Rai, perché l’ufficio stampa è in rivolta per il trasferimento all’Eur

«Andare all’Eur? Giammai! Piuttosto mi licenzio…!». «Per carità! No, no e no…!». «Oddio, veramente, quanto mi costerà in più di benzina…? Mannaggia…!». Non si licenzierà nessuno, figuriamoci. Ma queste sono ore drammatiche per l’ufficio stampa Rai, 25 persone tra giornalisti e amministrativi, che entro fine novembre dovranno trasferirsi nello stabile di via Alessandro Severo, il palazzone nei pressi della zona Eur, dall’altra parte della città, affittato dalla Rai per trasferire le 1200 persone che prima lavoravano in Viale Mazzini (ma la nuova location ne contiene a malapena 700), la storica sede che per almeno cinque anni resterà vuota per i lavori di smaltimento dell’amianto.

Rai, perché l’ufficio stampa è in rivolta per il trasferimento all’Eur
La storica sede Rai di Viale Mazzini.

L’ad Rossi non vuole sentire ragioni: «Tutti all’Eur»

Avevano chiesto un incontro a Giampaolo Rossi, i giornalisti dell’ufficio stampa, ma l’amministratore delegato si è negato, salvo far sapere tramite il capo del personale che la decisione ormai è presa. «Tutti a Severo e basta. Non si discute!». E invece ci avevano sperato visto che in via Severo finora si è trasferita tutta la parte “corporate” (amministrativi, ufficio legale, commerciale, marketing, eccetera). Ma la parte editoriale (ovvero direzioni di genere, distribuzione, palinsesti, programmi, fiction, cinema, day time e prime time) è rimasta in zona Prati, dislocata tra via Asiago, via Teulada, via Goiran e altre sedi più piccole della tv pubblica.

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L’ad della Rai Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

L’ufficio stampa non sarebbe più «vicino al prodotto»

Il principale motivo di obiezione al trasferimento all’Eur è che da laggiù l’ufficio stampa «non è più vicino al prodotto» e «non si potrà più assicurare un livello di lavoro come prima». Per essere efficiente la comunicazione «deve stare vicino a dove si decidono e si fanno i programmi». Del resto «noi facciamo una quarantina di lanci al giorno inviati via mail ai giornalisti di settore, di cui 35 riguardano proprio il prodotto, i programmi Rai sulle varie reti, compresi quelli su RaiPlay», ripetono i colleghi. La distanza, dunque, renderebbe tutto più complicato. Se c’è un’emergenza, come si fa ad arrivare a tamponarla in tempo?

Manca una sala per le conferenze stampa e gli open space non garantiscono riservatezza

Poi, stando al comunicato dell’assemblea dell’ufficio stampa, ci sono anche motivazioni più tecniche. In via Severo «non c’è una sala adeguata per le conferenze stampa». Non che a Prati ci sia però: dopo la chiusura di Mazzini, e della mitologica “sala degli arazzi”, i programmi vengono presentati un po’ ovunque, dalla sala A di Asiago alla sala Blu di Teulada, dal circolo sportivo Rai fino ai locali affittati al Maxxi. Si è sempre comunque “ospiti”. Altra criticità sono gli spazi del palazzo di via Severo, stanzoni open space, mentre «il nostro lavoro ha bisogno anche di una certa riservatezza». Inoltre, le scrivanie non saranno fisse, ma andranno prenotate, come avviene ormai in moltissime aziende, e vuoi mettere la scocciatura?

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La sede Rai di Via Asiago.

Il problema degli orari e della security

Ultimo punto è che via Severo non è organizzata «per svolgere lavoro giornalistico», semmai «lavoro impiegatizio», con orari e chiusure d’ufficio, mentre – ripetono in coro i giornalisti, «noi iniziamo il primo turno alle 5.30 del mattino per confezionare la rassegna stampa e si può andare avanti fino alle 23», sette giorni su sette per 365 giorni l’anno. Il palazzo, dunque, va aperto con orario molto più lungo, con tutti i servizi, dalla security al presidio sanitario. E poi, c’è la mensa interna? Non si capisce. «Potrebbe capitare che una collega resti a lavorare per ultima e si ritrovi da sola a tarda sera, non sarebbe il massimo della sicurezza, c’è quasi da aver paura…». Non messo per iscritto – perché le criticità indicate devono riguardare solo l’aspetto professionale – c’è però il sottinteso della problematica personale di professionisti che abitano quasi tutti a Roma Nord e, per raggiungere la nuova sede, dovranno mettersi in movimento almeno un’ora prima. «Col traffico di Roma pure di più!». Insomma, sono problemi.

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Incoronata Boccia (foto Imagoeconomica).

Casinelli e Boccia tenteranno un’ultima mediazione

In via Severo arriveranno a breve l’ad Rossi, il presidente facente funzione Antonio Marano e il dg Roberto Sergio, ma tutti manterranno un ufficio di rappresentanza in Prati. Mentre tutto il Cda resterà in via Asiago. Forse una mediazione tra giornalisti e azienda sarà tentata da Fabrizio Casinelli, capo della comunicazione, e da Incoronata Boccia, direttrice dell’ufficio stampa. Ma per ora il vertice non vuole sentire ragioni: «Tutti all’Eur! Che vi piaccia o no…».