Cosa succede se la ministra Santanchè non si dimette

Nonostante il pressing della premier Meloni, che ha auspicato pubblicamente le sue dimissioni in un comunicato, la ministra Daniela Santanché non sembra intenzionata a farsi da parte. Mercoledì 25 marzo 2026 si è regolarmente presentata in ufficio e se ne è andata senza rilasciare dichiarazioni. Cosa succede se non si dimette? La presidente del Consiglio ha la facoltà di rimuoverla dal suo incarico?

Il premier non può chiedere al capo dello Stato la revoca di un ministro

Secondo l’articolo 92 della Costituzione, «il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri». La Carta non prevede però la possibilità opposta, ovvero che il premier proponga al capo dello Stato la revoca di un ministro. Dunque, se non riuscirà a ottenere il passo indietro della titolare del Turismo, Giorgia Meloni ha una sola via per sollevarla dalla poltrona senza passare per una crisi di governo, ovvero votare una mozione di sfiducia individuale in Parlamento. Le opposizioni l’hanno già presentata e la discussione in Aula inizierà lunedì 30 marzo. Potrebbe passare o con l’astensione dei gruppi di maggioranza oppure, addirittura, con un voto favorevole degli stessi.

Il precedente di Mancuso

Non sarebbe la prima volta. Nel 1995 Filippo Mancuso, già procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma e ministro della Giustizia del governo Dini, venne sfiduciato dalla coalizione che sosteneva l’esecutivo. In quel caso fu la stessa maggioranza a presentare la mozione, che fu approvata in Senato con 173 voti favorevoli, tre contrari e otto astenuti. Nel mirino erano finite le sue ispezioni giudiziarie sul pool di Mani Pulite e le sue contestazioni alle mancate indagini della procura di Palermo sulla mafia, che avevano scatenato polemiche e critiche da parte della maggioranza. Mancuso si era rifiutato di dimettersi sostenendo di essere nel giusto e di aver svolto indagini che gli erano concesse secondo il suo ruolo dalla Costituzione. Il suo è il primo e unico caso di membro del governo costretto a farsi da parte a seguito dell’approvazione di una mozione di sfiducia da parte dal Parlamento. Nessun’altra mozione di sfiducia ha infatti mai ottenuto i voti necessari per essere approvata.

Santanché, la mozione di sfiducia in Aula da lunedì

La mozione di sfiducia delle opposizioni a Daniela Santanché approderà in Aula alla Camera lunedì 30 marzo 2026 per la discussione generale. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Intanto da Fratelli d’Italia sono molte le voci che si uniscono a quella della premier Meloni, che ha chiesto le dimissioni della ministra del Turismo.

Donzelli: «Un ministro segue le indicazioni del premier»

«Un ministro segue le indicazioni del presidente del Consiglio», ha detto il responsabile organizzativo di Fdi Giovanni Donzelli, convinto che Santanché farà un passo indietro. «Meloni è concentrata a governare e dare le risposte agli italiani, senza alcun tipo di rallentamenti», ha aggiunto.

Procaccini: «Richiesta di Meloni legittima»

«C’è la necessità, da parte del presidente del Consiglio, all’indomani dell’esito referendario, di fare un’operazione di trasparenza nei confronti del popolo italiano», ha dichiarato l’europarlamentare di Fdi Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei conservatori al Parlamento europeo. «Credo che sia legittimo da parte del presidente del Consiglio, che è persona sempre attenta ad avere un rapporto con gli italiani il più trasparente possibile, chiedere alle persone che lei ha nominato di poter garantire questa trasparenza nella maniera maggiore possibile», ha concluso.

Sisto: «Mi auguro che il caso si risolva prima della mozione»

«Questa è la stagione delle dimissioni, il tempo in politica ha la sua rilevanza», ha detto il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto (Forza Italia). «La presunzione di non colpevolezza per noi è regina. Resta il fatto che, per motivi di opportunità, la presidente del Consiglio ha tutte le facoltà per chiedere ai suoi ministri di dimettersi. Io mi auguro che il problema possa essere risolto prima della mozione di sfiducia».

Santanchè, da Visibilia alla presunta truffa Inps: tutti i casi giudiziari della ministra

Un processo per falso in bilancio, un’udienza preliminare per una presunta truffa all’Inps e tre indagini per bancarotta. Sono i casi giudiziari che coinvolgono la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, di cui la premier Giorgia Meloni ha chiesto pubblicamente le dimissioni dopo quelle di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, rispettivamente sottosegretario e capo di gabinetto del ministero della Giustizia.

Il caso Visibilia e la presunta truffa all’Inps

In dettaglio, la senatrice di Fratelli d’Italia è imputata davanti al Tribunale di Milano per i presunti conti truccati delle società della galassia Visibilia fra il 2016 e il 2022. In particolare, Santanché ne era amministratrice ed è accusata di aver truccato i numeri per mascherare le perdite. La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine della legislatura. A livello mediatico il procedimento che più ha intaccato l’esponente di Fratelli d’Italia è però quello per truffa aggravata ai danni dello Stato, in cui Santanchè è indagata insieme al compagno Dimitri Kunz. Al centro del procedimento ci sono 126.468,60 euro versati dall’Inps a 13 lavoratori di Visibilia Editore e Visibilia Concessionaria per 20.117 ore di cassa integrazione Covid, in piena pandemia, mentre in realtà i lavoratori avrebbero «continuato a svolgere le proprie mansioni secondo i contratti in corso e in smart working». L’udienza preliminare è in corso da oltre un anno ed è congelata da settembre 2025 in attesa che la Corte Costituzionale decida se la procura di Milano ha o meno ecceduto dai suoi poteri nel farsi consegnare audio, chat e mail, non intercettate ma registrate da ex dipendenti delle società Visibilia, in cui Santanchè compare direttamente o come mittente/destinatario (anche in copia) delle comunicazioni.

Le tre indagini per bancarotta

Il terzo e ultimo filone riguarda i fallimenti delle società di Bioera-Ki Group. La ministra del Turismo è indagata con l’ipotesi di bancarotta per il crac di Bioera e per quello della Ki Group srl, per la quale è stato accertato un «passivo esposto in ambito concordatario» da 8.625.912,96 euro. I magistrati sono poi ancora in attesa delle carte del liquidatore relative al Ki Group Holding, l’ultima azienda del Gruppo dichiarata fallita per lo stato di insolvenza e gravata da oltre 1,4 milioni di debiti. La relazione dovrebbe essere depositata dal curatore fallimentare entro uno o due mesi, al termine dei quali la procura dovrebbe riunire i fallimenti in un unico maxi fascicolo per chiudere le indagini prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Salvini e il primo soccorso. Il vicepremier ‘impara’ a salvare vite

AGI - "Per il primo soccorso è fondamentale la tempistica". Così il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini intervenendo in Campidoglio all'evento "Proteggere chi viaggia", sottolineando l'importanza dei primi minuti nei soccorsi e richiamando la necessità di una maggiore consapevolezza soprattutto tra i più giovani.

Il ministro ha ricordato gli interventi sul Codice della strada, evidenziando che "le strade di Roma e di Milano di oggi non sono quelle degli anni '90" e che le nuove norme hanno già prodotto risultati concreti in termini di riduzione di morti e feriti.

Responsabilità e prevenzione alla guida

"Non basta dare regole, serve responsabilità - ha aggiunto Salvini - L'uso del telefonino alla guida è la prima causa di incidente, la prevenzione è decisiva per ridurre la necessità di interventi di emergenza".

Inoltre "Avere personale formato è assolutamente fondamentale, ogni giorno si spostano circa 35 milioni di italiani".

Droni per i primi soccorsi

Il ministro ha poi annunciato sperimentazioni innovative, come l'utilizzo di droni per guidare i primi soccorsi nelle fasi immediatamente successive agli incidenti.

L’Iran riapre lo Stretto di Hormuz, ma non per tutte le navi: quali possono passare

Teheran ha comunicato di aver stabilito un «piano amministrativo» in base al quale le «navi non ostili» ora possono attraversare lo Stretto di Hormuz: occorre però coordinare il passaggio in anticipo con le autorità iraniane e in alcuni casi il via libera prevederà un pagamento. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, tramite il comandante della Marina dei pasdaran Alireza Tangsiri, ha precisato che resta proibito il passaggio a imbarcazioni associate a Israele, agli Stati Uniti e ad altre parti legate al conflitto.

Una petroliera thailandese è passata, semaforo rosso per una portacontainer di Saint Kitts and Nevis

Una petroliera thailandese ha già attraversato senza incidenti lo Stretto di Hormuz dopo un coordinamento diplomatico tra Bangkok e Teheran. I Guardiani della rivoluzione, nella serata del 24 marzo, avevano esercitato in senso contrario l’atto amministrativo, rifiutando il passaggio alla portacontainer Selen, battente bandiera di Saint Kitts and Nevis e di proprietà dell’armatore emiratino Exceed 2 Oceanic Co, a causa del mancato rispetto dei protocolli legali e della mancanza di autorizzazione al transito. L’imbarcazione, che trasporta derrate alimentari, intendeva transitare dal Golfo Arabico al Golfo di Oman, per raggiungere Karachi, in Pakistan. Dopo essersi avvicinata alla corsia di separazione del traffico controllata dall’Iran vicino a Qeshm ha però invertito la rotta, ancorandosi al largo della costa sud-occidentale dell’isola.

Bufera in Aula su Bignami: «No a lezioni da chi si inchina alle mafie»

Polemiche alla Camera per le parole del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami. «Non accettiamo lezioni da chi fiancheggia chi prende a martellate i poliziotti o da chi è andato a inchinarsi ai mafiosi passando davanti alle loro celle mentre andava da Cospito», ha detto rivolto ai banchi delle opposizioni che hanno chiesto un’informativa della premier Giorgia Meloni sulla «crisi politica evidente» dopo l’esito del referendum sulla giustizia, le conseguenti dimissioni di Delmastro e Bartolozzi e la richiesta del passo indietro a Santanché.

Fornaro (Pd): «Parole da fermare e stigmarizzare»

Durante il suo intervento si sono levate urla di protesta da alcuni deputati delle opposizioni, ripresi dal presidente di turno.
Tra questi il deputato del Partito democratico Federico Fornaro. «Un conto è una dialettica dura, un conto è accusare dei colleghi di essersi inchinati a mafiosi, con riferimento ad una visita dei colleghi del Pd fatta nel diritto delle prerogative parlamentari. Deve fermare queste parole e stigmatizzarle», ha affermato rivolto al presidente di turno.

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno

Daniela Santanchè, dopo l’avviso di sfratto di Giorgia Meloni, ha puntato i tacchi 12. La ministra ha ingaggiato con la premier un inedito braccio di ferro per non mollare il Turismo nonostante, ormai, abbia tutti contro. Ma il diktat meloniano è implacabile, tanto che nei Palazzi ha ripreso vita il totoministro. E il nome sulla bocca di tutti è quello di Giovanni Malagò. Già presidente del Coni e patron delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, Malagò ha lavorato a stretto contatto con Luca Zaia (di cui è amico) e Attilio Fontana.

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
Maurizio Fugatti, Luca Zaia, Attilio Fontana e Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Certo, in caso di chiamata dovrebbe mettere definitivamente una pietra sopra ai trascorsi burrascosi con Giancarlo Giorgetti, autore dell'”odiata” riforma dello Sport. Ma sono altri tempi. E, si sussurra, a Giorgia Meloni «uno come Malagò serve come il pane, anche perché ha capito che è meglio avere buoni rapporti con i salotti romani se vuole continuare il suo percorso politico». E poi Giovanni «avrebbe anche la funzione di ‘diversivo’, è un piacione nonostante il passare degli anni, ha agganci importanti a livello internazionale e non solo nel mondo dello sport, sa gestire diplomaticamente situazioni difficili e quando sfodera il suo baciamano è imbattibile».

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
Giorgia Meloni e Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Per questo ii bookmaker capitolini indicano lui per il dopo Santanchè: già tutti immaginano che il ministero si trasferirà al Circolo Canottieri Aniene, tra partite di padel, cene estive all’aperto nel magnifico verde del club dove i soci «sono quelli che contano a Roma». Magari ai “duri e puri” della destra romana non piacerà, ma quella di Malagò è una scommessa che vale la pena giocare. E poi, diciamolo, l’ex numero uno del Coni è uno che ti risponde “al volo” su WhatsApp, e quando lo cerchi al cellulare e non risponde, dopo cinque minuti al massimo ti richiama scusandosi. Un dettaglio che conta molto.

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
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L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno

Il taglio Delmastro

«Dovevamo farlo fuori prima». «Ci abbiamo messo troppo tempo a mandarlo via». «Uno così non doveva nemmeno fare il sottosegretario». Su Andrea Delmastro, costretto a dimettersi per volere diretto di Giorgia Meloni, i commenti si sprecano: ed è tutto “fuoco amico”, ovvero proveniente da Fratelli d’Italia, per non parlare dei leghisti e dei forzisti. «Certo, se vincevamo il referendum magari restava lì a via Arenula», spiffera un altro. Alla fine è arrivato il taglio Delmastro.

LEGGI ANCHE: Delmastro, i guai con la carne e il manifesto gastro-patriottico dei serial griller di Meloni

Comunque, di primissima mattina, mercoledì il viceministro Francesco Paolo Sisto già diceva la sua in diretta su RaiNews24. È lui il vero vincitore della partita ministeriale, con Carlo Nordio autoazzoppato dal referendum e dall’uscita del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, è lui, il pugliese principe del foro di Bari, l’insigne penalista che attende ormai da 10 anni di diventare giudice della Corte Costituzionale.

L’ipotesi Malagò per il dopo Santanchè e le altre pillole del giorno
Giusi Bartolozzi con Andrea Delmastro Delle Vedove (foto Imagoeconomica).

Elezioni, dite a Conte che Ruffini è già pronto

Ernesto Maria Ruffini si è detto pronto a partecipare alle primarie per guidare la coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni politiche: qualcuno dovrà dirlo, e soprattutto farlo capire, a Giuseppe Conte, «uno che ogni volta che parla si autoproclama prossimo presidente del Consiglio facendo incazzare tutto il Pd», borbottano al Nazareno. Potrebbe essere Ruffini il Papa straniero che molti al centro evocano per battere Meloni? Tutto può essere. Colpisce invece che il suo nome non compaia nel programma della giornata dedicata alle celebrazioni per i 25 anni dell’Agenzia delle Entrate. E dire che Ruffini ne è stato direttore per anni, fino alla nomina di Vincenzo Carbone. A parte i saluti istituzionali di Giancarlo Giorgetti e del suo viceministro Maurizio Leo, alla giornata interverranno Luca Antonini, vicepresidente della Corte Costituzionale, Paola Severino, presidente della Scuola nazionale dell’Amministrazione, Giuseppe Arbore, Capo di Stato Maggiore del Comando generale della Guardia di finanza, Nicola Rossi, professore di Economia politica e persino il direttore del Museo egizio di Torino, Christian Greco. Ruffini invece niente, non pervenuto.

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Ernesto Maria Ruffini (Imagoeconomomica).

Per Pomicino le omelie di Zuppi e Damilano

Paolo Cirino Pomicino lo aveva detto: al referendum della giustizia avrebbe votato No. All’appuntamento elettorale però non ci è arrivato, come è stato ricordato al suo funerale nella basilica del Sacro Cuore Immacolato di Maria. C’era la famiglia, la sua Lucia, le figlie Claudia e Ilaria. Presenti il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il capogruppo al Senato di Forza Italia Maurizio Gasparri, l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, Pier Ferdinando Casini e molti altri. Ma l’attenzione era tutta per il cardinale Matteo Maria Zuppi che nell’omelia ha ricordato la passione per la politica e le doti di grande mediatore di Pomicino: «Aveva una passione totale per la politica, nel senso del bene della comunità, sempre pronto a mettersi in gioco, a contatto con la gente, facendosi voler bene», un uomo che «ha vissuto il suo impegno con una particolare passione che condivideva con tante personalità diverse, ma con un’appartenenza che le teneva unite, un’appartenenza a qualcosa di superiore». E ha parlato anche Marco Damilano: pure nella chiesa ha risuonato il suo classico “spiegone”.

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Il cardinale Matteo Maria Zuppi durante i funerali di Paolo Cirino Pomicino (Ansa).

Perché OpenAI ha deciso di chiudere improvvisamente l’app Sora

OpenAI ha comunicato la chiusura della sua app di generazione di video per i social media Sora, che era diventata virale nel corso dell’autunno. Alla base della decisione la proliferazione di immagini non consensuali e deepfake realistici realizzati con l’intelligenza artificiale, che ha destato forte preoccupazione a Hollywood e non solo. «Stiamo dicendo addio a Sora. A tutti coloro che hanno creato con Sora, l’hanno condivisa e hanno costruito una community attorno ad essa: grazie. Ciò che avete realizzato con Sora è stato importante e sappiamo che questa notizia è deludente», si legge in un post pubblicato sul profilo X di Sora. Parlando con la BBC, la società guidata da Sam Altman ha spiegato di voler concentrare le proprie attività su altri settori, tra cui la robotica, in vista della quotazione in Borsa prevista per la fine del 2026.

Salta l’accordo miliardario con Disney

L’azienda a cui fa capo ChatGPT aveva lanciato Sora a settembre, nel tentativo di attirare gli introiti pubblicitari generati dalle piattaforme di video brevi su TikTok, YouTube o Instagram e Facebook. Pochi mesi fa era stato annunciato un accordo triennale da un miliardo di dollari – che avrebbe consentito a Sora di generare video a partire da oltre 200 personaggi del catalogo Disney, Marvel, Pixar e Star Wars. Dopo la decisione di OpenAI di chiudere Sora, l’intesa con The Walt Disney Company è di conseguenza saltata. Il colosso dell’animazione, in un comunicato, ha dichiarato di rispettare «la decisione di OpenAI di uscire dal business della generazione di video e di spostare le proprie priorità altrove». OpenAI ha precisato che le funzionalità di ChatGPT per la generazione di immagini non saranno interessate dalla chiusura di Sora.

Aviaria: cos’è, come ci si contagia, quanto è pericolosa. Cosa c’è da sapere

AGI - Con il paziente della regione Lombardia, primo caso umano di influenza H9N2 rilevato in Europa, si torna a parlare dell'aviaria. Ma cos'è e quanto è pericolosa? Ecco le Faq aggiornate dell'Istituto Superiore di Sanità. 

Con il termine influenza aviaria si definisce una infezione virale che si verifica principalmente negli uccelli. In particolare, gli uccelli selvatici, soprattutto acquatici, sono il veicolo principale di diffusione di questi virus, che poi possono essere trasmessi, ad esempio, agli animali da allevamento, provocando danni economici ingenti, e, sporadicamente, all’uomo. I virus aviari hanno una grande capacità di mutare e, recentemente, alcuni di questi ceppi virali sono stati trasmessi anche ai mammiferi, tra cui bovini, e animali da compagnia, in particolare gatti.

L'aviaria è un rischio anche per l'uomo?

La maggior parte dei virus aviari è relativamente innocua per l’uomo, tuttavia qualche ceppo virale può presentare mutazioni che aumentano il potenziale di infettare altre specie, compreso l’uomo. I casi umani possono essere asintomatici o con sintomi lievi. Al momento non c’è nessuna conferma della possibilità di una trasmissione da uomo a uomo dei virus aviari. Secondo l’ECDC, ad oggi il rischio infezione per la popolazione generale è basso e può diventare moderato solo per i lavoratori o altro personale esposto in un allevamento in cui siano presenti casi confermati.

Sorveglianza dell'influenza aviaria in Italia

In Italia la sorveglianza dei virus dell’influenza aviaria negli animali è affidata ai servizi veterinari. Il Ministero della Salute progetta, coordina e monitora le attività previste dal Piano Nazionale di Sorveglianza per l'Influenza Aviaria, con il supporto scientifico e tecnico del Centro di Referenza Nazionale per l'Influenza Aviaria ospitato presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe). I Servizi Veterinari delle Regioni/PPAA svolgono le attività del Piano attraverso le ASL/ULSS, responsabili dell'attuazione dei protocolli di campionamento nei volatili domestici e selvatici, e gli Istituti Zooprofilattici responsabili dell’esecuzione dei test diagnostici.

La sorveglianza nel pollame e nell’avifauna si basa su un sistema di sorveglianza attivo, con controlli sugli animali in vita, abbinato ad un sistema di individuazione precoce della malattia tramite una sorveglianza passiva su animali con sintomi sospetti o deceduti secondo le disposizioni, criteri e linee guida di Regolamenti della Commissione UE. La sorveglianza della circolazione dei virus dell’influenza nell’uomo è coordinata dall’ISS e viene effettuata attraverso la rete RespiVirNet che si basa su medici e pediatri sentinella e che monitora l’andamento delle sindromi simil influenzali (ILI) causate da influenza e da altri virus respiratori sul territorio italiano. Questa rete, prima dedicata esclusivamente all’influenza, è in grado ora di monitorare gran parte dei virus respiratori e fornisce settimanalmente i dati epidemiologici e virologici. La rete attualmente è costituita da 28 laboratori nelle diverse Regioni/PPAA e dall’Istituto di Scienze Biomediche della Difesa (ISBD)-Ministero della Difesa. Oggi, questa rete è in grado di rilevare anche eventuali possibili casi di infezione da virus aviari nella comunità.

Nell’ultimo anno, nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero della Salute (CCM), esperti dei due sistemi di sorveglianza collaborano per assicurare il rapido scambio di informazioni, per rafforzare il monitoraggio della circolazione dei virus dell’influenza aviaria e della sua possibile trasmissione all’uomo, in un’ottica One Health. La rete coinvolge diverse istituzioni tra cui ISS, IZSVe, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Parma, Università di Bari, Università delle Marche, Istituto di Scienze Biomediche della Difesa-Sezione di Patogeni Inusuali.

L'influenza aviaria in Europa

La Commissione UE monitora la situazione dell’influenza aviaria insieme all’ European Centre of Disease Prevention and Control (ECDC), alla European Food Safety Authority (EFSA) e all’European Reference Laboratory (EURL) for Avian Influenza. Ci sono regole europee sulle misure da attuare in caso di focolai in animali da allevamento, così come misure di prevenzione e preparedness contro il rischio di casi umani. La legislazione UE garantisce anche la sorveglianza, la risposta tempestiva e il coordinamento UE in caso di riscontro di casi umani (qui un approfondimento sulle misure).

È sicuro mangiare carne o prodotti infetti?

La principale via attraverso cui è possibile contrarre l’infezione da virus aviari dagli animali è l’inalazione di particelle solide o liquide contaminate dal virus dovuta, ad esempio, all’esposizione ad animali o a prodotti infetti. Secondo l’EFSA non c’è nessuna evidenza che l’influenza aviaria possa essere trasmessa all’uomo mediante consumo di carne contaminata. Inoltre, il rischio di entrare in contatto con prodotti contenenti il virus è minimizzato dalle misure di sicurezza previste dalle normative che, ad esempio, impongono l’abbattimento e lo smaltimento sicuro dei capi degli allevamenti in cui vengono trovati animali positivi. Maneggiando in maniera sicura il cibo, cucinandolo e mantenendo una buona igiene durante la preparazione si possono prevenire eventuali rischi di infezione dovuti alla manipolazione di cibo eventualmente contaminato.

Negli USA, recentemente, sono stati ritirati dei lotti di latte crudo risultato contaminato da virus aviario H5N1. In Italia, al momento, non sono stati trovati bovini infetti da virus aviari. In ogni caso, sono stati già effettuati dei test da parte del Centro di Referenza Nazionale su oltre 3000 capi bovini in aree in cui erano stati identificati casi nel pollame e negli uccelli selvatici che hanno dato esito negativo.

Pericoli per gatti e cani

Non si può escludere un rischio di possibile infezione, se pur considerato basso, per gatti o cani, se, per esempio, vivono a contatto con uccelli infetti. È importante evitare, per quanto possibile, il contatto con uccelli selvatici, in vita o deceduti, soprattutto in aree in cui è stata riscontrata la presenza di virus aviari ed evitare di alimentarli con carne cruda o altri prodotti (es. visceri) provenienti da allevamenti non controllati durante i periodi di circolazione virale

Influenza aviaria, contagiato un uomo in Lombardia. E’ il primo in Europa

AGI - La Regione Lombardia ha identificato un caso di infezione da virus influenzale A (H9N2) di origine animale (aviaria) a bassa patogenicità, in una persona fragile con malattie concomitanti proveniente da un paese extraeuropeo dove ha contratto l'infezione, e attualmente ricoverato. Lo comunica il ministero della Salute, spiegando che si tratta del primo caso umano di influenza aviaria H9N2 rilevato in Europa.

 

 

 

Interventi di prevenzione e sorveglianza del Ministero

Tutte le verifiche previste, spiega ancora il ministero in una nota, sono state "tempestivamente effettuate" e "i contatti del caso sono stati individuati", nell'ambito delle ordinarie attività di prevenzione e sorveglianza. Il ministero della Salute, prosegue la nota, ha "immediatamente attivato il coordinamento" con la Regione Lombardia, l'Istituto Superiore di Sanità e il gruppo degli esperti di laboratorio di riferimento nazionale e ha "garantito il raccordo e l'aggiornamento degli organismi internazionali competenti": attualmente "non si rilevano criticità e la situazione è costantemente monitorata".

Modalità di contagio e rischi per la popolazione

Sulla base delle informazioni scientifiche ad oggi disponibili, ricorda il ministero, "il contagio avviene tramite esposizione diretta al pollame infetto o ad ambienti o materiali contaminati. I casi umani sono caratterizzati da malattia lieve e non è stata mai riportata trasmissione da persona a persona".