizionale è d’obbligo. E per quanto riguarda le sue condizioni occorre affidarsi a fonti iraniane, in alcuni casi molto vicine al regime. Si tratta dunque di informazioni da prendere con le molle: ecco, in ogni caso, cosa sappiamo.
Per il Nyt nei raid è rimasto ferito alle gambe
Il New York Times, citando tre fonti iraniane, ha riferito che Mojtaba Khamenei è rimasto ferito alle gambe nei raid che hanno provocato la morte del padre. E da allora stato trasferito in un luogo ritenuto più sicuro, da dove ha ridotto al minimo le comunicazioni per evitare di essere localizzato.
I media statali hanno parlato del suo ferimento
La notizia è stata confermata dalla televisione di Stato iraniana e l’agenzia Irna, che hanno definito Khamenei «veterano ferito della guerra del Ramadan», riferendosi all’attuale conflitto, senza però fornire dettagli sulle sue condizioni.
Il figlio di Pezeshkian ha detto che «sta bene»
Successivamente Yousef Pezeshkian, figlio del presidente iraniano e consigliere del governo di Teheran, ha scritto su Telegram: «Ho sentito la notizia che Mojtaba Khamenei era rimasto ferito. Ho chiesto ad alcuni amici che avevano contatti con lui. Mi hanno detto che, grazie a Dio, sta bene».
Mojtaba Khamenei teme di fare la fine del padre
Se è vivo, di sicuro Khamenei si sta nascondendo, perché teme (a ragione) di fare la fine del padre. Per Israele è infatti un obiettivo dichiarato. Secondo i media americani, dalla Casa Bianca partirebbe l’ordine di eliminarlo solo se le possibilità di dialogo sul nucleare si rivelassero nulle. Donald Trump, che lo aveva definito «un peso piuma» e continua comunque ad auspicare l’avvento di un altro leader, più gradito a Washington, ha dichiarato: «Ha un bersaglio sulla schiena? Non lo dico, sarebbe inappropriato».