Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York

L’aeroporto Fiorello LaGuardia, il più piccolo ma anche il più centrale degli scali di New York, è stato chiuso in seguito a uno scontro in pista tra un aereo che stava atterrando e un veicolo, avvenuto alle 23:40 del 22 marzo. Nell’incidente sono morti il comandante e il secondo pilota dell’aereo. Ci sono anche 13 feriti, tra cui due vigili del fuoco.

Coinvolti un velivolo Jazz Aviation operante per conto di Air Canada, che era partito dall’aeroporto internazionale di Montreal, che si è scontrato sulla pista 4 con un mezzo di soccorso e antincendio dell’Autorità Portuale, che stava intervenendo per un altro incidente.

Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York
Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York
Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York
Scontro tra un aereo e un mezzo di soccorso: chiuso l’aeroporto LaGuardia di New York

Referendum, boom di votanti: alle 23 di domenica affluenza al 46 per cento

Riaperti dalle 7 i seggi per il referendum confermativo della legge costituzionale recante: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Le urne saranno aperte fino alle 15, poi inizierà lo spoglio. Il primo giorno di voto sulla riforma della giustizia si è chiuso alle 23 di domenica 22 marzo con un’affluenza al 46,07 per cento, oltre ogni aspettativa. Le percentuali parziali superano infatti già i precedenti referendum costituzionali per i quali le urne erano rimaste aperte due giorni: in occasione della consultazione del 2020 sul taglio dei parlamentari, alla stessa ora, sei anni fa, aveva votato il 39,4 per cento degli aventi diritto (il giorno dopo si sarebbe arrivati al 51,12 per cento). A Bologna e Firenze l’affluenza alle 23 era già arrivata al 57 per cento. A Milano ha superato il 53 per cento. Attorno al 50 per cento Roma, Genova, Verona, Brescia, Treviso, Cremona e Vicenza. Maglia nera la Sicilia, con un’affluenza attorno al 35 per cento. Non c’è quorum, vince dunque chi prende un voto in più.

Referendum, boom di votanti: alle 23 di domenica affluenza al 46 per cento
Un seggio elettorale (Ansa).

Napoli, due donne travolte e uccise da un’auto: arrestato 34enne positivo ad alcol test

AGI - L'uomo napoletano di 34 anni alla guida della Mercedes che ieri notte in corso Garibaldi a Napoli, all'altezza di porta Nolana, ha investito e ucciso due donne mentre attraversavano la strada, è stato arrestato per omicidio stradale. Era alla guida sotto l'effetto di alcol.

Secondo quanto accertato dagli uomini della Polizia Locale dell'Unità Operativa San Lorenzo e dell'Infortunistica Stradale, le due amiche di nazionalità ucraina di 52 e 57 anni, stavano attraversando corso Garibaldi per dirigersi verso via San Cosmo Fuori Porta Nolana; una volta arrivate al centro della carreggiata, sono state travolte con estrema violenza dall'auto guidata dall'uomo.

Le due vittime

A causa del violento impatto, il conducente ha perso il controllo della vettura, terminando la propria corsa contro tre veicoli regolarmente in sosta sul lato destro della strada. Le ferite riportate dalle due cittadine ucraine sono apparse subito disperate. Una delle due è deceduta sul colpo a causa della gravità dell'impatto. La seconda vittima è stata trasportata d'urgenza all'Ospedale del Mare, dove i medici hanno tentato invano di salvarle la vita, ma è morta circa due ore dopo il ricovero.

Condicente positivo all'alcol test

Il conducente della Mercedes è stato immediatamente sottoposto agli accertamenti urgenti per la verifica del tasso alcolemico. I test hanno fornito esito positivo. Informato il pm di turno, l'uomo è stato dichiarato in stato di arresto con l'applicazione della misura della detenzione domiciliare.

Gli agenti hanno inoltre proceduto al ritiro della patente e al sequestro del veicolo, risultato essere un'auto a noleggio. Nel luogo dell'incidente, la Polizia Locale sta completando i rilievi tecnici, ascoltando i testimoni presenti al momento del fatto e procedendo all'acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona per ricostruire l'esatta dinamica del sinistro. 

Poste lancia l’Opas su Tim: così è finita la madre di tutte le privatizzazioni

Una telefonata allunga la vita. Il fortunato spot dell’allora Telecom, rinfrescato in una new edition per il Festival di Sanremo, ha avuto vita breve. La telefonata, arrivata come fulmine a ciel sereno nella serata di domenica mentre l’attenzione si spartiva tutta tra referendum e guerra, l’ha fatta Poste Italiane, annunciando per il colosso delle tlc il fine vita. Stop, si torna alle origini e al secolo scorso: l’ex gigante pubblico torna nelle mani dello Stato che con una discussa privatizzazione, Prodi regnante, se n’era privato. È finita insomma come succede in tante storie, con un ritorno a casa

Poste lancia l’Opas su Tim: così è finita la madre di tutte le privatizzazioni
La Torre Telecom Italia di Rozzano (Imagoeconomica).

Trent’anni di disastri privati inaugurati da Prodi

I liberisti duri e puri alzeranno il sopracciglio. Ma vista la lunga odissea dell’azienda, meglio così. Questi 30 anni sono stati un lungo, costoso e a tratti umiliante esperimento mal riuscito, conclusosi con un’inappellabile sentenza: nelle telecomunicazioni, settore sempre più strategico, i privati non ci hanno mai saputo fare granché. Anzi, hanno combinato disastri inenarrabili. A partire da subito, da quel lontano 1997 in cui Prodi, in uno slancio di entusiasmo liberista che in fondo non gli apparteneva, varò la privatizzazione di Telecom Italia, incassando 26 mila miliardi di vecchie lire. Una cifra che oggi fa ridere, ma allora destava il sospetto di voler favorire i soliti noti. Per ammorbidire i più scettici, il Professore si era infatti inventato il cosiddetto nocciolino duro: un nucleo stabile di azionisti, famiglia Agnelli in testa, banche e assicurazioni, che avrebbero dovuto fare da presidio. Guardiani del fortino, sentinelle dell’italianità. Si addormentarono in fretta. 

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Massimo D’Alema e Romano Prodi (Ansa).

La scalata della «razza padana» guidata da Colaninno

Due anni dopo, con Massimo D’Alema a Palazzo Chigi (l’unica merchant bank dove non si parla inglese, ebbe a dire allora la buonanima di Guido Rossi) a fare da decisivo sponsor arrivò Roberto Colaninno. Lui e la cordata che la stampa dell’epoca ribattezzò con una certa irriverenza la «razza padana», sconosciuti imprenditori del Nord, capitani coraggiosi, gente che nel suo ci sapeva fin troppo fare, si presero prima l’Olivetti e poi Telecom con una scalata che fece epoca. Il topolino che ingoiava l’elefante. Debito su debito, leva su leva, una pletora di professionisti e banche d’affari pronti a gonfiarsi le tasche, centinaia di miliardi caricati sulle spalle di un gruppo che da quel fardello non si sarebbe più ripreso. 

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Roberto Colaninno nel 2001 (Imagoeconomica).

Da Pirelli ai “barbari”: Telefónica e poi Vivendi

Durò poco. Nel 2001 entrò Marco Tronchetti Provera. Altro giro, altra corsa, altri debiti che ingolfavano la già precaria situazione dei conti. E una storiaccia di dossieraggi, intercettazioni, polemiche sulla Security interna che sembrava una centrale di spionaggio. Nel 2006 Pirelli tolse il disturbo lasciando intatte tutte le macerie che Tronchetti si era illuso di sgomberare.

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Marco Tronchetti Provera (Imagoeconomica).

Poi fu l’era dei barbari. Prima gli spagnoli di Telefónica, diventati padroni per una strana carambola del destino senza che nessuno si stracciasse più di tanto le vesti sull’italianità perduta. Quindi i francesi: il destro e nell’occasione maldestro Vincent Bolloré. Vivendi, primo azionista, mise i suoi uomini nel consiglio d’amministrazione pensando di domare la bestia. Invece l’affamò. Finale inglorioso: i transalpini che si tirano indietro, relegati al ruolo paradossale di padroni che non comandano. 

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Vincent Bolloré (Imagoeconomica).

La separazione della rete e la zampata di KKR

Nel frattempo Tim perdeva quote di mercato, bruciava piani industriali, vedeva la capitalizzazione di Borsa precipitare ai minimi. Fino alla svolta della separazione della rete. KKR, fondo americano, se la portò a casa a una cifra ben al di sotto delle aspettative. Con la velleitaria nazionalizzazione dell’infrastruttura fisica, i cavi, i doppini, la dorsale delle comunicazioni del Paese diventò nei fatti una cessione allo straniero. Una vicenda che in altri tempi avrebbe scatenato polemiche parlamentari di settimane passò invece per sfinimento, senza troppi sussulti. Debiti ridotti, ma prospettive ancora incerte e margini in perenne contrazione.

Poste lancia l’Opas su Tim: così è finita la madre di tutte le privatizzazioni
Il logo Tim (Imagoeconomica).

L’ultimo atto targato Poste e il ritorno di Tim allo Stato

Fino all’ultimo atto: Poste prima compra la quota di Vivendi lasciando in apparenza il vecchio management, l’ad Pietro Labriola in testa, al suo posto. Poi cala la zampata finale: l’Ops per incorporare Tim e toglierla dal listino. Il cerchio si chiude. Ma dalla privatizzazione di fine secolo è passata tanta acqua sotto i ponti, e Tim ha cambiato fisionomia. Quella del 2026 è un’azienda più piccola, senza la rete, con lo Stato che torna sulla tolda di comando. Una saga industriale fatta di passaggi di mano, debiti mai del tutto smaltiti, strategie rimaste sulla carta. Fino alla conclusione: c’è Poste per te. Così, alla lunga, la madre di tutte le privatizzazioni ha partorito la figlia di tutte le rinazionalizzazioni.  

Poste lancia l’Opas su Tim: così è finita la madre di tutte le privatizzazioni
Pietro Labriola (Imagoeconomica).

Due donne travolte e uccise sulle strisce a Napoli, fermato un uomo

AGI - Il conducente della Mercedes che ha investito e ucciso ieri notte due donne a Napoli, in corso Garibaldi all'altezza di porta Nolana, è stato immediatamente fermato dagli agenti della Polizia Locale di Napoli. Come da prassi in caso di omicidio stradale, l'uomo è stato accompagnato presso una struttura sanitaria per essere sottoposto ai test tossicologici e alcolemici per verificare l'eventuale assunzione di alcol o sostanze psicotrope al momento del sinistro.

Secondo i primi rilievi della Polizia Locale, l'uomo, 34 anni, di nazionalità italiana e residente a Napoli, ha travolto le due donne, due amiche ucraine di 52 e 57 anni, che, secondo alcuni testimoni, stavano attraversando lungo le strisce pedonali. Sempre secondo testimonianze, la Mercedes guidata dall'uomo fermato viaggiava ad alta velocità. Dopo l'impatto con i pedoni, la corsa del veicolo è terminata contro tre autovetture regolarmente parcheggiate lungo la strada, causando ingenti danni. Una delle due vittime è deceduta sul colpo a causa della gravità delle ferite riportate; la seconda è spirata poco dopo l'arrivo in ospedale del Mare, nonostante i tentativi di rianimazione dei sanitari del 118.

Effettuati i rilievi tecnici necessari a ricostruire l'esatta velocità del veicolo e la dinamica del sinistro. I mezzi coinvolti sono stati posti sotto sequestro.

Le accuse al conducente

Il conducente, secondo alcuni media, sarebbe stato anche senza patente e apparentemente ubriaco, ma su questi aspetti non ci sono ancora conferme.