Iran, la Spagna chiude lo spazio aereo ai velivoli che partecipano alla guerra

La Spagna ha deciso di chiudere il suo spazio aereo ai voli dei mezzi che partecipano alla guerra in Iran. Lo riporta El País, spiegando che il divieto riguarda non solo i velivoli direttamente impegnati nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto, come aerei cisterna per il rifornimento in volo. Il provvedimento coinvolge non solo i decolli dal territorio nazionale, ma anche il sorvolo di aerei militari provenienti da basi nel Regno Unito o in Francia.

Convocata a Madrid l’incaricata di affari in Israele

La Spagna ha inoltre convocato a Madrid l’incaricato di affari di Israele (il più alto grado della rappresentanza diplomatica attualmente presente nel Paese, dopo il ritiro dell’ambasciatore) per protestare contro il divieto di accesso al Santo Sepolcro al cardinale Pierbattista Pizzaballa. «Questa mattina abbiamo convocato l’incaricato di affari di Israele al ministero degli Esteri per trasmettergli la nostra protesta e chiarire che non può accadere di nuovo», ha annunciato il ministro degli Esteri José Manuel Albares.

Ucciso un casco blu indonesiano nel sud del Libano

Nella notte un casco blu della missione Unifil nel sud del Libano è stato colpito e ucciso da un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nei pressi di Adchit Al Qusayr, dove sono in corso scontri tra Hezbollah e l’esercito di Israele. Il soldato morto era indonesiano. Un secondo casco blu è rimasto gravemente ferito. Nella zona sono impegnati anche i militari della Brigata Sassari, nessuno dei quali è stato coinvolto nell’attacco.

Avviata un’indagine per chiarire le circostanze dell’accaduto

«Siamo profondamente addolorati per questa perdita. La sicurezza dei caschi blu delle Nazioni Unite deve essere sempre rispettata in conformità al diritto internazionale. Qualsiasi attacco contro i peacekeeper è inaccettabile e compromette gli sforzi collettivi per la pace e la stabilità», ha dichiarato il ministero degli Esteri dell’Indonesia. L’Agenzia nazionale del Libano sostiene che il quartier generale dei caschi blu indonesiani nel Paese sia stato bersagliato dal fuoco d’artiglieria dell’IDF. Unifil ha precisato di non conoscere per il momento l’origine del proiettile e di avere avviato un’indagine per chiarire tutte le circostanze dell’accaduto.

Partecipate, parte il risiko delle nomine: oltre 100 le poltrone da assegnare

Tra aprile e giugno 2026, il governo dovrà occuparsi dei rinnovi dei vertici delle partecipate, assegnando complessivamente 112 posti da consigliere distribuiti in 79 società. Gli occhi sono puntati soprattutto su Leonardo, oggi guidata da Roberto Cingolani, la cui posizione di amministratore delegato è ora meno salda rispetto a qualche tempo fa. Tra i possibili sostituti, secondo le voci che rimbalzano in ambienti politici e industriali, quello con più chance è considerato Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri che ha appena chiuso il 2025 con un bilancio da “record” e l’utile netto “più alto di sempre”. Ma si parla anche di Alessandro Ercolani, amministratore delegato di Rheinmetall Italia. Per la presidenza, ora affidata a Stefano Pontecorvo, circolano i nomi di Elisabetta Belloni, che fino a un anno fa guidava il Dis, e Stefano Cuzzilla, ora al vertice di Trenitalia.

Da Terna a Eni ed Enel, le principali partite

Tra le partecipate di primo livello c’è anche Terna, dove potrebbe essere confermata come amministratore delegato Giuseppina Di Foggia. Anche in Eni non dovrebbe cambiare l’ad Claudio Descalzi, mentre alla presidenza potrebbe essere scelto il comandante generale della Guardia di finanza Andrea De Gennaro al posto di Giuseppe Zafarana. Stesso discorso per Enel, dove l’ad Flavio Cattaneo dovrebbe essere confermato mentre è meno stabile la posizione del presidente Paolo Scaroni. Tra i vertici da rinnovare anche quelli di Poste italiane – circola l’ipotesi di confermare l’ad Matteo Del Fante e la presidente Silvia Rovere.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp

Dopo Indian Wells, Jannik Sinner ha vinto anche il secondo Masters 1000 che viene disputato a marzo negli Usa, cioè il torneo di Miami: niente da fare per il ceco Jiri Lehecka, regolato in due set con un doppio 6-4. Il fuoriclasse azzurro è l’ottavo nella storia del tennis (maschile) a mettere a segno in singolare la prestigiosa doppietta statunitense, nota come “Sunshine double”. Ma nessuno prima di Sinner c’era riuscito senza perdere nemmeno un set. Ecco come cambia la classifica Atp dopo questo successo.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

Sinner è ora molto vicino a Alcaraz

Vincendo il Miami Open, Sinner ha conquistato punti pesanti nella corsa al primo posto del ranking Atp, avvicinando Carlos Alcaraz in testa alla classifica generale. Lo spagnolo, che nel 2025 era stato eliminato al secondo turno, quest’anno ha perso contro Sebastian Korda al terzo, mettendo in cascina solo 40 punti: ora è a quota 13.590. Sinner, invece, esattamente come a Indian Well, non aveva punti da difendere in quanto nel 2025 non aveva partecipato al torneo a causa della sospensione per il caso Clostebol: grazie alla vittoria è salito a 12.400, arrivando quindi a 1.190 punti dal numero uno.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

A Montecarlo può tornare numero 1

Il sorpasso di Sinner su Alcaraz sarà possibile già nel prossimo torneo di Montecarlo, inizio della stagione sulla terra rossa, che si disputerà dal 5 al 17 aprile. Nel Principato l’altoatesino avrà zero punti da difendere (nel 2025 era ancora squalificato) contro i 1.000 del rivale (che qui invece aveva vinto). I due, insomma, inizieranno il torneo con soli 190 punti di scarto, cioè la differenza tra un turno di tennis e un altro. Senza fare troppi calcoli, se Sinner vincerà il torneo monegasco torna in vetta al ranking Atp, indipendentemente dal risultato di Alcaraz, altrimenti gli basterà fare un turno in più dello spagnolo.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato

A mezzanotte, sai, al referendum penserò. Ovunque io sarò, punirò il No. Ormai suonano come una variante di Una carezza in un pugno i sabati sera di Giorgia Meloni.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Giorgia Meloni (Ansa).

Il deputato dell’Ars siciliana, Ismaele La Vardera, ha rivelato di aver ricevuto dalla premier un messaggio su WhatsApp a mezzanotte e venti, nella notte tra sabato e domenica. La premier gli avrebbe reinoltrato il video in cui lui criticava l’impugnazione da parte del Consiglio dei ministri della legge siciliana che stanziava 40,8 milioni di ristori per i danni del ciclone Harry, sostenendo che si trattasse di una «ritorsione nei confronti di una Regione che ha maggiormente votato no al referendum». «Che modo vergognoso di fare politica, il cambiamento…», avrebbe commentato Meloni, riferendosi al filmato dell’ex Iena La Vardera, salito alle cronache della politica nazionale nel 2017 quando si candidò a sindaco di Palermo per Lega e Fratelli d’Italia e poi si scoprì che il suo obiettivo era girare un documentario su quell’esperienza (la Lega non la prese bene e lo portò in tribunale ma il giudice gli diede ragione).

Salvini e Tajani contro le elezioni anticipate

Insomma, sarà stata anche l’ora legale, ma le serate della premier non paiono proprio serene negli ultimi tempi. Anche il giorno prima, venerdì, nella villa del Torrino, periferia sud di Roma, non si può dire regnasse armonia. Ospiti della serata i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il piatto portante della cena non era allegro: la discussione, tra un piatto e l’altro, si è concentrata sui temi ‘rimpasto sì, rimpasto no’ e ‘voto anticipato sì o voto no’. Se c’è una mancanza imputabile alla premier in questi ultimi anni è la carenza di strategia. Scegliere di accantonare la riforma del premierato e di portare avanti una battaglia non sua (ma di Forza Italia), ovvero quella sulla giustizia, non ha certamente premiato. E su questo, nella sera del Torrino, la recriminazione dei vice è stata netta: d’ora in poi, basta cannibalizzarci, ognuno deve portare avanti le sue battaglie – è stato il discorso condiviso da Salvini e Tajani -, e non tentare di intestarsi quelle degli altri. La cena a tre è servita poi per un confronto sulle ipotesi sul tavolo. Meloni voleva capire cosa pensassero i due vice della possibilità di voto anticipato o di un rimpasto. Stando a quanto apprende L43, i due osteggerebbero entrambi l’ipotesi di un ricorso alle urne, mentre sarebbero più aperti alle ipotesi di cambiamento nella squadra di governo, ma le richieste che pongono complicano anche questa seconda strada.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Matteo Salvini e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Giorgetti spinge per il ritorno alle urne

In particolar modo, il segretario leghista sarebbe contrarissimo al voto anticipato, auspicato da una parte di Fratelli d’Italia e dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti. Da giorni il titolare del Mef va dicendo che ormai conviene far cadere tutto e lasciar scegliere gli elettori. Più si va avanti, più le cose peggioreranno, sottolinea, vedrete quando dovremo fare lo scostamento di bilancio per mantener fede agli impegni presi sulla spesa per la difesa. Tentiamo ora, aggiunge, se vincono gli altri, vediamo Bonelli e Fratoianni alla prova. Di diverso avviso sono il segretario e i salviniani più ortodossi, che ricordano come il Papeete del 2019 sia partito da un discorso del tutto simile a quello di Giorgetti. A dividere il titolare del Mef e gli altri eletti al Nord dalla segreteria del partito è anche la nuova legge elettorale, di cui il capo di via Bellerio sarebbe un grande tifoso, convertito dagli eletti al Sud.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Il segretario leghista vorrebbe Zaia al Mimit, ma l’ex Doge frena

Anche il capitolo rimpasto è un potenziale cahier de doléance per la maggioranza. In primo luogo perché, non appena si apre la discussione, Salvini ricorda come abbia dovuto cedere la poltrona di ministro dell’Interno per il processo Open Arms da cui però è stato assolto. Una rivendicazione che rischierebbe di aprire il vaso di Pandora della maggioranza perché darebbe il via a tutta un’altra serie di richieste da parte di FI. Non che Salvini avanzi le pretese sul Viminale per far fallire la trattativa. Il capo leghista non sarebbe affatto contrario a un ingresso in squadra, per esempio, di Luca Zaia, al Mimit al posto di Adolfo Urso che traslocherebbe al Turismo. Ma, come spesso accade, è Zaia a non condividere l’ipotesi avallata da Salvini. L’ex governatore del Veneto trova molto rischioso il fatto che la Lega si faccia carico di tutti i ministeri economici in un momento congiunturale così difficile per le guerre in corso e la fine dei fondi del Pnrr. E poi non si può trascurare l’aspetto economico: un ministro non parlamentare guadagna tra i 4.500 e i 5.000 euro al mese, a fronte di una cifra quasi doppia che Zaia percepisce come presidente del Consiglio regionale veneto restando peraltro a casa sua.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Luca Zaia (Imagoeconomica).

I ministri in bilico: oltre Urso, Schillaci e Calderone

Per la casella del Turismo lasciata libera da Daniela Santanchè resta quindi in pole un tecnico d’area come la presidente dell’Enit Alessandra Priante, o c’è l’ipotesi di promuovere il deputato di FdI Gianluca Caramanna a sottosegretario. Le deleghe al Dap e alla Penitenziaria che aveva Andrea Delmastro potrebbero essere distribuite tra il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari, anche se non è esclusa la nomina di un altro sottosegretario (Sara Kelany, Ciro Maschio o Carolina Varchi). Ad Annalisa Imparato, pm di Santa Maria Capua Vetere che si è spesa per il Sì, potrebbe essere affidata la direzione generale di un dipartimento di Via Arenula. Per evitare il rischio di logoramento, è uno dei ragionamenti che si fanno in ambienti di governo, potrebbe non bastare cambiare qualche casella. Nella maggioranza sono comunque ancora diffuse le voci su ministri in bilico, oltre a Urso, Orazio Schillaci ed Elvira Calderone.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato

Trump: «A breve possibile accordo con Iran»

Donald Trump ha detto di intravedere un possibile accordo con l’Iran, sostenendo che la guerra avviata da Stati Uniti e Israele abbia prodotto di fatto un «cambio di regime» a Teheran. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.Il presidente statunitense ha dichiarato ai giornalisti che, dopo l’eliminazione dei principali vertici della Repubblica islamica, a partire dalla guida suprema Ali Khamenei, uccisa nel primo giorno del conflitto, gli interlocutori iraniani sarebbero ora «persone diverse da quelle con cui chiunque abbia avuto a che fare in precedenza», definite da Trump «molto più ragionevoli» dei predecessori. Per questo, ha aggiunto, vede la possibilità di un’intesa «forse presto».Trump ha inoltre affermato che l’Iran sarebbe sul punto di autorizzare nei prossimi giorni il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita normalmente circa un quinto degli idrocarburi mondiali e il cui blocco ha alimentato l’impennata dei prezzi energetici

“Progettava una strage a scuola”, un 17enne arrestato per terrorismo a Perugia

AGI - Stava progettando una strage in una scuola, seguita dal proprio suicidio, ispirandosi ai fatti avvenuti alla Columbine High School del 20 aprile 1999 il 17enne pescarese domiciliato nella provincia di Perugia, arrestato questa mattina con l'accusa di terrorismo dal Ros dei carabinieri e successivamente trasferito presso un istituto penale minorile, come ordinato dal gip del Tribunale per i Minorenni di L'Aquila su richiesta di questa Procura per i Minorenni.

L'arresto a Perugia e le accuse per il 17enne 

Il ragazzo arrestato i provincia di Perugia è ritenuto gravemente indiziato anche dei delitti di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

I manuali per la fabbricazione delle armi 

L'attività investigativa, coordinata dalla Procura minorile di L'Aquila, ha permesso di contestare al giovane il reperimento e la diffusione di manuali contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco.

Tra il materiale a suo tempo sequestrato figurano documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di finalità terroristica.

I contatti con il gruppo "Werwolf Division"

Nello specifico appaiono assumere un profilo di rilevante pericolosità le informazioni detenute in ordine al reperimento di armi, alla loro fabbricazione con tecnologia 3D e alla preparazione del TATP (perossido di acetone), sostanza nota per l'estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la "madre di Satana".

Le indagini hanno altresì documentato i contatti tra il minore e il vertice del gruppo Telegram denominato "Werwolf Division", incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della "razza ariana", nonché sulla costante glorificazione di mass shooters quali Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch avvenuti il 15.03.2019, e Anders Behring Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utøya il 22.11.2011, elevati a "santi" per incentivare l'emulazione.

Altri sette minori indagati 

Nell’ambito dell’operazione del Ros dei Carabinieri sono state anche effettuate 7 perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di altrettanti minorenni nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Gli stessi sono indagati in quanto ritenuti autori di condotte inquadrabili con la propaganda e l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa.

Tutti i minori appaiono: inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista; particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo.

L'origine dell'inchiesta 

L’indagine, avviata nel mese di ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine di L’Aquila, è stata originata dalla pregressa attività antiterrorismo (indagine “IMPERIUM”) conclusa nel luglio 2025 dalla Sezione Anticrimine Carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di quel capoluogo, nell’ambito della quale venne perquisito anche il minore coinvolto nell’esecuzione della misura cautelare.

Il massacro alla Columbine High School

Il massacro alla Columbine High Shool a cui, secondo chi indaga, si è ispirato il 17enne arrestato a Perugia, inizia nella mattinata del 20 aprile 1999.
Eric Harris e Dylan Klebold, due studenti, entrano armati nella scuola del distretto amministrativo di Columbine, in Colorado, non lontano da Denver. Sparano su docenti e allievi: il bilancio della strage è di 13 morti  - dodici studenti e un professore  - e di 24 feriti. I due killer, si barricano nella biblioteca della scuola e poi si suicidano. 

Valditara, coinvolgere gestori per un corretto utilizzo dei social 

Commentando la vicenda del 17enne di Perugia, il ministro dell'Istruzione e del merito Giuseppe Valditara richiama le "grandi compagnie" e "i gestori della rete" ad un impegno comune finalizzato ad un corretto utilizzo dei social network. 

"Anche questo era collegato con i social e utilizzava anche informazioni, almeno così ho letto, per procurarsi armiesplosivi e quant'altro. Questo conferma che noi dobbiamo considerare il tema dei social con grande attenzione, probabilmente anche lavorando insieme con le grandi compagnie, con i vari gestori di queste reti per trovare insieme anche delle soluzioni, oltre al divieto per i minori", ha sottolineato il ministro. 

"Ma non c'è soltanto il divieto perché questo ragazzo era un diciassettenne. È una grande sfida, purtroppo è il tema del momento ed è un tema molto drammatico", ha concluso Valditara.