Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha confermato l’uccisione di Ali Larijani, capo del Consiglio di sicurezza iraniano, obiettivo dei raid notturni condotti dall’IDF su Teheran. Il 16 marzo proprio Larijani, tramite un messaggio in sei punti diffuso su X, aveva fatto appello all’unità dei «musulmani di tutto il mondo e ai governi dei Paesi islamici». Era considerato l’uomo più influente del regime iraniano, nonché il leader di fatto della Repubblica Islamica dalla morte di Ali Khamenei.
Ucciso anche Soleimani, comandante delle forze Basij
Il capo di Stato maggiore israeliano, generale Eyal Zamir, senza citare esplicitamente di Larijani, ha detto: «Durante la notte sono stati registrati anche risultati significativi in termini di eliminazioni, che potrebbero influire sui risultati della campagna e sulle missioni delle IDF». Tra gli obiettivi centrati dal bombardamento anche Gholamreza Soleimani, il comandante della forza paramilitare Basij, che è stato ucciso. Eliminato pure il vice Seyyed Karishi. Durante le proteste interne in Iran, in particolare nei periodi più recenti in cui le manifestazioni si sono intensificate, le forze Basij hanno guidato le principali operazioni di repressione.
COMMANDER OF THE BASIJ UNIT ELIMINATED
Yesterday, the IDF targeted & eliminated Gholamreza Soleimani, who operated as commander of the Basij unit for the past 6 years.
Under Soleimani, the Basij unit led the main repression operations in Iran, employing severe violence,… pic.twitter.com/aJ0dNtCFz0
Un altro raid aereo israeliano in Iran ha preso di mira Akram al-Ajouri, leader della Jihad islamica palestinese, e altri alti funzionari del gruppo terroristico.
STRUCK: Iranian regime infrastructure in different areas across Iran:
In Tehran, dozens of munitions were dropped on command centers and UAV, ballistic missiles and air defense storage sites were stuck.
L’ambasciata statunitense a Baghdad è stata colpita nella notte da un attacco con droni e razzi, dopo che un attacco simile era avvenuto poche ore prima. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza. La difesa aerea, secondo quanto riporta un giornalista dell’Afp, ha intercettato un primo vettore. Ma un secondo (si tratterebbe di un drone) ha colpito la sede diplomatica Usa provocando un’esplosione. Dall’ambasciata si è alzata una colonna di fumo. Non ci sarebbero vittime.
WATCH: Dramatic moment US Embassy C-RAM air defense shoots down incoming drone in Baghdad, Iraq pic.twitter.com/0PCPfh4lXo
Teheran: «Attaccate basi Usa negli Emirati, in Bahrein e in Qatar»
Le autorità iraniane, una nota ufficiale diramata dalla televisione di Stato, hanno inoltre annunciato di avere attaccato la base aerea statunitense di Isa, in Bahrein, e la base aerea di al-Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti: «I Paesi del Golfo farebbero meglio a espellere gli americani dai loro territori per evitare danni». In precedenza, i Guardiani della rivoluzione avevano reso noto di aver attaccato la base aerea statunitense di Al Udeid, in Qatar, utilizzando missili Zolfaghar e Qiam, oltre a droni.
Media: missili caduti a pochi metri dall’ufficio di Netanyahu
Secondo quanto riportato dalla tv iraniana Snn, alcuni missili sono caduti a pochi metri dall’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme.
Continua lo scontro tra governo e opposizioni sul referendum sulla giustizia. Ad accendere le polemiche sono ora le parole del deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia che, durante un evento in Basilicata, ha invitato il pubblico a usare il «solito sistema clientelare» per convincere i conoscenti a votare Sì. Queste le sue parole: «Avete gli argomenti per poter discutere, ma se non dovesse servire, utilizzate anche il solito sistema clientelare. Non ci credi, beh fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, perché io ti ho fatto questo favore. Aiutami per quest’altra questione perché io te ne ho fatti già tanti. Utilizziamo anche questi mezzi. Perché dobbiamo vincere questa battaglia». Dichiarazioni che hanno subito scatenato l’ira di Pd e M5s.
Pd: «Parole gravissime e preoccupanti»
Daniele Manca, senatore e commissario regionale del Pd Basilicata, ha parlato di «parole gravissime che stanno suscitando forte preoccupazione sul piano politico e istituzionale». «Richiamano un modo di concepire la politica che pensavamo appartenesse al passato peggiore del nostro Paese», ha evidenziato. «È ancora più grave che queste parole arrivino da un parlamentare della Repubblica che ha giurato sulla Costituzione. Quel giuramento richiama ogni rappresentante delle istituzioni al rispetto della libertà del voto e dei principi democratici».
M5s: «Meloni prenda le distanze»
Sul piede di guerra anche il M5s. con il capogruppo al Senato Luca Pirondini che ha così commentato le dichiarazioni di Mattia: «Non è una frase sfuggita per caso, ma una vera e propria call to action. Quelle del deputato Mattia sono parole gravissime, ma ancora peggio è stato l’applauso della platea presente all’evento targato Fratelli d’Italia. Nessuno si è alzato per dire a Mattia “Ma cosa stai dicendo? Ma sei impazzito?”. Ci sarà qualcuno dentro Fratelli d’Italia che lo farà oggi? Giorgia Meloni condivide questo metodo oppure prende le distanze in modo netto e pubblico dal suo deputato e dall’applauso vergognoso che ha fatto da cornice al suo intervento? Comunque se queste sono le argomentazioni di chi chiede il Sì, allora c’è un motivo in più per reagire. Andare a votare in massa e dimostrare che il voto dei cittadini non si compra e non si indirizza con i favori come predica qualcuno dentro FdI».
AGI - In una sola notte, in una manciata di ore, può frantumarsi l’infanzia. Per Tatiana e Andra Bucci i ricordi, le emozioni, gli odori perfino, sono tutti ancora nitidi nella loro mente. E li raccontano ancora e ancora, per dare testimonianza, per far sì che l’orrore dell’Olocausto non si ripeta.
Le due sorelle, rispettivamente di 6 e 4 anni, erano già a letto. Era tardi quando la porta si aprì all’improvviso. La mamma le svegliò e le vestì in fretta, senza parlare. In casa c’era rumore: passi, voci. “C’erano i nazisti, c’erano i fascisti… e anche quello che aveva fatto la spia”, ricordano.
La supplica della nonna e l'arresto
Non era ebreo, ma lavorava in sinagoga e conosceva tutti. E aveva indicato i loro nomi. In mezzo a quel caos, un’immagine rimase impressa per sempre. La nonna Rosa era in ginocchio. Pregava. Supplicava. “Portate via me, ma lasciate i bambini”. La supplica non servì. In pochi minuti li portarono via tutti insieme: otto persone, strappate alla loro casa, alla loro vita.
Il primo campo di transito
Il primo fermo fu in un campo di transito. Una cella lunga e stretta, con un tavolaccio che fungeva da letto. Tatiana ricorda soprattutto la porta: “Aveva un buco chiuso: lo aprivano per pochi secondi e ci passavano il cibo. Non ricordo cosa ci davano da mangiare, ma quella fessura tonda è impressa nella mia mente”.
Il viaggio nel vagone merci
Poi il viaggio. Un vagone merci chiuso. Stipate nel silenzio e nella paura, Tatiana e Andra cercano nel vestito della loro mamma uno scampolo di sicurezza. Si aggrappano e restano così per tutto il tempo. “Eravamo strette a nostra mamma che non voleva farci star male, soffrire”. La donna le abbracciava strette, cercando di proteggerle. Nessuno sapeva la destinazione del viaggio, nessuno poteva immaginarlo.
Un messaggio disperato dal treno
Nei ricordi riemerge un piccolo secchio per i bisogni e le donne che cercavano di coprire i bambini con delle coperte. La mamma tentò un gesto disperato e riuscì però ad aprire la rete di una piccola finestra sul vagone. Scrisse un biglietto per la famiglia del marito: spiegava che erano state arrestate, ma non sapeva la destinazione. Lo lasciò cadere dal treno in corsa. Quel biglietto venne raccolto da un carabiniere sui binari dell’ultima stazione ferroviaria italiana. Arrivò miracolosamente a destinazione.
L'arrivo a Birkenau e la separazione
L’arrivo al campo di concentramento fu improvviso. Gli sportelloni pesanti del treno si aprirono di colpo. Racconta Andra: “Eravamo arrivate a Birkenau (uno dei tre campi di sterminio che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz, in Polonia, ndr). In mezzo al frastuono degli ordini e delle urla, le bambine restavano attaccate alla madre. Ma la separazione dal resto dei familiari arrivò subito: la nonna e la zia furono indirizzate nella fila di sinistra e, caricate insieme ad altri ebrei su un camion. Furono uccise la sera stessa.
La legge di Auschwitz e il Kinderblock
Tatiana, Andra e la loro mamma nella fila di destra. La legge di Auschwitz prevedeva l'uccisione immediata, all'arrivo, per le donne con i bambini e per chi avesse più di sessanta anni e meno di quindici. Loro tre restarono insieme un’altra notte per poi essere separate per sempre. Alle bimbe fu risparmiata la vita perché indirizzate nel Kinderblock, la baracca dei bambini usati come cavie umane per gli esperimenti medici condotti dal dottor Josef Mengele. Fu la loro prima fortuna, dissero più tardi.
La marcia della morte e l'orrore quotidiano
Andra, ricorda nitidamente la fila interminabile di persone che aveva davanti appena scesa dal treno “che aveva gradini altissimi”. Gli uomini separati dalle donne. La madre teneva una bambina a destra e una a sinistra. Cominciarono a camminare. “Una camminata lunga che agli occhi di un bambino poteva sembrare bella, perché sulla strada c’erano degli alberi”. Ma quel cammino nascondeva la morte. Ma nel campo ogni mattina accadeva qualcosa che Tatiana non dimenticò mai. Dalla baracca portavano via i morti. Li prendevano per mani e piedi, li facevano oscillare e poi li lanciavano su una piramide di corpi. Erano bianchi. “Bianchissimi”. Quando durante la detenzione non vide più la madre, Tatiana pensò che fosse diventata così anche lei. Bianca come quei corpi. Pensò che fosse morta.
Ricordare i propri nomi
Tatiana e Andra ripetevano ogni giorno il loro nome. L’ultima raccomandazione della mamma: ricordarsi i propri nomi. Sempre e comunque, nonostante fossero solo numeri.
Il ritorno a casa e la fotografia
Passò più di un anno dalla liberazione prima che la verità tornasse alla luce. La madre riuscì a rintracciarle. Mandò una fotografia alla loro insegnante. Quando la videro, le bambine riconobbero subito quei volti: mamma e papà. Fu così che ricominciò la strada verso casa. L’insegnante le aiutò a ristabilire il contatto con i genitori. A causa della complicata burocrazia e della paura di eventuali errori, ci volle ancora del tempo prima che le bambine si ricongiungessero con i propri genitori. Dopo l’orrore dell’Olocausto, quella fotografia fu il primo segno che la vita, nonostante tutto, poteva ancora ricominciare.
Come procede l’erosione dell’economia russa? In sostanza, gli indicatori suggeriscono che Mosca si sta svenando per una guerra che non riesce ancora a vincere. Anche se adesso sullo scacchiere internazionale ha fatto irruzione una nuova variabile, cioè quella del conflitto in Iran. Che potrebbe dare respiro a Vladimir Putin nel 2026 grazie alle prevedibili ricadute a livello energetico sui prezzi di gas e petrolio e quindi su una domanda che incentiverebbe di nuovo il contrabbando russo. Ricordando pur sempre che lo zar ha perso l’ennesimo alleato e fornitore di armi, ossia Teheran.
Putin assieme al presidente iraniano Masoud Pezeshkian (foto Imagoeconomica).
E occhio agli ulteriori possibili sviluppi negativi: se gli Stati europei decretassero l’utilizzo a favore dell’Ucraina degli asset russi congelati dal 2022, la guerra potrebbe pendere dalla parte di Kyiv. Si tratta di oltre 200 miliardi di euro, al cambio attuale oltre 18 mila miliardi di rubli. Equivalenti alla metà delle entrate annuali della Federazione russa.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (foto Imagoeconomica).
Se poi, invece di allentare le sanzioni sulle vendite di petrolio russo (come deciso dal presidente americano Donald Trump), si impedisse il transito della flotta fantasma di petroliere russe nei mari europei, nei corridoi del Cremlino inizierebbero a serpeggiare ancora più preoccupazioni.
Donald Trump con Vladimir Putin (foto Imagoeconomica).
Ma scendiamo nel dettaglio dei numeri. La recente pubblicazione dei dati preliminari sul bilancio 2025 della Federazione russa rilasciate dal ministero delle Finanze nel Brief annual information on federal budget execution e le analisi di Trading Economics confermano ad abundantiam le precedenti valutazioni pubblicate su Lettera43 in una serie di tre articoli apparsi a fine 2025.
Il deficit annuale è aumentato di 2 mila miliardi di rubli
Quali sono in sintesi i dati più importanti? Il deficit annuale previsto inizialmente in 3.700 miliardi di rubli per fine 2025 si è rivelato in realtà pari a 5.700 miliardi di rubli. Nonostante una cospicua crescita delle entrate, arrivate alla cifra record di 36.600 miliardi di rubli, le spese hanno toccato i 42.300 miliardi di rubli, contro una previsione di 31 mila miliardi rilasciata a fine 2024.
Per la prima volta le entrate tributarie sfiorano il 60 per cento del totale
In particolare, gli introiti da vendite di petrolio e gas, normalmente comprese tra il 45 e il 50 per cento del bilancio russo, si sono fermati al 25 per cento del totale e sono stimati per il 2026 in ulteriore flessione fino al 18 per cento (sempre che, come detto, non cambi qualcosa vista la situazione in Medio Oriente). Per la prima volta le entrate tributarie, cioè pagate dai russi (Iva, Imposte su imprese e sui redditi, balzelli vari) sfiorano il 60 per cento del totale.
Il conflitto in Medio Oriente apre nuovi scenari sull’export di idrocarburi (foto Ansa).
Per quanto riguarda le uscite, il ministero delle Finanze conferma che le spese militari e per la difesa hanno superato il 40 per cento del totale, eclissando tutte le altre voci di uscita. In particolare investimenti, sanità e previdenza sociale risultano compresse rispetto agli anni precedenti.
Una parte cospicua dello sforzo bellico veniva occultata?
Nella previsione per il 2026 il ministero dell’Economia si sbilancia in una nuova riclassificazione delle spese militari, affiancando alla voce delle spese per la Difesa una categoria aggiuntiva, e cioè “National Security and Law Enforcement”, la cui somma è stimata per il 2026 al 54 per cento, confermando che nella classificazione dei bilanci precedenti una parte cospicua dello sforzo bellico veniva occultata in poste di bilancio diverse.
Un’immagine di un soldato russo a Mosca (foto Ansa).
Se il nuovo schema di riclassificazione della spesa militare fosse applicato al consuntivo 2025, emergerebbe che quella spesa bellica già nel 2025 ha sfiorato il 50 per cento del bilancio: la categoria “National Defense” riporta la spesa destinata direttamente a forze armate, procurement militare (cioè le procedure di approvvigionamento, gestione e acquisto di sistemi d’arma, tecnologie e servizi per la Difesa), Ricerca & sviluppo militare, stipendi e logistica, operazioni legate alla guerra.
La sede della Banca di Russia a Mosca (Ansa).
Mentre la nuova categoria “National Security and Law Enforcement” include: Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa, Rosgvardia (Guardia nazionale), ministero dell’Interno, Guardia di frontiera, Servizi penitenziari, Protezione civile, Sicurezza interna e ordine pubblico, tutte ampiamente coinvolte nelle operazioni belliche.
Le previsioni per il 2026 confermano una crescita della spesa militare in un contesto economico stagnante. L’economia russa risulta devastata dal crollo delle esportazioni di idrocarburi. E la volontà di sottoporla a un ulteriore sforzo diventa difficilmente sostenibile.
Per concludere questo aggiornamento, è necessario costatare che l’unica previsione confermata risulta essere quella sull’ammontare della stima sul debito pubblico totale a fine 2025, confermato in 32.800 miliardi di rubli, in crescita del 15 per cento sul 2024, con un deficit di bilancio superiore di oltre il 54 per cento rispetto al previsto. La voragine, per l’ennesima volta, è coperta in buona parte da prelievi a carico del National Wealth Fund (Nwf), ridottosi di circa 15 mila miliardi di rubli, rispetto al 2022 e ormai quasi privo di asset liquidi.
Vladimir Putin (foto Ansa).
D’altro canto, oltre il 90 per cento dell’intero debito pubblico russo, ormai azzerata la componente estera e quasi insignificante la quota detenuta da privati (inferiore al 4 per cento), è detenuto dal sistema delle banche commerciali (pubbliche) che sottoscrivono totalmente le continue emissioni di debito del loro azionista.
La crescita del Pil sembra alimentata solo dalla componente militare
La crescita del Prodotto interno lordo 2025, stimata allo 0,6 per cento, con un tasso di inflazione assai dubbio, sembra alimentata esclusivamente dalla componente “Pil militare”, ormai intorno al 15 per cento del totale. Mentre la componente “Pil civile” è in forte contrazione per il terzo anno consecutivo. Con questi numeri quanto può resistere ancora Putin?
AGI - Ci sono altri 2 nuovi indagati (al momento sono 7 in tutto) nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Carmelo Cinturrino, accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri lo scorso 26 gennaio in via Impastato a Milano. Per Cinturrino inoltre si aggiungono altre ipotesi di reato. Le novità emergono dalla richiesta di incidente probatorio lunga 22 pagine firmata dal pm Giovanni Tarzia.
Le nuove accuse a Cinturrino
Minacce a Mansouri prima di ucciderlo, martellate su due uomini, spaccio di droga, richieste di denaro ai pusher. È lungo e caratterizzato da accuse gravissime, in particolare per un uomo che veste la divisa della Polizia di Stato, l'elenco di accuse che il procuratore Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia mettono in fila nel documento che dispone l'incidente probatorio. Un'attività necessaria, per gli inquirenti, al fine di 'fissare' la prova che altrimenti sarebbe a rischio visto il contesto delicato in cui si è formata, in particolare con l'ascolto di alcuni testimoni con delle fragilità.
"C'è fondato motivo di ritenere" che le persone indicate dai pm "non potranno essere esaminate nel corso del dibattimento, o comunque che la loro escussione in tale sede risulterà particolarmente difficoltosa, trattandosi di soggetti allo stato privi di stabile dimora sul territorio nazionale od attualmente sottoposti a regime detentivo, circostanze che rendono incerta la loro futura reperibilità. Alcuni, peraltro, proprio in ragione delle loro condizioni personali e giuridiche, risultano concretamente esposte al rischio di espulsione dal territorio dello Stato".
E ancora "si evidenzia che alcune tra le persone indicate sono affette da tossicodipendenza e, pertanto, versano in condizioni di salute particolarmente precarie, suscettibili di ulteriori aggravamenti nelle more dell'apertura della fase dibattimentale".
Tornando alle accuse, Cinturrino avrebbe minacciato "in numerose occasioni Mansouri" direttamente con la frase "o ti arresto o ti ammazzo" e per il tramite di P.P.V. con le frasi "Di' a Zack che se lo becco io lo uccido", "mi raccomando, ricorda a Zack che se lo prendo lo ammazzo" e "ricorda a Zack che lo ammazzo" e per il tramite di M. R. con le frasi "Di' a Zack che quando lo vedo lo ammazzo", nell'ambito di un servizio di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, nel bosco di Rogoredo. Tutto questo prima di provocare la morte del giovane marocchino esplodendo un colpo con la pistola di servizio Beretta.
Altre accuse e abusi di potere
Un omicidio che, dunque, sarebbe stato premeditato. Tra ottobre 2025 e gennaio 2026, l'assistente capo di Mecenate "con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nell'ambito di alcuni servizi di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, abusando dei propri poteri di agente di Polizia Giudiziaria, percuoteva con un martello ripetutamente sulla schiena, sul capo e su una gamba P.P.V. e A.L. L'accusa di spaccio si riferisce a una cessione a P.P.V. di cocaina. In un altro caso avrebbe costretto A.E., marocchino, durante una perquisizione a dargli 135 euro e un tunisino a versargliene 130. Non solo. Cinturrino avrebbe anche redatto dei verbali nei quali attestava di avere trovato hashish addosso a delle persone che invece non c'era effettuando degli arresti illegali.
Il pm vuole sentire 8 testimoni
Sono otto i testimoni la cui audizione con la formula dell'incidente probatorio viene ritenuta necessaria dalla Procura per le indagini su Carmelo Cinturrino e sul contesto attorno alle accuse per lui. Dalle loro testimonianze "potrebbero ricavarsi elementi fondamentali per sostenere l'accusa". Le nuove iscrizioni degli indagati e l'aggravamento della posizione di Cinturrino discendono proprio dalle loro dichiarazioni, arrivate al pm anche tramite le indagini difensive degli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza che assistono i familiari di Mansouri, parti civili.
Tra i reati ipotizzati per Cinturrino ci sono anche sequestro di persona, estorsione, detenzione e spaccio di droga, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina. Un carico 'pesante' per Cinturrino i cui legali Marco Bianucci e Davide Giugno, martedì 17 marzo, discuteranno la richiesta di domiciliari davanti al Riesame. Tra i nuovi indagati figura un'agente indagata per falso per l'arresto di un tunisino sulla base di un verbale falso di Cinturrino che poi venne assolto in direttissima e un altro poliziotto che risponde diarresto illegale.
AGI - Cento nuovi defibrillatori alle associazioni e ai gruppi comunali di Protezione civile del Lazio per rafforzare la capacità di intervento dei volontari nelle emergenze. La consegna è avvenuta oggi a Roma nell'ambito di un percorso avviato dalla Regione Lazio per potenziare le competenze di primo soccorso della rete del volontariato sul territorio. "Oggi abbiamo consegnato cento defibrillatori alle associazioni e gruppi comunali di Protezione Civile, già assegnatari dei nuovi pick-up distribuiti lo scorso anno. Grazie all'acquisto e alla consegna dei nuovi defibrillatori la Regione Lazio porta a compimento l'importante percorso avviato per rafforzare le competenze dei nostri volontari in materia di primo soccorso", ha dichiarato l'assessore regionale alla Protezione civile, Pasquale Ciacciarelli.
Negli ultimi mesi, ha spiegato l'assessore, la Regione ha intensificato le attività di formazione BLSD in collaborazione con Ares 118, con l'obiettivo di fornire ai volontari gli strumenti necessari per intervenire in modo tempestivo ed efficace nelle situazioni di emergenza. "Con queste azioni confermiamo l'impegno della Regione Lazio nel garantire la formazione dei volontari, assicurando così particolare attenzione per la prevenzione dei rischi", ha aggiunto.
Il valore del percorso formativo e la cultura salvavita
A margine dell'iniziativa, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha sottolineato il valore del percorso formativo avviato negli ultimi mesi: "Questa giornata significa il compimento di un percorso perché sono stati formati oltre mille volontari. Significa anche un passo in avanti verso la diffusione della cultura delle manovre salvavita, perché con piccoli gesti si possono salvare vite". Secondo Rocca, accanto alla tradizionale cultura della protezione civile legata alla gestione delle grandi emergenze, è sempre più necessario promuovere anche la consapevolezza degli interventi salvavita nelle situazioni quotidiane: "Pensiamo sempre alla cultura della protezione civile nella risposta ai disastri naturali e alle grandi emergenze, ma c'è anche la necessità di una cultura salvavita quando la crisi riguarda il singolo individuo: una persona che può aver bisogno del defibrillatore al supermercato, in banca o in ufficio. Avere persone formate - ha concluso - arricchisce la capacità della nostra comunità di essere resiliente".
Gli Oscar 2026 si chiudono nel segno della cautela. Il mondo è in fiamme, ed è meglio tenersi stretto ciò che si conosce meglio, ossia l’autore della vecchia New Hollywood, ossia Paul Thomas Anderson, peraltro in debito finora di statuette, e anche il cinema di genere, l’horror nello specifico, che tiene pur sempre desta la baracca.
Il cast di Una battaglia dopo l’altra (Ansa).
Ha trionfato la summa del cinema americano
Una battaglia dopo l’altra, vero trionfatore dell’edizione, sei statuette su 13 candidature, è una summa del cinema americano che guarda al film d’autore europeo, come si faceva già negli Anni 70, all’epoca delle prime prove di Lucas, Coppola, Rafelson e Penn. Quando lo stesso Scorsese, complice Paul Schrader, con Taxi Driver rifaceva Robert Bresson e Arthur Penn con Gangster Story, ripensava Godard. È stata proprio la cautela, inoltre, a spingere Thomas Anderson a dividere giudiziosamente il suo film in due, classico e moderno: una prima parte, sperimentale nel ritmo narrativo e nella presentazione dei personaggi, e una seconda più incline ai canoni stabiliti del film d’azione, con tutti gli inseguimenti e quant’altro. Che Sean Penn vincesse il premio come attore non protagonista fu l’unica certezza che si ebbe a proiezione finita, esempio classico di interpretazione iper-caratterizzata, e al tempo stesso pienamente leggibile da qualsiasi tipologia di pubblico.
Sean Penn in una battaglia dopo l’altra.
Weapons si deve accontentare del premio a Madigan
L’horror poi centra il bersaglio con il premio alla Miglior attrice non protagonista ad Amy Madigan, ossia zia Gladys, la strega cattiva di Weapons, un film che, se ci fosse stato maggiore coraggio, avrebbe meritato premi migliori, essendo l’unico a trattare con lucidità il tema contemporaneo delle armi, come il titolo evidentemente suggerisce. L’Oscar alla Madigan è inoltre funzionale alla preparazione e lancio del prequel dedicato al personaggio malefico da lei interpretato, in fase di progettazione: già immaginiamo le frasi di lancio quali «la vera storia di zia Gladys, la strega cattiva del premio Oscar». Insomma, la cautela impera.
Il messaggio dell’Academy a Chalamet
Come nel caso del grande sconfitto, ossia Timothée Chalamet, protagonista di Marty Supreme, il film sul campione sconosciuto di ping-pong degli Anni 60. Il mancato riconoscimento implica un messaggio molto preciso che l‘Academy ha riservato al giovane divo: sii prudente, e soprattutto non giocare troppo con gli autori non americani, da Guadagnino in poi, resta invece con noi nella Hollywood che si sta riposizionando nell’ambito dell’era Netflix.
Timothée Chalamet (Ansa).
L’ingresso di Netflix nella prestigiosa fabbrica dei sogni
Netflix non a caso premiata per il Frankenstein di Guillermo del Toro, il cui riconoscimento per scenografie, costumi e trucco è meno marginale di quanto sembri: nel senso che la piattaforma va a ricevere il premio per i reparti di grande artigianato storico, quelle scene e costumi che hanno reso negli anni Hollywood il punto di riferimento dell’immaginario mondiale. In questo modo, pertanto, la piattaforma è definitivamente accolta all’interno della prestigiosa, storica, fabbrica dei sogni.
Mike Hill abbraccia Guillermo del Toro dopo l’Oscar per il Best Makeup e Hairstyling per Frankenstein (Ansa).
Jessie Buckley, una Meryl Streep con l’impertinenza di Amy Adams
Ma al di là di qualsiasi cautela, chi ha veramente trionfato è lei, l’attrice rivelazione di questi ultimi anni, ossia l’irlandese Jessie Buckley, protagonista dello zuccheroso Hamnet, proprio quel film a cui Netflix ha sottratto i meritatissimi Oscar di scene e costumi, attrice adesso ancora sugli schermi, italiani e non, con l’orribile The Bride-La sposa, ennesima e sfinita variazione sul tema di Frankenstein. Jessie Buckley, infatti, è una solenne Meryl Streep integrata con l’impertinenza di Amy Adams, diva precoce che ruba l’occhio senza che il furto possa essere denunciato. In un film, infatti, Jessie si fonde alla perfezione con l’ambiente e il paesaggio, per poi staccarsene gradualmente, fino a spiccare quale unica e incontrastata presenza. Incarna inoltre, come meglio non si potrebbe, il tipo femminile che si vuole oggi dominante, ossia la donna che ha abbandonato la dimensione dell’erotismo perché non intende essere più schiava dello sguardo del maschio: una sessualità senza eros, dunque, capace di competere con chiunque sul piano puro e semplice della capacità corporea di stare ed essere nello spazio.
Jessie Buckley in una scena di Hamnet.
In Hamnet, tutto questo è chiarissimo. Il personaggio maschile, nel film Paul Mescal, irlandese anche lui, che interpreta William Shakespeare, non ha infatti il coraggio di presenziare in casa al momento dell’estremo dolore: mentre il figlioletto di nome Hamnet soffre e muore, custodito dalle donne della casa, lui se ne sta a Londra a fare teatro. L’elaborazione del lutto deve passare quindi per la sfera sostitutiva dell’arte, ovvero la composizione e stesura della tragedia di Amleto, nel cui nome risuona quello del bambino morto. Durante lo spettacolo, al Globe Theater, sarà però solo la presenza di lei, Jessie, che interpreta Agnes la madre, a dare senso all’intera rappresentazione. Solo grazie alle sue reazioni in prima fila sotto il palco, nei gesti fendenti del corpo e nelle scultoree espressioni del volto, in breve nella corporeità materna esibita, sarà possibile che nel personaggio di Hamlet si renda vivo e presente quello di Hamnet.
Paul Mescal nel ruolo di Shakespeare in Hamnet.
L’Oscar a Sentimental Value è un inno alla cautela
Concludiamo sul premio al Miglior film internazionale, che ha visto prevalere il super melodramma di Joachim Trier, dal titolo Sentimental Value. Atto dovuto di cautela estrema, visto che a concorrere erano opere del calibro di The Secret Agent, aspro apologo sulla dittatura in Brasile negli Anni 70, e Sirat, potente allegoria sulle forme contemporanee della guerra, in cui le persone saltano in aria senza sapere né perché né per come, a causa di missili o droni o quant’altro.
Joachim Trier con l’Oscar per il Miglior film internazionale con Sentimental Value (Ansa).
Hollywood si tiene a distanza dal mondo che va a fuoco
L’Academy, allora, cerca di trattenersi all’interno di se stessa, ovvero della propria storia (Una battaglia dopo l’altra), della tradizione del cinema di genere (Sinners, Weapons, Frankenstein), del cinema europeo intimista e consapevole del proprio ruolo (Sentimental Value): emblematica e consapevole manifestazione cautelare mentre tutto all’intorno, sia presso la Casa Bianca che ben oltre la Casa Bianca, esplode e va a fuoco. Cosa di cui il cinema non si accorge e nemmeno pare percepirne l’eco, tenendosi infine a giusta e doverosa distanza. Fino a che sarà la distanza stessa, chi lo sa, a stringersi improvvisamente addosso a Hollywood e i suoi dintorni.
Nuovi sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Abderrhaim Mansouri, il pusher ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo dall’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, che accusato di omicidio volontario aggravato è detenuto nel carcere di San Vittore. Nei suoi confronti sono emerse nuove accuse. Inoltre sono finiti sotto inchiesta ltri due colleghi.
Le nuove accuse contestate a Cinturrino
Oltre all’accusa di omicidio volontario, la procura di Milano ha mosso nuove contestazioni a carico di Cinturrino: dall’estorsione alle percosse, fino allo spaccio. Le accuse nascono dalle testimonianze a tappeto raccolte dai pm da tossicodipendenti e spacciatori arrestati da Cinturrino, ma anche chi ha solo ‘incrociato’ il poliziotto durante le sue operazioni antidroga, finite sotto la lente d’ingrandimento.
Indagati altri due poliziotti per falso e arresto illegale
Oltre ai quattro agenti presenti quel giorno nel boschetto di Rogoredo, al centro di indagini per omissione di soccorso e favoreggiamento e per questo assegnati a incarichi non operativi al di fuori del commissariato Mecenate, sono infatti sono indagati altri due poliziotti: uno per falso e uno per arresto illegale. Le nuove iscrizioni sono legate alla richiesta di incidente probatorio notificata per convocare almeno otto testimoni, tra pusher e tossicodipendenti.
In una nota, il comitato di redazione del Giornale Radio Rai ha puntato il dito contro Annalisa Chirico e Ping pong, il suo programma su Radio Uno, «diventato lo specchio delle ipocrisie» a cui il servizio pubblico «sottopone i suoi dipendenti». Alla base del comunicato il tempo concesso alla giornalista, troppo schierata per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, che si terrà il 22 e 23 marzo.
Annalisa Chirico (Imagoeconomica).
Il comunicato del cdr di Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico
«Monitoraggio ossessivo dei tempi per il Sì e per il No. Attenzione all’equidistanza che tutti i colleghi applicano nei propri programmi, che si tratti di politica, cronaca o esteri. Tutti, tranne Annalisa Chirico. A lei è concesso dire in onda che voterà Sì al referendum, andare ospite in programmi d’informazione a difendere il fronte del Sì», si legge nella nota. A Chirico, sottolinea il cdr, «è concesso, più in generale, essere una militante più che una giornalista che collabora con la testata radiofonica del servizio pubblico. Prendere posizione, sbilanciarsi a favore dell’uno o dell’altro, non rispettare la completezza dell’informazione». Venerdì 13 marzo, ad esempio, «la puntata sul caso della famiglia del bosco è diventato un florilegio di qualunquismo e opinionismo da quattro soldi».
I dem della Commissione Vigilanza: «Ennesimo grave episodio»
Sulla questione sono intervenuti i membri del Partito democratico della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, parlando di «preoccupante» ed «ennesimo grave episodio» per un’emittente che «sta diventando una sorta di radio del regime di TeleMeloni». Quanto a Chirico, la giornalista è stata definita una «rappresentante della destra di governo», anziché «conduttrice radiofonica imparziale e democratica». La replica dei componenti di Fratelli d’Italia è arrivata subito. I meloniani hanno parlato di «ennesima polemica strumentale e campata in aria della sinistra, che conferma di essere allergica al pluralismo e alla libertà di opinione» e del «solito doppiopesismo» dell’opposizione, quando «peraltro non risulta a carico della trasmissione condotta dalla stessa Chirico alcun rilievo dell’Agcom, a conferma della correttezza e del rispetto delle regole».